<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>foreste Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/foreste/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/foreste/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Mar 2020 08:31:28 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>foreste Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/foreste/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. ﻿Il “Green Deal” europeo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/03/13/imprese-e-diritti-umani-%ef%bb%bfil-green-deal-europeo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/03/13/imprese-e-diritti-umani-%ef%bb%bfil-green-deal-europeo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2020 08:31:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Imprese e Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[accordo]]></category>
		<category><![CDATA[agrioltura]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[atmosfera]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistema]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[greendeal]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[NazioniUnite]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[risorse]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula von del Leyen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=13712</guid>

					<description><![CDATA[<p>I di Fabiana Brigante Nel luglio dello scorso anno Ursula von del Leyen veniva eletta presidentessa della Commissione Europea. Nelle ventiquattro ambiziose pagine della sua “agenda per l’Europa”, scritta per ottenere i voi dei&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/03/13/imprese-e-diritti-umani-%ef%bb%bfil-green-deal-europeo/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. ﻿Il “Green Deal” europeo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="266" height="189" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/eu-green-dal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13713"/></figure></div>



<p>di
Fabiana Brigante</p>



<p>Nel
luglio dello scorso anno Ursula von del Leyen veniva eletta
presidentessa della Commissione Europea. Nelle ventiquattro ambiziose
pagine della sua “agenda per l’Europa”, scritta per ottenere i
voi dei membri del Parlamento Europeo, la allora candidata aveva
parlato di “una Europa che guidi le principali sfide del nostro
tempo”. In cima al suo programma si stagliava la proposta di un
<em>Green
Deal</em>
europeo, raccogliendo la sfida e l’opportunità di una Europa a
impatto climatico zero, sulla scia di quanto stabilito dall’Accordo
di Parigi e dai traguardi fissati per il 2030. 
</p>



<p>Lo
scorso dicembre il <em>Green
Deal</em>
è stato dunque presentato dalla Commissione Europea<sup><a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></sup>;
è stato definito un percorso da seguire al fine di “rendere
sostenibile l’economia dell’Unione Europea trasformando le sfide
climatiche e ambientali in opportunità in tutti i settori politici e
rendendo la transizione giusta e inclusiva per tutti”.</p>



<p>Il
<em>Green
Deal</em>
fornisce una tabella di marcia con azioni volte a potenziare un
utilizzo efficiente delle risorse, con un passaggio ad una economia
pulita e circolare, ambendo ad arrestare i cambiamenti climatici e la
perdita di biodiversità, e ovviamente a ridurre l’inquinamento. 
</p>



<p>Tutti
i settori dell’economia sono inclusi in questo processo di
cambiamento, in particolare i trasporti, l’energia, l’agricoltura,
il settore edilizio e quello industriale.<sup><a href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></sup>
Un ruolo decisivo nel sostenere la transizione verde lo giocano anche
le tecnologie digitali. La digitalizzazione offre, tra le altre cose,
nuove opportunità per il monitoraggio a distanza dell’inquinamento
atmosferico e idrico o per il monitoraggio e l’ottimizzazione
dell’utilizzo dell’energia e delle risorse naturali. Allo stesso
tempo, la Commissione valuterà la necessità di maggiore trasparenza
sull’impatto ambientale dei servizi di comunicazione elettronica.</p>



<p>Per
quanto riguarda i trasporti, si sostiene che tutti i settori dovranno
contribuire pienamente alla de-carbonizzazione, in linea con
l’obiettivo di conseguire un’economia ‘climaticamente neutra’,
tentando di applicare il principio de “chi inquina paga”. La
proposta, tra le altre, è quella dunque di investire sulla
connettività delle reti ferroviarie dell’UE, al fine di consentire
pari accesso su tutto il territorio al trasporto ferroviario
pubblico.
</p>



<p>Ulteriore
obiettivo del <em>Green
Deal</em>&nbsp;è
di realizzare una politica alimentare più sostenibile, “che
riunisca gli sforzi per  […]preservare e ripristinare la
biodiversità con l’ambizione di garantire che i cittadini europei
ricevano alimenti accessibili, di alta qualità e sostenibili,
garantendo al contempo un tenore di vita dignitoso per gli
agricoltori e i pescatori e la competitività del settore agricolo”.
La strategia che si vuole attuare viene denominata “dal produttore
al consumatore”.</p>



