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	<title>gay Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Polis Aperta, forze dell&#8217;ordine e omosessualità</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 10:57:50 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="533" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/Polis-Aperta-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>Sono Emanuele Crociani, coordinatore del gruppo LGBT+ Varco, una realtà che opera nelle chiese protestanti milanesi: insomma, un gruppo di minoranza in una confessione di minoranza. Ma oggi vorrei parlarvi di tutt’altro. Ho intervistato due appartenenti ad una piccola realtà LGBTQ, l’associazione Polis Aperta, formata da appartenenti alle Forze dell’Ordine. E’ una realtà numericamente piccola ma non per questo poco importante, e perciò sento come un dovere dare voce a queste coraggiose persone. PER I DIRITTI UMANI ha acconsentito a pubblicare l&#8217;intervista di M.L., appartenente alla polizia penitenziaria. </p>



<p>Quando hai scoperto di essere parte della comunità LGBTQ?</p>



<p>Ho scoperto di essere gay molto presto, nell&#8217;età adolescenziale, età già difficile per ogni ragazzo ma ancor a più complicato <strong>se </strong>credi di essere &#8220;diverso&#8221; da tutte le altre persone che ti circondano. Nascondere la propria identità alla famiglia, agli amici alle persone che ti sono vicine è molto difficile se poi, parliamo dei primi anni &#8217;80 del secolo scorso, in un contesto sociale come quello di un paese molto piccolo della provincia di Viterbo era ancora più complicato. Per mia fortuna sia i miei amici che la mia famiglia sono stati molto &#8220;inclusivi&#8221;, come si usa dire oggi. Il Mio coming out è avvenuto all&#8217;età di 18 anni con i miei amici più cari e dopo circa 40 anni sono ancora i miei amici più cari. Anche alla mia famiglia ad un certo punto della mia vita ho dichiarato la mia omosessualità e anche con loro le cose sono andate bene. Quindi posso dire che grazie a questo ovvero, all&#8217;affetto delle persone a me più care e al loro sostegno sono riuscito a dichiarare apertamente la mia &#8220;diversità&#8221; anche sul lavoro.</p>



<p>Cosa ti appassiona di più nel tuo lavoro?</p>



<p>La scelta del lavoro che svolgo non è stata una scelta consapevole, non volevo certo diventare un agente di Polizia Penitenziaria, ma questo lavoro mi ha permesso di essere autonomo economicamente, emanciparmi dalla mia famiglia e vivere in una città come Milano. Ho sempre avuto l&#8217;idea che il lavoro sia una cosa &#8220;sacra&#8221; e che va sempre rispettato qualunque esso sia. All&#8217;inizio della mia carriera, avevo 24 anni, le cose non sono state semplici lavoro nuovo e colleghi di lavoro sconosciuti. Ma soprattutto lavorare in un istituto Penitenziario. Un luogo chiuso e quasi completamente impermeabile al mondo esterno. Quindi all&#8217;inizio è stata dura ma poi con il tempo ho acquisito una diversa consapevolezza del mio ruolo e del lavoro, sicuramente non facile, perché quando si ha a che fare con &#8220;materiale&#8221; umano è sempre molto complicato. Negli anni anni ho lavorato in diversi istituti, sempre a Milano, e questo mi ha permesso di avere una visione a 360 gradi del lavoro che svolgo. Credo che ci sia molto poco di affascinante nel lavorare in &#8220;galera&#8221; quello che è certo che anche in un ambito così fortemente negativo si riesce a trovare molta umanità.</p>



<p></p>



<p>Cosa significa essere una persona LGBTQ nell’ambito delle Forze Armate?</p>



<p>All&#8217;inizio della mia carriera lavorativa avevo paura che i miei superiori scoprissero la mia &#8220;diversità&#8221; e che per questo venissi allontanato o addirittura licenziato, per cui nascondevo a tutti i miei colleghi la mia vita privata. Poi con il tempo ho scoperto che, non ero certo l&#8217;unico poliziotto gay che lavorava in un istituto penitenziario: sul lavoro parlavo poco della mia vita privata ma vivendo a Milano ho iniziato a frequentare locali gay e a intrecciare conoscenze che poi sono diventate delle vere e proprie amicizie. Sono riuscito a separare la mia vita lavorativa da quella privata. Solo 20 anni fa ho fatto coming out con la mia Direttrice di allora, la quale non ha battuto ciglio, dicendo che per lei non era certo un problema. Da allora in tutte le sedi di servizio dove ho lavorato e dove tutt&#8217;ora lavoro non ho avuto più problemi a dichiararmi, se mi veniva chiesto per esempio se fossi o meno sposato alla mai risposta che ho un compagno nessuno ha mai apertamente detto o fatto cose discriminanti.&nbsp;</p>



<p>E cosa significa essere un appartenente alle Forze armate nell’ambito del mondo LGBTQ?</p>



<p>Fino a qualche anno fa non c&#8217;è mai stato nessun problema ovvero, essere gay e appartenere al mondo LGBT+ e lavorare come Agente di Polizia Penitenziaria non è stato mai un problema. Quando conoscevo nuove persone e dicevo quale era il mio lavoro nessuno si meravigliava o aveva atteggiamenti ostili. In questo momento storico invece alcune frange più estreme del movimento LGBT+ hanno manifestato apertamente una vera e propria avversione per gli appartenenti alle forze di polizia e militari LGBT+. Per questo, per quello che è il mio pensiero la maggior parte delle associazioni LGBT+ hanno un atteggiamento sereno e riconoscono che a prescindere dal&nbsp;lavoro che uno svolge se uno aderisce alle battaglie di riconoscimento dei diritti delle personale LGBT+ viene considerato &#8220;alleato&#8221;. Mentre, le frange più estreme e a mio parere meno rappresentative del mondo LGBT+ sono molto ostili alle persone LGBT+ appartenenti alle forze dell&#8217;ordine e questo naturalmente non aiuta perché le battaglie per il riconoscimento dei diritti LGBT+ sono di tutta la comunità e non solo di una parte discriminando così chi viene reputato &#8220;non conforme&#8221; e anzi visto come un nemico da combattere.</p>



<p>Qual è il momento più emozionante che hai vissuto con l’associazione Polis Aperta? </p>



<p>Ho conosciuto Polis Aperta nel 2015, per il tramite di un mio collega della Polizia di Stato che a sua volta aveva saputo dell&#8217;associazione in maniera del tutto casuale. La prima volta che ho incontrato altri colleghi iscritti all&#8217;associazione è stato durante un convengo organizzato a Torino. Ricordo che in quell&#8217;occasione ho pensato che finalmente avevo la possibilità ci confrontarmi con altri colleghi LGBT+ e scambiare opinioni ed esperienze durante l&#8217;attività lavorativa. Ho provato un forte sensi di appartenenza e di condivisione di obiettivi da raggiungere. Da allora sono passati 10 anni e continuo a provare gli stessi sentimenti e le stesse emozioni. </p>
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		<title>Vado al PRIDE perché&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jul 2024 09:17:23 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Quest&#8217;anno sono stato, per la prima volta, ad un Pride del Sud, per la precisione a Napoli. Ricordo ancora il mio primo vero Pride a Bologna nel 2012, l&#8217;ultimo “nazionale”, il giorno del mio compleanno. Nel frattempo questa manifestazione è cresciuta, nel bene e nel<br>male, proprio come il sottoscritto. Oggi non è più solo una giornata, ma una settimana di eventi sui temi lgbtqia+ che si svolge, appunto, in varie città d&#8217;Italia.<br>Dal 2012 ho cercato di partecipare a più Pride possibili, sopratutto in città lombarde. Un paio di anni fa si è aggiunto il Disability Pride. La sensazione che si prova è indescrivibile…<br>Proverò con questo articolo a spiegare perchè ogni anno attendo ansiosamente l&#8217;“Onda Pride”, ovvero il calendario dei vari Pride annuali.<br>Ecco tre ragioni che ho individuato:</p>



<ol><li>E&#8217; ancora importante la visibilità per la comunità lgbtqia+<br>Credo che nessuno possa fare valere il diritto al lavoro, ad amare liberamente e alla libera<br>espressione se non lo facciamo noi stessi. È importante, quindi, mostrare che ci siamo e<br>chi siamo con ogni strumento. Il quotidiano e la politica testimoniano che anche ciò che<br>abbiamo conquistato viene continuamente messo in discussione e attaccato (vedi lo stop<br>alla registrazione all&#8217;anagrafe dei figli di coppie omosessuali).</li><li>Amo fare festa!<br>Il Pride per me è la festa della libera espressione. Sono ammesse anche le esagerazioni!<br>Adoro i visi truccati e felici, la musica, i balli. Negli ultimi anni ho assaporato anche il<br>piacere di indossare una gonna. La giacca e la cravatta non sono per le feste!</li><li>Mi emoziona<br>In uno di miei primi Pride, un papà di Agedo di circa 80 anni, mi disse: &#8220;L&#8217;unica cosa che<br>mi dispiace è che mio figlio non abbia ancora trovato un compagno…&#8221;. Mi colpì molto.<br>Sono proprio i genitori che scendono in piazza orgogliosi dei loro figli ciò che mi ha<br>sempre commosso di più. Si parla sempre dell&#8217;aspetto più folkloristico, ma i tanti genitori,<br>figli, fratelli, ci mostrano come il movimento lgbtqia+ sia una grande famiglia. Il Pride è la<br>casa di questa famiglia.</li></ol>



