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	<title>forze dell&#039;ordine Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Nel far west la libertà ha un altro nome</title>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9762 aligncenter" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="298" height="168" /></a><b></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;E’ ben noto cosa succede ad Ostia, non te lo devo dire io…&gt;&gt;, mi dice un uomo, una voce sommata alle altre in un racconto che dagli anni Novanta tinge il litorale di rosso, come il sangue di chi non si volta dall’altra parte. Come in molte altre località della penisola, Ostia è tornata a far parlare di sé dopo le elezioni comunali, riflettori puntati dopo il biennio di commissariamento per mafia, “una mafia che non c’è” tutti si sbrigano a dire come per temere ripercussioni interne. A Nuova Ostia come in tutti i quartieri vivono anche persone per bene, di quelle che ci somigliano per aspetto e passioni, ma oggi Nuova Ostia è solo il punto da cui partono i traffici illegali delle due famiglie mafiose presenti sul territorio, soprattutto di una, quella degli Spada vicini ai Casamonica.</p>
<p align="JUSTIFY">Quel che si può notare da un’attenta analisi socio-culturale è che si siano smarriti i punti di riferimento, senza i quali è facile farsi ingannare da personalità o movimenti che cercano, alla pari e alla stregua di chiunque altro, di ottenere qualcosa in cambio. Sono stati superati i pensieri rivoluzionari di Rousseau e Voltaire, aggirati i cardini su cui si fondò la democrazia, la lotta di classe, la giustizia sociale, tutto ampiamente ammaestrato. In simili contesti, la responsabilità civica non si spartisce e a vincere sono i più forti, nel caso di Ostia il partito di estrema destra Casapound capitanato da Luca Marsella e i clan mafiosi Fasciani e Spada.</p>
<p align="JUSTIFY">Quest’ultimo protagonista, come sappiamo, dell’aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi e al cameraman Edoardo Anselmi di Nemo, programma di Rai2, martedì scorso durante un servizio trasmesso successivamente in televisione. Dopo la condanna da parte delle istituzioni, la risposta vivace e solidale della categoria cui Piervincenzi appartiene, su decisione della Procura la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha potuto attuare un decreto l’arresto per Roberto Spada, fratello di Carmine detto “Romoletto” il capo clan condannato a dieci anni in primo grado per estorsione. Roberto Spada è stato arrestato, due giorni dopo l’aggressione, giovedì 9 Novembre dai Carabinieri e portato nel carcere di Regina Coeli dove in attesa dell’autorità giudiziaria dovrà rispondere all’accusa di lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso. “Dimostrazione che in Italia non esistono zone franche” ha ribadito subito il Ministro dell’Interno Marco Minniti, il quale, tra l’altro, sarà presente nella sede della Fnsi mercoledì 15 Novembre alle ore 10.30 per “ribadire la necessità di adottare misure concrete e urgenti a sostegno dei giornalisti minacciati, del diritto di cronaca e del diritto dei cittadini ad essere informati su mafia, malaffare e corruzione”.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9763 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Ma dove saranno le istituzioni domani? Questo è l’interrogativo che unisce tutti i punti discordanti di questa vicenda, di questo fatto che nel racconto distrattamente ha perso la sua reale notiziabilità. Tutte le reti e i canali hanno fatto rimbalzare con virale rapidità il video dell’aggressione, come se fosse quella la notizia e non il capro espiatorio di un diritto negato per troppo tempo. Diritto alla libertà, all’espressione, alla vita. La differenza labile che si percepisce di questo caso, ennesimo della cronaca ed emerso con sempre più prepotenza, è insita nell’urgenza di parlarne e trovare una soluzione comune alla cittadinanza che oggi ha dimenticato e rassegnato l’idea di potersi considerare attiva. La notizia dunque non verte sul giornalismo, tanto spesso denigrato, ma sulla cittadinanza di cui però esso è testimone ed interprete.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ la categoria dei cittadini a cui è stata sottratta la libertà di Essere che dovrebbe scendere in piazza e manifestare, dovrebbe essere il centro focale della discussione, senza la paura che una corretta informazione possa rivelare e far concepire loro la realtà per quello che è e non per quello che appare.</p>
