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	<title>generazioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Incanto del bosco: dialoghi in natura</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 09:10:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Ringraziamo molto Francesca Celeste Sprea, ideatrice del progetto &#8220;Incanto del bosco&#8221; che si trova presso Moltepulgo (Cornedo Vicentino). Quando nasce il progetto Incanto del bosco? Incanto del bosco è nato circa tre&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p></p>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>Ringraziamo molto  Francesca Celeste Sprea, ideatrice del progetto &#8220;Incanto del bosco&#8221; che si trova presso Moltepulgo (Cornedo Vicentino).</p>



<p></p>



<p>Quando nasce il progetto Incanto del bosco?</p>



<p><br>Incanto del bosco è nato circa tre anni fa. Avevo da poco conosciuto il proprietario del bosco, un ex architetto in pensione, amante dell’arte, della letteratura, della “bellezza”. Avevamo appena varcato il cancello per entrare nella proprietà e gli raccontavo di un mio progetto di educazione sensoriale rivolto ai bambini e ai ragazzi. Un progetto che vuole porre l’attenzione e sviluppare<br>non solo i cinque sensi tradizionali, ma anche quelli che io chiamo i sensi dell’anima: il senso di responsabilità, il senso di cura, il senso di gratitudine, il senso della bellezza o della sacralità della vita… Questi sensi non si sviluppano seduti sui banchi di scuola, ma in un luogo che brulica di vita.<br>E quel luogo (se pensiamo ad un progetto scolastico) non può che essere il giardino della scuola.<br>Vissuto però non come spazio di “sfogo”, ma come spazio sacro che va esperito con consapevolezza. Parlavo con il proprietario di tutto questo e non ebbi nemmeno il tempo di finire il discorso che mi disse: “Francesca hai quattro ettari a tua disposizione, decidi quello che vuoi fare e facciamolo!”. Gli risposi semplicemente “Va bene”, ma ci ho messo un anno a capire che diceva sul serio. Quindi abbiamo fondato l’associazione per dare inizio a quello che io chiamo il “sogno del bosco”.<br> <br> <br> <br>E&#8217; una realtà che si rivolge a giovani e adulti: quanto è importante il dialogo tra generazioni?<br> <br>Il progetto è nato proprio con questo intento, creare un luogo magico, un luogo speciale per i giovani, in cui entrare in punta di piedi, chiedendo il permesso, in cui connettersi con una natura quasi selvaggia e dunque alla parte più “selvatica” di noi stessi. Le nuove generazioni, chiuse tra le quattro mura della scuola, di casa, della palestra… hanno perso il contatto con la “vita”. Questo<br>luogo è per loro.<br>Abbiamo iniziato i primi lavori con i volontari e soci fondatori dell’associazione ma, causa maltempo e varie vicissitudini personali, ci siamo fermati per lungo tempo. Per portare un po’ di energia al progetto l’altra estate ho coinvolto mia figlia e i suoi amici più stretti, un gruppetto di adolescenti dai 14 ai 17 anni. Ho chiesto loro di venire a dare una mano, a pulire il bosco, a creare qualche installazione… e loro hanno accettato. Abbiamo trascorso insieme delle bellissime giornate: caldissime giornate estive all’ombra degli alberi, tra le risate di questi ragazzi che, seppur con tempi e modi tutti loro, hanno fatto un grande lavoro di pulizia. In cambio si mangiava tutti insieme. Si sono uniti anche i fratelli più piccoli, di 8 e 10 anni, e insieme si si divertivano tutti.<br>In quel momento si è creato un dialogo prima di tutto tra di loro!<br>Il sogno del bosco si stava concretizzando proprio in quei momenti, quando i ragazzi stessi si prendevano cura del bosco! E si prendevano cura di sé, dimenticando il telefono e costruendo relazioni più autentiche.<br>Il dialogo con l’adulto diventa spontaneo e naturale in occasioni di incontro come queste.<br>Per esempio, nell’estate appena trascorsa, Andrea e Stefano hanno realizzato dei gradini per rendere più sicuro un tratto di sentiero. Hanno lavorato benissimo, ma hanno avuto bisogno dei consigli di uno dei nostri volontari, Gianni, settantenne tuttofare. Mentre lavoravano parlavano di moto, di auto e della vita. Erano anime che si incontravano, al di là della loro età, e che in quel momento condividevano un pezzo di sé mettendosi al servizio del bosco.<br>Questo è il senso del dialogo tra generazioni, lo scambio, la vita stessa… se noi adulti stessimo ad ascoltare i discorsi dei giovani potremmo scoprire quanta ricchezza c’è nei loro cuori. E quante cose possiamo imparare da loro.</p>



<p> <br>Potete fare alcuni esempi delle vostre idee e proposte, spiegandoci il loro significato e la loro utilità?</p>



<p><br>Il progetto prevede la realizzazione di un parco sensoriale, in cui bambini, giovani e adulti possono riconnettersi alla natura e a se stessi grazie a dei percorsi e zone dedicate ai vari sensi, come per esempio la “panchina della gratitudine”: in quella panchina ci si siede con la persona che ci accompagna e le si manifesta la propria gratitudine per qualcosa che ha significato molto per noi.<br>Oppure si può ringraziare la Grande Madre, il Cielo, il Sole, la Foresta… qualsiasi cosa. L’importante è dimostrare sincera gratitudine… un po’ alla volta si impara a sentire dentro di sé il grande miracolo della vita.<br>E poi c’è “l’albero degli Wow”, o l’albero della meraviglia: ciascuno è invitato a scrivere su un foglietto quel momento della sua vita in cui ha detto “wow”, a raccontare l’episodio in cui ha provato meraviglia. Poi appende il biglietto all’albero. Sole, pioggia e vento cancelleranno quelle scritte… ma sarà occasione per scrivere nuovi momenti wow: l’esistenza ci regala sempre tanti momenti incredibili, basta saperli cogliere…<br>Abbiamo coinvolto anche gli studenti di due licei artistici, Valdagno e Vicenza, che realizzeranno le tabelle botaniche degli alberi e delle sculture o installazioni artistiche che renderanno magico camminare nel bosco.<br> <br>Come stanno rispondendo bambini, ragazze e ragazzi alla proposta de Incanto del bosco?</p>



<p><br>Sono venuti anche i ragazzi degli scout a fare pulizia e qualche lavoro di ripristino muretti franati.<br>Abbiamo prima di tutto salutato insieme il bosco, le piante, gli animali e anche gli esseri invisibili che lo popolano. Inizialmente mi guardavano come se fossi un po’ squilibrata, ma alla fine dei due giorni di attività erano felici, desiderosi di tornare, consapevoli che avevano creato un legame profondo con quel bosco, che lo sentivano loro e che volevano ritornare.<br>La vera ecologia si fa quando scatta la scintilla d’amore. Il bisogno di tornare, il desiderio di prendersi cura e di amare la terra, la sensazione di essere amati dalla Grande Madre. Magari non ne sono del tutto consapevoli… ma nel cuore hanno sentito l’amore.<br> <br> <br> <br>Ritornare in Natura per ritornare in se stessi, al proprio Sè autentico…E per chi vive in città, quali possono essere le pratiche per ritrovarsi? </p>



<p><br>Prendersi cura del verde cittadino, piantare alberi, aderire agli appuntamenti “plastic free” per fare pulizia in città, ripopolare in modo consapevole e rispettoso i parchi, creare giardini sul balcone o piccoli orti sul davanzale della finestra… Si possono fare molte cose anche in città.<br>Creare occasioni di incontro e soprattutto dire di sì.<br>I ragazzi che partecipano al nostro progetto hanno detto “Sì”. “Si” alla fatica di lavorare col caldo estivo, “si” ad alzarsi presto la mattina, “si” a mettere da parte il telefono e per mettere le mani nella terra.<br>Lo hanno fatto per “amore”: prima di tutto per quel sentimento di profonda amicizia che li lega a mia figlia, poi per l’amicizia che li lega tra loro, avendo trovato un’occasione di incontro diversa dalle solite, e poi per amicizia con me, avendo creato un dialogo vero anche con l’adulto.<br>Hanno detto di sì a fare altro. Ma perché questo avvenga è necessario prima di tutto creare il terreno relazionale su cui seminare. A quel punto anche in città si possono creare e vivere momenti e luoghi di riconnessione alla natura e alla propria anima.</p>



