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	<title>femminili Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Mutilazioni Genitali Femminili: una grave violazione dei Diritti Umani</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 08:35:05 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p>Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche.</p>



<p>Nonostante sia riconosciuta a livello internazionale come una violazione dei diritti umani, la MGF è stata eseguita su almeno 200 milioni di ragazze e donne in 31 paesi in tre continenti, con più della metà delle persone tagliate che vivono in Egitto, Etiopia e Indonesia.<br>La pratica si concentra principalmente nelle regioni dell&#8217;Africa occidentale, orientale e nord-orientale, in alcuni paesi del Medio Oriente e dell&#8217;Asia, nonché tra i migranti provenienti da queste aree. La MGF è quindi una preoccupazione globale.</p>



<p>In Sudan, l’87 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subìto mutilazioni genitali, la maggior parte prima di compiere undici anni; e le donne integre considerate «qulfa», un termine che indica vergogna ed esclusione sociale. Nell’aprile dello scorso anno, il governo del Sudan&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2020/04/30/world/africa/sudan-outlaws-female-genital-mutilation-.html?action=click&amp;module=Latest&amp;pgtype=Homepage&utm_source=rss&utm_medium=rss">ha vietato le mutilazioni genitali femminili</a>. Il divieto è stato introdotto con un emendamento al codice penale dal&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/07/05/accordo-sudan-governo-transizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">governo provvisorio del paese</a>, in carica dal 2019&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/04/08/cosa-succede-in-sudan/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dopo la destituzione del dittatore Omar Hassan al-Bashir</a>&nbsp;che era al potere da trent’anni. La nuova legge prevede una pena di tre anni di carcere per chi pratica mutilazioni genitali, oltre a una multa. Nimco Ali della&nbsp;<a href="http://www.thefivefoundation.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Five Foundation</a>, un’organizzazione che da tempo lavora per la fine delle mutilazioni genitali a livello globale, ha definito la decisione “un grande passo per il Sudan e il suo nuovo governo”.</p>



<p>Numerosi fattori contribuiscono alla prevalenza della pratica. Tuttavia, in ogni società in cui si presenta, la MGF è una manifestazione di radicata disuguaglianza di genere. La MGF è riconosciuta infatti a livello internazionale come una violazione dei diritti umani di ragazze e donne. Riflette una profonda disuguaglianza tra i sessi e costituisce una forma estrema di discriminazione contro le donne. Viene quasi sempre effettuato su minori ed è una violazione dei diritti dei bambini. La pratica viola anche i diritti di una persona alla salute, alla sicurezza e all&#8217;integrità fisica, il diritto di essere libera dalla tortura e da trattamenti crudeli, inumani o degradanti e il diritto alla vita quando la procedura porta alla morte.</p>



<p>Alcune comunità lo sostengono come mezzo per controllare la sessualità delle ragazze o salvaguardare la loro castità. Altri costringono le ragazze a sottoporsi a MGF come prerequisito per il matrimonio o l&#8217;eredità. Dove la pratica è più diffusa, le società spesso la vedono come un rito di passaggio per le ragazze. La MGF non è sostenuta dall&#8217;Islam o dal cristianesimo, ma le narrazioni religiose sono comunemente utilizzate per giustificarla. Poiché la mutilazione genitale femminile è una pratica culturale, i genitori potrebbero avere difficoltà a decidere di non far tagliare le loro figlie per paura che le loro famiglie vengano ostracizzate o che le loro figlie non siano ammissibili al matrimonio.</p>



<p>Eppure, le MGF possono portare a gravi complicazioni di salute e persino alla morte. I rischi immediati includono emorragia, shock, infezione, ritenzione di urina e dolore intenso. Le ragazze sottoposte a MGF corrono anche un rischio maggiore di diventare spose bambine e abbandonare la scuola, minacciando la loro capacità di costruire un futuro migliore per sé stesse e per le loro comunità. Infatti, dei 31 paesi colpiti da MGF per i quali sono disponibili i dati, 22 sono tra i meno sviluppati al mondo.</p>



<p>Oggi, una tendenza allarmante in alcuni paesi è la medicalizzazione delle MGF, in cui la procedura viene eseguita da un operatore sanitario. Circa un sopravvissuto alla MGF su quattro &#8211; circa 52 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo &#8211; è stato tagliato dal personale sanitario. La medicalizzazione non solo viola l&#8217;etica medica, ma rischia anche di legittimare la pratica e di dare l&#8217;impressione che sia priva di conseguenze per la salute. Non importa dove o da chi venga eseguita, la MGF non è mai sicura.</p>



<p>Gli sforzi globali hanno accelerato i progressi compiuti per eliminare le MGF. Oggi, una ragazza ha circa un terzo in meno di probabilità di essere tagliata rispetto a 30 anni fa. Tuttavia, sostenere questi risultati di fronte alla crescita della popolazione rappresenta una sfida considerevole. Entro il 2030, più di una ragazza su tre in tutto il mondo nascerà nei 31 paesi in cui la MGF è più diffusa, mettendo a rischio 68 milioni di bambine, alcune anche particolarmente piccole. Se gli sforzi globali non aumenteranno in modo significativo, il numero di ragazze e donne sottoposte a MGF sarà più alto nel 2030 di quanto non lo sia oggi.</p>



<p>L&#8217;UNICEF, per esempio, sostiene lo sviluppo di politiche e leggi incentrate sulla fine e sul divieto di MGF e lavora per assicurarne l&#8217;attuazione e l&#8217;applicazione. Aiuta anche a fornire alle ragazze a rischio di MGF, così come ai sopravvissuti, l&#8217;accesso a cure adeguate, mobilitando le comunità per trasformare le norme sociali che sostengono la pratica. Dal 2008, l&#8217;UNICEF ha collaborato con il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite al “Programma Congiunto per l&#8217;Eliminazione delle Mutilazioni Genitali Femminili: Accelerare il Cambiamento”.</p>



<p>L&#8217;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha condotto uno studio sui costi economici del trattamento delle complicanze sanitarie delle MGF e ha scoperto che i costi attuali per 27 paesi in cui i dati erano disponibili ammontavano a 1,4 miliardi di dollari durante un periodo di un anno (2018). Si prevede che tale importo salirà a 2,3 miliardi in 30 anni (2047) se la prevalenza della MGF rimane la stessa, corrispondente a un aumento del 68% dei costi dell&#8217;inazione. Tuttavia, se i paesi abbandonassero la MGF, questi costi diminuirebbero del 60% nei prossimi 30 anni.</p>



<p>Nel 2010, l&#8217;OMS ha pubblicato una strategia globale per impedire agli operatori sanitari di eseguire mutilazioni genitali femminili in collaborazione con altre agenzie chiave delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali. L&#8217;OMS supporta i paesi nell&#8217;attuazione di questa strategia.</p>



<p>Nel dicembre 2012, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sull&#8217;eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.</p>



