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	<title>geografia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Scrivere d&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 09:19:31 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="424" height="622" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17262" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 424w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/af-205x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 205w" sizes="(max-width: 424px) 100vw, 424px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>E&#8217; da un po&#8217; di mesi che mi occupo di questa rubrica, che scrivo sulla situazione del continente africano. Non sono mai stato in Africa e sinceramente ho iniziato a scrivere senza troppa preparazione, ma spinto dalla voglia di fare.<br>Nel documentarmi, mi sono imbattuto nel libro “Parlare d&#8217;Africa – 50 parole chiave” di Luca Jourdan e Karin Pallaver pubblicato dalla Carocci. Il libro analizza proprio come i mass-media parlano di Africa. Leggendo questa pubblicazione, mi sono reso conto che forse sono stato un po&#8217; incosciente, diventare retorici è molto facile.<br>Il testo è una sorta di glossario, le 50 parole chiave appunto, necessarie per orientarsi nella storia e nell&#8217;attualità del continente africano. Adatto per chi, come il sottoscritto, si approccia per la prima volta o quasi, all&#8217;argomento. Un altro obiettivo del libro è di decostruire strereotipi. Gli autori si sono concentrati soprattutto sull&#8217;Africa subsahariana, ovvero l&#8217;area maggiormente interessata a luoghi comuni e rappresentazioni scorrette.<br>Non conosci l&#8217;Africa e vuoi saperne di più? Ti consiglio proprio questo libro. Ogni voce è volutamente breve e permette al lettore di acquisire le informazioni in modo chiaro e coinciso.</p>



<p><br>Concludo riportando passi di un saggio provocatorio di Binyavanga Wainaina (andate a vedere di chi si tratta) pubblicato su <em>Granta </em>nel 2005:<br>&#8220;Nel titolo, usate sempre le parole &#8216;Africa&#8217;, &#8216;nero&#8217;, “safari”. Nel sottotitolo, inserite termini come &#8216;Zanzibar&#8217;, &#8216;masai&#8217;, &#8216;zulu&#8217;, &#8216;zambesi&#8217;, &#8216;Congo&#8217;, &#8216;Nilo&#8217;, &#8216;grande&#8217;, &#8216;cielo&#8217;, &#8216;ombra&#8217;, &#8216;tamburi&#8217;, &#8216;sole&#8217; o &#8216;antico passato&#8217;. Altre parole utili sono &#8216;guerriglia&#8217;, &#8216;senza tempo&#8217;,<br>&#8216;primordiale&#8217; e &#8216;tribale&#8217;.<br>Mai mettere in copertina (ma neanche all’interno) la foto di un africano ben vestito e in salute, a meno che quell’africano non abbia vinto un Nobel. Usate, piuttosto, immagini di persone a torso nudo con costole in evidenza. Se proprio dovete ritrarre un africano, assicuratevi che indossi un abito tipico masai, zulu o dogon.<br>Nel testo, descrivete l’Africa come se fosse un paese caldo, polveroso con praterie ondulate, animali e piccoli, minuscoli esseri umani denutriti. Oppure caldo e umido, con popolazione di bassa statura che mangia scimmie. Non perdetevi in descrizioni accurate, l’Africa è grande: cinquantaquattro nazioni e novecento milioni di persone troppo impegnate a soffrire la fame, morire, combattere o emigrare per aver tempo di leggere il vostro libro.<br>Il continente è pieno di deserti, giungle, altipiani, savane e molti altri paesaggi, ma questo non interessa ai vostri lettori. Fate delle descrizioni romantiche, evocative, senza esagerare con i dettagli.<br>Ricordatevi di dire che gli africani hanno la musica e il ritmo nel sangue e che mangiano cose che nessun altro uomo è in grado di mangiare. Non citate mai riso, carne e grano: preferite, tra i piatti tipici del continente nero, cervello di scimmia, capra, serpente, vermi, larve e ogni sorta di selvaggina. E ricordatevi anche di aggiungere che voi siete riusciti a mangiare questi cibi e anzi che avete imparato a farveli piacere.</p>



<p>Soggetti vietati: scene di vita quotidiana, amore tra africani, riferimenti a scrittori o intellettuali, cenni a bambini scolarizzati che non soffrano di framboesia, Ebola o abbiano subìto mutilazioni genitali. Nel libro adottate un tono di voce sommesso e ammiccante con il lettore e un tono triste, alla “era esattamente quello che mi aspettavo”.<br>Chiarite subito che il vostro progressismo è senza macchia e dite quanto amate l’Africa e come vi sentite in armonia con quella terra e anzi, non potete viverne lontani. L’Africa è l’unico continente che si può amare: approfittatene! Se siete uomini, descrivete le torride foreste vergini. Se siete donne, parlate dell’Africa come di un uomo in giubbotto multitasche che sparisce nel tramonto.<br>L’Africa è da compatire, adorare o dominare. Ma qualsiasi punto di vista scegliate, assicuratevi di dare l’impressione che senza il vostro intervento l’Africa sarebbe spacciata…&#8221;.</p>



<p><br></p>
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		<title>Riscoprire il proprio territorio</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2021 07:34:52 +0000</pubDate>
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<p>Quando le ragazze e i ragazzi di un scuola superiore (4D dell&#8217;IIS di Lercara Friddi), partendo dalla lettura del libro &#8220;Visioni periferiche. la narrazione dell&#8217;hinterland in Italia e nel mondo&#8221;, Multimage e dal laboratorio legato ad esso, si interessano del proprio territorio e vanno a riscoprirlo, facendo ricerche, approfondimenti e dando risposte ai temi del welfare, dei diritti, della cittadinanza attiva&#8230;</p>



<p>Non finiremo mai di ringraziarli e di ringraziare la professoressa che li ha stimolati. </p>