<p> <br> <br>Come è stata la risposta delle istituzioni (ad esempio: l&#8217;iter burocratico per avviare il progetto è stato faraginoso?</p>



<p><br>L’iter burocratico è impegnativo. Le risposte a volte arrivano dopo mesi. Non è sempre semplice trovare appoggio nelle istituzioni. Ma quando credi in qualcosa sai che nulla ti può fermare.<br> <br> <br>Volete anticipare le vostre prossime attività?</p>



<p><br>Stiamo organizzando degli eventi di Forest Bathing rivolti a tutti, per vivere la natura, il bosco e la relazione con se stessi in modo più profondo. Ad ogni evento abbineremo esperienze sensoriali o culturali in modo da diffondere l’amore per la bellezza utilizzando diversi linguaggi.<br>È tutto in fase di costruzione e progettazione. Siamo sempre alla ricerca di nuovi volontari che abbiano davvero voglia di mettersi in gioco.</p>
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		<title>Mi chiamo Donna e sono salva</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 09:18:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Antonella Cinquemani</p>



<p>Mi chiamo Antonella ho 43 anni e sono felice perché sono salva.<br>Le decisioni della mia vita hanno le caratteristiche di chi, fin da giovane, lotta per essere indipendente e non avere paura.<br>Tra lavori sottopagati, tentativi di manipolarmi e un esposto a chi aveva deciso che non potevo dire un no.<br>Sono un&#8217;insegnante, entrando in classe pensi sempre a prendere per mano i bambini e guidarli nella conoscenza del mondo,<br>nel migliore dei modi possibile affinchè siano pronti e sicuri.<br>Prepararli a godere delle cose belle, a mantenere viva la curiosità e a non arrendersi quando le cose si fanno difficili credendo in se stessi e affrontando le sfide.<br>Ma c&#8217;è una parte del mondo troppo difficile da spiegare,<br>Dove le principesse non girano serene nei boschi a raccogliere fiori, ma nemmeno prendono il treno ed escono la sera canticchiando tranquille.<br>Un giorno, sempre se non lo stanno già vedendo nella loro famiglia, dovranno affrontare la realtà non importa quanti sacrifici abbiano fatto: dottoresse, insegnanti, madri, con problemi economici o benestanti, in salute o con malattie e non<br>importa in quale posto del mondo siano, dovranno stare sempre attente in quanto donne e anche così putroppo potrebbe non bastare.<br>La mentalità, un&#8217;interpretazione errata della religione, un rifiuto, un problema psicologico o economico e l&#8217;incubo può avere inizio.<br>Sotto forma di discriminazione, di violenza, di persecuzione, coercizione un uomo inizierà a tenerle in pugno e si ritroveranno costrette a lottare per la loro vita.<br>Sempre se ne avranno e sempre qualcuno sentirà il loro grido.<br>Per non parlare poi del fatto che, se mai mostreranno le loro debolezze, se mai si fideranno di un uomo in intimità, li&#8217; avranno sbagliato di grosso: potranno infatti essere vittime di ricatti.<br>Invece se faranno le cose “per bene” e si sposeranno, allora saranno premiate ma questo non esclude che, un giorno, il il marito non decida che è il momento della loro fine.<br>Una vita di “se e ma”, quella di noi donne. E quanti nomi ci vengono in mente: Giulia Donato, Martina<br>Scialdone, Oriana Brunelli, Teresa Di Tondo, Alina Cristina Cozac,Yana Malayko, Melina Marino,<br>Santa Castorina,Iulia Astafieya, Sara Ruschi,Danjela Neza, Annalisa D&#8217;Auria&#8230;<br>Nomi che vediamo, come una carrellata di fronte ai nostri occhi, scorrere in ricordo di quanto sia brutale la violenza sulle donne.<br>Dolore e delusione è la sensazione che lasciano.<br>Dolore di non potere più vedere i loro sorrisi, dolore di chi avrebbe voluto tenerle tra le braccia proteggerle e non ha potuto.<br>E si sentono nell&#8217;aria i “perchè?” cosa l&#8217;ha spinto a fare tanto male.<br>Non esiste una risposta perchè nulla potrà mai giustificare.<br>Allora ci rendiamo conto di quanto siamo ancora lontane dall&#8217;essere libere.<br>Realizziamo che urliamo e non veniamo ascoltate e che l&#8217;urlo deve essere più forte.<br>La paura deve essere rimandata al mittente, a chi ogni giorno vuole farcela provare.  La paura: ferire<br>intimorire, rendere insicure noi donne.<br>La donna è debole solo fin quando crede di esserlo poi si rialza, inizia a combattere e vede la realtà: debolezza e insicurezza erano ciò che spingevano il suo carnefice a farle del male, a umiliarla  e<br>allora nasce sempre più il desiderio di mostrargli ,invece quanto può essere forte anche lei. A volte con successo, a volte con la triste tragedia come finale. Eppure vediamo vere eroine che lottano seppur consapevoli dei rischi, ma non più sono disposte a subire.<br>Per tutto questo è urgente urlare ..Sono Antonella, ho 43 anni e sono salva…Urlare anche per coloro che sono state uccise, perché vorrebbero tanto farlo ma purtroppo non possono più.<br>Sono Giulia ho scoperto bugie e tradimenti, ma sono salva,<br>Sono Annalisa avevo un compagno geloso ma sono salva&#8230;<br>Dire che non scendano le lacrime solo a scriverlo, è impossibile.<br>In questa giornata non smettiamo di ricordare, di parlare, di combattere affinchè un giorno, spiegando il mondo ad una bambina, potremmo dirle che è al sicuro.</p>