<p align="JUSTIFY">L’opinione pubblica che vive queste realtà sembra tuttavia diffidare dell’onestà giornalistica, come se l’insieme dei suoi rappresentanti vivesse in un ambivalente rapporto con l’informazione e non è raro, infatti, vedere od ascoltare le persone farsi beffa dei cronisti con compiacente arroganza. Proprio a causa dell’assenza di punti di riferimento, ho raccolto testimonianze in cui ragazzi poco più che ventenni dichiaravano con fierezza d’animo di mostrare più rispetto per un “anti-Stato” presente, come Casapound o la mafia stessa, più che per un politico o per un giornalista a loro dire “venduto al Sistema”. Ragazzi, di diversa estrazione sociale, uniti tutti però dalla solitudine, dall’inadeguatezza, dalla povertà, dalla disperazione di non trovare un posto di lavoro, dall’intolleranza verso un immigrato che secondo una spiegazione distorta del vero avrebbe loro rubato il futuro, lo stesso che in assenza di normative efficaci si può riprendere solo con la violenza, non facendo altro che forgiare il loro senso di non appartenenza.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ un disagio sociale, una crisi mentale perpetrata per anni e mai del tutto guarita, laddove la politica si è disinteressata, la mafia ha fatto il resto, operando a fondo nelle arterie periferiche delle città, mascherandosi da caporali e allargando la rete di criminalità dallo spaccio di sostanze stupefacenti all’usura, all’omicidio e al sostegno verso le classi più disagiate. Perché la legge del più forte funziona male ma funziona, “benvenuta paura” diceva Nina Moric elogiando Casapound, la legge del più forte zittisce tutti e sovverte i significati, così alla fine di tutto questo trambusto mediatico l’unica verità che rimarrà a questi cittadini è che la libertà non esiste, ma che esistono solo loro.</p>
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		<title>Barbara Spinelli e 190 intellettuali, accademici e parlamentari europei chiedono il rispetto dello stato di diritto in Spagna e sollecitano una mediazione europea in una lettera aperta al Presidente della Commissione Juncker</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Nov 2017 11:47:08 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><em>Albena Azmanova, Barbara Spinelli e 190 intellettuali, accademici e parlamentari europei chiedono il rispetto dello stato di diritto in Spagna e sollecitano una mediazione europea in una lettera aperta al Presidente della Commissione Juncker, al Presidente del Consiglio europeo Tusk e per conoscenza al Primo vice presidente Frans Timmermans</em></b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9321 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="162" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3 novembre 2017</p>
<p>Caro presidente Juncker, caro presidente Tusk,</p>
<p>siamo accademici, politici, intellettuali, eurodeputati, e ci rivolgiamo a Voi per esprimere le seguenti preoccupazioni:</p>
<p>L’Unione ha proclamato che lo stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali sono vincolanti per gli Stati membri (articoli 2 e 6 del Trattato di Lisbona). La leadership UE è stata il custode di queste norme, da ultimo nel contrastare gli attacchi del governo polacco all’indipendenza dei giudici e le limitazioni delle libertà della società civile e dei media in Ungheria.</p>
<p>Tuttavia, siamo profondamente preoccupati dal modo in cui le istituzioni UE stanno condonando la violazione dello stato di diritto in Spagna, in particolare per quanto riguarda l’atteggiamento delle autorità spagnole verso il referendum del 1 ottobre sull’indipendenza catalana. Non prendiamo posizione sulla sostanza della disputa concernente la sovranità territoriale, e siamo coscienti dei difetti procedurali nell’organizzazione del referendum. La nostra preoccupazione centrale riguarda l’applicazione dello stato di diritto in uno Stato membro dell’UE.</p>
<p>Il governo spagnolo ha giustificato le proprie azioni invocando la difesa o il ripristino dell’ordine costituzionale. L’Unione ha dichiarato che si tratta di affari interni alla Spagna. In effetti, nelle democrazie liberali le questioni di sovranità nazionale sono interne. Tuttavia, il <em>modo</em> in cui le autorità spagnole hanno trattato la domanda di indipendenza espressa da una parte significativa dei catalani costituisce una violazione dello stato di diritto, e precisamente:</p>
