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	<title>femminicidio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Quanti sono gli orfani di femminicidio e chi si prende cura di loro?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 09:13:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da La 27ma ora, www.corriere.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Una legge di non facile applicazione e un grande progetto ma tutto privato: così in Italia proteggiamo i sopravvissuti alla violenza</p>



<p>«Orfani speciali» li chiamava Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa che, per prima (prima anche dello Stato) si dedicò a una ricerca sugli&nbsp;orfani dei femminicidi: «Quei tanti orfani di mamme uccise dai padri. Tanti, tantissimi ma ignorati e segregati &#8211; Scriveva Baldry nel 2017 nel presentare un enorme dossier a cui lavorava da tre anni &#8211; Come stanno oggi, dopo 5, 10, 15 anni da quel tragico e assurdo giorno? Chi sono? dove sono adesso? E cosa è accaduto loro, dove stanno, con chi? A questi figli cosa è stato detto? La legge cosa ha fatto di loro? E quegli adulti che si sono ritrovati ad aprire le loro case che sostegno psicologico ancora prima che economico è stato dato, se è stato dato, dovendo loro stessi, i familiari delle vittime, elaborare il loro di lutto e trauma, nonché gestire tuti i problemi sociali e giuridiche derivanti dall’omicidio?».</p>



<p>Quando Baldry si poneva queste domande gli orfani di femminicidio erano, agli occhi della legge, equiparati a tutti gli altri orfani. Il legislatore non si era posto il problema di pensare al loro diritto di futuro oltre il lutto tremendo che li aveva colpiti. Oggi, a quasi dieci anni dalla partenza del primo progetto di mappatura dedicato a loro e alle persone che se ne prendono cura, possiamo dire che qualcosa si è mosso, una legge ad hoc esiste. Ma c’è ancora molta strada da fare. In varie direzioni.</p>



<p>Innanzitutto, quanti sono e chi li aiuta? «Non ci sono stime ufficiali su quanti siano gli orfani delle vittime di femminicidio&nbsp;in Italia, come non esiste una mappatura dei femminicidi anche se il Ministero dell’Interno ci sta lavorando» spiega Mariangela Zanni, consigliere nazionale di D.i.Re, Donne in rete contro la violenza. Oggi un primo progetto, privato ma dalle dimensioni importanti, dedicato agli orfani e alle loro famiglie esiste ed è stato&nbsp;<a href="https://www.conibambini.org/2023/11/20/orfani-di-femminicidio-presentati-i-dati-inediti-di-con-i-bambini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">varato dall’impresa sociale «Con i bambini»</a>&nbsp;nell’ambito del&nbsp;Fondo per il contrasto della povertà educativa&nbsp;minorile. Si chiama «A braccia aperte», prevede&nbsp;un investimento di 10 milioni&nbsp;che arrivano dalle fondazioni bancarie (Acri) e si snoda capillarmente su tutto il territorio nazionale in quattro progetti (Nord Est, Nord Ovest, Centro Italia e Sud) coinvolgendo operatori pubblici e realtà del terzo settore: cooperative, associazioni, centri antiviolenza.</p>



<h3>I numeri</h3>



<p>Sono&nbsp;157 gli orfani presi in carico dai progetti su scala nazionale attivati da «Con i Bambini» nell’iniziativa «A braccia aperte». Ma è un dato variabile perché altri 260 in tutta Italia sono stati già agganciati e a breve inizieranno anch’essi un percorso di sostegno e accompagnamento con le loro famiglie. I numeri maggiori sono al Sud. «Ma perché al Sud il lavoro di ricerca e sostegno è iniziato da molto tempo» rivela Fedele Salvatore, presidente dell’associazione Irene 95 che da anni a Napoli si occupa di minori vittime di violenza assistita e che partecipa al progetto per il sud «Respiro».</p>



<p>Il 74 per cento ha tra i 7-17 anni,&nbsp;il 17% tra i 18-21 e l’8% ha meno di 6 anni.</p>



<p>«Per rintracciarli abbiamo fatto un capillare lavoro di ricerca su siti di informazione, servizi sociali, tribunali, centri antiviolenza. Siamo risaliti fino a delitti commessi 9 o 10 anni fa» spiega Anna Agosta, consigliere D.i.Re e presidente dell’Associazione Thamaia Onlus che partecipa al progetto «Respiro». «Abbiamo incontrato orfani storici sui quali si era sedimentata un’assenza di attenzione &#8211; racconta Salvatore &#8211; Alcuni non hanno mai incontrato i servizi sociali, ad altri, a distanza di 5,6 anni dal delitto non era stata mai raccontata la verità sui fatti: “la mamma è morta in un incidente” è spesso la pietosa bugia ricevuta. Non è stato semplice, dopo tutto questo tempo, raccontare la verità, ma è solo comunicando la verità, in modo corretto che si possono aiutare questi ragazzi. Le bugie dette per “buon senso” non aiutano, anzi, finiscono per far danni».</p>



<h3>L’impatto</h3>



<p>Il 36% di loro era presente quando è stata uccisa la madre. Uno su quattro ha assistito. L’impatto psicologico che ne deriva è devastante e porta a una vera sindrome denominata «child traumatic grief»: la sofferenza è tale che il bambino diventa incapace di elaborare il lutto e si trova intrappolato in uno stato di dolore cronico. «Per questo, intorno all’orfano e all’enormità di quello che lo colpisce devono lavorare persone competenti con un approccio che si chiama “trauma informed”, focalizzata sulla comprensione del trauma e la sua elaborazione» racconta Salvatore.</p>



<p>Il 13% degli orfani presenta forme di disabilità.</p>



<h3>Dove vivono e con chi</h3>



<p>Il 42% vive in famiglie affidatarie, spesso gli zii o i nonni&nbsp;della mamma, il 10% vive in comunità (pensiamo ai minori stranieri che non hanno parenti qui), il 10% con una coppia convivente e solo il 6% è stato dato in adozione.</p>



