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		<title>5 novembre: convergiamo e rilanciamo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 08:06:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16692" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Evitare una guerra nucleare e una catastrofe umana e ambientale sono le priorità assolute. Per questo ci<br>auguriamo che centinaia di migliaia di persone manifestino con i colori arcobaleno della Pace, in Italia, come nel<br>resto d’Europa e del mondo.<br>Tuttavia riteniamo necessario sottolineare che chi sceglie PACE E NONVIOLENZA, chi rifiuta la logica della guerra<br>e si propone di creare «le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza,<br>ma concordate, giuste e stabili», d’accordo con il Papa, non si erge a giudice che condanna, e rifiuta l’interpretazione<br>lineare e semplicistica della struttura vittima-aggressore, per andare a cercare sin dalle origini del conflitto la<br>complessa rete di bisogni, aspirazioni, interessi da ascoltare e comprendere per poter avviare un processo di<br>riconciliazione tra popoli riconoscendo le molteplici responsabilità. Un groviglio di fattori culturali, sociali,<br>religiosi, economici e politici che nel crocevia storico dell’ultimo secolo ha creato muri e irrigidimenti nazionalistici,<br>piuttosto che reciproca accoglienza e co-esistenza nella prima civiltà planetaria della storia.<br>Alla luce di una rinnovata sensibilità che avanza nella convergenza delle diversità, contro qualsiasi discriminazione<br>e nell’ambizione ad una vita degna, giustizia e progresso per tutte, tutti e tutto sul pianeta, è evidente quanto<br>siano fallimentari e anacronistiche questa guerra, questa polarizzazione NATO-Russia, questo sistema economico e<br>poi politico basato su armi, consumo e fonti non sostenibili e soprattutto che punta all’arricchimento e la selezione di<br>pochi, affamando e privando di progettualità e futuro una percentuale sempre maggiore della popolazione.<br>Questo sistema disumano e violento è fallito e nell’ultimo colpo di coda rischia di creare danni irreparabili, per<br>questo è necessario rilanciare con fermezza la necessità di risoluzioni che possano portare realmente e<br>rapidamente a tavoli di negoziato, per arrestare subito la follia della guerra e prima che un incidente o una<br>provocazione di troppo degeneri in un disastro nucleare.</p>



<p><br>Per questo INVITIAMO TUTTE E TUTTI A IMPEGNARSI A SOSTENERE QUESTE ESIGENZE:</p>



<p><br> Cessate il fuoco immediato e ritiro delle forze militari dai territori coinvolti sotto la supervisione ONU e<br>dislocamento dei Corpi Civili di Pace per il monitoraggio del cessate il fuoco, il supporto a tutte le vittime<br>del conflitto e il contributo alle attività di costruzione della pace.</p>



<p><br> Stop immediato all’invio di armi, perché una risposta violenta alla violenza non porta la Pace, perché<br>alimentare il conflitto non è mai giustificabile, né creerà le condizioni del dialogo necessarie a raggiungere<br>soluzioni concordate, e soprattutto perché LE POPOLAZIONI CIVILI COINVOLTE NON VOGLIONO PIÙ NÉ<br>MORTI NÉ FERITI.</p>



<p><br> Ritiro delle sanzioni che solo alimentano una guerra economica che colpisce le popolazioni.</p>



<p><br> Impegno concreto dei governi europei per aprire il dialogo nei tavoli diplomatici, aperti a tutte le parti<br>sociali e soprattutto al contributo delle donne nello spirito della Risoluzione ONU 1325 (2000).</p>



<p><br> Firma e ratifica del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari da parte di tutti i governi, ad iniziare da<br>quello italiano e quelli europei.</p>



<p><br> Contrastare e risolvere le ricadute economiche, energetiche, alimentari, migratorie scaturite dalla<br>guerra e dalle speculazioni finanziarie, sollecitando la conversione ecologica ed eliminando a priori<br>ipotesi di gas liquido/rigassificatori e nucleare civile.</p>



<p><br> Scioglimento della NATO, un’alleanza che obbliga i Paesi membri ad essere complici delle guerre e degli<br>interessi dell’industria bellica e lotta contro le basi e le servitù militari presenti nel nostro Paese, già<br>troppe volte usate come piattaforma di lancio di guerre in giro per il mondo.</p>



<p><br>Per sottoscrivere convergenzanonviolenta@gmail.com</p>



<p><br>L’appuntamento per tutte/i coloro che vorranno sostenere questo appello a CONVERGERE E RILANCIARE è alle<br>ore 11.30 in Piazza della Repubblica angolo Via delle Terme di Diocleziano, Roma. Invitiamo tutte/i a venire con<br>bandiere della Pace e cartelli che riportino le suddette ESIGENZE.</p>



<p><br>Iniziativa Convergenza: Fronte Umanista Europe for Peace, La Comunità per lo Sviluppo Umano, WILPF Italia, Rete<br>per la Politicità Sociale, Mondo senza Guerre e senza Violenza; Energia per i Diritti Umani – Onlus; Pressenza; Rete<br>Sociale in Movimento; Gianmarco Pisa (operatore di pace); Tina Napoli (esperta politiche dei consumatori); Marco<br>Palombo, Associazione Per i Diritti umani</p>
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		<title>Crisi ucraina: quando la guerra non è mai la soluzione</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 08:48:35 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Il pericolo di un nuovo conflitto mondiale tra interessi economici e geopolitici. Ma cosa realmente muove questa possibile guerra? &#8220;Sembra che gli Stati Uniti e la Russia stiano giocando al tiro alla fune, ed è tempo di ritenere entrambi responsabili”, dicono i pacifisti ucraini.21 febbraio 2022Dale Zaccaria</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.peacelink.it/conflitti/a/49001.html#?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://cdn.peacelink.org/images/26216.jpg?format=jpg&amp;w=300&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Anche in Ucraina la soluzione è la Pace"/></a></figure>



<p>(da peacelink.it)</p>



<p>In queste ore sale la tensione politica e diplomatica su quello che potrebbe essere lo scenario di un nuovo conflitto mondiale. La Russia dà prova di forza e mostra i muscoli con simulazioni militari e lancio di missili, mentre le sue truppe sono allineate sul confine ucraino. Dall’altra parte gli USA di Biden insieme agli inglesi foraggiano  l’Ucraina, dando loro armi. Lo scenario chiaramente rimanda alla Guerra Fredda, ora con il reale pericolo di un calda primavera. Boris Johnson ha appena affermato che «la Russia sta pianificando la più grande guerra in Europa dal 1945», Macron si mobilita telefonando a Putin per evitare il conflitto, intanto la Presidente della Commissione Europa, Ursula Von der Leyen, bacchetta da Bruxelles. E Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato dichiara: &#8220;La Russia sta cercando di riscrivere le regole dell&#8217;ordine internazionale (…) Se l&#8217;obiettivo  è avere meno Nato alla fine avrà più Nato&#8221;. Prosegue quindi la disputa politica con minacce di pesanti sanzioni alla Russia. </p>