<p></p>



<p>NUMERO EMERGENZA VIOLENZA DONNE: 1522</p>



<p>GESTO PER CHIEDERE AIUTO:  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17294" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/s-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>
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		<title>Si conclude Street Art for Rights. Un museo a cielo aperto.</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2023 10:11:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si conclude Street Art for Rights. Un museo a cielo aperto. A Roma 17 murales dedicati all’Agenda 2030 ONU diffondono la cultura della sostenibilità attraverso la street art.  Con l’ultimo muro del noto street artist Fabio&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16866" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art-768x403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img width="120" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/i8aRkqwBJ8cf8laoNSKYXs3KmWBNKWAeIef94B_WXBwWHd6XldHwR0sgkQ-xkvEM1ur-RtKgCn7XHPI07gahFMc5Q43KZsitrfSvD5p3mDoKrmGTVhGkGz5eLeOKeVCD=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/street%20street.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><strong>Si conclude Street Art for Rights. Un museo a cielo aperto</strong>. <strong>A Roma 17 murales dedicati all’Agenda 2030 ONU diffondono la cultura della sostenibilità attraverso la street art</strong>.<br><br> Con l’ultimo muro del noto street artist <strong>Fabio Petani </strong>da poco realizzato, si conclude ufficialmente la III edizione di <strong>Street Art For Rights a Roma</strong>, il festival che racconta e diffonde la cultura della sostenibilità attraverso la street art, nel segno dei <strong>17</strong> <strong><em>Sustainable Development Goals (SDGs)</em> dell’Agenda ONU. </strong>Street Art for Rights si è affermato come un <strong>punto di riferimento per la street art in Italia</strong> con oltre 30 opere realizzate a <strong>Roma </strong>nei quartieri periferici di <strong>Corviale e Settecamini</strong> e nel <strong>Lazio tra Cassino, Fiumicino e Latina</strong>. Un vero e proprio <strong>museo a cielo aperto</strong> che offre a tutti gli appassionati e non, soprattutto durante le festività natalizie, di conoscere una “<em>Nuova Roma</em>”, inedita e poco conosciuta. L’arte dona nuova vita allo spazio della periferia in un trionfo di colori che ha ridato vivacità al volto dei quartieri. Grazie a Street Art for Rights, lo spazio urbano diventa un luogo dove potersi esprimere liberamente, una <strong>galleria d’arte</strong> in cui le opere non restano confinate ad un pubblico d’elite ma raggiungono sempre più cittadini.<strong> Il progetto Street art for Rights</strong> nasce infatti con l&#8217;intento di portare l’arte nei quartieri con contesti difficili della periferia di Roma, adottando i<strong> 17 Goals dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU </strong>e filtrandoli con l’occhio dell’arte contemporanea. L’obiettivo è quello di dare concretezza artistica al piano d’azione per le persone, il Pianeta e la prosperità promosso dall’ONU, avvicinando la comunità ai vari temi e sollecitando la discussione circa i problemi impellenti dell’era contemporanea. In questa III edizione gli artisti, selezionati per il loro impegno civile oltre che per il loro segno e impatto artistico, <strong>Natalia Rak </strong>(Polonia),<strong> Etnik </strong>(Svezia-Italia),<strong> Fabio Petani </strong>(Italia),<strong> Attorep </strong>(Italia),<strong> Barbara Oizmud </strong>(Italia),<strong> Davide Toffolo e Marqus </strong>(Italia),<strong> NSN997 </strong>(Spagna),<strong> Manuela Merlo </strong>in arte<strong> HUMAN </strong>(Italia),<strong> </strong>hanno realizzato <strong>8 muri</strong> nei quartieri <strong>Settecamini, Ponte Mammolo </strong>e<strong> San Paolo, </strong>dedicati ai<strong> </strong>Global Goals dal 10 al 17 dell’Agenda 2030: <strong>OBIETTIVO 10 Ridurre le disuguaglianze; OBIETTIVO 11 Città e comunità sostenibili; OBIETTIVO 12 Consumo sostenibile; OBIETTIVO 13 Lotta al cambiamento climatico; OBIETTIVO 14 Vita sott&#8217;acqua; OBIETTIVO 15 Vita sulla terra; OBIETTIVO 16 Pace, giustizia e istituzioni solide; OBIETTIVO 17 Partnership per gli obiettivi. </strong><br><br>Tutti gli artisti hanno restituito, ognuno dal proprio personale punto di vista, un’immagine potente sul concetto-chiave di sviluppo sostenibile.<strong> </strong>Inoltre, tutti i muri sono stati realizzati usando anche le vernici speciali del brevetto<strong> AirLite</strong>, prodotti che riescono a trasformare gli agenti inquinanti in molecole di sale e ad avviare il processo di fotosintesi.<strong> </strong>Street Art For Rights è ideato e diretto da <strong>Giuseppe Casa</strong>, curato da <strong>Oriana Rizzuto, </strong>e organizzato dall’associazione culturale<strong> Taste &amp; Travel </strong>in collaborazione con<strong> MArteSocial </strong>e <strong>MArteGallery. </strong>Molto più di un semplice festival, Street Art for Rights rappresenta <strong>una vera e propria azione artistica e sociale</strong>, che attraverso la street art vuole ampliare lo spazio dedicato alla testimonianza di buone pratiche sui temi della sostenibilità – ambientale, sociale e di governance sostenibile – con il desiderio che queste si moltiplichino creando una reazione a catena di effetti positivi “contagiati e contagianti”. <strong>I MURI: IL PERCORSO, GLI ARTISTI E I LUOGHI IN DETTAGLIO ATTOREP – Via Settecamini 108, RomaObiettivo 10 – Ridurre le diseguaglianze</strong>Attorep, con i suoi ritratti romantici che conducono alla riflessione alle relazioni umane sempre più fragili, ha interpretato il Global Goal numero 10, ovvero <strong><em>Ridurre le diseguaglianze</em></strong>. L’opera muraria rappresenta <strong>due volti</strong>, posti uno di fronte all’altro, non identificabili per razza, etnia e sesso grazie all’astrazione del colore. Le due figure si guardano negli occhi, con uno sguardo di affetto, di amore e di inclusione. <strong><em>Chi è Attorep?</em></strong><em> Un artista, street artist e curatore d’arte italiano, founder e art director del festival OSA Operazione Street Art. Inizia a farsi conoscere nelle periferie di Roma nel 2015, esponendo al MACRO e realizzando opere nella città. Nel 2018 è il vincitore del premio speciale Mario Moderni dedicato agli artisti emergenti dalla Fondazione Mario Moderni.</em></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/vlxu_Sko2t6QJ7KZpVedzY1BEQ-gRN2ZncfbBLxjq3ZjOthLLyzGn0SbradpodRRx4mQh2QuIM--SzB7cqtIa7AB97BKMsT77xM1e9j2mWvFE77cB2t2=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/street.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="390"><em>foto di © Elenoire</em></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Davide Toffolo e Marqus – Via Settecamini 102, Roma</strong><strong>Obiettivo 11 &#8211; Città e comunità sostenibili</strong>L’illustratore graffiante in stile gothic-punk<strong>&nbsp;Davide Toffolo&nbsp;</strong>ha tradotto insieme a&nbsp;<strong>Marqus&nbsp;</strong>il&nbsp;<strong>tema dell’inquinamento urbano</strong>&nbsp;attraverso la satira, raffigurando un enorme gorilla, come re di una città dai bordi e dall’estensione indefinita. Una&nbsp;<strong>critica diretta al consumismo contemporaneo</strong>, all’urbanizzazione massima e al non rispetto nei confronti dell’ambiente.</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img width="600" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/ZxqgNLNREpCPjFGMfC6sUA0O2ANPr9Xfg14eePkttGd-lK7RPzxCIXJ1seEirNhL0nnPGnYeVWXAQdkf-959fO30j-Y87DtTIOmgDSDjMlX53bg_LTq_Qw=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/streett.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Davide Toffolo?</em></strong><em> Un fumettista, cantautore e chitarrista italiano, frontman dei </em><strong><em>Tre Allegri Ragazzi Morti</em></strong><em>. Le sue opere grafiche riguardano sia i fumetti che le animazioni. Le sue opere grafiche riguardano sia i fumetti che le animazioni. Le sue due attività, fumettista e musicista, non sono separate, ma continuamente integrate da performance di disegno e musica, come le atmosfere musicali durante le sue mostre di fumetti o i videoclip dei singoli musicali. </em><strong><em>Chi è Marqus?</em></strong><em> Marco Gortana, in arte Marqus, è uno street artist di Pordenone. Ha studiato all’Accademia di Belle arti di Brera: da lì ha deciso di indirizzare la sua arte verso il muralismo e i disegni in grande scala. Ha lavorato e viaggiato in giro per il mondo, e da artista giovane e originale, regala la sua visione immaginaria di città ideali.</em><strong> Etnik- Via Settecamini 104, RomaObiettivo 12 &#8211; Consumo sostenibile</strong>L’urban artist di fama internazionale Etnik, attivo da oltre 30 anni nella scena dell’arte urbana, per il suo murales si è ispirato al goal numero 12 con ‘<strong><em>’La Casa nella Casa</em></strong>’’, il titolo del suo lavoro che oltre ad essere una visione sulla vera e propria <strong>architettura abitativa dedicata ai temi ecologici e di riciclo</strong> è allo stesso tempo uno spunto a lavorare su sé stessi, sulle nostre abitudini quotidiane. Con le sue illustrazioni geometriche fatto di forme, volumi e cromatiche che talvolta portano a figure astratte, Etnik vuole rappresentare <strong>l’equilibrio precario dell’essere umano</strong> e l’incessante velocità del mondo contemporaneo. Etnik anche con questo muro porta avanti una personale ricerca artistica capace di veicolare un forte messaggio, il punto di vista dell’artista sulla città e le parti di cui si compone, e con esso sviluppare la sua peculiare poetica.<br><br><img width="600" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/eRMCZc67i0QNGbEIdD9-tFJKL6q3YhXUBQ2z3v12Ynt-WyfZQl98JsZ7aVUKj3B3c_S1IymEGAgdZqU4Dj_egalV2BHp8zuT9HEnnpXP1dfu3_whxi0=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/strrr.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Etnik?</em></strong><em> Artista di origine svedese attualmente di stanza a Torino, è attivo nella scena graffiti writing sin dai primi anni &#8217;90. È attualmente <strong>uno degli street artist più affermati al mondo grazie al suo inconfondibile stile</strong>. Durante la sua carriera ha ricercato sempre una nuova strada per superare i limiti classici della disciplina portando la pittura murale ad alti livelli, ideando e organizzando anche eventi che hanno messo in contatto i migliori artisti del panorama europeo. Dal 2001 il suo modo di dipingere comincia ad evolversi verso forme geometriche e architettoniche, partendo dal lettering che diviene la base su cui Etnik imposta l’intero impianto concettuale e compositivo della sua ricerca artistica. Oggi lavora nel suo studio a Torino, viaggiando molto per realizzare wall painting di grandi dimensioni e partecipare ad esposizioni in galleria in tutto il mondo.