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	<title>Fratelli musulmani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 06:38:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/xMohamed-Morsi-dire-720x499.jpg.pagespeed.ic.5aX18CG_yB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme"/><figcaption>(Foto di Agenzia Dire)</figcaption></figure>



<p>di Patrizia Cecconi (pressenza.it)</p>



<p>Violenti scontri in Egitto per la morte improvvisa dell’ex presidente Morsi durante un’udienza in tribunale. Il generale Al Sisi, che lo destituì e arrestò con un colpo di Stato nel luglio 2013 sta rafforzando le misure di sicurezza, ma l’Egitto è in fiamme.</p>



<p>Il trattamento di Morsi in prigione non era certo dei più teneri – ammesso per assurdo che le prigioni egiziane siano mai state luoghi di espiazione delle colpe secondo i canoni del diritto umanitario – e già un comitato di avvocati aveva denunciato le condizioni di salute dell’ex presidente aggravate dal trattamento penitenziario.</p>



<p>Tutto questo fa del primo presidente egiziano eletto democraticamente un martire dei Fratelli Musulmani e il suo seguito, anche grazie alla durezza repressiva di Al Sisi, ha continuatato a considerarlo un eroe e a rimpiangerlo. La sua morte, quindi, in un’aula di tribunale in cui era chiamato più che a difendersi a sopportare le numerose accuse tra cui quelle, ben gradite a Israele, di cospirazione con Hamas in Palestina ed Hesbollah in Libano, farà nuovamente scoppiare l’Egitto dove, né Morsi né tanto meno Al Sisi hanno mai rappresentato modelli di tolleranza e di democrazia impostata sulla tutela dei diritti umani.</p>



<p>Un altro campione dei diritti umani, il presidente turco Erdogan, ha pubblicamente dichiarato Mohammad Morsi&nbsp; un martire oltre che un fratello e questo equivale ad assestare un duro colpo ad Al Sisi che, a torto o a ragione, viene considerato il suo carnefice.</p>



<p>Ricordiamo che Morsi era stato presidente del partito Giustizia e Libertà fondato sull’onda della “rivoluzione” di piazza Tahrir e precedentemente era stato deputato al parlamento egiziano come esponente del movimento dei Fratelli Musulmani.Dopo aver ottenuto la vittoria elettorale ed aver assunto democraticamente il mandato presidenziale, Morsi aveva iniziato a lavorare sul suo progetto di “rinascita dell’Egitto” basato sull’applicazione dei principi basilari della “sharia”, la legge islamica.</p>



<p>Forse fu questo orientamento fondamentalista, contrastato dalla parte laica e comunque dalla parte meno integralista, che lo considerò un traditore per le modifiche alla Costituzione e per la durezza che accompagnava il suo integralismo religioso, ad aprire le porte al generale Al Sisi. Ma non va sottovalutato neanche il manifesto e profondo “non gradimento” di Morsi da parte di Israele, visti i suoi rapporti con Hamas e Hesbollah, nel segnare la sua fine.</p>



<p>Il generale Al Sisi, a sua volta, non brillò né tuttora brilla per metodi democratici e, dopo aver fatto arrestare tutti gli esponenti della Fratellanza musulmana, schiacciò brutalmente nel sangue ogni manifestazione di sostegno all’ex presidente, tanto che in pochi giorni si contarono migliaia di morti.</p>



<p>Ora sono in corso scontri violenti e si teme un altro bagno di sangue perché la morte di Morsi è considerata prossima ad un omicidio per le condizioni in cui era mantenuto come prigioniero.</p>



<p>La Fratellanza musulmana ha invitato a manifestare in tutto il mondo davanti alle ambasciate egiziane e ha chiesto agli egiziani di partecipare in massa ai suoi funerali. Le misure di sicurezza, lo sappiamo per esperienza, hanno puramente funzione repressiva e i metodi di Al Sisi non sono certo meno duri di quelli all’epoca contestati a Morsi.</p>



<p>Forse, incredibilmente e sperabilmente, il bagno di sangue che tutti gli osservatori si aspettano verrà mitigato da una scelta della Confederazione calcistica africana la quale, avendo tolto al Camerun la sede per il torneo della Coppa d’Africa ed avendola spostata in Egitto – perché considerato fino a ieri più sicuro – farà partire venerdì prossimo la prima sfida. Sarà un evento calcistico il momentaneo pacificatore di una situazione incandescente? Forse.</p>



