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	<title>figlio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Perché #sapevamotutte che Giulia Tramontano è stata uccisa dal suo compagno: il senso dell’hashtag sul femminicidio di Senago</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2023 08:39:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giulia-tramontano-2-2-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giulia-tramontano-2-2-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17001" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giulia-tramontano-2-2-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giulia-tramontano-2-2-2-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p><a href="javascript:void(0)"></a><a href="javascript:void(0);"></a><a href="javascript:void(0);"></a><a href="javascript:void(0);"></a></p>



<p>Chiara Severgnini (da 27esimaora.corriere.it)</p>



<p></p>



<p>Quando una donna scompare, non si lanciano accuse infondate: la legge, e il senso civico, insegnano che non ci sono colpevoli finché non c’è una confessione, oppure una sentenza. Quando una donna scompare, si indaga sempre in più direzioni: è la cosa giusta da fare, e le forze dell’ordine lo sanno.&nbsp;<strong>Ma, accanto alla legge, al senso civico e alle buone prassi investigative, c’è il sentire comune. E quello, evidentemente, ci ha spinto a guardare in una direzione ben precisa.&nbsp;</strong>«Lo sapevamo, che era stato lui». Lo stanno scrivendo in centinaia, su Twitter, su Instagram, su Facebook. Uomini e donne, ma soprattutto donne, come rivela l’hashtag: «Lo sapevamo tutte, che era stato lui».</p>



<p>Certo, si sperava in un finale diverso. Si sperava che Tramontano, che era incinta al settimo mese, se ne fosse andata volontariamente. Ma,<strong>&nbsp;purtroppo, quando una donna scompare, la possibilità che sia morta, e che a ucciderla sia stata una persona cara, è alta.</strong>&nbsp;In Italia, nel 2022, sono state assassinate 125 donne, di cui 103 in ambito familiare. Tra il 1° gennaio e il 28 maggio di quest’anno, i femminicidi sono stati 45: in ventidue casi, a uccidere è stato il partner o l’ex partner. Sono dati in linea con quelli degli anni passati. E mettono a fuoco un fenomeno che non si limita solo al nostro Paese: nel 2021, in tutto il mondo, ogni ora ci sono stati cinque femminicidi commessi da familiari delle vittime (lo hanno calcolato due agenzie delle Nazioni Unite, UN Women e UN Office on Drugs and Crime, nel 2022).</p>



<p>«Lo sapevamo tutte» è un hashtag, non un’analisi sociologica. Non ha pretesa di completezza. È solo la frase su cui si sta coagulando un sentimento popolare che mescola rabbia, amarezza e frustrazione, ma purtroppo anche rassegnazione.&nbsp;<strong>«Lo sapevamo» tutte e tutti perché, purtroppo, ci siamo ormai abituati a un copione che sembra ripetersi di continuo, con variazioni minime. Cambiano le circostanze, le armi del delitto, i luoghi. Non cambia, però, il problema di fondo.</strong>&nbsp;Chiamarlo movente sarebbe allo stesso tempo impreciso e riduttivo, perché il «motivo» per cui&nbsp;<a href="https://27esimaora.corriere.it/la-strage-delle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">gli uomini uccidono le donne&nbsp;</a>che fanno parte della loro vita non è sempre lo stesso, ma oscilla lungo uno spettro che comprende possesso, incapacità di accettare la fine di una relazione, desiderio di controllo, rigetto della libertà altrui. C’è, però, una radice comune. E quella è sempre la stessa, come indica con chiarezza in un report del Servizio analisi criminale del ministero dell’Interno, realizzato nel 2022 in occasione della Giornata della donna: lo «storico squilibrio nei rapporti di potere tra i sessi in ambito familiare e sociale».</p>



<p>Lo dice a chiare lettere anche la&nbsp;<a href="https://27esimaora.corriere.it/23_maggio_18/perche-adesione-ue-convenzione-istanbul-buona-notizia-a2e79280-f4ab-11ed-b7d9-7d259dd28bda.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">Convenzione di Istanbul, cui l’Ue ha aderito</a>&nbsp;— dopo anni di attesa — poche settimane fa:&nbsp;<strong>sono le disuguaglianze di genere che pervadono la nostra società a generare molestie, abusi, aggressioni sessuali, femminicidi. Fuori casa, ma soprattutto dentro.</strong>&nbsp;È anche per questo che «lo sapevamo tutte»: perché la violenza è figlia di una cultura in cui siamo immersi e immerse ogni giorno. E se ora c’è chi invita a “insegnare alle donne a proteggersi”, anziché a “educare gli uomini a rispettare i diritti umani delle donne” — perché di questo si tratta: di diritti umani — è sempre per via della stessa cultura. Quella che sovra-responsabilizza le donne e giustifica gli uomini, quella che rinforza gli stereotipi anziché smontarli, quella che predica la “protezione” del genere femminile postulandone — implicitamente — l’inferiorità. La cultura della disuguaglianza, insomma. «Lo sapevamo tutte», perché sappiamo con cosa abbiamo a che fare. Ora, però, si tratta di creare le condizioni perché questa frase non ci serva più.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Mastro Geppetto</title>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/04/16/libriliberi-mastro-geppetto/">“LibriLiberi”. Mastro Geppetto</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p></p>