</em> <strong>Fabio Petani – Via Settecamini 100, RomaObiettivo 13 – Lotta al cambiamento climatico</strong>L’artista <strong>Fabio Petani</strong> ha interpretato il goal 13 rappresentando un ghiacciaio che si scoglie e che si trasforma in un deserto. Il tutto racchiuso all’interno di una <strong>clessidra astratta</strong> che sta a rappresentare il passare del tempo, prezioso per salvare il nostro ecosistema<br><br>.<img width="600" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/QvT6IM58u4cJbuN_YavCaFnU9_6TKj5XErudTx_o-VI7ysVeY0G9a3KKj4eYZH-9sPf0YOvZAJ2nrVpy1Ff_-SVUArlXnINFgC5Dvz86k1BIDtrtTXS7imbK=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/petani_-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Fabio Petani?</em></strong><em> Fa parte dell’Associazione Il Cerchio E Le Gocce. I suoi lavori sono caratterizzati da una disordinata armonia di linee, forme e volumi che si integrano fra loro con colori tenui e armoniosi miscelati a elementi di rottura. La ricerca analizza l’aspetto chimico e molecolare degli oggetti da cui nasce un lungo lavoro di ricostruzione degli elementi della tavola periodica; una produzione sempre più ricca di particolari per far emerge una complessità organica in continua evoluzione. Ogni elemento chimico, come ogni pianta, ha in qualche modo una connessione con l’ambiente, lo spazio o il contesto dove il murale viene realizzato.</em> <strong>Barbara Oizmud – Metro B Ponte Mammolo, RomaObiettivo 14 – Vita sott&#8217;acqua</strong>Barbara Oizmud ha realizzato una <strong>riflessione capillare sulla vita sott’acqua</strong> e sulla sempre più ampia diffusione di <strong>microplastiche</strong> all’interno dei mari. L’opera sulla parete della metropolitana di Ponte Mammolo si chiama “<strong><em>Polline</em></strong>”, ed è dedicata alla flora e fauna acquatica. L’artista ha ragionato sul 14esimo obiettivo dell’Agenda ONU 2030, che mira a “<em>conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile</em>”. Il risultato del lavoro di Oizmud è <strong>una creatura ibrida finita negli abissi</strong>, causa e al tempo stesso cura di una ferita collettiva generata dall’uomo. Polline è persona e animale, è oggetto e corallo. Polline è uno specchio della nostra società.<br><br><img width="600" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/H326bMx8YOFBLWnUN4NaNUXFKQmgXohDsFQ2AkiJhGjA-OO88lI1mUFhn4K_f-0jwE2QYzWqW5-io74d5xVn2GzaIgROB6qv0hINqminzcxy3L8=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/ss.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Barbara Oizmud?</em></strong><em> Fotografa e illustratrice, i suoi lavori sono pubblicati su riviste come Wired, Vanity Fair, Style, GQ, GQ Spagna, Rolling Stone, F Magazine, Financial Times, Cover Up, Shift Magazine, Topolino. Ha anche realizzato campagne fotografiche per clienti come Red Bull, Fox, Sky, Discovery, Fremantle Media, Universal, RomaEuropaFestival. Dal 2003 al 2006 ha lavorato come vignettista collaborando a progetti con la RAI, una delle principali emittenti televisive italiane. Nel 2016 Barbara sbarca a Los Angeles. È una dei cinque fotografi scelti dallo staff di David Lynch, provenienti da tutto il mondo, per realizzare un reportage fotografico del suo primo Music Festival &#8220;Festival of Disruption&#8221;.</em><br><br><strong>Natalia Rak – Via Settecamini 108, RomaObiettivo 15 – Vita sulla terra</strong>Il goal 15 è rappresentato dall’opera di <strong>Natalia Rak</strong>: un bambino, o forse una creatura dei boschi mentre seduto su un tronco, come nella tradizione fiabesca, suona il flauto, che attraverso la sua melodia dà vita ad una <strong>danza di piante, fiori e farfalle</strong>. La creatura è seduta su un tronco tagliato, simbolo di deforestazione e desertificazione e proprio su di esso suona, infondendo positività e speranza: non è troppo tardi per fermarsi e dare inizio a nuova vita<br><br> <img width="600" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/cll5UsYvM5t3IZ9vuhVan2jfgfs9TIunCFMQkMsJ8dlvhXc0XsThmI-ixYDQsi7IYnBs0trbMBpl8TCnM7J6ri8f8zmpWIbwOx47AnsiM13WW0tYTNNMag=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/sttreet.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoi</em><br><br><strong><em>Chi è Natalia Rak?</em></strong><em> Dal 2011 l’artista polacca Natalia Rak crea dipinti su larga scala, sotto forma di splendidi murales. La sua arte è stata esposta in tutta Europa in città come Düsseldorf (Germania), Barcellona (Spagna) e Strasburgo (Francia). Inoltre, è stata presente in molte mostre collettive e ha partecipato ad alcuni dei più prestigiosi eventi di street art, come POW! WOW! (USA), Art Scape (Svezia), Mural Festival di Montreal (Canada), Blink (USA), Memorie Urbane (Italia). Il suo lavoro di spicco per il festival Folk on the Street di Bialystok &#8220;Legend of the Giants&#8221; è stato incluso nella serie &#8220;Sztuka ulicy &#8211; Street Art&#8221; pubblicata dalle Poste polacche.</em> <strong>Manuela Merlo in arte HUMAN – Via di Settecamini 102, RomaObiettivo 16 – Pace, giustizia e istituzioni solide</strong>L’artista ha rappresentato il goal 16 raffigurando una donna, <strong>simbolo della giustizia</strong>. Il volto della donna è impreziosito da due pendenti, che simboleggiano la bilancia della giustizia, mentre è intenta ad abbracciare e prendersi cura di una <strong>colomba bianca simbolo di pace</strong>. Quest’ultimo simbolo lo ritroviamo con nuova forma, attorno alla figura: due colombe-origami di carta che ci indicano la fragilità della pace.<br><br><img width="600" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/Vm6m6deK0MIi1hreWczoak5YaLoPYZJBPl5g_IbLdCye3xwbe2-sK3FDGaZbqLE_LKKVzmjXrkK4x99ByBp8ShZ21efND52KEs7SyOK92XDduWv9aehL=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/streee.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Manuela Merlo?</em></strong><em> L’incontro con la StreetArt è dirompente per Manuela Merlo quando conosce i “Pittori Anonimi del Trullo” l’associazione culturale con i quali collabora in progetti sociali, operando sul territorio con numerosi di interventi di StreetArt in vari quartieri di Roma, in special modo nella borgata del Trullo.</em> <strong>NSN997 – Scuola Media Volterra, Via Vito Volterra 190, San Paolo, RomaObiettivo 17 – Partnership per gli obiettivi</strong>L’ultimo punto dell’Agenda ONU 2030 è un riepilogo dei precedenti e dà la chiave per realizzarli tutti: alla base deve esserci la <strong>collaborazione</strong> tra paesi ed un’armonia economica e politica globale. NSN997 hanno realizzato un muro dal titolo <em><strong>&#8220;Cooperazione&#8221;</strong></em> rappresentando <strong>l’unione di diverse discipline, saperi, culture, etnie e generazioni</strong> che compongono l’anello centrale, simbolo di una nuova visione del mondo, ecologica, egualitaria e sostenibile. <br><br><strong><em>Chi è NSN997?</em></strong><em> È il nome di una crew nata nel 1997 da tre graffiti writer. Nel 2014 hanno iniziato a sviluppare un loro stile, coerente con l&#8217;evoluzione della street art nell&#8217;ultimo decennio. Messaggi positivi, linguaggio grafico e semplice, pochi colori e scritte per parlare del lato migliore della società. Dal 2016 fanno parte del collettivo elKeller presso il CSA laTabacalera di Madrid. In questi anni NSN997 ha realizzato opere e laboratori partecipativi in scuole ed eventi pubblici. Le loro opere sono presenti in Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Belgio e Romania.</em><br><br><img width="600" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/EOmtNUcPPPEU65o9Ih1ynDmrXkI1v55CUSSBRVRL0ljnCmny0GjQDEcdaDhG_gvRcD5lGIycwB9-EHSSyEkCtRolZbtvAWT8N2OPfurkO8BHtHFITg=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/stee.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br> <br><strong>Il progetto, </strong>promosso da<strong>ll’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, </strong>è <strong>vincitore dell&#8217;Avviso Pubblico Contemporaneamente Roma 2020-2021-2022 </strong>curato dal<strong> Dipartimento Attività Culturali </strong>ed è realizzato in collaborazione con<strong> SIAE e con il Patrocinio dei Municipi IV e VIII.</strong>Street Art for RIGHTS fa parte delle attività sviluppate da <strong>MArteSocial</strong>, un incubatore   incentrato sulla risoluzione di problematiche sociali attraverso progetti artistico-culturali che possano generare un impatto positivo sugli abitanti dei quartieri meno sviluppati che vertono in condizioni di disagio ed emarginazione. <strong>MArteGallery</strong> è uno spazio virtuale dedicato all’esposizione di opere artistiche in ogni campo (fotografia, pittura, scultura, grafica, etc.), il cui obiettivo principale è dare spazio a giovani emergenti, dare supporto ad artisti e gallerie, diffondere l’accessibilità della cultura e dell’arte con possibilità di acquistare le opere esposte. Una vera e propria &#8220;etichetta dell&#8217;arte&#8221; dedicata agli emergenti e alle gallerie, che offre management e consulenze di comunicazione ma anche supporto, conoscenza e strumenti per operare nel mondo dell’arte contemporanea.</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Intervista a Massimo Maugeri, autore del romanzo &#8220;Il sangue della montagna&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2021 10:36:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Per gli abitanti del luogo l’Etna non è un vulcano, ma la Montagna. Marco Cersi, quarantasei anni, con la sua impresa specializzata nella realizzazione di prodotti in pietra lavica, tenta di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="680" height="843" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Massimo-Maugeri-Il-sangue-della-Montagna.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15826" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Massimo-Maugeri-Il-sangue-della-Montagna.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Massimo-Maugeri-Il-sangue-della-Montagna-242x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 242w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p>Per gli abitanti del luogo l’Etna non è un vulcano, ma la Montagna. Marco Cersi, quarantasei anni, con la sua impresa specializzata nella realizzazione di prodotti in pietra lavica, tenta di rivalersi nei confronti di questa magmatica madre che gli ha segnato la vita. Paola Veltrami, vedova, quarantatré anni, è una docente universitaria di letteratura con&nbsp;il sogno di un modello economico più&nbsp;<em>umano</em>. Le loro vite si incrociano a causa della sparizione di un vecchio&nbsp;<em>intagliatore </em>di pietra lavica, amante della poesia: don Vito Terrazza.&nbsp;</p>



