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	<title>gender Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Libri liberi&#8221;. Razzi umani: un libro che fa bene</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 08:39:46 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/raz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="648" height="1000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/raz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17893" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/raz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 648w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/raz-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Razzi umani è il titolo del primo romanzo di Vitto Pascale. </p>



<p>Chi è Vitto Pascale?  Una<br>persona che si identifica come no binary e che crea contenuti su Instagram.<br>Coglie immediatamente la mia attenzione per il look curatissimo; in quasi in tutti i video si presenta con la matita sugli occhi e orecchini sempre diversi.<br>Il suo eloquio è molto sciolto e chiaro, Vitto racconta la comunità di cui fa parte sia attraverso temi importanti che commentando le notizie d&#8217;attualità.<br>Il libro, coerentemente all&#8217;attività sui social, affronta alcuni delle principali questioni del mondo lgbtqia+.<br>La forma di romanzo gli permette di raccontarsi a cuore aperto, ma con ironia.<br>L&#8217;ironia si ritrova anche nell&#8217;espediente scelto per questa specie di seduta psicoanalitica. I protagonisti della storia sono, infatti, solo due.<br>Confesso che mi sono identificato quasi subito in Vitto, probabilmente anche perché siamo coetanei.<br>Un vero e proprio balsamo per coloro che sono cresciuti in un paesino italiano, dove c&#8217;è l&#8217;oratorio e poco altro.<br>Oggi si parla molto di persone non binarie, gender fluid, ma fino a circa vent&#8217;anni fa già riuscire dichiarsi gay era una gran conquista.<br>Realtà e consapevolezze che vengono scoperte a poco poco grazie alla grande famiglia lgbtqia+ e alle esperienze di vita.<br>Una lettura molto agevole anche per chi vuole capirne di più proprio su cosa significa coming out, pregiudizio, omotransfobia, identità di genere, orientamento sessuale e sentimentale.<br>In questa intervista ci racconta qualcosa di sul libro e su di sé.</p>



<p>Quando hai deciso di diventare content creator?</p>



<p><br>Quando ho capito che lamentarmi al bar non raggiungeva abbastanza persone. Scherzi a parte, è stato un processo naturale. La voglia di condividere pensieri e provocazioni è nata nel momento in cui ho capito che potevo trasformare la mia ironia in un ponte per<br>connettermi alle persone. E, diciamolo, il pubblico del web è un po’ come una platea di cabaret: o ti ama o ti fischia via. Entrambe le cose mi intrigano.</p>



<p><br>Come nasce l’idea del libro?</p>



<p><br>Da una riflessione su cosa significhi essere “fuori posto” in un mondo che cerca sempre di infilarti in una scatola con un’etichetta. Ho pensato: “E se ci fosse una guida che ti accompagna nell’accettare di essere un bellissimo casino…ex inclusi?” Voilà, è nato Razzi<br>Umani! Inoltre, il dialogo con Levansi mi permetteva di esplorare temi complessi senza prendermi troppo sul serio.</p>



<p><br>Ho apprezzato il contesto un po’ macabro da amante della dark comedy. Vuoi dirci di più?</p>



<p>Grazie! Credo che il macabro, se ben dosato, ci aiuti a mettere in prospettiva le cose. La morte, che nel libro è una presenza costante, non è altro che il pretesto per riflettere sulla vita. Nonché parte della nostra vita.<br>È un po’ come ridere al funerale di battute inappropriate: non nega il dolore, ma lo rende sopportabile. Razzi Umani è così, una risata un po’ amara che ti lascia qualcosa su cui pensare.</p>



<p><br>A chi consiglieresti questo romanzo?</p>



<p><br>A chi si sente fuori dagli schemi, ma anche a chi quegli schemi li ha costruiti e non li mette mai in discussione. È un libro per chi ha voglia di riflettere, ridere e, perché no, anche arrabbiarsi un po’. Se non ti piace l’ironia, forse meglio passare al prossimo scaffale.</p>



<p><br>Stai già pensando a un nuovo libro?</p>



<p><br>Ovviamente! Scrivere è un po’ come andare in palestra per l’anima: dopo i dolori del primo allenamento, ci prendi gusto. Non posso ancora spoilerare troppo, ma diciamo che sarà un viaggio altrettanto fuori dagli schemi. Con meno marciapiedi e più… non lo so, magari una corsia del TSO!</p>



<p><br>Da attivista, come vedi la comunità LGBTQIA+ tra 10 anni?</p>



<p><br>Spero in un mondo dove non servano più etichette o “spiegazioni” per esistere. Ma, per essere realistici, vedo la comunità sempre più unita e diversificata, pronta a combattere per i diritti che ci spettano. In 10 anni, mi piace immaginare una generazione che cresce senza dover fare coming out perché, finalmente, essere chi siamo sarà la normalità e non l&#8217;eccezione.</p>



<p>Ringrazio Vitto per la disponibilità e alla prossima intervista!</p>
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		<title>Sono solo parole?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Sep 2022 08:07:49 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani </p>



<p><br>E&#8217; sotto gli occhi di tutti, o almeno sotto i miei, in quanto attivista, che stiamo vivendo un momento<br>di grande vivacità riguardo i movimenti sociali e culturali.<br>Un momento in cui si cerca, a volta con fatica, di andare sempre più verso l&#8217;inclusività sociale e non solo.<br>L’inclusività è un percorso che passa anche attraverso il linguaggio, cioè il modo in cui si dicono le cose e soprattutto si definiscono le persone.<br>Sinceramente, da persona gender fluid, non ho nessun problema a utilizzare il maschile per<br>definirmi o per essere definito. Sono sensibile però le istanze di molte persone che, da non-binarie<br>(né maschili né femminili) si trovano in difficoltà con una lingua che non sembra prevedere la loro<br>esistenza. Spesso, soprattutto per pigrizia, si liquida l&#8217;argomento con affermazioni del tipo: “si è sempre detto<br>così…”, oppure: “sono solo parole in fondo”; Sembrano questioni di poco conto, ma la lingua è il principale mezzo che utilizziamo per trasmettere la nostra visione del mondo.<br>Le parole hanno un peso, possono ferirci ma anche farci stare bene.<br>Già negli anni ottanta, la linguista e saggista Alma Sabatini nel libro “Il sessismo nella lingua<br>italiana” sottolineava come nel nostro uso della lingua italiana, lo spazio dato al maschile è ancora molto ampio e questo, in qualche modo, corrobora il principio della marginalità della donna e delle persone non binarie nella nostra società. In italiano, infatti, si usa tuttora il maschile, cosiddetto pervasivo, per riferirsi ad una folla che comprende persone di sesso e genere differente.<br>Le mie conclusioni sono quindi che, se il linguaggio non influenza la società spesso ne è lo specchio. La lingua ,del resto, come la società è in continuo cambiamento, anche se questo cambiamento non è sempre ben visibile. Escono ed entrano nel nostro vocabolario comune un numero non indifferente di parole.<br>Nel caso specifico, dell&#8217;adozione del neutro, ne sente la necessità una parte di popolazione che vuole essere riconosciuta ed è stufa di vivere nell&#8217;invisibilità dell&#8217;indefinito e indefinibile.<br>Possiamo quindi sforzarci di venire incontro a questo bisogno? Fosse facile. Non bisogna essere linguisti per accorgersi che la nostra lingua non prevede un neutro; ci sono però varie strategie pensate e adottate negli ultimi anni per venire incontro a<br>questa esigenza linguistica. I più diffusi sono: l&#8217;asterisco nello scritto, la circonlocuzione (care<br>persone…), la sostituzione della O con la U e lo SCHWA (nel caso non sapeste di che si tratta<br>consultate pure la rete).</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/Schwa-portrait.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="615" height="861" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/Schwa-portrait.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/Schwa-portrait.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 615w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/Schwa-portrait-214x300.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 214w" sizes="(max-width: 615px) 100vw, 615px" /></a></figure>