<p>L’83% delle famiglie affidatarie arriva a fine mese con grande difficoltà, anche per la necessità di dover ricorrere a specialisti e professionisti che aiutino i bambini. Quindi il sostegno organizzato dal progetto “A braccia aperte” non può che essere articolato: è psicologico, economico ed educativo ed è rivolto ai minori e alle loro famiglie. Ma prevede anche interventi nelle scuole frequentate dai minori, progetti di avviamento al lavoro, pagamento di rette universitarie. Importante anche la parte dedicata alla formazione di tutti gli operatori coinvolti: quelli dei servizi socio-sanitari, dei Centri antiviolenza, le forze dell’ordine, il personale del tribunale per i minorenni, gli insegnanti. «Proprio per evitare tutti quelli errori commessi spesso in buona fede da familiari o da operatori pubblici. In alcuni casi, poi, la famiglia affidataria è quella del padre omicida con tutto quello che questo comporta, ovvero si tende a giustificare il crimine del familiare in carcere parlando di raptus. E si porta il minore dal padre in prigione senza prepararlo a un incontro come quello» racconta Salvatore.</p>



<h3>I soldi</h3>



<p>Le risorse in campo per il progetto nazionale sono importanti:&nbsp;10 milioni&nbsp;messi a disposizione dal Fondo per le povertà educative che dispone, in totale, di 760 milioni forniti dalle fondazioni bancarie (Acri) che ottengono in cambio dallo Stato un credito d’imposta. «Stiamo parlando del primo progetto nazionale, anzi, il primo in Europa pensato su misura per sostenere questi bambini&nbsp;e ragazzi raggiungendoli sul territorio» spiega Zanni, «coinvolge tante realtà del terzo settore e servirà per dare linee guida alle istituzioni in modo che colmino quel vuoto che c’è stato finora».</p>



<h3>La legge del 2018</h3>



<p>Che cosa ha fatto il legislatore per questi orfani e per le famiglie che li hanno accolti? si chiedeva Baldry. Una legge dedicata in effetti, c’è, la n°4 del 2018, che riconosce una serie di tutele processuali ed economiche. Per esempio si procede automaticamente al&nbsp;sequestro dei beni dell’indagato&nbsp;per risarcire i danni dei figli della mamma uccisa. Un analogo automatismo trasferisce l’eredità della madre ai figli. Già, prima accadeva che la pensione di reversibilità della donna uccisa finisse al partner in carcere. Inoltre si stabilisce&nbsp;un fondo economico dedicato&nbsp;e si dà la possibilità a questi orfani di cambiare cognome.</p>



<p>«La legge è la risposta a qualcosa che Baldry ha svelato, ovvero i bisogni degli orfani e come rendere più agevole per loro il “dopo”. Dalla partecipazione al processo all’eredità, al recupero di un risarcimento del danno, ai bisogni materiali» spiega Elena Biaggioni, penalista e vicepresidente D.i.Re. «Una legge innovativa&nbsp;ma con il grosso limite di essere poco conosciuta&nbsp;e poco usata anche perché le procedure per la sua applicazione sono complesse». La criminologa, scomparsa nel marzo 2019, fece appena in tempo a vedere l’approvazione della norma di cui era stata stimolo. Ma i cui decreti attuativi furono varati ben due anni dopo; «I governi che si sono succeduti non hanno mai creduto molto a questa legge e la politica ha finito per rendere farraginoso l’accesso agli strumenti di finanziamento» dice oggi Anna Maria Busia, Pd, che della 4/2018 è stata la redattrice.</p>



<p>«Familiari e care giver degli orfani, non sono in grado di destreggiarsi tra i commi e gli articoli. Per non parlare della modulistica da compilare e presentare in prefettura rispettando scadenze e burocrazia» spiega Fedele Salvatore. A che serve una buona legge se poi le persone non riescono ad usufruirne? Ora il progetto “A braccia aperte” sta evidenziando tutte le difficoltà pratiche e offrendo soluzioni di semplificazione anche attraverso specialisti e legali che affianchino le famiglie affidatarie. Un esempio tra i tanti che ci fa capire che la legge va semplificata ce le spiega Salvatore: «Tutti i benefici finanziari di cui gli orfani hanno diritto, a partire dal sequestro dei beni, sono applicabili quando c’è una sentenza di condanna anche di primo grado.&nbsp;Ma decadono in caso di suicidio del padre omicida. E questo avviene circa nel 30 per cento dei femminicidi».</p>



<p>Non solo.&nbsp;La legge prevede copertura per spese medico-sanitarie&nbsp;ma si tratta quasi esclusivamente di sostegno psicoterapeutico. Ma un bambino può aver bisogno, banalmente, di un apparecchio per i denti. Così, anche in questi casi, interviene il nuovo progetto con la possibiltà di doti specifiche.</p>



<p>Parlando con gli esperti e gli operatori che hanno lavorato al progetto si scopre che non è stato affatto semplice convincere le persone a fidarsi e affidarsi specie quando si risale a delitti indietro nel tempo. «Molti preferiscono non rivangare &#8211; racconta Zanni che lavora al progetto Nord Est &#8211; Abbiamo trovato persone arrabbiate, che non si sono sentite comprese». Per questo uno dei nodi del progetto è quello di attivare protocolli di aiuto dedicati alle prime ore dopo il trauma quando la famiglia è scioccata e frastornata: ci vogliono persone specializzate che sappiano comunicare e accompagnare. Anche in dettagli apparentemente marginali, come la partecipazione a un funerale.</p>



<p></p>



<p>Da ascoltare:</p>



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<p></p>



<p><strong>Numero antiviolenza: 1522</strong></p>



<p>Gesti per chiedere aiuto: </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="765" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17794" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/segnale-aiuto-violenza-domestica-320x320.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>Mi chiamo Donna e sono salva</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 09:18:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Antonella Cinquemani</p>