<p>1/ Il Tribunale costituzionale spagnolo ha proibito il referendum sull’indipendenza indetto per il 1 ottobre, così come la sessione del Parlamento catalano programmata per il 9 ottobre, denunciando la violazione dell’articolo 2 della Costituzione che stabilisce l’unità indissolubile della nazione, e rendendo dunque illegale la secessione. Tuttavia, applicando in tal modo l’articolo 2, il Tribunale ha violato precise disposizioni costituzionali sulla libertà di riunione pacifica e di parola – i due principii incarnati dai referendum e dalle deliberazioni parlamentari, indipendentemente dalla materia su cui si esplicano. Senza interferire nelle controversie costituzionali in Spagna o nel suo codice penale, notiamo che applicare una disposizione costituzionale violando i diritti fondamentali è una caricatura della giustizia. Le sentenze del Tribunale, e le azioni governative alle quali queste sentenze hanno fornito una base legale, violano quindi sia lo spirito sia la lettera dello stato di diritto.</p>
<p>2/ Nei giorni che hanno preceduto il referendum le autorità spagnole hanno attuato una serie di azioni repressive contro funzionari pubblici, parlamentari, sindaci, media, società e cittadini. L’oscuramento di Internet e altre reti di comunicazione durante e dopo la campagna referendaria hanno avuto conseguenze gravi sulla libera espressione.</p>
<p>3/ Nel giorno del referendum, la polizia spagnola è ricorsa all’uso eccessivo della forza e della violenza contro votanti e dimostranti pacifici, secondo Human Rights Watch. Si tratta di un incontrovertibile abuso di potere nell’applicazione della legge.</p>
<p>4/ L’arresto e l’incarcerazione il 16 ottobre di Jordi Cuixart e Jordi Sànchez (presidenti rispettivamente dell’Assemblea Nazionale Catalana e di Omnium Cultural) con l’accusa di sedizione è un esempio di mala giustizia. I fatti all’origine dell’incriminazione vanno qualificati non come sedizione, ma come libero esercizio del diritto di manifestazione pacifica, sancito nell’articolo 21 della Costituzione spagnola.</p>
<p>Il governo spagnolo, nello sforzo di salvaguardare la sovranità dello Stato e l’indivisibilità della nazione, ha violato diritti e libertà basilari, garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dagli articoli 2 e 6 del Trattato di Lisbona. <em>In nessun Paese membro la violazione dei diritti e delle libertà tutelati dalla legge internazionale ed europea può essere un affare interno. Il silenzio dell’UE e il suo rifiuto di mediazioni inventive è ingiustificabile. </em></p>
<p>Le misure del governo spagnolo non possono giustificarsi come azioni volte a proteggere lo stato di diritto, anche se basate su specifiche disposizioni legali. Contrariamente al “governo per mezzo della legge” (<em>rule-by-law)</em>, applicata in forza di norme emanate attraverso una corretta procedura legale o emesse da un’autorità pubblica, lo stato di diritto (<em>rule of law)</em> implica la contemporanea salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali – una legge è vincolante non semplicemente perché proceduralmente corretta, ma perché rappresenta al tempo stesso la giustizia. È quest’accezione di stato di diritto a conferire legittimità alle autorità pubbliche nelle democrazie liberali.</p>
<p>Chiediamo dunque alla Commissione di esaminare la situazione in Spagna nel quadro dello stato di diritto, come ha fatto per altri Stati membri.</p>
<p>La leadership UE ha ribadito che la violenza non può essere uno strumento in politica, eppure ha implicitamente condonato le azioni della polizia spagnola, considerando le azioni del governo di Madrid in linea con lo stato di diritto. Tale versione riduzionista e menomata dello stato di diritto non deve diventare il nuovo senso comune politico in Europa. È pericoloso e rischia di causare danni a lungo termine nell’Unione. Chiediamo perciò al Consiglio europeo e alla Commissione di fare il necessario per restaurare il principio dello stato di diritto quale fondamento della democrazia liberale in Europa, contrastando ogni forma di abuso di potere commesso dagli Stati membri. In assenza di ciò, e di seri sforzi di mediazione, l’UE rischia di perdere la fiducia dei suoi cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;intrusa: al cinema un dilemma etico che ci riguarda molto da vicino</title>
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					<description><![CDATA[<p>Napoli, oggi. Giovanna accetta di prendere in gestione uno spazio nella periferia disagiata della città per trasformarlo in un centro ricreativo, un centro di gioco, sport e amicizia che possa togliere i giovani dalla&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/10/01/lintrusa-al-cinema-un-dilemma-etico-che-ci-riguarda-molto-da-vicino/">L&#8217;intrusa: al cinema un dilemma etico che ci riguarda molto da vicino</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/zz2lWkCinxE?