<p>E&#8217; sempre bello partecipare al Pride anche se non sempre si hanno amici con cui andare;<br>lascia sempre grande euforia, ma anche un velo di tristezza. Vorrei un Pride tutti i giorni. Mi<br>è capitato di contagiare con il mio entusiasmo anche amici che hanno sempre preso le<br>distanze dalla manifestazione.<br>Non sento di voler convicere nessuno a parteciparvi però, se sentite che non fa per voi,<br>non dovete prendervi necessariamente parte. Ci sono molti modi per rivendicare i propri<br>diritti, il Pride è solo uno di questi. Se, invece, siete curiosi anche solo un po&#8217;, dovreste<br>esserci non sarete delusi! Vi aspetto al Pride!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="460" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1-460x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17622" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1-460x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1-135x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 135w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1-690x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 690w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/07/p1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 719w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a></figure>



<p><br>Onda Pride 2024</p>



<p><br>1 giugno: Cuneo, Perugia, Enna, Taranto, Padova, Ferrara, Pavia, Savona<br>8 giugno: Unione Terre di Castelli, Genova, Siracusa</p>



<p>9 giugno: Venezia<br>15 giugno: Bergamo, Catania, Roma, Torino, Smarza<br>16 giugno: Verona<br>22 giugno: Lecco, Lodi, Palermo, Ancona, Cosenza, Frosinone, La Spezia, Varese,<br>Vicenza, Siena<br>29 giugno: Milano, Cagliari, Napoli, Ragusa, Bari, Dolo<br>6 luglio: Asti, Bologna, Cremona, Lecce, Pescara, Favignana, Taranto, Tortona<br>13 luglio: Isernia, Belluno<br>20 luglio: Messina, Caltagirone<br>27 luglio: Reggio Calabria, Martina Franca, Palagianello<br>28 luglio: Castellaneta, Manduria<br>4 agosto: Rimini<br>31 agosto: Lignano Sabbiadoro<br>7 settembre: Brescia<br>14 settembre: Torre del Greco</p>
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		<title>Milano Pride 2023: le mie impressioni</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 10:28:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Come tutti ormai sapete da parecchi anni il mese di giugno è il mese del Pride, il mese dell&#8217;orgoglio della comunità lgbtqi+, cioè di tutte quelle persone che non si ritrovano&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/pri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="497" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/pri-1024x497.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17035" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/pri-1024x497.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/pri-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/pri-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/pri-1536x746.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/pri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Come tutti ormai sapete da parecchi anni il mese di giugno è il mese del Pride, il mese dell&#8217;orgoglio della comunità lgbtqi+, cioè di tutte quelle persone che non si ritrovano e non si identificano per nulla o totalmente nel loro genere biologico e anche di coloro che amano persone dello stesso genere. A questa sigla appartengono anche tutte quelle persone che etnicamente o socialmente vengono ritenute diverse dalla società perché eccentriche e per questo emarginate. Fatta questa doverosa premessa, una considerazione generica ma sulla quale mi vorrei soffermare è perché tutti gli eventi dedicati alla comunità LGBTQI+ siano concentrati in un unico mese e non durante tutto l&#8217;arco dell&#8217;anno:<br>secondo me la tutela e la garanzia dei diritti non dovrebbe avere una scadenza, tutti in questo mese ne parlano, alcune TV trasmettono programmi o film dedicati all&#8217;argomento e poi il silenzio!<br>Veniamo ora all&#8217;argomento del mio articolo: il Pride di Milano 2023, che quest&#8217;anno non è nato sotto una &#8220;buona stella&#8221;. Attualmente abbiamo una situazione politica che osteggia fortemente questo tipo di manifestazioni, un governo che nega un diritto fondamentale, quello della libertà di amare chi si vuole, di scegliere e di condividere una vita con chi si vuole, di scegliere e di diventare genitori perché le persone lgbtq* non rispecchiano il canone di &#8220;famiglia tradizionale&#8221;. </p>



<p>Il Pride di quest&#8217;anno ha rischiato di saltare per varie ragioni. Una delle critiche più evidenti mossa anche dalla stessa comunità lgbtqi+, che peraltro mi trova molto d&#8217;accordo ,è quella relativa alla scelta degli sponsor che certo non fanno dell&#8217;etica, della tutela e garanzia dei diritti umani, la loro &#8220;mission&#8221;. Qualche esempio: Coca-cola, Nestlé, Bayer e Google, ovvero tutte multinazionali che sfruttano l&#8217;essere umano attraverso il monopolio, avvalendosi del lavoro minorile o &#8221; schiavizzando&#8221; i propri lavoratori. Capite bene che è questa la più grande contraddizione visibile a tutti.</p>



<p>Io non sono contraria agli sponsor, anzi so bene quanto possano portare benefici a questo tipo di eventi, ma faccio una riflessione: non sarebbe stato meglio, al momento della scelta delle partnership , concentrarsi su sponsor in linea col messaggio che questo tipo di manifestazione vuole trasmettere? Speriamo che l&#8217;anno prossimo almeno per quanto riguarda questo aspetto, ci sia maggiore coerenza ! È vero, finora ho parlato di tutto quello che secondo me in questo Pride è andato storto, ma ci sono state anche molte cose positive: ho notato maggior affluenza rispetto all&#8217;anno scorso, eravamo in tantissimi quasi non si riusciva a camminare, che detto da me&#8230; Ho respirato ancora di più il senso di unità, di coesione, di partecipazione. Eravamo tutti accomunati dalla stessa voglia di poter vivere la nostra sessualità, il nostro essere, la nostra vita quotidiana in libertà senza discriminazioni, oppressioni, costrizioni, repressioni. È stato anche il Pride delle Famiglie Arcobaleno o come si usa dire ora omogenitoriali che il sindaco della città di Padova, come avrete letto su tutti i giornali, ha deciso arbitrariamente e indegnamente di togliere dallo stato di famiglia: 33 genitori di coppie omogenitoriali, rendendo così di fatto orfani i bambini di uno dei loro genitori. Ecco, quest&#8217;anno era presente un carro dedicato al sostegno di queste famiglie.</p>



<p>Concludo con una mia personale frase che ho scritto su un cartoncino appositamente per questo Pride, la mia convinzione: l&#8217;amore è sempre amore!<br>L&#8217;amore è il punto di partenza per sconfiggere il pregiudizio e la discriminazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="793" height="436" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17036" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 793w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid-768x422.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 793px) 100vw, 793px" /></a></figure>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Africa omofoba: Uganda, Kenya e gli altri</title>
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		<pubDate>Tue, 30 May 2023 07:40:22 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>A marzo scorso in Uganda è stata presentata una legge ANTI-LGBTI che conferma l&#8217;ergastolo a chi pratica l&#8217;omosessualità liberamente, aumenta di 10 anni la pena per tentata condotta omosessuale e introduce la pena di morte per “Omosessualità aggravata”. L&#8217;aggravante riguarda comportamento recidivo, i sieropositivi e chi intrattiene relazioni omosessuali con minorenni e persone con<br>disabilità, negando a quest&#8217;ultimi la capacità di consentire a un rapporto sessuale. Alex Onzima, sottosegretario del governo ugandese, ha definito l&#8217;omosessualità peggio di un tumore maligno.<br>L&#8217;omosessualità è criminalizzata in più della metà dei 54 paesi africani. In Kenya la condotta omosessuale può portare fino a 14 anni di carcere, ma c&#8217;è chi spinge per l&#8217;ergastolo.<br>Il ministro dell&#8217;istruzione della Tanzania, Ezekiel Machogu, ha annunciato l&#8217;istituzione di un comitato, con a capo un arcivescovo della Chiesa Anglicana, per contrastare l&#8217;infiltrazione di una fantomatica agenda LGBTQ+.<br>Il caso della Tanzania ci porta a chiederci se sia stato proprio il colonialismo europeo a rendere l&#8217;Africa un continente omofobo.<br>Effettivamente, prima dell&#8217;epoca coloniale, molte culture tradizionali erano tolleranti nei confronti delle diverse sessualità.<br>Nella numerosa tribù ugandese Ganda, venivano attribuiti titoli maschili a certe donne dei clan che non svolgevano le mansioni tipiche delle appartenenti al loro sesso.<br>Possiamo affermare, più in generale, che esistono prove etnografiche dell&#8217;esistenza di relazioni omosessuali nell&#8217;Africa precoloniale.<br>Le leggi contro la sodomia in Africa hanno avuto terreno fertile grazie al Cristianesimo. La cultura africana è stata dipinta come primitiva e demoniaca dai missionari delle chiese occidentali.<br>Abbiamo, quindi, “esportato” l&#8217;eteronormatività nel continente africano.<br>Negli ultimi decenni, gruppi di evangelisti cristiani hanno contribuito a condannare l&#8217;attivismo in favore dei diritti umani e anche di quelli LGBT.<br>Oggi, nella maggior parte dei paesi dell&#8217;UE, chi vuole fare domanda di protezione internazionale sulla base del proprio orientamento sessuale deve produrre le prove di un comportamento persecutorio a suo danno, anche se il paese d&#8217;origine criminalizza l&#8217;omosessualità.<br>Nonostante il tragico quadro appena descritto, un diciannovenne gay ugandese si è detto disposto ad essere arrestato pur di essere quello che è, posizioni come questa ci portano a riflettere sul valore sociale e politico del coming out non solo nel continente africano. Nel nostro paese, non mancano quelli che considerano l&#8217;essere effemminati e che riducono l&#8217;orientamento sessuale ad una semplice<br>“questione di letto”, così, giusto per ricordare che l&#8217;omofobia non abbiamo inventata per sentirci discriminati.</p>
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		<title>Raccontarsi (a modo mio). Ervin</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2022 07:16:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Jorida Dervishi Capita raramente nella vita di essere fieri di quanto si fa e si è fatto. Ultimamente il mio tempo libero è pari a zero, o quasi…Riposo poco e lavoro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="306" height="337" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 306w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin-272x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 272w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></figure></div>



