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	<title>fuga Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>The years we have been nowhere: la sofferenza delle migrazioni e delle deportazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 07:38:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Piccoli film, ma importanti. Sono le storie di Sulemain, Fatima Kamakuye e Patrick che hanno lasciato la Sierra Leone in cerca di un futuro migliore, riuscendo a costruirsi delle nuove vite e delle famiglie&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="225" height="225" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17218" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></figure></div>



<p>Piccoli film, ma importanti. </p>



<p>Sono le storie di Sulemain, Fatima Kamakuye e Patrick che hanno lasciato la Sierra Leone in cerca di un futuro migliore, riuscendo a costruirsi delle nuove vite e delle famiglie in Europa e negli Stati Uniti ma, a causa di problematiche dal carattere burocratico ed alcune infrazioni amministrative, vengono condannati e strappati alle loro famiglie per essere rispediti nel paese d&#8217;origine, dove ormai hanno perso i contatti con amici e familiari di una volta&#8230;Le storie di alcune persone che hanno lasciato, per motivi diversi, la loro patria in Africa per cercare un futuro in Europa vengono descritte e lette sotto una luce diversa. Il termine che viene utilizzato sin dall&#8217;inizio è forte quanto, purtroppo, esplicito ed appropriato: deportazione. Le loro vicende personali ne rafforzano il significato gettando un&#8217;ulteriore e pesante ombra sulla cosiddetta questione dei migranti.</p>



<p>Cascavilla e Piacentini ci invitano a riflettere su vite a proposito delle quali la propaganda avversa diviene priva di strumenti.</p>



<p>Il problema dei flussi migratori sta al centro del dibattito quotidiano fra le forze politiche in Italia, in particolare per la sua collocazione geografica, ma anche nel resto d&#8217;Europa e non solo. L&#8217;argomento prevalente che viene portato da chi vorrebbe risolvere la situazione con proposte a volte solo propagandistiche (vedi alla voce blocco navale) è quello della mancata integrazione di chi arriva in cerca di una vita migliore portando però con sé retaggi culturali che non sono disponibili all&#8217;apertura rispetto ad usi e costumi delle società dei Paesi considerati come meta ideale.<br><br>Questo importante documentario ci ricorda che esistono anche (e non sono pochi) migranti che si inseriscono nella società verrebbe da dire &#8216;a pieno titolo&#8217;. Perché hanno imparato la lingua, trovato un lavoro, si sono sposati/e, hanno messo al mondo dei figli. Ma manca loro, secondo le leggi degli Stati, per dimostrare quella &#8216;pienezza&#8217;, un documento, oppure incappano in intralci burocratici e, da un giorno all&#8217;altro magari anche dopo molti anni, vengono rispediti nel Paese d&#8217;origine.</p>



<p><br><br>Vengono presi, ammanettati, portati a forza in un aereo (anche morendoci come è accaduto in un caso che viene riportato alla memoria) e fatti rientrare in una società che, a sua volta, li respinge perché non hanno fatto fortuna o comunque non sentono più come luogo in cui poter vivere e prosperare. Proprio chi si dichiara difensore del concetto di unità familiare dovrebbe ascoltare queste storie perché qui di famiglie si parla e del loro smembramento senza che nessuno abbia commesso un reato.</p>



<p>Opporsi alle deportazioni è impossibile; opporsi alla brutalità, permettendo agli uomini e alle donne deportati di mantenere la propria dignità, è civiltà.</p>



<p><strong>L’OBIETTIVO DELLA RACCOLTA FONDI.</strong></p>



<p>Raggiungere l’obiettivo permetterà agli autori di volare in Africa a incontrare i deportati, rispediti indietro, perché non li vogliamo e dobbiamo aiutarli a casa loro, e le loro famiglie, che hanno investito tutto per farli partire e che non hanno più nulla.</p>



<p>L’intento è capire cosa è successo quando Sulemain, Madame Manseray e Patrick sono rientrati, quali strascichi fisici e psichici ha portato l’allontanamento dai propri affetti; scoprire come mai gli unici che si decidono ad aiutarli sono solo coloro che hanno ricevuto sulla propria pelle lo stesso marchio infamante.</p>



<p>Per le famiglie rimaste in Sierra Leone essere riportati indietro non è un dramma, ma una condanna; essere separati dalle proprie famiglie è una colpa.</p>



<p>Successivamente gli autori voleranno a Berlino e a Londra per andare a scoprire quali macerie relazionali e affettive i deportati hanno lasciato alle proprie spalle, intervistando chi è rimasto indietro e non ha abbandonato la propria stabilità per andare a riprendere il proprio partner, e i figli cresciuti senza padre o madre, perché la burocrazia si è messa di mezzo.</p>



<p>“<em>Conosceremo gli addetti all’immigrazione, coloro che li riaccompagnano a casa e gli avvocati che cercano di assistere e hanno cercato di impedire la loro deportazione</em>“.</p>



<p><strong>TRAILER del DOC: </strong></p>



<p><a href="https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FcGE-kXta1qY%2Fmaxresdefault.jpg&amp;tbnid=3t8wobZ100CKSM&amp;vet=12ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU..i&amp;imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DcGE-kXta1qY&amp;docid=qYP-xsveZab4PM&amp;w=1280&amp;h=720&amp;q=the%20years%20we%20have%20been%20nowhere%20trailer&amp;ved=2ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FcGE-kXta1qY%2Fmaxresdefault.jpg&amp;tbnid=3t8wobZ100CKSM&amp;vet=12ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU..i&amp;imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DcGE-kXta1qY&amp;docid=qYP-xsveZab4PM&amp;w=1280&amp;h=720&amp;q=the%20years%20we%20have%20been%20nowhere%20trailer&amp;ved=2ahUKEwjXsfv_iP-BAxUWs6QKHfKqDpsQMygAegQIARBU&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>L’obiettivo finale spiegano è sensibilizzare gli spettatori: “<em>Noi vogliamo differenziare l’essere umano dal pacco postale, nel quale, a causa di leggi e di frontiere, decise a tavolino, lo si vuole trasformare, quando un confine non cambia la conformazione del territorio, ma solo il suo nome; in questo caso il deportato è utilizzato per meri interessi elettorali e da persona, magicamente, si trasforma in percentuale.</em></p>



<p>Il dramma del padre o della madre che non può vedere crescere i propri figli e che avrà effetti sulla psicosocialità degli adulti e dei bambini sarà il cuore della nostra campagna.</p>



<p><em>Chi beneficerà di questi fondi saranno i futuri spettatori che si avvicineranno a quest’esperienza scoprendo che, la propaganda televisiva, ululata ai quattro venti non è una scelta priva di conseguenze, ma una decisione che influenza decine di migliaia di vite ogni anno che sono spostate arbitrariamente da un continente all’altro</em>“.</p>