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Napoli, oggi. Giovanna accetta di prendere in gestione uno spazio nella periferia disagiata della città per trasformarlo in un centro ricreativo, un centro di gioco, sport e amicizia che possa togliere i giovani dalla strada e dalle grinfie della camorra. Il centro si chiama “La masseria” e Giovanna decide di ospitare, all&#8217;interno della struttura, una ragazza con i suoi due figli, Maria, moglie di un pregiudicato latitante, dopo un blitz effettuato in casa loro dalle forze dell&#8217;ordine. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I genitori che frequentano il luogo di ritrovo, però, non sono d&#8217;accordo con la scelta di ospitare Maria perchè temono per l&#8217;incolumità dei propri bambini e non lo sono nemmeno i volontari. Maria è l&#8217;intrusa, Maria deve essere allontanata. Giovanna si troverà, quindi, davanti ad un dilemma: continuare o no a dare protezione alla giovane madre e ai suoi figli. Giovanna e Maria: due donne sui lati opposti della società, ma entrambe capaci di prendersi cura degli altri. Maria in grado di chiedere aiuto, Giovanna in grado di dargliene, ma non è tutto così semplice perchè bisogna fare i conti con il contesto malato e violento in cui entrambe si trovano a vivere. Saranno i più piccoli, in particolare Rita – la figlia minore di Maria – a suggerire agli adulti la soluzione possibile, ma purtroppo non quella più realistica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Leonardo Di Costanzo, nel 2013, vince il David di Donatello con il suo film intitolato </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>L&#8217;intervallo</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, in cui si occupa del mondo adolescenziale con uno sguardo attento e lucido e lo fa anche in questo ultimo lavoro, ma spostando l&#8217;attenzione maggiormente sugli adulti, coloro che dovrebbero dare un esempio positivo ai più giovani, su coloro che ci provano e quelli che, invece, scelgono una strada deviata. Stiamo parlando de </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>L&#8217;intrusa</i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, opera presentata con grande successo alla Quinzaine des rèalisateurs al Festival di Cannes 2017. Più che nel film precedente, qui Di Costanzo sceglie di utilizzare uno stile documentaristico e quasi con un tocco neorealista nella scelta di far recitare attori non professionisti, in particolare per le parti dei bambini e degli adolescenti, innestando nell&#8217;humus culturale difficile come quello della periferia partenopea, una sceneggiatura apparentemente semplice, ma che pone un dilemma etico molto serio. </span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/th-166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9510 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/th-166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="305" height="203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/th-166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 305w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/th-166-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 305px) 100vw, 305px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lo script ha visto coinvolti, oltre allo stesso regista, anche Maurizio Braucci e Bruno Oliviero e gli autori hanno dato molto spazio alle attività ricreative all&#8217;interno della Masseria, quasi a volerne sottolineare l&#8217;importanza per lo scopo ultimo di voler contrastare la mentalità corrotta e i comportamenti illeciti al di fuori, pratiche che rubano l&#8217;infanzia ai giovani e li inseriscono nel mondo crudele della mafia. Ecco, quindi, che i colori all&#8217;interno del centro contribuiscono a far tirare un sospiro di sollievo rispetto al grigio imperante della desolazione esterna. Anche la camorra rimane, per lo più, “esterna” per l&#8217;intento, di non voler creare eroi negativi (come, invece, la televisione spesso tende a fare), ma di voler dare visibilità a chi la combatte con i mezzi, anche miseri, che ha a disposizione. Giovanna (la coreografa e danzatrice Raffaella Giordano) presta al Cinema il proprio volto, ma soprattutto il corpo, che mette in gioco per comunicare i motivi della propria decisione e per difenderla con tenacia. Ma è una lotta impari, la sua. I suoi nemici sono anche le persone comuni, quelle che portano sì i propri figli alla Masseria, ma che considerano Maria una collusa con la criminalità organizzata, una incapace di riscatto. E, come lei, anche i suoi stessi bambini. Proprio loro, invece, sono le prime vittime di un sistema marcio, di una società civile che crea muri e segregazioni. La regia semplice e lineare del regista permette di entrare nelle logiche di tutti i personaggi coinvolti in una storia che diventa universale. Chi è la vera intrusa? Maria oppure Giovanna, che da sola, cerca di rompere proprio quelle barriere culturali che portano a dolore, soprusi e morte?</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/untitled-1120.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9509 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/untitled-1120.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="301" height="207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/untitled-1120.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 301w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/untitled-1120-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 301px) 100vw, 301px" /></a></p>