<p>Mentre una nuova eruzione aumenta la propria intensità devastatrice, Marco e Paola rimangono schiacciati dal peso di problematiche enormi: l’uno deve fare i conti con il proprio doloroso passato e i risvolti sempre più aspri della crisi; l’altra deve gestire il difficilissimo rapporto con la figlia. Sarà la Montagna, con il fluire incandescente del suo sangue, a segnare il passo in un arco temporale ampissimo che ci conduce fino all’anno 1886 per poi catapultarci nuovamente nei nostri giorni inquieti.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ringrazia moltissimo Massimo Maugeri epr la disponibilità.</p>



<p><strong>Un romanzo corposo in cui i personaggi sono ben delineati, le situazioni si incastonano una nell&#8217;altra con maestria, le riflessioni diventano universali: c&#8217;è voluto molto tempo per scriverlo. L&#8217;autore stesso è cambiato durante la stesura del testo?</strong></p>



<p>Probabilmente sì, come immagino cambi ciascuno di noi quando prendiamo come riferimento un arco temporale piuttosto ampio. Più che altro, però, credo sia cambiato il mio rapporto con i personaggi di questo romanzo. Ti spiego…</p>



<p>Come sempre avviene, a mano a mano che la scrittura procede, lo spessore dei personaggi aumenta insieme alla loro caratterizzazione, al punto tale che – in un certo senso – cominciano a muoversi tra le pagine, e tra i meandri della storia, come se fossero dotati di vita propria. Ovviamente è sempre l’autore che tira le fila della trama e dirige i comportamenti dei personaggi. Quel che intendo dire è che a mano a mano che i personaggi crescono è come se l’autonomia decisionale dell’autore si riducesse e loro, i personaggi, divenissero meno “manovrabili” fino al punto in cui l’autore si ritrova &#8211; spesso con sorpresa &#8211; a dover prendere atto della nuova piega che sta prendendo la storia anche con riferimento al modo in cui i personaggi sono cresciuti, mutati nel tempo. Questo, a mio avviso, è l’aspetto più bello dell’attività di creazione letteraria.</p>



<p>Insomma, dopo tanti anni di lavoro ho avuto difficoltà a uscire dal mondo parallelo che si era generato intorno a “Il sangue della Montagna” e a lasciare i miei personaggi. Non mi era mai successo con gli altri miei libri. Non in maniera così spiccata, almeno…</p>



<p><strong>Paola, una delle protagoniste, e poi altre donne insieme a lei, si occupano di Economia sociale, un&#8217;economia che rimette al centro l&#8217;essere umano: c&#8217;è una dura critica, quindi, al sistema capitalistico. Quali pratiche bisognerebbe adottare per cercare un equilibrio nella distribuzione di risorse e di ricchezze nelle società attuali?</strong></p>



<p>Il sistema capitalistico non è riuscito a evitare che si generassero disuguaglianze molto forti, come del resto non hanno mancato di evidenziare economisti illuminati e illustri (Joseph <em>Stiglitz in testa). E il pensiero che i mercati, da soli, siano in grado di creare, quasi automaticamente, una sorta di equilibrio è fallace. Paola Veltrami, la co-protagonista del romanzo, ne è assolutamente convinta. Pur essendo una docente di letteratura, ha una passione per gli studi economici. Anzi, forse è proprio questa duplice visuale di umanista letteraria (nota a livello internazionale) e studiosa di economia che le consente di avere una visione più ampia della problematica. Per farla breve, Paola sogna di contribuire alla creazione di un sistema economico più attento ai bisogni delle persone, meno “disumano”. Così crea un gruppo su Facebook che chiama “Economia Umana” e che negli anni, con sua stessa sorpresa, cresce a dismisura. Tornando alla tua domanda: q</em>uali pratiche bisognerebbe adottare per cercare un equilibrio nella distribuzione di risorse e di ricchezze nelle società attuali? Paola non ha una “ricetta”, ma la sua visione la spinge a creare connessioni tra tutti gli addetti ai lavori che credono in questo tipo di prospettiva e, contestualmente, a far crescere la consapevolezza della gente per ciò che concerne queste problematiche. In questo sistema economico, che crea disuguaglianze, ci siamo immersi tutti. Dunque stiamo parlando di qualcosa che riguarda tutti. La visione di “Economia Umana” di Paola Veltrami (da qualcuno tacciata di utopismo), parte da qui.</p>