<p>Ma cosa realmente muove questa possibile guerra,&nbsp;<strong>quali sono gli interessi in gioco</strong>?</p>



<p>Sono sicuramente molteplici: abbiamo l’industria bellica da un lato, l’interesse economico del gas dall’altro e mire geopolitiche. L’asse Russia-Cina spaventa l’America, sempre pronta con qualsiasi pretesto a dare battaglia, a fomentare golpe, a fare e disfare in nome della sua politica imperialista, afferma il noto linguista&nbsp;<strong>Noam Chomsky</strong>: &#8220;Biden come Trump o peggio. Nulla è cambiato nella politica estera degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti fanno quello che devono fare per poter controllare il mondo&#8221;.</p>



<p>Poi abbiamo una guerra parallela quella dovuta al gas. Il giornalista Alberto Negri ne delinea con lucidità i motivi, leggiamo in un suo articolo:&nbsp; &#8220;Ucraina? La posta in gioco è una simulazione di guerra sì, ma del gas. La verità che è che gli americani vogliono far saltare il gasdotto Russia-Germania, il Nord Stream 2, dove nel consiglio è entrato anche l’ex cancelliere Schroeder. La sua caratteristica principale, quella che non piace agli americani, è di bypassare completamente gli Stati Baltici, quelli di Visegrad, l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando via così qualsiasi eventuale pretesa da parte di questi Paesi di fare pressione su Mosca. Questi Paesi, tranne ovviamente la Bielorussia, pedina manovrata da Mosca, sono in gran parte pedine manovrate, attraverso la Nato, dagli Usa&#8221;.</p>



<p>La regione del Donbass è il terreno di scontro e anche il pretesto di questa irrazionale guerra. Tra accuse e contro-accuse da parte dell’Ucraina e di Mosca, su chi per primo abbia iniziato il conflitto, un conflitto che poi va avanti da anni, sappiamo che migliaia di civili in queste ore stanno lasciando la regione del Donbass, una regione indipendentista di matrice filorussa. Il pacifista&nbsp;<strong>Yurii Sheliazhenko</strong>, obiettore di coscienza, è esponente del Beoc (Ufficio europeo obiezione di coscienza) e della War Resisters’ International (Internazionale dei resistenti alla guerra)&nbsp;scrive:</p>



<p>“Il governo ucraino si prepara alla guerra con la Russia a causa delle truppe russe ammassate nelle vicinanze, mentre le repubbliche separatiste filo-russe del Donbass si stanno preparando per la guerra con l’Ucraina a causa delle truppe ucraine ammassate nelle vicinanze.&nbsp;La Missione speciale di monitoraggio dell’OSCE in Ucraina riferisce dell’intensificarsi delle violazioni del cessate il fuoco. Ci sono informazioni nei media sui bombardamenti delle aree residenziali urbane e sulle&nbsp;<strong>vittime civili su entrambi i lati del conflitto armato</strong>. L’Ucraina e gli Stati Uniti si sono scambiati con la Russia accuse sprezzanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU.&nbsp;Le sanzioni economiche sono sul tavolo alla Casa Bianca, le alleanze anti-Occidente e il riconoscimento dell’indipendenza delle repubbliche separatiste sono sul tavolo al Cremlino. Si costruiscono coalizioni, si perdono facce, si fanno minacce e si cominciano colpi distruttivi limitati. È così che si intensificano i conflitti.&nbsp;Sembra che gli Stati Uniti e la Russia stiano giocando al&nbsp;<strong>tiro alla fune</strong>, tirando su le estremità opposte dell’Ucraina. Quindi&nbsp;è tempo di ritenere entrambi responsabili&#8221;.</p>



<p>Anche i movimenti pacifisti italiani si sono mobilitati per scongiurare un possibile conflitto nucleare.&nbsp;<strong>PeaceLink</strong>&nbsp;ha lanciato una petizione firmata da giornalisti dal calibro di&nbsp;<strong>Riccardo Iacona</strong>, manifestazioni sono in corso in tutta Italia, ieri si è conclusa quella a Napoli con la presenza di padre&nbsp;<strong>Alex Zanotelli</strong>&nbsp;che scrive una lettera intensa e accorata:&nbsp;</p>



<p>&#8220;Viviamo un momento drammatico della storia umana. Siamo sotto la minaccia dell’ “inverno nucleare” e dell'&#8221;estate incandescente&#8221;! La prima provocata da una guerra nucleare e la seconda dalla paurosa crisi ambientale. In questo momento, per la crisi Ucraina, siamo terrorizzati dalla minaccia di una guerra nucleare. Tutto questo è il frutto amaro di una folle corsa mondiale al riarmo, soprattutto atomico. Stiamo infatti militarizzando il cielo e la terra. Il cielo è diventato anch’esso teatro di scontro. L’uomo più ricco della terra, Elon Musk, ha già inviato nello spazio 1.900 satelliti, ma ha già intenzione di spedirne altri 42.000. La Cina lo ha già accusato di spionaggio a favore degli USA e ha testato il suo razzo ipersonico che elude ogni difesa. Siamo ormai alle ‘star wars’ (le guerre stellari), come le chiamava Reagan. Ma non contenti di militarizzare il cielo, stiamo supermilitarizzando il Pianeta Terra che è diventato una discarica di armi (non dimentichiamo che le armi sono, insieme allo stile di vita di pochi, la causa del disastro ambientale.)”.</p>



<p>Ed è proprio l’<strong>industria bellica</strong>&nbsp;l’altro elemento sullo scacchiere di questa disputa internazionale. Come intende l’America proteggere I suoi alleati Europei è molto chiaro: attraverso le armi. Riporta la notizia la redazione de Il Faro di Roma:&nbsp;“I primi affari sono andati a buon porto in Polonia che acquisterà 6 miliardi di dollari in carri armati statunitensi, ponti d’assalto ed esplosivi. A darne notizia è il segretario alla difesa Lloyd Austin. Gli Stati Uniti venderanno 250 carri armati M1A2 Abrams alla Polonia per rafforzare ulteriormente le capacità di difesa lungo il fianco orientale della NATO con la Russia. L’annuncio è stato fatto venerdì durante una sua tappa a Varsavia per incontrare il ministro della difesa Mariusz Blaszczak. “Questa è la versione più moderna del carro armato Abrams e fornirà alla Polonia una capacità di carri armati altamente avanzata che rafforzerà anche la nostra interoperabilità con le forze armate polacche, aumentando la credibilità dei nostri sforzi combinati di deterrenza in quelli di altri alleati della NATO”, ha affermato Austin.</p>



<p>Il discorso di un’entrata dell’Ucraina nella Nato contro la volontà e le paure dei russi è solo una prima facciata di un discorso molto più complesso, dove, ripetiamo , interessi bellici, economici, e geopolitici sono al centro di un conflitto che potrebbe avere degli scenari terribili per tutti noi.&nbsp;</p>