<p>“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Eroi della contemporaneità”, così Di Costanzo definisce le persone come la sua protagonista (o come Don Puglisi e tanti altri come loro), così come lo sono anche i carabinieri e i poliziotti, ripresi nel film nel loro lavoro, forse con un occhio un po&#8217; troppo fiducioso da parte degli sceneggiatori. Ma il messaggio arriva chiaro: escludere Maria, la piccola Rita e gli innocenti come loro, è una sconfitta; una sconfitta sociale, che ci riguarda da vicino. Avere il coraggio di accogliere, invece, è l&#8217;unico segnale forte possibile per restituire bellezza, onestà, giustizia ai territori in cui viviamo e cresciamo le nuove generazioni, ma dobbiamo essere tutti d&#8217;accordo, altrimenti la fatica è vana e la vittoria sarà sempre del dolore, dei soprusi e della morte. </span></span></p>
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		<title>Appello contro la proposta di legge sul REATO di TORTURA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 11:13:07 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8983" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="770" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2-768x499.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tema di leggi e di bagarre in Senato, oggi vogliamo parlare della norma approvata lo scorso 17 maggio che riguarda il REATO DI TORTURA; con 195 voti a favore e 8 contrari è stata fatta la  proposta di legge sull’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano. Un testo “provocatorio e inaccettabile” secondo un appello sottoscritto tra gli altri da Ilaria Cucchi, Enrico Zucca e Lorenzo Guadagnucci. Eccolo:</p>
<p>“Il Senato ha approvato una legge truffa sulla tortura, scritta in modo da renderla inapplicabile e in totale contraddizione con la convenzione Onu sulla tortura e con le indicazioni contenute nella sentenza di condanna contro l’Italia della Corte europea per i diritti umani del 7 aprile 2015 (Cestaro vs Italia per il caso Diaz). È un testo provocatorio e inaccettabile, che il Parlamento non può approvare, se l’Italia intende rimanere nel perimetro delle nazioni democratiche e all’interno della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali, firmata nel 1950.</p>
<div>Nel testo licenziato dal Senato il crimine di tortura è configurato come reato comune e non proprio del pubblico ufficiale, arrivando alla scrittura di una norma volutamente ingannevole e quindi pressoché inapplicabile; la tortura è tale solo se “violenze”, “minacce” e “condotte” sono plurime (in tutto il mondo si usa giustamente il singolare); la tortura mentale – la più diffusa – è tale solo se “il trauma psichico è verificabile” (quindi sottoposto a incerte valutazioni, con inevitabili disparità di trattamento e lasciando la porta aperta a tecniche, come la  deprivazione sensoriale, oggi praticate in tutto il mondo); la possibilità di prescrizione permane (il Senato ha addirittura eliminato il raddoppio dei termini previsto dal testo della Camera, mentre le convenzioni internazionali e la Corte di Strasburgo richiedono la imprescrittibilità del reato); non è previsto alcun fondo per il recupero delle vittime (altro obbligo disatteso, mentre in altre leggi si prevede il rimborso delle spese legali per certe categorie di imputati); nulla si dice – ulteriore mancanza rispetto agli obblighi internazionali – sulla sospensione e la rimozione di pubblici ufficiali giudicati colpevoli di tortura e trattamenti inumani e degradanti.</div>
<div></div>
<div>Se la Camera approvasse questo testo, l’Italia avrebbe una legge che sembra concepita affinché sia inapplicabile a casi concreti; avremmo cioè una legge sulla tortura solo di facciata, inutile e controproducente ai fini della punizione e della prevenzione di eventuali abusi.</div>
<div></div>
