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	<title>fisco Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>fisco Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Mafie e questione sociale: Pietro Grasso al Ri-festival di Bologna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 07:16:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto L&#8217;edizione 2019 del Ri-Festival di Bologna ha visto la partecipazione anche dell&#8217;ex magistrato, Presidente del Senato, Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso. Ecco alcuni brani del suo discorso e del dibattito a&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="258" height="258" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12710" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 258w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto 
</p>



<p>L&#8217;edizione 2019 del Ri-Festival di
Bologna ha visto la partecipazione anche dell&#8217;ex magistrato,
Presidente del Senato, Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro
Grasso. 
</p>



<p>Ecco alcuni brani del suo discorso e
del dibattito a seguire. 
</p>



<p>L&#8217;intervento dal titolo “Mafie e
questione sociale” inizia con alcune domande: perchè da quasi 200
anni dobbiamo confrontarci con una criminalità così potente? Quali
sono stati gli errori? 
</p>



<p>Le mafie hanno una storia collocabile
ancor prima dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: la mafia del feudo che è poi
diventata quella dell&#8217;edilizia e poi ancora quella degli
stupefacenti. In realtà non esiste una mafia specializzata perchè
si tratta di un Potere determinato da un fine di profitto, ottenuto
tramite la paura, l&#8217;intimidazione, la violenza in modo da creare
assoggettamento, sudditanza, omertà. 
</p>



<p>La mafia si infiltra nell&#8217;economia,
controlla i territori, si procura i voti per ottenere privilegi e
creare una sua base; produce, quindi, disuguaglianze, negazione dei
diritti e delle libertà. In un contesto in cui l&#8217;economia è in
recessione le mafie possono agire più facilmente perchè
rappresentano un Potere, si inseriscono anche nella vulnerabilità
istituzionale, soprattutto quando la società non garantisce i
diritti fondamentali ed è lì che le mafie instaurano il proprio
sistema.</p>



<p>Il Giudice Falcone affermava che se la
mafia fosse solo un fenomeno criminale, la si sarebbe già debellata,
ma è un fenomeno economico-sociale-politico come ha dimostrato il
processo in Emilia, ad esempio, in cui la &#8216;ndrangheta aveva rapporti
con gli imprenditori. Questo non significa che la politica abbia
perso importanza, perchè senza la politica la mafia non potrebbe
entrare nei pubblici appalti, nelle forniture , e ancora,
nell&#8217;economia. 
</p>



<p>Per debellare le mafie è importante
ottenere una prova penale e questo costituisce un problema: ci sono
comportamenti censurabili che la politica dovrebbe mettere
all&#8217;angolo, ma questo non accade. Sempre nel processo Emilia si sono
trovate le tracce dei rapporti con gli imprenditori, ma di solito si
lavora nell&#8217;invisibilità dell&#8217;operato mafioso e, laddove le mafie
non hanno scontri interni, significa che stanno operando in
collaborazione e questo rende più arduo trovare le prove penali.</p>



<p>Nel nord Italia abbiamo la presenza di
mafie sommerse, con la caratteristica della corruzione; se una mafia
del sud si sposta al centro o al nord, si costituiscono le stesse
condizioni del territorio di origine. Ci sono, inoltre, situazioni
che obbediscono a strategie centralizzate con propaggini in altri
luoghi, attraverso intermediari. Spesso i mafiosi entrano nel mondo
delle imprese tramite la violenza e il denaro sporco, ma anche perchè
riescono a infiltrarsi nelle attività legali. 
</p>



<p>La lotta alla mafia da parte dello
Stato dovrebbe essere al primo posto, tra le priorità di qualsiasi
governo, invece le leggi antimafia NON sono state il prodotto
spontaneo della politica (ricordiamo la Legge La Torre che non fu
redatta dopo la sua morte, ma si dovette attendere l&#8217;uccisione del
generale Dalla Chiesa). Il 41bis, il carcere duro che serve ad
evitare le comunicazioni con l&#8217;esterno, è stato attuato solo dopo la
strage di Capaci. La politica si muove sempre DOPO una forte
emozione, e c&#8217;è da sottolineare che anche buona parte della
magistratura è stata contraria alla riforma dell&#8217;Antimafia. C&#8217;è una
politica per cui non bisogna portare fino in fondo la lotta alla
mafia perchè collusa: finanziamenti e consensi sono importanti per
alcuni soggetti politici. 
</p>