<p><br>Come mi regolo io malgrado la mia pigrizia? Li uso un po&#8217; tutti, alcuni più di altri, soprattutto in contesti in cui questo può essere particolarmente apprezzato.<br>Ci vorrà molto tempo probabilmente perchè si affermi un&#8217;unica soluzione linguistica per formare il<br>neutro. Personalmente credo però che come la società è formata dai suoi componenti, così la<br>lingua la fanno i parlanti.</p>
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		<title>Perchè il DDl Zan sta subendo così tanto ostracismo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 09:26:40 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha chiesto al giornalista e attivista <strong>Andrea De Chiara </strong>di spiegarci perchè il DDL Zan stia subendo un così forte ostracismo da alcune parti politiche e e nel seguente video viene illustrato uno dei motivi. Il dibattito è acceso e vorremmo conoscere la vostra opinione, care e cari lettori. </p>



<p>Seguiteci e scriveteci&#8230;</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="PERCHÉ IL DDL ZAN STA SUBENDO COSÌ TANTO OSTRACISMO?" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/apq8ksihW48?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Milano pride 2021: il documento politico</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2021 07:00:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>RIPARTIAMO DAI DIRITTI DOCUMENTO POLITICO DEL MILANO PRIDE 2021 “…È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>RIPARTIAMO DAI DIRITTI</h1>



<h3>DOCUMENTO POLITICO DEL MILANO PRIDE 2021</h3>



<p><strong>“…È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”.</strong></p>



<p><strong>Art. 3 della Costituzione Italiana.</strong></p>



<p>Ripartiamo dai Diritti. Dai diritti costituzionali. Dal progetto di&nbsp;<strong>società equa, aperta, accogliente che sostiene ogni individuo, libero e uguale, nella piena realizzazione di sé.</strong></p>



<p>Nel tempo della pandemia la socialità è stata sospesa,&nbsp;<strong>si sono acuite le povertà e le solitudini</strong>, che hanno colpito maggiormente chi già era fragile e non tutelato. In primis, le persone della comunità LGBTQIA+, le famiglie arcobaleno, le persone transgender e gender non conforming.</p>



<p>Ora è tempo di ripartire, con le attività economiche, senz’altro, e con le attività culturali, sociali e politiche in presenza. Ma&nbsp;<strong>occorre ripartire dai Diritti.</strong>&nbsp;I diritti sociali ed economici non sono in concorrenza tra loro. Al contrario, l’esperienza e la storia dimostrano che&nbsp;<strong>una società aperta dove gli individui sono tutelati è anche una società più prospera e ricca</strong>, da tutti i punti di vista. L’evoluzione dei diritti civili e la promozione dei diritti sociali, in favore anche delle cosiddette minoranze, deve essere una parte essenziale per la ricostruzione del tessuto sociale e civile logorato dalla pandemia e per la costruzione della società futura.</p>



<p>Quest’anno la comunità LGBTQIA+ italiana festeggia il 50esimo anniversario dalla prima manifestazione pubblica e dalla nascita del movimento di rivendicazione dei diritti LGBTQIA* in Italia. È tempo di andare avanti con determinazione perchè le famiglie omogenitoriali, le coppie same-sex, le persone transgender, non binarie e gender non conformi, le persone della comunità LGBTQIA+ tutte, attendono ancora risposte, a livello istituzionale nazionale e locale, per tutte le volte in cui&nbsp;<strong>i diritti sono ancora disattesi, nella propria vita familiare, sul lavoro, nella vita pubblica, a scuola, per la propria salute.</strong></p>



<p>Se il Paese deve ripartire, se Milano deve ripartire, ripartiamo tuttə insieme.</p>



<p><strong>LOTTA ALLA DISCRIMINAZIONE E ALLA *FOBIA: IL DIRITTO DI ESSERE SE STESS3.</strong></p>



<p>Ogni giorno,&nbsp;<strong>le persone LGBTQIA+ vengono discriminate, isolate, insultate e aggredite a scuola, in casa, in strada o sul posto di lavoro.</strong>&nbsp;Ancora oggi, nel nostro Paese, tenersi per mano, darsi una carezza o un bacio non sono solo semplici gesti d’affetto, ma&nbsp;<strong>atti di coraggio.</strong>&nbsp;La pandemia ha inoltre costretto tantə di noi a isolarsi con famiglie che talvolta non rispettano la nostra identità o il nostro orientamento, al punto che la propria casa non è più un luogo sicuro, di affetto e benessere.</p>



<p>Siamo amicə, colleghə, vicinə di casa, genitori, figlə che chiedono a gran voce di non essere più cittadinə di serie B, ma&nbsp;<strong>accoltə e tutelatə in modo efficace da una Legge contro l’omolesbobitransfobia, intersexfobia, afobia, queerfobia e discriminazione verso chiunque venga considerato diversə, senza compromessi. L’odio non è un diritto.</strong></p>



<p><strong>Anche a Milano si vivono questi problemi</strong>&nbsp;e una città che si vanta di essere capace di accoglienza ed empatia è importante che si doti di maggiori&nbsp;<strong>strumenti e politiche antidiscriminatorie</strong>&nbsp;e di sostegno per le vittime che si affianchino e si coordinino con le attività e servizi erogati dalle associazioni di volontariato che operano sul territorio.</p>



<p>L’istituzione di un <strong>help center antidiscriminazione</strong> multimediale (telefono, chat, email), capace di offrire supporto professionale (psicologi, avvocati) e di mettere in rete le risorse del mondo associativo, è un impegno improcrastinabile. L’azione della <strong>Casa Arcobaleno</strong>, rifugio per persone LGBTQIA+, andrebbe rafforzata e altri appartamenti aperti per espandere il numero di posti letto. Occorre altresì promuovere una <strong>campagna di sensibilizzazione ed educazione alla non discriminazione</strong>, con progetti nelle scuole (corsi, concorsi, etc.) e una campagna di comunicazione diretta all’opinione pubblica. Chiediamo, pertanto, al comune oltre a sostenere e valorizzare le attività già svolte dalle associazioni, di attuare concretamente tutte queste iniziative; il Comune non può delegare totalmente al volontariato i compiti che sono di interesse pubblico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/PRIDE-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15401"/></figure></div>



<p><strong>OMOGENITORIALITÀ E FAMIGLIE CON UGUALI DIRITTI</strong></p>



<p>Non è più tempo di attendere. La&nbsp;<strong>Corte di Cassazione</strong>&nbsp;ha più volte affermato che&nbsp;<strong>deve essere colmato il vuoto legislativo in materia di omogenitorialità</strong>, e ha chiesto esplicitamente al Parlamento di agire facendo presente come “spetti …al Legislatore – in qualità di interprete della volontà collettività e previo opportuno bilanciamento degli interessi in gioco –&nbsp;<strong>predisporre una tutela di quei bambini che hanno due mamme o due papà</strong>”.</p>



<p>Queste leggi sono fondamentali per la vita quotidiana di molte famiglie. Lo sono ancora di più&nbsp;<strong>oggi, quando certificazioni, decreti e permessi di movimento e incontro sono strettamente vincolati allo stato di famiglia.</strong>&nbsp;Quanti genitori non riconosciuti, fantasmi per legge, si sono visti negata la possibilità di ricongiungersi ai propri figli? Possiamo lasciare in mano al buon cuore del funzionario di turno, dell’impiegato del momento, delle forze dell’ordine, la tutela dell’integrità, della salute di tante famiglie?</p>



<p>Questo non può accadere in uno stato democratico! E questo accade perché&nbsp;<strong>le tutele non sono ancora estese a tutti i cittadini e le cittadine. Pur essendo tutti uguali, non siamo trattati nello stesso modo.</strong>&nbsp;La legge oggi dice che le coppie omogenitoriali sono diverse, che sono formate da cittadini di serie B. Eppure, per quanto riguarda i doveri economici, tornano ad avere piena cittadinanza.&nbsp;<strong>Pagano le tasse come le altre famiglie</strong>, come la vera famiglia che sono.</p>