<p></p>



<p><strong>A COSA SERVONO I SOLDI?</strong></p>



<p>Viaggiare per poter effettuare le riprese, utilizzare telecamere all’avanguardia per poter realizzare il documentario e renderlo disponibile sulle piattaforme che si utilizzano tutti i giorni (Tv, via cavo, on demand e streaming) montarlo e sottotitolarlo in tutte le lingue (italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, cinese, arabo, olandese, portoghese, giapponese, malawi e hindi) per poterlo diffondere nel mondo.</p>



<p><strong>CHI E’ INVISCHIATO NEL PROGETTO?</strong></p>



<p><strong>Mauro Piacentini</strong>&nbsp;regista e produttore, dopo i successi di “Posto Unico” e “Profondo Bianco” volerà in Africa in pieno Covid, incurante di malattie ben più gravi (quali il tifo, la malaria e il colera) per portare a termine le riprese africane.</p>



<p><strong>Olivia Godding</strong>&nbsp;ha cominciato l’attività di modella e attrice quando aveva 12 anni e ha posato per Elle, Fille e Cover ed è apparsa in Confessioni di una mente pericolosa, di George Clooney. Adesso è un imprenditrice di successo a Freetown e comparirà nelle vesti di testimone nel documentario, in quanto migrante.</p>



<p><strong>Roberto Sommella</strong>&nbsp;è un esperto di post-produzione che vanta una conoscenza approfondita degli strumenti di editing e molte esperienze come video maker. Dopo la laurea in Lingua e Letteratura giapponese a Napoli, ha vissuto in giro per l’Europa e ha maturato più di 15 anni di esperienza nella produzione video. Ha avuto la possibilità di lavorare con diverse piattaforme, software e telecamere su un ampio spettro di produzioni, dalla moda allo sport, dal branded content al corporate, dal marketing alla fiction o a cortometraggi come “Deep white”, presentato nel 2006 al Festival del Cinema di Venezia, nel settore Industry.</p>



<p><strong>Markadams Kamara</strong>&nbsp;ha lasciato la Sierra Leone subito prima della guerra alla fine degli anni 90. Dopo aver vissuto e lavorato in Costa d’Avorio, si è trasferito nel centro Europa (Francia e Germania) dove si è sposato e ha avuto una figlia, prima di essere deportato. Rientrato in Sierra Leone, si è dedicato all’attività teatrale e adesso si occupa di bilanci.</p>



<p><strong>Mike Duff</strong>&nbsp;è un video-maker australiano che dopo aver vissuto nel sud est asiatico per alcuni anni si è trasferito in Sierra Leone. Un solo anno, aveva detto. Vive e lavora a Freetown da 9 anni e collabora con BBC, ABC, Al Jazeera come freelance, progettista, direttore della fotografia e cameramen.</p>



<p><strong>Lucio Cascavilla</strong>&nbsp;è un attivista e scrittore. Dopo aver vissuto per 10 anni in Cina e aver lavorato ad alcuni cortometraggi e documentari, ha pubblicato tre libri (due sul paese asiatico e 1 di fantascienza). Da quasi due anni vive e lavora in Sierra Leone e collabora a varie riviste e blog online.</p>



<p><strong>Antonio Rignanese</strong>&nbsp;è un Digital Strategist e si occupa di comunicazione on line per aziende e professionisti. In passato attivista di Emergency per la provincia di Foggia e Macerata, è da sempre attento e attivo sulle tematiche della cooperazione internazionale e dei diritti umani.</p>



<p>– Per condividere il progetto:<br><a href="https://www.gofundme.com/f/the-years-we-have-been-nowhere-sostieni-il-doc?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.gofundme.com/f/the-years-we-have-been-nowhere-sostieni-il-doc?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Zaki: ora la fuga è legittima, l&#8217;Italia lo aiuti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 10:38:27 +0000</pubDate>
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<p><img width="300" src="https://www.antigone.it/images/articoli/Patrick_Zaki.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Patrick Zaki"></p>



<p>(di Patrizio Gonnella<strong> </strong>da antigone.it)</p>



<p>A Patrick Zaki hanno rubato, negato, indebitamente sottratto dalla sua giovane vita trecentottantamila minuti di libertà. Ora Patrick è libero, seppur provvisoriamente, fino alla prossima udienza del febbraio 2022. Dovrà essere impegno del nostro Paese e del nostro Governo trasformare quella libertà a tempo in libertà definitiva. Si tratta di consentire a Patrick di attendere l’esito del processo non in forma semi-reclusa nell’Egitto di Al Sisi, bensì dove lui preferisce, preservandone la libertà di movimento. Essendo il processo nei confronti di Zaki un processo politico, anche in questo delicato momento, conterà la pressione diplomatica che dovrà essere esercitata allo scopo di sottrarre Patrick ai rischi di un giudizio che nulla ha a che fare con le regole dello Stato di diritto.&nbsp;</p>



<p>Lo scorso 19 novembre 2020 il Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato l’avvio di negoziati per accordi tra la Ue e l’Egitto sulla cooperazione giudiziaria penale. Nel testo della decisione del Consiglio, con eccessivo realismo politico, si affermava che l’Egitto è un partner importante per la stabilità nella regione del vicinato meridionale. In quello stesso Atto si ribadiva anche quanto siano deficitarie in Egitto la libertà di espressione, di informazione, di riunione pacifica e di associazione e quanto sia necessario porre fine alla riduzione indebita dello spazio concesso alla società civile, perseguita anche attraverso il congelamento dei beni, divieti di viaggio e lunghi periodi di detenzione preventiva. Pertanto, di fronte alla consapevolezza internazionale del deficit di democrazia in Egitto, non ha nulla di immorale il sottrarsi, con decisione concordata, al processo. Non è giuridicamente, né eticamente, né politicamente fondata una detenzione che sia del tutto sganciata da accuse circostanziate.&nbsp;</p>



<p>Dopo ventidue mesi di custodia cautelare le accuse nei suoi confronti sono ancora oscure in quanto legate alla repressione del libero pensiero. Di fronte a una detenzione arbitraria e a un processo politico, Patrick manterrebbe alta la sua dignità anche da contumace. Troppo importante è la libertà perché possa essere ceduta nel nome di una giustizia truce, disumana, politica come quella che ha portato nelle carceri egiziane decine di esponenti di organizzazioni non governative impegnate sul fronte dei diritti umani. La carcerazione illegittimamente subita da Patrick Zaki è stata fin troppo lunga per giustificare ulteriori restrizioni alla sua libertà di studiare, muoversi, vivere. Spetta alle autorità italiane adesso tutelare Patrick, assicurarne l’incolumità, offrendogli protezione, se necessario.&nbsp;</p>



<p>Oggi è un giorno di felicità ma è anche un giorno nel quale programmare le azioni future dirette ad evitare che Patrick possa vivere anche un solo altro minuto di prigionia. Ben aiuterebbe in questa fase se gli fosse concessa la cittadinanza italiana. Tutto sarebbe più facile.&nbsp;</p>