<p>Nel maggio 2016, l&#8217;OMS, in collaborazione con il programma congiunto UNFPA-UNICEF sulle MGF, ha lanciato le prime linee guida basate sull&#8217;evidenza sulla gestione delle complicanze sanitarie da MGF. Le linee guida sono state sviluppate sulla base di una revisione sistematica delle migliori prove disponibili sugli interventi sanitari per le donne che convivono con la MGF. Ed infine nel 2018, l&#8217;OMS ha lanciato un manuale clinico sulle MGF per migliorare le conoscenze, gli atteggiamenti e le capacità degli operatori sanitari nel prevenire e gestire le complicanze della MGF.</p>



<p>Questa lotta deve dunque essere perseguita con costanza, determinazione e pazienza. Cooperazione internazionale, sensibilizzazione e strumenti in grado di criminalizzare e prevenire tale pratica sono necessari per portare un vero e concreto cambiamento.</p>
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		<title>Nòt Film Fest 2020: la prima giornata di festival tra talenti del territorio, musica e nuove concezioni femminili</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 07:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nòt Film Fest 2020: la prima giornata di festival tra talenti del territorio, musica e nuove concezioni femminili&#160; Giovedì 27 agosto, prima giornata del Nòt Film Fest, il festival del cinema che per la&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Copy-of-NòtFilmFest_2019-23-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14552" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Copy-of-NòtFilmFest_2019-23-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Copy-of-NòtFilmFest_2019-23-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Copy-of-NòtFilmFest_2019-23-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Copy-of-NòtFilmFest_2019-23-1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Copy-of-NòtFilmFest_2019-23-1-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Nòt Film Fest 2020: la prima giornata di festival tra talenti del territorio, musica e nuove concezioni femminili&nbsp;</strong></p>



<p>Giovedì <strong>27 agosto</strong>, prima giornata del <strong>Nòt Film Fest</strong>, il festival del cinema che per la terza volta porta a Santarcangelo <strong>film </strong>e <strong>registi indipendenti </strong>da tutto il <strong>mondo</strong>. Quest’anno i <strong>film </strong>in programma sono <strong>118</strong>, 50 in più rispetto all’edizione 2019, e vengono da <strong>32 paesi differenti</strong>; capire le storie ed emozionarsi con queste però non è difficile, perchè oltre ad essere <strong>sottotitolati </strong>in <strong>italiano </strong>i film in concorso sono provocanti, attenti, pensati e realizzati per far riflettere il pubblico su tematiche di rilievo che non sempre trovano spazio nelle grandi sale cinematografiche.&nbsp;</p>



<p>Come previsto per tutti i giorni del festival, si è inizia la mattinata con due <strong>talk</strong>: alle 10:30 <strong>Filippo Moretti</strong>, giovane <strong>compositore </strong>romagnolo formatosi al conservatorio di Cesena Bruno Maderna, che racconta con esempi concreti quanto la <strong>musica </strong>nel <strong>cinema </strong>sia importante quanto la sceneggiatura.&nbsp;</p>



<p>“La musica amplifica il film”, dice Filippo Moretti e aggiunge che è “un <strong>linguaggio </strong>a sé stante comprensibile attraverso il subconscio”. Attraverso scene tratte da film quali “Indiana Jones e “L’ultima crociata” di Steven Spielberg e “Spider-Man 2” di Sam Raimi, Filippo Moretti spiega quanto la musica contribuisca a costruire un film e a delineare le diverse <strong>emozioni </strong>e i vari <strong>personaggi</strong>. “La musica è <strong>ritmo</strong>” dice anche, ed ecco che&nbsp; spiega al pubblico il lavoro che svolge per per comporre la colonna sonora di un film.</p>



<p>Alle 11.45 c’è stato il workshop “<strong>Scrivere</strong> <strong>un film con Fabula Deck</strong>”. <strong>Andrea Binasco</strong> e <strong>Matteo di Pascale</strong> sono i fondatori di Sefirot, casa editrice indipendente che crea strumenti pensati per stimolare la creatività. Fra questi è stato presentato “<strong>Fabula</strong>”, un kit di <strong>40 carte </strong>che, dicono i creatori, “insegna come strutturare una storia sulla base del Viaggio dell’Eroe di Vogler e della Struttura a tre Atti”. “Ogni carta è una scatola” dice Matteo di Pascale “che può essere riempita, anche usando dei semplici post-it”. Alla fine della presentazione del kit, sono stati organizzati dei <strong>gruppi </strong>di <strong>lavoro </strong>per la stesura di 5 cortometraggi con l’utilizzo delle carte Fabula e&nbsp; che impegnerà gli avventori per tutta la durata del festival.</p>



<p>Alle 15:00 ecco&nbsp; le proiezioni dei film in concorso: per la giornata di apertura abbiamo avuto la sezione dei <strong>corti internazionali</strong>, con 8 prime europee e una mondiale, “<strong>The White Wall</strong>” (MX).&nbsp;</p>



<p>Si prosegue alle 17.00 con una sezione interamente dedicata ai talenti emergenti del nostro territorio chiamata appunto “<strong>Emilia Romagna Docs</strong>” con i documentari “<strong>Pi Amuri o Pi Raggia</strong>” di <strong>Fabrizio Raggi </strong>e la <strong>prima mondiale </strong>“<strong>The childhood experience</strong>” di <strong>Valentina Olivato</strong>. Entrambi i registi erano presenti in sala. Fabrizio sceglie di raccontare una realtà quasi dimenticata, quella dei cantastorie siciliani, mentre <strong>Valentina </strong>racconta la storia di una <strong>famiglia bolognese </strong>e del suo <strong>modello educativo libertario</strong>. Di fronte alle perplessità, sono gli stessi ragazzi presenti in sala a difendere l’educazione ricevuta: “Ogni giorno c’è un nuovo modo di imparare” dice Miranda e le fa eco anche Ines, la sorella maggiore: “Non ci pesa non andare a scuola, abbiamo possibilità di fare nuove amicizie in altro modo”.&nbsp;</p>



<p>Le proiezioni del pomeriggio si sono concluse alle 18.00 con <strong>confini femminili,</strong> una serie di corti che esplora la condizione e il concetto di donna attraverso gli occhi di filmmaker di differenti culture e paesi. Dagli <strong>USA </strong>alla <strong>Norvegia </strong>e <strong>all’Iran </strong>passando per il <strong>Giappone </strong>si intrecciano <strong>2 prime europee </strong>(“<strong>Woman screaming in a car</strong>” e “<strong>Woman of the photographs</strong>” e <strong>una italiana </strong>(“The <strong>Manchador</strong>”) che portano a Santarcangelo una celebrazione di tutte le sfumature del femminile.&nbsp;</p>



