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	<title>Fazi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“LibriLiberi”. La prigione più grande del mondo. Storia dei territori occupati</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2022 07:28:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-1024x577.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/ilan-pappe-la-prigione-piu-grande-del-mondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Ilan Pappè: un nome a molti noto per i suoi studi e scritti sul conflitto israelo-palestinese. Professore di Storia presso l&#8217;Istituto di studi arabi e islamici del College of Social Sciences and International Studies e direttore del Centro europeo per gli studi sulla Palestina presso l&#8217;università di Exeter, ha riscosso molto successo con il saggio intitolato “La pulizia etnica della Palestina” e ora torna in libreria, edito da Fazi, con “La prigione più grande del mondo. Storia dei territori occupati”.</p>



<p>La scrittura è, come sempre, divulgativa, ma ricca di informazioni dettagliate e puntuali che permettono al lettore di discricarsi nello svolgimento della Storia passata, recente e attuale di un conflitto che non trova soluzione, soprattutto per gli interessi geopolitici e per l&#8217;inerzia della comunità internazionale.</p>



<p>L&#8217;autore non si nasconde dietro alle parole, ma espone i fatti e li commenta in prima persona, partendo da quell&#8217;anno cruciale, in particolare per i palestinesi: il 1948.</p>



<p>Snocciola le strategie dei politici israeliani per porre le basi all&#8217;occupazione, via via sempre più estesa, dei territori con l&#8217;arricchimento di interviste e testimonianze agli operatori di ONG che operano sul campo i quali denunciano l&#8217;abuso di potere, la violenza, gli ostacoli burocratici, i checkpoint e tutto ciò che impedisce ai civili palestinesi di lavorare, studiare e di permettersi una qualità di vita degna di qualsiasi persona.</p>



<p>Molti i nomi che, nel tempo, si sono susseguiti in politica e sugli organi di stampa (quando ancora il conflitto era tra le priorità del giornalismo mondiale), in particolare dei politici israeliani da sempre sostenuti dagli USA e dall&#8217;Occidente tutto: ad esempio Moshe Dayan che, nel &#8217;69, in una dichiarazione pubblica afferma: “Adesso la generazione dei Sei giorni – del 1967 – è riuscita a raggiungere Suez, la Giordania e le alture del Golan. E non è finita qui”, ricordando che in 130 ore di guerra, Israele cambiò il volto del Medio Oriente e passò da 21000 a 102000 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chilometro_quadrato?utm_source=rss&utm_medium=rss">km²</a> di occupazione: la Siria perse le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alture_del_Golan?utm_source=rss&utm_medium=rss">alture del Golan</a>, l&#8217;Egitto la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Striscia_di_Gaza?utm_source=rss&utm_medium=rss">striscia di Gaza</a> che occupava dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1948?utm_source=rss&utm_medium=rss">1948</a> e la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Penisola_del_Sinai?utm_source=rss&utm_medium=rss">penisola del Sinai</a> fino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canale_di_Suez?utm_source=rss&utm_medium=rss">canale di Suez</a>, mentre la Giordania dovette cedere l&#8217;insieme delle sue conquiste del territorio palestinese ottenute nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1948?utm_source=rss&utm_medium=rss">1948</a>. L&#8217;annessione di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gerusalemme?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gerusalemme</a> venne ratificata all&#8217;indomani del conflitto, indicando la volontà d&#8217;Israele di conservare in tutto o in parte le sue conquiste.</p>



<p>Ma, come detto, si tratta di una situazione in stallo che giunge fino ai giorni nostri. Il piano regolatore municipale della città di Gerusalemme – il completamento era stato programmato per il 2020 – prevedeva l&#8217;acquisizione del villaggio di al-Wallaja, pari a 2000 dunam (come si legge nel testo) nonché la costruzione di una nuova, ennesima, colonia, denominata Gilo. E&#8217; importante sottolineare che: “la costruzione di quartieri come Gilo è ritenuta un crimine di guerra dal Diritto internazionale. Lo statuto di Roma della Corte penale internazionale del 1998 definisce un crimine di guerra perseguibile &#8216;il trasferimento, diretto o indiretto, ad opera della potenza occupante, di parte della propria popolazione civile nei Territori Occupati&#8217;”.</p>