<p>Capita raramente nella vita di essere fieri di quanto si fa e si è fatto. Ultimamente il mio tempo libero è pari a zero, o quasi…Riposo poco e lavoro tantissimo. Negli ultimi due anni ho lavorato presso il comune di Bergamo, la Camera di Commercio ed ora sto seguendo il corso per entrare in CGIL un paio di mesi per la dichiarazione redditi, ma non lavorerò in questo posto. E pensare che ventuno anni fa sono arrivato da rifugiato, scappando da una guerra. Ed oggi questo è il risultato. Come ho fatto? </p>



<p>Pur appartenendo alla più grande e più discriminata minoranza europea? Pur essendo un ragazzo razzializato e gay? Come ho fatto ad arrivare a questo risultato? Non è stato semplice, ho pianto per molte sere di seguito chiedendomi se meritavo di più da me stesso e dagli altri, ho passato momenti brutti, di solitudine e di rimpianti, non è stato semplice. Ma&#8230;.. Mi sono sempre rialzato, più determinato di prima e più forte, promettendomi ogni volta di dare il buon esempio, di essere il motivatore; mi sono assunto grandissime responsabilità, sia personali che di rappresentanza, senza mai eccedere o pretendere. </p>



<p>Ho trovato, lungo il cammino, molti compagni, ho avuto grandi insegnamenti in questi dodici anni di attivismo e grandi possibilità. Spesso mi chiedono perché continuo a fare il cameriere se posso dare molto di più, perché non accetto di essere sempre al centro dell&#8217;attenzione mediatica e perché non approfitto della situazione per &#8220;sistemarmi&#8221; La risposta è semplice: l&#8217;attivismo e l&#8217;attivista stesso sono i mezzi per qualcosa di molto più grande e non i protagonisti; i veri protagonisti sono quelli che credono in te affinché tu possa donare la speranza di un mondo più equo e giusto e ho imparato con gli anni ad essere meno egoista e più propenso al bene comune. Quello che mi circonda sicuramente rappresenta anche l&#8217;opposto, ma non per me. Un giorno, sono sicuro che quando esalerò l&#8217;ultimo respiro sarò uno di quelli che potrà dire di aver vissuto la propria vita con una ragione, con un senso e degli obbiettivi che vanno aldilà dei canoni proposti. Non sarò mai ricco, non avrò mai una bella casa grande o il macchinone o i riflettori puntati, non è la mia ambizione, ma avrò la soddisfazione di poter dimostrare che nella vita tutto è possibile, basta volerlo fortemente e essere se stessi, sempre.</p>



<p> A volte mi chiedete come ho fatto: è semplice, ci credo tanto e mi rialzo sempre e quando non mi rialzeró più, sono sicuro che in molti continueranno. Perché faccio questo discorso di lodi nei miei confronti? Perché è un momento complicato sia dal punto di vista personale che politico, è un momento di grande sconforto tra covid, guerra, povertà, mancanza di lavoro, problemi familiari e molto altro. Spero con il mio discorso di darvi quello piccola speranza e quella grande forza di capire che non è mai troppo tardi e che nulla è impossibile, se puoi sognarlo puoi farlo!</p>



<p>Siate felici e se non lo siete, lottate per esserlo.</p>
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		<title>E&#8217; tempo di cinema, è tempo di MIX !</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2021 08:50:31 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/sitoMiX_header-e1627080641482.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15613" width="612" height="381" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/sitoMiX_header-e1627080641482.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 915w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/sitoMiX_header-e1627080641482-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/sitoMiX_header-e1627080641482-768x478.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Torna con una formula simile a quella dello scorso anno il Festival Mix Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture.</p>



<p>La 35ima edizione si terrà, come di consueto, presso il Piccolo Teatro di Milano dal 16 al 19 settembre.</p>



<p>Il Festival fondato nel 1986 già all&#8217;esordio ha puntato sulla valorizzazione del cinema indipendente ma anche e soprattutto, sull&#8217;affermazione e la rivendicazione delle tematiche LGBTQ.</p>



<p>La cura e l&#8217;attenzione profuse dagli organizzatori negli anni, hanno portato il Mix ad essere un punto di riferimento nel panorama culturale italiano e non solo.</p>



<p>L&#8217;edizione passata è stata caratterizzata da due iniziative interessanti: una, ha visto introdurre la possibilità di partecipare online attraverso il sito MyMovies e l&#8217;altra è stata la Tessera Sospesa (un po&#8217; come il caffè&#8230;), per aiutare coloro che a causa del Covid-19 hanno avuto difficoltà economiche.</p>



<p>Tra i i titoli più interessanti della manifestazione posso annoverare sicuramente “And Then We Danced”, il racconto di un percorso di formazione e di accettazione in una Georgia patriarcale e conservatrice. La cultura georgiana e la danza fanno da sfondo ad una storia davvero commuovente, soprattutto nel finale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/DeepClean_Irisprize_Bestbritish_2019_03.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15614" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/DeepClean_Irisprize_Bestbritish_2019_03.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/DeepClean_Irisprize_Bestbritish_2019_03-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/DeepClean_Irisprize_Bestbritish_2019_03-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Il vincitore è stato “Temblores”, questa volta il protagonista, Pablo, un perfetto modello di padre evangelico e praticante si scopre attratto da Francisco. La religiosa famiglia dell&#8217;uomo tenta di “curarlo” con il supporto dell&#8217;intera comunità.</p>



<p>Al Mix c&#8217;è ne per tutti, comunque, anche per coloro che amano veder rappresentata la spensieratezza. Alcuni corti sono di esempio, come “Deep Clean”, il protagonista, in questo caso, si fa penetrare da una scopa elettrica! In conclusione, tra i documentari ho trovato ben realizzato quello sulla storia del quartiere di Porta Venezia, e di come sia diventato un vero e proprio ritrovo per la comunità LGBTQ+ e non solo. Spero di avervi “stuzzicato l&#8217;appetito” almeno un po&#8217;, non vi anticipo nulla della prossima edizione ma ecco direttamente il link:  <a href="https://mixfestival.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://mixfestival.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Perchè il DDl Zan sta subendo così tanto ostracismo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 09:26:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha chiesto al giornalista e attivista Andrea De Chiara di spiegarci perchè il DDL Zan stia subendo un così forte ostracismo da alcune parti politiche e e nel seguente&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15512" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/ddl_zan_torino_pride-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Manifestazione Pride &#8216;Per la legge Zan e molto di più: non un passo indietro&#8217;, 5 giugno 2021 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO</figcaption></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha chiesto al giornalista e attivista <strong>Andrea De Chiara </strong>di spiegarci perchè il DDL Zan stia subendo un così forte ostracismo da alcune parti politiche e e nel seguente video viene illustrato uno dei motivi. Il dibattito è acceso e vorremmo conoscere la vostra opinione, care e cari lettori. </p>



<p>Seguiteci e scriveteci&#8230;</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="PERCHÉ IL DDL ZAN STA SUBENDO COSÌ TANTO OSTRACISMO?" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/apq8ksihW48?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Milano pride 2021: il documento politico</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2021 07:00:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="660" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-1024x660.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-1024x660.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-300x194.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride-768x495.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/Milano-Pride.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h1>RIPARTIAMO DAI DIRITTI</h1>



<h3>DOCUMENTO POLITICO DEL MILANO PRIDE 2021</h3>



<p><strong>“…È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”.</strong></p>



<p><strong>Art. 3 della Costituzione Italiana.</strong></p>



<p>Ripartiamo dai Diritti. Dai diritti costituzionali. Dal progetto di&nbsp;<strong>società equa, aperta, accogliente che sostiene ogni individuo, libero e uguale, nella piena realizzazione di sé.</strong></p>