<p>All’ora dell’aperitivo è stato inaugurato il<strong> Castle Bar</strong>, il luogo di ritrovo dei creativi e di tutti gli affezionati al Nòt Film Fest, gestito dal Cucinino di Santarcangelo e che ospita il food truck di <strong>Franceschetta58</strong>, il bistrot dell’Osteria Francescana. Qui l’attore <strong>Luca Guastini </strong>leggerà per 4 giorni le <strong>sceneggiature </strong>in lingua originale di film, che sono partiti come produzioni indipendenti per poi riscuotere grande successo nel panorama mainstream. Si è dato il via agli appuntamenti con il Premio Oscar per la miglior sceneggiatura “<strong>JoJo Rabbit</strong>” di Taika Waititi, nella sua scrittura originale risalente a tre anni prima dell’effettiva realizzazione del film.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Quello che viene dopo è un turbinio di <strong>colori</strong>, <strong>riflettori </strong>e <strong>risate</strong>: si inizia ufficialmente il festival con la <strong>cerimonia </strong>di <strong>apertura</strong>. Sul <strong>red carpet </strong>hanno sfilato&nbsp; filmmaker, attori, giornalisti, volontari e ovviamente i fondatori della manifestazione <strong>Noemi Bruschi</strong>, <strong>Alizé Latini </strong>e <strong>Giovanni Labadessa</strong>, che si impegnano affinché tutti si sentano a proprio agio e possano vivere il festival nel clima di comunità creativa che lo caratterizza. Quest’anno è particolarmente importante per il festival, che al suo terzo anno di vita ha voluto comunque esserci rispettando tutte le <strong>norme </strong>di <strong>sicurezza</strong>, come il red carpet 5&#215;30 e i posti limitati in sala.&nbsp;</p>



<p>Proprio sul red carpet hanno fatto la loro prima apparizione anche i <strong>giudici</strong>, tra cui <strong>Sandra Lipski, Luca Scarcella, Stefano Cipani, Luca</strong><strong> Severi, Anna Pennella e Peter Baxter</strong>, presidente di giuria, che ha introdotto e presentato i film proiettati all’arena allo Sferisterio: <strong>Zombies</strong> (Congo) video musicale del visionario Baloji; <strong>Beats</strong> (Scozia) lungometraggio provocante e ribelle di Brian Welsh che racconta la storia di due amici che vogliono partecipare a un rave nella Scozia proibizionista degli anni 90.&nbsp;</p>



<p>Dopo le proiezioni serali ci si è spostati di nuovo al <strong>Castle bar</strong>, questa volta per rilassarsi, chiacchierare e ascoltare i <strong>concerti </strong>e ballare con&nbsp; i <strong>dj set </strong>curati da <strong>Kadesh </strong>&amp; <strong>G </strong>che saranno presenti tutte le sere fino all’1:30. Ad aprire la serie, troviamo <strong>g.em</strong>, giovane cantautrice indipendente romagnola che presenta i suoi brani accompagnandosi al piano o all’ukulele.&nbsp;</p>



<p><strong>Tutti i film </strong>menzionati e in concorso sono <strong>disponibili </strong>dal<strong> 27 al 30 agosto</strong> su  <a href="https://notstream.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">NOTSTREAM</a>, la piattaforma <strong>streaming </strong>tutta <strong>italiana </strong>del <strong>cinema indipendente</strong> creata dal <strong>Nòt Film Fest.</strong></p>