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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>La fantasia nella fantasia con un tuffo, di testa, nella realtà. La fantasia di Collodi e della sua celebre fiaba che narra di un padre artigiano e di un figlio di legno viene amplificata da Fabio Stassi, autore del romanzo Mastro Geppetto (edito da Sellerio) che, come suggerisce il titolo, si concentra sulle avventure di un uomo ormai vecchio alla ricerca del figlio scomparso.</p>



<p>Con un linguaggio antico, che affonda le radici negli anfratti degli Appennini, tra boschi in penombra, strade acciottolate, luoghi magici e odorose osterie, Geppetto si avventura sulle orme del suo adorato burattino per il quale, nella stamberga in cui hanno vissuto una manciata di giorni, aveva dipinto un orizzonte.</p>



<p>Vittima di uno scherzo crudele e delle vessazioni degli “onorevoli” del Paese, il falegname raccatta le sue poche e umili cose per mettersi in viaggio. Incontra il responsabile di un circo, un sacerdote, un contadino, una giovane fanciulla che gli appare come una visione, unica figura femminile ricorrente in una comunità quasi completamente al maschile.</p>



<p>Geppetto è l&#8217;”anima candida”, per dirla con Voltaire, un uomo ingenuo, dedito al lavoro manuale, che, per sconfiggere la solitudine, è in grado, come i bambini, di dare un cuore ad un oggetto. “Dar vita alle cose”: è da qui che l&#8217;autore, con una maestria linguistica che spesso si fa poetica, entra nell&#8217;interiorità del suo protagonista, un uomo anziano, fragile di ossa e di mente che percorre una sua personalissima ricerca spirituale. I pensieri si confondono, la parola si spezza, il corpo si indebolosce, ma ciò che resta saldo &#8211; come uno dei tanti alberi del paesaggio salvifico e consolatorio che lo circonda &#8211; è il desiderio di riabbracciare il figlio.</p>



<p>L&#8217;umanità è indifferente e cattiva: chi non si omologa, chi non è più nel pieno delle proprie facoltà e delle forze è vittima di bullismo e di discriminazione, o forse lo è soltanto chi è ancora capace di vivere di immaginazione e di bontà.</p>



<p>Il romanzo – raffinato, profondo e commovente – non è soltanto una rivisitazione del Pinocchio collodiano, ma è un espediente per parlare, nel finale, di un tema di stretta attualità, poco considerato perchè, forse, è ancora un tabù: la malattia mentale. La degenerazione cognitiva di una persona non è accettata, così come quella fisica, in un&#8217;epoca e in una società in cui si è costretti ad essere belli, giovani e in salute, per sempre. Lo scrittore romano, invece, si misura con la caducità dell&#8217;esistenza, con quella finitudine che è universale e che ci rende uguali, tutti degni di attenzione e cura. Geppetto, nella sua progressiva spoliazione (quasi mistica), si consuma lentamente, ma resta vivida la luce del suo amore per il figlio. E se vogliamo leggere tutto questo in chiave cristiana, ben venga.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. I domani di ieri</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Oct 2019 06:52:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Ali e Omar. Un figlio e un padre. Omar è un genitore silenzioso e severo, Ali un figlio sensibile che, da adulto, farà lo scrittore per esprimere, forse, tutto quello che&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="356" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/41mHAtlVecL._SX354_BO1204203200_-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13078" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/41mHAtlVecL._SX354_BO1204203200_-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 356w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/41mHAtlVecL._SX354_BO1204203200_-1-214x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 214w" sizes="(max-width: 356px) 100vw, 356px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>Ali e
Omar. Un figlio e un padre. 
</p>



<p>Omar è
un genitore silenzioso e severo, Ali un figlio sensibile che, da
adulto, farà lo scrittore per esprimere, forse, tutto quello che da
giovane non ha potuto. 
</p>



<p>Omar è
un uomo ingombrante: si riscatta dalle umili origini, studiando
presso il prestigioso college Sadiki, a Tunisi; prende parte alle
contestazioni del primo Novecento contro il protettorato francese;
come avvocato, si batte per i diritti dei concittadini insorti contro
la Francia. Eppure resta un padre intransigente e molto silenzioso. 
</p>



<p>Ali, il
figlio, si trasferisce all&#8217;estero, diventa un autore di successo, ma
la sua esistenza non è paragonabile a quella della figura paterna
che, adesso, è fiaccata dalla malattia; il figlio, quindi, decide di
far ritorno in patria per un ultimo saluto e per tentare di aprire
una comunicazione mai avviata. 
</p>