<p>Nel tempo della pandemia la socialità è stata sospesa,&nbsp;<strong>si sono acuite le povertà e le solitudini</strong>, che hanno colpito maggiormente chi già era fragile e non tutelato. In primis, le persone della comunità LGBTQIA+, le famiglie arcobaleno, le persone transgender e gender non conforming.</p>



<p>Ora è tempo di ripartire, con le attività economiche, senz’altro, e con le attività culturali, sociali e politiche in presenza. Ma&nbsp;<strong>occorre ripartire dai Diritti.</strong>&nbsp;I diritti sociali ed economici non sono in concorrenza tra loro. Al contrario, l’esperienza e la storia dimostrano che&nbsp;<strong>una società aperta dove gli individui sono tutelati è anche una società più prospera e ricca</strong>, da tutti i punti di vista. L’evoluzione dei diritti civili e la promozione dei diritti sociali, in favore anche delle cosiddette minoranze, deve essere una parte essenziale per la ricostruzione del tessuto sociale e civile logorato dalla pandemia e per la costruzione della società futura.</p>



<p>Quest’anno la comunità LGBTQIA+ italiana festeggia il 50esimo anniversario dalla prima manifestazione pubblica e dalla nascita del movimento di rivendicazione dei diritti LGBTQIA* in Italia. È tempo di andare avanti con determinazione perchè le famiglie omogenitoriali, le coppie same-sex, le persone transgender, non binarie e gender non conformi, le persone della comunità LGBTQIA+ tutte, attendono ancora risposte, a livello istituzionale nazionale e locale, per tutte le volte in cui&nbsp;<strong>i diritti sono ancora disattesi, nella propria vita familiare, sul lavoro, nella vita pubblica, a scuola, per la propria salute.</strong></p>



<p>Se il Paese deve ripartire, se Milano deve ripartire, ripartiamo tuttə insieme.</p>



<p><strong>LOTTA ALLA DISCRIMINAZIONE E ALLA *FOBIA: IL DIRITTO DI ESSERE SE STESS3.</strong></p>



<p>Ogni giorno,&nbsp;<strong>le persone LGBTQIA+ vengono discriminate, isolate, insultate e aggredite a scuola, in casa, in strada o sul posto di lavoro.</strong>&nbsp;Ancora oggi, nel nostro Paese, tenersi per mano, darsi una carezza o un bacio non sono solo semplici gesti d’affetto, ma&nbsp;<strong>atti di coraggio.</strong>&nbsp;La pandemia ha inoltre costretto tantə di noi a isolarsi con famiglie che talvolta non rispettano la nostra identità o il nostro orientamento, al punto che la propria casa non è più un luogo sicuro, di affetto e benessere.</p>



<p>Siamo amicə, colleghə, vicinə di casa, genitori, figlə che chiedono a gran voce di non essere più cittadinə di serie B, ma&nbsp;<strong>accoltə e tutelatə in modo efficace da una Legge contro l’omolesbobitransfobia, intersexfobia, afobia, queerfobia e discriminazione verso chiunque venga considerato diversə, senza compromessi. L’odio non è un diritto.</strong></p>



<p><strong>Anche a Milano si vivono questi problemi</strong>&nbsp;e una città che si vanta di essere capace di accoglienza ed empatia è importante che si doti di maggiori&nbsp;<strong>strumenti e politiche antidiscriminatorie</strong>&nbsp;e di sostegno per le vittime che si affianchino e si coordinino con le attività e servizi erogati dalle associazioni di volontariato che operano sul territorio.</p>



<p>L’istituzione di un <strong>help center antidiscriminazione</strong> multimediale (telefono, chat, email), capace di offrire supporto professionale (psicologi, avvocati) e di mettere in rete le risorse del mondo associativo, è un impegno improcrastinabile. L’azione della <strong>Casa Arcobaleno</strong>, rifugio per persone LGBTQIA+, andrebbe rafforzata e altri appartamenti aperti per espandere il numero di posti letto. Occorre altresì promuovere una <strong>campagna di sensibilizzazione ed educazione alla non discriminazione</strong>, con progetti nelle scuole (corsi, concorsi, etc.) e una campagna di comunicazione diretta all’opinione pubblica. Chiediamo, pertanto, al comune oltre a sostenere e valorizzare le attività già svolte dalle associazioni, di attuare concretamente tutte queste iniziative; il Comune non può delegare totalmente al volontariato i compiti che sono di interesse pubblico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/PRIDE-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15401"/></figure></div>



<p><strong>OMOGENITORIALITÀ E FAMIGLIE CON UGUALI DIRITTI</strong></p>



<p>Non è più tempo di attendere. La&nbsp;<strong>Corte di Cassazione</strong>&nbsp;ha più volte affermato che&nbsp;<strong>deve essere colmato il vuoto legislativo in materia di omogenitorialità</strong>, e ha chiesto esplicitamente al Parlamento di agire facendo presente come “spetti …al Legislatore – in qualità di interprete della volontà collettività e previo opportuno bilanciamento degli interessi in gioco –&nbsp;<strong>predisporre una tutela di quei bambini che hanno due mamme o due papà</strong>”.</p>



<p>Queste leggi sono fondamentali per la vita quotidiana di molte famiglie. Lo sono ancora di più&nbsp;<strong>oggi, quando certificazioni, decreti e permessi di movimento e incontro sono strettamente vincolati allo stato di famiglia.</strong>&nbsp;Quanti genitori non riconosciuti, fantasmi per legge, si sono visti negata la possibilità di ricongiungersi ai propri figli? Possiamo lasciare in mano al buon cuore del funzionario di turno, dell’impiegato del momento, delle forze dell’ordine, la tutela dell’integrità, della salute di tante famiglie?</p>



<p>Questo non può accadere in uno stato democratico! E questo accade perché&nbsp;<strong>le tutele non sono ancora estese a tutti i cittadini e le cittadine. Pur essendo tutti uguali, non siamo trattati nello stesso modo.</strong>&nbsp;La legge oggi dice che le coppie omogenitoriali sono diverse, che sono formate da cittadini di serie B. Eppure, per quanto riguarda i doveri economici, tornano ad avere piena cittadinanza.&nbsp;<strong>Pagano le tasse come le altre famiglie</strong>, come la vera famiglia che sono.</p>



<p>Ebbene, vogliamo essere considerati una famiglia non solo per i Comuni, al momento di riscuotere le tasse, ma anche per lo Stato. Ed è&nbsp;<strong>sullo stato di famiglia dei nostri bambini</strong>&nbsp;che vogliamo essere inchiodati alle nostre responsabilità, lo vogliamo vedere scritto nero su bianco.</p>



<p>È finito il tempo delle parole, adesso è il momento dei fatti: leggi che&nbsp;<strong>riconoscano pienamente ai nostri figli tutti i diritti e a noi il diritto di essere genitori sin dalla loro nascita.</strong>&nbsp;Genitori sì, perché questi figli li abbiamo desiderati, voluti e messi al mondo in coppia.</p>



<p>Inoltre, chiediamo<strong>&nbsp;il riconoscimento e la tutela del ruolo di co-genitore ai partner</strong>&nbsp;di uno dei genitori che, in una famiglia ricostituita, svolgono un ruolo di cura e accudimento dei figli, ma senza riconoscimento legale.</p>



<p>E ancora vediamo il pregiudizio in azione. Ancora dobbiamo prendere atto di essere&nbsp;<strong>considerati con sospetto e trattati diversamente dagli altri.</strong>&nbsp;In Italia, infatti, non ci è permesso adottare e non possiamo accedere alle tecniche di procreazione assistita consentite invece alle coppie eterosessuali. Coppie eterosessuali che si trovano come noi nell’impossibilità di procreare naturalmente.</p>



<p><strong>Perché il nostro desiderio di genitorialità è ancora guardato con sospetto?</strong></p>



<p>Il nostro Paese deve interrogarsi sui suoi pregiudizi, una volta per tutte. Ci sono persone omosessuali, e sono persone come le altre.</p>



<p>Persone al momento&nbsp;<strong>costrette in uno stato di clandestinità per quanto riguarda la genitorialità, costrette a migrazioni per costruire la propria famiglia.</strong>&nbsp;Lo Stato italiano deve vergognarsi. Uno Stato che si dice democratico non deve mettere i propri cittadini in condizione di cercare altrove il proprio diritto alla felicità e alla realizzazione di sé in una famiglia. Per questo, gridiamo una volta per tutte BASTA.</p>



<p>E al&nbsp;<strong>Comune di Milano</strong>, che solo in un primo momento ha voluto vederci e rispettarci con coraggio,&nbsp;<strong>chiediamo di ritrovare quel coraggio e continuare a trascrivere sui certificati di nascita dei nostri bambini i nomi dei loro genitori.</strong>&nbsp;Di entrambi i genitori. Che si tratti di un uomo e una donna, di due donne o di due uomini.</p>