<p>Mi chiamo Antonella ho 43 anni e sono felice perché sono salva.<br>Le decisioni della mia vita hanno le caratteristiche di chi, fin da giovane, lotta per essere indipendente e non avere paura.<br>Tra lavori sottopagati, tentativi di manipolarmi e un esposto a chi aveva deciso che non potevo dire un no.<br>Sono un&#8217;insegnante, entrando in classe pensi sempre a prendere per mano i bambini e guidarli nella conoscenza del mondo,<br>nel migliore dei modi possibile affinchè siano pronti e sicuri.<br>Prepararli a godere delle cose belle, a mantenere viva la curiosità e a non arrendersi quando le cose si fanno difficili credendo in se stessi e affrontando le sfide.<br>Ma c&#8217;è una parte del mondo troppo difficile da spiegare,<br>Dove le principesse non girano serene nei boschi a raccogliere fiori, ma nemmeno prendono il treno ed escono la sera canticchiando tranquille.<br>Un giorno, sempre se non lo stanno già vedendo nella loro famiglia, dovranno affrontare la realtà non importa quanti sacrifici abbiano fatto: dottoresse, insegnanti, madri, con problemi economici o benestanti, in salute o con malattie e non<br>importa in quale posto del mondo siano, dovranno stare sempre attente in quanto donne e anche così putroppo potrebbe non bastare.<br>La mentalità, un&#8217;interpretazione errata della religione, un rifiuto, un problema psicologico o economico e l&#8217;incubo può avere inizio.<br>Sotto forma di discriminazione, di violenza, di persecuzione, coercizione un uomo inizierà a tenerle in pugno e si ritroveranno costrette a lottare per la loro vita.<br>Sempre se ne avranno e sempre qualcuno sentirà il loro grido.<br>Per non parlare poi del fatto che, se mai mostreranno le loro debolezze, se mai si fideranno di un uomo in intimità, li&#8217; avranno sbagliato di grosso: potranno infatti essere vittime di ricatti.<br>Invece se faranno le cose “per bene” e si sposeranno, allora saranno premiate ma questo non esclude che, un giorno, il il marito non decida che è il momento della loro fine.<br>Una vita di “se e ma”, quella di noi donne. E quanti nomi ci vengono in mente: Giulia Donato, Martina<br>Scialdone, Oriana Brunelli, Teresa Di Tondo, Alina Cristina Cozac,Yana Malayko, Melina Marino,<br>Santa Castorina,Iulia Astafieya, Sara Ruschi,Danjela Neza, Annalisa D&#8217;Auria&#8230;<br>Nomi che vediamo, come una carrellata di fronte ai nostri occhi, scorrere in ricordo di quanto sia brutale la violenza sulle donne.<br>Dolore e delusione è la sensazione che lasciano.<br>Dolore di non potere più vedere i loro sorrisi, dolore di chi avrebbe voluto tenerle tra le braccia proteggerle e non ha potuto.<br>E si sentono nell&#8217;aria i “perchè?” cosa l&#8217;ha spinto a fare tanto male.<br>Non esiste una risposta perchè nulla potrà mai giustificare.<br>Allora ci rendiamo conto di quanto siamo ancora lontane dall&#8217;essere libere.<br>Realizziamo che urliamo e non veniamo ascoltate e che l&#8217;urlo deve essere più forte.<br>La paura deve essere rimandata al mittente, a chi ogni giorno vuole farcela provare.  La paura: ferire<br>intimorire, rendere insicure noi donne.<br>La donna è debole solo fin quando crede di esserlo poi si rialza, inizia a combattere e vede la realtà: debolezza e insicurezza erano ciò che spingevano il suo carnefice a farle del male, a umiliarla  e<br>allora nasce sempre più il desiderio di mostrargli ,invece quanto può essere forte anche lei. A volte con successo, a volte con la triste tragedia come finale. Eppure vediamo vere eroine che lottano seppur consapevoli dei rischi, ma non più sono disposte a subire.<br>Per tutto questo è urgente urlare ..Sono Antonella, ho 43 anni e sono salva…Urlare anche per coloro che sono state uccise, perché vorrebbero tanto farlo ma purtroppo non possono più.<br>Sono Giulia ho scoperto bugie e tradimenti, ma sono salva,<br>Sono Annalisa avevo un compagno geloso ma sono salva&#8230;<br>Dire che non scendano le lacrime solo a scriverlo, è impossibile.<br>In questa giornata non smettiamo di ricordare, di parlare, di combattere affinchè un giorno, spiegando il mondo ad una bambina, potremmo dirle che è al sicuro.</p>



<p></p>



<p>NUMERO EMERGENZA VIOLENZA DONNE: 1522</p>



<p>GESTO PER CHIEDERE AIUTO:  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17294" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>
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		<title>Non è amore, non è colpa tua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 08:56:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i diritti umani aderisce e partecipa. Una piazza aperta per gridare tutt* insieme che dobbiamo fermare il patriarcato. Che le donne ammazzate dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono troppe e sono sulle coscienze di tutt*.Per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Associazione Per i diritti umani</strong> aderisce e partecipa.</p>



<p>Una piazza aperta per gridare tutt* insieme che dobbiamo fermare il patriarcato. Che le donne ammazzate dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono troppe e sono sulle coscienze di tutt*.Per cambiare la società maschilista in cui viviamo per un domani che sia di tutte.*Indossate qualcosa di rosso in ricordo di Giulia Cecchettin, di Rita Talamelli e di tutte le altre vittime di femminicidio.</p>