<p>Ebbene, vogliamo essere considerati una famiglia non solo per i Comuni, al momento di riscuotere le tasse, ma anche per lo Stato. Ed è&nbsp;<strong>sullo stato di famiglia dei nostri bambini</strong>&nbsp;che vogliamo essere inchiodati alle nostre responsabilità, lo vogliamo vedere scritto nero su bianco.</p>



<p>È finito il tempo delle parole, adesso è il momento dei fatti: leggi che&nbsp;<strong>riconoscano pienamente ai nostri figli tutti i diritti e a noi il diritto di essere genitori sin dalla loro nascita.</strong>&nbsp;Genitori sì, perché questi figli li abbiamo desiderati, voluti e messi al mondo in coppia.</p>



<p>Inoltre, chiediamo<strong>&nbsp;il riconoscimento e la tutela del ruolo di co-genitore ai partner</strong>&nbsp;di uno dei genitori che, in una famiglia ricostituita, svolgono un ruolo di cura e accudimento dei figli, ma senza riconoscimento legale.</p>



<p>E ancora vediamo il pregiudizio in azione. Ancora dobbiamo prendere atto di essere&nbsp;<strong>considerati con sospetto e trattati diversamente dagli altri.</strong>&nbsp;In Italia, infatti, non ci è permesso adottare e non possiamo accedere alle tecniche di procreazione assistita consentite invece alle coppie eterosessuali. Coppie eterosessuali che si trovano come noi nell’impossibilità di procreare naturalmente.</p>



<p><strong>Perché il nostro desiderio di genitorialità è ancora guardato con sospetto?</strong></p>



<p>Il nostro Paese deve interrogarsi sui suoi pregiudizi, una volta per tutte. Ci sono persone omosessuali, e sono persone come le altre.</p>



<p>Persone al momento&nbsp;<strong>costrette in uno stato di clandestinità per quanto riguarda la genitorialità, costrette a migrazioni per costruire la propria famiglia.</strong>&nbsp;Lo Stato italiano deve vergognarsi. Uno Stato che si dice democratico non deve mettere i propri cittadini in condizione di cercare altrove il proprio diritto alla felicità e alla realizzazione di sé in una famiglia. Per questo, gridiamo una volta per tutte BASTA.</p>



<p>E al&nbsp;<strong>Comune di Milano</strong>, che solo in un primo momento ha voluto vederci e rispettarci con coraggio,&nbsp;<strong>chiediamo di ritrovare quel coraggio e continuare a trascrivere sui certificati di nascita dei nostri bambini i nomi dei loro genitori.</strong>&nbsp;Di entrambi i genitori. Che si tratti di un uomo e una donna, di due donne o di due uomini.</p>



<p><strong>IL DIRITTO A UN MATRIMONIO EGUALITARIO</strong></p>



<p><strong>L’unica ragione per cui il matrimonio egualitario non esiste è che ancora esiste una grave discriminazione&nbsp;</strong>che investe le vite delle persone LGBTQIA+. Una catena invisibile ma che nei momenti più importanti delle nostre vite ci blocca improvvisamente. È ora di prendere consapevolezza di questa catena, vederla e romperla una volta per tutte.</p>



<p>Le persone LGBTQIA+ non valgono meno, non sono diverse dalle altre, perché&nbsp;<strong>ogni persona è diversa e tutti abbiamo eguale dignità.</strong>&nbsp;Ma la mancanza del matrimonio egualitario per le persone LGBTQIA+ determina una differenza.</p>



<p>È questo pregiudizio, questa catena, la ragione per cui alle coppie dello stesso sesso non è permesso accedere all’istituto collettivo del matrimonio.</p>



<p>Non esiste altra ragione se non&nbsp;<strong>una violenta e silenziosa discriminazione.</strong>&nbsp;Chiediamo di poterci sposare senza se e senza ma.</p>



<p><strong>IL DIRITTO ALLA PROPRIA IDENTITÀ DI GENERE</strong></p>



<p>In Lombardia, a Milano,&nbsp;<strong>i servizi sanitari dedicati alle persone che devono affrontare un percorso di transizione di genere sono assolutamente carenti.</strong>&nbsp;Il sistema è così complesso da non riuscire ad adattarsi alle esigenze della realtà locale e a dare risposte efficaci.</p>



<p>La maggior parte delle persone transgenere e gender non conforming oggi in Lombardia&nbsp;<strong>si affida a specialisti privati</strong>&nbsp;per poter accedere alle cure ormonali perché il servizio pubblico segue la procedura ONIG, che non è né funzionale né necessaria né tantomeno prevista per legge, con il risultato di essere incapace di assistere i cittadinə che ne hanno bisogno.</p>



<p><strong>La delibera AIFA</strong>, che stabilirebbe la gratuità delle terapie ormonali ma a patto di seguire una rigida procedura, è stata definita non tenendo conto della effettiva disponibilità delle strutture sanitarie necessaire nelle varie regioni italiane, e&nbsp;<strong>risulta di difficile applicazione in Lombardia.</strong>&nbsp;La delibera va cambiata a partire dalla sua ideazione concettuale, poiché determina un passo indietro nel processo di autodeterminazione della persona transgenere, non tiene conto del microdosing e considera valide all’erogazione del farmaco solo le farmacie ospedaliere, che non sono di facile reperibilità sul territorio.</p>



<p><strong>Ogni endocrinologo dovrebbe essere abilitato</strong>&nbsp;a prescrivere le cure ormonali per le persone transgenere, ampliando la base dei medici a disposizione, al contrario di quanto succede ora.</p>



<p><strong>Il percorso psicologico dovrebbe essere reso facoltativo</strong>, non più necessario come ora, e sostituito dal principio di autodeterminazione della persona trans stessa.</p>



<p><strong>Il percorso giudiziario</strong>&nbsp;per la rettifica dei documenti anagrafici dovrebbe essere&nbsp;<strong>semplificato e trasformato in una procedura comunale</strong>, come avviene già in altri Stati. L’autorizzazione di un giudice per le operazioni chirurgiche invece dovrebbe essere rimossa.</p>



<p>La paura che alimenta l’attuale sistema è quella delle detransizioni; ma in realtà non vi è contezza di questo fenomeno perché non sono stati fatti finora studi che permettano di avere un’idea di quanto sia alto questo rischio.</p>



<p>Questo sistema nel suo complesso deve essere modificato e snellito, così da poter&nbsp;<strong>facilitare i percorsi di transizione, supportare concretamente chi li deve affrontare</strong>&nbsp;e aumentare la qualità della vita delle persone transgenere e gender non conforming.</p>



<p>Lasciamo alle persone trans il diritto di autodeterminarsi e di assumersi la responsabilità per il proprio percorso di transizione.</p>



<p><strong>Basta Transifici! Non siamo più dispostə a pagare enormi cifre per ciò che è nostro diritto: scegliere, parlare e riconoscerci per noi stessə.</strong></p>



<p>Infine, pensiamo che il Comune debba intervenire, secondo le sue competenze, nella&nbsp;<strong>revisione della gestione delle liste elettorali</strong>&nbsp;presso i seggi, così da renderla più rispettosa di tuttə.</p>



<p>Al momento,&nbsp;<strong>la presenza di due liste separate e distinte per sesso</strong>&nbsp;(uomini e donne) costringe le persone transgender a fare coming-out al momento dell’accesso al seggio per esprimere il voto, in fase di identificazione. All’interno dei seggi, tra l’altro, la lista maschile e la lista femminile, per ragioni di praticità e afflusso dei votanti, sono normalmente poste a una certa distanza l’una dall’altra. Perciò,&nbsp;<strong>le persone si attendono in coda divise a seconda del proprio sesso</strong>&nbsp;per essere identificate dallo/a scrutatore/scrutatrice. La divisione delle liste in maschile e femminile è espressamente prevista dalla legge, quindi un intervento di modifica in questo senso dovrebbe passare per il legislatore. Tuttavia, in fase di redazione e stampa delle liste è possibile trovare delle soluzioni che, sebbene non ottimali, si muovano in una direzione di maggiore inclusività e rispetto per le persone transgender e gender con conforming.</p>