<p><strong>IL DIRITTO A UN MATRIMONIO EGUALITARIO</strong></p>



<p><strong>L’unica ragione per cui il matrimonio egualitario non esiste è che ancora esiste una grave discriminazione&nbsp;</strong>che investe le vite delle persone LGBTQIA+. Una catena invisibile ma che nei momenti più importanti delle nostre vite ci blocca improvvisamente. È ora di prendere consapevolezza di questa catena, vederla e romperla una volta per tutte.</p>



<p>Le persone LGBTQIA+ non valgono meno, non sono diverse dalle altre, perché&nbsp;<strong>ogni persona è diversa e tutti abbiamo eguale dignità.</strong>&nbsp;Ma la mancanza del matrimonio egualitario per le persone LGBTQIA+ determina una differenza.</p>



<p>È questo pregiudizio, questa catena, la ragione per cui alle coppie dello stesso sesso non è permesso accedere all’istituto collettivo del matrimonio.</p>



<p>Non esiste altra ragione se non&nbsp;<strong>una violenta e silenziosa discriminazione.</strong>&nbsp;Chiediamo di poterci sposare senza se e senza ma.</p>



<p><strong>IL DIRITTO ALLA PROPRIA IDENTITÀ DI GENERE</strong></p>



<p>In Lombardia, a Milano,&nbsp;<strong>i servizi sanitari dedicati alle persone che devono affrontare un percorso di transizione di genere sono assolutamente carenti.</strong>&nbsp;Il sistema è così complesso da non riuscire ad adattarsi alle esigenze della realtà locale e a dare risposte efficaci.</p>



<p>La maggior parte delle persone transgenere e gender non conforming oggi in Lombardia&nbsp;<strong>si affida a specialisti privati</strong>&nbsp;per poter accedere alle cure ormonali perché il servizio pubblico segue la procedura ONIG, che non è né funzionale né necessaria né tantomeno prevista per legge, con il risultato di essere incapace di assistere i cittadinə che ne hanno bisogno.</p>



<p><strong>La delibera AIFA</strong>, che stabilirebbe la gratuità delle terapie ormonali ma a patto di seguire una rigida procedura, è stata definita non tenendo conto della effettiva disponibilità delle strutture sanitarie necessaire nelle varie regioni italiane, e&nbsp;<strong>risulta di difficile applicazione in Lombardia.</strong>&nbsp;La delibera va cambiata a partire dalla sua ideazione concettuale, poiché determina un passo indietro nel processo di autodeterminazione della persona transgenere, non tiene conto del microdosing e considera valide all’erogazione del farmaco solo le farmacie ospedaliere, che non sono di facile reperibilità sul territorio.</p>



<p><strong>Ogni endocrinologo dovrebbe essere abilitato</strong>&nbsp;a prescrivere le cure ormonali per le persone transgenere, ampliando la base dei medici a disposizione, al contrario di quanto succede ora.</p>



<p><strong>Il percorso psicologico dovrebbe essere reso facoltativo</strong>, non più necessario come ora, e sostituito dal principio di autodeterminazione della persona trans stessa.</p>



<p><strong>Il percorso giudiziario</strong>&nbsp;per la rettifica dei documenti anagrafici dovrebbe essere&nbsp;<strong>semplificato e trasformato in una procedura comunale</strong>, come avviene già in altri Stati. L’autorizzazione di un giudice per le operazioni chirurgiche invece dovrebbe essere rimossa.</p>



<p>La paura che alimenta l’attuale sistema è quella delle detransizioni; ma in realtà non vi è contezza di questo fenomeno perché non sono stati fatti finora studi che permettano di avere un’idea di quanto sia alto questo rischio.</p>



<p>Questo sistema nel suo complesso deve essere modificato e snellito, così da poter&nbsp;<strong>facilitare i percorsi di transizione, supportare concretamente chi li deve affrontare</strong>&nbsp;e aumentare la qualità della vita delle persone transgenere e gender non conforming.</p>



<p>Lasciamo alle persone trans il diritto di autodeterminarsi e di assumersi la responsabilità per il proprio percorso di transizione.</p>



<p><strong>Basta Transifici! Non siamo più dispostə a pagare enormi cifre per ciò che è nostro diritto: scegliere, parlare e riconoscerci per noi stessə.</strong></p>



<p>Infine, pensiamo che il Comune debba intervenire, secondo le sue competenze, nella&nbsp;<strong>revisione della gestione delle liste elettorali</strong>&nbsp;presso i seggi, così da renderla più rispettosa di tuttə.</p>



<p>Al momento,&nbsp;<strong>la presenza di due liste separate e distinte per sesso</strong>&nbsp;(uomini e donne) costringe le persone transgender a fare coming-out al momento dell’accesso al seggio per esprimere il voto, in fase di identificazione. All’interno dei seggi, tra l’altro, la lista maschile e la lista femminile, per ragioni di praticità e afflusso dei votanti, sono normalmente poste a una certa distanza l’una dall’altra. Perciò,&nbsp;<strong>le persone si attendono in coda divise a seconda del proprio sesso</strong>&nbsp;per essere identificate dallo/a scrutatore/scrutatrice. La divisione delle liste in maschile e femminile è espressamente prevista dalla legge, quindi un intervento di modifica in questo senso dovrebbe passare per il legislatore. Tuttavia, in fase di redazione e stampa delle liste è possibile trovare delle soluzioni che, sebbene non ottimali, si muovano in una direzione di maggiore inclusività e rispetto per le persone transgender e gender con conforming.</p>



<p>In particolare,&nbsp;<strong>si potrebbero suddividere le liste in ordine alfabetico per cognome</strong>&nbsp;(per es. A-L, M-Z), a prescindere dal genere, per un totale di 4 elenchi (donne A-L, donne M-Z, uomini A-L, uomini M-Z). Uguale principio si applicherebbe ai registri per l’annotazione della tessera elettorale. A questo punto, si potrebbe dare indicazione ai/alle presidenti di seggio di&nbsp;<strong>organizzare l’afflusso degli elettori e delle elettrici in due colonne dipendenti dalla lettera del cognome anziché dal sesso.</strong>&nbsp;In questo modo, l’unica persona a venire a conoscenza del sesso anagrafico del/della votante sarebbe lo/la scrutatore/scrutatrice che l’identifica, e questo senza dubbio incoraggerebbe molte più persone transgender, non binarie e gender non conforming, a recarsi ai seggi per godere di un proprio diritto civile.</p>



<p><strong>PIÙ DIRITTI PER TUTTƏ: FEMMINISMO, TRANSFEMMINISMO E INTERSEZIONALITA’</strong></p>



<p><strong>Il femminismo intersezionale</strong>&nbsp;si basa sulla presa di coscienza che&nbsp;<strong>le discriminazioni sono molteplici e basate su più fattori</strong>&nbsp;che spesso interagiscono e si sovrappongono tra loro. Il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale, le disabilità, lo stato economico/sociale, il colore della pelle, avere un corpo non conforme agli standard di bellezza, la religione, l’età, il luogo di nascita: sono tutti fattori che concorrono a creare privilegi e conseguenti discriminazioni.</p>



<p>È fondamentale tenere conto delle diverse oppressioni che si intersecano con quelle dovute al genere. L’omolesbobitransfobia, il razzismo, il classismo, l’abilismo, la mascolinità tossica: sono tutte&nbsp;<strong>forme di oppressione ed esclusione che dobbiamo affrontare tuttə insieme</strong>&nbsp;per poter creare una società equa ed inclusiva.</p>



<p><strong>La liberazione dagli stereotipi di genere aiuterebbe tutta la collettività</strong>&nbsp;in quanto ci libereremmo dal sistema di schemi sociali nei quali tuttə siamo intrappolatə.</p>



<p>Le istanze transfemministe condannano ogni forma di esclusione delle donne trans dalla definizione di donna e dal concetto di donna.&nbsp;<strong>Le donne trans sono donne e vanno incluse all’interno del femminismo.</strong>&nbsp;C’è ad oggi una sezione estremista del movimento femminista che le esclude adducendo motivazioni per noi assolutamente non condivisibili.</p>



<p>Le forme di potere oppressive sono tante e diverse e&nbsp;<strong>l’intersezionalità è l’unico mezzo per poter abbattere i fattori oppressivi derivanti dal sistema patriarcale eteronormativo.</strong>&nbsp;Ad oggi si dimostra quindi necessario un&nbsp;<strong>transfemminismo intersezionale</strong>, che porti avanti le istanze di tutte le categorie di donne e persone discriminate. Una rivendicazione collettiva e non escludente rispetto alle categorie tradizionalmente emarginate, come le sex workers, le persone disabili o che subiscono una discriminazione per l’origine etnica.</p>



<p><strong>Milano è da sempre fucina di istanze femministe</strong>&nbsp;dal respiro nazionale, chiediamo che continui il suo percorso di presentazione e tutela del concetto di femminismo intersezionale.</p>



