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	<title>filosofo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“LibriLiberi”. La resistenza intima – Saggio su una filosofia della prossimità</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Aug 2018 07:46:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto La vita umana è complessa, così come l&#8217;Essere umano. L&#8217;attualità, inoltre, non permette a molti di condurre un&#8217;esistenza serena, complicando e moltiplicando quelle che sono le difficoltà e le paure di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180729_150928-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11102" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180729_150928-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="344" height="410" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180729_150928-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2598w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180729_150928-1-251x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 251w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180729_150928-1-768x917.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/20180729_150928-1-858x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 858w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>La vita umana è complessa, così come l&#8217;Essere umano. L&#8217;attualità, inoltre, non permette a molti di condurre un&#8217;esistenza serena, complicando e moltiplicando quelle che sono le difficoltà e le paure di ciascuno di noi.</p>
<p>Il filosofo e docente spagnolo Josep Maria Esquirol, nel suo ultimo saggio intitolato <i>La resistenza intima – Saggio su una filosofia della prossimità, </i>edito da Vita e pensiero, suggerisce la possibilità di una forma di resistenza legata alla sfera affettiva e alla quotidianità.</p>
<p>“Chi va nel deserto è un resistente”, scrive Esquirol: resistente, infatti, è colui che non desidera colonizzare o dominare. Vuole, invece, essere utile agli altri e non perdere se stesso. Facile oggi perdersi: seguire il canto illusorio delle sirene che impongono di essere ricchi, giovani, pre-potenti, anche eterni. Chi si interroga sulla finitudine dell&#8217;Uomo, sulle sue debolezze e fragilità, sul senso dell&#8217;esistenza capisce quanto sia necessario resistere alle contraddizioni del presente, agli ostacoli e alla disgregazione che provengono dall&#8217;ambiente esterno, oltre che agli impulsi interiori.</p>
<p>Molti sono stati i filosofi antichi che si sono interrogati proprio sul rapporto tra la condizione umana e tutto ciò che la circonda: sulla nascita del Cosmo, sull&#8217;esistenza di un dio a cui affidarsi, su come affrontare la morte, che è la più grande paura delle persone. Il nichilismo, ad esempio, secondo l&#8217;autore può essere la base per la resistenza: il processo nichilista, dall&#8217;etimologia del termine stesso (“senza filo”) significa perdere il legame, la relazione ed ecco che allora da lì si deve ricominciare. Per ritrovare il centro, l&#8217;equilibrio e accettare anche la nostra Natura a termine bisogna riflettere sul nostro corpo e sulla nostra pelle che sono limite, confine, ma anche apertura e congiungimento con l&#8217;Altro. Husserl sosteneva che l&#8217;Uomo è provvisto di coscienza e già per questo, in lui, è prevista l&#8217;Alterità perchè ognuno di noi deve fare i conti con un altro da sé, trascendendosi.</p>
<p>Importanti, quindi, nel libro, i capitoli e i paragrafi dedicati al ritorno a casa, alla diversità e all&#8217;accoglienza: il ritorno (il <i>nostos</i> greco), la casa (la <i>demeure</i> di Derrida) come riparo e rifugio, l&#8217;accoglienza come il ripiegamento prima su se stessi per analizzarsi e poi l&#8217;apertura verso chi è differente, ma tanto simile a me. Da Eraclito ad Anna Arendt si sottoliena quanto sia importante la quotidianità, la capacità di vivere giorno dopo giorno, con gesti semplici, come stare seduti accanto ad un camino o come dedicare un abbraccio, per recuparare la naturalezza dello stare nel mondo. Ma il mondo siamo sempre noi. E&#8217; importante, allora, per attuare la resistenza costruttiva e feconda, utilizzare al meglio anche il linguaggio: la parola consolante, la parola amicale, la parola che fa da ponte per tessere relazioni di amicizia, rispetto, amore.</p>