<p><strong>“Il sangue della Montagna” affonda nella realtà, ma si ammanta anche di realismo magico: quali sono gli autori a cui attinge per riportare nelle sue storie figure ultraterrene che “dialogano” con quelle ancora presenti? E qual è, oggi, il suo rapporto con la morte?</strong></p>



<p>Sono un lettore onnivoro. Tuttavia, poiché questo mio libro è stato considerato come una sorta di romanzo-mondo, posso citare tre “opere-mondo” della grande letteratura internazionale che per me sono state fondamentali: “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, “Furore” di John Steinbeck e “Il museo dell’innocenza” di Orhan Pamuk. Sono tre libri bellissimi (che tutti dovrebbero leggere), di tre Premi Nobel della Letteratura (ciascuno di loro, per me, è stato punto di riferimento).</p>



<p>Per rispondere alla seconda parte della domanda, posso dire che il mio rapporto con la morte è piuttosto sereno e visto con l’ottica di una persona credente, sebbene la nostra società occidentale (sempre più di corsa e sempre più proiettata nella dimensione del fare a discapito di quella dell’essere), ci spinga a rigettare l’idea della fine o – comunque – ad accantonarla. Eppure, a ben pensarci, al di là del fatto di essere credenti oppure no, la finitezza del ciclo dell’esistenza consentirà a chi verrà dopo di noi di godere del dono della vita fruendo delle risorse limitate che può offrire questo nostro martoriato pianeta (sempre che non compromettiamo definitivamente l’habitat necessario per la sopravvivenza della nostra specie a causa dell’inquinamento e delle conseguenze sul cambiamento climatico: problema epocale e di primaria importanza). D’altra parte è stato così anche per noi che siamo succeduti ai nostri avi. Il concetto di immortalità terrena è incompatibile con le risorse naturali limitate che abbiamo l’obbligo di trasferire, preservandole, alle generazioni future.</p>



<p><strong>Il filo conduttore delle vicende narrate dai personaggi (in prima o terza persona) è il tema della perdita: ognuno di loro perde una persona cara, un luogo dell&#8217;anima, un oggetto (transazionale), alcuni la propria vita, ma il finale suggerisce consolazione grazie al tempo ciclico del cosmo che si ripete continuamente: cosa può lasciare di sé una persona, come testamento etico, soprattutto alle generazioni future?</strong></p>



<p>Credo di aver in parte risposto nel punto precedente. Qui posso aggiungere, anche con riferimento a quel che accade nel romanzo, che il testamento etico che possiamo lasciare deriva inevitabilmente dal pensiero e dalle azioni che caratterizzano la nostra esistenza. Ne “Il sangue della Montagna” un ruolo essenziale è giocato anche dalla scrittura (e non è un caso che questo romanzo sia stato definito, anche, “meta letterario”).</p>



<p><strong> La Montagna: è femmina, è strega, è madre: molte sono le simbologie dell&#8217;Etna che via via si alternano nella narrazione. Quale la sua preferita?</strong></p>



<p>I tre simboli indicati nella tua domanda sono strettamente connessi. Tra tutti, trovo più affascinante quello della “madre”, che – in un certo senso – riconduce alla natura e al concetto di creato.</p>



<p>Il rapporto con la Montagna, l’Etna, in questo romanzo è <em>indagato</em> da varie prospettive, ma si incentra soprattutto su due personaggi: da una parte, Marco Cersi, ossessionato dalla Montagna a causa di traumi subiti per via delle eruzioni e che, a suo modo, intraprende una sorta di battaglia contro il vulcano e contro le sue stesse ossessioni; dall’altra, don Vito Terrazza, vecchio intagliatore di pietra lavica e appassionato declamatore di versi poetici in dialetto, convinto che dentro la pietra vulcanica alberghino “entità” che aspettano di essere liberate.</p>



<p><strong>Si nota una grande ricerca etnografica sulle tradizioni che riguardano la Sicilia, ma anche di altri popoli: i racconti, le leggende, i modi di dire&#8230; Ci può regalare un altro racconto che riguarda il culto dei morti o l&#8217;elaborazione del lutto?</strong></p>



<p>Più che un altro racconto, ne approfitto per offrire uno stralcio del libro che è stato particolarmente apprezzato da diversi lettori e che dunque, per un motivo o per l’altro, immagino sia dotato di una certa incisività. Nel romanzo, a un certo punto, si parla di fantasmi. Non è ben chiaro se si tratta di fantasmi intesi in senso stretto, o se frutto di una sorta di disagio psicologico determinato dalle difficoltà che alcuni di questi personaggi si trovano a vivere. Saranno i lettori a decidere. Ecco lo stralcio: «I fantasmi esistono. E sono più numerosi delle stelle. Esistono all’ombra dei ricordi, tra le pieghe delle esperienze, nei dolori per le mancanze, sopra l’onda dei rimpianti. Si nascondono sotto il peso delle delusioni, tra i dubbi di un futuro nebuloso, dentro gli spasmi scatenati dalle nostre ansie, nelle emozioni suscitate da oggetti custoditi come reliquie. Vivono nelle storie inventate e in quelle reali. In quelle scritte e in quelle lette. Avrei voluto dirgli che spendiamo la nostra vita a generare fantasmi e che forse, una volta o l’altra, avremmo dovuto avere il coraggio di guardarli in faccia anziché relegarli ai margini della nostra visuale.»</p>



<p><strong>Le piacciono molto le citazioni, vero?</strong></p>



<p>Sì, ma piacciono molto di più a Paola Veltrami (che abbiamo già citato prima). Lei ha una vera e propria passione &#8211; forse dovremmo chiamarla “ossessione” &#8211; per le citazioni (d’altra parte questo romanzo riguarda anche le ossessioni). Le raccoglie in quaderni ed è pronta a utilizzarle nelle varie circostanze in cui si trova coinvolta. Questo insieme di citazioni costruisce una delle varie sottotrame che riconducono alla storia principale.</p>
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		<title>&#8220;Dialogo con gli studenti&#8221;.  Mirko</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 06:43:23 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Iniziamo il nostro viaggio con gli studenti  con l&#8217;iniziativa &#8220;Dialogo con gli studenti&#8221; a cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Consapevoli del nostro ruolo per il futuro delle nuove generazioni, abbiamo deciso di intraprendere questo nuovo percorso di condivisione e comprensione. Faranno parte di questa iniziativa studentesse e studenti universitari e non solo, presenti con testi e video.&nbsp;</p>



<p>Questo progetto ha come scopo quello di capire le esigenze e le aspettative delle ragazze e dei ragazzi perchè sono loro il nostro futuro e non si può costruire un mondo migliore senza entrare in relazione con la nuova generazione.&nbsp;</p>



<p>Chi sono gli studenti fuori dalle aule?&nbsp;</p>



<p>Cosa ne pensano della nostra società?</p>



<p>Come possiamo aiutarli a realizzare i loro sogni?</p>



<p> Oggi vi proponiamo la storia di Mirko,  uno studente musicista che vi abbiamo presentato qualche tempo fa. Eccola per voi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="blob:https://www.peridirittiumani.com/d1319ac4-0e5c-43b1-8645-a49b74793e34?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>



<p></p>
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		<title>Le nuove sfide per lo sviluppo sostenibile</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2020 08:53:49 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha incontrato Nicola Mazon &#8211; di <strong>AIESEC </strong>Verona &#8211; che ha parlato delle nuove sfide per lo sviluppo sostenibile, in particolare dopo essere stati colpiti, a livello globale, da una pandemia. </p>



<p>AIESEC è un nostro partner e ci ha fatto molto piacere invitare un giovane preparato perchè i <em>giovani </em>sono i professionisti del <em>Futuro</em>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>Assemblea Generale delle Nazioni Unite 2022-2032 sarà il Decennio internazionale delle lingue indigene</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Dec 2019 07:27:02 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1000" height="579" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/indigeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13382" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/indigeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/indigeni-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/indigeni-768x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p></p>