<p>In altre regioni del mondo è già successo. Ma in altre regioni del mondo l’influenza israeliana e gli intrecci di alleanze e “disalleanze” tra paesi più o meno fratelli non erano confrontabili con l’Egitto, troppo vicino al Medio Oriente e ai suoi signori, locali e d’oltre oceano.</p>
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		<title>ANALISI. Macron, La Libia, l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jun 2018 08:17:43 +0000</pubDate>
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<p>Di Michela Mercuri</p>
<p>(cipmo.org)</p>
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<p>Nel 1881 il Governo della Terza Repubblica francese, con un’azione di forza, stabilì il protettorato sulla Tunisia, obiettivo dei propositi coloniali del Regno d’Italia. Fu un attacco durissimo, tanto che la stampa parlò di “schiaffo di Tunisi” per sottolineare l’umiliazione subita dinanzi all’atto d’oltralpe.<br />
Potrebbe sembrare un evento oramai consegnato al passato ma, a ben guardare, è ancora una valida lente interpretativa per delineare i rapporti tra Roma e Parigi.<br />
La storia degli ultimi anni, specie dal 2011 in poi, è costellata di episodi che lasciano poco spazio a interpretazioni buoniste. L’azione internazionale in Libia è stata voluta dall’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy anche per mettere le mani sulle risorse del Paese e porre fine al “fastidioso” trattato di amicizia e cooperazione tra Roma e Tripoli. Seguono anni difficili in cui l’Eliseo continua a perseguire una propria agenda nell’ex Jamahiriya, spesso a danno dell’Italia.<br />
Il vertice di Parigi per la Libia del 29 maggio è l’ultimo atto di questo percorso accidentato.<br />
L’ambizioso Emmanuel Macron, dopo il fallimentare tentativo di pacificazione dello scorso luglio tra il Premier onusiano Fayez al-Serraj e il Generale Khalifa Haftar, uomo forte dell’est libico &#8211; che si è rivelato poco più di una photo opportunity &#8211; ha deciso di ritentare un nuovo summit. Se del primo incontro non aveva neppure avvertito il Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, questa volta, invece, pare aver approfittato della crisi politico-istituzionale del nostro Paese per cercare di segnare un gol praticamente a porta vuota.<br />
Al di là delle congetture, però, quel che conta sono i fatti e, a ben guardare, anche questo tentativo si è risolto con un sostanziale nulla di fatto. Vediamo perché.<br />
Da un punto di vista formale e diplomatico l’incontro di Parigi potrebbe apparire un successo, o comunque un importante passo avanti. Oltre a Serraj e ad Haftar erano presenti il Presidente dell’Alto Consiglio di Stato Khaled al-Mishri e il Presidente del Parlamento, con sede a Tobruk, Agila Saleh. Il vertice ha visto, poi, la partecipazione dell’inviato dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamè, e dei rappresentanti di molti Paesi, tra cui quelli di Egitto ed Emirati Arabi Uniti, storici sostenitori del Generale e di Turchia e Qatar, da sempre vicini a Tripoli.<br />
Tuttavia, non basta mettere quanti più attori possibili intorno a un tavolo per risolvere i problemi del Paese. Il “piano Macron” non ha condotto alla firma di nessuna dichiarazione di intenti tra i rappresentanti libici. Questa reticenza è sintomatica della persistente sfiducia tra le parti, del mancato riconoscimento reciproco tra gli attori presenti e, probabilmente, cosa ancor più grave, della loro dipendenza dalle milizie non presenti al vertice. Una criticità che potrebbe pregiudicare l’obiettivo più ambizioso proposto (o imposto) dal Presidente francese: elezioni a dicembre del 2018. L’opzione più probabile, infatti, è che una volta tornati a casa i vari leader continueranno a lavorare in ordine sparso, cercando di rafforzare la propria compagine. Prova ne sia che, a neppure 48 ore dall’incontro parigino, al-Mishri, importante rappresentante della Fratellanza Musulmana, avrebbe ribadito di non riconoscere la legittimità di Khalifa Haftar come comandante in capo dell’esercito libico, cosa che invece starebbe molto a cuore all’Eliseo. C’è poi un errore di fondo nell’approccio francese alla questione libica: le elezioni politiche in un contesto così frammentato e instabile non sono la soluzione per il consolidamento di un nuovo status quo. Sarebbe necessario invertire la prospettiva: non elezioni per stabilizzare la Libia, ma tentare di stabilizzare la Libia prima di indire elezioni. Viceversa, il vincitore dalla tornata elettorale potrebbe essere defenestrato, magari in maniera violenta, in poco tempo. Si tratta di un ragionamento che trova conferma anche nel fatto che molte delle milizie che controllano i Consigli politici e militari di alcune città libiche – tra cui gli Zintan e le potenti milizie di Misurata e Sabratha- hanno boicottato il vertice. Immaginare un percorso politico senza questi attori vorrebbe dire fare i conti senza l’oste e compromettere fin dall’inizio il processo di stabilizzazione del Paese.<br />