<p>In particolare,&nbsp;<strong>si potrebbero suddividere le liste in ordine alfabetico per cognome</strong>&nbsp;(per es. A-L, M-Z), a prescindere dal genere, per un totale di 4 elenchi (donne A-L, donne M-Z, uomini A-L, uomini M-Z). Uguale principio si applicherebbe ai registri per l’annotazione della tessera elettorale. A questo punto, si potrebbe dare indicazione ai/alle presidenti di seggio di&nbsp;<strong>organizzare l’afflusso degli elettori e delle elettrici in due colonne dipendenti dalla lettera del cognome anziché dal sesso.</strong>&nbsp;In questo modo, l’unica persona a venire a conoscenza del sesso anagrafico del/della votante sarebbe lo/la scrutatore/scrutatrice che l’identifica, e questo senza dubbio incoraggerebbe molte più persone transgender, non binarie e gender non conforming, a recarsi ai seggi per godere di un proprio diritto civile.</p>



<p><strong>PIÙ DIRITTI PER TUTTƏ: FEMMINISMO, TRANSFEMMINISMO E INTERSEZIONALITA’</strong></p>



<p><strong>Il femminismo intersezionale</strong>&nbsp;si basa sulla presa di coscienza che&nbsp;<strong>le discriminazioni sono molteplici e basate su più fattori</strong>&nbsp;che spesso interagiscono e si sovrappongono tra loro. Il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale, le disabilità, lo stato economico/sociale, il colore della pelle, avere un corpo non conforme agli standard di bellezza, la religione, l’età, il luogo di nascita: sono tutti fattori che concorrono a creare privilegi e conseguenti discriminazioni.</p>



<p>È fondamentale tenere conto delle diverse oppressioni che si intersecano con quelle dovute al genere. L’omolesbobitransfobia, il razzismo, il classismo, l’abilismo, la mascolinità tossica: sono tutte&nbsp;<strong>forme di oppressione ed esclusione che dobbiamo affrontare tuttə insieme</strong>&nbsp;per poter creare una società equa ed inclusiva.</p>



<p><strong>La liberazione dagli stereotipi di genere aiuterebbe tutta la collettività</strong>&nbsp;in quanto ci libereremmo dal sistema di schemi sociali nei quali tuttə siamo intrappolatə.</p>



<p>Le istanze transfemministe condannano ogni forma di esclusione delle donne trans dalla definizione di donna e dal concetto di donna.&nbsp;<strong>Le donne trans sono donne e vanno incluse all’interno del femminismo.</strong>&nbsp;C’è ad oggi una sezione estremista del movimento femminista che le esclude adducendo motivazioni per noi assolutamente non condivisibili.</p>



<p>Le forme di potere oppressive sono tante e diverse e&nbsp;<strong>l’intersezionalità è l’unico mezzo per poter abbattere i fattori oppressivi derivanti dal sistema patriarcale eteronormativo.</strong>&nbsp;Ad oggi si dimostra quindi necessario un&nbsp;<strong>transfemminismo intersezionale</strong>, che porti avanti le istanze di tutte le categorie di donne e persone discriminate. Una rivendicazione collettiva e non escludente rispetto alle categorie tradizionalmente emarginate, come le sex workers, le persone disabili o che subiscono una discriminazione per l’origine etnica.</p>



<p><strong>Milano è da sempre fucina di istanze femministe</strong>&nbsp;dal respiro nazionale, chiediamo che continui il suo percorso di presentazione e tutela del concetto di femminismo intersezionale.</p>



<p><strong>UN’EDUCAZIONE CHE PREVEDA TUTTƏ</strong></p>



<p>La scuola ha lo scopo di preparare le giovani persone che la abitano alla vita moderna che le vedrà partecipi e coinvoltə. È essenziale che&nbsp;<strong>un’istituzione pubblica parli della e alla realtà senza basarsi su canoni irrealistici, vincoli stereotipati</strong>, teorie astratte e pregiudizi. Una realtà variopinta, ricca e multidimensionale.</p>



<p>Per questo, una corretta, approfondita e duratura&nbsp;<strong>educazione alle differenze</strong>&nbsp;è fondamentale nel percorso scolastico di ogni studentə. Trattare le tematiche LGBTQIA+, femministe e di genere durante l’età formativa, rendere disponibili libri di testo in biblioteca per approfondire questi temi anche in autonomia, permetterebbe alle giovani persone LGBTQIA+ di&nbsp;<strong>sentirsi meno isolate, di scoprirsi, comprendersi</strong>&nbsp;e crescere serenamente, e alle persone&nbsp;<strong>non-LGBTQIA+ di avere una visione completa del mondo</strong>&nbsp;in cui vivono e di diventare cittadinə coscienti e alleati dei loro coetanei.</p>



<p><strong>Il bullismo è la prima causa di abbandono scolastico</strong>: che tipo di adultə diventeranno, se non garantiamo loro il diritto allo studio? Che tipo di cittadinə? Ma soprattutto: come possiamo anche solo immaginare che le loro vite, le loro menti, la loro salute siano tutelate? Un’istituzione pubblica – la scuola – deve fare di più.</p>



<p>Si deve mettere uno&nbsp;<strong>stop al bullismo, alle discriminazioni e alle violenze</strong>&nbsp;– troppo presenti nella vita dei giovanə, tanto nel quotidiano quanto online. Un’ombra lunga che pervade, permane e segna a lungo e in profondità le loro vite:&nbsp;<strong>una vita serena, consapevole e libera –&nbsp; adolescenti, giovani o adulti – è un diritto!</strong></p>



<p><strong>Promuovere una corretta informazione</strong>&nbsp;su identità di genere, orientamento sessuale e ruoli sociali, e far capire le istanze, i bisogni e le necessità delle persone LGBTQIA+ non è un progetto utile solo per i ragazzi in età evolutiva. Va intrapreso un percorso parallelo di&nbsp;<strong>informazione, sensibilizzazione e formazione che coinvolga tutto il personale scolastico</strong>, che con cura e passione contribuisce ogni giorno alla crescita dei ragazzə.</p>



<p>La conoscenza è la prima&nbsp;<strong>arma di contrasto all’odio</strong>. Formiamo giovani e adulti capaci di vivere e interagire positivamente insieme. Favoriamo un percorso di crescita collettiva.</p>



<p>Per una Milano che non sia solo inclusiva, ma realmente integrata: una Milano libera.</p>



<p><strong>SOLITUDINI E NUOVE POVERTA’</strong></p>



<p>Da alcuni anni, in diversi strati della nostra società e all’interno della comunità LGBTQIA+, si stanno ampliando fenomeni di&nbsp;<strong>solitudine, emarginazione e perfino povertà economica</strong>, che nel corso di questo anno di pandemia si sono acuiti ancora di più.</p>



<p>Nel corso del 2020 sono arrivate molte segnalazioni di persone LGBTQIA+ che, oltre alla preoccupazione per l’emergenza sanitaria,&nbsp;<strong>non potevano essere tranquillə all’interno delle proprie case</strong>: a causa di genitori che non accettano i propri figli, coinquilini omotransfobici o altre situazioni simili.</p>



<p>Inoltre,&nbsp;<strong>sono venute a mancare le occasioni di socialità</strong>&nbsp;per i membri della comunità LGBTQIA+. Oltre alla chiusura di luoghi di ritrovo, le&nbsp;<strong>tante realtà associative</strong>, dove le persone esercitano il proprio ruolo sociale, si confrontano e crescono nelle relazioni,&nbsp;<strong>non hanno potuto svolgere la propria attività di sostegno, autoaiuto e supporto in maniera completa</strong>, facendo sì che chi avesse bisogno faticasse a trovare assistenza morale e materiale.</p>



<p>A Milano e nei comuni della Città Metropolitana si è riusciti a fare POCO.</p>