<p>Ogni individuo deve pensarsi come parte di un Tutto e collegato agli altri, ma non in maniera asettica e anche un po&#8217; vigliacca all&#8217;interno della rete digitale: sarebbe importante ricominciare a parlare al vicino di casa, al collega, al parente più anziano, ritrovando, di volta in volta, le parole giuste, gli argomenti comuni, per ricreare quel terreno solido e sicuro su cui procedere insieme. E questo vale anche per i settori della Politica e dell&#8217;Informazione, per restare su un piano di realtà e non cadere nella discussione teorica e basta. Oggi l&#8217;informazione è frammentata e superficiale, così come lo sono le nostre identità: si viene così a creare quello che Esquirol definisce “l&#8217;impero del vuoto&#8230; L&#8217;impero di uno sbrigativo senso acritico”. Per quanto riguarda la politica, riprendendo le pagine bellissime di Kant e l&#8217;esempio della colomba, il filosofo spagnolo ricorda che si deve recuperare il senso della libertà fintantochè non si vada a limitare quella di un altro, il senso di responsabilità e il valore della fortezza che significa onestà intellettuale e rigore etico.</p>
<p>Ognuno di noi può decidere di attraversare il deserto oppure cavalcare le onde dell&#8217;oceano: il deserto può essere tranquilizzante perchè orizzontale pianura, ma nel deserto si è soli. L&#8217;oceano è abisso, ma anche immersione nel profondo. L&#8217;Uomo, però, ha un&#8217;altra possibilità: alzare gli occhi al Cielo e trovare lì, forse, un po&#8217; di quiete.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;: Meglio essere felici: parola di Bauman</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Apr 2017 10:29:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/1690720055.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-8456" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/1690720055.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="421" height="689" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/1690720055.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 672w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/1690720055-183x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 183w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/1690720055-626x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 626w" sizes="(max-width: 421px) 100vw, 421px" /></a></p>
<p>Il diritto alla felicità non va sottovalutato, tanto che se ne è occupato anche Zygmunt Bauman.</p>
<p>Il tema della felicità percorre tante strade, tante discipline, tutta la nostra esistenza: si parla, infatti, di famiglia, di società, di politica, di economia. Ecco perchè il celebre sociologo da poco scomparso se ne è occupato in un libercolo dal titolo <i>Meglio essere felici</i>, edito da Irruzioni, con una prefazione di Massimo Arcangeli.</p>
<p>Le definizioni di “felicità” possono essere molteplici: Kant sostiene che sia un concetto indeterminato perchè nessuno è in grado di spiegare in modo esauriente cosa desidera davvero e Goethe risponde nel suo modo sempre arguto e dice: “ Sì, ho avuto una vita molto felice” ma poi sostiene di non ricordare una singola settimana dominata da questo sentimento.</p>
<p>Bauman afferma, innanzitutto, che la felicità individuale dipenda da due fattori: dal destino e dal carattere di un individuo perchè il primo distribuisce la carte, ma il secondo decide come giocarle. Questa teoria è arricchita, nel testo, da riferimenti ad altri pensatori come Max Scheler – il filosofo tedesco dell&#8217;etica – il quale sostiene che in TEORIA ognuno di noi ha gli stessi diritti, nel ricercare la felicità, di tutti gli altri, ma che poi, nella realtà, le opportunità cambiano a seconda dell&#8217;educazione, dei cosiddetti “poteri genuini” (appunto, le virtù o i difetti del temperamento) e delle condizioni economiche; Alexis de Tocqueville, già nel 1835 nel suo importante saggio <i>La democrazia in America</i>, sottolinea quanto la ricerca del benessere, singolo o collettivo, sia un supplizio di Tantalo in quanto, una volta ottenuto il famigerato benessere, le persone non riescono più a farne a meno e ne ricercano sempre di più.</p>