E’ evidente, dunque, che per fare in modo che gli impegni presi non restino lettera morta sarà necessario uno sforzo costante della comunità internazionale che fin qui è sembrato mancare e soprattutto una visione comune, scevra da pericolose iniziative unilaterali come quella francese. Anche in questo caso sarebbe necessario invertire la prospettiva: non dovrebbe essere Macron a convocare le Nazioni Unite, proponendo un piano per la Libia, ma dovrebbero essere le Nazioni Unite a tracciare un percorso di pacificazione nazionale rispettato da tutti gli Stati membri.<br />
Detto ciò, non dobbiamo restare a guardare sperando che la proposta francese fallisca per avere una “rivincita”, perché un fallimento non gioverebbe a nessuno e in primo luogo ai libici. Abbiamo ancora le carte per tentare di avere un ruolo in questo negoziato. Siamo presenti nel territorio con l’ambasciata a Tripoli e il consolato a Bengasi e negoziamo da tempo con gli attori locali che conosciamo meglio di chiunque altro, Macron compreso.<br />
Del grande lavoro svolto in Libia negli ultimi anni dall’Italia e dei rischi di iniziative diplomatiche “personali” si è fatto portavoce anche il nostro Ambasciatore a Tripoli, Giuseppe Perrone, che, in una dichiarazione rilasciata all’agenzia “Agi”, ha definito il vertice di Parigi “un’occasione altamente mediatica per ricordare ai libici la necessità di attuare gli impegni richiesti dal piano d’azione delle Nazioni Unite per superare la crisi libica”, ricordando, inoltre, che “divisioni e iniziative caotiche potrebbero contribuire al ritorno delle barche della morte”.<br />
Non resta che augurarci che il neonato governo italiano tenga bene a mente queste parole e restituisca all&#8217;agenda libica la priorità che merita, agendo di conseguenza.</p>
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		<title>A Presa Diretta: verità per Giulio Regeni!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2016 08:40:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi VERITA’ PER GIULIO “Tutto il vocabolario delle torture abbiamo visto sul corpo di Giulio” Paola Regeni Nella trasmissione Presa Diretta in onda lunedì scorso viene innanzitutto delineata la situazione interna egiziana&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6745" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6745" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (512)" width="430" height="313" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 430w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-512-300x218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 430px) 100vw, 430px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
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<p align="CENTER">VERITA’ PER GIULIO</p>
<p align="RIGHT">“Tutto il vocabolario delle torture</p>
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<p align="RIGHT">Paola Regeni</p>
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY">Nella trasmissione Presa Diretta in onda lunedì scorso viene innanzitutto delineata la situazione interna egiziana partendo dalle cifre fornite dal Coordinamento egiziano per i diritti e le libertà: dal 1 agosto 2015 al 31 marzo 2016 si contano 1670 casi di torture, 500 morti, 464 desaparecidos (tra cui Mustafa Massouny di cui ci siamo occupati qui <a href="http://www.peridirittiumani.com/2015/10/26/sisi-mustafa-e-gli-altri/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2015/10/26/sisi-mustafa-e-gli-altri/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>), con moltissime testimonianze di arrestati e torturati per manifestazioni e post su Facebook (ad esempio gli attivisti che hanno protestato il 25 aprile <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/07/10/25-2-16-legitto-che-da-i-numeri/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2016/07/10/25-2-16-legitto-che-da-i-numeri/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>). Nel mirino del Governo finiscono indiscriminatamente lavoratori, sindacalisti, attivisti, oppositori politici e giornalisti (come Shawkan, a cui hanno recentemente assegnato il press freedom award <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/07/26/shawkan-international-press-freedom-awards-2016/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2016/07/26/shawkan-international-press-freedom-awards-2016/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) sotto il mantra della “lotta al terrorismo”. E il generale Sisi ha diverse carte da giocare su più tavoli a livello internazionale: è (considerato) un alleato indispensabile per il ruolo di freno all’immigrazione clandestina e per lo scacchiere libico ed anche per le relazioni economiche con l’Italia soprattutto per gli accordi di esplorazione e perforazione per il gas ed il greggio che tra poco il Parlamento egiziano dovrà approvare. Ruoli riconosciuti pubblicamente nell’intervista che Renzi ha concesso ad Al Jazeera in cui dice che “Sisi è un grande leader che ha un ruolo cruciale nel Mediterraneo e lo sosterrò nel suo percorso verso la pace”; in Egitto poi ha destato molto scalpore l’intervista del senatore Lucio Barani, capogruppo di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (Ala) che ha parlato di complotto internazionale per delegittimare Sisi e minare i buoni rapporti con l’Italia sostenendo che il governo egiziano non ha alcuna responsabilità nell’uccisione di Giulio Regeni.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-511.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6746" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-511.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6746" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6746" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-511.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (511)" width="350" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-511.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-511-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-511-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-511-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-511-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Qui potete ascoltare l’intervista completa</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/11/regeni-barani-recidivo-ai-media-egiziani-il-governo-al-sisi-e-vittima-del-caso/2970151/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/11/regeni-barani-recidivo-ai-media-egiziani-il-governo-al-sisi-e-vittima-del-caso/2970151/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">Nella puntata di Presa Diretta invece oltre a ricostruire cronologicamente i vari depistaggi egiziani sempre più improbabili (incidente stradale, giro di droga, delitto legato all’orientamento sessuale- prima omosessuale e poi donnaiolo !- rapina di una gang di criminali specializzati nel sequestro di stranieri, spionaggio…e chissà se si inventeranno qualcos’altro…) si punta il dito su due domande (ancora) senza risposta: il 3 febbraio vicino ad una base degli apparati militari viene ritrovato il corpo di Giulio nudo dalla cintola in giù e senza documenti e le autorità egiziane ne hanno dato subito notizia alle autorità italiane… ma come lo hanno riconosciuto se la madre ha detto che lei stessa l’ha riconosciuto solo dalla punta del naso? Ed ancora: come è possibile che si stato sequestrato il 25 gennaio in una Cairo blindata senza che nessuno se ne sia accorto?</p>
<p align="JUSTIFY">E le parti più interessanti sono le interviste a Omar Afifi ex ufficiale della polizia egiziana, rifugiato negli Usa dal 2008, che mostrando la foto di Khaled Said parla del commissariato di Giza e di Madinat Nasr dove la prassi è molestie con cani, sigarette e abusi sessuali e fa i nomi: “Il capo di gabinetto di Al Sisi, Abbas Kamel, che lo ha fatto trasferire per farlo interrogare dai servizi segreti militari; il generale Mohamed Faraj Shehat, direttore dei servizi segreti militari. Naturalmente il ministro degli Interni Magdy Abdel Ghaffar e il presidente Al Sisi erano al corrente già dal trasferimento. Sono anni che nessun cittadino straniero può essere interrogato senza che il Ministro degli Interni lo sappia: è il regolamento ed è sempre stato rispettato” e ad Ahmed Harrag un dirigente dei Fratelli Musulmani che racconta di Regeni nel mirino per la sua ricerca sui movimenti dei lavoratori e per i contatti con il sindacato dei venditori ambulanti (i più poveri ed emarginati e sotto il continuo ricatto della polizia che sequestra loro la merce: si fa anche il nome di Mohamed Abdallah capo del sindacato degli ambulanti che potrebbe aver “venduto” Giulio come una spia) e nel mezzo di una faida e resa dei conti tra servizi segreti civili e militari.</p>