<p>A livello globale: da anni si parla di
una Procura europea per l&#8217;Antimafia, ma come si fa a combattere le
mafie se ogni Paese ha le proprie leggi? Le mafie, ormai sono
transnazionali e si alleano tra loro (Europa + Colombia +
Turchia&#8230;). I fattori geopolitici sono determinanti tanto che alcune
mafie influiscono sulle istituzioni stesse di alcuni Paesi (e si
vengono, così, a creare gli Stati-Mafia) e i governi non trovano gli
accordi utili a contrastare il malaffare con intese tra magistratura
e Polizia, almeno per condurre insieme le indagini. Gli Stati
arrancano in problemi giuridici e ne sono un esempio i paradisi
fiscali: era stata inserita la pratica di segnalazione di operazioni
sospette da parte delle banche, ma ora tali operazioni sono talmente
numerose che questo strumento non è più efficace. 
</p>



<p>Per quanto riguarda il rapporto
mafia-migrazioni (in particolare dalla Libia): dove c&#8217;è un forte
guadagno, è probabile che ci siano infiltrazioni mafiose.</p>



<p>La mafia va combattuta anche a livello
CULTURALE, gridando NO alla concussione, alle estorsioni, alla
corruzione, allo sfregio ambientale. Nel nostro Paese manca la
cultura della Legalità, a partire dalle scuole. Manca l&#8217;Etica, ma è
anche vero che molti ragazzi hanno convinto i genitori a collaborare
con la Giustizia e questo dà speranza. Non bisogna delegare la lotta
alle mafie agli “eroi”, ognuno di noi deve fare la propria parte.
</p>
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		<title>Fiscal Compact nei Trattati: un’Unione al riparo del suffragio universale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2017 08:56:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6901" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Voto del Parlamento europeo sulla Relazione “sulla possibile evoluzione e l’adeguamento dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea” (Relatore Guy Verhofstadt &#8211; ALDE), sulla Relazione “sul miglioramento del funzionamento dell’Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona” (Relatori Mercedes Bresso &#8211; S&amp;D, Elmar Brok &#8211; PPE) e sulla Relazione “sulla capacità di bilancio della zona euro” (Relatori Reimer Böge &#8211; PPE, Pervenche Berès &#8211; S&amp;D)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Le relazioni sono state approvate con le seguenti maggioranze:</em></p>
<p><em>Relazione Verhofstadt: 283 favorevoli, 269 contrari, 83 astenuti</em></p>
<p><em>Relazione Bresso-Brok: 329 favorevoli, 223 contrari, 83 astenuti</em></p>
<p><em>Relazione Böge-Berès: 304 favorevoli, 255 contrari, 68 astenuti</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>Dichiarazione di Barbara Spinelli, Relatore ombra per il Gruppo GUE/NGL delle Relazioni Verhofstadt e Bresso-Brok</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Oggi il Parlamento europeo ha approvato quello che viene comunemente soprannominato “Pacchetto sul futuro dell’Unione”. Si tratta di una triade di Relazioni – Relazione Bresso-Brok, Relazione Verhofstadt, Relazione Böge-Berès – tra loro strutturalmente e politicamente interconnesse. Come relatore ombra delle due relazioni istituzionali (Verhofstadt e Bresso-Brok) ho consigliato al mio gruppo un voto contrario. Ambedue le relazioni confermano in effetti che la maggioranza del Parlamento (anche se una maggioranza risicata, nel caso della relazione Verhofstadt) nulla ha imparato dalla crisi dell’Unione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’obiettivo di tutte e tre le relazioni è quello di dar vita a una struttura decisionale che sia il più possibile al riparo dagli azzardi del suffragio universale: nelle scelte economiche, migratorie, della politica estera e di difesa. Si spiega così la richiesta di inserire nei Trattati il Fiscal Compact: una politica socialmente rovinosa, che ha profondamente diviso e indebolito l’Unione. Alcuni nel gruppo socialista e liberale l&#8217;hanno fatta propria nell&#8217;illusione falsamente federalista di &#8220;comunitarizzare&#8221; un Patto di Stabilità che pure giudicano nefasto: è un compromesso con la loro coscienza che non ha rapporto alcuno con la realtà vissuta dai cittadini europei, e che è dunque puramente ideologico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tentativo da me intrapreso di cancellare tale inserimento, attraverso specifici emendamenti, non ha trovato il consenso di un numero sufficiente di deputati socialisti, che si aggiungesse alle domande del Gruppo GUE-NGL e del Movimento 5 Stelle. Cosa stupefacente se si considera che personalità di spicco del PD (e in primis il sottosegretario Sandro Gozi) continuano a dire – almeno dal dicembre scorso – che il Fiscal Compact non deve essere iscritto nei Trattati».