<p>Con una
scrittura esemplare, ricca di dettagli nel descrivere gli ambienti
interni (le abitazioni) e esterni (la città, i villaggi, il Paese),
nel restituire le atmosfere così affascinanti e così ambigue del
mondo arabo, Ali Bécheur &#8211; uno dei più grandi scrittori tunisini
contemporanei &#8211; scrive sì appassionatamente del difficile rapporto
padre/figlio, ma questo diventa occasione per una metafora e una
riflessione &#8211; tramite le due figure simboliche di riferimento e
tramite altri personaggi, soprattutto femminili &#8211; sulla Tunisia di
ieri e di oggi, sui cambiamenti, sulle sconfitte, sulle illusioni e
sulle conquiste, a livello culturale, politico e sociale. 
</p>



<p>Il
romanzo (in edizione italiana edito da Francesco Brioschi) porta un
titolo poetico: <em>Il domani di
ieri</em>. Il tempo è ciclico e
quello dell&#8217;esistenza individuale ne è solo un segmento. Siamo noi
“i domani”, il Futuro di chi ci ha preceduto e abbiamo il dovere
di fare tesoro della Memoria e degli insegnamenti anche &#8211; o più che
mai &#8211; di quelli muti, che passano attraverso le azioni e non le
parole. Lo può fare un singolo, lo può fare un&#8217;intera società
civile. Questa è la grande lezione di questa lettura che vi
consigliamo con il cuore. 
</p>
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		<title>Sembra mio figlio: il nuovo film di Costanza Quatriglio</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2018 07:06:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle sale cinematografiche dal 20 settembre. Consigliatissimo. &#160; &#160; di Alessandra Montesanto Ismail è un uomo dagli occhi a mandorla e lunghi capelli; vive in Italia, ma è di origine afghana, in particolare la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b><span style="color: #ff0000;">Nelle sale cinematografiche dal 20 settembre. Consigliatissimo.</span> </b></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11408" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="810" height="541" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/04SEMBRA-MIO-FIGLIO-Ismail-e-Hassan-mare-810x541-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Ismail è un uomo dagli occhi a mandorla e lunghi capelli; vive in Italia, ma è di origine afghana, in particolare la sua etnia è quella hazara, minoranza perseguitata in patria. A nove anni è dovuto scappare dal Paese d&#8217;origine a causa della guerra. Con un sacrificio immenso, la madre impone ai due fratelli di fuggire in cerca di un luogo in cui vivere in pace e con dignità. Ismail, con il fratello Hassan, segnato dalle torture subìte per mano dei talebani, arriva in Europa dopo aver attraversato l&#8217;Iran, la Turchia e la Grecia.</p>
<p>La loro madre è rimasta in Afghanistan, sempre in attesa di notizie da parte dei figli. Ismail avverte, dalla voce della donna al telefono, che c&#8217;è qualcosa di strano e di inquietante perchè, ad un certo punto, la madre al telefono non riconosce più suo figlio. L&#8217;uomo decide, quindi, di ricongiungersi con lei, dopo circa vent&#8217;anni di lontananza forzata e, per questo, di affrontare il viaggio verso la propria terra, un viaggio duro e difficile perchè ormai Ismail, dal carattere forte, ma silenzioso, appartiene anche all&#8217; Occidente, la sua identità è divisa in due. Nel percorso esitenziale di Ismail sarà fondamentale un&#8217;altra figura femminile: la donna di cui si sta innamorando, in Italia. Ma il viaggio verso le proprie radici fugherà i dubbi e cambierà il suo destino.</p>
<p>Ismail è l&#8217;alter ego del poeta Mohammad Jan Hazad, interpretato dal giornalista (e anch&#8217;egli poeta) Basir Ahang. Jan Hazad ha percorso gli stessi territori ripresi nel film, per gli stessi motivi e, dal giorno della sua partenza dall&#8217;Afghanistan, non ha più avuto notizie della propria madre; solo dopo averla rintracciata per caso, si accorge che la donna non lo riconosce dalla voce ed ecco che inizia il <em>nostos </em>di Jan/Ismail.</p>
<p>“Sembra mio figlio”: titolo dell&#8217;ultimo lavoro di Costanza Quatriglio che con quest&#8217;opera &#8211; presentata in anteprima mondiale, fuori concorso, al Festival di Locarno &#8211; nasce da un precedente film della stessa autrice, “Il mondo addosso” sul tema della vita degli immigrati in Italia. Un tema, quello dello strappo dalle radici, che si fa universale tramite i volti, gli sguardi, i non-detti degli attori protagonisti della nuova pellicola. C&#8217;è coraggio nel raccontare una storia di migrazioni sul grande schermo, in questi tempi bui di rigurgiti razzisti; c&#8217;è coraggio nel proporre una storia sui sentimenti, a lungo custoditi nel silenzio; c&#8217;è coraggio nel seguire gli animi, oltre ai passi, dei protagonisti, prendendosi tutto il tempo necessario; è un coraggio richiesto anche allo spettatore, che si trova ad immergersi in un altrove e che, per questo, è costretto ad abbandonare le proprie certezze. Alcuni dialoghi sono rimasti in lingua farsi, per restituire la verosomiglianza di una vicenda che, anche se raccontata attraverso la fiction, è molto vicina al reale. <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><br />
