<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Foley Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/foley/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/foley/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Tue, 29 Dec 2015 09:43:32 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>Foley Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/foley/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Foley, la guerra, la comunicazione</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/09/25/foley-la-guerra-la-comunicazione/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2014/09/25/foley-la-guerra-la-comunicazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2014 04:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Di Rienzo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Foley]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2014/09/25/foley-la-guerra-la-comunicazione/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il video dell’esecuzione del giornalista Usa sconvolge e deve far riflettere: l’uso dei media da parte dei miliziani ha creato una nuova frontiera del raccontare i conflitti (già su www.gcodemag.it) di Alessandro Di Rienzo.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/09/25/foley-la-guerra-la-comunicazione/">Foley, la guerra, la comunicazione</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione4">
<p> <strong>Il<br />
 video dell’esecuzione del giornalista Usa sconvolge e deve far<br />
 riflettere: l’uso dei media da parte dei miliziani ha creato una<br />
 nuova frontiera del raccontare i conflitti (già su www.gcodemag.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></p>
<p> <strong>di Alessandro Di Rienzo. </strong></p>
<p> Concepito a Roma in un incontro<br />
 occasionale il 21 aprile del 1978 è nato a Napoli il penultimo<br />
 giorno dello stesso anno in quanto la madre aveva letto un noto<br />
 libro di Oriana Fallaci. Questo lo ha appreso nel novembre del 2002<br />
 mentre contestava proprio la Fallaci a Firenze in occasione<br />
 dell’Europa Social Forum. Da allora ha sviluppato una<br />
 irrimediabile attrazione verso le contraddizioni. Caratteristica<br />
 questa che lo ha portato, con penna o telecamera, a interessarsi di<br />
 Medio Oriente e vertenze sindacali.<br />
 </p>
<p> <strong>22<br />
 agosto 2014</strong><br />
 – La barbara uccisione di James Foley genera smarrimento, a<br />
 chiunque. È l’agosto nero dei videomakers, figura<br />
 professionalmente mai troppo riconosciuta ma particolarmente esposta<br />
 nei contesti di guerra. Troupe leggera, spesso composta da una sola<br />
 persona.</p>
<blockquote><p>
Cameraman,<br />
 intervistatore, producer, montatore, tutto in uno, per questo mobile<br />
 ed economica, soprattutto se il servizio non lo si commissiona e lo<br />
 si compra a posteriori. Questa era la vita di James Foley prima del<br />
 sequestro, il secondo, durato 635 giorni. Fino a due decenni fa i<br />
 giornalisti erano percepiti come osservatori neutrali. Oggi non più.<br />
 In questo tempo sono stati ammazzati da chiunque: dall’esercito<br />
 statunitense, come da quello israeliano e dai ribelli iracheni.</p></blockquote>
<p> Ma a<br />
 generare disorientamento fin dentro le convinzioni di una vita è il<br />
 cortocircuito semantico generato dal video dell’uccisione. Eravamo<br />
 abituati a vedere in tuta arancione gli arabi, probabilmente<br />
 musulmani, ma sicuramente gente dalla pelle minimamente scura.</p>
<p> Ammanettati<br />
 ai polsi e spesso anche alle caviglie in una prigione di rete<br />
 metallica e filo spinato nella baia di Guantamano. Volti indirizzati<br />
 verso il basso tra i sorrisi appena accennati di militari<br />
 statunitensi. Questa volta no, è un occidentale a vestire la tuta<br />
 arancione, uno di noi verrebbe da dire. Per i primi il sospetto di<br />
 appartenere a una rete terroristica. Sospetto che spesso si è<br />
 rivelato infondato. Per Foley la cittadinanza statunitense.</p>
<p> <a href="http://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2014/08/is2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a><img loading="lazy" align="BOTTOM" border="1" height="562" name="immagini1" src="http://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2014/08/is2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="562" /><a href="http://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2014/08/is2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><br />
 </a><br />
 </p>
<p> Il video,<br />
 opportunamente censurato dai nostri siti di informazione, ma che si<br />
 può trovare nella versione diramata dall’Is su diversi siti che<br />
 incitano alla jihad, apre con il discorso di Obama che annuncia la<br />
 ripresa dei bombardamenti in Iraq contro le postazioni del<br />
 califfato. Antefatto che si chiude con l’effetto del<br />
 riavvolgimento del nastro per passare all’immagine di Foley,<br />
 inginocchiato e ammanettato in tuta arancione, con un uomo vestito<br />
 di nero e con il volto coperto che brandisce con la mano sinistra un<br />
 coltello.</p>
<p> A stordire<br />
 sono le parole di Foley: l’accusa al fratello, un militare Usa, di<br />
 aver decretato la sua morte nel giorno che ha preso parte agli<br />
 interventi militari in medio oriente. Saluta i genitori rimpiangendo<br />
 di non averli più rivisti ma spiegando che “la mia nave è già<br />
 salpata”.</p>
<blockquote><p>
Bestemmia<br />