<p>L’Italia ha un dovere in più in questo momento delicato. Deve proporsi quale buon esempio per quei Paesi dell’area mediterranea con i quali intende rafforzare legami politici ed economici. Non è pretestuoso sostenere che il nostro Paese ben sarebbe più forte e autorevole nei rapporti diplomatici, anche in materia di giustizia, qualora fosse inappuntabile nel proprio sistema penale e penitenziario. Non poche volte, di fronte alle proteste per le violazioni dei diritti umani nei tribunali e nelle prigioni di Paesi lontani, c’è stato detto che poco avevamo da lamentarci noi italiani alla luce delle condizioni materiali di vita presenti in alcune delle nostre carceri. Nella consapevolezza che ogni paragone è insostenibile, va sicuramente riconosciuto come più alte e qualificate sono le garanzie procedurali e penitenziarie nel nostro Paese, più autorevoli e incontestabili saranno le prese di posizione delle autorità pubbliche italiane nel dibattito internazionale.&nbsp;</p>



<p>Infine, la liberazione di Patrick Zaki è anche il risultato di una straordinaria campagna che ha visto protagonisti studenti, professori, attivisti, esponenti politici, giornalisti e tanti cittadini. Quando tornerà nella sua Bologna tutti insieme festeggeremo la riconquistata libertà.</p>
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		<title>Trace the Face: mese di ottobre</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 07:36:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Trace The Face di Ottobre (pregandovi di darne comunque diffusione nelle vostre strutture), chiedo il vostro aiuto per la ricerca di: AHMED FOUDA minore straniero non accompagnato (17 anni) nazionalità egiziana. Se avete notizie&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15752" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ttf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p></p>



<p>Trace The Face di Ottobre (pregandovi di darne comunque diffusione nelle vostre strutture), chiedo il vostro aiuto per la ricerca di:</p>



<p><br>AHMED FOUDA minore straniero non accompagnato (17 anni) nazionalità egiziana.</p>



<p><br>Se avete notizie sul ragazzo, contattateci. Grazie. </p>
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		<title>Afghanistan: la posta in gioco è anche il futuro del diritto d’asilo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Sep 2021 07:22:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianfranco Schiavone  L’Europa è chiamata a invertire rotta garantendo protezione ai cittadini afghani. I segnali non sono incoraggianti. La rubrica di Gianfranco Schiavone (da Altreconomia 240) Tutti si interrogano se il ritorno del governo&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p>di <a href="https://altreconomia.it/author/gianfranco-schiavone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gianfranco Schiavone</a> </p>



<p>L’Europa è chiamata a invertire rotta garantendo protezione ai cittadini afghani. I segnali non sono incoraggianti. La rubrica di Gianfranco Schiavone</p>



<p>(<a href="https://altreconomia.it/prodotto/240/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da Altreconomia 240</a>)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://i2.wp.com/altreconomia.it/app/uploads/2021/08/schiavone_c.jpg?resize=770%2C500&amp;ssl=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>© European Union/ECHO/Pierre Prakash</figcaption></figure>



<p>Tutti si interrogano se il ritorno del governo dei talebani in Afghanistan produrrà o meno una grave crisi migratoria in Europa; per l’Afghanistan questo ritorno dei talebani avvenuto dopo 20 anni di conflitto interno è un cambiamento profondo e probabilmente di lunga durata. Se nell’ultimo decennio larga parte degli afgani che sono fuggiti dal Paese lo hanno fatto per sottrarsi a una situazione di conflitto e violenza generalizzata, d’ora in poi chi lascerà il Paese lo farà prevalentemente per il fondato timore di subire persecuzioni per ragioni politiche, etniche, religiose o di appartenenza a un dato gruppo sociale, rientrando a pieno titolo nella definizione di rifugiato della Convenzione di Ginevra del 1951.</p>



<p>I Paesi europei, salvo eccezioni positive tra cui l’Italia, dove il tasso di riconoscimento di una forma di protezione ai cittadini afghani ha sempre superato il 90%, nell’ultimo decennio hanno escogitato ogni stratagemma possibile per evitare di riconoscere protezione (anche quella sussidiaria) agli afghani fingendo che il Paese fosse pacificato o applicando in modo distorto il criterio dell’area interna sicura, dichiarando appunto sicure zone dell’Afghanistan che non lo erano affatto. Come ha ben evidenziato l’<a href="https://www.ispionline.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istituto di studi di politica internazionale</a>&nbsp;(Ispi), nei 12 anni compresi tra il 2008 e il 2020, in Europa sono state presentate solo 600mila domande di asilo da parte dei cittadini afghani; poco meno della metà sono state rigettate con circa 70mila persone rimpatriate, tra cui non meno di 15mila donne.</p>



<p>In alcuni Paesi europei della rotta balcanica, come Croazia e Bulgaria, il tasso medio di riconoscimento di uno status di protezione agli afghani è inferiore al 10% mentre è di poco più del 25% in Slovenia e del 55% in Grecia. Con l’arrivo al potere dei talebani un elevato numero di cittadini afghani, non vedendo alcuna prospettiva di vita, deciderà di lasciare il Paese in tutti i modi possibili. Nel farlo incontreranno però ostacoli insormontabili in quanto molti sono i Paesi che si frappongono sulla loro strada prima di arrivare in Europa, ragione per cui la previsione di una seria crisi di arrivi in Europa pare almeno al momento piuttosto azzardata.<ins><a href="https://revive.altreconomia.it/www/delivery/ck.php?oaparams=2__bannerid=699__zoneid=58__cb=25a985f679__oadest=https%3A%2F%2Feu.patagonia.com%2Fit%2Fit%2Fwethepower%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></ins></p>



<p>I&nbsp;confinanti Pakistan e Iran, che già complessivamente ospitano più di 2,5 milioni di rifugiati afghani, ostacoleranno altri ingressi e comprimeranno ulteriormente il livello, già minimo, di protezione concesso. La Turchia, a sua volta, aumenterà il ricatto verso l’Ue mentre in parallelo completerà la costruzione del muro con l’Iran (oggi di 160 chilometri) ed è probabile un’<em>escalation</em>&nbsp;della tensione con la Grecia che ha appena completato il suo muro lungo il confine turco. Non si intravedono per ora segnali che l’Europa voglia tornare a rispettare il diritto di chiedere asilo alle proprie frontiere o attuare un programma pluriennale di reinsediamento dei rifugiati afghani di ampie dimensioni, fermando la propria folle corsa alla delega/esternalizzazione a Stati terzi dei propri obblighi di protezione solennemente proclamati ma pervicacemente violati.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>70mila. Cittadini afghani rimpatriati tra il 2008 e il 2020 dai Paesi dell’Unione europea. Tra questi almeno 15mila erano donne.</p></blockquote>



<p>Molto più probabilmente, i cittadini afghani (il gruppo più numeroso di rifugiati al mondo insieme ai siriani) rimarranno senza protezione ancor più di quest’ultimi, intrappolati nel loro Paese ed esposti ad ogni genere di persecuzione da parte di un regime atroce o verranno chiusi nei Paesi confinanti, privi di una reale protezione giuridica e senza prospettive per il futuro. Se così dovesse accadere, poco rimarrà di quel diritto, sancito dalla Convenzione di Ginevra, che nacque 70 anni fa sulle macerie della seconda guerra mondiale, insieme alle attuali democrazie, tra cui la nostra. La posta in gioco non è solo il futuro dell’Afghanistan.</p>