<p>Ecco due lavori delle studentesse e degli studenti.</p>



<p>Institute Andrea Reres Mezzojuso</p>



<p>Andrea Reres in 1609 bound 4,000 ounces with the obligation to build a Basilian monastery in the church of Santa Maria di tutti le Grazie, administered by a Confraternity founded since 1529 by the Albanian faithful, in which, under penalty of transience, the monks had to always be Greek or Albanian, professing the oriental rite and discipline. Completed in 1648, the building welcomed the first monks who came from the famous Monastery of Aghìa Triàs in the Acrotiri area of the island of Candia. Soon the small community grew; the novitiate was opened and many young people came from the Albanian colonies of Sicily. In a short time the Monastery became so luxuriant, animated by learned and holy monks that it was able to support missions in Albania, for about a century and with such fruit that four of its sons deserved the high honor from the Holy Apostolic See of be awarded the archiepiscopal dignity. Over time, originating from the monks&#8217; personal collection of books, a substantial library was established there, which grew in a varied and eclectic way. The activity of the monks was aimed at the education and training of young people, and the Monastery became for about two centuries a center of radiance of culture, a true Athenaeum of the Albanian colonies. The monks, who arrived from Crete, as well as from the continental regions of Greece, remained scrupulous observers of the oriental monastic disciplines, not neglecting at the same time to sow the seed of Hellenic culture.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="341" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Mezzojuso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15366" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Mezzojuso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/Mezzojuso-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption><br></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="971" height="769" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15367" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 971w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B-300x238.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/B-768x608.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 971px) 100vw, 971px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-1024x682.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15368" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-1024x682.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C-768x511.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/C.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>It is precisely this spirit of theirs, as well as their artistic talent, for the creation of what currently constitutes the most conspicuous and precious part of the iconographic heritage of the Eparchy of Piana degli Albanesi. In fact, the Cretan Jeromonk Joannikio worked in Mezzojuso, teacher of a school of iconography that has been defined as Sicilian-Cretan. The Monastery, however, after so much luster and decorum, had a period of decline, so much so that the laws of 1866-67, which suppressed the religious corporations, found it in a slow agony. After it was confiscated by the State Property, the Company of S. Maria of all the Graces, availing itself of its rights deriving from the testamentary disposition of Reres, obtained its restitution and provided for a partial restoration of the vast monastic building. This however, abandoned by the monastic community, remained practically deserted; during the First World War it was also used as a barracks where to keep the Austrian prisoners of war who used some precious books from the library as fuel to feed the fire needed to warm themselves. In 1920 the Confraternity approved the foundation in the Monastery of the &#8220;Andrea Reres Institute&#8221;, for the education and culture of young Albanians of the Greek rite, and entrusted it to the Basilian Fathers of Grottaferrata who provided for the recovery of the monastery premises and reconstitution of a new library, in which the works that had been saved from the dispersion of the old library have converged.</strong></p>



<p>We would like to use this building in a different way as it is equipped with both an external and internal environment and it would be ideal to use it to carry out multiple activities that mainly concern young people.</p>



<p>In the past it was used to welcome immigrants but was soon abandoned but the reasons have not yet emerged.</p>



<p>It would be an excellent opportunity to revive a space so useful for all the citizens of Mezzojuso.</p>



<p><strong>Created by: Bisulca Fabiana and</strong> <strong>Billone Natalia</strong></p>



<p></p>



<p>The wonders of vicari</p>



<p><strong>La cuba araba</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="511" height="344" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/cuma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/cuma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 511w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/cuma-300x202.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 511px) 100vw, 511px" /><figcaption>OLYMPUS DIGITAL CAMERA</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Also known as Cyprine&#8217;s Cuba, it is an emblematic architectural presence that represents the imprint of Arab culture in Vicari territories. This structure was formerly built in the open countryside, in fact in ancient time it was practically immersed in greenery, but over time and with the subsequent expansion of the city core, it no longer remained an isolated territory, but became an integral element of the town, which gave the name to the neighborhood: &#8216;Cyprine neighborhood&#8217;. It consists of a domed roof, and four openings in the shape of arches which are precisely aimed at the four cardinal points, and it is precisely from this element that the construction has come to be considered Arabic. The term “Ciprina” or “ciprigna” has Greek origins; Ciprina in fact was the name that in the classical period was attributed to the goddess Venus. The most plausible hypothesis therefore would be that the “Cuba” was in ancient times dedicated to Venus, or that it was erected over the remains of some building from the classical period. The Arab Cuba of Vicari in addition has in itself some typical elements similar to the Arab buildings scattered in Sicily. However, it is thought that the construction was made for the use of a cistern, in fact during the Arab era, it was most likely part of the water network the Arab aqueduct.</td></tr></tbody></table></figure>



<p>The castle of vicari</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="587" height="440" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ragazze.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ragazze.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 587w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ragazze-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 587px) 100vw, 587px" /></figure>



<p>One of Vicari&#8217;s most relevant and emerging architectural elements is represented by the Castle. Rising on a rock at a height of 700 meters, it overlooks the entire “Vicarese” town. Some historical sources state that this building was erected during the Roman period; while its restructuring dates back to the 1390s at the time of Manfredi di Chiaramonte. Currently the most visible parts of the castle are: the remains of the crenellated walls; the mill tower and the “fausa” gate, the remains of the cisterns, brought to light by the last archaeological excavations. But we can certainly say that this construction was used mainly as a real fortress. In fact, in 1077 Count Roger used it as a base for attacking the castle of Castronovo. In 1278, also the castle di Vicari was counted among the royal fortresses of Sicily. The most important episodes anyway they date back to the time of the battle of Vespers, when the minister took refuge there in 1282 by Carlo D&#8217;Angiò, Giovanni di S. Remigio. Originally, perhaps during the early Christian period, or at the latest in the Byzantine era, it was assumed that the castle had had an entrance a VESTIBULUS, later transformed into the church of Santa Maria del Boikos, and was surrounded by west by crenellated walls, of which we still find remains today.</p>