<p>La guerra non è mai una giusta soluzione. La guerra non è la soluzione. Perché è solo portatrice di una irrazionale e folle distruzione dell’umanità.&nbsp;E&#8217; impegno, in questo momento così delicato, di tutta la societa&#8217; civile sensibilizzare ed essere attivi per la difficile situazione in Ucraina, dove l&#8217;Italia come membro della Nato ha un ruolo non secondario, per fermare una possibile escalation militare e bellica che equivarebbe a un nuovo conflitto mondiale. Non è in gioco solo la pace, ma la vita di tutti.&nbsp;</p>
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		<title>Rapporto giornaliero dell&#8217;OSCE. Missione speciale Ucraina</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2022 12:37:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla base delle informazioni fornite dai gruppi di monitoraggio alle&#160;17:00 del 24 febbraio 2022&#160;.&#160;Tutti gli orari sono nell&#8217;ora dell&#8217;Europa orientale. Dalla sera del 24 febbraio e per tutto il periodo di riferimento, la Missione&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Sulla base delle informazioni fornite dai gruppi di monitoraggio alle&nbsp;17:00 del 24 febbraio 2022&nbsp;.&nbsp;Tutti gli orari sono nell&#8217;ora dell&#8217;Europa orientale.</p>



<ul><li>Dalla sera del 24 febbraio e per tutto il periodo di riferimento, la Missione ha sentito esplosioni multiple, compreso il fuoco di un sistema di lancio multiplo di razzi, vicino a Shchastia e nelle vicinanze delle città di Kherson, Donetsk, Kharkiv e Kiev.</li><li>La Missione ha ascoltato aerei che sorvolavano le città di Ivano-Frankivsk e Kiev.&nbsp;Ha sentito due elicotteri sorvolare la città di Donetsk.</li><li>La SMM ha osservato lunghe code ai valichi di frontiera con Ungheria, Polonia e Romania.</li><li>La Missione ha avviato le attività di evacuazione a seguito della decisione di evacuare tutti i membri della Missione Internazionale (IMM) presa il 24 febbraio.</li></ul>



<p><a href="https://www.osce.org/files/2022-02-25%20Daily%20Report_ENG.pdf?itok=36745&utm_source=rss&utm_medium=rss">Scarica il rapporto completo (PDF)</a></p>



<p>La Missione speciale di monitoraggio dell&#8217;OSCE in Ucraina (SMM) è stata dispiegata il 21 marzo 2014, a seguito di una richiesta all&#8217;OSCE da parte del governo ucraino e di una decisione consensuale di tutti i 57 Stati partecipanti all&#8217;OSCE. La SMM è una missione civile disarmata, presente sul campo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 in tutte le regioni dell&#8217;Ucraina. I suoi compiti principali sono osservare e riferire in modo imparziale e obiettivo sulla situazione in Ucraina; e per facilitare il dialogo tra tutte le parti coinvolte nella crisi.</p>



<p>Con dozzine di pattuglie OSCE SMM che escono ogni giorno in tutta l&#8217;Ucraina, molte in aree ad alto rischio a est, On Patrol offre una visione straordinaria non solo del lavoro della più grande missione OSCE sul terreno, ma anche degli uomini e delle donne che servire essa e la più ampia causa della pace, ma anche in alcune delle persone e delle questioni che definiscono l&#8217;Ucraina e la crisi che sta attraversando. </p>



<p>Le leader di comunità e le funzionarie di monitoraggio dell&#8217;OSCE SMM costruiscono ponti tra le persone, servendo la causa di una pace sostenibile in modi spesso invisibili ma concreti e significativi. Leggi le loro storie di resilienza e speranza.  <a href="https://www.osce.org/stories/women-on-the-contact-line?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.osce.org/stories/women-on-the-contact-line?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Russia-Ucraina: è guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 08:55:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Poco, anzi nulla abbiamo imparato dal passato. Abbiamo sperato nelle sanzioni e nella diplomazia (e ancora vogliamo farlo), ma i nazionalismi e la sete di potere hanno dato l&#8217;avvio ad una guerra che la società civile ripudia, in Ucraina come in Russia. L&#8217;Occidente cosa farà? Quell&#8217;Occidente piegato alla politica imperialista di Vladimir Putin e al ricatto per l&#8217;approvvigionamento di gas&#8230;?</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani e, come siamo cert*, tanti cittadini milanesi, scenderemo in piazza. </p>



<p>L&#8217;appuntamento è per stasera, 24 febbraio, alle ore 18 in Piazza della Scala. </p>



<p></p>



<p>Oppure: sabato 26 febbraio, alle ore 15 in Piazza Cairoli, Milano. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="537" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-1024x537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16143" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-1024x537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-1536x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Lotta all’inquinamento: società civile contro Stato in una storica sentenza francese</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 08:33:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="885" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15885" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 885w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image-768x434.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 885px) 100vw, 885px" /><figcaption>Paris, France, 28 January 2021. The directors of the 4 associations co-applicants in the case (Jean-François Julliard, General Director of Greenpeace France, Cécile Duflot, General Director of Oxfam France, Cécile Ostria, General Director of the Nicolas Hulot Foundation and Clotilde Bato, President of Notre Affaire A Tous) pose alongside the teams who participated in the project.
Paris, France, le 28 janvier 2021. Les directeurs des 4 associations co-requérantes de l’affaire (Jean-François Julliard, directeur général de l&#8217;association Greenpeace France, Cécile Duflot, directrice générale d&#8217;Oxfam France, Cécile Ostria, directrice générale de la Fondation Nicolas Hulot et Clotilde Bato, présidente de Notre Affaire A Tous) posent aux coté des équipes qui participe au projet.</figcaption></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Il 14 ottobre 2021, il Tribunale ammnistrativo di Parigi ha pronunciato una storica sentenza con la quale lo Stato francese è stato condannato per “danno ambientale”.</p>



<p>La faccenda giudiziaria, denominata ufficialmente <em>L’Affaire du Siècle</em> dai suoi promotori, è incominciata quando quattro associazioni ambientaliste (<em>Oxfam France, Notre Affaire à Tous, Fondation pour la Nature et l&#8217;Homme, Greenpeace France</em>) hanno adito a marzo 2019 il tribunale amministrativo di Parigi, con il sostegno di una petizione firmata in tempo record da due milioni di cittadini.</p>



<p>L’obiettivo, oggi raggiunto, era quello di condannare la Francia per il mancato rispetto degli impegni presi dalla <em>République</em> nella lotta contro le emissioni di gas a effetto serra, e in particolare per il mancato raggiungimento degli obiettivi che lo Stato si era dato per limitare le emissioni nel periodo 2015 – 2018.</p>



<p>Dopo avere già deciso il 3 febbraio 2021 che lo Stato dovesse essere effettivamente ritenuto responsabile per questa mancanza, ad ottobre i giudici hanno confermato la decisione, specificando che lo Stato dovrà riparare tale danno entro il 31 dicembre 2022.</p>



<p>Pur rimanendo libero nella scelta delle misure da adottare per raggiungere l’obiettivo, lo Stato francese ha dunque ora poco più di un anno per “recuperare il ritardo” ed evitare nei prossimi mesi l’emissione di 15 milioni di tonnellate di gas a effetto serra, una quantità valutata dai giudici sulla base di quella rilasciata in eccesso dal 2015 (una cifra già parzialmente ridotta grazie al calo di emissioni dovuto ai lockdown degli ultimi due anni).</p>