<p><em>Gianfranco Schiavone è studioso di migrazioni nonché componente del direttivo dell’Asgi e presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus di Trieste</em></p>
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		<title>Salvate Zafira Ghafari</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2021 07:23:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>*Appello congiunto al Governo Italiano,Foad Aodi e Antonella Miriello Salvate Zafira Ghafari* Anche Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga l&#8217;appello. Zafira Ghafari, nessuna notizia dalla sindaca donna più giovane dell’Afghanistan.Pesa già come&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>*Appello congiunto al Governo Italiano,Foad Aodi e Antonella Miriello Salvate Zafira Ghafari*</p>



<p>Anche <strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>sostiene e divulga l&#8217;appello.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="219" height="230" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Zafira.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15593"/></figure></div>



<p><br>Zafira Ghafari, nessuna notizia dalla sindaca donna più giovane dell’Afghanistan.<br>Pesa già come un macigno il silenzio di Zafira Ghafari, la sindaca di 28 anni, la più giovane dell’Afghanistan che aveva affidato le sue paure al sito britannico iNews:<br>“Sono qui seduta ad aspettare con mio marito e con la mia famiglia che vengano a prendermi (i taleban, ndr). Non c’è nessuno che possa aiutarci. E verranno, per persone come me, e mi uccideranno. Non posso lasciare la mia famiglia. E comunque, dove andrei?” Un ultimo contatto Whatsapp nella serata di domenica e poi silenzio.<br>Zafira, già sfuggita a tre attentati, donna, istruita, fedele al Presidente Ghani teme di essere un bersaglio eppure “non ho più paura di morire”.&#8221; Con European Women For Human Rights e il Dipartimento #DonneUnite, che ha lanciato l’appello per le #DonneAfghane; lanciamo un nuovo  grido d&#8217;allarme al Governo Italiano chiedendo di salvare Zafira Ghafari, un simbolo del coraggio e della solidarietà delle donne afghane. Occorre muoversi immediatamente, è già troppo tardi”.<br>Foad Aodi presidente Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) e Co-mai(Comunità del mondo arabo in Italia) e membro registro esperti della Fnomceo, ricorda che  gli afghani sono costretti a nascondersi nelle case e nelle montagne e segnala che   molti stanno affollando l&#8217;aeroporto, seguendo  le notizie trasmesse su Facebook, che indicano di andare verso  gli aerei americani e canadesi pronti a salvarli: &#8220;Aprite realmente un canale umanitario, altrimenti cadranno tutti in mano dei talebani! Cercate Zafira, fermate questo orrore!”.</p>
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		<title>I tentativi di fuga disperati all’aeroporto di Kabul</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2021 07:31:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Molti afghani hanno tentato di salire sugli aerei militari, qualcuno si è aggrappato ed è precipitato durante il decollo Dall’arrivo dei talebani a Kabul, domenica, migliaia di afghani e cittadini stranieri si sono diretti&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/afga-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15581" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/afga-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/afga-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/afga-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/afga-1536x1022.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/afga-2048x1363.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2>Molti afghani hanno tentato di salire sugli aerei militari, qualcuno si è aggrappato ed è precipitato durante il decollo</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2021/08/aeroporto7.png.webp?x94971&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Dall’arrivo dei talebani a Kabul, domenica, migliaia di afghani e cittadini stranieri si sono diretti verso l’aeroporto internazionale della capitale per cercare di lasciare l’Afghanistan. Col passare delle ore la situazione è diventata sempre più caotica: prima sono stati sospesi tutti i voli civili, e permessi solo quelli militari, poi il Pentagono<a href="https://www.nytimes.com/live/2021/08/16/us/politics-news?smid=tw-nytimes&amp;smtyp=cur#kabul-airport-flights&utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;ha fatto sapere</a>&nbsp;che sono stati sospesi tutti i voli civili e miliari, in arrivo e in partenza. I&nbsp;soldati americani&nbsp;<a href="https://twitter.com/yarotrof/status/1427158432147144707?utm_source=rss&utm_medium=rss">arrivati per mettere in sicurezza l’aeroporto</a>&nbsp;e favorire le operazioni di evacuazione del personale diplomatico hanno sparato colpi d’arma da fuoco in aria per evitare che i civili afghani salissero sugli aerei e hanno fatto volare due elicotteri a bassa quota per disperdere la folla. In aeroporto sarebbero entrati anche i talebani, che avrebbero iniziato a sparare in aria, terrorizzando le persone presenti.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-0&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427160225929388035&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<figure><iframe></iframe></figure>



<figure><iframe></iframe></figure>



<p>Gli eventi più drammatici sono avvenuti sulla pista di decollo e atterraggio usata dagli aerei militari per evacuare il personale straniero. Testimonianze e video hanno mostrato come alcuni afghani abbiano tentato di aggrapparsi agli aerei durante il decollo: qualcuno sarebbe poi precipitato dopo che l’aereo aveva preso quota.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-1&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427204278695997442&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>Ci sono dei morti, anche se per il momento non si sa con precisione quanti. Il&nbsp;<em>Wall Street Journal</em>, uno dei giornali più informati su quanto è avvenuto dentro all’aeroporto,&nbsp;<a href="https://www.wsj.com/articles/three-killed-in-kabul-airport-as-afghans-scramble-to-escape-taliban-11629096273?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha detto</a>&nbsp;che i soldati americani hanno ucciso due afghani armati che si stavano avvicinando al personale da evacuare. Un altro funzionario statunitense ha detto che sarebbero morti altri tre afghani che si erano aggrappati a un aereo in decollo. Testimoni hanno inoltre parlato di tre corpi, tra cui una donna, a terra fuori dall’edificio del terminal. Per il momento non si hanno informazioni più dettagliate.</p>