</span>Trieste fa da sfondo al racconto in Italia; Trieste, città di confine, simbolo di frontiere che in troppi vorrebbero chiudere e che, invece, devovo rimanere aperte per accogliere, per arricchirci e nutrirci. In particolare la Cultura dell&#8217;area di cui si parla in questo film non ha nulla da invidiare a quella occidentale: Storia, Arti, Pensiero hanno contribuito, nei secoli, a far maturare l&#8217;Umanità.</p>
<p>La regista è sempre stata brava a scegliere soggetti che evidenziassero i valori positivi, l&#8217;impegno, la profondità di persone a fronte di situazioni in cui l&#8217;essere umano si perde o è costretto a diventare invisibile. La cifra stilistica, nella prima parte, è segnata dal minimalismo, per entrare in punta di piedi nel cuore e nella testa di chi sembra tanto lontano da noi, ma non lo è affatto. Nella seconda parte, cambia il ritmo, muta l&#8217;estetica quasi a volere ripercorerre la differenza anche tra i due fratelli: uno più dolce e riflessivo e l&#8217;altro più inquieto e intransigente. Il risultato è un buon equilibrio tra potenza e intensità dove le donne non rimangono affatto sullo sfondo, anzi. Lo stesso Ismail ha cura e sensibilità di donna in un Paese devastato dalla guerra, voluta da uomini.</p>
<p>La minoranza hazara ha subìto una forte persecuzione, negli anni &#8217;90, iniziata dal re dell&#8217;Afghianistan, Abdul Rahamn Khan; da allora è iniziata la diaspora contemporanea e come non ricordare le immagini della devastazione dei Buddha di Bamyan. Se si attacca la Cultura di un popolo, si attacca la sua identità e il nuovo film di Costanza Quatriglio parla di questo: di ricerca dell&#8217;identità, di ricongiungimenti familiari, di intercultura, di accoglienza degli stranieri. Accogliere non significa tollerare o adottare; significa accettare che dentro ognuno di noi c&#8217;è una parte dell&#8217;Altro e viceversa.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dal Messico una testimonianza importante!</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 13:34:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Partecipate numerosi! Molto interessante e importante, grazie! &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Partecipate numerosi! Molto interessante e importante, grazie!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/18813962_10213468326648488_1853534284951228352_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8912" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/18813962_10213468326648488_1853534284951228352_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="679" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/18813962_10213468326648488_1853534284951228352_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 679w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/18813962_10213468326648488_1853534284951228352_n-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 679px) 100vw, 679px" /></a></p>
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		<title>Arash Azizi parla di suo padre, detenuto a Teheran</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2016 10:47:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, BookCity 2015. L&#8217; Associazione per i Diritti Umani e Novel Rights hanno avuto il piacere di ospitare Arash Azizi, figlio di Mostafa Azizi, scrittore e produttore cinematografico, detenuto nella prigione di Evin a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, BookCity 2015. L&#8217; Associazione per i Diritti Umani e Novel Rights hanno avuto il piacere di ospitare Arash Azizi, figlio di Mostafa Azizi, scrittore e produttore cinematografico, detenuto nella prigione di Evin a Teheran.<br />
L&#8217;incontro presentato a BookCity dalle due associazioni si intitola &#8220;Il potere della letteratura e i diritti umani&#8221;, ringraziamo tutti i nostri ospiti e pubblicheremo, per voi,  altre clip importanti sulla tavola rotonda.<br />
Ringraziamo anche la nostra interprete, Silvia Bolzoni.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Zigulì. La mia vita dolceamara con un figlio disabile</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2015 10:11:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Metà di quello che ho scritto è uscito in una notte. Il resto sul tram, mentre andavo al lavoro&#8221; racconta Massimiliano Verga, padre di Jacopo, Cosimo e Moreno, un bellissimo bambino di otto anni,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-qgSZH5Px-RE/VdcUzYjlqjI/AAAAAAAADB4/5ldwwkY4xZk/s1600/untitled%2B%252862%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/untitled-%2862%29.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="278" /></a></div>
<p>&#8220;Metà di quello che ho<br />
scritto è uscito in una notte. Il resto sul tram, mentre andavo al<br />
lavoro&#8221; racconta Massimiliano Verga, padre di Jacopo, Cosimo e<br />
Moreno, un bellissimo bambino di otto anni, nato sano e diventato<br />
gravemente disabile nel giro di pochi giorni. &#8220;Così ho raccolto<br />
gli odori, i sapori e le immagini della vita con mio figlio Moreno.<br />
Odori per lo più sgradevoli, sapori che mi hanno fatto vomitare,<br />
immagini che i miei occhi non avrebbero voluto vedere. Ho perfino<br />
pensato che fosse lui ad avere il pallino della fortuna in mano,<br />