<p>Inside today we can admire the presence of two towers, one called the MULINO, which presents on the four sides of the ogival windows and the other open towards the inside the castle, towards the famous PORTA FAUSA or BUMMARA, (nomenclature that attests the ancient presence of Muslims in the Vicarese territories).</p>



<p>Today our wonders cannot be visited , but we really hope to make up for lost time and offer tourists occasions to meet friendly people and an old traditional culture!</p>



<p>We are not real tourist guides, but we know well everything about our little town, so we are looking forward to welcoming everyone who wants to meet something out of the traditional tourist tours!</p>



<p>Eleonora Mangiafridda</p>



<p>Martina Saccio</p>



<p>Alice Barbabbaccia</p>



<p>Noemi Manfrè Aurora Vicari</p>
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		<title>La forza nascosta della Dignità Umana</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2019 06:30:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Il 70 ° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani offre una grande opportunità per riflettere su uno dei concetti chiave riguardanti la tematica che verte sui diritti umani: la Dignità&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="600" height="338" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dignità-umana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12622" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dignità-umana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dignità-umana-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>Il
70 ° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
offre una grande opportunità per riflettere su uno dei concetti
chiave riguardanti la tematica che verte sui diritti umani: la
Dignità Umana.</p>



<p>Nonostante
le divisioni culturali e geografiche, è possibile notare un impegno
generale verso l’appagamento dei bisogni e dei desideri umani e lo
sviluppo di una pratica adeguata di diritti umani, in nome della
dignità umana stessa.</p>



<p>Come
riconosce McCrudden, il concetto di dignità umana sembra essere
un’emergente <em>ius commune </em>globale
dei diritti umani. Serve ovvero come una sorta di moneta comune nel
contesto internazionale dei diritti umani: fornisce una
giustificazione affinché i tribunali prendano in considerazione le
fonti estere di diritto nelle loro decisioni in materia di diritti
umani.</p>



<p>Gran
parte dell&#8217;ispirazione per l&#8217;uso del termine “dignity” (dignità)
nei testi internazionali e regionali sui diritti umani deriva
dall&#8217;uso dello stesso termine nella Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani (UDHR). È evidente la presenza di notevoli differenze
nel suo impiego tra i testi regionali e internazionali sui diritti
umani. Le disposizioni costituzionali sempre più distinte su
particolari aspetti della violazione dei diritti, sono segno del
tentativo dei legislatori costituzionali di raggiungere chiare
distinzioni che riflettono notevolmente i tratti socio-culturali
delle diverse realtà. David Feldman ha quindi ragione nel suggerire
che la dignità è una &#8220;nozione culturalmente dipendente e
malleabile”. 
</p>



<p>La
prima volta che &#8220;dignità&#8221; appare nei trattati del sistema
della Convenzione Europea è nel 2002: nel Protocollo n. 13
sull&#8217;abolizione della pena di morte, il testo afferma che tale
abolizione è essenziale per il pieno riconoscimento della dignità
intrinseca di tutti gli esseri umani. Nonostante all’interno della
Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU) non ci sia alcun
riferimento alla dignità umana, la Corte Europea dei Diritti Umani è
arrivata al punto di dichiarare che l&#8217;essenza stessa della
Convenzione sia il rispetto di tale dignità. Per cui, all&#8217;interno
della CEDU la dignità umana ha un ruolo non nel testo del trattato
ma nella pratica della giurisprudenza della Corte, testimoniata dagli
876 casi che includono un riferimento alla dignità.</p>



<p>Nel
contesto africano invece la persona umana è un essere religioso.
Questo valore conferisce alla persona un&#8217;alta dignità: è
riconosciuta questa natura speciale della persona, e di conseguenza
la dignità umana viene esaltata e concessa a ciascuno. 
</p>



<p>La
Convenzione Americana sui Diritti Umani percepisce la dignità nella
forma di doveri individuali fondamentali e di diritti.</p>



<p>Mentre
l&#8217;obiettivo ultimo del messaggio islamico è la protezione di un
credente, il suo onore e la sua dignità. Questo si traduce nella
preservazione della sua religione, vita, intelletto e proprietà. La
Dichiarazione del Cairo sui Diritti Umani nell&#8217;Islam, considera la
dignità una base per la protezione dell&#8217;onore poiché afferma che
l&#8217;informazione non debba essere sfruttata in un modo tale da violare
la dignità dei profeti. 
</p>



<p>Ciò
che emerge da questa concisa analisi, relativa al ruolo attribuito
alla dignità umana da alcune realtà geografiche e culturali, sono
differenze significative nelle modalità in cui la dignità umana è
stata incorporata nella legge positiva e risulta dunque rilevante
guardare oltre la stesura di tale concetto nella storia: il
significato della dignità umana, al momento della stesura della
Carta delle Nazioni Unite e l&#8217;UDHR, è stato quindi caratterizzato da
basi teoriche e in assenza di altre basi per il suo consenso. A quel
tempo, tutti potevano convenire che la dignità umana fosse centrale,
ma non il motivo. Si sapeva che una teoria dei diritti umani era
necessaria come punto di partenza, quindi attraverso i sistemi
regionali e nazionali il concetto si è sviluppato e adattato nella
forma di contenuti diversi per realtà diverse. 
</p>



<p>È
dunque possibile affermare che la dignità umana è profondamente
condizionata dai valori locali, risultando in principi contrastanti.
In quanto tale, un consenso a riguardo è particolarmente difficile
da mantenere in un contesto internazionale-pluralista: nessuna
singola visione della persona predomina e come risultato, diverse
versioni della dignità, tratte da tradizioni storico-culturali
diverse, competono. 
</p>