<p>E poi ancora Ariel Sharon (1977-1987), le rivolte, il dominio reiterato mutano lo stesso paesaggio fisico della Cisgiordania, della striscia di Gaza e dello spazio vitale dei loro abitanti: anche la demografia viene stata trasformata: le deportazioni per attività politica, nell&#8217;87, erano circa 1500 così come numerosissime erano – e sono – lo spostamento dei cittadini da un luogo a un altro, a seguito di uno sradicamento forzato dalle proprie abitazioni.</p>



<p>La prima intifada, 1987-1993 e la seconda iniziata nel 2000, gli accordi di Oslo e il loro fallimento, avvicinano le vicende ad un altro anno tragico: il 2006, anno in cui Israele fu sconfitto sul fronte del Libano del sud e, per reazione, intensifica la sua politica a danno di un milione e mezzo di persone “che vivono nei 40 chilometri quadrati più densamente popolati del pianeta”. L&#8217;articolo 2 delle Nazioni Unite parla espressamente di “genocidio” e ancora oggi l&#8217;ONU possiede un organismo chiamato <em>Comitato per l&#8217;esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese (CEIRPP)</em> che però ha prodotto scarsi effetti sul processo di pace.</p>



<p>Cinquant&#8217;anni della prigione a cielo aperto di cui Pappè ha voluto tornare a parlarci per non relegare questo, come altri conflitti, a fondo pagina al posto di guerre “più vicine”, che colpiscono oligarchi e militari: ma è necessario, invece, pensare che prima di tutto a fare le spese di qualsiasi situazione di belligeranza sono le persone comuni, siamo noi: con corpi, cuore, anima e pensieri ancora assetati di speranza.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. La libertà possibile</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Feb 2020 11:16:23 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile-673x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13659" width="387" height="589" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile-673x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 673w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 197w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile-768x1168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1654w" sizes="(max-width: 387px) 100vw, 387px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>New Orleans è la vera protagonista del lavoro di esordio di Margaret Wilkerson Sexton, nonché la sua città natale,  romanzo dal titolo italiano <em>La libertà possibile</em> (Fazi editore). Due donne, Evelyn e sua figlia Jackie e un ragazzo, T.C. </p>



<p>E tre epoche: il 1944, gli anni&#8217;80 e il 2010.  </p>



<p>Generi e
generazioni a confronto, il mondo che cambia, la città che si
plasma, come i sentimenti dei protagonisti, che subiscono guerre,
uragani e tempeste interiori. 
</p>



<p>La seconda guerra mondiale porta via giovani neri in piena salute; il cataclisma Katrina sparge sale su esistenze già fiaccate; la globalizzazione e il capitalismo gettano asfalto su anime fragili. Chi è capace di resilienza sono le donne: mogli, genitrici, sorelle in grado di saggezza, pazienza e cura, ma non tanto da soccombere. E la città &#8211; la Grande Madre &#8211; che suona ormai una musica malinconica, ma che imperterrita, non smette di seminare note come germogli di nuove possibilità.</p>



<p>La libertà non è facile da conquistare per chi è povero, per chi è in galera, per chi è costretto in legami professionali o sentimentali insoddisfacenti: il rischio &#8211; o forse l&#8217;unica opportunità &#8211; è quello di accontentarsi di una libertà solo “possibile”. Ma non è questo il destino di tutti noi?  </p>



<p>L&#8217;autrice, con una scrittura lineare che si muove su segmenti temporali diversi, riflette su questo e sulla questione razziale ancora molto attuale, ma non ne fa una questione centrale e politica, allarga lo sguardo sulle emozioni, scandagliando le anime e i contesti con la lucidità e la poesia di chi ha imparato a gestire le disillusioni.  </p>
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