<p>Il lavoro della Casa Arcobaleno, per esempio, non si è mai fermato continuando ad accogliere persone LGBTQIA+ che non potevano più vivere all’interno delle mura domestiche, non per propria scelta. Le richieste sono aumentate, con molte domande provenienti anche da fuori Comune, ma&nbsp;<strong>la capacità della struttura è fortemente limitata.</strong>&nbsp;Le realtà associative e di volontariato della provincia si sono unite per cercare di creare reti di sostegno per le persone LGBTQIA+ offrendo soluzioni di supporto a distanza, numeri di telefono, sportelli online o simili.</p>



<p><strong>Ma la stabilità emotiva e sociale della comunità LGBTQIA+ non può rimanere solo in mano alle associazioni.</strong></p>



<p>È compito delle istituzioni prendere coscienza di questi fenomeni e analizzarli per agire in maniera preventiva ed efficace rispetto a questa nuova emergenza che temiamo andrà sempre di più ad aggravarsi. Il Comune e la Regione devono assumersi le proprie responsabilità e svolgere il proprio compito, offrendo&nbsp;<strong>nuovi strumenti di supporto e sostegno sociale e psicologico a quei cittadinə che soffrono di situazioni di violenza psicologica ed emotiva.</strong></p>



<p>Le amministrazioni comunali inoltre possono&nbsp;<strong>concedere spazi e fondi alle associazioni</strong>&nbsp;per garantire che il loro lavoro di supporto verso queste fasce della società possa godere di maggiore stabilità e progettualità per&nbsp;<strong>fornire servizi che saranno implementati e consolidati nel tempo.</strong></p>



<p>La cittadinanza deve essere maggiormente informata su queste situazioni critiche per&nbsp;<strong>creare una consapevolezza condivisa</strong>&nbsp;che spinga sempre più persone ad alimentare la rete di sostegno per le persone LGBTQIA+ che hanno sempre più bisogno di sentirsi meno sole e più sostenute.</p>



<p><strong>IL DIRITTO ALLA SALUTE</strong></p>



<p>Era il 5 giugno 1981 quando vennero registrati i primi casi sospetti di polmonite da Pneumocystis in cinque uomini omosessuali, che si rivelarono poi essere i primi sieropositivi diagnosticati.<br>Tanti passi sono stati fatti in questi 40 anni di lotta al virus, tanto che oggi possiamo guardare all’<strong>obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità</strong>&nbsp;di avere&nbsp;<strong>ZERO nuove infezioni da HIV</strong>&nbsp;nel&nbsp;<strong>2030</strong>&nbsp;con ragionevole speranza.</p>



<p>Grazie all’arrivo dei farmaci efficaci,&nbsp;<strong>l’aspettativa di vita delle persone che vivono con HIV oggi è equiparabile alle persone HIV negative.</strong>&nbsp;E non solo, le evidenze scientifiche, dimostrano che una persona HIV positiva che segue il trattamento, e ha&nbsp;<strong>carica virale non rilevabile, non può trasmettere il virus</strong>: U=U, Undetectable equals Untrasmittable. Un risultato straordinario.</p>



<p>Oggi abbiamo molti strumenti per proteggerci dal virus dell’HIV, abbiamo il condom, la PrEP, profilassi pre- esposizione da HIV, la TasP, terapia come prevenzione, la PEP, profilassi post esposizione. Tutti questi strumenti permettono di&nbsp;<strong>vivere liberamente le nostre sessualità</strong>, qualunque esse siano, e di approdare un benessere sessuale pieno e appagante, che deve essere libero dai pregiudizi, da razzismo, violenza di genere, transfobia e all’insegna dell’autodeterminazione sessuale.</p>



<p>Eppure, ancora&nbsp;<strong>molto si deve fare in termini di corretta informazione, lotta allo stigma, sensibilizzazione e promozione della prevenzione, non solo rispetto all’HIV ma a tutte le malattie sessualmente trasmissibili.</strong>&nbsp;Lo stigma sociale e la discriminazione alimentano ancora paura e isolamento, che, aggravate dalla pandemia globale di covid-19, ha effetti devastanti nella quotidianità e nelle nostre comunità.</p>



<p><strong>Milano</strong>, se vuole essere città all’avanguardia per la salute,&nbsp;<strong>deve partire anche dalla salute dei più fragili</strong>, e dalla salute delle persone LGBTQIA+. Le istituzioni devono fare la loro parte, promuovendo politiche e azioni di sostegno concreto al diritto alla salute e alla corretta informazione e prevenzione.</p>



<p><strong>Le associazioni, prima fra tutte il Milano Check Point, si trovano spesso a lottare da sole</strong>, andrebbero invece supportate con spazi e fondi utili per promuovere servizi di test e prevenzione, fare corretta informazione e combattere lo stigma. Le associazioni di volontariato e auto-aiuto sono presidi fondamentali per la salute</p>



<p>fisica e psicologica dei cittadini, e come tali devono essere sostenute dalle istituzioni come parte integrante del sistema sanitario, per non lasciare nessuno indietro.</p>