<p>Delle tre persone morte precipitate dall’aereo aveva parlato anche l’agenzia stampa afghana&nbsp;<em>Asvaka</em>: i video e le testimonianze circolate suggeriscono che si tratti dello stesso aereo. Lo ha scritto su Twitter anche&nbsp;<a href="https://twitter.com/trbrtc/status/1427190555184877574?utm_source=rss&utm_medium=rss">Christiaan Triebert</a>, giornalista del&nbsp;<em>New York Times</em>&nbsp;esperto di ricostruzioni video.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-2&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427188130638139395&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>Nel pomeriggio le operazioni di evacuazione sono state interrotte per permettere ai militari americani di sgomberare le piste di decollo e atterraggio.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-3&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427258624741675013&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>L’accesso all’aeroporto era stato chiuso nella notte, per permettere le operazioni di evacuazione degli stranieri. Una folla aveva però assaltato l’ingresso, violando il perimetro imposto dagli americani, che nel frattempo avevano preso il controllo dell’area. Alcune persone che erano riuscite ad entrare avevano poi cercato di salire a bordo di un C-17, un aereo militare, che stava imbarcando cittadini stranieri in una zona separata dell’aeroporto.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-4&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1426948508289011712&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>Si erano viste altre scene confuse e di panico, e lunedì mattina l’aeroporto era già molto affollato.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-5&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427081462956892165&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>Nelle prime ore di lunedì migliaia di persone si erano radunate fuori dall’aeroporto dopo che si era sparsa la voce (falsa) che stavano partendo degli aerei diretti verso l’Occidente con a bordo anche persone senza visto. Alcune&nbsp;<a href="https://twitter.com/RichardEngel/status/1427177683381796869?utm_source=rss&utm_medium=rss">avevano provato</a>&nbsp;a entrare scavalcando il muro esterno, dopo che gli accessi erano stati nuovamente chiusi.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-6&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427141815883468801&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>Immagini e video girati all’interno dell’aeroporto avevano mostrato la disperazione dei molti che cercavano di lasciare il paese, arrampicandosi sulle scale che portano a bordo degli aerei.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-7&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427171342416334852&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>Non è chiaro quale sia la situazione attuale nell’aeroporto, ma diversi paesi occidentali contano di proseguire le operazioni di evacuazione anche nei prossimi giorni. Nel frattempo, nonostante lo spazio aereo dell’Afghanistan non sia stato chiuso, i voli commerciali hanno smesso di sorvolare il paese per ragioni di sicurezza.</p>



<p></p>



<p>Situazione precipitata in Afghanistan:</p>



<p><a href="https://www.ilpost.it/2021/08/16/afghanistan-talebani-kabul/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ilpost.it/2021/08/16/afghanistan-talebani-kabul/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.ilpost.it/2021/08/16/evacuazione-italiani-kabul/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ilpost.it/2021/08/16/evacuazione-italiani-kabul/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.ilpost.it/2021/08/16/biden-afghanistan-talebani/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ilpost.it/2021/08/16/biden-afghanistan-talebani/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>“No Borders. Flusso di coscienza”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 08:16:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di collaborare con Vox Produzioni al seguente progetto sulla rotta balcanica. COMUNICATO STAMPA “No Borders. Flusso di coscienza” Un film sulla tratta balcanica per riflettere, inviato agli&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="644" height="424" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/1543676512-0-cosi-pacchia-fini-anche-matteo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14863" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/1543676512-0-cosi-pacchia-fini-anche-matteo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 644w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/1543676512-0-cosi-pacchia-fini-anche-matteo-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 644px) 100vw, 644px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> è lieta di collaborare con Vox Produzioni al seguente progetto sulla rotta balcanica.</p>



<p><strong>COMUNICATO STAMPA</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="654" height="319" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14862" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 654w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/image-300x146.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /></figure>



<h1>“No Borders. Flusso di coscienza”</h1>



<p><strong>Un film sulla tratta balcanica per riflettere, inviato agli eurodeputati del gruppo Socialisti e Democratici</strong></p>



<p>I boschi tra Italia e Slovenia sono il teatro di “No Borders. Flusso di coscienza” un interessante docu-film realizzato dal regista Mauro Caputo che ha vissuto il Carso a ridosso del confine tra Italia e Slovenia, in cui il fenomeno migratorio è di gran lunga più presente rispetto a quanto viene riportato dalle cronache.</p>



<p>Il documentario, dedicato al regista e scrittore Giorgio Pressburger, ungherese di nascita e triestino d’adozione, è prodotto da VOX Produzioni e A-Lab e pone l’attenzione sulle storie dei migranti che cercando di cambiare vita in Paesi europei quali Francia, Germania e Spagna, vera meta dei loro viaggi. Non ci sono testimonianze o interviste, ma la narrazione è affidata alla voce fuori campo dell&#8217;attore Adriano Giraldi che segue le tracce nei boschi lasciate da questo esercito di invisibili formato da maschi adulti, ma anche da tante donne, bambini e perfino neonati, tutti pronti a distruggere ogni cosa del proprio passato pur di iniziare una nuova vita in Europa.</p>



<p>“Il tema immigrazione viene spesso declinato esclusivamente o quasi concentrandosi sull’approdo dal mar Mediterraneo, con particolare attenzione agli sbarchi sulle coste siciliane, ma la rotta balcanica, passata maggiormente sotto traccia, è un percorso cruciale per l’approdo in Europa di molte persone, su cui dobbiamo accendere maggiormente i riflettori” dichiara Gualmini, che ha inviato il film ai 145 colleghi eurodeputati del gruppo dei Sociali e Democratici, provenienti dai 26 paesi europei. “Allargare lo sguardo e riflettere da tutti gli angoli dell’Europa su cosa voglia dire lasciare la propria casa, le proprie origini, i propri familiari è un’esperienza che questo meraviglioso docu-film ci offre e che aiuta tutti a capire quanto ancora dobbiamo lavorare sulle politiche di accoglienza”.</p>



<p>Per il regista Mauro Caputo “No borders è un film unico nel suo genere perché racconta la Rotta balcanica concentrandosi esclusivamente sulla parte italiana, un passaggio che mancava nella descrizione del fenomeno che tocca il territorio del Friuli Venezia Giulia e che non arriva mai alla ribalta del grande pubblico”. Un flusso molto più vasto di quello descritto dai media ed in costante aumento con il passaggio di persone provenienti da Paesi come Afghanistan, Algeria, Azad Kashmir, Bangladesh, India, Iraq, Iran, Libia, Malesia, Marocco, Nepal, Pakistan, Siria, Somalia, Tunisia, che deve far riflettere sulla reale entità ed evoluzione, anche in termini di emergenza umanitaria.</p>



<p>SINOSSI</p>



<p>Mentre l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica e dei media nazionali è focalizzata unicamente sugli sbarchi dei migranti a Lampedusa e nel sud Italia, all&#8217;estremo opposto del Paese, migliaia di &#8220;invisibili&#8221; della Rotta balcanica attraversano il confine dai boschi di Trieste, per poi raggiungere nel &#8220;silenzio&#8221; altre destinazioni europee. Un flusso in costante aumento testimoniato in questo film da immagini, documenti ed informazioni inedite. Un viaggio tra disperate storie senza nome e delicati retroscena internazionali. Perché non dobbiamo dimenticare che nel mondo una persona su 97 è in fuga.</p>



