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	<title>Gabanelli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Gabanelli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Giustizia: lavoro, pena e reinserimento sociale: gestire condannati non è un affare privato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2015 05:54:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Milena Gabanelli (dal Corriere della Sera, 25 gennaio 2015) &#160; &#8220;I detenuti bisogna farli lavorare&#8221;, dice la legge, perché nell&#8217;occupazione c&#8217;è la miglior garanzia di riabilitazione, e infatti le statistiche dimostrano che quando&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
di Milena Gabanelli </div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<strong>(dal<br />
Corriere della Sera, 25 gennaio 2015)</strong></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/01/r-CARCERE-large570.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/01/r-CARCERE-large570.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="133" width="320" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
&#8220;I<br />
detenuti bisogna farli lavorare&#8221;, dice la legge, perché<br />
nell&#8217;occupazione c&#8217;è la miglior garanzia di riabilitazione, e<br />
infatti le statistiche dimostrano che quando nel periodo di<br />
detenzione si è svolta una regolare attività, le recidive calano<br />
drasticamente. Dentro le carceri italiane di lavoro da fare ce n&#8217;è,<br />
ma siccome &#8211; sempre per legge &#8211; il lavoro deve essere stipendiato e<br />
di soldi non ce n&#8217;è per tutti, quasi l&#8217;80% dei detenuti guarda il<br />
soffitto.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
La<br />
proposta che avevo lanciato, attraverso Report e le pagine del<br />
Corriere (14 gennaio 2014), era di cambiare la norma ispirandosi agli<br />
esempi del Nord Europa o ad alcune felici esperienze del Nord<br />
America, dove l&#8217;amministrazione penitenziaria calcola lo stipendio,<br />
ma lo trattiene a compensazione delle spese di mantenimento,<br />
lasciandogli 50 euro mensili per le piccole necessità e concedendo<br />
benefici e sconti di pena. Un sistema che incentiva il detenuto a<br />
darsi da fare, favorisce il reintegro attraverso l&#8217;apprendimento di<br />
un mestiere, e consente al sistema carcerario di non gravare sulle<br />
casse dello Stato.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Poi ci<br />
sono gli affidati in prova al servizio sociale, che invece scontano<br />
la pena svolgendo attività a titolo gratuito presso enti pubblici,<br />
parrocchie, associazioni di volontariato. Significa che, se io sono<br />
un privato e ho un&#8217;impresa edile, non posso prendermi un condannato a<br />
una misura alternativa e farlo lavorare gratis. Nella realtà<br />
italiana però i controlli sono pochi, mancano i progetti e alla fine<br />
il condannato autocertifica la propria &#8220;attività riparatrice&#8221;.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Inoltre,<br />
a differenza degli esempi stranieri, dove, anche in questi casi ad<br />
occuparsi del problema è l&#8217;amministrazione penitenziaria, che decide<br />
e organizza i lavori di pubblica utilità, in Italia abbiamo<br />
preferito coinvolgere le cooperative sociali, tra cui anche quelle<br />
finite nell&#8217;inchiesta mafia capitale. Partendo dalla mia proposta,<br />
Letizia Moratti, persona sensibile al mondo del volontariato, ma<br />
anche attenta imprenditrice, ha lanciato la sua (19 gennaio scorso),<br />
citando l&#8217;esperienza della comunità di San Patrignano.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Esempio<br />
improprio poiché il tossicodipendente e il condannato non possono<br />
essere messi sullo stesso piano: il primo entra volontariamente in<br />
comunità e volontariamente ne esce, il secondo no. La<br />
sua proposta è quella di sollecitare il ministero della Giustizia ad<br />
accogliere il progetto che ha presentato insieme a Banca Prossima,<br />
del gruppo Intesa San Paolo, e ad altre realtà del mondo non profit.<br />
Il progetto si propone di accogliere mille detenuti in regime di<br />
esecuzione esterna della pena, e garantirebbe, secondo l&#8217;ex sindaco<br />
di Milano, il reinserimento lavorativo, facendo risparmiare allo<br />
Stato 200 milioni di euro.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Ora,<br />
il reinserimento è una promessa, e non una garanzia, mentre il<br />
risparmio di 200 milioni non si capisce da dove salti fuori, visto<br />
che, in questo caso, il condannato in carcere non ci andrebbe<br />
comunque. La Moratti intende forse sostituirsi ai servizi sociali?<br />
L&#8217;operazione si finanzierebbe con l&#8217;emissione di Sib (Social Impact<br />
Bond): una specie di obbligazione che ha un rendimento solo quando<br />
vengono raggiunti specifici risultati sociali.</div>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Ma il<br />
Sib è considerato un prodotto finanziario altamente speculativo,<br />
dove il risparmiatore che investe rischia di rimetterci i suoi soldi<br />
perché i risultati potrebbero anche non esserci. E come si misurano<br />
i risultati? Attraverso un accordo fra le parti (ovvero lo Stato e la<br />
&#8220;Moratti Holding&#8221;) nel quale è definito il criterio di<br />
&#8220;impatto sociale&#8221; positivo delle attività del progetto, a<br />
date scadenze. Intenderebbe quindi riunire altre cooperative sociali,<br />
finanziarsi con i Sib, per gestire i condannati non pericolosi, farli<br />
lavorare gratis e rientrare dei costi vendendo il prodotto del loro<br />
lavoro? Se la sostanza è questa, si aprirebbe la strada alla<br />
privatizzazione del disagio sociale, con inevitabile speculazione<br />
privata del lavoro del condannato. Una pericolosa deriva, dove lo<br />
Stato, per incapacità organizzativa, abdica al proprio ruolo.</div>
<p>___________________________________________________________________________________<br />
L&#8217;Associazione per i Diritti Umani segnala lo spettacolo &#8220;Questa immensa notte&#8221; di Clohe Moss per la regia di Laura Sicignano, &nbsp;in scena al Teatro Filodrammatici di Milano fino all&#8217;8 febbraio. 02 367227550</p>
<p>Hanno condiviso la cella, ma quando escono di prigione non sanno come sostenere l&#8217;amicizia al cospetto della nuova, fragile libertà ottenuta. Una storia al femminile sul carcere e su come, una volta entrati, sia impossibile uscirne. anche quando la galera è alle nostre spalle. In scena: Orietta Notari e Raffaella Tagliabue.</p>
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