perché lui non può vedere e ha il cervello grande come una Zigulì.<br />
Ma anche ai sapori ci si abitua. E agli odori si impara a non farci<br />
più caso. Non posso dire che Moreno sia il mio piatto preferito o<br />
che il suo profumo sia il migliore di tutti. Perché, come dico<br />
sempre, da zero a dieci, continuo a essere incazzato undici. Però mi<br />
piacerebbe riuscire a scattare quella fotografia che non mi abbandona<br />
mai, quella che ci ritrae quando ci rotoliamo su un prato, mentre ce<br />
ne fottiamo del mondo che se ne fotte di noi.&#8221; Dalla quarta di<br />
copertina del libro <i>Zigulì.<br />
La mia vita dolceamara con un figlio disabile</i>,<br />
di Massimiliano Verga (Mondadori).</p>
<p>
L&#8217;Associazione per i Diritti Umani<br />
ha intervistato per voi l&#8217;autore e lo ringrazia moltissimo per il suo<br />
racconto e la sua testimonianza. </p>
<p>Quando siete venuti a conoscenza<br />
della disabilità di vostro figlio, come avete iniziato a<br />
“prepararvi” alla situazione?</p>
<p>
Preparati mai. Moreno ha quasi 12<br />
anni e c&#8217;è stato un percorso di conoscenza e, rispetto all&#8217;inizio, è<br />
tutta un&#8217;altra cosa, anche per merito suo.</p>
<p>Di fronte a una disabilità o<br />
fragilità, nessuno può avere l&#8217;arroganza o la presunzione di<br />
sentirsi preparato. </p>
<p>Moreno è nato sano, poi si è<br />
ammalato di un “qualcosa” che non so, a un mese di vita: è stato<br />
ricoverato in patologia neonatale ed è tornato a casa con gli esiti<br />
che ho raccontato nel libro. Non abbiamo una diagnosi e il fatto che<br />
Moreno non sarebbe più stato il bambino che ho cominciato a<br />
conoscere quando è nato, l&#8217;abbiamo saputo il giorno della dimissione<br />
e dopo alcuni mesi abbiamo scoperto che Moreno era anche non vedente.</p>
<p>
Voi familiari avete fatto un<br />
percorso psicologico oppure avete affrontato tutto da soli?</p>
<p>
Non abbiamo fatto nulla: io no, ma<br />
credo nemmeno la mamma (io e la mamma non viviamo più insieme).<br />
Anche i fratelli di Moreno non sono seguiti perchè è una situazione<br />
che hanno imparato a gestire con loro stessi in modo relativamente<br />
sereno. </p>
<p>Sono contrario ad un percorso che<br />
possa etichettarli e farli sentire i “fratelli di” quando,<br />
invece, stanno cercando di uscirne per conto loro. </p>
<p>
Quali sono i sentimenti che ha<br />
provato da quando è nato Moreno e quali quelli che prevalgono?</p>
<p>
Sono molto banale in questo, ma uno<br />
su tutti è l&#8217;amore. Poi, certo, c&#8217;è un contorno di rabbia e di<br />
frustrazione legato a quell&#8217;impreparazione di cui parlavamo prima. </p>
<p>Siete aiutati da servizio sanitario<br />
e dalle istituzioni?</p>
<p>Sono abbastanza fortunato rispetto<br />
alle altre realtà che conosco di situazioni di abbandono. E&#8217; noto<br />
che le istituzioni siano molto deficitarie, ma ho avuto fortuna nel<br />
senso che, fin dall&#8217;inizio, abbiamo trovato una brava fisioterapista<br />
che da subito ha seguito Moreno e anche il servizio scolastico è<br />
stato buono perchè alla materna ho trovato delle maestre molto<br />
attente. Adesso Moreno frequenta una scuola speciale in cui i bambini<br />
hanno una disabilità grave e mi trovo benissimo; avrà capito che<br />
sono favorevole alle scuole speciali perchè ci sono dei bambini che<br />
possono essere accolti solo in luoghi costruiti e pensati per loro. </p>
<p>
Stanno aiutando Moreno a diventare<br />
più autonomo?</p>
<p>
La parola “autonomo” per Moreno<br />
è una parola grossa perchè non lo sarà mai: ha bisogno che ci sia<br />
sempre una persona a mezzo metro da lui, ma il fatto che abbia<br />
imparato a riconoscere un water, che salga sul camper da solo, che si<br />
muova nello spazio in modo più sicuro lo devo alla testa dura mia e<br />
di sua madre, alla scuola, alla terapista e a tutti coloro che lo<br />
seguono. </p>
<p>
Gli altri due fratelli come si<br />
rapportano a Moreno?</p>
<p>
Chiaro che per loro è molto<br />
difficile. Moreno è un “alieno”: non parla, urla, sbatte. E&#8217;<br />
molto difficile avvicinarsi e interagire con lui. </p>
<p>I fratelli hanno delle modalità<br />
differenti legate non tanto all&#8217;età (il grande ha 13 anni e il più<br />
piccolo ne ha 8), ma perchè il grande ha visto nascere Moreno e ha<br />
vissuto insieme a noi e insieme a lui gli anni più duri e, quindi,<br />
prova sentimenti diversi rispetto al fratello piccolo che si è<br />
trovato un fratello “alieno” senza provare lo shock della<br />
scoperta della sua disabilità.</p>
<p>Perchè ha deciso di raccontare la<br />
vostra storia pubblicamente?</p>
<p>
<i>Zigulì </i>era<br />
il mio diario nel quale mi sono sfogato, nel giro di una notte, come<br />
è scritto in quarta di copertina. Quando l&#8217;ho ripreso in mano ho<br />
pensato, forse con un po&#8217; di presunzione, che potesse essere utile<br />
per qualcun altro. </p>
<div style="font-style: normal;">
L&#8217;idea<br />
che quei sentimenti e quei frammenti potessero essere condivisi da<br />
altri genitori mi ha portato a pubblicarlo. Il riscontro è enorme e<br />
non me lo aspettavo: ricevo tantissime mail, ho fatto un centinaio di<br />