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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Jaha&#8217;s promise</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Dec 2017 11:27:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Dal titolo alla realtà, il film documentario di Patrick Farrelly e Kate O&#8217;Callaghan, ci restituisce la promessa mantenuta e onorata da Jaha </span><span style="font-size: large;">Dukureh</span><span style="font-size: large;">, una promessa fatta a se stessa ancor prima che a tutte le ragazze e donne che, come lei hanno dovuto subire una pratica e una consuetudine che segnano la vita di ogni donna costretta a patirle: mai più mutilazioni genitali femminili, mai più matrimoni infantili forzati.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Due pratiche che Jaha conosce molto bene per averle vissute su di sé, in Gambia, il suo paese natale, ancora bambina è stata sottoposta a mutilazione genitale e successivamente, a 15 anni portata dal padre a New York per sposarla ad uno sconosciuto di 45 anni, a cui era stata promessa dalla famiglia quando aveva 9 anni.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La determinazione di Jaha a non accettare passivamente le ingiustizie, le consente dopo dieci anni di sottrarsi</span><span style="font-size: large;"> a quel matrimonio, e di costruirsi una nuova famiglia, con un altro compagno, scelto da lei e che con lei condivide l&#8217;idea di libertà femminile e la sostiene nel suo impegno al contrasto delle sopracitate pratiche.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La sua tenacia e il sostegno del nuovo marito la incoraggiano a tornare in Gambia per condurre su campo la sua lotta, e proprio nel paese delle sue origini avvia e guida una campagna contro le pratiche che le hanno segnato la vita. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9967" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;intelligenza di Jaha le fa tuttavia intuire che non sarebbe favorevole, per l&#8217;efficacia della lotta, chiudersi in un&#8217;enclave con sole donne, peraltro non sempre disposte ad accettare la sua posizione. Eccola quindi a cercare e perseguire un&#8217; alleanza anche con i maschi. esponendo e spiegando l&#8217;obbiettivo della sua lotta, per strada, con i giovani uomini che incontra e nella casa paterna dove, grazie all&#8217;accordo con il suo stesso padre, riesce nel fermo intento di salvare la sorellina neonata, sottraendola al disegno di mutilazione genitale della giovane madre, ultima moglie, che si rassegna a rinunciarvi a fronte della nuova decisione del marito. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Portare a discussione, senza animosità</span><i> </i><span style="font-size: large;">ma con inconfutabile pacatezza la questione è l&#8217;atteggiamento che ha consentito a Jaha non solo di raggiungere l&#8217;affermazione di un risultato favorevole della sua lotta per le donne le ragazze le bambine, ma mosso anche ad una consapevolezza dell&#8217;atrocità e dell&#8217;insensatezza di una pratica accettata per inerzia tradizionale e nell&#8217;ignoranza la stessa popolazione maschile. </span><i> </i></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Jaha, con le alleanze e il sostegno femminili e maschili nell&#8217;intero paese, riesce a mettere anche le strutture di potere di fronte alle loro responsabilità, a pretendere rispetto per i diritti delle donne, bambine e ragazze e l&#8217;esito, a fronte di tanta lucida e indiscutibile richiesta, non può che essere positivo. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 28 dicembre 2015 il governo del Gambia proibisce per legge le MGF (Mutilazioni Genitali Femminili), con la reclusione fino a tre anni di chi se ne renda responsabile e/o un&#8217;ammenda di 1200 euro, pari a 4 volte il salario medio, ottimo deterrente in un paese la cui popolazione non gode certo di diffuso benessere economico. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 6 luglio 2016 inoltre, il governo del Gambia vieta i matrimoni forzati con minori e prevede il carcere per chi li contrae.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film si rivela quindi, molto più che racconto, l&#8217;eccezionale affresco di uno straordinario riscatto sia individuale che sociale riuscito, che pur senza eluderla, ma anzi riconoscendola e affrontandola, ha potuto superare la tensione di un conflitto personale, familiare e politico.</span></p>
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		<title>E&#8217; iniziata la &#8220;stagione del taglio&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 04:23:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/th7CXDIFWA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5718" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5718" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/th7CXDIFWA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th7CXDIFWA" width="147" height="152" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La pratica delle mutilazioni genitali femminili o MGF, è definita dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità come “qualsiasi procedura che intenzionalmente altera o provoca lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche”… ed è diffusa soprattutto in estate quando le ragazze non vanno a scuola e hanno più tempo per guarire. La mutilazione genitale femminile è una palese violazione dei diritti umani estremamente pericolosa che può causare infezioni, parti difficili, mestruazioni dolorose e limitare il piacere sessuale. E’ una pratica culturale e non religiosa che come rito di passaggio ha lo scopo di tenere sotto controllo il corpo della donna e l’intera società. Si calcola che 200 milioni di donne e bambine in 30 Paesi in tutto il mondo hanno subito questa pratica: in Somalia addirittura più del 90% e questo ha spinto le autorità a cambiare la legislazione: nella regione del Puntland, nord-est della Somalia, è stato appena presentato un disegno di legge per la completa abolizione e gli analisti politici valutano che i 3/4 dei parlamentari sono favorevoli all’iniziativa.</p>
<p><a href="https://secure.avaaz.org/en/fgm_somalia_ban_loc/?bBdxNdb&amp;v=73870&amp;cl=9617336259&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://secure.avaaz.org/en/fgm_somalia_ban_loc/?bBdxNdb&amp;v=73870&amp;cl=9617336259&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Livia Grossi e il suo giornalismo a teatro</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2016 05:59:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha avuto l&#8217;occasione di rivolgere alcune domande alla giornalista Livia Grossi che, in questo periodo, sta portando in alcuni teatri milanesi l&#8217;esperienza del reportage sul palco. Si chiama proprio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</i> ha avuto l&#8217;occasione di rivolgere alcune domande alla giornalista Livia Grossi che, in questo periodo, sta portando in alcuni teatri milanesi l&#8217;esperienza del reportage sul palco. Si chiama proprio <i>Reportage teatrale. Il giornale parlato. Rassegna d&#8217;informazione in scena. </i>il progetto di Livia Grossi, al Franco Parenti di Milano: il teatro è Arte e comunicazione e, come tale, suscita emozioni e dovrebbe fare riflettere.</p>
<p>Ecco a voi le risposte della giornalista che ringraziamo molto.</p>
<p>Come si possono coniugare giornalismo e teatro?</p>
<p>Pratico la professione di giornalista da 25 anni, occupandomi di Spettacolo e Cultura per il Corriere della sera (da diciotto anni), precedentemente per Il Tempo, l&#8217;Unità e altre testate e – sia come giornalista sia come lettrice – mi sono resa conto che a volte si girano le pagine dei quotidiani con un po&#8217; di superficialità per cui ho pensato che fosse interessante provare ad informare le persone tramite la forma del reading teatrale: dare voce a chi non ne ha – perchè certe notizie non trovano ampi spazi nella stampa nazionale – attraverso le storie che ho raccolto anche durante i miei viaggi nel mondo, in particolare in Africa subsahariana. L&#8217;idea, infatti, è nata dalle figure dei <i>griots</i>, i cantastorie afrcani, che di villggio in villaggio, tramandano le tradizioni, la Memoria, le vicende delle famiglie e anche insegnamenti di vita. Inoltre, in passato, ho seguito anche un&#8217;esperienza di teatro degli incontri, dove le persone comuni sono chiamate a scrivere e mettere in scena alcuni testi a carattere sociale, e tutto questo materiale è diventato il reportage che proponiamo nei teatri della città.</p>