<div>È nell’interesse dei cittadini e delle stesse forze di sicurezza mantenere l’Italia nel perimetro della migliore civiltà giuridica, perciò chiediamo ad Antigone, ad Amnesty International, alle associazioni, a tutte le persone di buona volontà di battersi con ritrovata fermezza affinché la Camera dei deputati cambi rotta e il parlamento compia l’unica scelta seria possibile, ossia il ritorno al testo concordato in sede di Nazioni Unite. Quel testo garantisce un equilibrato aggiornamento del codice penale e può essere approvato dal parlamento nell’arco di poco tempo, entro la fine di questa legislatura&#8221;.</div>
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		<title>Sosteniamo le donne iraniane</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 08:29:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di Iran&#8230;Non solo l&#8217;attentato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/HfrNGuGkgPUzbEr-800x450-noPad-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8953" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/HfrNGuGkgPUzbEr-800x450-noPad-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="750" height="410" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/HfrNGuGkgPUzbEr-800x450-noPad-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/HfrNGuGkgPUzbEr-800x450-noPad-2-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Darya Safai</strong> è un&#8217;attivista iraniana che ha subito un&#8217;ingiustizia nel nostro paese: durante la partita di pallavolo Italia-Iran ha mostrato <b>uno striscione di protesta contro il governo iraniano</b> che non permette alle donne di entrare negli stadi. La polizia italiana l&#8217;ha fermata e le ha ritirato lo striscione.</p>
<p>L’attivista iraniana Darya Safai è stata allontanata dal palazzetto durante il match di pallavolo Italia-Iran del Volleyball World League maschile in programma all’Adriatic Arena il 2, 3 e 4 giugno. La donna aveva aperto uno striscione di protesta contro il governo iraniano che non permette alle donne di entrare negli stadi e assistere le partite. Una battaglia che Darya Safai sta portando avanti da tempo: aveva già fatto lo stesso tipo di azione durante le Olimpiadi di Rio. La donna è stata fermata dalle forze dell’ordine che dopo l’hanno portata via.</p>
<p>Occorre sostenere i diritti universali partendo dalle donne che nel mondo islamico sono discriminate. Le donne musulmane possono essere un motore nuovo per la civiltà e per lo sviluppo dei diritti umani. Le donne musulmane possono aprire il percorso a favore della dignità e della pace e contrastare così gli estremismi. Il Ministero degli interni, a nome degli italiani, restituisca lo striscione a Darya Safai con atto formale, riparando all&#8217;errore commesso dalle forze dell&#8217;ordine italiane in quel contesto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per firmare la petizione:</p>
<p><a href="https://www.change.org/p/ministero-degli-esteri-sostegno-alle-donne-iraniane?utm_source=action_alert_sign&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=757052&amp;alert_id=TDsIRiOHQQ_0hoG%2F61ZduPnWSn8RBnJGp8gX5YREpmYgTw4fFKGu5o%3D&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/ministero-degli-esteri-sostegno-alle-donne-iraniane?utm_source=action_alert_sign&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=757052&amp;alert_id=TDsIRiOHQQ_0hoG%2F61ZduPnWSn8RBnJGp8gX5YREpmYgTw4fFKGu5o%3D&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>La mia gonna non è un invito</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2017 08:41:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Questa campagna, con manifesti, cartoline e attraverso i social network è stata progettata per mostrare l&#8217;inaccettabilità delle molestie di strada, per diminuire la sensazione di impunità dei colpevoli e per decostruire gli stereotipi di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7846" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="383" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 383w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-709-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 383px) 100vw, 383px" /></a></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Questa campagna, con manifesti, cartoline e attraverso i social network</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>è stata progettata per mostrare l&#8217;inaccettabilità delle molestie di strada,</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>per diminuire la sensazione di impunità dei colpevoli</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>e per decostruire gli stereotipi di genere</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Hélène Bidard</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Secondo voi in quale citta del mondo nel 2015 il 100% delle donne è stata molestata almeno una volta sui mezzi pubblici e il 76% sono stati seguite almeno una volta per strada?!?</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7847" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="310" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-711-300x148.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Parigi (dati ufficiali del Consiglio Superiore per la parità tra donne e uomini)</p>