incontri pubblici, mi invitano. Mi sembra di aver raccontato qualcosa<br />
che appartiene a tante persone ma io, forse, ho avuto un pizzico di<br />
coraggio in più nel raccontare la realtà per quella che è.
</div>
<div style="font-style: normal;">
Parliamo,<br />
infine, del tema dell&#8217;accettazione&#8230;</div>
<div style="font-style: normal;">
L&#8217;accettazione<br />
non riguarda il bambino, riguarda i genitori: tu devi imparare ad<br />
accettare te stesso come genitore di quel bambino.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal;">
Il<br />
bambino, ovviamente, è accettato, è tuo figlio, ma il genitore deve<br />
fare i conti con se stesso e questo è l&#8217;aspetto che a volte,<br />
purtroppo, crea atteggiamenti di chiusura. Peggio ancora nei casi in<br />
cui i genitori sono lasciati da soli per cui per loro è ancora più<br />
difficile: su questo dovremmo lavorare come comunità.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Si può essere felici anche se si è speciali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2014 04:31:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Essere genitore di un figlio affetto dalla sindrome di Down ed essere felici: sembra un messaggio positivo, eppure in Francia questa verità è stata censurata. O meglio, è stato censurato un filmato, dal titolo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Essere<br />
genitore di un figlio affetto dalla sindrome di Down ed essere<br />
felici: sembra un messaggio positivo, eppure in Francia questa verità<br />
è stata censurata. O meglio, è stato censurato un filmato, dal<br />
titolo <i>Dear future mom</i>,<br />
in cui alcuni ragazzi con questa particolarità cromosomica<br />
raccontano a una futura mamma di un bimbo down che suo figlio potrà<br />
studiare, lavorare e abbracciarla&#8230;Insomma, potrà condurre<br />
un&#8217;esistenza soddisfacente.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Consiglio superiore per l&#8217;audiovisivo (Csa), il massimo organo di<br />
sorveglianza francese del settore, lo scorso 26 luglio è intervenuto<br />
contro i canali televisivi che hanno messo in onda il documentario<br />
con la seguente motivazione: “ Il filmato, benchè diffuso a titolo<br />
gratuito, non può essere guardato come un messaggio di interesse<br />
generale. Indirizzandosi a una futura madre, sembra avere una<br />
finalità ambigua e può non suscitare un&#8217;adesione spontanea e<br />
consensuale”. Il filmato – premiato a Cannes e diffuso anche<br />
dall&#8217;Onu – è stato ideato in Italia e realizzato da Coordown, il<br />
coordinamento di circa ottanta associazioni impegnate nella<br />
valorizzazione delle persone affette dalla sindrome, e ha ricevuto il<br />
sostegano anche da parte degli Stati Uniti.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Elisa<br />
Orlandini, medico del comitato Coordown, ha affermato: “ La<br />
campagna, diffusa anche da associazioni laiche, non ha nessun intento<br />
antiabortista. Non siamo contrari alla diagnosi prenatale. Anzi,<br />
crediamo debba essere sempre più accurata proprio perchè le persone<br />
abbiano la possibilità di fare una scelta più libera possibile”.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Se<br />
il filmato, come spesso accade, suscita tante polemiche, resta la<br />
domanda della mamma protagonista, Martina: “Loro proteggono<br />
soltanto i genitori che hanno fatto altre scelte. Ma perchè non ci<br />
permettono di dire che noi stiamo bene?”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Dalla letteratura al teatro: il conflitto israelo-palestinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2013 04:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Auswitz]]></category>
		<category><![CDATA[diaspora]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;edizione 2013 del Festival di Todi (23 agosto -1 settembre) ha aperto con uno spettacolo importante e di attualità: Ritorno ad Haifa, tratto dall&#8217;omonimo romanzo breve di Ghassan Kanafani. Siamo nel 1948, quando la&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/ritorno-ad-haifa-libro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/ritorno-ad-haifa-libro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>L&#8217;edizione<br />
2013 del Festival di Todi (23 agosto -1 settembre) ha aperto con uno<br />
spettacolo importante e di attualità: <i>Ritorno<br />
ad Haifa</i>, tratto<br />
dall&#8217;omonimo romanzo breve di Ghassan Kanafani.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Siamo<br />
nel 1948, quando la città di Haifa viene occupata dall&#8217;esercito<br />
israeliano. La maggior parte della popolazione palestinese è<br />
costretta ad abbandonare le proprie case che saranno abitate da<br />
famiglie ebree. Vent&#8217;anni dopo le frontiere verranno aperte, per un<br />
breve periodo, e questo permetterà ad una coppia palestinese di<br />
tornare ad Haifa in quella che, una volta, era la propria<br />
quotidianità, la propria vita.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Shalom”<br />
ha tanti significati, ma quello principale è “pace”: è “shalom”<br />
è la parola con cui inizia lo spettacolo, per la regia di Patrick<br />