<p>Qual è il filo conduttore che lega le storie raccontate?</p>
<p>I diritti civili e umani. Le prime tre sono al femminile. Presso il Centro di accoglienza e di aiuto in Via Sammartini a Milano, pochi anni fa, ho avuto una conversazione con una signora sudamericana (è tutto quello che posso dire sulla sua identità) che ha trascorso otto anni in un carcere del proprio Paese per l&#8217;accusa di terrorismo: all&#8217;epoca aveva 26 anni e allattava il figlio appena nato. E&#8217; riuscita ad essere liberata e a scappare, ma il marchio le è riamsto addosso: per la “sua gente” rimane il tatuaggio di terrorista e ha divuto attendere due anni prima di vedersi riconosciuto lo status di rifugiata. Poi ascoltiamo le parole di Puska, nubile, albanese e donna, simbolo di un caso antropolgico di grande rilevanza perchè, per poter lavorare e gestire la famiglia da sola &#8211; lei non si è sposata, ma molti altri  uomini sono morti nel conflitto, nella mafia e per malattia – secondo la legge del <i>Kanun</i>, è stata costretta a cambiare genere: Puska è diventata un uomo. Si veste, parla e si comporta come un uomo. Ora ha 76 anni, ma la sua anima parla ancora al femminile perchè tutti la riconoscono come maschio, si rapportano a lei come tale, ma non è cambiata la sua identità biologica. E ancora: nella foresta del Senegal, una donna di 46 anni, analfabeta, perde le due figlie, di 6 e 7 anni, a causa dell&#8217;infibulazione. La signora lascia il marito e torna nella propria famiglia di origine, per fortuna una famiglia di persone illuminate. Dopo qualche tempo incontra un altro uomo, ma gli fa giurare che se fosse rimasta incinta di una femmina non avrebbe praticato alcuna mutilazione genitale, il marito accetta e metteranno al mondo altre due figlie.</p>
<p>Da allora, la signora senegalese si sposta, di capanna in capanna, per parlare con le altre donne, per dar loro informazioni, per fare attività di prevenzione. Dieci anni di lavoro insieme all&#8217;UNICEF, a una ONG locale e a un movimento al femminile del parlamento di Dakar hanno portato a sancire l&#8217;infibulazione come reato, anche il 28 o 30% della popolazione – cristiana e musulmana – continua a praticarla.</p>
<p>C&#8217;è una storia più forte o grave delle altre?</p>
<p>Direi di no. Ogni racconto ha la propria peculiarità, è grave per le conseguenze subìte dalle persone che ne sono state protagoniste e ogni vicenda mette in luce un problema o un diritto negato.</p>
<p>L&#8217;Occidente e il Sud del mondo: errori e opportunità&#8230;</p>
<p>L&#8217;errore più grave è l&#8217;indifferenza: legare certi temi soltanto alla giornata della ricorrenza (ad esempio l&#8217;8 marzo). C&#8217;è una parte di società civile attenta e impegnata, ma è una minoranza.</p>
<p>E&#8217; come se, negli ultimi 20 anni, ci avessero somministrato un sedativo per la mente e la coscienza, quasi che determinati argomenti fossero disturbanti e, quindi, fosse meglio non parlare di tematiche serie e importanti. Invece è necessario aprire gli occhi, guardare il mondo diversamente, anche perchè abbiamo la fortuna di accedere all&#8217;istruzione e alle informazioni, possiamo muoverci ed è nostro dovere farlo, fare qualcosa di attivo, prima per allenare la nostra capaicità critica e poi per trasformare i nostri comportamenti e le nostre azioni. L&#8217;indignazione non deve rimanere individuale e sterile, ma collettiva e produttiva di cambiamento.</p>
<p><b>I prossimi appuntamenti del “Reportage teatrale” sono: </b></p>
<p><strong>7 aprile: </strong>ci si sposta in Albania con la storia di Puska; ospite l’antropologo Franco La Cecla.</p>
<p><strong>21 aprile:</strong> Livia Grossi porta sul palco la vicenda della senegalese Marietu ‘Ndaye, che dopo la morte delle figlie per infibulazione ha deciso di ribellarsi a questa terribile pratica. Interviene Alessandra Kustermann, primario alla Mangiagalli.</p>
<p><strong>12 maggio</strong> «Nonostante Voi. Storie di donne coraggio», con la regia di Gigi Gherzi. Una riflessione  sui ruoli sociali e sul valore della donna come individuo.</p>
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		<title>Mutilazioni genitali femminili (MGF): THE CUT, rompere il tabù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 05:28:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>The cut. Voci del cambiamento, il nuovo saggio di Valentina Mmaka – scrittrice e attivista – mescola il registro dell&#8217;informazione con quello dell&#8217;Arte per rompere il tabù verso uno dei temi più importanti della&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5240" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5240" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (199)" width="542" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 542w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-199-300x278.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 542px) 100vw, 542px" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"><i>The cut. Voci del cambiamento</i></span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;">, il nuovo saggio di Valentina Mmaka – scrittrice e attivista – mescola il registro dell&#8217;informazione con quello dell&#8217;Arte per rompere il tabù verso uno dei temi più importanti della nostra contemporaneità: quello delle mutilazioni genitali femminili, una pratica diffusa in molitissimi Paesi, un problema globale. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;">Valentina Mmaka ha raccolto testimonianza e interviste di donne (di varie età) che l&#8217;hanno subìta, che l&#8217;hanno praticata e anche di persone e di artisti che mettono la propria creatività a serivizio di un lavoro culturale, perchè si parte sempre dalla mentalità e dalla conoscenza per modificare i comportamenti individuali e collettivi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-198.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5239" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5239" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-198.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (198)" width="193" height="208" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;"> </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="color: #000000;">L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato Valentina Mmaka e la ringrazia moltissimo per questo approfondimento.   </span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Il testo nasce dal progetto “Gugu Women Lab”: ce ne vuole parlare?</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2011 ho fondato a Cape Town un collettivo di donne sudafricane e migranti da altri paesi africani. L’idea del collettivo era lavorare ad un progetto di scrittura che avesse come obiettivo quello di identificare le interrelazioni tra identità e spazi. Nel corso degli incontri, abbiamo esplorato diverse modalità per rappresentare l’ espressione e la scoperta identitaria, così come diverse nozioni di spazio. Dal lavoro è emerso che lo spazio che ciascuna donna voleva affermare era il proprio corpo. Alcune delle partecipanti hanno cominciato a condividere la loro esperienza del “taglio”e da lì c’è stata la volontà di rompere il tabù attorno al tema, realizzando uno spettacolo teatrale, un testo che raccontasse il corpo violato della donna ma al tempo stesso la sua auto affermazione. Il percorso che ha portato alla realizzazione di THE CUT è stato un lungo intenso viaggio verso l’acquisizione di consapevolezza della propria identità. L’idea centrale di tutto il lavoro è che l’arte, più di ogni altro percorso formativo, è in grado di sensibilizzare e smuovere le corde emotive della gente.</p>
<p align="JUSTIFY">Quali sono le pratiche che riguardano le Mutilazioni Genitali Femminili e quali conseguenze hanno sul corpo e sulla psiche delle donne che le subiscono?</p>