<p>NOTE DI REGIA</p>



<p>&#8220;Sono arrivato in Italia da profugo e senza una lira in tasca&#8221;. Queste parole, pronunciate così spesso dal caro amico Giorgio Pressburger e la curiosità, quell&#8217;istinto indispensabile che nasce dal desiderio e dal piacere di accrescere il proprio sapere, sono stati il primo passo di questo lungo viaggio. Lontano dal clamore mediatico, migliaia di persone disperate attraversano il confine con l&#8217;Italia a pochi passi da dove vivo, liberandosi di ogni cosa anche della propria identità. Comprendere e poi raccontare questo fenomeno è stata una necessità, un dovere morale ed umano al quale non potevo sottrarmi. La speranza ora è che questo racconto sincero possa contribuire concretamente alla comprensione di uno degli avvenimenti più importanti del nostro tempo, mettendo fine alle tante fake news che certa propaganda non risparmia di diffondere.</p>
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		<title>Tareke Brhane. Informazione e conoscenza per una società inclusiva</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 07:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;incontro con Tareke Brhane, attivista per i diritti dei migranti e dei rifugiati, con alle spalle una storia vissuta in prima persona, è molto interessante perchè decostruisce stereotipi purtroppo consolidati e slogan politici ripetuti,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/TTTTareke-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14296" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/TTTTareke-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/TTTTareke-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/TTTTareke-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/TTTTareke-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/TTTTareke-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/TTTTareke-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/TTTTareke.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>L&#8217;incontro con <strong>Tareke Brhane</strong>, attivista per i <strong>diritti dei migranti e dei rifugiati</strong>, con alle spalle una storia vissuta in prima persona, è molto interessante perchè decostruisce  <em>stereotipi </em>purtroppo consolidati e slogan politici ripetuti, riportando al centro la persona, al di là delle differenze di provenienza, religiose, di genere etc. <strong>L&#8217;informazione </strong>corretta e la <strong>conoscenza </strong>approfondita sono le basi per poter creare una <em>società inclusiva e giusta</em> e <strong>l&#8217;impegno </strong>deve coinvolgere ciascuno di noi. </p>



<p>Ecco il video di Tareke Brhane che ringraziamo. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Attivismo e mediazione culturale per cambiare le politiche sulle migrazioni e l&#039;accoglienza" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/1MUT6KDr-RE?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>
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			</item>
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		<title>La crisi umanitaria siriana: una presa di consapevolezza﻿</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 08:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L di Nicole Fraccaroli Il conflitto siriano ha creato una delle peggiori crisi umanitarie del nostro tempo. Oltre la metà della popolazione prebellica del paese &#8211; oltre 12 milioni di persone &#8211; è stata&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="657" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/syrian-crisis-1024x657.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13717" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/syrian-crisis-1024x657.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/syrian-crisis-300x193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/syrian-crisis-768x493.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Syrian internally displaced people walk in the Atme camp, along the Turkish border in the northwestern Syrian province of Idlib, on March 19, 2013. The conflict in Syria between rebel forces and pro-government troops has killed at least 70,000 people, and forced more than one million Syrians to seek refuge abroad. AFP PHOTO/BULENT KILIC        (Photo credit should read BULENT KILIC/AFP/Getty Images)</figcaption></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Il conflitto siriano ha creato una delle peggiori crisi umanitarie del nostro tempo. Oltre la metà della popolazione prebellica del paese &#8211; oltre 12 milioni di persone &#8211; è stata uccisa o costretta a fuggire dalle proprie case.  </p>



<p>Le
famiglie stanno lottando per sopravvivere all&#8217;interno della Siria o
per creare una nuova casa nei paesi vicini. Altri hanno rischiato la
vita sulla strada per l&#8217;Europa, sperando di trovare accettazione e
opportunità. E gli inverni rigidi e le estati calde rendono ancora
più difficile la vita di rifugiati.</p>



<p> A
volte, gli effetti del conflitto possono sembrare travolgenti. 
</p>



<p>Questo
articolo vuole essere da stimolo per favorire consapevolezza e
conoscenza, ingredienti fondamentali in modo tale da non ignorare
quelle realtà che si consumano in Paesi distinti dal nostro. In
quanto adulti è nostra responsabilità conoscere, informarci e non
rimanere in silenzio di fronte a soprusi e ingiustizie che travolgono
la vita quotidiana di altre persone innocenti. 
</p>



<p>Dunque,
l’autrice condivide alcune informazioni rilevanti in merito alla
crisi siriana, tra cui gli ordigni che ne hanno scatenato lo
sviluppo, le conseguenze che da anni si aggravano e dati veritieri
che come una lente fanno maggior luce sulla serietà e gravità della
situazione. 
</p>



<p>Le
manifestazioni antigovernative sono iniziate nel marzo del 2011,
nell&#8217;ambito della primavera araba. Ma le proteste pacifiche si sono
rapidamente intensificate dopo la violenta repressione del governo e
gruppi di opposizione armata hanno iniziato a reagire. A luglio, i
disertori dell&#8217;esercito avevano organizzato liberamente l&#8217;esercito
siriano e molti civili siriani hanno preso le armi per unirsi
all&#8217;opposizione. Le divisioni tra combattenti secolari e religiosi e
tra gruppi etnici continuano a complicare la politica del conflitto. 
</p>



<p>Un&#8217;escalation
di violenze nel sud di Idlib ha costretto alla fuga oltre 235.000
siriani, secondo le Nazioni Unite. La maggior parte delle famiglie si
sta dirigendo a nord verso il confine turco, dove ci sono campi
spesso senza ripari, cibo o acqua pulita.</p>



<p>La
guerra ha ucciso centinaia di migliaia di persone nei nove anni da
quando è iniziata. Le città affollate sono state distrutte e le
orribili violazioni dei diritti umani sono diffuse. Le necessità di
base come cibo e cure mediche sono scarse.  Le Nazioni Unite stimano
che 6,2 milioni di persone siano sfollate internamente. Se si
considerano anche i rifugiati, ben oltre la metà della popolazione
prebellica del paese di 22 milioni ha bisogno di assistenza
umanitaria urgente, sia che rimangano ancora nel paese o che siano
fuggiti oltre i confini. 
</p>



<p>I
paesi confinanti con la Siria, in particolare Turchia, Libano e
Giordania, ospitano la stragrande maggioranza della popolazione
rifugiata.  Tuttavia, nessuno di questi Paesi ha ratificato
completamente gli accordi internazionali per proteggere i diritti dei
rifugiati e i loro governi hanno adottato una legislazione
discriminatoria nei confronti dei rifugiati, rendendo più difficile
per loro ottenere assistenza legale, permessi di lavoro, istruzione
per i bambini e assistenza psicosociale. Ciò rende i rifugiati
estremamente vulnerabili agli abusi e allo sfruttamento.</p>



<p>Migliaia
di siriani vengono sfollati nel loro paese ogni giorno. Spesso
decidono di fuggire dopo aver visto i loro quartieri attaccati o
membri della famiglia uccisi. Per molti di coloro che sono alla
ricerca di luoghi più sicuri e più stabili in cui vivere, le
famiglie dovranno spesso lasciare indietro la maggior parte delle
loro cose. Potrebbero dover viaggiare per miglia, incerti su dove
potrebbero trovare il loro prossimo pasto. Secondo le Nazioni Unite,
oltre 12 milioni di siriani sono stati sfollati dalle loro case. Ciò
include circa 5,6 milioni di rifugiati che sono stati costretti a
cercare sicurezza nei paesi vicini, su un totale di 6,3 milioni di
rifugiati siriani in tutto il mondo, quasi un terzo della popolazione
mondiale di rifugiati. 
</p>