<p>*Se vuoi aderire con la tua associazione compila il form <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fforms.gle%2F1J7bXXztNbW2ELLu7%3Ffbclid%3DIwAR3V8vGWwO9cvM13-4cEefo5v_EfsIJNEXET2rV5rf8VggI3cs5ju69IIJ0&amp;h=AT3ARQil0R-OvGo6HE5_mytvT4Qq9xbz-nNd0wSbBegrNfOlrMNhdAd-BKZDEHZxNnYYhBRGhH8Iv1KeFexpdTsU2-E1azG3lNHpX2Hb0TmOehxGIE8c64VQYGq7w7LXArPf&amp;__tn__=q&amp;c[0]=AT0NeXZDPoZmv1qen4CbE0YyYmbinkNmM2iqgIR2R40p5YkIJaGP5H5wq3BrNoixRYrcy07h8fzXpZAJMLo68QVMH3PiepW_7nMN3WIdFsi57KerLzUuxQI-vOSmAXcqdq2d7sHYbudGcO50DjQvhhRkRlAX&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://forms.gle/1J7bXXztNbW2ELLu7?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="379" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-1024x379.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-300x111.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man-768x284.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/man.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>LISTA DELLE REALTA&#8217; ADERENTI 22/11 ore 12.30</p>



<p>Acli Milano<br>Anpi Milano<br>Arci Milano<br>Associazione da donna a donna sesto san Giovanni<br>Associazione Donne EVA Aps<br>Associazione Donne In<br>Associazione Enzo Tortora Radicali Milano<br>Associazione l&#8217;incontro Cesano Boscone<br>Associazione Lisolachenonc’è Peschiera Borromeo<br>Associazione Per i Diritti umani<br>Associazione Ventimila Leghe<br>Associazione Vite Intorno<br>Astronove<br>Auser Peschiera Borromeo<br>Azione Milano<br>Casa Comune<br>Casa delle donne di Treviglio<br>Centro Ambrosiano di Solidarietà<br>Centro antiviolenza Aiuto Donna Bergamo<br>CGIL Milano<br>Circolo donne Sibilla Aleramo<br>Comitato Cortili Solidali<br>Comitato La voce degli alberi Peschiera Borromeo<br>Consiglio Regionale Ordine Assistenti Sociali della Lombardia<br>CSA Silvia Baldina<br>DergaNOborders<br>Diapason Cooperativa sociale<br>Direfaredare aps<br>Donne Democratiche Milano Metropolitana<br>Donne in Rete<br>Equality &#8211; diritto di tutti i giorni<br>Europaverde -Verdi Milano<br>FARE X BENE<br>Fondazione Arché<br>Fondo Zanetti<br>Giovani Democratici Milano<br>I sentinelli di Milano�<br>Italia Viva Milano Metropołitana<br>Lato D<br>Libere di Abortire<br>Lista Beppe Sala Sindaco<br>Mama Chat associazione<br>Meraki &#8211; desideri culturali<br>Milano Prossima<br>MINIMA THEATRALIA<br>Molce Atelier &#8211; La sartoria che cura ETS<br>Movimento 5 Stelle Lombardia<br>Nuovo Armenia<br>Ordine psicologi Lombardia<br>Partito Democratico Milano Metropolitana<br>Partito Democratico Lombardia<br>Più Europa Milano<br>PROGETTO NANA&#8217;,LE DONNE PER LE DONNE<br>Promise APS<br>Radicali Milano<br>Radio Popolare<br>Scuola mamme<br>Sindacato SGB<br>Sinistra Italiana Milano<br>Soleterre &#8211; Strategie di Pace<br>SpazioCinema<br>Spazio Aperto Servizi<br>Volt Europa<br>UniSì &#8211; Uniti a Sinistra<br>WikiMafia</p>
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		<title>Caso Saman: condanniamo ogni forma di matrimonio forzato, violenza contro le donne e la volontà delle adolescenti</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 05:59:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Co-mai e Cili-Italia: ribadiamo la nostra condanna. Urge tutelare, prevenire e combattere tutti i matrimoni forzati,combinati e precoci con responsabilità e buona informazione , senza strumentalizzazioni sterili da parte dei &#8220;finti&#8221; ed &#8220;opportunisti&#8221; esperti.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><em><strong>Co-mai e Cili-Italia: ribadiamo la nostra condanna. Urge tutelare, prevenire e combattere tutti i matrimoni forzati,combinati e precoci con responsabilità e buona informazione , senza strumentalizzazioni sterili da parte dei &#8220;finti&#8221; ed &#8220;opportunisti&#8221; esperti.</strong></em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/saman-panchina-1024x682.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15412" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/saman-panchina-1024x682.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/saman-panchina-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/saman-panchina-768x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/saman-panchina.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1124w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La comunità del mondo arabo in Italia<strong> (Co-mai) </strong>e la confederazione internazionale laica interreligiosa <strong>(Cili-Italia)</strong> unite all&#8217;Osservatorio Anti-violenza del movimento Uniti per Unire seguono costantemente, dall&#8217;inizio, la storia tragica di Saman condannando ogni forma di matrimonio forzato e violenza contro le donne e la volontà delle adolescenti. Noi ribadiamo il NO ai matrimoni forzati ,combinati ,di interesse, precoci, e spose bambine che non sono previsti da nessuna religione. </p>