<p>L&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso lo scorso 18 dicembre che il decennio 2022-2032 sarà dedicato alle lingue indigene. Per l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) la decisione segna la degna conclusione dell&#8217;Anno internazionale dei popoli indigeni. L&#8217;istituzione del decennio delle lingue indigene costituisce un grande successo per le<br>popolazioni indigene e apre la possibilità alla rivalutazione delle loro lingue nonché al diritto all&#8217;uso della propria lingua.</p>



<p>L&#8217;istituzione del decennio per le lingue indigene è anche il risultato del grande lavoro di rete fatto dalle organizzazioni indigene di tutto il mondo sia nell&#8217;ambito dell&#8217;Anno Internazionale per gli Indigeni, sia all&#8217;interno degli appositi organi delle Nazioni Unite quanto a livello di base. La proclamazione del decennio per le lingue indigene permette ora di creare le condizioni necessarie per implementare e avviare a livello nazionale programmi centrati sul rispetto dei diritti linguistici ed educativi.</p>



<p>E&#8217; importante che i benefici derivanti dalla proclamazione del decennio delle lingue indigene raggiungano effettivamente coloro che queste lingue le parlano ancora. Tra i vari benefici dovrebbero figurare anche concreti sostegni finanziari per far sì che le lingue indigene non vengano registrate solo a fini museali ma che si creino invece le condizioni affinché i giovani possano tornare a impararle e usarle.<br>L&#8217;unico modo per garantire la sopravvivenza di una lingua e di mantenerla per le generazioni future è infatti quella di creare le basi affinché un numero sufficiente e crescente di persone la usi abitualmente nella vita quotidiana.<br></p>



<p><br></p>
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		<title>Il Movimento Internazionale Transculturale Interprofessionale “Uniti per Unire”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2019 07:11:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Politica ,Il Movimento internazionale “Uniti per Unire” lancia il Manifesto “Uniti per Unire la Nostra Italia” con 10 priorità al Presidente Conte e le forze politiche . Uniti per Unire, per la sua&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="205" height="245" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12969"/></figure></div>



<p> <em><strong>I</strong></em></p>



<p><em><strong>Politica ,Il Movimento internazionale “Uniti per Unire” lancia il Manifesto “Uniti per Unire la Nostra Italia” con 10 priorità al Presidente Conte e le forze politiche .</strong></em></p>



<p>Uniti per Unire, per la sua natura di movimento internazionale, transculturale e interprofessionale, ha ben chiaro che il governo dell’Italia di oggi e del prossimo futuro ha bisogno di un approccio culturale politico diverso da quello che pretende di separare realtà inseparabili e che fa sembrare #Prima gli italiani o formazioni politiche solo per immigrati operazioni sensate mentre in realtà allontanano solo la politica dal suo oggetto naturale che è l’Italia con la popolazione che vi vive e vi opera, indipendentemente dalle sue origini geografiche. Uniti per Unire ha la convinzione che solo uniti si vincono i problemi attuali e solo unendo le competenze, i saperi, le volontà e le capacità di tutti i cittadini in un&#8217;unica storia, quella dell’Italia, si può preparare una svolta di cambiamento positivo del Paese. Per questa ragione il movimento Uniti per Unire consegna ai cittadini e ai politici italiani insieme alle confederazioni,associazioni e comunità aderenti “<strong>Uniti per Unire la Nostra Italia</strong>” un manifesto che propone un cambio di linea nella politica di crescita economica, culturale e sociale del nostro paese e delle nostre nuove generazioni.</p>



<p>
<em><strong>Manifesto
“Uniti per Unire la Nostra Italia”</strong></em></p>



<p>
<em>Obiettivi mirati
urgenti per rinnovare l’Italia reale, multietnica e multiculturale</em></p>



<p>
<em><strong>POLITICA E
INFORMAZIONE</strong></em></p>



<p>
<em>1. promuovere e
sostenere la libertà di espressione, combattere il conflitto
d’interessi;</em></p>



<p>
<em>2. richiamare gli
operatori dell’informazione, anche attraverso l’intervento degli
Ordini professionali, al loro dovere di lealtà, correttezza e
verità, evitando la strumentalizzazione mediatica tendente a creare
odio, disagio e disinformazione, anche verso l’origine razziale e
l’intolleranza religiosa;</em></p>



<p>
<em>3. offrire in
politica reali ruoli operativi alla società civile e ai nuovi
cittadini di origine immigrata, evitando la strumentalizzazione in
sola chiave elettorale di personaggi famosi, attori, sportivi, sia
italiani che di origine straniera;</em></p>



<p>
<em>4. promuovere
campagne di conoscenza e di dialogo tra i popoli e le loro diverse
culture.</em></p>



<p>
<em><strong>SVILUPPO
ECONOMICO ,CRESCITA E INNOVAZIONE </strong></em>
</p>



<p>
<em>1. combattere la
disoccupazione giovanile creando incentivi per chi assume giovani e
per chi va prima in pensione; </em>
</p>



<p>
<em>2. eliminare gli
ostacoli allo sviluppo rappresentati dallo sfruttamento economico e
lavorativo dei lavoratori italiani e immigrati, dalla scarsa tutela
delle lavoratrici in gravidanza, dall’evasione fiscale e dal muro
della burocrazia; </em>
</p>



<p>
<em>3. promuovere e
introdurre innovazione ,semplificazione con tecnologia
all’avanguardia nella pubblica amministrazione e a favore della
ricerca,attraendo giovani professionisti e imprenditori dall’estero;</em></p>



<p>
<em>4. promuovere il
coinvolgimento produttivo dei cittadini immigrati attraverso una
strategia a due binari, che garantisca da una parte l’eliminazione
degli ostacoli anche normativi a processi d’integrazione efficaci e
dall’altra la stessa sicurezza per tutti i cittadini italiani e
d’origine straniera.</em></p>



<p>
<em><strong>SANITÀ E
AMBIENTE</strong></em></p>



<p>
<em>1. omogeneizzare
qualità ed efficienza del servizio sanitario in tutte le regioni,
tutelare e aggiornare i contratti nazionali di lavoro nella sanità
pubblica e privata anche per combattere la fuga dall’Italia dei
giovani professionisti;</em></p>



<p>
<em>2. ridurre la
carenza dei professionisti nella sanità, aumentando la disponibilità
delle borse di specializzazione e consentendo ai professionisti di
origine straniera con titoli professionali riconosciuti o conseguiti
in Italia di partecipare ai concorsi pubblici senza obbligo della
cittadinanza per chi lavora da 5 anni in Italia;</em></p>



<p>
<em>3. combattere
l’inquinamento ambientale, tutelare la salute dei cittadini da
materiali oncogeni e promuovere più ricerca sulle neoplasie e sul
loro rapporto con l’inquinamento ambientale;</em></p>



<p> <em>4. Tutelare la salute degli animali e agevolazione fiscale per i proprietari e promuovere più spazi nei giardini per l’accesso degli animali.</em></p>



<p>
<em><strong>UNIVERSITÀ,
SCUOLA E INTEGRAZIONE CULTURALE</strong></em></p>



<p>
<em>1. combattere gli
abbandoni universitari, abolendo il numero chiuso al primo anno e
introducendo una prova di selezione al secondo utile anche allo
studente per capire se ha fatto la scelta giusta;</em></p>



<p>
<em>2. promuovere
l’emersione delle capacità e dei saperi dei cittadini e
professionisti d’origine straniera in quanto utili allo sviluppo
del sistema e società italiana in cui vivono e valorizzare la
presenza delle cosiddette seconde generazioni, anche attraverso
l’adozione legislativa dello “Ius soli temperato”;</em></p>



<p>
<em>3. incentivare la
professionalità degli insegnanti e l’efficacia organizzativa nei
rapporti con i propri territori delle scuole; </em>
</p>



<p>
<em>4. promuovere la
formazione e l’adozione della mediazione interculturale a livello
di comunità territoriali, ormai multietniche e multiculturali, in
favore dell’uguale dignità delle persone e delle culture,
dell’inserimento dei rifugiati, della libertà e del dialogo fra
religioni diverse;</em></p>



