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	<title>Franca Rame Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Franca Rame Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Franca Rame e il suo impegno</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2013 04:55:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em></em>E&#8217; mancata l&#8217;attrice Franca Rame. Per ricordarla, pubblichiamo solo il testo integrale e il video del suo monologo intitolato <i>Lo stupro</i>: parole incise sul corpo, un testo scritto dopo avere subìto la violenza sulla propia pelle. Un lavoro teatrale che, oggi come nel 1973, deve far riflettere.</p>
<p><em>C’è una radio che suona… ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo<br />
un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio.<br />
Musica leggera: cielo stelle cuore amore… amore…Ho un ginocchio, uno<br />
solo, piantato nella schiena… come se chi mi sta dietro tenesse l’altro<br />
appoggiato per terra… con le mani tiene le mie, forte, girandomele<br />
all’incontrario. La sinistra in particolare.</em><em>Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.</em><em>Ho<br />
 lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la<br />
parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza… Dio che<br />
confusione! Come sono salìta su questo camioncino? Ho alzato le gambe<br />
io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro,<br />
sollevandomi di peso?</em><em>Non lo so.</em><em>È il cuore, che<br />
 mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare… è il<br />
 male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile.<br />
Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come<br />
congelata.</em><em>Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il<br />
suo ginocchio contro la mia schiena… s’è seduto comodo… e mi tiene tra<br />
le sue gambe… fortemente… dal di dietro… come si faceva anni fa, quando<br />
si toglievano le tonsille ai bambini.</em><em>L’immagine che mi<br />
viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non<br />
 urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio<br />
canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è<br />
 perché non grido.</em><em>Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono<br />
altri tre. Li guardo: non c’è molta luce… Né gran spazio… Forse è per<br />
questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che<br />
fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.</em><em>Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?</em><em>Sta per succedere qualche cosa, lo sento… Respiro a fondo… due, tre volte. Non, non mi snebbio… Ho solo paura…</em><em>Ora<br />
 uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a<br />
sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente.<br />
 </em><em>Sono vicinissimi.</em><em>Sì, sta per succedere qualche cosa… lo sento. </em><em>Quello<br />
 che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli… li sento intorno al mio<br />
corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad<br />
essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si<br />
mette tra le gambe… in ginocchio… divaricandomele. È un movimento<br />
preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché<br />
subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.</em><em>Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!</em><em>Da<br />
 questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo…<br />
un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile,<br />
 sul seno sinistro.</em><em>Una punta di bruciore. Le sigarette… sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.</em><em>Mi<br />
 scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni.<br />
Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere… Mi sento come<br />
proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare<br />
qualche cosa di orribile.</em><em>Quello accucciato alla mia destra<br />
accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra<br />
 le gambe. Si consumano presto.</em><em>Il puzzo della lana bruciata<br />
 deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf,<br />
davanti, per il lungo… mi tagliano anche il reggiseno… mi tagliano anche<br />
 la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun<br />
centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i<br />
seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature…</em><em>Ora… mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola.</em><em>Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena.</em><em>Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare. </em><em>Devo stare calma, calma.</em><em>“Muoviti,<br />
 puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il<br />
cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho.<br />
Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna<br />
lingua. Altra sigaretta.</em><em>“Muoviti puttana fammi godere”.</em><em>Sono di pietra.</em><em>Ora è il turno del secondo… i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.</em><em>“Muoviti puttana fammi godere”.</em><em>La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.</em><em>“Muoviti, puttana. Fammi godere”.</em><em>Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.</em><em>È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.</em><em>“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.</em><em>Ci credono, non ci credono, si litigano.</em><em>“Facciamola<br />
 scendere. No… sì…” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una<br />
sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere<br />
finalmente svenuta.</em><em>Poi sento che mi muovono. Quello che mi<br />
teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io<br />
servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia<br />
fatto l’amore… pardon… l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma<br />
sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf<br />
tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma<br />
per il tempo di farmi scendere… e se ne va.</em><em>Tengo con la<br />
mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove<br />
sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo<br />
per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per<br />
l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo<br />
 sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno<br />
male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi<br />
passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della<br />
giacca.</em><em>Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.</em><em>Appoggiata<br />
 al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo.<br />
Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro<br />
domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso…<br />
Poi mi decido…</em><em>Torno a casa… Torno a casa… Li denuncerò domani“.</em></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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