<p>La differenza tra i diversi tipi di matrimoni citati: </p>



<p><strong>Matrimonio Forzato</strong>: si parla di matrimonio forzato quando una o entrambe le persone coinvolte non sono consenzienti. Per far sì che il matrimonio abbia luogo, si fa pressione su una o su entrambe le persone. La pressione può includere violenze sia fisiche sia psicologiche, minacce, facendo leva sulle condizioni economico-finanziarie di una delle due persone. Tutti i matrimoni precoci sono forzati, perché chi li contrae non può dare il proprio consenso in maniera consapevole e responsabile, e quindi un suo diritto fondamentale viene violato. Tutto ciò non ha nessun legame ufficiale con la religione o la cultura del paese dove avviene.<em><br></em><strong>Matrimonio combinato:</strong> in un matrimonio combinato, diversamente da un matrimonio forzato, un terzo soggetto candida ai familiari della persona che dovrebbe sposarsi un / una probabile sposo/a. Entrambe le persone sono libere, se vogliono, di rifiutare. Almeno in teoria, perché spesso, a causa della giovane età, non sono nemmeno consapevoli di questa possibilità. Anche combinare un matrimonio tramite conoscenti (la maggior parte dei casi ,donne) in età adolescenziale non ha nessun legame o interpretazione in nessuna religione o cultura specifica in quanto già esistito in passato nella maggior parte dei paesi del mondo pur con diverse percentuali.<em><br></em>In numerosi paesi vige – o vigeva prima della tradizione del matrimonio romantico – la tradizione del matrimonio combinato , che dal punto di vista giuridico è da distinguere da quello forzato. Infatti, nel caso del matrimonio combinato, i genitori degli sposi o comunque dei terzi si limitano ad un ruolo guida: la volontà di chi va incontro al matrimonio ha comunque il ruolo decisivo. Il libero e pieno consenso degli interessati viene invece a mancare nel caso del matrimonio forzato; siccome questo criterio funge da confine tra violazione dei diritti umani e non, si tratta di una distinzione citata di frequente. Inoltre il matrimonio combinato è considerato un modo risolutore per ovviare alle conseguenze di una gravidanza indesiderata o al frutto di un&#8217;unione non ufficiale. Infine, il matrimonio combinato è un modo per facilitare l&#8217;immigrazione di una popolazione in un paese straniero.<em><br></em><strong>Matrimonio di interesse</strong>: eseguire un matrimonio solo per interesse economico o motivo specifico che soddisfa l&#8217;interesse di uno degli sposi (tra anziani e giovani , per fare un permesso di soggiorno ,sposare un uomo o una donna ricca ,per motivi aziendali o eredità) anche questo tipo di matrimonio esiste nel maggior parte dei paesi del mondo con percentuali diverse;<br><strong>Matrimonio di spose</strong> <strong>bambine</strong>: in alcuni paesi è ancora consuetudine sposare ragazze minorenni spesso non ancora adolescenti per vari motivi culturali o economici; i mariti, frequentemente, hanno molti più anni di loro. Questo è un tipo che unisce il matrimonio forzato ,combinato e di interesse ed è frequente in pochi paesi del mondo , secondo una interpretazione tribale ,anche questo non ha nessun legame con la religione o la cultura ufficiale. Nel mondo, ogni giorno 35 mila bambine sono costrette a contrarre matrimonio prima del tempo. Spesso questo fenomeno compromette lo sviluppo fisico e psicologico della bambina che resta isolata dalla società ed è costretta a lasciare la scuola e ad affrontare gravidanze a elevato rischio di mortalità.  <em><br></em><strong>Matrimonio Precoce</strong>: è qualsiasi unione, formale o informale, in cui una o entrambe le persone hanno meno di 18 anni. Il problema dei matrimoni precoci riguarda anche i ragazzi, ma in misura nettamente inferiore rispetto alle ragazze.<br>&#8220;Noi ribadiamo la nostra condanna a tutti questi tipi di matrimoni che purtroppo sono sempre esistiti, <strong>secondo le nostre statistiche sono</strong> d<strong><strong>iminuiti <strong>i matrimoni forzati ,combinati, precoci e spose bambine </strong></strong>tra cittadini musulmani del 93% nei paesi europei e del 70% nei paesi di origine negli ultimi 10 anni</strong>. Ma adesso dobbiamo lavorare tutti insieme per combatterli e evitare le conseguenze tragiche che possono causare questi tipi  di matrimonio:  uccisione di chi rifiuta un matrimonio forzato, la fuga ,l&#8217;isolamento sociale, l&#8217; abbandono scolastico e la mancanza di istruzione, i disturbi psicologici e la depressione, morte da parto nei minorenni, aumento dei casi di violenza e abusi domestici (contro chi protegge la figlia , maggiormente, in questi casi, la mamma , sorelle e fratelli minorenni)&#8221;,<strong> così dichiara Foad Aodi Presidente della Co-mai , dell&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia(Amsi) e membro Commissione Salute Globale, </strong>invitando più responsabilità e competenza nel trattare questi argomenti dal punto di vista mediatico e dell&#8217;opinione pubblica, per poterli  contrastare con una buona e corretta informazione e non con finti ed opportunisti  esperti che hanno solo l&#8217;obbiettivo della loro visibilità, aumentando i pregiudizi nei confronti della religione islamica. Dall&#8217;altra parte, il nostro invito a tutte le comunità e moschee musulmane di lavorare in modo unitario per combattere tutti insieme ogni forma di violenza radicalizzazione o interpretazione personale o individuale, per far conoscere la vera religione islamica e difendere i nostri figli dalle discriminazioni e pregiudizi che stanno subendo in questi giorni ,aumentati del 30% dopo la faccenda tragica di Saman in base alle segnalazioni presso lo <strong>#SportellOnline Amsi ,Uniti per Unire e Co-mai</strong>. </p>
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		<title>Un femminicidio ogni due giorni durante il lockdown</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 11:02:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Julia Martín Arévalo La lotta del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, diventa ancora più simbolica quest’anno: 87 giorni, 44 donne uccise. Sono i dati del dossier sulle attività criminali&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1002" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14829" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1002w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/unnamed-2-300x120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/unnamed-2-768x307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /></figure>



<p></p>



<p>di Julia Martín Arévalo</p>



<p>La lotta del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, diventa ancora più simbolica quest’anno: 87 giorni, 44 donne uccise.</p>



<p>Sono i dati del dossier sulle attività criminali del 2020 redatto dal Ministero dell&#8217;Interno. I fatti parlano da soli: una donna è stata uccisa ogni due giorni durante il primo <em>lockdown</em>, arrivando alla cifra di 59 assassinii solo nel corso del 2020; tutte vittime della violenza maschilista. La quarantena obligatoria è stata sicuramente un “terreno fertile” per la violenza di genere; come ci si poteva aspettare, rinchiudere le donne in casa con i loro aggressori ha esponenzialmente aumentato i dati delle violenze che erano già preoccupanti ben prima del <em>lockdown</em>.</p>