Rossi Gastaldi, che mantiene sul palco una narrazione semplice e<br />
diretta che si fa poetica nello scivolare delle parole quando il<br />
confronto tra uomini e donne &#8211; che appartengono a due mondi diversi,<br />
ma provano gli stessi sentimenti &#8211; si fa intenso. Sentimenti di<br />
rabbia e di amarezza, di rassegnazione e di tristezza.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
coppia di ebrei non esita ad accogliere in casa la coppia di<br />
palestinesi, ma presto gli uomini cominciano a discutere sulla<br />
possibilità di scelta: resistere di fronte all&#8217;imposizione di<br />
lasciare la propria terra oppure andarsene? Miriam, la donna ebrea,<br />
ha cresciuto Khaldun, il figlio degli altri coniugi, come se fosse<br />
suo. Khaldun non prova alcun affetto per Said e Safiya, i suoi<br />
genitori naturali: è arruolato nell&#8217;esercito sionista e li accusa di<br />
essere solo dei codardi. Inoltre, ha un fratello, Khaled, che milita<br />
invece tra i Fedayyn e, un giorno, potrebbe ritrovarsi a combattere<br />
contro di lui.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; un<br />
gioco di specchi, quello che si viene a creare nell&#8217;intreccio dei<br />
personaggi e delle loro vicende in questa pièce di Kanafani, uno dei<br />
più grandi esponenti della letteratura araba contemporanea,<br />
assassinato dai  servizi segreti israeliani, insieme a una nipote,<br />
nel 1972. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/ritorno-ad-haifa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/ritorno-ad-haifa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p>L&#8217;autore ha sempre avvicinato l&#8217;attività artistica a<br />
quella politica e fu il primo a parlare di “letteratura della<br />
resistenza”. Con questo suo lavoro lo scrittore palestinese parla<br />
di due diaspore: quella palestinese e quella ebraica. Sì, perchè<br />
Miriam, la donna ebrea, e suo marito sono scampati ad Auschwitz e,<br />
durante la fuga, sono stati costretti ad abbandonare il loro unico<br />
figlio. Madri e padri, uomini e donne che hanno perso tutto, a causa<br />
della violenza e dell&#8217;ottusità di altri: hanno perso la propria<br />
terra, la propria casa, i propri cari e anche, in fondo, la propria<br />
identità. Ma è possibile il perdono? E&#8217; possibile riconoscersi gli<br />
uni negli altri?<br />
</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E i<br />
figli della guerra, nati e cresciuti in un clima di sopraffazione e<br />
di odio, perpetuano gli errori&#8230;La quarta parete della scenografia<br />
scompare mentre la voce narrante recita: “ Che cos&#8217;è la patria?<br />
Sono queste due sedie rimaste per vent&#8217;anni in questa stanza, il<br />
tavolo, le rose di stoffa? Khaldun, le nostre illusioni sul suo<br />
conto, essere padre, essere figlio. Che cos&#8217;è la patria, me lo<br />
domando ancora&#8230;”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;interessante novità letteraria: Nessun requiem per mia madre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2013 05:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
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		<category><![CDATA[madre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Claudiléia Lemes Dias &#8211; nata a Rio Brilhante, nel cuore del Brasile &#8211; dopo essersi laureata in Legge si trasferisce in Italia dove consegue il Master in Mediazione Familiare e in Tutela Internazionale dei&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/08/05/uninteressante-novita-letteraria-nessun/">Un&#8217;interessante novità letteraria: Nessun requiem per mia madre</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/tn_12155__nessun-requiem-per-mia-madre-1342566120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/tn_12155__nessun-requiem-per-mia-madre-1342566120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Claudiléia<br />
Lemes Dias &#8211; nata a Rio Brilhante, nel cuore del Brasile &#8211; dopo<br />
essersi laureata in Legge si trasferisce in Italia dove consegue il<br />
Master in Mediazione Familiare e in Tutela Internazionale dei Diritti<br />
Umani e oggi è al suo esordio letterario con il  romanzo intitolato<br />
“Nessun requiem per mia madre”, per Fazi Editore.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Marta è<br />
arrivata in Italia dal Brasile. Non è una ragazza in fuga, non ha un<br />
passato da dimenticare. Marta ha soltanto un futuro da costruire: qui<br />
studia, si innamora e si sposa. È felice della propria vita. Ma<br />
allora perché è l’unica grande assente al funerale di sua<br />
suocera, Genuflessa De Benedictis? La madre di suo marito Franco,<br />
salutata ora con commozione dall’intero quartiere Parioli in cui<br />
viveva, è stata in realtà la più terribile e distruttiva delle<br />
suocere. Possessiva e pronta a tutto pur di non lasciare il figlio<br />
prediletto nelle grinfie dell’“approfittatrice straniera”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
intervistato l&#8217;autrice</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
suo romanzo fa un ritratto feroce della famiglia italiana &#8211; borghese<br />