<p>Nel
passaggio seguente, vorrei soffermarmi sulla visione e sull&#8217;approccio
italiano alla dignità umana, sfruttando come strumento principale di
analisi la Costituzione Italiana. Dal mio punto di vista, il caso
italiano offre un esempio interessante di uno Stato, che pur non
essendo costituzionalmente fondato sulla dignità umana, è in grado
di applicare tale concetto per sviluppare e estendere i diritti umani
a ulteriori circostanze che sono frutto di cambiamenti e sviluppi
sociali.  
</p>



<p>A
differenza di alcuni sistemi giuridici, come quello tedesco, il cui
tema legato alla dignità umana è stato una costante fin dall&#8217;inizio
dell&#8217;esperienza costituzionale democratica; nella letteratura
giuridica italiana è mancato da tempo un interesse sostanziale. Una
valorizzazione del concetto di dignità nell&#8217;area del confronto
dottrinale italiano, è dovuta al progressivo aumento di nuove
problematiche specifiche e particolarmente sfidanti. In realtà, la
dignità umana non è percepita come qualcosa di giuridico, ma come
una sorta di &#8220;inizio&#8221; di uno sviluppo legislativo
all&#8217;interno del sistema legale. Dichiarare l&#8217;ambiguità che domina il
tema della dignità umana nel caso italiano, rispecchia la scelta di
non solennizzare l&#8217;inviolabilità del principio in un dato articolo.
La Repubblica italiana è difatti fondata sul lavoro, e di
conseguenza il soggetto in relazione alla dignità non è l&#8217;uomo
stesso, ma l&#8217;interpreneur. 
</p>



<p>Innanzitutto,
vorrei partire dai due articoli più rilevanti della prima parte del
testo costituzionale, intitolata &#8220;Principi fondamentali&#8221;.
Mi riferisco agli Articoli 2 e 3 che da un lato riconoscono
l&#8217;inviolabilità dei diritti umani; d&#8217;altra parte, creano un obbligo
specifico nei confronti delle autorità pubbliche per la rimozione di
alcuni ostacoli. Troviamo un riferimento alla dignità umana quando
si appella &#8220;la dignità sociale&#8221;, il che significa che ogni
essere umano ha lo stesso valore all&#8217;interno della struttura della
società. In questa lettura, è possibile affermare che la dignità
umana consista di due parti: quella individuale e quella sociale. Il
primo lato riguarda la dignità umana come elemento centrale di ogni
diritto fondamentale ed è comunemente preso in considerazione nella
giurisprudenza della Corte Costituzionale Italiana, ad esempio, in
merito al diritto alla salute. Sotto la dimensione sociale, è il
portatore del diritto che soffre la limitazione del godimento del
diritto, perché il godimento individuale di tale diritto viola la
nozione comune di dignità umana. Entrando nel capitolo dei diritti
all&#8217;interno della Costituzione, un primo riferimento deve essere
rivolto all&#8217;Articolo 27, secondo cui la punizione &#8220;non può
consistere in un trattamento contrario alla dignità umana&#8221;.
Qui, la Corte ha fondato la personalità generale del prigioniero che
ha ancora una parte residua della libertà personale. Un successivo
articolo in cui viene menzionata la dignità umana è l&#8217;Articolo 32,
che stabilisce il diritto di rifiutare trattamenti medici quando non
sono vincolati dalla legge. In questa circostanza, la dignità umana
è inclusa come limitazione, come protezione contro il trattamento
sanitario invasivo. Sotto l&#8217;Articolo 36 la dignità funziona come una
qualificazione del tipo di vita che i lavoratori e le loro famiglie
devono avere. L&#8217;ultimo ma non meno importante articolo che menziona
espressamente la dignità umana è l&#8217;Articolo 41, che stabilisce un
obbligo generale di protezione dei lavoratori. 
</p>



<p>Il
ruolo della dignità umana non si limita a tali disposizioni
contenute nella Costituzione, ma funge anche da fonte attraverso cui
far derivare nuovi diritti e ampliare quelli esistenti. Recentemente,
i giudici hanno fatto riferimento alla dignità personale per
abbattere i divieti legali, e la norma italiana (Legge Cirinnà n76,
entrata in vigore il 5 Giugno 2016) relativa alle unioni civili è
una prova. È un passo che rimuove alcune discriminazioni, per le
quali l&#8217;Italia era stata sanzionata dalla Corte Europea.  È un
regolamento, il cui scopo è regolarizzare le unioni civili tra
persone dello stesso sesso, con riferimento specifico e diretto agli
Articoli 2 e 3 della Costituzione. 
</p>