<p align="JUSTIFY">L’OMS classifica 4 tipologie di MGF: Tipo I, noto come clitoridectomia, consiste nella rimozione parziale o totale del clitoride e del prepuzio; Tipo II, conosciuto come escissione, consiste nella rimozione parziale o totale del clitoride e/o di entrambe le piccole e grandi labbra; Tipo III, noto come infibulazione, consiste nella chiusura vaginale riducendo le piccole e grandi labbra, lasciando un piccolo foro per l’urina e il ciclo; il Tipo IV, racchiude tutte le altre procedure legate ai genitali femminili come il pierceing, il nicking, l’incisione e la cauterizzazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Le conseguenze delle MGF sono innumerevoli. Ci sono conseguenze immediate come il tetano, la setticemia, infezioni urinarie, emorragie oltreché paura ad urinare per il dolore che provocano. A queste si aggiungono conseguenze a lungo termine sia fisiche che psicologiche. Quelle fisiche più gravi sono quelle legate alla gravidanza. L’insorgere di infezioni vaginali può compromettere l’esito della gravidanza quindi provocare aborti, rottura prematura del sacco amniotico, parto prematuro. Recenti ricerche hanno confermato che le donne che hanno subito le MGF, hanno il 55% in più di rischio di perdere il bambino al momento del parto. Anche durante il parto i rischi sono grandi, spesso si richiede un’ operazione di deinfibulazione per evitare al bambino di restare intrappolato nel canale vaginale e quindi soffocare a cui fa seguito una ulteriore operazione di re -infibulazione per riportare la vagina al suo aspetto iniziale. Tutto questo comporta sofferenze atroci per la donna. Tra le altre problematiche si possono riscontrare problemi come la fistula, l’AIDS, la sterilità. I danni psicologici legati al trauma sono l’insicurezza, il senso di perdita, l’impossibilità a provare piacere sessuale e spesso in conseguenza a questo a mantenere relazioni interpersonali stabili e durature. C’è un senso di alienazione e di solitudine, soprattutto perché le MGF sono ancora tutt’oggi un tabù anche presso le comunità che le praticano, non se ne parla apertamente e questo rende difficile condividere le proprie paure e inscurezze.</p>
<p align="JUSTIFY">Dove e da chi vengono praticate e quali sono i motivi (appartenenti alla tradizione culturale) che le motivano?</p>
<p align="JUSTIFY">Le MGF vengono praticate nei cinque continenti. I flussi migratori hanno amplificato la presenza del problema nelle nostre società. Si pensa erroneamente che le MGF siano un fenomeno esclusivamente africano, invece vengono praticate nel Sud Est Asiatico, in Medio Oriente, in India presso i Dawoodi Bohra, e nella diaqspora in Europa, negli Stati Uniti, in Australia. Fino a non molto tempo fa venivano praticate anche in Australia, Colombia e Perù da popolazioni autoctone.</p>
<p align="JUSTIFY">Le motivazioni per cui si praticano le MGF sono varie, a seconda dell’area geografica. Si tratta perlopiù di un fattore culturale tramandato da centinaia di anni. Presso alcune popolazioni viene addotta una motivazione religiosa, sebbene nessun testo sacro menzioni le MGF. Ci sono poi fattori sociali ed economici. In molte culture, una ragazza non mutilata è considerata una ragazza impura e in quanto tale non può accedere all’istituto del matrimonio e questo significa che non sarà in grado di portare una dote alla sua famiglia.</p>
<p align="JUSTIFY">Vengono perlopiù praticate da éxciseuse, donne anziane che ereditano la “professione” dalle madri. In alcuni paesi le MGF sono adirittura medicalizzate, basti pensare all’Indonesia dove l’incisione del clitoride avviene sulle bambine neonate in quello che viene chiamato il “birth package” un pacchetto di “servizi” che la neonata riceve nelle prime settimane di vita, esso comprende oltre al piercing nel lobo dell’orecchio e una serie di vaccinazioni standard anche la mutilazione dei genitali.</p>
<p align="JUSTIFY">In tema di diritti umani: come può, la comunità internazionale, contrastare le MGF?</p>
<p align="JUSTIFY">La comunità internazionale dovrebbe innanzi tutto investire nella formazione a partire dalla scuola. In ogni scuola dovrebbe essere obbligatoria la formazione di studenti e insegnanti su tematiche legate ai diritti umani, uno spazio dove si possa parlare apertamente di argomenti come le Mutilazioni Genitali Femminili e in modo più ampio della Violenza di Genere, creando un supporto umano e psicologico per tutte le bambine che provengono da paesi che praticano le MGF. È un problema che riguarda milioni di donne e ragazze nel mondo. Secondo l’ultimissimo rapporto dell’Unicef sarebbero ben 200 milioni e non 140 milioni come si pensava fino a pochi mesi fa, le donne che portano i segni delle mutilazioni e circa 86 milioni di bambine sono a rischio nei prossimi 15 anni. Sono numeri importanti che devono farci comprendere le dimensioni del problema. Le migrazioni hanno portato all’attenzione questo problema sebbene in molti paesi di immigrazione come l’Italia si faccia ben poco a riguardo. La scuola è il luogo del vero cambiamento. I ragazzi possono diventare dei veri mediatori agevolando le famiglie ad aprirsi ad un dialogo pubblico condiviso sulla tematica.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci sono poi le figure professionali come medici di famiglia, ginecologi, ostetriche, pediatri, ufficiali di polizia e assistenti sociali che dovrebbero anche’essi beneficiare di un piano formativo in grado di offrire loro strumenti validi per fronteggiare emergenze e monitorare l’incidenza del problema nei diversi paesi. Ho conosciuto tantissime donne sopravvissute alle MGF che hanno incontrato innumerevoli difficoltà a spiegare la loro esperienza a medici, ad esempio nei consultori o all’atto della richiesta di asilo presso la polizia di frontiera.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ruolo fondamentale dovrebbero poterlo inoltre svolgere i mass media trattando l’argomento in modo non pregiudizievole, ma inclusivo. Informare e offrire uno spazio di dialogo e confronto, questo andrebbe fatto.</p>
<p align="JUSTIFY">Con particolare enfasi andrebbero coinvolti gli uomini al fianco delle donne. Le MGF nascono storicamente in seno a società patriarcali per controllare il corpo delle donne, quindi un loro coinvolgimento nella lotta allo sradicamento di questa pratica avrebbe un impatto efficace e un ‘accelerazione rapida. In Kenya e in Nigeria conosco decine e decine di giovani attivisti che si fanno portavoce della campagna anti MGF.</p>
<p align="JUSTIFY">A livello internazionale, un passo importante sarebbe quello di individuare strategie transnazionali per sradicare il problema. Non esiste un unica soluzione al problema, bisognerebbe investire meno in conferenze e summit mondiali e più in programmi di formazione a livello locale di comunità. E’ evidente che l’impegno delle grandi organizzazioni mondiali impegnate da decenni nella lotta allo sradicamento delle MGF non sono riuscite con la loro strategia “unica” a raggiungere l’obiettivo prefissato. Guardiamo ad esempio al Senegal, dove solo alcune minoranze praticano le MGF, ancora oggi si praticano nonostante diversi organismi internazionali lavorino sul campo da oltre vent’anni. Se non sono riuscite a sradicare totalmente il problema di poche minoranze in una generazione, significa che la strategia unica non funziona.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto è importante la scrittura (o la cultura in genere) per cambiare la mentalità e affermare il rispetto per la donna e il suo corpo?</p>