<p>Le conseguenze qualora lo Stato non rispettasse la scadenza? I giudici potrebbero pensare a delle sanzioni economiche, come richiesto dalle ONG che parlano di sanzioni fino ai 78 milioni di euro per ogni semestre di ritardo, ma ad oggi delle misure specifiche non sono ancora state individuate, nella speranza che non debbano essere adottate.</p>



<p>Questa vicenda, un possibile, ottimistico esempio di una maggiore sensibilità della società civile e, forse, delle istituzioni per la questione climatica, potrebbe essere un modello per i cittadini di altri Stati i cui impegni nella lotta al cambiamento climatico risultano spesso poco decisi o efficaci.</p>



<p>La presa di posizione del tribunale d’oltralpe non sarebbe però il solo precedente per eventuali azioni contro le politiche ambientali di altri governi: il 20 dicembre 2019, una sentenza della Corte suprema dei Paesi Bassi relativa ad una causa introdotta dall’ong Urgenda ha confermato la posizione dei giudici di primo e secondo grado che avevano qualificato gli obiettivi nazionali di riduzione dei gas a effetto serra come insufficienti. Questa valutazione è stata operata alla luce non solo del diritto interno e comunitario, ma anche della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (e in particolare del diritto alla vita e de diritto alla vita privata e familiare), della <em>Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici e dell’Accordo di Parigi.</em></p>



<p><em>Decisioni storiche, dunque, che alimentano un dibattito percepito come sempre più urgente (e che in Francia si aggiunge a quello per le prossime elezioni presidenziali) e il cui successo potrebbe ispirare nuove azioni nei confronti di altri Stati, europei e non.</em></p>
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		<title>Cambiamento climatico: i popoli indigeni sono le prime vittime</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Sep 2019 06:37:39 +0000</pubDate>
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<p><br>I popoli indigeni devono essere presi maggiormente in considerazione<br>nella ricerca sul clima</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="750" height="430" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/Conservazione-e-popoli-indigeni-Max-Chiswick.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13050" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/Conservazione-e-popoli-indigeni-Max-Chiswick.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/Conservazione-e-popoli-indigeni-Max-Chiswick-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede che la ricerca scientifica sul clima tenga maggiormente conto delle popolazioni indigene. Da anni ormai le popolazioni indigene sperimentano e vivono sulla loro pelle le conseguenze del cambio climatico. I programmi di<br>ricerca sul clima dovrebbero quindi tenere conto e includere nella<br>ricerca la profonda conoscenza accumulata dalle popolazioni indigene. L&#8217;APM chiede che vi sia un cambiamento nell&#8217;assegnazione dei fondi di ricerca. In particolare l&#8217;APM chiede che i finanziatori dei programmi di ricerca pongano come condizione base l&#8217;inclusione di rappresentanti indigeni nei programmi. La maggiore parte degli scienziati che si occupa<br>di clima spera di contribuire con la propria ricerca al miglioramento delle condizioni di vita delle vittime del cambio climatico ma vi potranno essere risultati concreti in tal senso solo coinvolgendo le vittime e solamente se i finanziatori lo accetteranno come scopo specifico della ricerca.</p>



<p>L&#8217;APM ricorda che la Nuova Zelanda vanta già ricerche esemplari nel campo del clima che hanno tenuto conto delle conoscenze delle popolazioni indigene. Il programma di ricerca neozelandese &#8220;Visione Matauranga&#8221;, finanziato da importanti fondazioni, vede infatti la<br>partecipazione dei Maori che utilizzano la loro ancestrale conoscenza per individuare soluzioni concrete e applicabili per permettere alle persone di adattare il proprio stile di vita ai cambiamenti ormai in corso. Durante il convegno internazionale dei giovani ricercatori delle<br>regioni polari, tenuto in maggio 2019 in California, diversi scienziati europei, statunitensi e giapponesi hanno specificamente chiesto di poter collaborare nelle loro ricerche scientifiche con rappresentanti indigeni e di poter tenere conto delle loro conoscenze.</p>



<p>In tutto il mondo i popoli indigeni sono le prime vittime del cambiamento climatico. Che vivano nell&#8217;Artico o nel Subartico, nelle foreste amazzoniche, in Africa centrale o nel Sudest asiatico, nelle isole del Pacifico o nella savana africana, il loro stile di vita a stretto contatto con la natura fa sì che essi sono quasi sempre i primi a subire le conseguenze drammatiche del cambiamento. La diminuzione delle risorse e delle aree a pascoli in Africa Occidentale contribuisce notevolmente all&#8217;aggravarsi di conflitti armati tra gruppi di popolazioni mentre i popoli indigeni nella Russia siberiana rischiano di scomparire a causa dello sfruttamento indiscriminato delle risorse voluto da Putin in Siberia. In generale, lo sfruttamento indiscriminato di petrolio, gas, e di altre risorse nell&#8217;area artica distrugge la base vitale delle popolazioni che vivono dell&#8217;allevamento tradizionale delle renne.</p>



<p>Solo ieri in Russia è stato arrestato Alexander Gabyshev, un rappresentante degli Yakuti che dalla Siberia voleva raggiungere Mosca a piedi per &#8220;cacciare gli spiriti negativi che circondano il presidente Putin&#8221;. Per la maggior parte degli scienziati occidentali questo gesto<br>sembrerà a dir poco assurdo, ma l&#8217;intento dello sciamano yakuta altro non era che un disperato grido d&#8217;aiuto, che dovrebbe farci ragionare su quanto grave sia in realtà la situazione vissuta dai popoli indigeni siberiani. </p>
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		<title>Secondo sciopero globale per il futuro: i giovani tornano a invadere Milano</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/05/25/12548/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2019 09:41:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Polo (Da pressenza.com) Dopo il primo sciopero globale per il futuro del&#160;15 marzo, anche oggi, 24 maggio, migliaia di giovani e giovanissimi hanno invaso le strade di Milano con cartelli fai da te,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/anna-polo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Anna Polo (Da pressenza.com)</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xbastioni-720x405.jpg.pagespeed.ic.Udgq2I0uC3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Secondo sciopero globale per il futuro: i giovani tornano a invadere Milano"/><figcaption>(Foto di Thomas Schmid)</figcaption></figure>



<p>Dopo il primo sciopero globale per il futuro del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/03/milano-sciopero-mondiale-per-il-futuro-loceano-si-sta-sollevando-e-noi-anche/?utm_source=rss&utm_medium=rss">15 marzo</a>, anche oggi, 24 maggio, migliaia di giovani e giovanissimi hanno invaso le strade di Milano con cartelli fai da te, striscioni e cori per chiedere giustizia climatica e interventi rapidi e incisivi per ridurre le emissioni. Tra i molti cartelli in inglese la palma dell’originalità va a “Paul, sorry, but we can’t let it be”. In generale, la stessa creatività ironica e graffiante che si era vista nel corteo di marzo si è manifestata anche oggi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/x24-5-Silvio-Castello.jpg.pagespeed.ic.NcBUNaGl--.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859954"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xCairoli-partenza.jpg.pagespeed.ic.aHV08KKgQ5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859963"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xCairoli-cartelli.jpg.pagespeed.ic.YhUgKBlO32.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859972"/></figure></div>