<p><strong>UN’EDUCAZIONE CHE PREVEDA TUTTƏ</strong></p>



<p>La scuola ha lo scopo di preparare le giovani persone che la abitano alla vita moderna che le vedrà partecipi e coinvoltə. È essenziale che&nbsp;<strong>un’istituzione pubblica parli della e alla realtà senza basarsi su canoni irrealistici, vincoli stereotipati</strong>, teorie astratte e pregiudizi. Una realtà variopinta, ricca e multidimensionale.</p>



<p>Per questo, una corretta, approfondita e duratura&nbsp;<strong>educazione alle differenze</strong>&nbsp;è fondamentale nel percorso scolastico di ogni studentə. Trattare le tematiche LGBTQIA+, femministe e di genere durante l’età formativa, rendere disponibili libri di testo in biblioteca per approfondire questi temi anche in autonomia, permetterebbe alle giovani persone LGBTQIA+ di&nbsp;<strong>sentirsi meno isolate, di scoprirsi, comprendersi</strong>&nbsp;e crescere serenamente, e alle persone&nbsp;<strong>non-LGBTQIA+ di avere una visione completa del mondo</strong>&nbsp;in cui vivono e di diventare cittadinə coscienti e alleati dei loro coetanei.</p>



<p><strong>Il bullismo è la prima causa di abbandono scolastico</strong>: che tipo di adultə diventeranno, se non garantiamo loro il diritto allo studio? Che tipo di cittadinə? Ma soprattutto: come possiamo anche solo immaginare che le loro vite, le loro menti, la loro salute siano tutelate? Un’istituzione pubblica – la scuola – deve fare di più.</p>



<p>Si deve mettere uno&nbsp;<strong>stop al bullismo, alle discriminazioni e alle violenze</strong>&nbsp;– troppo presenti nella vita dei giovanə, tanto nel quotidiano quanto online. Un’ombra lunga che pervade, permane e segna a lungo e in profondità le loro vite:&nbsp;<strong>una vita serena, consapevole e libera –&nbsp; adolescenti, giovani o adulti – è un diritto!</strong></p>



<p><strong>Promuovere una corretta informazione</strong>&nbsp;su identità di genere, orientamento sessuale e ruoli sociali, e far capire le istanze, i bisogni e le necessità delle persone LGBTQIA+ non è un progetto utile solo per i ragazzi in età evolutiva. Va intrapreso un percorso parallelo di&nbsp;<strong>informazione, sensibilizzazione e formazione che coinvolga tutto il personale scolastico</strong>, che con cura e passione contribuisce ogni giorno alla crescita dei ragazzə.</p>



<p>La conoscenza è la prima&nbsp;<strong>arma di contrasto all’odio</strong>. Formiamo giovani e adulti capaci di vivere e interagire positivamente insieme. Favoriamo un percorso di crescita collettiva.</p>



<p>Per una Milano che non sia solo inclusiva, ma realmente integrata: una Milano libera.</p>



<p><strong>SOLITUDINI E NUOVE POVERTA’</strong></p>



<p>Da alcuni anni, in diversi strati della nostra società e all’interno della comunità LGBTQIA+, si stanno ampliando fenomeni di&nbsp;<strong>solitudine, emarginazione e perfino povertà economica</strong>, che nel corso di questo anno di pandemia si sono acuiti ancora di più.</p>



<p>Nel corso del 2020 sono arrivate molte segnalazioni di persone LGBTQIA+ che, oltre alla preoccupazione per l’emergenza sanitaria,&nbsp;<strong>non potevano essere tranquillə all’interno delle proprie case</strong>: a causa di genitori che non accettano i propri figli, coinquilini omotransfobici o altre situazioni simili.</p>



<p>Inoltre,&nbsp;<strong>sono venute a mancare le occasioni di socialità</strong>&nbsp;per i membri della comunità LGBTQIA+. Oltre alla chiusura di luoghi di ritrovo, le&nbsp;<strong>tante realtà associative</strong>, dove le persone esercitano il proprio ruolo sociale, si confrontano e crescono nelle relazioni,&nbsp;<strong>non hanno potuto svolgere la propria attività di sostegno, autoaiuto e supporto in maniera completa</strong>, facendo sì che chi avesse bisogno faticasse a trovare assistenza morale e materiale.</p>



<p>A Milano e nei comuni della Città Metropolitana si è riusciti a fare POCO.</p>



<p>Il lavoro della Casa Arcobaleno, per esempio, non si è mai fermato continuando ad accogliere persone LGBTQIA+ che non potevano più vivere all’interno delle mura domestiche, non per propria scelta. Le richieste sono aumentate, con molte domande provenienti anche da fuori Comune, ma&nbsp;<strong>la capacità della struttura è fortemente limitata.</strong>&nbsp;Le realtà associative e di volontariato della provincia si sono unite per cercare di creare reti di sostegno per le persone LGBTQIA+ offrendo soluzioni di supporto a distanza, numeri di telefono, sportelli online o simili.</p>



<p><strong>Ma la stabilità emotiva e sociale della comunità LGBTQIA+ non può rimanere solo in mano alle associazioni.</strong></p>



<p>È compito delle istituzioni prendere coscienza di questi fenomeni e analizzarli per agire in maniera preventiva ed efficace rispetto a questa nuova emergenza che temiamo andrà sempre di più ad aggravarsi. Il Comune e la Regione devono assumersi le proprie responsabilità e svolgere il proprio compito, offrendo&nbsp;<strong>nuovi strumenti di supporto e sostegno sociale e psicologico a quei cittadinə che soffrono di situazioni di violenza psicologica ed emotiva.</strong></p>



<p>Le amministrazioni comunali inoltre possono&nbsp;<strong>concedere spazi e fondi alle associazioni</strong>&nbsp;per garantire che il loro lavoro di supporto verso queste fasce della società possa godere di maggiore stabilità e progettualità per&nbsp;<strong>fornire servizi che saranno implementati e consolidati nel tempo.</strong></p>



<p>La cittadinanza deve essere maggiormente informata su queste situazioni critiche per&nbsp;<strong>creare una consapevolezza condivisa</strong>&nbsp;che spinga sempre più persone ad alimentare la rete di sostegno per le persone LGBTQIA+ che hanno sempre più bisogno di sentirsi meno sole e più sostenute.</p>



<p><strong>IL DIRITTO ALLA SALUTE</strong></p>



<p>Era il 5 giugno 1981 quando vennero registrati i primi casi sospetti di polmonite da Pneumocystis in cinque uomini omosessuali, che si rivelarono poi essere i primi sieropositivi diagnosticati.<br>Tanti passi sono stati fatti in questi 40 anni di lotta al virus, tanto che oggi possiamo guardare all’<strong>obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità</strong>&nbsp;di avere&nbsp;<strong>ZERO nuove infezioni da HIV</strong>&nbsp;nel&nbsp;<strong>2030</strong>&nbsp;con ragionevole speranza.</p>



<p>Grazie all’arrivo dei farmaci efficaci,&nbsp;<strong>l’aspettativa di vita delle persone che vivono con HIV oggi è equiparabile alle persone HIV negative.</strong>&nbsp;E non solo, le evidenze scientifiche, dimostrano che una persona HIV positiva che segue il trattamento, e ha&nbsp;<strong>carica virale non rilevabile, non può trasmettere il virus</strong>: U=U, Undetectable equals Untrasmittable. Un risultato straordinario.</p>



<p>Oggi abbiamo molti strumenti per proteggerci dal virus dell’HIV, abbiamo il condom, la PrEP, profilassi pre- esposizione da HIV, la TasP, terapia come prevenzione, la PEP, profilassi post esposizione. Tutti questi strumenti permettono di&nbsp;<strong>vivere liberamente le nostre sessualità</strong>, qualunque esse siano, e di approdare un benessere sessuale pieno e appagante, che deve essere libero dai pregiudizi, da razzismo, violenza di genere, transfobia e all’insegna dell’autodeterminazione sessuale.</p>



<p>Eppure, ancora&nbsp;<strong>molto si deve fare in termini di corretta informazione, lotta allo stigma, sensibilizzazione e promozione della prevenzione, non solo rispetto all’HIV ma a tutte le malattie sessualmente trasmissibili.</strong>&nbsp;Lo stigma sociale e la discriminazione alimentano ancora paura e isolamento, che, aggravate dalla pandemia globale di covid-19, ha effetti devastanti nella quotidianità e nelle nostre comunità.</p>



<p><strong>Milano</strong>, se vuole essere città all’avanguardia per la salute,&nbsp;<strong>deve partire anche dalla salute dei più fragili</strong>, e dalla salute delle persone LGBTQIA+. Le istituzioni devono fare la loro parte, promuovendo politiche e azioni di sostegno concreto al diritto alla salute e alla corretta informazione e prevenzione.</p>



<p><strong>Le associazioni, prima fra tutte il Milano Check Point, si trovano spesso a lottare da sole</strong>, andrebbero invece supportate con spazi e fondi utili per promuovere servizi di test e prevenzione, fare corretta informazione e combattere lo stigma. Le associazioni di volontariato e auto-aiuto sono presidi fondamentali per la salute</p>