<p>Solo così possiamo costruire un futuro migliore, dove ognuno possa stare bene.</p>
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		<title>Donne e discriminazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2019 07:14:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foto dalla Campagna UNWOMEN di Veronica Tedeschi Nell’anno 2019, dove modernità e tecnologia sono i capisaldi della nostra società, possiamo ancora affermare che esistono discriminazioni tra uomini e donne? Molti potrebbero pensare che quello&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Foto dalla Campagna UNWOMEN </b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/unwoman-campagna.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12181" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/unwoman-campagna.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="225" /></a></span></span>di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Nell’anno 2019, dove modernità e tecnologia sono i capisaldi della nostra società, possiamo ancora affermare che esistono discriminazioni tra uomini e donne?</p>
<p align="JUSTIFY">Molti potrebbero pensare che quello della disparità tra uomo e donna non sia un problema presente in tutte le società. Rispetto a cinquant’anni fa le donne lavorano, in alcuni casi anche a tempo pieno; hanno la possibilità di scegliere da sole il proprio destino, di divorziare dal proprio compagno e di vestire come meglio credono. Si tratta senza dubbio di conquiste importanti, che tuttavia non annullano del tutto le differenze di genere ancora presenti anche in Occidente.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli anni, dalla conquista del diritto al voto, le donne hanno sempre più visto crescere i loro diritti e il loro ruolo nella società. Nulla di più vero ma anche nulla di più contestabile. In Italia non vi sono “palesi” discriminazioni, né sul posto di lavoro né nella vita ma guardando più a fondo i dati si scopre che solo il 22% dei dirigenti in Italia sono donne, contro il 78% degli uomini (Fonte: Il Sole 24 Ore), la maggior parte delle quali si trova in Lombardia e Lazio.</p>
<p>Inoltre, secondo il Global Gender Gap Report 2017, su 144 Paesi esaminati, l’Italia si piazza al 126esimo posto per la parità retributiva tra uomini e donne, e al 118esimo per la partecipazione delle donne all’ economia. <span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Art. 37 Costituzione: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Una pratica molto distante dalla teoria dunque che crea barriere legali che limitano l’accesso delle donne al mondo del lavoro e ristringono la possibilità di arrivare ad una vera equità di genere che, è stato dimostrato, ha effetti negativi anche sulla crescita globale.</p>
<p align="JUSTIFY">Ogni giorno, nel mondo del lavoro, le donne subiscono gli effetti della discriminazione di genere in tre ambiti: l’accesso al mondo del lavoro, le carriere e i salari. Ma come ha fatto il genere a trasformarsi in un giudizio di valore diverso per donne e uomini? La presenza di una società prettamente maschilista sia sotto il punto di vista politico che religioso. Il mondo religioso, per l’appunto, è tra i più ostili al cambiamento per quanto riguarda l’entrata delle donne come capi religiosi.</p>
<p align="JUSTIFY">Certo, rispetto a qualche anno fa le donne hanno più facilmente accesso al mondo del lavoro, ma difficilmente arrivano a ricoprire posizioni importanti. Fattore ancora più importante, è quello del gap salariale: secondo un rapporto dell’Onu, nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Questo accade perché solitamente lavorano meno ore retribuite, operano in settori a basso reddito o sono meno rappresentate nei livelli più alti delle aziende. Ma anche, semplicemente, perchè ricevono in media salari più bassi rispetto ai loro colleghi maschi per fare esattamente lo stesso lavoro. Esistono poi dei settori in cui le presenze femminili vengono ancora accettate a fatica: le donne sono considerate universalmente più adatte a lavorare in settori come istruzione e cura, mentre sono guardate con scetticismo se sognano di diventare informatici, ingegneri o tecnici.</p>
<p align="JUSTIFY">Insomma, per quanto sia innegabile il raggiungimento di importanti traguardi, la strada lungo la parità assoluta è ancora lunga. Tocca alla scuola operare affinché le visioni retrogade sulla donna spariscano una volta per tutte, con immediati benefici anche per la società. E’ infine necessario un intervento decisivo della politica: servono leggi mirate per garantire parità di trattamento e pieno rispetto delle regole sui luoghi di lavoro e nei pubblici uffici. Solo con uno sforzo congiunto l’uguaglianza non sarà più soltanto un miraggio.</p>
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		<title>Oggi tutte e tutti al Pride di Milano !!!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 17:33:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Noi ci siamo stati! Al di là delle polemiche che ogni anno vengono riproposte da chi è un &#8220;tantino&#8221; omofobo o all&#8217;interno delle stesse comunità omosex, noi crediamo che il Pride sia un momento importante&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Noi ci siamo stati! Al di là delle polemiche che ogni anno vengono riproposte da chi è un &#8220;tantino&#8221; omofobo o all&#8217;interno delle stesse comunità omosex, noi crediamo che il Pride sia un momento importante per chiedere i diritti civili per tutte e per tutti, per chiedere libertà di amare e di disporre del proprio corpo e della propria vita come meglio si crede, senza mai mai mai farsi e fare del male. Noi siamo per la pace, per la giustizia, per il RISPETTO. Amiamo la diversità perché siamo tutti diversi: gay, etero, alti, bassi, biondi, bruni, chiari, scuri, italiani, stranieri, giovani, anziani. Siamo semplicemente UMANITA. Siamo e basta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9018" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0114-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0109-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0109-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0109-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0101-e1498324936551.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0101-e1498324936551.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0101-e1498324936551.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0101-e1498324936551-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0101-e1498324936551-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0101-e1498324936551-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0105.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9025" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0105.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0105.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0105-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0105-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0105-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: rivoluzione gambiana?</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2016 08:13:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Veronica Tedeschi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7653" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-699" width="674" height="449" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 674w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-699-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Quella del Gambia poteva essere la svolta che l’Africa aspetta da tempo e la realizzazione del sogno di molti africani. Durante tutta la campagna elettorale, il presidente gambiano Jammeh lasciò l’opposizione respirare libertà e dopo la sua sconfitta, decretata il 2 dicembre con il 36% dei voti, si congratulò addirittura con il nuovo Presidente Adama Barrow.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Durante i 22 anni di potere, Jammeh si è “conquistato” la reputazione di leader spietato e le organizzazioni a difesa dei diritti umani hanno spesso denunciato intimidazioni da parte del Presidente uscente. Sconcertò tutti con la sua “svolta islamista”, con la quale nella neonata “Repubblica Islamica” venne definita lingua ufficiale l’arabo, parlato da solo una piccola percentuale di popolazione, perlopiù anglofona. La motivazione di questa riforma fu esclusivamente mirata ad attirare capitali dall’Arabia Saudita e dai Paesi del Golfo, non di certo legata agli interessi dei gambiani.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le carceri sono oggi piene di dissidenti politici, torture diffuse e sparizioni forzate sono le parole d’ordine del suo lungo mandato. Il bilancio del suo regime annovera sei tentativi di golpe soffocati nel sangue, violazioni sistematiche dei diritti umani e una legge tra le più omofobe del pianeta che ha costretto al carcere a vita molti gay e lesbiche.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-7654 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-701" width="410" height="564" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 466w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-701-218x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 218w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ad aggravare la situazione degli ultimi vent’anni gambiani è stata anche l’impunità delle forze di sicurezza e le minacce continue ai media. I civili sono ormai soffocati da questo regime, i gambiani vogliono sperare nel futuro e molti di loro avevano riposto sogni e certezze in Adama Barrow, neo presidente eletto. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Sembrava avercela fatta, la notizia è volata in tutta l’Africa, finalmente Jammeh si era fatto da parte, ma per la piccola enclave del Senegal le cose sono peggiorate negli ultimi giorni infatti, il 13 dicembre le forze di sicurezza hanno occupato la Commissione elettorale come protesta per la vittoria di Barrow. A questo atto si sono accodate delle dichiarazioni dell’ormai ex presidente Jammeh di rifiuto del risultato elettorale. Per il momento nelle strade principali del Gambia non ci sono stati incidenti rilevanti ma le proteste continuano ad aumentare e la situazione potrebbe peggiorare in pochissimo tempo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Presidente del Senegal Sall non vuole trovarsi impreparato nel caso di disagi in Gambia. I cittadini senegalesi sono, infatti, costretti ad attraversare il Gambia per raggiungere le province meridionali della Casamance; in questi confini si lucra tantissimo, legalmente e illegalmente. I dazi doganali sono stati aumentati, paralizzando le forniture alimentari, fino al ripristino delle precedenti tariffe, avvenuto qualche mese dopo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Qualche giorno fa presi in mano un portachiavi che ritraeva il Senegal: la forma di questo Stato non è di certo l’ideale per un oggetto di questo tipo, infatti sembrava mancasse un pezzo, come se si fosse rotto. Il Gambia si trova proprio lì, è il pezzo mancante di uno Stato civile e pacifico come il Senegal che vede i suoi cittadini, per quanto poveri e, spesso, in condizioni disagiate, contenti del loro Presidente che mai violerebbe i loro diritti fondamentali.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7652" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-700" width="733" height="377" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 733w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-700-300x154.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 733px) 100vw, 733px" /></a></p>
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		<title>La violenza sulle donne, “problema sanitario di dimensioni epidemiche”</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 08:50:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Rossella Assanti Gli ultimi dati riguardo la violenza sulle donne in Italia sono allarmanti. Novemila le vittime di violenza nel nostro Paese e 1.000 i casi di stalking. Novanta le donne uccise nel&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="color: #000000;">di Rossella Assanti</span></p>