<p align="JUSTIFY">Un’inchiesta giornalistica che ha dato molti contributi a VERITA’ PER GIULIO.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Comunità del mondo arabo in Italia condanna gli attentati di Bruxelles</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 08:29:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; La Comunità del mondo arabo in Italia (Co-Mai) ha condannato l’attentato che ha colpito questa mattina la capitale belga Bruxelles, facendo 34 morti e 170 feriti secondo l’ultimo bilancio ufficiale. &#8220;Condanniamo fermamente il&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-42.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5514" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5514" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-42.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (42)" width="299" height="187" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Comunità del mondo arabo in Italia (Co-Mai) ha condannato l’attentato che ha colpito questa mattina la capitale belga Bruxelles, facendo 34 morti e 170 feriti secondo l’ultimo bilancio ufficiale. &#8220;Condanniamo fermamente il terrorismo cieco che mira alla terza guerra mondiale. Siamo con il cuore a Bruxelles, con tutti i familiari delle vittime che oggi hanno drammaticamente interrotto le loro esistenze&#8221;, si legge in un comunicato rilasciata da Co-Mai, il cui presidente ha lanciato un nuovo appello agli immigrati e agli arabi in Italia: &#8220;Invitiamo tutti i cittadini stranieri in Italia a denunciare qualsiasi sospetto nei confronti di eventuali persone che trascendono nell&#8217;estremismo deviando il senso della religione islamica. Offriamo la massima disponibilità al governo italiano per collaborare in maniera costruttiva e tutelare la nostra Italia”, ha detto Foad Aodi.</p>
<p>(anche su www.agenzianova.com)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>Dahab e Hurria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2014 06:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Dahab Abdel Hamid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Dahab Abdel Hamid, una ragazza di 19 anni è stata arrestata a Shubra, quartiere tra i più poveri del Cairo (dove Yousef Chahine ha ambientato il suo ultimo film Hyya Fauda,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Monica Macchi
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dahab<br />
Abdel Hamid, una ragazza di 19 anni è stata<br />
arrestata a Shubra, quartiere tra i più poveri del Cairo (dove<br />
Yousef Chahine ha ambientato il suo ultimo film Hyya Fauda, denuncia<br />
della corruzione della polizia all’epoca di Mubarak) lo scorso 14<br />
gennaio nei tafferugli seguiti ad alcune manifestazioni a sostegno<br />
dell’ex presidente Mohammed Morsi. Dahab è stata arrestata<br />
nonostante fosse incinta all’ottavo mese: da allora è stata<br />
incarcerata nella stazione di polizia di El Amirya, con continui<br />
rinnovi di detenzione per esigenze d’indagine (quindi senza né<br />
processo né condanna): l’accusa è “appartenenza a un gruppo<br />
terroristico”, cioè i Fratelli Musulmani che sono da mesi<br />
ufficialmente fuorilegge, e “partecipazione a protesta non<br />
autorizzata”, nonostante suo marito Ashraf Sayed abbia dichiarato<br />
che Dahab aveva appuntamento dal ginecologo per una visita di<br />
controllo e si sia così trovata per caso coinvolta per caso nelle<br />
retate.&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/hurria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/hurria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Due<br />
giorni fa Dahab ha partorito all’ospedale Zaitoun con un taglio<br />
cesareo ammanettata alla barella: l’attivista per i diritti umani<br />