<p>fisica e psicologica dei cittadini, e come tali devono essere sostenute dalle istituzioni come parte integrante del sistema sanitario, per non lasciare nessuno indietro.</p>



<p>Solo così possiamo costruire un futuro migliore, dove ognuno possa stare bene.</p>
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		<title>Orgoglio LGBTQA e la legge sull&#8217;omotransfobia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 08:11:05 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Si è da poco concluso il mese dedicato ai temi che riguardano i diritti LGBTQA e <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ne ha parlato con Filippo Cinquemani, attivista, che ringrazia molto. Ecco l&#8217;intervista: </p>



<p>Giugno è il mese dell”orgoglio” Lgbt: cosa rappresenta, per te, un pride?</p>



<p>Il Pride per me è soprattutto un&#8217;occasione di festa. Lo vivo come la festa della libera espressione e questa definizione trovo che sia ogni anno più calzante. Nel corso degli anni la manifestazione si è modificata. Oggi l&#8217;aspetto più folkloristico, che pur ha la sua importanza, ha ceduto il posto alla dimensione più strettamente sociale. Ci sono nuove soggettività che scendono in piazza con la volontà di far sentire la propria voce. Lo scorso anno, in vari pride sono intervenuti dal palco persone con disabilità per esempio. C&#8217;è da aggiungere che oggi il pride non è solo parata ma una settimana intera di eventi per la sensibilizzazione riguardo le tematiche LGBTQIA+. Colgo l&#8217;occasione per invitare ad assistere alla prossima parata tutti quelli che non hanno avuto mai modo di assistervi, perché solo così si può capire cos&#8217;è davvero un pride e ci si può rendere conto che ci si può anche emozionare.</p>



<p>L&#8217;acronimo dei diritti diventa sempre più lungo (Lgbtqa&#8230;), ma non può risultare fuorviante e complesso per chi non è ancora sensibilizzato sui questi temi?</p>



<p>Diciamo che è l&#8217;essere umano ad essere complesso. Alla battaglia di gay, lesbiche e trans si sono aggiunte nuove soggettività che hanno bisogno di sostegno in quanto anch&#8217;esse minoranze. Penso agli asessuali e agli intersessuali che grazie anche alle nuove conquiste sociali, sono a marciare ai Pride. Purtroppo restistono degli atteggiamenti che mirano, invece, all&#8217;esclusione sociale anche all&#8217;interno della comunità omosessuale. In questi casi mi sembra di assistere a delle &#8220;guerre tra poveri&#8221;. Fare parte di una minoranza dovrebbe, invece, rendere più sensibili nei confronti di coloro che affrontano una situazione simile se non più difficile.</p>



<p>Cosa ne pensi del disegno di legge sull&#8217;omofobia recentemente depositato alla Camera?</p>



<p>Finalmente dopo 25 anni si sta arrivando a qualcosa di concreto. Rischia fino a 4 anni chi<br>istiga alla violenza omofobica. Personalmente credo che la violenza omofobica esiste perché c&#8217;è una cultura che la incoraggia. Una cultura che sostiene ancora che i gay sono malati e l’omosessualità si può curare, che le donne trans non sono donne e che le famiglie con due mamme o due papà non sono vere famiglie. Questi concetti passano in nome della libertà d&#8217;opinione.</p>



<p>Dal 19 al 27 giugno anche Milano sarà coinvolta nella Pride Week, che si svolge in modalità online. Hai seguito alcuni incontri interessanti? Ce ne vuoi parlare?</p>



<p>Da gay e disabile mi ha colpito molto l&#8217;intervista fatta ad Anna Senatore sulla figura dell&#8217;assistente sessuale. È stato anche bello vedere come la comunità LGBTQIA+ non si sia persa d&#8217;animo nonostante l&#8217;emergenza covid. Oltre alle Pride Week Online, a settembre ci sarà il consueto appuntamento con il Mix di Milano, festival del cinema gay, lesbico e queer culture.<br></p>



<p>Puoi darci qualche informazione sul Rainbow Social Fund?</p>



<p>Si tratta di un fondo si solidarietà alimentato da una campagna di foundraising. Nasce per aiutare le persone LGBTQIA+ che sono in difficoltà anche a causa della pandemia. Due sono i progetti importanti legati a questo fondo finora: uno riguarda il garantire un contesto abitativo dignitoso e protetto a chi è nel bisogno. L&#8217;altro progetto riguarda un fondo di Mutuo soccorso pensato dal comune per aiutare le attività commerciali e non. So che sono in programma altre iniziative di questo tipo.</p>



<p></p>
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		<title>Diritto al Rispetto della Vita Privata e Familiare nella Corte Costituzionale della Repubblica Italiana e nella Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Aug 2019 08:06:42 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/08/12/diritto-al-rispetto-della-vita-privata-e-familiare-nella-corte-costituzionale-della-repubblica-italiana-e-nella-corte-europea-dei-diritti-delluomo/">Diritto al Rispetto della Vita Privata e Familiare nella Corte Costituzionale della Repubblica Italiana e nella Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="635" height="425" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/immagine-ECtHR.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12913" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/immagine-ECtHR.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 635w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/immagine-ECtHR-300x201.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /></figure>



<p><strong>D</strong></p>



<p><strong>Un Approccio Comparato basato sul Caso delle Unioni Omosessuali.</strong></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Animata dalla volontà di
identificare come l&#8217;unione omosessuale sia regolata, percepita e
supportata da due diversi sistemi giuridici, nel seguente documento
di ricerca contemplo da una parte la sentenza della Corte
Costituzionale Italiana che si occupa di tale sfida e dall&#8217;altra, la
Corte Europea dei Diritti Umani  nel caso Oliari e altri c. Italia,
la cui sentenza riguardava tre coppie omosessuali che secondo la
legislazione italiana non avevano la possibilità di sposarsi o
entrare in nessun altro tipo di unione civile. 
</p>



<p><br>Sulla base della
legislazione italiana, le coppie sposate sono le uniche ad avere
diritto a formare una famiglia; infatti, in base all&#8217;articolo 29
della Costituzione Italiana &#8220;La Repubblica riconosce i diritti
della famiglia come una società naturale fondata sul matrimonio. Il
matrimonio si fonda sull&#8217;eguaglianza morale e legale dei coniugi
entro i limiti stabiliti dalla legge per assicurare l&#8217;unità
familiare.&#8221; L&#8217;articolo 29 è solitamente considerato come una
trave sostenuta da quattro colonne: il principio di solidarietà,
quello personalista, e il principio di uguaglianza e autonomia.
Stando alla Costituzione, non può esserci famiglia se questa non è
basata sul matrimonio tra uomo e donna e l&#8217;antropologia Cristiana ha
fortemente influito nella costruzione di tale visione. Il diritto
alla famiglia è significativamente presente nel codice civile
attraverso il primo libro dal titolo &#8220;Delle persone e della
famiglia&#8221;, che si riferisce all&#8217;organizzazione del matrimonio e
ai diritti e doveri dell&#8217;uomo e della donna, marito e moglie.</p>



<p>Considerando invece la
Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e delle Libertà
Fondamentali in ambito del diritto al rispetto della vita privata e
familiare; la vita privata è un concetto ampio, incapace di una
definizione esaustiva e può &#8220;abbracciare molteplici aspetti
dell&#8217;identità fisica e sociale della persona&#8221;. Attraverso la
sua giurisprudenza, la Corte Europea ha fornito indicazioni sul
significato e sulla portata della vita privata ai fini dell&#8217;articolo
8 ed è evidente che la giurisprudenza si è mossa in linea con gli
sviluppi sociali e tecnologici. La nozione di vita privata non è
limitata alla vita personale di un individuo; ma essa anche comprende
il diritto di stabilire relazioni con altri esseri umani. La corte ha
affermato che elementi quali l&#8217;identificazione di genere, il nome,
l&#8217;orientamento sessuale e la vita sessuale sono elementi importanti
della sfera personale tutelati dall&#8217;articolo 8. L&#8217;ingrediente
essenziale della vita familiare è il diritto di vivere insieme in
modo che le relazioni familiari possano svilupparsi normalmente e i
membri della famiglia possano godere della reciproca compagnia. I
diritti umani non rappresentano un discorso finito, concluso e la
CEDU è uno strumento vivente, interpretato alla luce delle
situazioni attuali. Di conseguenza, una coppia omosessuale che vive
in una relazione stabile rientra nella nozione di vita familiare,
così come nella vita privata, allo stesso modo delle coppie
eterosessuali. Questo principio è stato inizialmente enunciato nel
caso di Schalk e Kopf c. Austria, dove la corte ha ritenuto
artificioso sostenere che una coppia omosessuale non potesse godere
della vita familiare ai sensi dell&#8217;articolo 8.</p>