<p>In
concreto, la Commissione si propone di “rafforzare la posizione
degli agricoltori nella filiera agroalimentare, premiando i
produttori che forniscono alimenti di elevata qualità quali norme
tutelando il benessere degli animali”. È ribadito inoltre che “la
riduzione del utilizzo dei pesticidi è uno degli obiettivi
prioritari per una agricoltura sostenibile”.</p>



<p>Riguardo
la preoccupazione per la perdita di biodiversità terrestre e marina
causate da agricoltura, pesca e produzione alimentare, oltre che per
i rischi connessi alla estinzione delle api, la Commissione sollecita
gli Stati membri a potenziare le azioni volte a ridurre gli sprechi e
combattere le frodi alimentari.</p>



<p>Non
manca nel documento l’attenzione alla protezione delle foreste,
indispensabili per il nostro pianeta eppure martoriate negli ultimi
anni dai numerosi incendi in tutto il mondo. Sul punto, il <em>Green
Deal</em>
accoglie
con favore l’intenzione di contrastare la deforestazione mondiale e
le chiede di intensificare le sue azioni in tal senso. 
</p>



<p>Il
raggiungimento degli obiettivi del <em>Green
Deal</em>
europeo richiederà ovviamente investimenti significativi. Il
compimento di quelli posti per il 2030 in materia di clima ed energia
richiede circa 260 miliardi di euro di investimenti annuali
aggiuntivi, pari a circa l’1,5% del PIL del 2018. Questo
investimento necessiterà della mobilitazione dei settori sia
pubblico che privato. È stato sostenuto che almeno il 25% del
bilancio a lungo termine dell’UE dovrebbe essere dedicato
all’azione per il clima, richiedendo ulteriore sostegno alla Banca
Europea per gli Investimenti (BEI). 
</p>



<p>Sebbene
la lotta al cambiamento climatico e al degrado ambientale sia uno
sforzo comune, è necessario considerare che non tutti gli Stati
membri partono dallo stesso punto. Si auspica dunque un meccanismo di
transizione equo che sia in grado di supportare quegli stati la cui
economia sia in gran parte retta da attività ad alta intensità di
carbonio. Sarà inoltre importante supportare i cittadini più
vulnerabili alla transizione, fornendo accesso ad opportunità di
lavoro in nuovi settori economici. Dovrà essere dedicata la dovuta
considerazione alla riqualificazione e allo sviluppo delle competenze
dei lavoratori nei nuovi settori economici che emergeranno.</p>



<p>Nel
mese di marzo la Commissione si propone di lanciare un “Patto
climatico” per dare voce e ruolo ai cittadini nella progettazione
di nuove azioni, condivisione di informazioni, avvio di attività di
base e soluzioni di presentazione che altri possano seguire.</p>



<p>Le
sfide globali del cambiamento climatico e del degrado ambientale
richiedono una risposta globale. L’Unione Europea si è ripromessa
di promuovere gli obiettivi già posti nelle convenzioni delle
Nazioni Unite sulla biodiversità e il clima. Il G7, il G20 e le
relazioni bilaterali costituiranno un’arena dove si concentreranno
gli sforzi per spronare gli altri paesi ad intensificare i loro
sforzi in tal senso. 
</p>



<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a><br>
	</p>



<p>
	<sup>	</sup>
	Il testo ufficiale del Green Deal è consultabile al sito:
	<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1576150542719&amp;uri=COM%3A2019%3A640%3AFIN&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1576150542719&amp;uri=COM%3A2019%3A640%3AFIN&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>
	 
	</p>



<p><a href="#sdfootnote2anc">2</a><br>
	</p>



<p>
	<sup>	</sup>
	“Cos’è il Green Deal Europeo?”, disponibile al seguente link:
	<a href="file:///C:/Users/Alessandra/Desktop//C:/Users/Fabiana%20Brigante/Downloads/What_is_the_European_Green_Deal_en.pdf%20(1).pdf">file:///C:/Users/Fabiana%20Brigante/Downloads/What_is_the_European_Green_Deal_en.pdf%20(1).pdf</a>
	
	</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/03/13/imprese-e-diritti-umani-%ef%bb%bfil-green-deal-europeo/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. ﻿Il “Green Deal” europeo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/03/13/imprese-e-diritti-umani-%ef%bb%bfil-green-deal-europeo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cambiamento climatico: i popoli indigeni sono le prime vittime</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/09/27/cambiamento-climatico-i-popoli-indigeni-sono-le-prime-vittime/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/09/27/cambiamento-climatico-i-popoli-indigeni-sono-le-prime-vittime/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2019 06:37:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[attivisti]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[climatico]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[conseguenze]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[popoli]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[risorse]]></category>
		<category><![CDATA[scienziati]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=13049</guid>