<p>Il corteo è partito da Piazza Castello e percorrendo via Broletto è passato davanti al negozio Enel sbarrato dalle serrande (precauzione dopo l’<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/occupata-la-sede-dellenel-a-milano-basta-greenwashing-chiudere-subito-tutte-le-centrali-a-gas-e-carbone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">occupazione</a>&nbsp;di due giorni fa?), immagine simbolica della chiusura dei colossi dell’inquinamento alle richieste dei giovani.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xEnel.jpg.pagespeed.ic.bcsn-5w0oI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859982"/></figure></div>



<p>Ha poi proseguito come una fiumana colorata e inarrestabile e si è concluso con un sit-in davanti alla sede della Regione Lombardia, sorda per ora alla richiesta di dichiarare&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/milano-fa-la-storia-primo-comune-in-italia-a-dichiarare-lemergenza-ecologica-e-ambientale/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l’emergenza climatica e ambientale</a>&nbsp;che è invece stata accolta dal Comune di Milano.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xp.-venezia.jpg.pagespeed.ic.l_FAJutPoX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859993"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xcorteo-diviso.jpg.pagespeed.ic.RbOSIUl-CY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860013"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/x24.5-plastica-silvio.jpg.pagespeed.ic.PBSH_v56dE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860022"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xsit-in.jpg.pagespeed.ic.dIuhTRJlmw.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860031"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xsit-in-1.jpg.pagespeed.ic.Pd-gggzhnJ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860040"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xTrump-Salvini.jpg.pagespeed.ic.ihUZXtJSs0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860049"/></figure></div>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xDSC0363web-750x422-c-default.jpg.pagespeed.ic.PL_MJrfWt_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Fridays for Future Milano 24/05/2019"/></figure>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/secondo-sciopero-globale-per-il-futuro-i-giovani-tornano-a-invadere-milano/#articlegallery?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a><a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/secondo-sciopero-globale-per-il-futuro-i-giovani-tornano-a-invadere-milano/#articlegallery?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Foto di Thomas Schmid Silvio Bruschi, Matilde Mirabella</p>
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		<title>Richiesta della dichiarazione dell’Emergenza Climatica ed Ambientale﻿</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2019 07:26:17 +0000</pubDate>
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<p><strong>All’attenzione del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala e del Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana da parte degli attivisti di Fridays For Future Milano</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="720" height="405" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xoceani-720x405.jpg.pagespeed.ic_.tm7svUVds2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12541" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xoceani-720x405.jpg.pagespeed.ic_.tm7svUVds2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xoceani-720x405.jpg.pagespeed.ic_.tm7svUVds2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p>PREMESSO CHE Il 15 marzo scorso si è tenuto (così come accadrà il 24 maggio) il ‘Global Strike for Future’, giornata di mobilitazione mondiale contro i cambiamenti climatici promossa dal movimento FFF (Fridays for Future), che ha visto 1,8 milioni di persone sfilare nelle città di tutto il mondo.</p>



<p>La politica e la società intera non hanno fatto finora abbastanza per contrastare i cambiamenti climatici in corso, quando questi dovrebbero essere la priorità nell’agenda politica di qualsiasi governo, dal Presidente del Consiglio fino all’amministratore del più piccolo dei comuni. Per riconvertire ecologicamente la nostra economia occorre la partecipazione di tutti, accettare di modificare alcune abitudini per non doverle modificare tutte, perché i cambiamenti climatici, se non contrastati, porteranno a un pianeta ostile per le specie vegetali e animali, umani inclusi.</p>



<p>Occorre che governi e imprese intraprendano politiche radicali per rendere le attività umane sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale, anche tutelando i lavoratori e i soggetti deboli della società. Inoltre che si impegnino ad arrestare lo sfruttamento delle risorse oltre i limiti naturali di rigenerazione e arrivare urgentemente alla completa de-carbonizzazione delle fonti di energia a favore di quelle rinnovabili.</p>



<p>CONSIDERATO CHE La lotta al collasso climatico ed ecologico e la tutela dell’ambiente sono la sfida più grande di sempre per l’umanità. Stiamo affrontando una crisi non solo climatica ma anche esistenziale, considerando il tasso con cui stiamo compromettendo irreparabilmente l’ecosistema terrestre e la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, includendo la specie umana.</p>



<p>Visti i dati allarmanti sul riscaldamento globale, che, salvo azione immediata, provocherà un aumento di temperatura superiore ai 3 gradi centigradi entro il 2100, con effetti devastanti sull’ecosistema terrestre e sulla specie umana;</p>



<p>Visto l’ultimo rapporto IPCC-ONU (2018), secondo cui l’umanità ha solo fino al 2030 per limitare l’incremento di temperatura a 1.5 gradi, ed evitare danni irreversibili al clima;</p>



<p>Visti i preoccupanti effetti del riscaldamento globale e dell’inquinamento che ogni anno accorciano la vita di circa 6,5 milioni di persone in tutto il mondo;</p>



<p>Visto l’allarme Onu lanciato il 6 maggio 2019 che segnala un declino ecologico “senza precedenti” in cui un milione di specie animali e vegetali sono a rischio estinzione, colpa dello sfruttamento di terra e mare, di piante e animali e dei cambiamenti climatici; Visto il dovere morale dello Stato e di tutte le istituzioni locali di rispettare il patto intergenerazionale, che ci impone di lasciare alle generazioni future un pianeta vivibile;</p>



<p>Visto il rapporto sul Global Environment Outlook (GEO), firmato da più di 250 scienziati;</p>



<p>Vista la L. 4 novembre 2016, n. 204, ratifica ed esecuzione dell’Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015 (GU n.263 del 10-11-2016);</p>



<p>Inoltre, si fa presente che il Regno Unito, Irlanda e oltre 500 consigli comunali soprattutto in Australia, Canada, Stati Uniti, Svizzera e Gran Bretagna hanno già dichiarato lo stato di emergenza climatica, impegnandosi davanti ai cittadini a ridurre le emissioni di gas serra, a volte anche in tempi più brevi rispetto ai termini previsti negli Accordi di Parigi, segnando che Londra e Vancouver, città della rete C40, hanno già dichiarato l’Emergenza Climatica.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12542" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12542&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12542" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul>



<p>Noi di Fridays for Future Milano, chiediamo al Comune di Milano, alla Città Metropolitana, alla Regione Lombardia, al Governo Nazionale, alle Università, alle scuole, a ogni collettività del nostro territorio di:</p>