<p align="JUSTIFY">Oltre a questa campagna di sensibilizzazione è’ stata ideata una app Handsaway che prevede la possibilità di geotag per mappare la posizione esatta dell&#8217;aggressione fisica o verbale e denunciarla in tempo reale da parte della vittima o dei testimoni. La sua creatrice Alma Guirao, l’ha pensata dopo aver subito un’aggressione sessista che l’ha resa insicura per molto tempo e l’ha presentata con queste parole “Fischiare, commentare il fisico o l’abbigliamento, palpatine e ammiccamenti costituiscono un attacco alla parità, alla libertà di movimento e al diritto alla sicurezza in tutta la città”.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7848" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="380" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 380w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-710-285x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 285w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></a></p>
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		<title>#sonoStatoio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 18:53:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo) &#160; Di quale morte deve morire Stefano Cucchi? Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo)</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7070" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7070" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (562)" width="258" height="258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 258w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Di quale morte deve morire Stefano Cucchi?</b><br />
Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi, mentre la dichiarazione di<br />
“morte improvvisa ed inaspettata per epilessia’ è la risposta come una delle ipotesi principali, questo secondo i periti per il quali non c’è nesso tra il violento pestaggio avvenuto nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre del 2009 da parte dei carabinieri ed il decesso di sei giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>LA STORIA<br />
</b>L&#8217;inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi vede indagati cinque carabinieri della stazione Roma Appia e nel frattempo, sono stati assolti <a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">a giugno </span> </a><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">i medici dell&#8217;ospedale Pertini di Roma dove era stato ricoverato Stefano Cucchi</span></a>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dichiarazione della sorella, Ilaria : “<i>la duplice frattura della colonna e del globo vescicale gli hanno fermato il cuore</i>” E continua: “<i>con una perizia così ora abbiamo la possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale</i>”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel frattempo il legale dei Carabinieri, alla luce delle risposte dei periti afferma che chiederanno all’Ufficio di procura l’archiviazione del procedimento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Il caso Cucchi diventa virale sui social network</b></span><span style="color: #000000;">: su Twitter è stato lanciato un hashtag, #sonoStatoio con cui si accusa lo Stato di non aver trovato i colpevoli della morte del giovane avvenuta nel 2009 nel reparto protetto dell&#8217;ospedale Sandro Pertini, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Adriano Celentano</b></span><span style="color: #000000;"> sul suo Blog: “Ciao Stefano! Hai capito adesso i che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi sulla terra. Lì c’è la LUCE, la LUCE vera! Che non è quella flebile e malata di quei giudici “ignavi” che come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perché si schierano né dalla parte del bene né da quella del male sono i più pericolosi, e giustamente il Poeta condanna.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Liìsi respira AMORE del “Padre che perdona” e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorazzare fra le bellezze del Creato, senza più timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perché dove sei tu non si può morire.