<p>Solo
circa l&#8217;8% dei rifugiati siriani vive nei campi. La maggior parte sta
lottando per stabilirsi in comunità urbane sconosciute o è stata
costretta ad ambienti rurali informali. Più di 1,6 milioni di
rifugiati siriani vivono in Giordania e in Libano e nell&#8217;agosto 2013,
altri siriani sono fuggiti nel nord dell&#8217;Iraq in un varco di
frontiera appena aperto. Ora sono intrappolati dal conflitto interno
di quel paese e l&#8217;Iraq sta lottando per soddisfare le esigenze dei
rifugiati siriani oltre a 2 milioni di iracheni sfollati interni.
Oltre
3,5 milioni di rifugiati siriani sono fuggiti attraverso il confine
in Turchia, travolgendo le comunità di accoglienza urbane e creando
nuove tensioni culturali.</p>



<p>Oggi
ci sono 5,6 milioni di siriani sparsi in tutta la regione, rendendoli
la più grande popolazione di rifugiati al mondo sotto il mandato
delle Nazioni Unite. È il peggior esodo dal genocidio in Ruanda 24
anni fa. 
</p>



<p>Secondo
le Nazioni Unite, quasi la metà di tutti i rifugiati siriani &#8211; circa
2,7 milioni &#8211; ha meno di 18 anni. La maggior parte ha lasciato la
scuola per mesi, se non per anni. 360.000 bambini vivono in aree con
accesso impedito alle organizzazioni umanitarie e circa 2,6 milioni
di bambini sono sfollati all&#8217;interno del paese.</p>



<p>Diverse
associazioni stanno lavorando duramente per alleviare l&#8217;intensa
sofferenza dei civili all&#8217;interno della Siria, nonché quella dei
rifugiati che cercano sicurezza nei paesi vicini tra cui: Mercy Corps
<a href="https://europe.mercycorps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://europe.mercycorps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>,
Help Refugee
<a href="https://helprefugees.org/syrian-refugees-what-you-need-to-know/?gclid=Cj0KCQiA4sjyBRC5ARIsAEHsELGhYoPQHEgJtZlx2ITFODIV6HlllKEQkRMkC8yDfIo__nm-dKNfygcaAgJxEALw_wcB&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://helprefugees.org/syrian-refugees-what-you-need-to-know/?gclid=Cj0KCQiA4sjyBRC5ARIsAEHsELGhYoPQHEgJtZlx2ITFODIV6HlllKEQkRMkC8yDfIo__nm-dKNfygcaAgJxEALw_wcB&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.

</p>



<p>Di
conseguenza, tutti noi possiamo attivarci per supportare tali aiuti,
logistici ed economici, destinati alla Siria e zone limitrofe per
combattere la crisi umanitaria. Se desiderosi e volenterosi, e in
caso non si abbiano contatti utili su cui fare affidamento; il primo
passo è sempre quello di rivolgersi ad associazioni ed
organizzazioni che si trovano nella nostra Regione e città, alle NGO
internazionali con sedi locali o regionali o nazionali in modo tale
da chiedere come si possa contribuire, se sono state lanciate
compagne o iniziative di sensibilizzazione piuttosto che di raccolta
fondi. Alcune organizzazioni permettono anche a giovani adulti
responsabili di recarsi per un determinato periodo in alcune zone
della Siria o Paesi limitrofi (ovviamente zone non pericolose)
guidati dall’associazione di riferimento, in modo tale da
supportare sul campo i rifugiati e le strutture. 
</p>