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Di seguito l&#8217;intervento fatto in plenaria in data 14 Febbraio 2017:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Se avete letto le due relazioni Verhofstadt e Bresso-Brok, vedrete che mancano le chiavi per risolvere la crisi europea. Non c’è nemmeno il tentativo di capirla, dato che nessuno dei sostanziali errori compiuti è riconosciuto come tale. La soluzione è meramente tecnico-istituzionale, perché le crisi sono viste come eventi esterni o alieni, non come fallimenti dell’Unione e delle sue politiche: parlo delle politiche migratorie sempre più fondate su <em>refoulement</em>, del devastante dibattito sul Grexit, del Brexit che è figlio del Grexit. Parlo del disastro sociale che spinge tanti cittadini a disperare dell’Unione: la relazione Bresso-Brok si limita a promuovere “l’idea” – giusto l’<em>idea</em> – di un salario minimo, quando oggi urge un reddito di cittadinanza. La relazione Verhofstadt tace sulla questione sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I relatori assicurano di ispirarsi ai padri fondatori. Non credo l’abbiano fatto, perché i fondatori non avevano in mente <em>una determinata linea</em> politica. Contestavano la sovranità assoluta degli Stati per metter fine alle guerre e alla povertà che aveva distrutto l’Europa negli anni Trenta. Avevano in mente una Costituzione che permettesse l’alternarsi di scelte politiche diverse, senza pronunciarsi su di esse. Le due relazioni propongono tecniche istituzionali più efficienti e rapide per perpetuare le stesse politiche che ci hanno portato alla crisi. Il destino del <em>Fiscal Compact</em> è esemplare: una politica rovinosa, che divide l’Europa ed estrania milioni di cittadini, viene iscritta nel marmo dei Trattati, messa al riparo dal suffragio universale, confermando spettacolarmente che l’Unione è un mercato al servizio dei più forti, non ha nulla di federale, ed è profondamente ideologica, dunque indifferente al principio di realtà».</p>
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		<title>Buone notizie da Addis Abeba</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2015 06:37:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Rete Ong) I rappresentanti dell&#8217;Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI), del Coordinamento Italiano Networks Internazionali (CINI) e di Link 2007 Cooperazione in Rete, presenti nella delegazione italiana alla terza&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<table border="0" cellpadding="10" cellspacing="0" style="width: 600px;">
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="580">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
(da Rete Ong)</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

   </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br />I<br />
   rappresentanti dell&#8217;Associazione delle organizzazioni italiane di<br />
   cooperazione e solidarietà internazionale (AOI), del<br />
   Coordinamento Italiano Networks Internazionali (CINI) e di Link<br />
   2007 Cooperazione in Rete, presenti nella delegazione italiana<br />
   alla terza conferenza sui finanziamenti per lo sviluppo in corso<br />
   ad Addis Abeba, valutano positivamente gli impegni enunciati ieri<br />
   nella capitale etiopica dal Presidente del Consiglio Matteo<br />
   Renzi.<br />E&#8217; intanto da registrare come una buona notizia che<br />
   l&#8217;Italia sia una delle poche nazioni ad essere rappresentata<br />
   nell&#8217;assise internazionale dal capo del governo. Si accoglie con<br />
   soddisfazione l&#8217;impegno ad aumentare in modo significativo le<br />
   risorse destinate all&#8217;aiuto allo sviluppo fin dalla prossima legge<br />
   di stabilità. L&#8217;obiettivo, ha detto Renzi, è fare sì che al<br />
   prossimo vertice &#8220;G7&#8221; previsto in Italia nel 2017 il<br />
   nostro paese non sia più all&#8217;ultimo posto per ciò che concerne<br />
   la percentuale del Prodotto Interno Lordo destinata alla<br />
   cooperazione internazionale.<br />Non possiamo poi che condividere<br />
   l&#8217;affermazione fatta dal presidente del consiglio circa l&#8217;impegno<br />
   morale, non negoziabile, di soccorrere e salvare i migranti in<br />
   arrivo sulle nostre coste. Così come fondamentale saranno i<br />
   progetti volti a costruire ponti tra le comunità migranti e i<br />
   paesi di provenienza.<br />La Conferenza di Addis Abeba conferma<br />
   l&#8217;ampiezza e la difficoltà delle sfide dei prossimi anni. Il<br />
   nostro paese può e deve avere un ruolo di primo piano</p>
<p>Addis<br />
   Abeba, 15 luglio 2015</p></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