					<description><![CDATA[<p>I popoli indigeni devono essere presi maggiormente in considerazionenella ricerca sul clima L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede che la ricerca scientifica sul clima tenga maggiormente conto delle popolazioni indigene. Da anni ormai le&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/09/27/cambiamento-climatico-i-popoli-indigeni-sono-le-prime-vittime/">Cambiamento climatico: i popoli indigeni sono le prime vittime</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><br>I popoli indigeni devono essere presi maggiormente in considerazione<br>nella ricerca sul clima</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="750" height="430" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/Conservazione-e-popoli-indigeni-Max-Chiswick.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13050" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/Conservazione-e-popoli-indigeni-Max-Chiswick.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/Conservazione-e-popoli-indigeni-Max-Chiswick-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede che la ricerca scientifica sul clima tenga maggiormente conto delle popolazioni indigene. Da anni ormai le popolazioni indigene sperimentano e vivono sulla loro pelle le conseguenze del cambio climatico. I programmi di<br>ricerca sul clima dovrebbero quindi tenere conto e includere nella<br>ricerca la profonda conoscenza accumulata dalle popolazioni indigene. L&#8217;APM chiede che vi sia un cambiamento nell&#8217;assegnazione dei fondi di ricerca. In particolare l&#8217;APM chiede che i finanziatori dei programmi di ricerca pongano come condizione base l&#8217;inclusione di rappresentanti indigeni nei programmi. La maggiore parte degli scienziati che si occupa<br>di clima spera di contribuire con la propria ricerca al miglioramento delle condizioni di vita delle vittime del cambio climatico ma vi potranno essere risultati concreti in tal senso solo coinvolgendo le vittime e solamente se i finanziatori lo accetteranno come scopo specifico della ricerca.</p>



<p>L&#8217;APM ricorda che la Nuova Zelanda vanta già ricerche esemplari nel campo del clima che hanno tenuto conto delle conoscenze delle popolazioni indigene. Il programma di ricerca neozelandese &#8220;Visione Matauranga&#8221;, finanziato da importanti fondazioni, vede infatti la<br>partecipazione dei Maori che utilizzano la loro ancestrale conoscenza per individuare soluzioni concrete e applicabili per permettere alle persone di adattare il proprio stile di vita ai cambiamenti ormai in corso. Durante il convegno internazionale dei giovani ricercatori delle<br>regioni polari, tenuto in maggio 2019 in California, diversi scienziati europei, statunitensi e giapponesi hanno specificamente chiesto di poter collaborare nelle loro ricerche scientifiche con rappresentanti indigeni e di poter tenere conto delle loro conoscenze.</p>



<p>In tutto il mondo i popoli indigeni sono le prime vittime del cambiamento climatico. Che vivano nell&#8217;Artico o nel Subartico, nelle foreste amazzoniche, in Africa centrale o nel Sudest asiatico, nelle isole del Pacifico o nella savana africana, il loro stile di vita a stretto contatto con la natura fa sì che essi sono quasi sempre i primi a subire le conseguenze drammatiche del cambiamento. La diminuzione delle risorse e delle aree a pascoli in Africa Occidentale contribuisce notevolmente all&#8217;aggravarsi di conflitti armati tra gruppi di popolazioni mentre i popoli indigeni nella Russia siberiana rischiano di scomparire a causa dello sfruttamento indiscriminato delle risorse voluto da Putin in Siberia. In generale, lo sfruttamento indiscriminato di petrolio, gas, e di altre risorse nell&#8217;area artica distrugge la base vitale delle popolazioni che vivono dell&#8217;allevamento tradizionale delle renne.</p>