<ol><li>dichiarare lo stato di emergenza climatica ed ambientale;</li><li>fare ogni sforzo possibile per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5o C e fissare un obiettivo di riduzione a zero delle emissioni nette di gas climalteranti per il 2030, ritenendo l’obiettivo di zero emissioni nel 2050 insufficiente e incoerente con lo stato di emergenza climatica;</li><li>considerare la lotta al cambiamento climatico e la transizione a un’economia sostenibile come priorità assoluta dei prossimi dieci anni. Fridays For Future Milano richiede che le misure per contrastare l’emergenza climatica avvengano secondo i seguenti principi:</li></ol>



<ul><li><strong>giustizia climatica</strong>: i costi della transizione non devono gravare sulle fasce più deboli della popolazione. Il costo della transizione deve gravare soprattutto su chi ha causato maggiormente i danni ambientali; le istituzioni sono chiamate a promuovere azioni per la riqualificazione dei lavoratori attualmente impegnati in settori incompatibili con la transizione;</li><li><strong>democrazia partecipativa</strong>: Le istituzioni si impegnino a riconoscere alle assemblee cittadine un ruolo nel processo di individuazione delle misure per il contrasto dell’emergenza climatica, attraverso un tavolo di confronto mensile. Le assemblee cittadine compiranno un’azione di monitoraggio sulle istituzioni per garantire che alle dichiarazioni di emergenza seguano misure concrete e adeguate alla gravità della crisi;</li><li><strong>trasparenza</strong>: le istituzioni si impegnano a pubblicare rapporti periodici sui progressi fatti nella riduzione delle emissioni e nella risoluzione delle criticità ambientali.</li></ul>
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		<title>Venezuela. Aiuto umanitario, secondo capitolo</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2019 07:58:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12407" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="530" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad-300x159.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/si-electricidad-768x407.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></span></p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giorni fa, la Croce Rossa Venezuelana ha negoziato con il governo interino di Juan Guaidó e con il regime usurpatore di Nicolás Maduro, l’ingresso in Venezuela di diverse tonnellate di aiuto umanitario provenienti dal Panama: medicine, forniture e apparecchiature mediche che dovrebbero essere consegnate in 28 ospedali e 30 ambulatori. Hanno pubblicato sui loro social network il seguente messaggio: “facciamo un richiamo a tutte le parti in Venezuela per rispettare l’azione umanitaria, neutrale, imparziale e indipendente e quindi evitare qualunque politicizzazione dell’azione”. L’emblema della Croce Rossa non dev’essere accompagnata da messaggi politici. Il primo carico è stato consegnato nell’ospedale Carlos J. Bello della Croce Rossa Venezuelana a Caracas. Spero proprio che il regime rispetti questo emblema e non strumentalizzi questa azione e soprattutto permetta che questo aiuto arrivi veramente a che ne ha bisogno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altro capitolo sono le donazioni inviate dagli Stati Uniti e richieste da Guaidó a inizi dell’anno e che dovevano entrare nel paese all’indomani del concerto Venezuela Aid Live. Ebbene, sono ancora a Cúcuta in Colombia, a Pacaraima in Brasile e in Curacao, il regime non ha mai permesso l’entrata di quelle donazioni dopo il tragico incidente dell’incendio dei due camion da parte dei paramilitari e comandos simpatizzanti del regime. Grazie alla campagna di donazioni partita anche dal Aid Live è stata creata la Aid Live Foundation e il risultato sono 2 milioni di dollari raccolti. Questa prima fase di raccolta fondi sarà destinata a coprire le necessità nei settori di: sviluppo, programmi di nutrizione, salute e accesso ai servizi base per l’infanzia, e programmi per il benessere dei migranti venezuelani in Colombia. Quando potrà entrare tutto questo aiuto? Tonnellate di materiali e milioni di dollari. Bambini, anziani, malati cronici, donne incinte, gente, tanta gente, e persino animali continuano a morire senza sosta, in silenzio e nell’impotenza e noi nella nostra confort zone vediamo tonnellate e tonnellate di cose e cifre di dollari fermi per volere di un pugno di misere persone.  E’ inaccettabile. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’aiuto delle grandi fondazioni e ONG sono quelle che conosciamo di più, ma ci sono anche delle piccole realtà, piccole associazioni in giro per il mondo che fanno un lavoro di formichine per raccogliere forniture, medicinali e fondi per gestire gli invii. Ci riescono, con l’aiuto inestimabile della diaspora venezuelana e delle persone generose del posto dove queste associazioni hanno sede. Un esempio è l’Associazione “Insieme per il Venezuela”, molto attiva, con sede a Milano e che questo 28 aprile copie il suo primo anno di vita. Ha già portato a termine egregiamente delle importanti campagne: “Natale a colori”, sono stati inviati mille pacchettini con materiale scolastico, giocattoli di piccolo formato e caramelle, destinati a scuole elementari e dell’infanzia nelle zone di La Guaira, Caracas, Maracay e Mérida, per dare un po’ di allegria ai bimbi durante le feste natalizie e al contempo aiutare le scuole con materiale scolastico. Un&#8217;altra campagna dedicata all’infanzia, con l’invio di pannolini, medicine pediatriche, biberon, vestiti e prodotti di prima necessità, appunto per la prima infanzia. Inoltre, porta avanti un permanente focus molto importante che è quello di informare e insegnare il popolo italiano e gli studenti delle scuole sulla realtà venezuelana presentando a Milano due documentari che illustrano chiaramente la crisi che vive il Venezuela. Informare è la base perché queste atrocità che vivono i venezuelani a causa del regime non succedano più in nessun altro posto; e così tanti altri progetti che hanno come destinatari l’ormai immenso popolo vulnerabile del paese latinoamericano. Quello di questa associazione è un lavoro minuzioso, lento, scrupoloso, molto attento alle realtà più difficili e degradate del Venezuela, forse in zone rurali dove non arriva quasi nessun tipo di aiuto.  Vedere i video che mandano i volontari dopo che sono arrivate le donazioni, vedere le facce felici dei bambini, delle maestre, delle mamme… non ha prezzo e allora ci si rende conto che con quel piccolo granello di sabbia abbiamo fatto felice una persone che quella felicità la stava urlando al vento ormai da molto tempo.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12408" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG-20190427-WA0017-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel frattempo continuano le proteste per la mancanza di servizi. Non è che sia migliorata molto la crisi elettrica iniziata lo scorso 7 marzo. In alcune città importanti come la capitale Caracas o altri luoghi come Maracay, Barquisimeto, Valencia o l’isola di Margarita, e solo in alcune zone, l’elettricità arriva a momenti, per alcune e poi senza preavviso se ne va e non si sa quando torna. Questa dinamica ha fatto sì che tante attività commerciali abbiano dovuto chiudere battenti definitivamente, che tanti elettrodomestici si siano rotti, che le pompe per la distribuzione dell’acqua potabile nei palazzi residenziali non funzionino o siano guaste, che le poche attrezzature e macchinari ospedalieri che esistono ancora si siano rotti definitivamente, che le sale di chirurgia degli ospedali siano rimaste al buio in mezzo a interventi, perché quasi non esistono le centrali elettriche, è un miracolo trovarne una. Ho già sentito le testimonianze di dottori e infermieri operando pazienti con le torce dei cellulari o facendo partorire donne per strada e al buio, per citarne solo due esempi recenti successi durante questa crisi energetica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, si parla che questo buio capitolo della storia del paese sia verso la sua fine, ne sono convinta anch’io, ma più che mai c’è bisogno della solidarietà di tutti perché dopo 20 anni di soprusi, la situazione è diventata insostenibile e dentro non ci sono più risorse a disposizione, bisogna cercarle oltre il confine. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se siete interessati nel sostenere una realtà che funziona e che ha bisogno di tutti noi per raggiungere l’obiettivo di aiutare, ecco le coordinate di “Insieme per il Venezuela”: email: </span><a href="mailto:insiemeperilvenezuela@gmail.com"><span style="font-weight: 400;">insiemeperilvenezuela@gmail.com</span></a><span style="font-weight: 400;">. Facebook e Instagram: Insieme per il Venezuela. Twitter: @pervenezuela.   Il vostro aiuto arriverà. Con il vostro contributo, li aiutate ad aiutare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Più che le cose materiali, l’importante è sapere che non siamo soli e che ci sono persone che si prendono cura di noi pur essendo lontane”. Parole di un volontario nella città di Mérida, in Venezuela.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12409" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="770" height="485" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela-300x189.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/crisis-venezuela-768x484.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></p>
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		<title>Trump alla fine decide:  U.S.A.  fuori dall&#8217;Accordo di Parigi</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 13:15:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Alfonso Navarra &#8211; Osservatorio per l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo globale di Parigi sul clima (www.ilsolediparigi.it) &#160; Non era un esito scontato. Dopo averci tenuto sulle spine dal G7 di Taormina, il presidente degli USA&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong>di Alfonso Navarra &#8211; Osservatorio per l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo globale di Parigi sul clima</strong></p>
<p><strong>(www.ilsolediparigi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non era un esito scontato. Dopo averci tenuto sulle spine dal G7 di Taormina, il presidente degli USA Donald Trump alla fine, all&#8217;insegna dell'&#8221;America first!&#8221;,  si è deciso ed ha deciso male. Ha ufficializzato, nonostante forti pareri contrari all&#8217;interno della sua stessa Amministrazione (la figlia Ivanka, Rex Tillerson&#8230;), scavalcando il Congresso, che recederà dall&#8217;Accordo di Parigi sul clima globale. (Teniamo presente che gli Stati Uniti non hanno ancora ratificato Kyoto 1992 di cui Parigi 2015 si presenta come uno sviluppo!). Ignora i moniti  sempre più allarmanti della comunità scientifica liquidati nei tweet e nei comizi come &#8220;bufale inventate dai cinesi&#8221; e mette a rischio le speranze dell&#8217;Umanità di uscire con (relativamente) poche ammaccature dalla gavissima crisi ambientale che  un effetto serra sempre più acuto porta con sé.</p>
<p>(Per dettagli sulla notizia: <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/05/31/clima-trump-ritira-gli-stati-uniti-dallaccordo-di-parigi_02e97b4c-5212-43d8-8b0f-334fcc759970.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/05/31/clima-trump-ritira-gli-stati-uniti-dallaccordo-di-parigi_02e97b4c-5212-43d8-8b0f-334fcc759970.html&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNEVpj-RjbPm-S7xbVbf-BYW2p-Z4A&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/05/31/clima-trump-ritira-gli-stati-uniti-dallaccordo-di-parigi_02e97b4c-5212-43d8-8b0f-334fcc759970.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>La decisione, che colloca gli USA sulla stessa posizione recalcitrante di Siria e Nicaragua, va a terremotare un processo diplomatico pluriennale che alla COP 21 di Parigi aveva registrato l&#8217;unanimità sul documento finale,  ma ancora insufficiente a contenere l&#8217;aumento di temperatura entro i limiti indicati dalla comunità scientifica internazionale.  (Si stima la capacità di contenimento degli impegni volontari degli Stati a 3,5° C, mentre l&#8217;obiettivo sarebbe di 2° C, &#8220;preferibilmente&#8221; 1,5 per non fare finire sott&#8217;acqua interi Stati).</p>
<p>E&#8217; molto importante tenere presente che, ai sensi dell&#8217;art. 28 dell&#8217;accordo di Parigi (il testo lo si trova, sul sito del Ministero dell&#8217;ambuiente, al seguente link in traduzione italiana: <a href="http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/cop21/ACCORDO%20DI%20PARIGI%20Traduzione%20non%20ufficiale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/cop21/ACCORDO%2520DI%2520PARIGI%2520Traduzione%2520non%2520ufficiale.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNFtcwRnjmNONbM8nz_syu9xWmvZ4g&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/cop21/ACCORDO%20DI%20PARIGI%20Traduzione%20non%20ufficiale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> ), per il ritiro effettivo degli USA ci vorranno 4 anni di tempo, quindi &#8211; salvo ripensamenti &#8211; esso avverrà il 4 novembre 2020, nel pieno della campagna elettorale per la presidenza.</p>
<p>La UE e la Cina hanno subito protestato e proclamato di voler andare avanti comunque senza che il Patto sia toccato: ma resta da vedere quanto pesi la retorica che copre  la sostanziale mancanza di una volontà politica condivisa per agire collettivamente, in modo immediato e drastico.</p>
<p>Dal dispaccio ANSA citato possiamo leggere della nota congiunta di Merkel, Macron e Gentiloni:  &#8220;<em>L&#8217;Accordo di Parigi rimane una pietra angolare della cooperazione tra i nostri paesi per affrontare efficacemente e tempestivamente i cambiamenti climatici e per attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell&#8217;Agenda del 2030. Crediamo fermamente che l&#8217;accordo di Parigi non possa essere rinegoziato, in quanto strumento vitale per il nostro pianeta, le società e le economie. Siamo convinti che l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo di Parigi offra grandi opportunità economiche per la prosperità e la crescita nei nostri paesi e su scala globale</em>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8908" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="212" height="210" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è già accennato a Siria e Nicaragua, ma dopo gli USA possiamo temere che altri  dei 195 paesi firmatari si tirino indietro.  Tra le realtà importanti, dobbiamo puntare i riflettori in particolare sulla tentennante Russia, che potrebbe anche essa ripensarci insieme all&#8217;India. Attualmente l&#8217;accordo di Parigi è ratificato da 147 Stati tra i quali l&#8217;Italia, che ha sfornato di recente, con il governo Gentiloni, una Strategia energetica nazionale (SEN), che &#8211; praticamente lo ignora.</p>
