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	<title>frutta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Imperfectus: un&#8217;organizzazione che evita lo spreco di cibo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 14:33:08 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle</p>



<p>Oggi e più che mai, partecipare attivamente al miglioramento del mondo è diventato una necessità, poiché alcune certezze precedenti sono state scosse dal contesto attuale. Per questo è anche importante dare voce a chi si impegna in azioni positive, promuovendo la conoscenza delle opportunità che si possono trovare per rendere il mondo un posto migliore. Oggi ci concentreremo su un&#8217;organizzazione che promuove lo spreco zero di cibo. Aiuta a salvare tonnellate di frutta e verdura che vengono scartate dai supermercati e dai grandi magazzini solo per il loro aspetto, in quanto non rientrano nel nostro standard di come dovrebbero essere.</p>



<p>Alcuni dati importanti per considerare quanto è grande il problema dello spreco di cibo è che, nell&#8217;Unione Europea, circa 88 milioni di tonnellate di cibo vengono scartate ogni anno, il che corrisponde a circa 173 kg di cibo per persona. Questi dati hanno fatto sì che il problema dello spreco alimentare sia molto importante, poiché implica non solo uno spreco di cibo che potrebbe essere utilizzato, ma anche uno spreco di risorse nel suo trattamento, ore di lavoro, di suolo e di acqua.</p>



<p>Imperfectus è un&#8217;organizzazione spagnola che offre frutta e verdura di alta qualità più economica di quella che si può trovare nei negozi e che viene consegnata a domicilio. Così, la loro missione è quella di:</p>



<ul><li>eliminare lo spreco di cibo, promuovendo il principio che tutti hanno il diritto di avere accesso a cibo naturale e sano;</li><li>provvedere frutta e verdura di stagione, che favorisce la nostra salute;</li><li>portarci prodotti locali, poichè come la Spagna hanno una grande produzione di frutta e verdura, promuovendo la sovranità alimentare;</li><li>eliminare il consumo eccessivo di plastica inutile che si può trovare nei supermercati, dato che evitano l&#8217;uso della plastica nelle loro consegne;</li><li>raggiungere il maggior numero di persone possibile, in quanto mantengono i prezzi bassi nella loro frutta e verdura, avvantaggiando gli agricoltori locali ed evitando gli intermediari.</li></ul>



<p>Inoltre, il loro modo di consegnare prodotti freschi non è veramente interessante, dato che il contenuto delle scatole che si possono ordinare è tenuto segreto fino a quando non arrivano a destinazione (tranne in certi casi di allergie, naturalmente). In questo modo, coinvolgono il cliente in un&#8217;esperienza dal momento in cui ordina la sua scatola al momento in cui arriva alla sua porta. Inoltre, aggiungono ricette alla scatola, che cambiano anche attraverso le stagioni e quindi possono essere messe in pratica con gli ingredienti inviati da Imperfectus.</p>



<p>Per il momento, l&#8217;organizzazione ha sede in Spagna, e quindi la consegna non è possibile in altri paesi. Tuttavia, il loro sito web include anche alcune ricette e post interessanti, da cui si possono estrarre molte informazioni. Vale la pena tenere a mente questa organizzazione, poiché il loro modo di lavorare e i valori che promuovono potrebbero potenzialmente essere replicati in tutto il mondo, garantendo l&#8217;accesso a prodotti freschi a persone che altrimenti non li avrebbero.</p>
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		<title>I diritti dei braccianti al tempo del Covid-19</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 07:22:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani propongono l&#8217;incontro con Francesco Piobbichi, operatore sociale per Mediterranean Hope che ci ha parlato dei diritti dei braccianti nella piana di Gioia Tauro e di buone pratiche suggerite. Come&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> propongono l&#8217;incontro con Francesco Piobbichi, operatore sociale per Mediterranean Hope che ci ha parlato dei diritti dei braccianti nella piana di Gioia Tauro e di buone pratiche suggerite. </p>



<p>Come sempre, per seguire le videoconferenze, è sufficiente cliccare sul quadrante che vi interessa. Grazie!</p>