<p>Tuttavia, l&#8217;Italia non è un caso isolato; in molti altri paesi, data la comune situazione legata alla pandemia, c&#8217;è stato un preoccupante aumento dei femminicidi. Particolarmente grave è la realtà dell’America Latina, luogo in cui già si gridava ad alta voce: &#8220;<em>nos están matando</em>&#8221; (ci stanno uccidendo) molto prima che arrivasse la pandemia. Un report delle Nazioni Unite, creato per allertare i paesi coinvolti dell’impatto della pandemia sulla violenza di genere, stima che 137 donne sono uccise ogni giorno nel mondo da un membro della propria famiglia. A livello globale sono 243 milioni le donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni che sono state vittime di violenza per mano dei loro partner; meno del 40% cerca aiuto.</p>



<p>Per alcune donne in Italia, come per tante altre in tutte il mondo, le misure di contenimento forzato del covid-19 hanno significato un pericolo enorme, poiché esso ha rafforzato l&#8217;isolamento di coloro che erano già vittime a rischio, peggiorando la loro situazione e separandole da tutti gli strumenti di difesa, ad eccezione del <strong>Numero Verde </strong>1522<strong> di Assistenza Per Le Vittime di </strong><strong>Genere</strong>. Questo,secondo i dati Istat, ha ricevuto un 73% più di chiamate con rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, di cui il 59% sono state chiamate di aiuto di vittime di violenza. Questi dati, sebbene allarmanti, possono significare anche qualcosa di positivo: le campagne di sensibilizzazione per far sentire a queste donne meno sole, hanno funzionato.</p>



<p><strong>Il 25 novembre sarà la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. </strong>Quest&#8217;anno, in piena lotta contro il Covid e data la prospettiva di un nuovo e lungo lockdown, la necessità di continuare a combattere questo nemico che, come la pandemia, è destinato a lasciarci con un alto numero di vittime, è diventata più evidente che mai.</p>



<p>Fonti:</p>



<p>“Femminicidio: il lockdown triplica gli omicidi di donne”, <em>Osservatorio di Diritti,</em> <a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2020/09/04/femminicidio-in-italia-oggi-2020-statistiche-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.osservatoriodiritti.it/2020/09/04/femminicidio-in-italia-oggi-2020-statistiche-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“Dossier Viminale: Un anno di attività del Ministero dell’Interno”, <em>Ministero dell’Interno, </em><a href="https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-08/dossier_viminale_2020.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-08/dossier_viminale_2020.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“Comunicato stampa: Violenza di genere al tempo del covid-19: le chiamate al numero verde 1522”, <em>Istituto Nazionale di Statistica</em>, <a href="https://www.istat.it/it/archivio/242841?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.istat.it/it/archivio/242841?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“COVID-19 and Ending Violence Against Women and Girls”, <em>UN Women, </em><a href="https://www.unwomen.org/-/media/headquarters/attachments/sections/library/publications/2020/issue-brief-covid-19-and-ending-violence-against-women-and-girls-en.pdf?la=en&amp;vs=5006&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.unwomen.org/-/media/headquarters/attachments/sections/library/publications/2020/issue-brief-covid-19-and-ending-violence-against-women-and-girls-en.pdf?la=en&amp;vs=5006&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Tutelare le donne, per tutelare la Vita. Intervista a Matilde D&#8217;Errico</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 07:26:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Matilde D&#8217;Errico che lavora come autrice televisiva e regista. Insieme a Maurizio Iannelli ha ideato la trasmissione Amore criminale, ormai giunta alla quindicesima stagione. È tra i fondatori&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong>ha intervistato<strong> </strong>Matilde D&#8217;Errico<strong> </strong>che lavora come autrice televisiva e regista. Insieme a Maurizio Iannelli ha ideato la trasmissione <em>Amore criminale,</em> ormai giunta alla quindicesima stagione. È tra i fondatori della Bastoggi Docu&amp;Fiction. Nel 2014, per Einaudi, ha pubblicato il libro <em>L&#8217;amore criminale.</em></p>



<p>Ringraziamo molto Matilde D&#8217;Errico.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="620" height="340" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13364" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/4614483_1116_matilde_-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Da dove parte il suo interesse e l&#8217;impegno per l&#8217;universo femminile?</strong></p>



<p>Parte dalla lettura di un articolo che commentava, nel 2006, i dati di una ricerca statistica dell’Eures. La ricerca era relativa agli omicidi che avvengono in famiglia. Il numero degli omicidi avvenuti in famiglia era molto alto e all’epoca mi aveva colpito soprattutto il dato che la maggior parte delle vittime fossero donne. E’ iniziato tutto da lì. Mi sono documentata, ho verificato con la Polizia di Stato quei dati e ho pensato che fosse mio dovere fare qualcosa attraverso il mio lavoro.</p>



<p><strong>Perché
lo storytelling può essere importante per le donne vittime di abusi?</strong></p>



<p>E’
importante perché si attiva un meccanismo di riconoscimento. Ci si
identifica con la storia narrata e si inizia a riflettere, si colgono
alcuni segnali che fino a quel momento si sottovalutavano o si
ignoravano. 
</p>



<p>Le
storie narrate hanno un valore di archetipo, sono storie universali
nelle quali una donna vittima di violenza – fisica o psicologica –
può rivedersi e prendere coscienza della sua situazione.</p>



<p><strong>A
chi possono rivolgersi le donne vittime di violenza? E qual è la sua
opinione sulla legge “Codice rosso? </strong>
</p>



<p>Le
donne che vivono una situazione di violenza nel rapporto di coppia o
in famiglia possono rivolgersi innanzitutto alle Forze dell’Ordine,
polizia o carabinieri che ormai sono sempre più preparati e formati
sul tema della violenza sulle donne. Poi possono rivolgersi ai Centri
Antiviolenza, diffusi un po’ in tutta Italia. Il lavoro dei Centri
Antiviolenza è molto prezioso. Possono rivolgersi anche ai Servizi
Sociali della propria città e infine possono telefonare al 1522, il
numero nazionale antiviolenza, gestito da Telefono Rosa e attivo 24
ore su 24.</p>