<p>Sempre dal citato dispaccio ANSA riportiamo i seguenti dati sulle emissioni di CO2, parametro con cui si valuta l&#8217;effetto serra: &#8221; <em>Gli Stati Uniti sono il secondo produttore mondiale di gas serra, con il 15% delle emissioni globali (dati 2015). Il primo produttore è la Cina, con il 29%. Nel 2015 le emissioni cinesi sono calate dello 0,7% e nel 2016 di un altro 0,5%. Nei dieci anni precedenti, la produzione di gas climalteranti del Dragone aumentavano in media del 5% ogni anno. Il calo è dovuto alla chiusura di centrali a carbone e all&#8217;apertura di centrali nucleari, rinnovabili e a gas. La Cina, priva di petrolio e avvelenata dal carbone, ha convenienza a puntare su eolico e fotovoltaico e sta investendo in questi settori in modo massiccio. Gli Usa nel 2015 avevano tagliato le emissioni del 2,6% e nel 2016 dell&#8217;1,7%, grazie a notevoli investimenti sulle rinnovabili, favoriti dall&#8217;amministrazione Obama. Il terzo produttore mondiale di gas serra è l&#8217;Unione europea, con il 10%. Negli ultimi vent&#8217;anni le sue emissioni sono scese costantemente, grazie al ruolo delle rinnovabili, ma nel 2015 sono salite dell&#8217;1,4%. I problemi vengono dall&#8217;India, che contribuisce per il 6,3% alle emissioni globali e nel 2015 ha aumentato la sua produzione di gas serra del 5,2%</em>&#8220;.</p>
<p>Il problema, per il tycoon diventato presidente, è non comprendere che in gioco c&#8217;è molto di più dei lavoratori americani nel settore fossile e carbonifero, c&#8217;è la Madre Terra con tutti i suoi abitanti umani e non umani. L&#8217;unica strada efficace per rispondere alla sfida sarebbe quella di abbandonare immediatamente, cioé massimo entro 30 anni, i combustibili fossili, tagliare loro i sussidi pubblici, imporre una carbon tax, procedere alla conversione ecologica di produzione e consumi, come auspicato, tra gli altri, da Papa Bergoglio.</p>
<p>Un dato della situazione su cui riflettere è che la gran parte dell&#8217;industria americana, comprese le multinazionali energetiche, non intende seguire la logica di Trump. Lo si evince da un appello (evidentemente iascoltato) apparso per diversi giorni sui più importanti giornali americani. Ecco quanto hanno firmato non solo i giganti della Silicon Valley, ma tutti i top manager dell&#8217;economia statunitense, inclusi quelli della EXXON (da cui proviene il Segretario di Stato Rex Tillerson). &#8220;<em>Stiamo investendo nelle tecnologie innovative che possono aiutarci a conquistare una transizione verso l&#8217;energia pulita. E proprio in virtù di questo passaggio, il Governo deve supportarci</em>&#8220;.</p>
<p>(Sul Financial Times possiamo leggere &#8211; pagando &#8211; l&#8217;appello sotto il titolo di &#8220;Exxon urges Trump to keep US in Paris climate accord&#8221; : <a href="https://www.ft.com/content/acf309b0-13b3-11e7-80f4-13e067d5072c?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.ft.com/content/acf309b0-13b3-11e7-80f4-13e067d5072c&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNFdmXzTENyIH2BUHkNGiRsuJnEOQQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ft.com/content/acf309b0-13b3-11e7-80f4-13e067d5072c?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thUOGG5MLW.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8909" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thUOGG5MLW.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Da &#8220;Repubblica on line&#8221;, in un pezzo firmato da Raffaella Scudieri&#8221;, apprendiamo di defezioni importanti dallo staff di Trump per protesta. Si cita  Lloyd Blankfein, il CEO della Goldmnan Sachs, che per l&#8217;occasione ha twittato per la prima volta in vita sua: &#8220;<em>La decisione di oggi è un ostacolo per l&#8217;ambiente e per la posizione della leadership americana</em>&#8220;. E il suo dissenso non è poco, visto che in molti si sono sempre riferiti all&#8217;amministrazione Trump con l&#8217;appellativo &#8220;Government Sachs”, dato il  numero impressionante di personaggi sbarcati da quella banca alla Casa Bianca.</p>
<p>(Si vada su:<a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2017/06/02/news/usa_l_industria_americana_fa_muro_contro_trump_e_nuove_alleanze_crescono-167033013/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.repubblica.it/ambiente/2017/06/02/news/usa_l_industria_americana_fa_muro_contro_trump_e_nuove_alleanze_crescono-167033013/&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNHC0NCkoeixaDuGOxLxR0W9XlEIOA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.repubblica.it/ambiente/2017/06/02/news/usa_l_industria_americana_fa_muro_contro_trump_e_nuove_alleanze_crescono-167033013/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>Fabrizio Tonello riflette su il Manifesto del 2 giugno 2017, nell&#8217;articolo intitolato: &#8220;Energia, la scelta del tycoon&#8221;, su quanto la decisione di Trump di recedere da Parigi possa riflettere una divisione strategica in corso nel &#8220;capitalismo USA&#8221;, che così prospetta: &#8220;<em>La coalizione del «vecchio» (finanza, petrolio, armamenti) o quella del «nuovo» (energie rinnovabili, sharing economy)?</em>&#8221;</p>
<p>Il commentatore avanza la seguente ipotesi: &#8220;<em>I due modelli possono, in realtà, convivere benissimo: negli otto anni di amministrazione Obama le banche non si sono impoverite, i petrolieri hanno continuato a fare profitti, i mercanti di cannoni hanno esportato più di quanto non facessero con Bush e Clinton. Trump sembra però voler accelerare nel ripristinare il dominio di Wall Street e del Pentagono e difendere gli immensi investimenti dell’industria petrolifera e carbonifera, che rifiutano di essere svalutati da una transizione verso le energie rinnovabili</em>&#8220;.</p>
<p>Concludo questo articolo con un riferimento alla COP 23, la Conferenza ONU delle parti che si terrà a  Bonn il prossimo novembre (per la precisione, dal 6 al 17 novembre); la quale &#8211; riprendendo il filo del lavoro della COP 22 del Marocco, a sua volta proseguimento della COP 21 di Parigi (quella, appunto, dell&#8217;accordo) &#8211; è intervenuta con il suo presidente, il fijiano Frank Bainimarama, a biasimare Trump e a ricordare che oggi non si può scherzare col fuoco climatico . &#8220;<em>Quale presidente della imminente COP23, ribadisco che farò tutto il possibile per continuare a creare una grande coalizione che accelererà lo slancio che non si è interrotto dopo l&#8217;accordo di Parigi. La coalizione comprenderà in una sinergia ancor più collaborativa  i governi, la società civile, il settore privato e milioni di uomini e donne ordinari di questo mondo. Sono anche convinto che il governo degli Stati Uniti ritornerà alla nostra lotta perché la prova scientifica del cambiamento climatico creato dall&#8217;uomo è ben fondata e compresa. Il problema è squadernato e gli impatti sono evidenti: l&#8217;umanità non può ignorare questi fatti se non a suo rischio e  pericolo</em>&#8220;.</p>
<p>(La dichiarazione completa si può leggere in inglese alla URL: <a href="https://cop23.com.fj/statement-fijian-prime-minister-incoming-president-cop23/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://cop23.com.fj/statement-fijian-prime-minister-incoming-president-cop23/&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNGgfLCULTOiVkhZkjstqHLceK2ymA&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://cop23.com.fj/statement-fijian-prime-minister-incoming-president-cop23/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
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