<p>E questo si ripercuote anche nelle relazioni: “Il vero problema, in quest&#8217;epoca,”, scrive Bauman, “è che l&#8217;abitudine di farsi degli amici contandoli, moltiplicando il loro numero, e di essere assorbiti in questo genere di attività, lascia molto poco tempo per acquisire le competenze sociali necessarie a negoziare i propri rapporti, la propria coabitazione con altri esseri umani, pieni e reali”. Siamo, invece, come Adamo, il primo uomo sulla terra che nelle parole di Umberto Eco è “bestiale e solitario”, che vive “&#8230;in una comunità dove ciascuno ha deciso sistematicamente di non guardarsi mai l&#8217;un l&#8217;altro&#8230;”.</p>
<p>Il grande sociologo lascia un testamento importante contro questa deriva: la vera felicità comincia a casa, in contatto con le altre persone, quelle che ci stanno più vicine, che ci sono più care e poi il cammino continua con le altre.</p>
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		<title>Bauman: &#8220;Siamo ostaggi del nostro benessere per questo i migranti ci fanno paura&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2015 06:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il sociologo: &#8220;Anche se il prezzo dei sacrifici che pagheremo sarà molto alto, la solidarietà è l&#8217;unica strada per arginare futuri disastri&#8221; di WLODEK GOLDKORN (&#160;&#160;&#160; da www.repstatic.it del 15/6/2015) ZYGMUNT Bauman, oggi uno&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il<br />
sociologo: &#8220;Anche se il prezzo dei sacrifici che pagheremo sarà<br />
molto alto, la solidarietà è l&#8217;unica strada per arginare futuri<br />
disastri&#8221;</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>di<br />
</em><em>WLODEK<br />
GOLDKORN </em><em><br />
  </em><em><br />
 (&nbsp;&nbsp;&nbsp; da <a href="http://www.repstatic.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.repstatic.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> del<br />
15/6/2015)</em></div>
<p>ZYGMUNT<br />
Bauman, oggi uno dei pensatori più influenti del mondo, è stato più<br />
volte esule. La prima volta, quando nel 1939, giovane ebreo, scappò<br />
dalla Polonia verso la Russia, in condizioni simili a quelle dei<br />
profughi che, scampati alle guerre e alla traversata del<br />
Mediterraneo, sono in questo momento oggetto più delle nostre paure<br />
che di nostra solidarietà. E la dialettica dell&#8217;integrazione ed<br />
espulsione dei gruppi sociali ai tempi della modernità è uno dei<br />
temi che più ha approfondito nelle sue opere. Con Bauman abbiamo<br />
parlato di quello che intorno alla questione profughi succede in<br />
questi giorni in Italia; tra una destra razzista e una sinistra che<br />
stenta ad affrontare le paure di una parte della popolazione.</p>
<p><strong>Sembra<br />
che non siamo in grado di far fronte alla questione immigrati.</strong></p>
<p>&#8220;Il<br />
volume e la velocità dell&#8217;attuale ondata migratoria è una novità e<br />
un fenomeno senza precedenti. Non c&#8217;è motivo di stupirsi che abbia<br />
trovato i politici e i cittadini impreparati: materialmente e<br />
spiritualmente. La vista migliaia di persone sradicate accampate alle<br />
stazioni provoca uno shock morale e una sensazione di allarme e<br />
angoscia, come sempre accade nelle situazioni in cui abbiamo<br />
l&#8217;impressione che &#8220;le cose sfuggono al nostro controllo&#8221;.<br />
Ma a guardare bene i modelli sociali e politici con cui si risponde<br />
abitualmente alle situazioni di &#8220;crisi&#8221;, nell&#8217;attuale<br />
&#8220;emergenza immigrati&#8221;, ci sono poche novità. Fin<br />
dall&#8217;inizio della modernità fuggiaschi dalla brutalità delle guerre<br />
e dei dispotismi, dalla vita senza speranza, hanno bussato alle<br />
nostre porte. Per la gente da qua della porta, queste persone sono<br />
sempre state &#8220;estranei&#8221;, &#8220;altri&#8221;&#8221;.</p>
<p><strong>Quindi<br />
ne abbiamo paura. Per quale motivo?</strong></p>
<p>&#8220;Perché<br />
sembrano spaventosamente imprevedibili nei loro comportamenti, a<br />
differenza delle persone con cui abbiamo a che fare nella nostra<br />
quotidianità e da cui sappiamo cosa aspettarci. Gli stranieri<br />
potrebbero distruggere le cose che ci piacciono e mettere a<br />
repentaglio i nostri modi di vita. Degli stranieri sappiamo troppo<br />
poco per essere in grado di leggere i loro modi di comportarsi, di<br />
indovinare quali sono le loro intenzioni e cosa faranno domani. La<br />
nostra ignoranza su che cosa fare in una situazione che non<br />
controlliamo è il maggior motivo della nostra paura&#8221;.</p>
<p><strong>La<br />