Nermeen Yosri  è andata a trovarla e ha postato in rete alcune foto<br />
che hanno scatenato un’indignazione collettiva tanto più che Dahab<br />
è stata riportata subito in cella e il marito ha denunciato al<br />
canale televisivo Al-Nahar che le viene impedito persino di allattare<br />
o tenere in braccio la figlia perché le manette le vengono tolte<br />
solo per andare in bagno. Per tutta risposta un funzionario<br />
del ministero degli interni ha dichiarato che Dahab sta ricevendo “la<br />
migliore assistenza possibile” aggiungendo che la foto di lei<br />
ammanettata “potrebbe essere stata scattata mentre veniva<br />
trasportata in ospedale”….alquanto improbabile come si può<br />
arguire dalla presenza della neonata per di più già vestita!</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a><br />
<br />Il<br />
Consiglio nazionale per i diritti umani e ben sedici organizzazioni<br />
che a vario titolo sostengono e tutelano i diritti umani hanno<br />
chiesto indagini non solo sul caso di Dahab e sulle persone in stato<br />
di detenzione ma anche sull’aumento delle accuse di torture e<br />
molestie sessuali tra cui il “ritorno” dell’obbligo dei test di<br />
verginità per le ragazze arrestate. Del resto,<br />
Abdel-Fattah al-Sisi, accreditato come prossimo presidente,<br />
nell’aprile del 2012, quando era ancora un militare<br />
semisconosciuto, ha difeso e sostenuto i test di verginità come<br />
strumento “per proteggere le ragazze dallo stupro, e i soldati e<br />
gli ufficiali dalle accuse di stupro”. Secondo<br />
Mohammed<br />
Emessiry,<br />
ricercatore di Amnesty<br />
International,<br />
le varie forme di<br />
torture non sono<br />
più riservate solo ai prigionieri politici, ma sono utilizzate per<br />
far passare il messaggio di cosa potrebbe accadere a tutti coloro che<br />
si oppongono al governo.<br />
Il<br />
Ministero<br />
dell&#8217;Interno<br />
ha<br />
rifiutato di<br />
rispondere<br />
alle domande<br />
di vari giornali e siti che hanno rilanciato le accuse sul<br />
trattamento<br />
dei<br />
detenuti in<br />
custodia<br />
egiziana,<br />
ma<br />
ha<br />
rilasciato una dichiarazione<br />
negando<br />
qualsiasi<br />
abuso e<br />
dicendo che<br />
era aperto<br />
e disponibile a<br />
ricevere<br />
denunce da<br />
presunte<br />
vittime.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Oggi,<br />
sotto l’onda delle proteste, soprattutto ma non solo in rete, il<br />
quotidiano egiziano Al-Ahram on line ha dato la notizia che il<br />
Procuratore generale ha ordinato la liberazione di Dahab per “motivi<br />
di salute”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
PS<br />
Dahab ha deciso di chiamare sua figlia Hurrya, “Libertà”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Morsi, iconografia di un martire annunciato, di Laura Silvia Battaglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2013 04:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
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		<category><![CDATA[Morsi]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo questo articolo di Laura Silvia Battaglia (www.battgirl.info), ringraziandola tantissimo ll ritratto di Mohamed Morsi campeggia ovunque. Sui volantini distribuiti dopo la preghiera dell&#8217;alba, sugli autobus bianchi dei Fratelli Musulmani parcheggiati all&#8217;ingresso del grande&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ragazzo-del-bar-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ragazzo-del-bar-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Pubblichiamo<br />
questo articolo di Laura Silvia Battaglia (<u><a href="http://www.battgirl.info/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.battgirl.info?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u>),<br />
ringraziandola tantissimo
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
ll<br />
ritratto di <strong>Mohamed<br />
Morsi</strong><br />
campeggia ovunque. Sui<br />
volantini distribuiti dopo la preghiera dell&#8217;alba, sugli autobus<br />
bianchi dei Fratelli Musulmani parcheggiati all&#8217;ingresso del grande<br />
campo di Rabaa al-Adawjia, sui carretti della distribuzione di the,<br />
acqua, bevande e succo di melograno che punteggiano la via per<br />
arrivare alla roccaforte della protesta anti-generali. </p>