<p></p>



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		<title>Un&#8217;inchiesta per denunciare le molestie e lo sfruttamento delle donne nei campi agricoli in Italia, Spagna e Marocco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 09:01:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto &#160; Un&#8217;indagine sui campi agricoli di Italia, Spagna e Marocco per documentare le terribili condizioni di vita e di lavoro delle braccianti. Questo il nuovo lavoro di Stefania Prandi, giornalista e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/f226c5b8-e581-4b17-9171-5b121d967b73.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10811" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/f226c5b8-e581-4b17-9171-5b121d967b73.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="451" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/f226c5b8-e581-4b17-9171-5b121d967b73.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 451w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/f226c5b8-e581-4b17-9171-5b121d967b73-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 451px) 100vw, 451px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un&#8217;indagine sui campi agricoli di Italia, Spagna e Marocco per documentare le terribili condizioni di vita e di lavoro delle braccianti. Questo il nuovo lavoro di Stefania Prandi, giornalista e fotografa intitolato Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo, edito da Settenove.<br />
<em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha rivolto alcune domande all&#8217;autrice e la ringrazia molto per la sua disponibilità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/41DkhbwplJL._SX285_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10812" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/41DkhbwplJL._SX285_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="287" height="499" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/41DkhbwplJL._SX285_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 287w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/41DkhbwplJL._SX285_BO1204203200_-173x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 173w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Breve presentazione della mostra e del libro: come è stato possibile realizzare questo reportage? </strong></p>
<p>Il reportage in tutto, tra documentazione, ricerche e interviste sul campo è durato oltre due anni con più di centotrenta interviste tra sindacati, associazioni, ricercatrici, lavoratrici. Essendo un lavoro da freelancer, la ricerca dei fondi è stata laboriosa perché per ogni zona che ho visitato avevo bisogno di un budget minimo per coprire le spese degli spostamenti, dell’alloggio, di chi mi ha messo in contatto con le lavoratrici, mi ha accompagnato nei territori e ha tradotto le lingue che non conoscevo, come l’arabo. Per riuscire a sostenere i costi vivi del progetto ho vinto dei grant e ho collaborato all’organizzazione di un crowdfunding. Il libro è stato pubblicato con la casa editrice Settenove mentre la mostra è stata allestita per la prima volta a Bologna in collaborazione con la presidente del Quartiere Santo Stefano Rosa Amorevole, l’associazione Creis e i comitati di quartiere della Coop di Bologna. Dall’autunno poi andrà in altre città.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; stato difficile trovare le testimonianze delle donne sfruttate e molestate nei campi agricoli in cui si è svolta la ricerca?</strong></p>
<p>È stato difficile condurre l’inchiesta a causa della mancanza di consapevolezza e dell’omertà diffusa nei diversi territori. Spesso mi è stato consigliato, o meglio intimato, di lasciare perdere. La violenza sul lavoro, che include molestie sessuali, insulti, aggressioni fisiche, ricatti, fino al vero e proprio stupro, nei paesi del Mediterraneo sui quali mi sono concentrata perché sono tra i principali esportatori di verdura e frutta in Europa, è ancora tabù. È difficile da riconoscere e nominare per associazioni e sindacati, non viene considerata a dovere da chi ha il compito di esercitare la legge e quindi per le donne è difficilissimo sperare di avere giustizia.</p>
<p>È stato un lavoro che ha richiesto molto tempo e pazienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono le differenze tra le attività sindacali di Italia, Spagna e Marocco? E sono attività sufficienti a tutelare le braccianti?</strong></p>
<p>È difficile generalizzare perché anche negli stessi Paesi, a seconda delle aree, ci sono situazioni diverse. Il libro e la mostra si occupano di aree specifiche di tre paesi affacciati sul mare Mediterraneo: parte della Puglia e Vittoria, in Sicilia, la provincia di Huelva, in Andalusia, e la regione di Souss-Massa. Sono aree tra le maggiori esportatrici di ortaggi e frutta in Europa e con un alto tasso (che arriva anche all’80 per cento) di manodopera femminile.<br />
Ho visto fermento sindacale e voglia di combattere l’omertà e lo sfruttamento a Souss-Massa in Marocco. A Huelva, in Spagna, l’unico sindacato che mi ha voluto accompagnare nei campi e ha voluto commentare la situazione è stato il Sat, Sincacato Andaluso dei lavoratori. In Puglia, tra Foggia, Bari, Andria e Taranto ho visto interventi e tentativi di supporto delle lavoratrici da parte della Flai Cgil. I sindacalisti Flai Cgil mi hanno spiegato che per loro è molto difficile intervenire operativamente se le donne non decidono di denunciare le molestie, i ricatti o gli stupri. A Vittoria, in Sicilia, nonostante ripetute richieste di appuntamenti non ho ricevuto supporto dal sindacato nell’inchiesta e nessuna delle lavoratrici romene che ho incontrato lo ha mai menzionato.</p>
<p>Purtroppo anche quando il sindacato è presente, il suo intervento non è sufficiente. A frenare un reale cambiamento ci sono fattori socioculturali e un mercato del lavoro deregolarizzato, dove non ci sono diritti per i più deboli, ma vige la legge del più forte. Le istituzioni non fanno controlli, non favoriscono le denunce e anzi, spesso le lavoratrici non vengono credute. Inoltre i processi sono faticosi, lunghi, e costosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci può parlare dei temi principali messi in luce dal suo lavoro, quali: la violenza sessuale e lo sfruttamento ?</strong></p>