<p align="JUSTIFY">Tantissimo. La violenza è un fattore culturale e per quanto le leggi siamo importanti e necessarie occorre cambiare la cultura che produce quella violenza per poterla sradicare definitivamente. Ci deve essere una cultura del rispetto condivisa perché si possano abolire tutte le forme di violazione dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">La scrittura e l’arte in genere, sono ottimi strumenti attraverso cui il cambiamento culturale può avvenire. Contribuisce a una presa di coscienza, ci avvicina all’esperienza dell’altro, ci offre la possibilità di sperimentare la molteplicità dell’esperienza umana. Ho lavorato con tantissime donne offrendo la scrittura come strumento di conoscenza e come momento liberatorio e di auto affermazione, senza pregiudizi. Lo spettacolo THE CUT, che ho portato in giro in Italia e in altri paesi, ha sortito reazioni inattese negli spettatori che spesso hanno chiesto come fare per saperne di più sul problema e come fermarlo. Il teatro mi ha dato l’opportunità di incontrare gente diversa, la comunicazione è immediata e senza filtri, ci sei tu e lo spettatore e il feedback è sempre produttivo ed emotivamente coinvolgente. Portare il testo ai ragazzi delle scuole al di fuori dell’Italia, penso alla Spagna o alla Gran Bretagna o al Kenya, ha sortito entusiasmo e interesse. Gli studenti sono i primi a volerne sapere di più. In Italia purtroppo, dalla mia esperienza, le scuole si sono defilate da un confronto, questo per paura di affrontare un tema di cui non si sa nulla e che a detta degli insegnanti e dirigenti di istituto “rischia di creare nuove forme di discriminazione”. E’ chiaro che c’è molta ignoranza sull’argomento, non può esserci nulla di più discriminatorio che mantenere il silenzio su un abuso di minore come quello che le MGF rappresentano!”</p>
<p align="JUSTIFY">Anche a questo scopo ho scritto un libro sull’argomento (titolo <i>THE CUT. Voci Globali del Cambiamento per Rompere il Silenzio sulle Mutilazioni Genitali Femminili)</i> che cerca di presentare il tema delle MGF in modo esaustivo sotto tutti i punti di vista, da quello legislativo a quello sanitario, da quello sociologico a quello culturale oltreché dal punto di vista artistico, diventando così anche uno strumento formativo. Ho incontrato centinaia di attivisti e colleghi artisti in giro per il mondo impegnati nella lotta alle MGF, la loro voce è determinante per comprendere appieno l’esperienza di chi ha subito le MGF e di come poter dare voce a chi non ce l’ha rompendo il silenzio su questo tabù.</p>
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		<title>Contro le mutilazioni genitali femminili, di Valentina Acava Mmaka</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2013 04:39:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ringraziamo tantissimo l&#8217;autrice per averci mandato questo suo contributo da condividere con tutti voi. Ho da poco concluso la prima parte di un tour in Italia cominciato a marzo di quest’anno in cui ho&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
tantissimo l&#8217;autrice per averci mandato questo suo contributo da<br />
condividere con tutti voi. </p>
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<a href="http://4.bp.blogspot.com/-gBjIO1BcR_w/UiWDNn8b5pI/AAAAAAAAAH4/07ojisy7kw8/s1600/valentina+1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="212" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
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Ho<br />
da poco concluso la prima parte di un tour in Italia cominciato a<br />
marzo di quest’anno in cui ho portato in giro una performance<br />
poetico-teatrale “The Cut-Lo Strappo” che è nata da una<br />
esperienza che ho fatto in Sudafrica a Cape Town. Nel 2011 ho dato<br />
vita ad un collettivo di donne con le quali volevo lavorare ad un<br />
progetto di scrittura e diritti umani. Nel corso del periodo in cui<br />
abbiamo lavorato insieme, sono state tante le tematiche affrontate,<br />
quella che alla fine ha preso il sopravvento sulle altre è stata le<br />
Mutilazioni Genitali Femminili (MGF). Il tema non mi era nuovo, avevo<br />
già scritto di MGF, avevo già avuto modo anni addietro di<br />
incontrare donne infibulate. Ma questa volta è stato diverso, perché<br />
questa volta si è presentata a me in modo inaspettato. Nel corso del<br />
lavoro una donna del collettivo mi ha confidato di essere stata<br />
vittima del “taglio”. Ad un certo punto del nostro lavoro, nel<br />
momento in cui riflettevamo sulla percezione di limiti e divieti<br />
imposti dalla società, si deve essere creato in lei un conflitto tra<br />
la sua esperienza e la possibilità di condividerla con il gruppo di<br />
lavoro. Era sorto in lei un dubbio (è possibile condividere un<br />
tabu’?), che al tempo stesso era una richiesta (come uscire dal<br />
dolore? come riappropriarsi o costruirsi una vita senza una parte di<br />
sé?). Sicuramente il potere della parola, dell’immaginario hanno<br />
sortito in lei la consapevolezza che l’arte può essere<br />
rappresentativa di una presa di posizione, di un’idea, di un<br />
cambiamento. Lei aveva percepito, anche se non completamente a<br />
livello conscio, che per cambiare si deve dire di NO a ciò che ad un<br />
certo punto della tua vita ha impedito una scelta.
</div>
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Oggi<br />
sono 140 milioni circa le vittime nel mondo. Due milioni le bambine<br />
che ogni anno nel mondo vengono sottoposte alle Mutilazioni Genitali<br />
Femminili, denominazione entro cui rientrano diverse pratiche: dal<br />
taglio del clitoride, l’escissione, l’infibulazione. Sono tutte<br />
pratiche invalidanti e irreversibili, questo significa che la donna<br />
mutilata è una donna che porta sul suo corpo il dolore fisico nel<br />
quotidiano; il semplice urinare, il ciclo mestruale, la maternità,<br />
sono tutti eventi in cui la donna patisce rischiando continuamente la<br />
sua vita a causa di infezioni, setticemia, tetano, senza contare che<br />
le mutilazioni aumentano il rischio di infertilità.
</div>
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Le<br />
MGF vengono praticate per diversi motivi: inibire il piacere sessuale<br />
nella donna, che deve essere esclusivo dell’uomo; controllare la<br />
fedeltà della donna (il dolore che la donna prova nel rapporto<br />
sessuale e il suo piacere inibito, scoraggiano la donna a<br />
intraprendere relazioni adulterine); rendere la donna pura asportando<br />
quella parte del corpo ritenuta imperfetta. E’ importante<br />
sottolineare che le MGF non sono una pratica prescritta da alcuna<br />
religione, né tantomeno sono un problema solamente africano.<br />
Certamente l’Africa è il continente con il maggior numero di paesi<br />
dove sono praticate, ma ricordo che l’Indonesia, l’India, il Sud<br />
America sono tra i le aree geografiche dove le MGF sono una pratica<br />
tradizionale presso alcuni popoli. Uno degli aspetti raramente<br />
condivisi e sottolineati è l’implicazione che questa pratica ha<br />
non solo a livello culturale ma anche socio economico. Le MGF<br />
praticate nei paesi di origine, non rispondo solo alla necessità di<br />
ribadire un ideale che vuole la donna facilmente controllabile<br />
dall’uomo, ma anche ad una esigenza di tipo economico. Innanzi<br />
tutto la <i>daya</i><br />
che pratica le MGF vive di questo, viene pagata per farlo, è il suo<br />
lavoro. Quindi al di là del ruolo di prestigio sociale tramandato,<br />
la <i>daya</i><br />
svolge una professione che è la sua fonte di guadagno. Inoltre la<br />
bambina senza il taglio è una bambina che non potrà mai accedere al<br />
mondo femminile delle sue coetanee tagliate, non potrà cioè<br />
sposarsi e questo vuol dire per la famiglia niente dote, altra<br />
implicazione di tipo economico. Un altro degli aspetti sconcertanti è<br />
che in alcune situazioni, soprattutto là dove le mutilazioni sono<br />
praticate in altissima percentuale, talvolta sono le bambine stesse a<br />
richiederla per non essere discriminate a scuola o addirittura per<br />
andare a scuola visto che chi non si sottopone al taglio, viene<br />
bandito dalla frequenza della scuola. Questo è inquietante perché<br />
significa che è una pratica talmente radicata e stigmatizzata che la<br />
mancanza di partecipazione finisce per diventare una ulteriore<br />
condanna dalla società, significa diventare ad un tratto delle<br />
“invisibili”, delle “fuori casta” con le conseguenze del<br />
caso: discriminazione, impossibilità di studiare, allontanamento<br />
della famiglia dal resto della società. In questi casi estremi<br />
sembra 0non esserci una via d’uscita. Ci sono due punti su cui mi<br />
piace riflettere: da una parte c’è l’aspetto dei diritti umani<br />
che vanno tutelati in toto, ad esempio, condannando anche qualunque<br />