</div>
<p>Il volto del politico che Time<br />
incoronò &#8220;uomo dell&#8217;anno&#8221; nel 2012 è replicato<br />
ossessivamente, come in un videogioco a punti con una grafica<br />
splatter, sopra, sotto e di fronte alle migliaia di tende che<br />
ricoprono questa superficie di quasi quattro chilometri quadrati al<br />
Cairo brulicante di supporters dell&#8217;ex presidente egiziano dal 3<br />
luglio 2012, data del suo arresto con l&#8217;accusa di cospirazione.</p>
<p>Mohamed Morsi qui è onnipresente,<br />
guarda i suoi fedeli dall&#8217;alto del suo ritratto peggiore,<br />
ingessatissimo nel fermo immagine che sancisce la sua sacralità.<br />
Così replicato ovunque appare come un cento occhi e centoteste, una<br />
creatura medievale dalla faccia presentabile che si allunga sugli<br />
esiti del colpo di stato di un mese fa. Un colpo di stato che<br />
chiunque si guarda bene, qui, a Rabaa al-Adawjia, dal definire<br />
seconda rivoluzione o contro-rivoluzione.</p>
<p>Mohamed Morsi, ora prigioniero a<br />
Nord del Cairo, dove si trova il ministero della Difesa, è colui nel<br />
cui nome si circoscrive la preghiera dell&#8217;alba di Eid, e che nel<br />
giorno più importante dell&#8217;anno per la Umma sunnita si manifesta al<br />
campo di Rabaa nel pomeriggio, per interposta persona: la moglie<br />
Nagla Mahmoud.</p>
<p>Per lui si chiede la liberazione e<br />
nel suo nome viene già giustificata la resistenza dei Fratelli<br />
musulmani verso l&#8217;apparato di potere dei generali, che ha utilizzato<br />
l&#8217;esito delle votazioni prima, il temporeggiamento dei Fratelli poi,<br />
la loro interpretazione integralista della futura costituzione, per<br />
riprendere con la forza il controllo di un Paese ormai allo sbando,<br />
economicamente piegato da una credibilità ai suoi minimi storici.</p>
<p>&#8220;Io amo Morsi&#8221;; &#8220;Morsi,<br />
Morsi, in te la speranza&#8221;; &#8220;Morsi Morsi sempre Morsi, mai<br />
più Al Sisi&#8221;: sono alcuni degli slogan che campeggiano insieme<br />
all&#8217;immagine dell&#8217;ex presidente egiziano. Si alternano anche sulle<br />
fasce &#8211; verdi, nere, marroni &#8211; che la gioventù<em><br />
ihwanizzata</em> sfoggia<br />
intorno alla testa, replicando l&#8217;iconografia jihaddista in forme<br />
moderate: &#8220;Il popolo arabo è la comunità islamica&#8221;.<br />
&#8220;Siamo arabi, moriremo islamici&#8221;.</p>
<p>L&#8217;appartenenza alla Umma sunnita,<br />
per i Fratelli musulmani, non si discute. Vale per tutti, da<br />
qualsiasi grado di vicinanza o distrazione del partito e dalle sue<br />
istanze si stia parlando. Ed è perfettamente connaturata con<br />
l&#8217;interpretazione del rispetto dei diritti umani che, per i<br />
supporters di Morsi, discende solo da Dio ed è strettamente<br />
collegata alla legge di natura che segue i dettami di Allah, secondo<br />
quanto ne rivelò Mohammed.</p>
<p>Lo dice senza tema <strong>Sara<br />
Hassan</strong>,<br />
ventenne di El-Adwah, la città di nascita dell&#8217;ex presidente oggi<br />
ostaggio di Al Sisi. La sua famiglia è cresciuta accanto a Morsi. In<br />
senso letterale, perchè sono sempre stati suoi vicini di casa. Hanno<br />
piantato una tenda da giorni e hanno pure affittato un appartamento<br />
in zona per stare più comodi. Ci sono tutti: padre, madre, cugini,<br />
fratelli e sorelle, zie e nipoti. Morsi per tutti, tutti per Morsi,<br />
insomma. Ma la motivazione che li spinge fin qui non è squisitamente<br />
politica. L&#8217;ideale di famiglia e l&#8217;appartenenza alla Umma sono<br />
abbastanza. Ma la conoscenza diretta del personaggio spiega ancora di<br />
più la scelta di stare dalla sua parte, costi quel che costi. Dice<br />
Sara: &#8220;Noi lo conosciamo: è un uomo buono. L&#8217;hanno esposto e ne<br />
paga il prezzo. Adesso è in carcere e siamo certi che il trattamento<br />
riservatogli non è umano&#8221;.</p>
<p>Chiediamo che tipo di valenza ha il<br />
concetto di rispetto dei diritti umani per i Fratelli Musulmani.<br />
Risponde: &#8220;Il rispetto dell&#8217;uomo viene dal fatto che l&#8217;uomo<br />
appartiene a Dio&#8221;. E chi non appartiene a quel Dio? &#8220;Non<br />
saprei. Quel che so è che l&#8217;Egitto è un Paese islamico, noi siamo<br />
islamici e Morsi è il nostro presidente. Nell&#8217;Islam il rispetto<br />