<p>
<em><strong>POLITICA ESTERA
E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE</strong></em></p>



<p>
<em>1. incentivare
l’approvazione di una legislazione europea che garantisca la
solidarietà fra tutti i paesi dell’Unione contro il traffico degli
esseri umani e la violenza su uomini, donne e minori;</em></p>



<p>
<em>2. individuare
meccanismi di soluzione dei conflitti in Libia, Yemen, Siria, Iraq e
altri paesi africani,&nbsp;iniziare concretamente il processo di pace
tra palestinesi e israeliani e sostenere nel contempo la popolazione
in guerra e in fuga con aiuti e corridoi sanitari e umanitari;</em></p>



<p>
<em>3. tutelare i
professionisti della sanità che lavorano in prima linea e sostenere
lo sviluppo in loco di strutture sanitarie adeguate attraverso il
trasferimento di istruzioni operative pratiche e di conoscenze di
alta specializzazione al personale sanitario di quei paesi.</em></p>



<p> <em>4. rafforzare gli accordi bilaterali e la collaborazione in sanità ,sicurezza ai confini ,istruzione e politiche per lo sviluppo economico e del commercio estero tra l’Italia e paesi di origine dei migranti ed i rifugiati per aiutarli a casa loro e in Italia con progetti concreti e proficui.</em></p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Panem</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jul 2019 08:59:01 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;artista calabrese Angelo Aligia è presente con la mostra d’arte contemporanea “Panem”, a cura di Andrea Romoli Barberini, all’interno del suggestivo ipogeo Materasum in recinto XX Settembre a Matera. La mostra resterà aperta fino al 14 settembre 2019, tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="498" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/20190628_125247-e1564216701769-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12820" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/20190628_125247-e1564216701769-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/20190628_125247-e1564216701769-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/20190628_125247-e1564216701769-768x1580.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></figure></div>



<p>L’esposizione prende il titolo dalla video installazione sul tema del pane &#8211; sacro, veicolo culturale e simbolo di condivisione &#8211; presenta oltre venticinque opere, tra quadri, installazioni e video, realizzate tra il 2005 e oggi.  La mostra ripercorre alcune delle tappe salienti dell’indagine di Aligia, artista che da sempre ha connotato il proprio lavoro di valori che rinviano alle culture rurali del Mezzogiorno.<br>Oltre alla videoinstallazione Panem, che celebra miti, riti, antiche divinità, simboli e valori di un tempo, le sale di Materasum accolgono anche le installazioni <em>Mare Nostrum</em>, incentrata sulla contraddittoria molteplicità di significati che il Mediterraneo ha assunto nel corso dei secoli, <em>In attesa del vento</em>, presentata alla 54° Biennale di Venezia (Padiglione Italia) e <em>I formicai</em>, lavoro recente composto che gioca sull’analogia dell’organizzazione sociale di insetti ed esseri umani ma anche sul contrasto tra interno ed esterno di queste monumentali strutture. Completa il percorso una selezione di quadri realizzati con le terre della Riviera dei Cedri e connotati da segni arcaici che si ritrovano sulle alture rocciose della zona. </p>



<p>

“Il percorso artistico di Angelo Aligia si basa su una riflessione antropologica che tende al recupero e alla rielaborazione di materiali, utensili, costumi e tradizioni che hanno assunto nel tempo il connotato culturale e identitario di particolari luoghi.<br>Nato e residente in Calabria, Aligia ha dapprima adottato il legno di olivo, realizzando una serie di sculture in cui la definizione formale scaturisce da interventi molto misurati che tendono ad esaltare le seduzioni plastiche espresse dalla natura, rimanendo quindi distante da tentazioni di rappresentazione mimetica e anzi, prediligendo esiti d’ambito organico. Nel solco del recupero del primario, Aligia ha poi avviato una prolungata sperimentazione con la pietra calcarea calabrese e, attraverso la rielaborazione dell’antica tecnica dei muri a secco, ha realizzato una serie di opere di impatto monumentale e impianto minimalista. Sfere, cubi, tavoli e sedie gigantesche si impongono allo sguardo come enigmatiche testimonianze di epoche passate e piene di suggestione. Evocative di remote ritualità, palesano la centralità dei concetti di tempo e luogo. Fedele ai contenuti della propria indagine artistica, Aligia ha affrontato anche la bidimensionalità, utilizzando con valenza pittorica, materiali quali terre, canne e, rielaborati in bronzo e applicati sui supporti, i frutti e gli alimenti del suo territorio quali cedri, fichi, pane. In queste opere trovano sovente collocazione e nuova dignità, con monumentali sottolineature dimensionali, anche gli utensili di un tempo, per il lavoro in casa e nei campi.<br>In breve, l’opera di Angelo Aligia tende a evidenziare e salvaguardare quei particolari elementi tratti dalla natura o dalla cultura rurale. L’opera, quindi, nella ricercata semplicità delle forme che esprime, si fa testimonianza viva, unica e irripetibile, di quei valori ancestrali che l’artista intende sottrarre all’oblio”. Andrea Romoli Barberini (tratto dal testo in catalogo Angelo Aligia)

</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/20190628_124912-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12828" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/20190628_124912-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/20190628_124912-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/20190628_124912-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Solo da bambini</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2019 09:04:32 +0000</pubDate>
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<p>L&#8217;opera collettiva &#8220;Lo stesso giro del mondo&#8221; apre l&#8217;esposizione &#8220;Solo da bambini&#8221;, presso la Fondazione Merz di Torino fino al 19 maggio 2019, per cui sono stati coinvolti tre richiedenti asilo, Mohamed, Chehou e Kalambani, in Italia da meno di due anni e per vivere raccolgono ferro vecchio. Hanno realizzato una giostra, simbolo del gioco, dell&#8217;aspetto ludico della Vita che dovrebbe appartenere all&#8217;infanzia di tutte e di tutti e che, troppo spesso, invece viene negata.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12341" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135824-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12342" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135908-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a 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href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12344" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a> <a 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sizes="(max-width: 2240px) 100vw, 2240px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12346" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_140549-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 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<p>A partire dalla giostra si diramano le narrazioni artistiche di Daniele Gaglianone, Paolo Leonardo e di Lina Fucà: i tre artisti (due visivi e un regista), intrecciano il proprio vissuto con l&#8217;attualità per una riflessione sulle condizioni dei minori, di Ieri e di Oggi.</p>
<p>Una grande ragnatela di juta, ricavata da sacchi portati da Cuba, con alle pareti tante piccole fotografie raccontano di donne che danno la Vita e la trasmettono; un&#8217;abitazione, in &#8220;Ti ho pensata sempre&#8221; è al centro di una riflessione che riguarda il nido in cui si cresce e si invecchia; quattro adolescenti corrono incontro al Futuro, pieni di speranze e di aspettative; Gaglianone, attraverso gli sguardi dei suoi figli, crea un suggestivo viaggio onirico ripetendo le stesse immagini commentate da una voce di bambina che ricorda l&#8217;assalto alla caserma di Moncada, durante una rivolta cubana. Paolo Leonardo utilizza le foto incastonate su dipinti, in &#8220;Altri occhi e &#8220;Non avere paura&#8221;, dialogando con l&#8217;opera del regista, per poi realizzare l&#8217;opera intitolata &#8220;Archivio Coco&#8217;s&#8221;, un video che riporta alla Memoria le vicende della famiglia proprietaria del Coco&#8217;s, ristorante situato al centro di Torino frequentato, fin dagli anni &#8217;70, dalla comunità di migranti che arrivava dal meridione.</p>
<p>Esperienze personali, desideri, ricordi passati&#8230;Coinvolgendo vari materiali, possibilmente poveri, diverse forme e mezzi artistici, la mostra vuole sottolineare l&#8217;importanza dei sogni, dedicando ad essi la sensibilità e la riflessione critica degli artisti e delle persone comuni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12338" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2240" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639-768x1580.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190330_135226-e1555923012639-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w" sizes="(max-width: 2240px) 100vw, 2240px" /></a></p>
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