<p>Solo ieri in Russia è stato arrestato Alexander Gabyshev, un rappresentante degli Yakuti che dalla Siberia voleva raggiungere Mosca a piedi per &#8220;cacciare gli spiriti negativi che circondano il presidente Putin&#8221;. Per la maggior parte degli scienziati occidentali questo gesto<br>sembrerà a dir poco assurdo, ma l&#8217;intento dello sciamano yakuta altro non era che un disperato grido d&#8217;aiuto, che dovrebbe farci ragionare su quanto grave sia in realtà la situazione vissuta dai popoli indigeni siberiani. </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/09/27/cambiamento-climatico-i-popoli-indigeni-sono-le-prime-vittime/">Cambiamento climatico: i popoli indigeni sono le prime vittime</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/09/27/cambiamento-climatico-i-popoli-indigeni-sono-le-prime-vittime/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Geologi per il ‘dopo roghi’. Ad alto rischio i territori per le conseguenze</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/08/06/scritture-al-sociale-geologi-per-il-dopo-roghi-ad-alto-rischio-i-territori-per-le-conseguenze/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2017/08/06/scritture-al-sociale-geologi-per-il-dopo-roghi-ad-alto-rischio-i-territori-per-le-conseguenze/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 08:12:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture al sociale]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[aree]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Boschi]]></category>
		<category><![CDATA[catastrofe]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[CNR]]></category>
		<category><![CDATA[danni]]></category>
		<category><![CDATA[detriti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>
		<category><![CDATA[geologi]]></category>
		<category><![CDATA[geologia]]></category>
		<category><![CDATA[idrico]]></category>
		<category><![CDATA[incendi]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[pioggia]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[urgenza]]></category>
		<category><![CDATA[Vesuvio]]></category>
		<category><![CDATA[zone]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=9275</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#160; Si combatte in prima linea, a farlo sono i cittadini residenti nelle zone vicine al Vesuvio e limitrofe supportati da geologi del Cnr. Il rischio altissimo, è di una catastrofe.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/08/06/scritture-al-sociale-geologi-per-il-dopo-roghi-ad-alto-rischio-i-territori-per-le-conseguenze/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Geologi per il ‘dopo roghi’. Ad alto rischio i territori per le conseguenze</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;">di Patrizia Angelozzi</span></span></span></span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/vesuvio_rischio_idrogeologico.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9276" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/vesuvio_rischio_idrogeologico.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="358" height="499" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/vesuvio_rischio_idrogeologico.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 358w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/vesuvio_rischio_idrogeologico-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w" sizes="(max-width: 358px) 100vw, 358px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si combatte in prima linea, a farlo sono i cittadini residenti nelle zone vicine al Vesuvio e limitrofe supportati da geologi del Cnr.<br />
Il rischio altissimo, è di una catastrofe.<br />
A causa dei numerosi incendi, la cenere accumulata in queste aree potrebbe scendere in seguito a piogge consistenti e secondo gli esperti, il ‘danno’ non quantificabile non riguarderebbe solo il patrimonio forestale, danneggiato già oltre misura ma comporterebbe l’alto rischio idro-geologico in seguito all’invasione di flussi fangoso-detritici che arriverebbe fino alle città…</p>
<p>Sono posti, ‘senza difesa’, resta solo la speranza che le prossime piogge non siano così ‘importanti’ da determinare il deflusso della cenere depositata disperdendola.<br />
Diventa urgente e necessario un piano di prevenzione e di allerta che tenga alta l’attenzione per cercare di arginare i ‘danni ingenti’ alle persone e alle zone urbane interessate quali il Vesuvio e la zona del Somma.</p>
<p>Diversi geologi, si sono resi disponibili a dare spiegazioni mettendosi a disposizione, affinché si possa non ricorrere ai ripari ‘del poi’, attivandosi in una seria prevenzione che ha tutte le caratteristiche dell’urgenza.<br />
I professionisti sono:</p>
<p>Silvana Pagliuca, geologa, ricercatrice dell&#8217;Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom-Cnr): tel 081/7717325, email <a href="mailto:silvana.pagliuca@cnr.it">silvana.pagliuca@cnr.it</a></p>
<p>Valerio Buonomo, geologo libero professionista, ex borsista Isafom-Cnr;</p>
<p>Franco Ortolani, geologo ordinario di geologia, già docente c/o l’Università Federico II e associato Isafom</p>
<p>Foto e  Per saperne di più su:<br />
<a href="https://www.cnr.it/it/news/7608/incendio-boschivo-del-vesuvio-in-aumento-il-rischio-idrogeologico?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.cnr.it/it/news/7608/incendio-boschivo-del-vesuvio-in-aumento-il-rischio-idrogeologico?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/08/06/scritture-al-sociale-geologi-per-il-dopo-roghi-ad-alto-rischio-i-territori-per-le-conseguenze/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Geologi per il ‘dopo roghi’. Ad alto rischio i territori per le conseguenze</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2017/08/06/scritture-al-sociale-geologi-per-il-dopo-roghi-ad-alto-rischio-i-territori-per-le-conseguenze/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