dell&#8217;uomo viene dalla sua conoscenza di Dio. Morsi è un uomo<br />
timorato di Dio, ha portato avanti la nostra causa, noi dobbiamo<br />
adesso batterci per lui&#8221;.</p>
<p>Sara è una ragazza laureata,<br />
progressista, una giovane donna musulmana tosta, pronta per fare una<br />
buona carriera nei quadri dei Fratelli, se le fosse data la<br />
possibiità. Morsi per lei è già un mezzo martire. E lo è per<br />
tutte le persone, che, sulla strada del campo, lastricata da molte<br />
buone intenzioni, lo hanno eletto a icona della rivoluzione<br />
incompiuta o, meglio, ingiustamente ribaltata. La sua detenzione,<br />
nonostante Morsi sia inizialmente asceso al ruolo di guida dei<br />
Fratelli quasi come un ripiego necessario, ne ha già fatto un<br />
gigante morale.</p>
<p>Se il nuovo governo non dovesse<br />
scarcerarlo, se lo processasse o se in qualche modo se ne favorisse<br />
la morte, gli effetti saranno amplificati sugli <em>ihwan</em><br />
egiziani ma anche su tutti gli arabi sunniti del Medio Oriente. Alla<br />
causa palestinese per la quale tutti i popoli arabi si sono sentiti<br />
in dovere di aderire nella lotta comune, se ne potrebbe aggiungere<br />
un&#8217;altra.</p>
<p>Sarebbe il primo caso in cui<br />
parrebbe possibile incitare alla resistenza &#8211; dei fedeli prima e al<br />
martirio dei combattenti poi &#8211; per difendere un leader pacioccone e<br />
perditempo, un martire <em>in<br />
pectore</em> che non si sarebbe<br />
davvero speso con opere o azioni degne di nota per il suo popolo di<br />
elettori e, soprattutto, per un Paese dalla storia ingombrante.</p>
<p>Lo scorso 29 luglio, ormai<br />
conosciuto come &#8220;il massacro di Rabaa&#8221;, nella roccaforte<br />
dei pro-Morsi sono morte 127 persone e 4500 sono state ferite negli<br />
scontri con l&#8217;esercito e la polizia. Chiedevano tutte di<br />
relegittimare Mohammed Morsi come presidente dell&#8217;Egitto.</p>
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		<title>Ancora vittime in Egitto, anche bambini</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jul 2013 04:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi la polizia ha represso &#8211; ancora attraverso il lancio di lacrimogeni e l&#8217;uso di armi da fuoco &#8211; un&#8217;imponente manifestazione di protesta da parte dei sostenitori di Morsi che si erano&#46;&#46;&#46;</p>
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/egitto-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/egitto-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="197" width="320" /></a></div>
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</div>
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Nei<br />
giorni scorsi la polizia ha represso &#8211; ancora attraverso il lancio di<br />
lacrimogeni e l&#8217;uso di armi da fuoco &#8211; un&#8217;imponente manifestazione di<br />
protesta da parte dei sostenitori di Morsi che si erano radunati<br />
davanti al quartier generale delle guardie rivoluzionarie. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Negli<br />
scontri con l&#8217;esercito sono rimasti uccisi 77 islamisti. Tra le<br />
vittime: otto donne e sette bambini di cui due neonati. Secondo la TV<br />
satellitare Al Jazeera a questi si aggiungono almeno altri 500<br />
feriti.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
militari sostengono di essere intervenuti per sventare un attacco<br />
terroristico alla sede della Guardia repubblicana mentre Gehad<br />
el-Haddad, portavoce dei Fratelli Musulmani, ha dichiarato che si sia<br />
trattato di un massacro, “di un atto criminale contro i<br />
manifestanti” che si erano riuniti in un sit-in pacifico per<br />
protestare e anche per pregare.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
premio Nobel per la pace, Mohamed El Baradei &#8211; portavoce delle<br />
opposizioni liberali e candidato come possibile vicepresidente ad<br />
interim &#8211; ha scritto su Twitter che verrà aperta un&#8217;inchiesta<br />
indipendente su quanto è successo e ha aggiunto: “La violenza<br />
genera violenza e deve essere condannata formalmente&#8230;La transizione<br />
pacifica è l&#8217;unica via”.</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></div>
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