<p>Per
quel che riguarda il Codice Rosso credo sia necessario migliorarlo;
ha bisogno – come strumento operativo – di essere rivisto e
migliorato.</p>



<p><strong>Chi
si prende cura dei figli delle donne che decidono di denunciare
mariti e compagni? E in che modo si possono aiutare e tutelare?</strong></p>



<p>Spesso
se ne prendono cura le madri stesse che denunciano, oppure i nonni
materni. Un aiuto prezioso arriva sempre dai Centri Antiviolenza che
nelle case-rifugio accolgono sia la donna che denuncia che i suoi
bambini. Sicuramente andrebbero tutelati meglio, come vanno tutelate
meglio le donne. Pensiamo anche ai tanti orfani di femminicidio,
bambini che vivono il doppio trauma della morte della mamma,
ammazzata dal padre che poi va in carcere. Finalmente pare che il
Governo stia trovando i soldi per rendere operativa la legge sugli
orfani di femminicidio. Mi auguro sia così.</p>



<p><strong>E’
possibile, a suo parere, fare un percorso di consapevolezza anche
insieme agli uomini?</strong></p>



<p>Si,
è possibile. Non bisogna parlare solo alle donne. Gli uomini sono
parte in causa. Occorre lavorare insieme per cambiare la mentalità,
la cultura. La violenza di genere è un problema soprattutto
culturale. Occorre però iniziare presto, da bambini. I genitori
devono insegnare ai propri figli ad amare in modo sano. Va fatta una
vera e propria educazione sentimentale. E anche la scuola può avere
un grandissimo ruolo.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Com&#8217;eri vestita?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 07:03:19 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="960" height="426" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72891639_2737099396324855_3719227200554139648_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13165" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72891639_2737099396324855_3719227200554139648_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72891639_2737099396324855_3719227200554139648_n-300x133.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/72891639_2737099396324855_3719227200554139648_n-768x341.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Lo scorso 20 ottobre è stata inaugurata a Bresso &#8211; nei pressi di Milano &#8211; una mostra itinerante contro la colpevolizzazione delle donne vittime di stupro. Si intitola &#8220;Com&#8217;eri vestita?&#8221; e, tramite installazioni, testi e immagini, vuole demolire due concetti. Il primo: la violenza, le molestie e gli omicidi NON sono assolutamente legati a come una donna si veste e si pone. Il secondo: la violenza sulle donne è un fenomeno del tutto trasversale, che attraversa tutte le fasce di età e di condizione sociale. </p>



<p>La mostra è visitabile presso lo Sportello Donna, un&#8217;associazione che offre supporto materiale e psicologico alle donne vittime di violenze, fino all&#8217;8 novembre 2019. E&#8217; stata importata dagli Stati Uniti e, accanto agli abiti esposti, vengono narrate le storie di alcune donne in un percorso emozionale con cui si vuole dimostrare che le azioni violente contro le donne avvengono in contesti comuni e che NON derivano da una ricerca di attenzioni da parte femminile. </p>



<p>Sarebbe importante far partecipare le scolaresche alla visita di questa esposizione per concludere oppure avviare un approfondimento sul tema. </p>