<p>Al
di là delle differenti interpretazioni giudiziarie, è possibile
notare che la dignità umana è spesso chiamata in azione là dove
sicurezza, eguaglianza e integrità sono in gioco. Non esiste una
concezione comune della dignità umana, sebbene sembri una sorta di
accettazione della profondità della dignità stessa. In questo modo
la dignità consente a ciascuna giurisdizione di sviluppare la
propria pratica dei diritti umani: ecco la forza nascosta della
Dignità Umana. 
</p>
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		<title>Meno sbarchi e più albanesi: cambia la geografia dei minori stranieri non accompagnati in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2018 10:43:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che si celebra martedì 20 novembre, Fondazione ISMU ricorda come la presenza dei minori stranieri in Italia si sia consolidata nel tempo e che al 1° gennaio 2018 sono un milione e 41mila i minorenni stranieri iscritti nelle anagrafi comunali del nostro Paese (a fronte di circa 8,8 milioni di italiani con meno di 18 anni di età), cioè più di un quinto della popolazione straniera complessivamente residente in Italia. Nell’anno scolastico 2016/2017 i giovani stranieri che hanno frequentato le scuole italiane sono stati oltre 826mila: si è, dunque, registrato un nuovo record storico. Ogni anno in Italia nascono mediamente circa 70mila bambini e bambine con genitori entrambi stranieri, pari a circa il 15% di tutte le nascite. Inoltre, ogni anno aumentano significativamente i minorenni di origine straniera che ottengono la cittadinanza italiana: secondo gli ultimi dati disponibili, durante il 2016 le acquisizioni di cittadinanza “per trasmissione o elezione” dei minori di 20 anni di età sono state più di 80mila e hanno rappresentato il 40% del totale (202mila). Tra gli “sbarcati” crescono, ma solo in termini relativi, i minori non accompagnati. Sebbene la presenza di minori stranieri nel nostro Paese appaia complessivamente consolidata e ben avviata nei processi di integrazione, merita ancora una speciale attenzione il segmento di coloro i quali non sono accompagnati da figure familiari e a cui va data speciale considerazione, vista la particolare condizione di vulnerabilità in cui si trovano. In questo contesto, ISMU segnala che nel 2016 sono “sbarcati” in Italia quasi 26mila minorenni stranieri non accompagnati (pari al 14,2% del totale degli sbarcati di quell’anno), durante il 2017 quasi 16mila (pari al 13,2% del totale degli arrivati via mare nel corso dell&#8217;anno) e durante il 2018, fino al 5 novembre, solamente 3.368 (pari al 15,1% del totale degli sbarcati da inizio anno). Anche se in termini assoluti si è registrata una netta diminuzione dei minori stranieri non accompagnati (Msna) arrivati via mare nel nostro Paese, nel 2018 rimane però in aumento la loro incidenza sul totale degli sbarcati. Quest’ultima è superiore rispetto al biennio passato e, soprattutto, rispetto al 2014 e 2015, quando 2 l’incidenza dei minori stranieri non accompagnati era stata poco più della metà dell’attuale, pari allora all’8% circa. Inoltre, sempre più spesso i minori stranieri non accompagnati giungono in Italia anche tramite altre rotte di tipo terrestre. Arrivi Msna via mare. Anni 2014-2018 Anno MSNA arrivati via mare Totale arrivi % MSNA su totale arrivi Anno 2014 13.026 170.100 7,7 Anno 2015 12.360 153.842 8,0 Anno 2016 25.846 181.436 14,2 Anno 2017 15.779 119.369 13,2 Anno 2018 (gennaio-ottobre) 3.330 22.031 15,1 Fonte: Elaborazione ISMU su dati Ministero dell&#8217;Interno e UNHCR Per la prima volta diminuiscono i minori non accompagnati nelle strutture di accoglienza e cambia parzialmente la geografia delle provenienze.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Minori-strabnieri-non-accompagnati-immagine.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11688" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Minori-strabnieri-non-accompagnati-immagine.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="550" height="397" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Minori-strabnieri-non-accompagnati-immagine.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 550w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Minori-strabnieri-non-accompagnati-immagine-300x217.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></p>
<p>Al 30 settembre 2018, la prima cittadinanza presente e censita nelle strutture dedicate ai minori stranieri non accompagnati in Italia è quella albanese (con 1.220 unità, pari al 12,8% del totale), che non partecipa all’attuale flusso migratorio via mare. Subito dopo troviamo gambiani (1.174), egiziani (1.056), guineani (960) e ivoriani (958). Solo otto mesi prima, al 31 dicembre 2017, gambiani (2.202), egiziani (1.807) e guineani (1.753) erano ai primi tre posti nei centri per Msna. Gli egiziani, in particolare, erano sempre stati per numerosità il primo collettivo nazionale di minori stranieri non accompagnati ospitati in Italia alla fine di tutti gli anni precedenti, ma nel corso degli ultimi otto mesi tutti e tre i gruppi sono stati sopravanzati dagli albanesi. Inoltre, è diminuito il numero complessivo di Msna censiti nei centri di accoglienza italiani. Tale presenza negli anni precedenti era salita progressivamente: al 31 dicembre 2013 erano state registrate 6.319 unità, alla stessa data del 2014 i minori stranieri non accompagnati nei centri di accoglienza italiani erano 10.536, poi 11.921 nel 2015, 17.373 nel 2016 e 18.303 alla fine del 2017. Al 30 settembre 2018 sono scesi a 12.112. Tra questi, la percentuale di maschi è in leggero calo: si è passati dal 93,3% di fine 2016 al 93,2% di fine 2017, fino al 92,6% del 30 ottobre 2018 (contro il 95% del 31 dicembre 2015 e della stessa data del 2014). Anche quest&#8217;anno la Sicilia è la regione dove si registra la massima collocazione di minori stranieri non accompagnati: è pari al 40% d’incidenza sul totale delle regioni che li ospitano. Per la prima volta, invece, diminuisce l’incidenza dei diciassettenni sul totale dei Msna per fasce d’età: dopo essere aumentata dal 50% del 31 dicembre 2014 al 54%, 57% e 60% alla fine degli anni successivi, ora è al 57%. I minori irreperibili sono ancora più di 5mila. L’Italia, come noto, non è sempre la meta ultima dei minori stranieri non accompagnati, o meglio non lo è per tutti. A tale proposito, è significativo il numero di coloro che si allontanano volontariamente dalle strutture di accoglienza