<p>Gli ultimi dati riguardo la violenza sulle donne in Italia sono allarmanti. Novemila le vittime di violenza nel nostro Paese e 1.000 i casi di stalking. Novanta le donne uccise nel primo semestre del 2016. Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Margaret Chan, presentando il più grande studio mai fatto sugli abusi fisici e sessuali subiti dalle donne in tutte le regioni del pianeta, lo ha definito un “problema sanitario di dimensioni epidemiche.” Il 38% di tutte le donne uccise muore per mano dell&#8217;uomo con cui avevano una relazione sentimentale. Eppure questi non sono numeri vuoti. Sono vite, storie deturpate, marchiate, violate. Questo fiume in piena di violenze fisiche, sessuali, psicologiche è la guerra del nostro Paese. L&#8217;Oms ha ammonito: “L’impatto degli abusi sulla salute comprende anche depressione e alcolismo, che sono due volte più probabili in chi ha subito violenze dal partner.” Siamo di fronte ad un problema che ci ha investiti socialmente e culturalmente. L&#8217;Italia avanza a passi di granchio, senza avanzare affatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/donna-vittima-di-violenza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7419" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/donna-vittima-di-violenza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="donna-vittima-di-violenza" width="351" height="256" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/donna-vittima-di-violenza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 351w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/donna-vittima-di-violenza-300x219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Le voci sulla violenza di genere si alzano sempre più. La questione adesso non è solo parlarne, ma come parlarne. Ora che le acque del silenzio si sono rotte, il fiume di parole e notizie rischia di annegare il centro, che è la violenza, fuorviando su stereotipi, giustificazione degli atti violenti, marcando l&#8217;attenzione sull&#8217;identikit del maltrattante e lasciando in una sola penombra la vittima. Sul tema abbiamo dato la parola a Cristina Obber, giornalista e autrice dei libri: “Siria Mon Amour”, “L&#8217;altra parte di me” e &#8220;non lo faccio più&#8221; per ed. Unicople, libro sulla violenza sessuale in cui ha intervistato alcuni stupratori in carcere e che l&#8217;ha portata a parlare di questo tema in molte scuole di tutta Italia. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Senza dubbio qualcosa è cambiato nel tessuto sociale, nella percezione che l’uomo ha della donna, ma cosa secondo te? </b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>Credo che tra l’uomo e la donna non sia cambiato nulla. C’è stata una consapevolezza pubblica dei numeri sulla violenza sulle donne. Del fatto che sia un problema culturale. Pensare che negli ultimi anni ci sia stato un aumento dei casi di femminicidio è sbagliato, perché si rischia di giustificare la violenza. E’ così profondo e radicato questo problema che ci vorranno anni prima che qualcosa cambi radicalmente. Ci vuole una educazione che parte dalle scuole materne, che ci faccia crescere degli adulti che si approccino alla donna in maniera differente. </i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>Nonostante i numeri parlino drammaticamente, alcuni uomini continuano a confutare, oscurare i dati. Le emittenti televisive, i nostri telegiornali, lanciano le notizie spesso in maniera molto superficiale, talvolta sbagliata mostrando le donne come deboli, giustificando il movente, senza mettere in risalto quello che di fatto è il gesto maschile perpetrato sulla donna. </i></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Credi che il governo abbia delle misure di contrasto efficienti per fronteggiare, combattere il problema?</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>La Boschi ha raddoppiato gli stanziamenti perchése c’è una cosa che non va fatta è chiudere i centri antiviolenza. Bisogna però prestare molta attenzione, molti sono coloro che aprono centri antiviolenza solo per ricevere finanziamenti, sono persone senza competenza. C’è una grande speculazione intorno. Bisognerebbe mettere in piedi un piano antiviolenza che coinvolgesse associazioni che lavorano da anni con le donne in questo ambito. </i></span></p>
<p><em>Della Boschi si apprezza l&#8217;ampliamento dei finanziamenti per un nuovo piano, ma è inaccettabile che vengano bloccati quelli ai centri antiviolenza che lavorano da anni sul territorio.</em></p>
<p><span style="color: #000000;"><i>Inoltre bisogna andare tra i giovani, nelle scuole dove spesso non vedo interventi se non sporadiche iniziative. Bisognerebbe introdurre l’educazione di genere in ogni scuola. Chi fa politica deve ascoltare la voce delle donne. E’ fondamentale che la politica ci sia per riuscire a fare passi avanti.</i></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse, ciò che serve è una rieducazione all&#8217;amore. Rieducare all&#8217;inaccettabilità della violenza.</span></p>
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		<title>Chiamarlo amore non si può</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 09:28:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ripubblichiamo il video dell&#8217;incontro intitolato &#8220;Chiamarlo amore non si può&#8221; che è anche il titolo del libro presentato dall&#8217;Associazione per i Diritti umani alla&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ripubblichiamo il video dell&#8217;incontro intitolato &#8220;Chiamarlo amore non si può&#8221; che è anche il titolo del libro presentato <strong><em>dall&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> </strong>alla presenza delle autrici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro incontro serio e importante: la violenza sulle donne. Attraverso i racconti della raccolta &#8220;Chiamarlo amore non si può&#8221; e alcune delle autrici della casa editrice Mamme online: Fulvia degli Innocenti, Elena Peduzzi e Chiara Segrè. Un incontro pubblico dell&#8217;Associazione per i Diritti Umani che si può organizzare anche presso le scuole medie e superiori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/UyQ_GdzOx8I?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>RISEWISE: ricollocazione lavorativa per donne disabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 11:53:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>RISEWISE RISE Woman with disabilities In Social Engagement Progetto quadriennale europeo dell’Università di Genova per l’inclusione lavorativa e sociale femminile Horizon 2020 – Grant Agreement No. 690847   Può una donna disabile essere indipendente&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7012" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7012" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-1024x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="14232005_174884846278834_5008588227516347273_o" width="720" height="271" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-1024x385.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-300x113.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232005_174884846278834_5008588227516347273_o-768x288.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #cc0099;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><b>RISEWISE</b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #cc0099;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><span lang="en-US"><b>RISE Woman with disabilities In Social Engagement</b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><b>Progetto quadriennale europeo dell’Università di Genova per l’inclusione lavorativa e sociale femminile</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>Horizon 2020 – Grant Agreement No. 690847</b></i></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Può una donna disabile essere indipendente e avere le stesse possibilità di un uomo?</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> A questo il progetto scientifico RISEWISE vuol rispondere, cercando soluzioni positive a interrogativi ancora aperti. Si tratta di un</span></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> progetto dell’</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Università di Genova </b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">della durata quadriennale e che prende il via dal 1 settembre. Coordinatrice e Responsabile scientifica la </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Dott.ssa Cinzia Leone</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">. Collaborano 5 Università straniere e 8 tra ONG e Aziende nazionali e internazionali, tra cui Aism.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Risewise è un </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>progetto unico mai sperimentato</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> prima e finanziato con fondi europei in ambito Horizon 2020, (circa 2 milioni di euro). Si tratta di una sfida alla società contemporanea allo scopo di cambiare le pratiche di </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>inclusione sociale</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">rendere disponibile anche a donne con disabilità una &#8220;vita normale&#8221;, fatta di lavoro, istruzione e famiglia. Perché tra i tanti fattori che rendono difficile l’integrazione, la disabilità è quello trasversale più radicato e persistente.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal momento che gli studi medici, sociali e antropologici sull’handicap in maniera organica sono relativamente recenti e molto spesso non fanno distinzione precisa di genere, uno degli scopi fondamentali del progetto è anche quello di sviluppare nuove competenze in grado di migliorare l’integrazione sociale e in generale la vita delle donne con disabilità, secondo una </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>prospettiva di genere</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che promuova un </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>pieno godimento dei diritti e dell&#8217;uguaglianza</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> di ogni persona nel rispetto della differenza. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Purtroppo, infatti, ancora agli inizi degli anni Novanta, il corpo femminile è stato preso in considerazione solo se in condizioni di salute ottimali. Nel 1991, per esempio, la sociologa femminista canadese Sharon Dale Stone scriveva nella monografia &#8220;Femminismo e Corpo&#8221;: </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nessuna malattia, nessuna imperfezione potrebbe essere accettata se la donna non può nasconderle o annullarle (&#8230;) Nella nostra cultura, le donne imparano che il loro valore risiede nell’attrattiva del loro corpo. Un corpo non attraente, malato, disabile, vecchio deve essere emarginato.</i></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La disabilità inoltre è stata ed è spesso considerata come un problema di salute individuale da risolvere con cure mediche, ma qualora l&#8217;intervento medico non abbia successo, devono essere previsti un’alternativa e un approccio diverso per permettere inclusione e occupazione. Secondo infatti il “modello sociale” introdotto da Paul Hunt, fondatore dello studio critico sulla disabilità, i vecchi stereotipi dei portatori di handicap visti come dipendenti, passivi, inferiori e malati, vanno superati, insieme agli standard errati in base ai quali la società decide chi è abile e chi no. I disabili quindi devono diventare protagonisti attivi delle scelte che li riguardano e della vita sociale. Non è infatti il modello medico quello che deve essere adottato, ma è il valore sociale di ogni persona a dover essere preso in considerazione. </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>In Italia i disabili sono tra i 3 e i 4 milioni</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> (a seconda dei dati Istat o Censis &#8211; 2015), rappresentando una percentuale fra il 5% e il 6,7% della popolazione italiana, il numero sulle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>donne disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in Italia risale </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>al 2008</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, quando erano stimate essere </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>circa 1.700.000</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Partendo da questi presupposti, il progetto scientifico RISEWISE affronta ogni aspetto della disabilità attraverso </span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">un </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>approccio olistico interdisciplinare</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: sociologia, psicologia, informatica, diritto, ingegneria e politica, con riferimento al quadro normativo esistente e al sostegno delle attuali tecnologie assistive, sono gli ambiti coinvolti. L&#8217;obiettivo è anche quello di </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>influenzare la politica pubblica</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> verso le donne e le donne con disabilità. Questa proposta di progetto è stata sviluppata con riferimento allo studio sostenuto dal programma comunitario Horizon 2020 (2007-2013), con un chiaro riferimento ai diversi documenti in cui l&#8217;Europa ha individuato e specificato ciò che è ancora &#8220;da fare per permettere alle donne con disabilità di godere dei loro diritti e libertà fondamentali.