paura porta a creare capri espiatori? E per questo che si parla degli<br />
immigrati come portatori di malattie? E le malattie sono metafore del<br />
nostro disagio sociale?</strong></p>
<p>&#8220;In<br />
tempi di accentuata mancanza di certezze esistenziali, della<br />
crescente precarizzazione, in un mondo in preda alla deregulation, i<br />
nuovi immigrati sono percepiti come messaggeri di cattive notizie. Ci<br />
ricordano quanto avremmo preferito rimuovere: ci rendono presente<br />
quanto forze potenti, globali, distanti di cui abbiamo sentito<br />
parlare, ma che rimangono per noi ineffabili, quanto queste forze<br />
misteriose, siano in grado di determinare le nostre vite, senza<br />
curarsi e anzi e ignorando le nostre autonome scelte.</p>
<p>Ora, i<br />
nuovi nomadi, gli immigrati, vittime collaterali di queste forze, per<br />
una sorta di logica perversa finiscono per essere percepiti invece<br />
come le avanguardie di un esercito ostile, truppe al servizio delle<br />
forze misteriose appunto, che sta piantando le tende in mezzo a noi.<br />
Gli immigrati ci ricordano in un modo irritante, quanto sia fragile<br />
il nostro benessere, guadagnato, ci sembra, con un duro lavoro. E per<br />
rispondere alla questione del capro espiatorio: è un&#8217;abitudine, un<br />
uso umano, troppo umano, accusare e punire il messaggero per il duro<br />
e odioso messaggio di cui è il portatore. Deviamo la nostra rabbia<br />
nei confronti delle elusive e distanti forze di globalizzazione verso<br />
soggetti, per così dire &#8220;vicari&#8221;, verso gli immigrati,<br />
appunto&#8221;.</p>
<p><strong>Sta<br />
parlando del meccanismo grazie a cui crescono i consensi delle forze<br />
politiche razziste e xenofobe?</strong></p>
<p>&#8220;Ci<br />
sono partiti abituati a trarre il loro capitale di voti opponendosi<br />
alla &#8220;redistribuzione delle difficoltà&#8221; (o dei vantaggi),<br />
e cioè rifiutandosi di condividere il benessere dei loro elettori<br />
con la parte meno fortunata della nazionale, del paese, del<br />
continente (per esempio Lega Nord). Si tratta di una tendenza<br />
intravvista o meglio, preannunciata molto tempo fa nel film<br />
Napoletani a Milano , del 1953, di Eduardo De Filippo, e manifestata<br />
negli ultimi anni con il rifiuto di condividere il benessere dei<br />
lombardi con le parti meno fortunate del paese. Alla luce di questa<br />
tradizione era del tutto prevedibile l&#8217;appello di Matteo Salvini e di<br />
Roberto Maroni ai sindaci della Lega di seguire le indicazioni del<br />
loro partito e non accettare gli immigrati nelle loro città, come<br />
era prevedibile la richiesta di Luca Zaia di espellere i nuovi<br />
arrivati dalla regione Veneto&#8221;.</p>
<p><strong>Una<br />
volta, in Europa, era la sinistra a integrare gli immigrati,<br />
attraverso le organizzazioni sul territorio, sindacati, lavoro<br />
politico&#8230;</strong></p>
<p>&#8220;Intanto<br />
non ci sono più quartieri degli operai, mancano le istituzioni e le<br />
forme di aggregazione dei lavoratori. Ma soprattutto, la sinistra, o<br />
l&#8217;erede ufficiale di quella che era la sinistra, nel suo programma,<br />
ammicca alla destra con una promessa: faremo quello che fate voi, ma<br />
meglio. Tutte queste reazioni sono lontane dalle cause vere della<br />
tragedia cui siamo testimoni. Sto parlando infatti di una retorica<br />
che non ci aiuta a evitare di inabissarci sempre più profondamente<br />
nelle torbide acque dell&#8217;indifferenza e della mancanza dell&#8217;umanità.<br />
Tutto questo è il contrario all&#8217;imperativo kantiano di non fare ad<br />
altro ciò che non vogliamo sia fatto a noi&#8221;.</p>
<p><strong>E<br />
allora che fare?</strong><br />&#8220;Siamo<br />
chiamati a unire e non dividere. Qualunque sia il prezzo della<br />
solidarietà con le vittime collaterali e dirette della forze della<br />
globalizzazione che regnano secondo il<br />
<br />
principio<br />
Divide et Impera, qualunque sia il prezzo dei sacrifici che dovremo<br />
pagare nell&#8217;immediato, a lungo termine, la solidarietà rimane<br />
l&#8217;unica via possibile per dare una forma realistica alla speranza di<br />
arginare futuri disastri e di non peggiorare la catastrofe in corso&#8221;.</p>
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<p></p>
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