dove sono ospitati. Al 30 settembre 2018 sono 5.178 i minori risultati irreperibili nelle strutture di accoglienza censite dal Ministero del Lavoro, la 3 maggior parte eritrei (nel 14,9% dei casi) o tunisini (nel 12,0%), e dunque meno albanesi. Rispetto al 31 dicembre 2017, il numero di minori allontanatisi dalle strutture di accoglienza è però leggermente diminuito (-11,2%). In diminuzione i minori non accompagnati che fanno richiesta di asilo. Nel 2017, le richieste di asilo presentate da minori non accompagnati in Italia erano risultate in progressivo aumento nel tempo fino a raggiungere il record di 9.782. Nel primo semestre del 2018, tuttavia, esse sono state solamente 2.857: coloro che hanno presentato maggiormente domanda di asilo sono stati, nell’ordine, gambiani (531), nigeriani (307), maliani (284), guineani (282) e senegalesi (250), tutti cioè provenienti da una ben definita area geografica dell’Africa centro-occidentale, e non dunque albanesi o egiziani. Per tre quarti delle richieste d’asilo esaminate durante il primo semestre del 2018 si è ottenuto un esito di protezione umanitaria, per il 4% un riconoscimento dello status di rifugiati e per il 2% quello di protezione sussidiaria. I casi di irreperibilità hanno riguardato il 3% dei minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo e i dinieghi il 16%.</p>
<p>Per approfondimenti: <a href="http://www.ismu.org/minori-stranieri-non-accompagnati?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ismu.org/minori-stranieri-non-accompagnati?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>&#8220;Art(E)attualità&#8221;. Steve McCurry e l&#8217;importanza della lettura</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/10/08/arteattualita-steve-mccurry-e-limportanza-della-lettura/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2017 08:32:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Steve McCurry è stato protagonista, per tutta l&#8217;estate, di una mostra molto interessante, allestita presso il Museo di Santa Giulia, a Brescia, dal titolo “LEGGERE”. Il grande fotografo statunitense rende omaggio all’atto della&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/10/08/arteattualita-steve-mccurry-e-limportanza-della-lettura/">&#8220;Art(E)attualità&#8221;. Steve McCurry e l&#8217;importanza della lettura</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0081-e1507450110148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9540" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0081-e1507450110148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0081-e1507450110148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0081-e1507450110148-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0081-e1507450110148-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0081-e1507450110148-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Steve McCurry è stato protagonista, per tutta l&#8217;estate, di una mostra molto interessante, allestita presso il Museo di Santa Giulia, a Brescia, dal titolo “LEGGERE”.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il grande fotografo statunitense</span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> rende omaggio all’atto della lettura,</span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> raccogliendo per la prima volta una selezione di scatti che ha per protagonisti i lettori &#8211; persone famose e comuni &#8211; che vivono in zone di guerra, ritratti in strade isolate, nelle metropoli o nell&#8217;intimità delle proprie abitazioni.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Le fotografie sono accompagnate da una serie di </span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;">citazioni di brani letterari</span></strong> <span style="font-family: Arial, sans-serif;">scelti da </span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Roberto Cotroneo</span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;">,all&#8217;interno di un allestimento, progettato da Peter Bottazzi, un percorso affascinante in grado di coinvolgere gli spettatori dal punto di vista visivo, cognitivo e spirituale. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Se un fotoreporter così importante come McCurry ha deciso di diffondere l&#8217;importanza della Cultura tramite il proprio lavoro, svolto in ogni angolo del mondo, allora il messaggio deve arrivare forte e chiaro: l&#8217;istruzione e la corretta informazione devono far parte della vita quotidiana e devono essere un diritto (e un dovere) per tutte e per tutti. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0059-e1507450282196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9541" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0059-e1507450282196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0059-e1507450282196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0059-e1507450282196-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0059-e1507450282196-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0059-e1507450282196-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0053.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9547" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0053.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0053.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0053-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0053-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0053-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Geo-grafie del silenzio</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Oct 2017 08:48:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La casa editrice Mimesis ha deciso di pubblicare una serie di libelli, all&#8217;interno di una collana chiamata ”Accademia del silenzio”, curata da Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiol. Ogni libro, di circa cinquanta pagine, contiene riflessioni sul tema del SILENZIO, declinato tramite diverse discipline e sensibilità. E ogni libro è un piacere per la mente e per lo spirito.</p>
<p>Oggi vi parliamo del testo intitolato <i>Geo-Grafie del silenzio</i> di Daniela Finocchi, giornalista, saggista, da sempre interessata ai temi del mondo femminile.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788857522197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9506" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788857522197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