<p>Nelle aree dove sono stata le braccianti sono in maggioranza donne perché costano meno degli uomini, pur svolgendo le stesse mansioni, e non si ribellano facilmente perché hanno sulle spalle il carico familiare; spesso sono madri single, divorziate oppure hanno mariti disoccupati. Inoltre, nelle culture alle quali mi riferisco, mediterranee e profondamente sessiste, le donne vengono cresciute fin da piccole con l’idea che sia necessario ubbidire e sacrificarsi in tutto e per tutto per il bene della famiglia. Quando si chiede agli abitanti delle zone dove ho realizzato l’inchiesta, perché vengono scelte soprattutto le donne, in genere ci si sente rispondere che sono predisposte “per natura” alla raccolta, perché sarebbero più delicate e pazienti. Si tratta ovviamente di uno stereotipo culturale.</p>
<p>Le lavoratrici sono sfruttate sui campi di giorno per pochi euro all’ora, minacciate e molestate di notte da padroni che le tengono in pugno in cambio della certezza di un lavoro.</p>
<p><strong>Le è rimasta impressa qualche testimonianza in particolare?</strong></p>
<p>Ce ne sono molte che si possono trovare nel libro per chi fosse interessato a saperne di più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Stay human, Africa!&#8221;: Jogò, un buon esempio per tutti</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2016 05:50:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-405.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6373" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6373" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-405.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (405)" width="686" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-405.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 686w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-405-300x223.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /></a></b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Jogò, dolci sorprese. Così si intitola l’articolo di Raffaele Masto (giornalista della rivista Africa) sulla nuova e rinnovatissima fabbrica di lavorazione della frutta, nata in Mozambico.</p>
<p align="JUSTIFY">Una fabbrica che lavora frutta esotica, manghi e banane nello specifico, e che consente ai mozambicani di lavorare sul luogo di raccolta ciò che la loro ricca terre produce, prima di procedere all’eventuale esportazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa notizia è di particolare importanza, non solo per il Mozambico ma per tutte le industrie di trasformazione africane. Come sappiamo, infatti, la maggior parte degli stati africani è ricchissimo di materie prime; nel caso del Mozambico la ricchezza è riscontrabile in fonti minerali, tra cui carbone, sale e diamanti e nella produzione di frutta esotica.</p>
<p align="JUSTIFY">Uno dei motivi che sta alla base della povertà di alcuni stati africani è, appunto, riscontrabile nell’immediata esportazione di ciò che viene raccolto, togliendo così posti di lavoro e frenando la redistribuzione del reddito. Purtroppo ad oggi la situazione è proprio questa, la maggior parte degli insediamenti cinesi o occidentali che troviamo in Africa non ha al suo interno un reparto di trasformazione iniziale; le persone del luogo vengono impiegate esclusivamente per la raccolta di frutta e l’estrapolazione di materie prime, con salari alquanto criticabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Non si prevede, quindi, in quasi la totalità dei casi, una prima lavorazione sul posto.  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-407-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6386" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6386" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-407-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (407)" width="318" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-407-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 318w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-407-1-187x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 187w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Jogò è l’eccezione, Jogò è una delle prime speranze; qui la frutta viene inizialmente pesata e pagata per poi iniziare il suo processo di lavorazione.</p>
<p align="JUSTIFY">I primi addetti hanno il compito di verificare la salubrità del prodotto per poi procedere con lavaggio e taglio. Infine la frutta viene introdotta in un’apposita macchina termoventilata per essere sottoposta nelle 14 ore successive, al processo di essiccazione. Si conclude quindi con il confezionamento sottovuoto e l’esportazione.</p>
<p align="JUSTIFY">“Jogò”, scrive Masto, “è il prodotto dell’intervento di quattro ong bresciane (Medicus Mundi, Servizio Volontariato Internazionale, Servizio di collaborazione e Assistenza Piamartino). Bruno Comini, 38 anni, che è il coordinatore dei progetti nella regione di Inhambane, è convinto che Jogò sia strategica per lo sviluppo della Regione”.</p>
<p align="JUSTIFY">Creare economia lavorando le numerose materie prime è un importante esempio che Jogò sta dando a tutte le imprese africane. Combattere lo sfruttamento dei lavoratori e imporre una lavorazione iniziale delle materie prime potrebbe essere il punto di svolta per molte realtà africane.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-406.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6374" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6374" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-406.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (406)" width="472" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-406.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-406-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a></p>
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