<p><br>Prendo in
considerazione la sentenza della Corte Costituzionale Italiana n.138
dell’aprile 2010, poiché i rimedi interni della causa Oliari e
altri c. Italia sono stati esauriti sulla base di tale decisione. 
<br>In questa sentenza la Corte ha esaminato le disposizioni del
Codice Civile che disciplinano il matrimonio, in seguito alle
referenze di due tribunali (di Venezia e Trento) interrogati da
alcune coppie omosessuali in seguito al rifiuto da parte
dell&#8217;ufficiale civile di pubblicare avviso della loro intenzione di
sposarsi. Dal momento che i tribunali portano affermazioni simili, li
considero congiuntamente. <br>I giudici del rinvio hanno sollevato
una questione di costituzionalità degli articoli relativi alla
famiglia all&#8217;interno del codice civile con riferimento agli articoli
2, 3, 29 e 117 della Costituzione, in quanto non consentirebbero alle
persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio. I giudici del
rinvio riconoscono che il matrimonio ai sensi della legge italiana &#8220;è
inequivocabilmente centrato sul fatto che i coniugi sono di sesso
diverso&#8221;; ma si riferiscono anche agli argomenti dei ricorrenti,
i quali hanno sottolineato che la legge italiana non contiene un
concetto di matrimonio, né un divieto espresso sul matrimonio tra
persone dello stesso sesso. D&#8217;altra parte, i tribunali riconoscono
che non è possibile ignorare la rapida trasformazione della società
e dei costumi negli ultimi decenni, che hanno visto la fine del
monopolio detenuto dal modello della famiglia tradizionale e la
nascita spontanea parallela di diverse forme di convivenza che
necessitano di protezione. Di conseguenza, tale richiesta di
protezione richiede un&#8217;attenzione particolare alla compatibilità
dell&#8217;interpretazione tradizionale (all&#8217;interno del codice civile) con
i principi costituzionali.</p>



<p>Un primo principio è
quello sancito dall&#8217;articolo 2 della Costituzione che riconosce i
diritti inviolabili degli uomini e secondo i due tribunali questo
concetto non riguarda solo la sfera individuale, ma in particolare
quella sociale come espressione della personalità dell&#8217;individuo. I
tribunali sostengono poi che, dal momento che il diritto di contrarre
matrimonio è un elemento essenziale dell&#8217;espressione della dignità
umana, ai sensi dell&#8217;articolo 3 della Costituzione il cui obiettivo è
quello di proibire differenze irragionevoli nel trattamento, esso
stesso deve essere garantito a tutti e non può essere soggetto a
discriminazione, con conseguente obbligo per lo Stato di intervenire
nei casi in cui il suo esercizio sia ostacolato. In relazione
all&#8217;articolo 29, i giudici sostengono che il significato della
disposizione non sia quello di considerare la famiglia come un
&#8220;diritto naturale&#8221;, ma piuttosto di affermare la precedente
esistenza e autonomia della famiglia rispetto allo Stato. I tribunali
si riferiscono infine all&#8217;articolo 117 della Costituzione, che impone
al legislatore di rispettare i limiti derivanti dal diritto
comunitario e dagli obblighi di diritto internazionale; ricordando a
tale riguardo gli articoli 8, 12 e 14 della CEDU. 
</p>



<p>La Corte Costituzionale
dichiara infondati tutti i principi costituzionali evocati dai
tribunali, ad eccezione dell&#8217;Articolo 2, riconoscendo che &#8220;Questo
concetto deve includere le unioni omosessuali, intese come la
coabitazione stabile di due individui dello stesso sesso, a cui viene
concesso il diritto fondamentale di scegliere liberamente la propria
situazione di coppia e di ottenerne il riconoscimento legale insieme
ai diritti e doveri associati &#8220;. Questa è un&#8217;ipotesi
fondamentale presa dalla Corte Costituzionale in quanto dichiara che
due persone dello stesso sesso sono investite dalla Costituzione
Italiana con un diritto fondamentale di ottenere il riconoscimento
giuridico dei diritti e dei doveri relativi alla loro unione. <br>La
corte ritiene che l&#8217;aspirazione a questo riconoscimento non possa
essere raggiunta solo rendendo le unioni omosessuali equivalenti al
matrimonio. Ne consegue che spetta al Parlamento determinare le forme
di garanzia e riconoscimento delle unioni menzionate; poiché in
realtà comporterebbe l&#8217;inclusione di una nuova figura nel quadro
normativo del Codice Civile. 
</p>



<p>Si considera ora la
sentenza della Corte Europea, relativa alla causa Oliari e altri c.
Italia presentata nel 2015, sulla sola base delle presunte violazioni
dell&#8217;articolo 8 della CEDU.</p>



<p>La valutazione di tale
Corte rinvia innanzitutto ad alcuni principi generali. Infatti,
mentre lo scopo essenziale dell&#8217;articolo 8 è di proteggere gli
individui da interferenze arbitrarie da parte delle autorità
pubbliche; lo stesso può anche imporre allo Stato determinati
obblighi positivi e assicurare il rispetto della vita privata o
familiare anche nella sfera delle relazioni tra individui. La Corte
chiarisce che per valutare gli obblighi positivi degli Stati è
importante fare alcune considerazioni: il giusto equilibrio che
dev’essere raggiunto tra gli interessi concorrenti dell&#8217;individuo e
della comunità nel suo complesso; l&#8217;impatto di una situazione in cui
vi è discordanza tra realtà sociale e legge e, il margine di
apprezzamento concesso agli Stati. In secondo luogo, la Corte applica
tali principi al caso in questione, prendendo atto della situazione
dei ricorrenti all&#8217;interno del sistema nazionale italiano. Si accorge
così che lo stato attuale dei richiedenti nel contesto giuridico
interno può essere considerato solo un&#8217;unione di fatto, e che può
essere regolata da alcuni accordi contrattuali privati ​​di
portata limitata che non soddisfano alcune esigenze fondamentali
della regolamentazione e protezione di una relazione stabile e
impegnata.</p>



<p>Ciò è dimostrato dal
fatto che tali contratti sono aperti a chiunque conviva,
indipendentemente dal fatto che siano o meno una coppia. È
interessante notare che la Corte ha anche affermato ulteriormente che
l&#8217;esistenza di un&#8217;unione stabile è indipendente dalla convivenza. La
Corte ritiene che, in assenza di matrimonio, le coppie dello stesso
sesso abbiano interesse ad ottenere l&#8217;opzione di entrare in una forma
di unione civile, poiché questo sarebbe il modo più appropriato per
il loro rapporto di essere legalmente riconosciuto e per essere
protetto in modo pertinente. Il governo italiano non è riuscito a
mettere in luce gli interessi della comunità nel suo complesso,
poiché è stato negato che l&#8217;assenza di un quadro giuridico
specifico che garantisse il riconoscimento omosessuale tentasse di
proteggere il concetto tradizionale di famiglia, o la morale della
società. Oltre a quanto sopra, è rilevante anche il movimento verso
il riconoscimento legale delle coppie omosessuali che ha continuato a
svilupparsi rapidamente in Europa. In particolare apprezzo
l&#8217;essenziale affermazione della Corte secondo la quale, nel caso di
specie, il margine di apprezzamento non dovrebbe essere più ampio,
poiché non riguarda i diritti supplementari che potrebbero derivare
da tale unione, ma riguarda un bisogno generale di riconoscimento e
protezione legale. <br>Di fatto, in assenza di un interesse
comunitario prevalente da parte del governo italiano, contro il quale
bilanciare gli interessi dei ricorrenti, e alla luce delle
conclusioni dei tribunali nazionali sulla questione che è rimasta
inascoltata (si avverte che I tribunali italiani effettuano
accertamenti sulla questione caso per caso); la Corte constata che il
governo italiano ha oltrepassato il margine di apprezzamento e non ha
adempiuto all&#8217;obbligo positivo di garantire che i richiedenti
dispongano di un quadro giuridico specifico che preveda il
riconoscimento e la protezione della loro unione omosessuale.</p>



<p>L&#8217;unione omosessuale è
stata trattata, attraverso i due risultati, non in una maniera
completamente opposta, ma in un modo rappresentativo, di un sistema
domestico ancora ostaggio di disposizioni che incorporano idee
tradizionali, e di un sistema giuridico maggiormente disposto ad
espandere i diritti umani alle nuove situazioni attuali.</p>



<p>È
fondamentale riconoscere che la Corte Costituzionale Italiana non ha
respinto la questione della costituzionalità negando ulteriori
cambiamenti, ma sostenendo che tale cambiamento debba essere
innescato dal Parlamento sulla base dell&#8217;articolo 2 della
Costituzione che deve includere le unioni omosessuali. <br>Dall&#8217;altra
parte, la Corte europea non si è limitata a rivendicare la necessità
del riconoscimento giuridico e della protezione delle unioni
omosessuali, ma parla in termini di un obbligo positivo statale
derivante dall&#8217;articolo 8; e questo ha influenzato l&#8217;interpretazione
estensiva dei diritti umani nell&#8217;ordinamento italiano, come risultato
dell&#8217;adozione della Legge Cirinnà (n118, del 25 Maggio 2016) che
attualmente prevede le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
<br><br>
</p>
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