<p>Ideatrice del Concorso nazionale Lingua Madre, destinato alle donne straniere in Italia, in questo percorso letterario commenta proprio alcuni brani scritti dalle partecipanti alle ultime edizioni, fornendo così un quadro dei cambiamenti della nostra società, mettendo in luce le problematiche legate alle migrazioni al femminile, costruendo un ponte tra culture diverse.</p>
<p>Nell&#8217;introduzione si legge: “Quella delle donne è una storia condivisa, a lungo caratterizzata dal silenzio, inteso però come rimozione, svilimento e negazione della soggettività femminile. Un silenzio spesso cercato dalle donne stesse, per sottrarsi all&#8217;inautenticità di una lingua &#8216;straniera&#8217;, in quanto lingua della cultura patriarcale&#8230;”. Ecco allora le parole di una madre per un figlio: “ E ho taciuto. Farò del mio meglio per imparare una nuova lingua per comunicarti tutto il mio amore, tradotto e intraducibile. Per te diventerò l&#8217;occidentale nell&#8217;aspetto e nell&#8217;appetito&#8230;Ma sappi che in me una sola cosa non potrà mai mutare: il mio silenzio. Non è un silenzio rancoroso o intriso di sfiducia. Non è il mero opposto al rumore&#8230;Il silenzio orientale è privo di giudizio e, di conseguenza, scevro di dolore&#8230;Quindi, figlio mio, ricorda sempre che quando vorrai ascoltare davvero la voce di tua madre, dovrai ascoltare i suoi silenzi”, parole di Laila Waida, indiana. Si parla, poi, del corpo della donna, “spesso ridotto al silenzio, sminuito o strumentalizzato dalla cultura patriarcale” e Luciana Petrovich ci ricorda che fu con la civiltà greca che venne elevato il corpo maschile a paradigma di perfezione e di bellezza, come emblema di potenza e di salute.</p>
<p>Besa Mone, albanese, racconta delle difficoltà della figlia Anila per diventare insegnante e, con grande ironia, scrive: “Finchè vuoi istruirti nella scuola italiana sei libera di farlo (per la primaria e la secondaria non serve neanche il permesso di soggiorno), istruire gli altri non te lo permettono”.</p>
<p>Il libro – denso e importante per i suoi riferimenti all&#8217;antropologia, alla psicologia, all&#8217;etnografia – rimanda anche al legame tra il Femminino e la Terra nei testi di Aminata Aidara, senegalese, Yolanda Parra, dalla Colombia o della russa Evgenia Kniazeva: “ &#8230;Il parto fu lungo e doloroso. La sua coscienza oscurata sembrava essersi distaccata dal corpo. In un istante si trovò sulla riva di un fiume. Era un fiume largo, con l&#8217;acqua torbida. Piccole case in legno, un grande ponte in lontananza, una delle case era quella di sua nonna”.</p>
<p>Relazioni intergenerazionali, istinto a dare e proteggere la Vita, senso di accoglienza e di protezione, l&#8217;importanza della cura di sé e degli altri: questo e molto altro negli scritti delle donne che partecipano al concorso. Sarebbe utile far leggere <i>Geo-Grafie del silenzio </i>agli uomini, portarlo nelle scuole per ripristinare quell&#8217;alleanza feconda e costruttiva tra i due poli dell&#8217;umanità. Sarebbe utile consigliarlo, regalarlo, diffonderlo perchè è importante per recuperare un buon rapporto con gli “Altri” (stranieri e non solo), con i nostri familiari, con la Natura che ci circonda; per ritrovare un linguaggio comune che si basi sui valori positivi e per ricordare che l&#8217;armonia sociale, civile, politica parte dai piccoli gesti e anche da pratiche silenziose, ma incisive.</p>
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		<title>Libertà di migrare. Perchè ci spostiamo da sempre ed è bene così</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 07:31:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Libertà di migrare. Perchè ci spostiamo da sempre ed è bene così:</em> questo il titolo del saggio scritto da Valerio Calzolaio e Telmo Pievani, edito da Einaudi.</p>
<p><span class="tcorpotesto">Le specie umane migrano da almeno due milioni di anni: lo hanno fatto prima in Africa, poi ovunque e il risultato è che il quadro delle popolazioni umane si è arricchito: fughe, ondate, convivenze, selezione naturale, sovrapposizione tra flussi successivi, forse conflitti tra diverse specie umane, fino a Homo Sapiens. Il cervello è cresciuto e con esso la flessibilità adattativa e la capacità migratoria. Gli esseri umani sono evoluti anche grazie alle migrazioni: questa è una delle ragioni per cui garantire la libertà di migrare, soprattutto nel momento in cui i cambiamenti climatici, oltre che le emergenze politiche, sociali ed economiche, provocano flussi forzati. Il che significa pure, ovviamente, che va tutelato il diritto di restare nel proprio Paese. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/liberta-migrare-perche-spostiamo-sempre-bene-8e0f289a-ba48-4a25-b927-cfcc0db6b84b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7184" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/liberta-migrare-perche-spostiamo-sempre-bene-8e0f289a-ba48-4a25-b927-cfcc0db6b84b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="liberta-migrare-perche-spostiamo-sempre-bene-8e0f289a-ba48-4a25-b927-cfcc0db6b84b" width="200" height="352" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/liberta-migrare-perche-spostiamo-sempre-bene-8e0f289a-ba48-4a25-b927-cfcc0db6b84b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/liberta-migrare-perche-spostiamo-sempre-bene-8e0f289a-ba48-4a25-b927-cfcc0db6b84b-170x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 170w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervisto il Prof. Calzolaio e lo ringrazia moltissimo per la sua disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Quali sono le radici antropologiche della migrazione umana?</p>
<p align="JUSTIFY">Tra sei e due milioni di anni fa l’innovazione che fece divergere le prime specie di primati umani da tutte le altre grandi scimmie scaturì dai piedi e dalla loro meccanica, dalla postura bipede: un’invenzione formidabile, ma anche imperfetta, come spesso accade nell’evoluzione. L’abbandono dell’andatura quadrupede comportò una riorganizzazione complessa di tutta l’anatomia. Per scimmie antropomorfe africane obbligate a sempre più frequenti spostamenti in radure infuocate, ridurre la superficie corporea esposta al sole fu un efficace adattamento, così come ergersi in allerta sopra le distese erbose. Il bipedismo ci regalò inoltre alcuni adattamenti secondari preziosi come la corsa di resistenza sulla distanza e l’uso libero delle mani. Il nostro successo come esploratori planetari trova le sue radici proprio in questa transizione anatomica incompiuta e nei suoi effetti anche tecnologici e culturali. Tutte le specie si spostano, quasi tutti le specie conoscono fenomeni migratori, le specie umane hanno migrato camminando, Homo sapiens è arrivando ovunque proprio e solo camminando.</p>