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Jovanotti </b></span><span style="color: #000000;">su Facebook: A me Stefano Cucchi sembra di conoscerlo. Questa famiglia potrebbe essere la mia, e la famiglia di tantissima gente, per questo ci si sta male, si cerca di capire, ci si commuove, ci si arrabbia e ci si vorrebbe stringere a questa famiglia</span><span style="color: #000000;"><b>.</b></span><span style="color: #000000;"> Interviene da New York dove sta lavorando al suo nuovo album.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Fedez</b></span><span style="color: #000000;">, il più duro in un tweet: Cucchi morto disidratato? NOI moriamo disidratati perché certe stronzate non ce le beviamo. L’ingiustizia è uguale per tutto. #VERGOGNA</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Un coro di musicisti ed un ex ministro, Corrado Passera</b></span><span style="color: #000000;">: La giustizia non può lasciare senza risposte tragedie come quella di Cucchi. Da anni la famiglia aspetta di sapere come è morto Stefano.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Sgomento e rabbia, indignazione, vergogna per questa vicenda bruta e violenta senza risposte.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Di quale morte deve ancora morire Stefano Cucchi ?</span></span></p>
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		<title>Svizzera &#124; Chiasso &#8211; Fermi e un arresto dopo il corteo contro le frontiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 07:36:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Apprendiamo che nelle ore immediatamente successive al corteo contro le frontiere, tenutosi a Chiasso domenica 11 settembre, la polizia elvetica ha effettuato una quindicina di fermi e tratto in arresto almeno un compagno italiano.&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-87.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6877" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6877" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-87.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (87)" width="299" height="224" /></a></span></h1>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div>
<p>Apprendiamo che nelle ore immediatamente successive al <a title="" href="http://www.informa-azione.info/chiasso_svizzera_corteo_contro_le_frontiere_in_solidariet%C3%A0_con_lei_migranti?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.informa-azione.info/chiasso_svizzera_corteo_contro_le_frontiere_in_solidariet%25C3%25A0_con_lei_migranti&amp;source=gmail&amp;ust=1473924619101000&amp;usg=AFQjCNEcQXwONEPVZ5m6YrjYiUOPfOQpXw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">corteo contro le frontiere</span></a>, tenutosi a Chiasso domenica 11 settembre, la polizia elvetica ha effettuato una quindicina di fermi e tratto in arresto almeno un compagno italiano. Lungo il percorso del corteo sono stati effettuati attacchinaggi, scritte sui muri e lancio di petardi, senza contatti diretti con le forze antisommossa; i fermi e l&#8217;arresto appaiono funzionali alla rappresentazione dell&#8217;intrusione di facinorosi da oltre confine, estranei responsabili della rottura della pace sociale che deve caratterizzare ogni settore della placida quotidianità elvetica.</p>
<p><i>Riportiamo quanto diffuso da <a title="" href="http://ch.indymedia.org/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://ch.indymedia.org/it/&amp;source=gmail&amp;ust=1473924619102000&amp;usg=AFQjCNEuib0kAUzp-Ecja5pVEvTKFo7rUQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">indymedia svizzera </span></a>(in aggiornamento):</i></p>
<p>Una persona é stata arrestata oggi poco dopo la manifestazione alla dogana di Chiasso Brogeda. Almeno una quindicina di persone sono state fermate e perquisite sempre nella zona di Chiasso.</p>
<p>Un ragazzo di 33 anni é stato arrestato oggi dopo la manifestazione &#8220;No border&#8221; a Chiasso. Dopo esser stato trattenuto per ore alla Centrale di Polizia di Chiasso é stato trasferito poco fa al carcere della Stampa. Le accuse sono sommossa, travisamento, disturbo dell&#8217;ordine pubblico e danneggiamento.</p>
<p>Svariate persone sono invece state perquisite o fermate (una decina nella zona della stazione). Alcune sono state fotografate (o perlomeno i loro indumenti)</p>
<p>Tre ragazzi sono stati condotti alla centrale di polizia dove, dopo essere stati fotografati e aver preso le loro generalità, sono stati rilasciati.</p>
<p><b>Aggiornamento: </b></p>
<p>La persona arrestata si trova tutt&#8217;ora detenuta al carcere della Stampa!</p>
<p>Un avvocato si sta occupando del suo caso. La legge prevede che venga interrogato entro 48ore dall&#8217;arresto (quindi entro domani sera) dopo le quali il procuratore deciderà se rilasciarlo o confermarne l&#8217;arresto.</p>
</div>
</div>
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