   </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name=":4"></a>
   </div>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<div dir="LTR" id="Sezione4">
<div dir="LTR" id="Sezione5">
<div dir="LTR" id="Sezione6">
<div dir="LTR" id="Sezione7">
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name=":11o"></a><br />
        <strong>L&#8217;ACCORDO<br />
        DI ADDIS ABEBA:<br />RESPONSABILITA’ CONDIVISE E EQUITA’<br />
        FISCALE</strong></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

        </div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
        Terza Conferenza internazionale sul &#8220;Finanziamento per<br />
        lo sviluppo&#8221; è stata chiamata a rispondere in modo<br />
        chiaro ad alcune domande cruciali, quali: come verrà<br />
        finanziata l’agenda “post 2015”?; quali impegni<br />
        concreti da parte dei paesi più ricchi e dell’Unione<br />
        Europea?; quali impegni da parte dei paesi partner e in<br />
        particolare (ma non solo) africani?; quale ruolo per il<br />
        settore privato nelle strategie globali di lotta alla<br />
        povertà?<br />Paolo Dieci, presidente di Link2007,<br />
        Cooperazione in Rete, che ha partecipato ai lavori della<br />
        Conferenza, ne ha tratto alcune considerazioni<br />
        interessanti.<br />La novità principale di Addis Abeba<br />
        rispetto a Monterrey e Doha risiede nel maggiore accento<br />
        posto sulle responsabilità condivise. E’ in questo quadro<br />
        che si colloca l’enfasi posta sulla mobilitazione delle<br />
        risorse domestiche, a partire da più efficienti ed equi<br />
        sistemi fiscali. Così come in questa direzione va l’apertura<br />
        al settore privato, dal quale si attendono investimenti a<br />
        favore della crescita inclusiva e sostenibile. Al tempo<br />
        stesso il “messaggio” di Addis Abeba è che l’aiuto<br />
        pubblico allo sviluppo rimane uno strumento indispensabile<br />
        nell’ottica dell’eliminazione della povertà assoluta<br />
        entro i prossimi 15 anni.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br />Per<br />
        leggere l&#8217;intero articolo di Paolo<br />
        Dieci:<a href="http://www.onuitalia.com/2015/07/16/laccordo-di-addis-abeba-responsabilita-condivise-ed-equita-fiscale/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.onuitalia.com/2015/07/16/laccordo-di-addis-abeba-responsabilita-condivise-ed-equita-fiscale/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
<p>Per<br />
        un ulteriore approfondimento: Nino<br />
        Sergi<a href="http://customer467.musvc2.net/e/t?q=A%3DDYF%26J%3DF%26G%3DFfG%26H%3DEZGbIb%265%3DA3Rz_KZ1Z_Vj_PavY_Zp_KZ1Z_UoU7P.xL5B39vBj.AyF_1ycs_ADBc0c_2tbx_B9Ie_2tbx_B90d_2tbx_B9u9-xN9k4jxTk-LoGn4-mG-28wXs-8-mCvErRkEr9-mKn928-xAmNy90BxLo-Bw-9pKrAk_KZ1Z_Uo%26B%3DwN2TmU.wC4&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.onuitalia.com/2015/07/16/la-nuova-sfida-di-renzi-e-dellitalia-creare-occupazione-in-africa/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p></div>
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   </div>
</td>
</tr>
</tbody>
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