&#8221;</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il progetto che inizia è all’avanguardia per quanto riguarda donne, ricerca e disabilità: un’occasione importante per l’Università e anche per me, per fare ricerca e aiutare in un campo dove c’è tanto bisogno e molto disinteresse</i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> – spiega la responsabile scientifica </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cinzia</b></span></span></span> <span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Leone </b></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>le</i></span></span></span> <span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>donne e i ricercatori coinvolti nell’attività di ricerca, anche uomini, faranno visite presso le Università </i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="text-decoration: line-through;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>o</i></span></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> e le Piccole e Medie Imprese che partecipano al progetto tra Italia, Austria, Svezia, Spagna e Portogallo, implementeranno best practice e apporteranno possibili migliorie per la loro vita sociale, lavorativa e familiare.</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Kick-off Meeting (meeting di inaugurazione) del progetto si terrà il</span></span></span><b> </b><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">prossimo </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>22 e 23 settembre a Roma</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> all’</span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>European Space </b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">in Via IV Novembre 149. Insieme ai rappresentanti dell’Università di Genova, </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>dott.ssa Cinzia Leone e i Proff. Gianni Vercelli</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cristina Candito</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, parteciperanno i Coordinatori delle Università e delle società coinvolte di Brescia oltre che da </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Spagna, Portogallo, Svezia e Turchia. </b></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ASPETTI OGGETTO DI ANALISI</b></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Analisi delle barriere</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> che affrontano le donne disabili nella vita di tutti i giorni </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ricerca di </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>una nuova metodologia per l&#8217;integrazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> nei diversi ambienti di vita (casa, lavoro, società, istruzione, assistenza sanitaria, intrattenimento ) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Individuazione delle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>migliori pratiche</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per un nuovo approccio alla disabilità e per diffondere i risultati anche attraverso i responsabili delle politiche sociali (a livello locale e comunitario) </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• <span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Pianificazione delle </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>attività di sensibilizzazione e formazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> delle persone attraverso lo scambio di personale e la condivisione di conoscenze ed esperienze.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Promozione dei risultati</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e loro attuazione nel prossimo futuro in Europa, fissando collaborazioni e obiettivi a lungo termine.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>APPROCCIO METODOLOGICO </b></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Aspetto molto importante è che la ricerca sarà effettuata da parte di persone che sono in </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>distacco intersettoriale</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> presso istituzioni di altri Paesi. E queste saranno per la maggior parte donne disabili che lavorano nelle istituzioni partner. La diversità di culture, lingue e condizioni socio-economiche sarà un elemento molto utile per fare un confronto metodologico e condividere le esperienze al fine di giungere all’applicazione dei nuove pratiche inclusive. L’aspetto innovativo di RISEWISE consiste proprio nella </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>partecipazione attiva delle donne</b></span></span></span> <span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> insieme agli scienziati e al personale coinvolti. Le persone che si sposteranno agiranno in qualità di osservatori e porteranno loro conoscenze ed esperienze. La metodologia prevede mezzi per documentare le osservazioni in modo sistematico, e la condivisione di queste osservazioni in un repository comune. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>FASI PROGETTUALI </b></span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">1. la </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>formazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che sarà effettuata a più livelli per facilitare le attività durante distacchi. L&#8217;esperienza collettiva in forma di un insieme di metodi per l&#8217;integrazione </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">2. i </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>casi di studio</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: per migliorare la conoscenza e la definizione di buone pratiche, ma anche per una politica consolidata da attuare nella società, al fine di potenziare la vita delle donne con disabilità.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">3. una </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>rete di collaborazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che permetterà ad ogni partecipante di contribuire alla valorizzazione degli altri in modo diretto ed efficace.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">4. la </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>promozione del progetto</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> rappresenterà uno strumento immediato, ma anche di lunga durata, per promuovere la condivisione delle conoscenze e la sostenibilità dei risultati </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">5. le </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>attività di sensibilizzazione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> e diffusione: tutti i partner saranno impegnati nel coinvolgimento del pubblico</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>RICADUTE POSITIVE</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Le donne disabili</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno l&#8217;opportunità di lavorare in un altro ambiente, in altri paesi e settori, saranno considerate come i colleghi maschi. Vedranno realizzarsi il loro potenziale. Potranno anche imparare dalla metodologia per osservare, riferire, analizzare e implementare nuovi metodi per la ricerca sociale e per l&#8217;integrazione e l&#8217;inclusione. Questa esperienza aprirà nuove opportunità per lo </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>sviluppo della carriera</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, non solo per le nuove conoscenze acquisite, ma anche perché dimostrerà che sono in grado di essere protagoniste nella ricerca e nell&#8217;innovazione in un contesto internazionale e multi-settoriale. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I ricercatori</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> potranno </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>confrontarsi con una nuova metodologia</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che integra diversi metodi e ha nuove prospettive di attuazione. Avranno la possibilità di lavorare su due livelli, quello individuale, grazie al periodo di distaccamento, e quello collettivo, grazie nell&#8217;analisi e al consolidamento di conoscenze ed esperienze, acquisendo nuove abilità sull&#8217;applicazione dei metodi di ricerca sociale e di integrazione, su base multi-culturale.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gli specialisti di assistenza sanitaria</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, che di solito si concentrano sul singolo caso per il trattamento, godranno di una prospettiva più ampia. La loro collaborazione sarà fondamentale per </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>l&#8217;identificazione di nuovi metodi e tecniche</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per lo sviluppo di progetti futuri. La loro integrazione in team multidisciplinari sarà un&#8217;opportunità per migliorare la loro carriera.</span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I ricercatori e gli ingegneri ICT</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno la possibilità di interagire meglio con le donne disabili, comprendendone di più i bisogni e potendo così </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>sviluppare in modo mirato le tecnologie </b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di assistenza. </span></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #212121;">• </span><span style="font-family: Courier New, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gli assistenti sociali e i politici</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> avranno l’occasione per la definizione di obiettivi chiari, stabilendo le priorità dei bisogni della collettività, e una migliore conoscenza delle soluzioni esistenti realizzabili. Questo permetterà di offrire </span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>proposte concrete e piani d&#8217;azione</b></span></span></span><span style="color: #212121;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> per lo sviluppo nelle loro organizzazioni. Individualmente, il know-how acquisito attraverso la condivisione delle conoscenze li arricchirà con nuovi metodi e competenze. </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>RIFERIMENTI E CONTATTI</b></span></p>
<p>FACEBOOK: <a href="https://www.facebook.com/progettorisewise/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/progettorisewise/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sito FUNKA: <a href="http://www.funka.com/en/our-assignments/research-and-innovation/archive---research-projects/EU-project-on-women-with-disabilities/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.funka.com/en/our-assignments/research-and-innovation/archive&#8212;research-projects/EU-project-on-women-with-disabilities/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Responsabile Scientifica del progetto RISEWISE</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;">Cinzia Leone</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span lang="en-US">Cell3292104398</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span lang="en-US">Mail: cinzia.leone@unige.it</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Addetta Stampa</b></span></p>
<p>Medea Garrone</p>
<p>Cell.349.4545253</p>
<p>mede.garrone77@gmail.com</p>
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