e cattolica &#8211; a contatto con lo straniero: possiamo chiederle se è<br />
una storia di fantasia o, in parte, autobiografica?</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
suocere e le nuore hanno spesso tratti comuni un po’ in tutto il<br />
mondo. Sono arrivata in Italia per approfondire gli studi con un<br />
Master in Mediazione Familiare, che pensavo, sarebbe stato il campo<br />
del mio futuro lavorativo. Molti degli avvenimenti provengono da<br />
testimonianze ascoltate in quegli anni di studio. Certamente<br />
l’atmosfera ricreata nel libro proviene dalle storie più estreme e<br />
patologiche che hanno modificato e segnato, fino a devastare,<br />
matrimoni basati su affinità che sembravano solide. Il mio tentativo<br />
è stato quello di immedesimarmi, sia nella madre che nel figlio, ed<br />
essere voce narrante di una asfissiante simbiosi in cui la madre non<br />
ammette che venga sottratto “il suo bastone della vecchiaia”. Non<br />
penso però sia solo una storia italiana dello stereotipato “mammone”<br />
o ultimamente politicizzato “bamboccione”. Le dinamiche<br />
dell’accettazione dello straniero sono quasi in secondo piano<br />
rispetto al rifiuto di una separazione fisica, che agli occhi della<br />
madre è vista come un tradimento. Poco importa che Marta, la nuora,<br />
sia straniera o autoctona. È la possibilità di aprirsi al mondo e<br />
di abbandonare le vecchie morbose abitudini a spaventare Genuflessa.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
rappresenta Genuflessa De Benedictis, la “madre”, la “suocera”,<br />
al di là del suo ruolo familiare? E il suo è vero amore nei<br />
confronti dei figli o c&#8217;è dell&#8217;altro?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Genuflessa<br />
De Benedictis è madre e nella sua personale religione è Dio. Non ha<br />
solo procreato, ma creato i propri figli, uomini che vengono<br />
descritti nel romanzo come una sua propaggine inalienabile, cellule<br />
omozigote&#8230;Essendo ermeticamente chiusa in sé stessa, solo di sé<br />
(e quindi dei figli), Genuflessa crede di potersi fidare. Direi che<br />
non è amore ma spietato narcisismo.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono gli stereotipi da demolire quando si parla di brasiliani,<br />
sudamericani e di immigrati in genere?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: -0.97cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ridurre<br />
con le parole un popolo è il modo più semplice per odiarlo o per<br />
provarne simpatia. Se parlo dei romeni si pensa immediatamente alle<br />
badanti o ai pirati della strada, se dico peruviano o filippino la<br />
mente si sposta su bravi domestici, al brasiliano invece si associa<br />
alla trans della Cassia o della Cristoforo Colombo, al calcio e alle<br />
mulatte che camminano sulle spiagge bianche di Ipanema. Quanto di più<br />
fuorviante ci può essere, se con sei termini ho sintetizzato circa<br />
350 milioni di persone? Gli stereotipi sono molti e cambiano spesso<br />
sulla base della volontà politica di strumentalizzare determinate<br />
situazioni o momenti storici.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Italia<br />
è un Paese razzista?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’Italia<br />
ha una storia complessa. Non va capita ma psicanalizzata come<br />
un’affascinante donna profondamente insicura e impaurita che ha<br />
bisogno di eterne conferme sulla propria identità. Un Paese andrebbe<br />
misurato non attraverso lo spread o i rating delle banche, ma<br />
attraverso l’umanità e cultura che ha sviluppato nei secoli di<br />
storia. Da questo punto di vista definire l’Italia  un Paese<br />
razzista sarebbe storicamente sbagliato, si pensi solamente alla<br />
globalità dell’impero Romano con il suo straordinario Diritto, ma<br />
anche alla storia più recente come la Carta dei Diritti dell’Uomo<br />
(Carta di Roma). Atteggiamenti incivili di pochi non possono<br />
condizionare un quadro generale che si presenta positivo e in<br />
costante evoluzione, anche se non voglio tuttavia minimizzare una<br />
certa inquietudine recente verso atteggiamenti sessisti e di<br />
fanatismo religioso.
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</div>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ci<br />
può rivelare il significato del titolo del romanzo?</div>
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È<br />
l’incapacità di perdonare le debolezze di chi ci ha generato. È<br />
l’eterno risentimento che si ha quando i genitori affidano nei<br />
figli il proprio riscatto.
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</div>
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</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/Claudileia-Lemes-Dias.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/Claudileia-Lemes-Dias.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Claudiléia<br />
Lemes Dias</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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</div>
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</div>
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