<p>Ecco
che l’attivismo, conseguentemente alla presa di coscienza, può
prendere diverse forme, e nessuna è più importante dell’altra,
perché quando ci attiviamo in questo campo, scegliamo la
solidarietà, la cooperazione e la fratellanza, e mettiamo al bando
l’ignoranza e disuguaglianza. 
</p>
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			</item>
		<item>
		<title>#IOACCOLGO. Il Parlamento europeo fermi le violenze e la violazione dei diritti alla frontiera UE-TURCHIA</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/03/11/ioaccolgo-il-parlamento-europeo-fermi-le-violenze-e-la-violazione-dei-diritti-alla-frontiera-ue-turchia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 08:28:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha firmato e invita tutte e tutti a farlo! Grazie. I  FIRMA L&#8217;APPELLO   http://chng.it/CmCgCGyCHZ AIUTATECI A DIFFONDERE QUESTO APPELLO!&#160;Facciamo appello al Parlamento Europeo e ai gruppi politici che rappresentano&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="162" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ioaccolgo-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13701" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ioaccolgo-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ioaccolgo-300x47.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ioaccolgo-768x121.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/qqqqqqq.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13702" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/qqqqqqq.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/qqqqqqq-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/qqqqqqq-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td> <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha firmato e invita tutte e tutti a farlo! Grazie. </td></tr><tr><td><strong>I</strong></td></tr><tr><td> <a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/TCMkiyOpA_N3DN84NN0vXYkQrGocX5GXzDxUZNycAlxN3hqwsntZXusqu5JZDM94vM5joI57y9x4ScWYk4OO7bTvEoc98JOG5OKMZ6Jm_fBcGVi-pl_FzbagIIye5iYWa8xZOTedxq5JUziolYu-znUAYdkuEJ2Dc6yIygHQp4SMtApWIxRxuAgBZw5WsjdA6yKt50ejFOINi2TPX5ox00XFh9bHVN0GeLY3ub8WQ6WMOVmEm-DIlCV9UVfvS7dlOum0-g?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">FIRMA L&#8217;APPELLO</a>  <br> <a rel="noreferrer noopener" href="http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </td></tr><tr><td> <strong>AIUTATECI A DIFFONDERE QUESTO APPELLO!</strong>&nbsp;Facciamo appello al Parlamento Europeo e ai gruppi politici che <br>rappresentano i cittadini e le cittadine dell’UE affinché venga fermata la violenza e l’uso della forza contro persone <br>inermi al confine tra UE e Turchia e venga ristabilita la legalità e il rispetto dei diritti umani, in primo luogo il diritto d’asilo.&nbsp;Quanto sta succedendo, è frutto di scelte sbagliate fatte con l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e impedire alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di arrivare in Europa per chiedere protezione.&nbsp;L’accordo siglato nel <br>marzo 2016 tra UE e Turchia oltre che sbagliato è anche controproducente. I Governi e le istituzioni europee hanno <br>fornito alla Turchia un’arma di ricatto che consente di usare le persone come fossero merce, cancellando la nostra <br>storia, i principi delle costituzioni europee e la civiltà del diritto. Il governo greco, con il sostegno dei governi europei e della Commissione, ha messo in atto una vera e propria guerra, con l’uso di armi e violenza indiscriminata, contro uomini, donne e minorenni indifesi. L’uso delle armi, di esercito e polizia, contro civili inermi è vietato dalle leggi e dalle <br>convenzioni internazionali e non c’è alcuna circostanza che possa giustificare una tale barbarie.&nbsp;Il Parlamento Europeo intervenga per riaffermare il principio di non refoulement che in queste ore viene cancellato alla frontiera greco turca, il diritto d’asilo e il diritto all’accoglienza delle persone che arrivano alle nostre frontiere a chiedere protezione.<br>Si intervenga per riaffermare la necessità di un piano europeo di redistribuzione dei richiedenti asilo, con quote <br>adeguate e con priorità per i minori stranieri non accompagnati e situazioni vulnerabili.&nbsp;È urgente fermare la violenza e l’uso della forza contro i profughi e per ribadire quei principi di solidarietà e umanità che sono parte fondante <br>dell’Unione Europea e ai quali non possiamo rinunciare se non vogliamo cancellare la nostra storia e alimentare i <br>sentimenti anti europei e anti democratici che mettono a rischio l’esistenza stessa dell’UE.&nbsp;</td></tr><tr><td> <a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/nYdfB5rMBd57XidrsVxLH5Di3RQnDwtExgnXqwtBEpllLdaRJgcyMNU_X8ziwkbAB4RAY0kN8hJI-05sYARdyppfTGn4MBanwuSWSLOOFOseVl2BNbjN3kgw-TeLuFTuCZpwkcrwx6QYuyZg263tRSwBM0akAt7O33rVnp8y5foFo-3SdzU9imw17wr3-umC34bOr0bCuu5BzmZAJPT4d0SPrlF3Axi3y0UnAlBs2dppYq0Lb-1_Ku02rObCMxHGeoAIaQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">FIRMA L&#8217;APPELLO</a>  <br> <a rel="noreferrer noopener" href="http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </td></tr><tr><td>&nbsp;<strong>FIRMATARI</strong>&nbsp;Casa della carità &#8220;A. Abriani&#8221;CedetimCEFACentro AstalliCGILCIAICIRCollectif de soutien de l&#8217;EHESS aux sans-papiers et aux migrant-esComunità Papa Giovanni XXIIICNCADimensioni DiverseDutch league for human rightsEmergencyEro StranieroEuroMed Droits / EuroMed RightsEuropasiloEuropean Democratic LawyersEurope External Programme (EEPA) with Africa,FCEIFocsivFocus-Casa dei Diritti SocialiFondation Frantz FanonFondazione ArchéFondazione MigrantesGreen Italia, Intersos<br>Legambiente<br>Ligue des droits humains<br>Lunaria<br>MCE&nbsp;Médecins du Monde missione Italia<br>Medico international (Allemagne)<br>Migrations Libres (Belgique)<br>MRAP (Mouvement contre le racisme et pour l&#8217;Amitié entre les Peuples)<br>NAIM<br>Non-lieux de l&#8217;exil<br>Open Arms<br>Osiris<br>Paris d’Exil<br>Rainbow4Africa Italia<br>Rainbow4Africa UK<br>Republicain Lawyers Association, Germany<br>Refugees Welcome Italia<br>Réseau Immigration Développement Démocratie<br>Rete degli Studenti Medi<br>Saltamuri<br>Save the Children<br>Save The Children Italia<br>SIMM<br>Solidar<br>The day of the Endangered lawyer foundation<br>Todo Cambia<br>Vivre Ensemble |&nbsp;<a href="http://asile.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">asile.ch</a><br>UIL<br>Unione degli Universitari<br>Welcoming Europe-Per un’Europa che accoglie&nbsp;</td></tr><tr><td> <a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/lO44U01oQ4ehjnVVMENRx2lcBK9jX7RKAmj8p1uh9uh-7eCtZwr35OntRBFE6NT2C7c6XbXwQb6VYHaDEogORzob5JVIkTgfxcssL7yQQudGvObFGoJ--xQt7Fedx1edp6Oct7DZ3-hW4PD6H4KGPRxqELmZ5g1z-90PMPP-I6gkRSrAQc6U_BYutdgv1J1zs_peu7XIDHRaQIiqX2DQpOPvFqQ-NQS5bXUHGFjZdkxZCYsYwFaxR-PnC_X4PKZQPzIBiA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">FIRMA L&#8217;APPELLO</a>  <br> <a rel="noreferrer noopener" href="http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </td></tr><tr><td></td></tr><tr><td><strong>The European Parliament must intervene to stop violence, the use of force and human rights violations at the EU-Turkey border.</strong></td></tr><tr><td>&nbsp;We call on the European Parliament and the political groups representing the EU citizens to stop violence and the use of force against defenseless people at the EU-Turkey border and to restore legality and respect for human rights, firstly the right of asylum.&nbsp;What is happening is the result of wrong choices made with the aim of externalizing borders and preventing people fleeing from wars and persecutions from arriving in Europe to seek protection.&nbsp;The agreement signed in March between the EU and Turkey is not only wrong but also counterproductive.&nbsp;Governments and European institutions have provided Turkey with an instrument of blackmail that allows people to be used as goods, erasing our history, the principles of European constitutions and the civilization of law.The Greek government, with the support of European governments and the Commission, has waged a real war, with the use of weapons and indiscriminate violence, against defenseless men, women and children.&nbsp;The use of weapons, by army and police, against unarmed civilians is prohibited by international laws and conventions and there is no circumstance that can justify such barbarism.The European Parliament must intervene to reaffirm the principle of non-refoulement which in these hours is being canceled at the EU-Turkish border, the right of asylum and acceptance of the people who come to our borders to seek protection.Actions must be taken to reaffirm the need for a European redistribution plan for asylum seekers, with adequate quotas and with priorities for unaccompanied and separated minors and people in vulnerable conditions.There is an urgent need to stop violence and the use of force against refugees and to reiterate the principles of solidarity and humanity that are a fundamental part of the European Union and which we cannot renounce if we do not want to erase our history and feed anti-European and anti-democratic feelings, who put the very existence of the EU at risk.&nbsp;</td></tr><tr><td> <a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/Ft1xotisKaUslU6QiJHgpFjMUCJdfBf8n_XtrXfpU2M6JB5KWxnmYAxnA18bDRji3aWRrBfWZKo_bLWbYJrbiRMvTlEx4EX7KQjxWnDHnvKzfKOW8CZVwCZEx_vFur0ZdujqozVf3NqZqHmzLiFmb7P5UxEeh1bAYUwlLKzUkPLPGQTsMozLcwER6AbwNrfuMbYqf_M_YnBvfWrDTSQysHgYtbqQXXlgVxRzhDS4yQwR_nnVqpGEMhj0mB-04pePj8KuWg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">FIRMA L&#8217;APPELLO</a>  <br> <a rel="noreferrer noopener" href="http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://chng.it/CmCgCGyCHZ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="http://www.ioaccolgo.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">WWW.IOACCOLGO.IT?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><a href="mailto:SEGRETERIA@IOACCOLGO.IT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SEGRETERIA@IOACCOLGO.IT</a></td></tr></tbody></table>
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