 la propria cittadinanza, quella di statunitense, definendola causa<br />
 della propria morte. Un discorso senza segni apparenti di nervosismo<br />
 che possano far pensare a una contraddizione, a un tentennamento.<br />
 Pare che Foley vada tranquillo incontro la morte. Poi le parole<br />
 dell’aguzzino, in un inglese disinvolto, che in un cambio di<br />
 telecamera tratta Obama da pari, come fosse una televendita,<br />
 enunciando le sue condizioni nel “messaggio all’America”.</p></blockquote>
<p> La mano<br />
 destra dell’assassino alza con un gesto brusco il mento di Foley e<br />
 il coltello comincia a tagliare la gola, anche qui nessuna apparente<br />
 resistenza da parte Foley. Non sappiamo, non possiamo sapere, cosa<br />
 succede a un uomo dopo 635 giorni di prigionia. L’immagine<br />
 successiva è il corpo riverso a pancia in giù del videomaker con<br />
 la testa poggiata sulla schiena. Ricompare l’assassino, con il<br />
 vestito pulito senza macchie di sangue a minacciare la vita di un<br />
 altro giornalista occidentale, questo a dimostrare una regia ben<br />
 studiata del video prodotto.</p>
<p> Un video con<br />
 una trama e quindi un montaggio che falsa il tempo affinché il<br />
 messaggio arrivi chiaro. 4 minuti e 40 secondi che destabilizzano<br />
 noi tutti. Più della cella di Guantanamo riprodotta in<br />
 un’esposizione d’arte a Parigi. Più delle numerose immagini<br />
 degli arsi vivi dal fosforo bianco, sostanza questa usata nella<br />
 Falluja oggi conquistata dall’Is, che brucia in un istante tutti i<br />
 liquidi del corpo umano. Il video prodotto da <em>Al<br />
 Furqam Media Foundation</em><br />
 è stato postato sul social network <em>Diaspora</em><br />
 per rimbalzare in poche ore in ogni dove del mondo telematico.</p>
<p> Video che di<br />
 fatto crea un consenso enorme in Occidente per chi invoca<br />
 l’immediato intervento militare. Video che viene condiviso con<br />
 favore da molte persone, in ogni parte del mondo, dalla Cecenia e da<br />
 tutti gli antiputiniani fino agli immigrati arabi di seconda<br />
 generazione che vivono a Stoccolma. Video che crea una nuova<br />
 geopolitica dalle varianti e dagli equilibri imprevedibili, che<br />
 polarizza i blocchi ma che li mina al suo interno.</p>
<p> Un <strong><a href="https://www.facebook.com/photo.php?v=1480727658831547&amp;set=vb.100006829804257&amp;type=2&amp;theater&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">ragazzo</a></strong><br />
 a Mosca, dal nome arabo, che si ritrae tra i libri, inneggia<br />
 all’uccisione di un soldato di Assad. Il Papa parla di terza<br />
 guerra mondiale, di sicuro è la prima guerra globale, che puoi<br />
 seguire dal computer evitando anche i siti di informazione ma<br />
 attenendoti alle prove dirette degli smartphone, districandoti tra<br />
 le opposte tifoserie. Sembra già preistoria Peter Arnett che con<br />
 una sola telecamera a raggi infrarossi racconta l’attacco di<br />
 Baghdad per la Cnn durante la prima guerra del golfo. L’Is<br />
 comunica con diversi siti, alcuni in inglese come<br />
 <strong><a href="http://jihadology.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://jihadology.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong>.</p>
<blockquote><p>
L’aggiornamento<br />
 è quotidiano, ieri potevi assistere a un convoglio di yazidi (solo<br />
 uomini) felici di convertirsi all’Islam con relativo <em>aqiqa</em><br />
 (battesimo) collettivo in un lago; oggi all’arrivo di nuovi<br />
 miliziani che entusiasti e in favore di camera stracciano il<br />
 passaporto di provenienza per impugnare un kalashnikov. Non sappiamo<br />
 quale sia la reale forza dell’Is, ma forse solo adesso cominciamo<br />
 a percepire il potere evocativo di queste immagini da loro prodotte.</p></blockquote>
<p> Anche chi<br />
 ieri era pacifista oggi scrive: q<i>uelli<br />
 dell’Isis non sono più esseri umani. Hanno deciso di non esserlo<br />
 più. Non vanno “capiti”. Se intendono sterminare il loro<br />
 prossimo, vanno sterminati.&nbsp;</i>Io<br />
 rispondi che la velleità di sterminio genera sterminio. Ma nella<br />
 terra dove è morto Foley la sofferenza non è cominciata con la sua<br />
 morte. Non nascono nemmeno con l’Is. Ma con le aggressioni<br />
 occindentali della prima guerra del Golfo e l’embargo di 13 anni,<br />
 con la guerra del 2003 voluta nonostante l’avvertimento<br />
 dell’inviato speciale dell’Onu, l’algerino Lakhdar Brahimi,<br />
 allora inviato speciale dell’ONU per l’Iraq, il quale aveva<br />
 detto che la forzata ed eterodiretta debaatizzazione dell’Iraq<br />
 avrebbe portato a un ginepraio confessionale e militare. Oggi<br />
 l’Europa pensa che la soluzione sia armare il nemico dell’Is,<br />
 quindi i curdi. Ome se il precedente libico non abbia insegnato<br />
 nulla. Anche in quell’occasione la Francia era capofila<br />
 nell’armare i ribelli.</p>
<p> Per secoli<br />
 il motto dei governanti ai militari era: conosci il tuo nemico.<br />
 Nessuno adesso conosce l’Is ma in una terra dove le crudeltà sono<br />
 all’ordine del giorno da troppi anni sappiamo che sono anche loro<br />
 crudeli. Quello che ancora ignoriamo è quanto consenso possano<br />
 avere in questa guerra globale.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/09/25/foley-la-guerra-la-comunicazione/">Foley, la guerra, la comunicazione</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2014/09/25/foley-la-guerra-la-comunicazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