tipo di rito alternativo lieve come quello proposto dal medico somalo<br />
Omar Abdulcadir. E su questo tema ci sarebbe molto da dire perché il<br />
concetto di Diritti Umani non è riconosciuto universalmente allo<br />
stesso modo ovunque. Essendo<br />
i diritti umani non riconosciuti universalmente occorre legittimarli<br />
attraverso il confronto pluralista con le culture che non li<br />
contemplano nel loro sistema sociale tradizionale.  Dall’altra<br />
è il ruolo dei migranti nei paesi di immigrazione rispetto a questa<br />
pratica. La pratica delle MGF si è diffusa a livello mondiale nella<br />
nostra contemporaneità grazie ai flussi migratori di persone<br />
provenienti da paesi dove essa è parte della tradizione socio<br />
culturale. Anche in Sudafrica dove le MGF non sono precipue delle<br />
culture locali, capitolo a parte i Venda che la praticano, ho<br />
incontrato migranti provenienti dall’Africa orientale e occidentale<br />
che continuavano a “tagliare” le loro bambine.&nbsp; </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-LzkQ2Pqm5Y0/UiWDUsnWm4I/AAAAAAAAAIA/aQX9zB0nqY8/s1600/valentina+2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="284" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/valentina-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Credo<br />
che il cambiamento sia possibile come è già avvenuto in alcuni<br />
paesi e presso diverse comunità, soprattutto africane, nella<br />
diaspora. Cambiare significa dire di NO non solo a livello<br />
individuale, come scelta e decisione personale ma a livello familiare<br />
e collettivo dell’intera comunità di appartenenza. L’opposizione<br />
del singolo non porta all’abbandono collettivo della pratica,<br />
tuttavia alzarsi in piedi e rivendicare i propri diritti che sono i<br />
dritti fondamentali come quelli alla salute, a condurre una vita<br />
completa, è fondamentale, può offrire una occasione per altre donne<br />
di confrontarsi con la possibilità di cambiare collettivamente.<br />
Lavorare sul cambiamento è possibile grazie ad un percorso di<br />
conoscenza ed emancipazione nei paesi dove le mutilazioni sono<br />
praticate. Le donne che si oppongono alle MGF vengono emarginate e<br />
non godono più di quel sostegno economico che una famiglia può<br />
darle per sopravvivere. Ecco che sradicare la pratica del taglio deve<br />
nascere da un percorso dove la donna viene messa nella condizione di<br />
scegliere e questa condizione prevede l’accesso all’istruzione e<br />
l’acquisizione di una autonomia economica sostenibile che le<br />
permetta di non doversi più sottomettere all’autorità maschile.<br />
Il miglioramento della condizione femminile all’interno della<br />
propria società originaria porta di riflesso anche ad una diversa<br />
percezione delle tradizioni culturali e quindi ad esaminare credenze<br />
e valori optando per un cambiamento nella loro pratica.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
ruolo determinante è quello rappresentato dalle comunità dei<br />
migranti. I migranti che provengono da aree geografiche dove le MGF<br />
sono praticate anche contro la legge, possono diventare mediatori di<br />
un cambiamento. Vivere l’altrove inevitabilmente mette la persona<br />
nella situazione di rapportarsi a nuove idee, a nuovi “modelli”,<br />
a un concetto diverso della donna e dei suoi diritti.  Conoscere<br />
significa prendere coscienza. Se nell’altrove le comunità migranti<br />
riescono ad acquisire consapevolezza circa la dannosità di questa<br />
pratica e riescono, attraverso i loro figli, quindi i migranti di<br />
seconda generazione, a interrompere il supplizio, allora possono<br />
diventare gli interlocutori-fautori del cambiamento anche nei loro<br />
paesi originari. Anche in questo caso, statisticamente si evidenzia<br />
che le donne che godono di una istruzione di livello superiore e<br />
hanno comunque una autonomia economica derivante dal lavoro, non<br />
sottopongono le loro figlie alle MGF. Quindi anche nella diaspora,<br />
tali condizioni di emancipazione vanno garantite in modo da creare<br />
mediatrici efficaci di un cambiamento sostenibile in patria.</div>
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E’<br />
un passaggio fondamentale, il cui primo scoglio da superare è<br />
proprio la condivisione. Le MGF sono un tabù, le comunità che le<br />
praticano non ne parlano, difficile immaginare una dodicenne che<br />
condivida questa esperienza con una coetanea in una scuola italiana,<br />
inglese o spagnola. Sono comprensibili anche i motivi: innanzi tutto<br />
si prova un senso di vergogna perché il proprio corpo è stato<br />
mutilato mentre il corpo delle altre bambine no, poi esiste un<br />
disagio evidente fisico, un trauma psicologico derivato<br />
dall’impossibilità di condurre una vita attiva pari a quella<br />
condotta fino al taglio. Inoltre c’è il dubbio giustificato di<br />
come si possa condividere qualcosa che altri non potrebbero capire o<br />
addirittura che potrebbero giudicare? La scuola secondo me dovrebbe<br />
essere il luogo primario da cui cominciare a riflettere sulla<br />
tematica fornendo ai ragazzi una documentazione completa sulle MGF,<br />
degli strumenti da utilizzare insieme agli educatori e alle famiglie<br />
per avvicinarli al problema con la consapevolezza che sta alla base<br />
di ogni cambiamento sostanziale. Di MGF si parla solo quando la<br />
cronaca riporta notizie drammatiche come quella della bambina<br />
egiziana Suahir morta dopo essere stata infibulata. La letteratura<br />
che ne parla in Italia è insufficiente anche perché è quasi tutta<br />
incentrata sugli aspetti antropologici della pratica, manca ad<br />
esempio una letteratura per ragazzi, a parte il libro di Silvana de<br />
Mari <i>Il<br />
gatto dagli occhi d’oro, </i><br />
non ho trovato una pubblicazione per bambini/ragazzi che tratti<br />
l’argomento sotto forma di racconto-favola-fiaba. Sempre in Italia,<br />
e sempre secondo la mia esperienza, i consultori sono privi di<br />
materiale informativo sulle MGF, forse qualche eccezione saranno i<br />
consultori delle grandi città, ma realmente manca ogni possibilità<br />
di “sentire” che questo problema esiste anche qui. La legge del<br />
2006 prevedeva uno stanziamento economico di diversi milioni di euro<br />
da destinare alla formazione del personale medico sanitario e alla<br />
realizzazione di opuscoli informativi, e sportelli di accesso per le<br />
donne vittime del taglio. Resta inteso che tali finanziamenti non<br />
sono stati investiti come previsto.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
E’<br />
per questo motivo, con uno sguardo speciale rivolto al mondo dei<br />
giovani, che io e il documentarista<br />
Lorenzo Moscia<br />
stiamo<br />
cercando di realizzare un film documentario che parli di MGF sempre<br />
però bypassando l’argomento attraverso i diversi linguaggi<br />
dell’arte che meglio di altri, sa veicolare il dolore e stimolare<br />
un pensiero creativo e sensibile. Il film documentario vuole essere<br />
uno strumento di dialogo e confronto, un’occasione per cominciare a<br />
riflettere sulla tematica coinvolgendo tutte le parti della società,<br />
e offrire anche proposte per un cambiamento sostenibile che abbatta<br />
gli stereotipi e i pregiudizi che purtroppo non aiutano le vittime ad<br />
aprirsi verso una possibilità di confronto. Il progetto di questo<br />
lavoro si chiama Breaking<br />
The Cut<br />
e<br />
per poterlo realizzare si avvale anche di un sistema di<br />
sottoscrizione popolare attraverso cui le persone diventano<br />
co-produttori del documentario. Una formula che oltre a permettere la<br />
realizzazione dello stesso, pone in essere un interesse nella gente<br />
che partecipando al progetto sostiene questa causa di impegno civile.<br />
Stiamo anche coinvolgendo artisti in giro per l’Italia che vogliono<br />
sostenerci con delle serate di poesia, musica, teatro, danza, una<br />
sorta di staffetta “Artisti<br />
contro le MGF” . </div>
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Per<br />
informazioni
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