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<p></p>



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<p></p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-46-59-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="13161" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=13161&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-13161" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-46-59-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-46-59-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-46-59.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-47-00-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="13163" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=13163&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-13163" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-47-00-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-47-00-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-47-00.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-48-27-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="13164" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=13164&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-13164" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-48-27-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-48-27-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/PHOTO-2019-10-20-19-48-27.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li></ul>
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		<title>Uomini, a dar voce alle Donne</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2018 09:15:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11700" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-3-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></b></p>
<p><b>Uno spettacolo meraviglioso, di Uomini fortemente motivati contro la violenza sulle Donne.</b></p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Sono stati otto uomini a interpretare la lotta alla violenza sulle Donne</b>, coraggiosi e sensibili tanto da rapire il pubblico creando una atmosfera contagiosa ed emozionante.<br />
In una performance teatrale suggestiva, ascoltare dalle loro voci i racconti di donne che hanno subito, è stato molto importante.</p>
<p>Per sei giorni <b>un gruppo di soli uomini</b>, guidati dalla <b>regista Paola Leone</b>, partendo dalla fiaba di Charles Perrault Barbablù, ha indagato sul tema della violenza di genere senza pregiudizi.<br />
<b>I racconti intimi di tante donne</b> vittime di violenza sono stati affidati <b>ai protagonisti che prestando il corpo e la voce ne hanno raccontano la storia</b>.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11701" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/io-ci-provo-foto-5-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p><b>Amadou, Andrea, Enzo, Francesco, Marco, Massimiliano, Francis e Pietro</b>. <b>Di età diverse tra loro,</b> dai diciotto anni agli anta, provenienti da Paesi diversi, lingue e culture e <b>tutti d’accordo sull’essere contro la violenza alle donne e dalla parte delle donne.</b><br />
I partecipanti di questa splendida performance per la tappa in Abruzzo, sono di <b>Vasto , Comune che ha fortemente voluto, insieme al Centro antiviolenza Donna Attiva,</b> sensibilizzare in modo nuovo ed efficace nella splendida cornice del Teatro Rossetti.</p>
<p>Le spose di BB, è un laboratorio teatrale per soli uomini sul tema della violenza di genere. All’interno di IO CI PROVO, che porta la firma all’ideazione e alla regia di Paola Leone, aiuto regista Gianluca Rollo, Musiche e sound design Filippo Bubbico, Film Maker Stelvio Attanasi e alle luci Andrea Pelusi.</p>
<p>Per info sui laboratori<br />
<a href="https://www.facebook.com/iociprovolaboratorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/iociprovolaboratorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">25 novembre. Giornata internazionale per l&#8217;Eliminazione della Violenza sulle Donne</span></strong></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;: Sana Cheema. &#8220;L&#8217;ho uccisa io&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2018 07:42:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10677" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="571" height="116" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 571w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2-300x61.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrzia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha confessato il padre di Sana Cheema, la ragazza italo-pakistana residente a Brescia. Lo ha fatto solo dopo l’arrivo dei risultati dell’autopsia. Fino a quel momento aveva affermato, insieme alla complicità di qualche parente-conoscente, chela figlia, <b>sua figlia</b>, era deceduta per morte naturale.</p>
<p>Invece no, la ragazza è stata uccisa da lui, con l’aiuto di qualcuno, per strangolamento. Con una modalità così efferata da causarle la rottura dell’osso del collo.</p>
<p>Doveva sposare un uomo che aveva scelto lui. SUO PADRE. Un uomo pakistano in un matrimonio combinato. Anche il resto della famiglia era d’accordo…? O forse semplicemente non poteva intervenire? Sua madre, avrebbe potuto avere un ruolo in questa decisione imposta e dire la sua? Non credo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10678" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="660" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana-300x103.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>
<p>Era arrivata in Italia insieme alla sua famiglia all’età di 10 anni. Aveva frequentato le scuole, imparato la lingua del Paese ospitante e cresciuta in un contesto accogliente, faceva parte di un mondo lavorativo e sociale dove si sentiva inclusa.<br />
Non è bastato spostarsi, crescere, studiare. O forse solo lei aveva assimilato il senso dell’ evolversi e diventare donna libera di pensare e scegliere.</p>
<p><b>Non accade solo in Pakistan, abbiamo numeri, casi e vite anche nel nostro Bel Paese</b> che di bello, attualmente, conserva ben poco rispetto ai diritti. Soprattutto quelli riservati alle donne.</p>
<p><b>Abbiamo mondi femminili dove è lontana la libertà di pensiero, di azione. Esprimersi e scegliere diventa arduo e coraggioso. Tocca rischiare la vita o obbedire alla follia.</b></p>
<p><b>Confessano tutti o la maggior parte di loro</b>, sono quelli che non cercano il suicidio nell’immediatezza dei loro crimini.<br />
<b>Padroni con le mogli, Padroni con le figlie, le fidanzate, le compagne, le amanti. Padroni delle vite di queste donne.<br />
</b>Crescere negli anni un figlio, indipendentemente dal fatto che sia maschio o femmina e non riuscire a comprendere il concetto di rispetto verso l’individuo equivale a un delitto. Al quale si aggiunge troppo spesso la violenza, la morte.</p>
<p>Sana Cheema, sarà un altro simbolo. Rappresenterà la visione malata che appartiene ad altri mondi e anche al nostro. Aveva studiato e non bastava. Lavorava e non bastava. Gestiva un’agenzia di pratiche automobilistiche ed era autonoma. Non bastava.<br />
Doveva sposare un uomo scelto da suo padre.</p>
<p>Queste sono storie che devono essere raccontate nelle scuole, approfondite in un parallelo storia-contemporanea e Leggi. Evoluzione e diritti, affinché nascano dibattiti volti a sostenere le coscienze.</p>
<p>Sana Cheena aveva solo 25 anni e una vita davanti.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. In lista per un trapianto di cuore. L&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2018 07:52:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10263 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="327" height="154" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 327w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto-720x340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w" sizes="(max-width: 327px) 100vw, 327px" /><br />
</a></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia al voto. L’Italia al gelo.<br />
Un popolo con la pelle d’oca .<br />
Non solo per l’aggiornamento delle temperature attraverso zapping e web.<br />
Sparano sopra e dentro le nostre vite mentre ci chiediamo “cosa possiamo fare?”<br />
Sparano. Si.<br />
Lo fanno sulla necessità di usare per anestetico l’alcool o la droga di una ragazza inquieta<br />
finita dentro un altrove fatto di morte efferata. Violenta.<br />
Servizi inefficienti, la fragilità di non riuscire a respirare la vita.<br />
Illegalità. Ombre sulle nostre coscienze.<span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;"></p>
<p></span></span></span>Una ragazzina abbandonata a se stessa, figlia senza famiglia. Senza Stato. Senza un domani. Senza casa, senza un lavoro, senza un sostegno, senza un addio.<br />
Un funerale donato da estranei.<br />
Servizi fantasma. E chi l’ha vista smarrita non c’era.</p>
<p>La morte messa a verbale. Annunciata.<br />
Come una promessa. Mentre le promesse parlano d’amore, di futuro. Di gioia.<br />
Come i bambini, i loro sorrisi, i pannolini, le pappe, i passi, le parole. I disegni, il profumo della loro pelle. Il loro canto spezzato…<br />
C’è chi avrebbe scommesso, lodato e santificato un padre di famiglia con un buon posto di lavoro.<br />
Un uomo abitudinario, che guarda Sanremo in Tv dal divano di casa, che lavora e rientra, un uomo senza eccessi…Il popolo sovrano lo avrebbe inserito nella categoria delle persone perbene.<br />
Non era neanche nero.</p>
<p>Dentro le certezze degli osservatori sciacalli, la loro puerile esigenza nel trovare un movente, una causa. Hanno dentro la paura di guardare in faccia la follia o che abiti vicino alle loro vite.<br />
Spesso l’hanno vista, conosciuta, sentita dentro le richieste di aiuto.<br />
“Era evitabile?” una domanda-ritornello diventata senza senso e senza risposte.<br />
Lo sciacallaggio dei talk show, degli approfondimenti morbosi. La dovizia dei particolari utili al prossimo essere impazzito che si avvarrà dell’incapacità di intendere e di volere. Momentanea s’intende.</p>
<p>La malasanità sull’amore. Siamo in rianimazione. In coma indotto. Troppo spesso irreversibile.<br />
Senza gratitudine, inadeguati a vivere. Respirare, correre, ridere, amare.<br />
Educare. Siamo in lista per un trapianto.</p>
<p><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></span>L’urgenza sta nel rivedere leggi, normative, diritti, regole. Scuola, famiglie, sociale.<br />
Mentre arriva la notte degli Oscar e il giorno del Voto, la speranza di una scheda elettorale che contenga l’emergenza di restituire alle persone l’esistenza.</p>
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