<p align="JUSTIFY">Per molte specie e in tutti gli ecosistemi la migrazione è stata ed è un fattore evolutivo fondamentale, da sempre. Migrando nascono per separazione nuove specie, ci si rimescola e le popolazioni biologiche si rafforzano. Sulla superficie instabile del nostro pianeta, tra incessanti cambiamenti climatici, il fenomeno migratorio rappresenta una strategia essenziale di adattamento e di flessibilità. Gli animali migrano in modo irreversibile oppure in modo ciclico e stagionale. Le specie ominine vissute negli ultimi sei milioni di anni non hanno fatto eccezione: si sono spostate, hanno vagato per altipiani e vallate dell’Africa orientale e meridionale e poi, con la comparsa del genere Homo due milioni e mezzo di anni fa, hanno dato inizio a una straordinaria sequenza di espansioni fuori dall’Africa che le hanno portate in due milioni di anni ad abitare in tutti i continenti tranne l’Antartide.</p>
<p align="JUSTIFY">Homo sapiens inizia la sua storia circa 200mila anni fa in Africa e, come risultato di un notevole ripetuto fenomeno migratorio, a partire sempre dal continente africano, fino a poche decine di migliaia di anni fa ha condiviso l’Eurasia con almeno altre tre forme umane, uscite precedentemente dall’Africa. Per oltre il 99 per cento della nostra storia, camminare ha fatto la geografia della specie sul pianeta. Camminando siamo arrivati in ogni continente e ci siamo spostati dentro ogni continente (la loro conformazione non era esattamente identica all’attuale e l’altezza del livello dei mari è variata spesso). L’ausilio di tecniche (come la ruota) e di altri animali risale ad alcune migliaia di anni fa, la navigazione via mare riguarda quote percentuali di popolazione solo da pochi secoli, via cielo e rotaie da poco più di un secolo.</p>
<p align="JUSTIFY">La migrazione influenza la lenta evoluzione biologica e accelera l’evoluzione culturale (rispetto a quella biologica, assai più veloce) della specie camminatrice anche durante il percorso, anche rispetto alle altre specie che si incontrano per strada (spesso portate all’estinzione da Homo sapiens, soprattutto i grandi mammiferi di Australia e Americhe), anche mentre i continui adattamenti sono fragili e precari. Qui c’è un fattore fondante del fenomeno migratorio per la nostra specie, per l’insieme dei caratteri dei gruppi etnici e dei popoli (e degli stessi geni), che è anche poi divenuta una strategia (con un maggior grado di libertà).</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo migranti, quindi, da sempre pur con modalità diverse: prima adagio e inconsapevolmente, poi più veloce e avendo l’intenzione di farlo; prima solo sul suolo, poi via strade, mari, cieli; prima soprattutto con spostamenti forzati, principalmente dal clima e da altre impellenze di sopravvivenza, poi sempre più in seguito a una scelta pianificata. Per quanto irregolare e multiforme, si può ricostruire un’evoluzione delle migrazioni umane, fin quando l’umanità in più parti del mondo riuscì ad addomesticare piante e animali per accrescere e accumulare la produzione di cibo. La popolazione crebbe come mai prima, le società si stratificarono, nuovi flussi migratori di coloni ripartirono in cerca di altre terre da coltivare, rimescolando di continuo le carte della geografia umana sul pianeta.</p>
<p align="JUSTIFY">Il fenomeno migratorio umano è un fenomeno sociale totale, non si misura solo o prevalentemente con lo spazio, la quantità e la durata: contano i percorsi, le qualità, le modalità, le velocità, le capacità, la trama delle relazioni biologiche e culturali con gli ecosistemi e gli altri gruppi umani, la resilienza e l’entropia, i luoghi e i momenti del migrare, da quando viene preso in considerazione un movimento, anche all’indietro. Dalla fine dell’ultima glaciazione, con la svolta della coltivazione e dell’allevamento, originatasi in luoghi e tempi differenti, Homo sapiens è stato in grado di alterare per i propri fini espansivi le nicchie ecologiche che incontrava, non limitandosi ad adattarsi agli ambienti, ma trasformandoli. Non ha più atteso i tempi lentissimi dell’evoluzione biologica e si è affidato all’evoluzione culturale e tecnologica riguardo anche il migrare. È cresciuta la capacità migratoria, nel grado di scelta di come, quando, dove e perché. Sarebbe tuttavia un’illusione pensare di essersi emancipati dai vincoli ecologici: ancora oggi le costrizioni che portano a migrare sono sia politiche sia ambientali. Una sottile ma tenace filigrana storica si dipana nei milioni di anni, svelandoci i vincoli profondi del fenomeno migratorio umano. Ha scarso senso interpretare i flussi migratori contemporanei come se fossero un evento eccezionale, una contingenza del momento, un’emergenza. Il tempo profondo dell’evoluzione insegna il contrario: il fenomeno migratorio è strutturale e costitutivo della nostra identità di specie. Con uno sguardo largo, nel tempo e nello spazio, possiamo leggere in modo diverso anche l’attualità.</p>
<p align="JUSTIFY">In che modo è possibile garantire ai popoli il diritto di restare nei propri Paesi che spesso sono soggetti a disastri ambientali e alla deprivazione della terra? E, quindi, in che misura il capitalismo e la globalizzazione contribuiscono alla sparizione delle tradizioni e mettono in crisi la sopravvivenza degli indigeni?</p>
<p align="JUSTIFY">Con la nascita dei confini tra Stati nazionali, con le migrazioni di massa intercontinentali via mare, con l’imperialismo e poi la globalizzazione del sistema economico capitalistico, le migrazioni sono diventate un fenomeno estremamente più complesso. Si migra ovunque per sfuggire a nuove forme di violenza di altri umani, si migra anche per sfuggire agli effetti nefasti di un’economia predatoria che altera il clima globale e depaupera gli ecosistemi. Si migra a causa di ecosistemi locali e globale resi instabili da cambiamenti climatici prodotti dalle attività umane negli ultimi decenni. Si migra con maggiori gradi di libertà. Chi può permetterselo considera coessenziale ormai alla propria vita una piena libertà di migrare, un proprio diritto. Spesso sentiamo prevalere egoismi nazionali e paure alimentate ad arte. Senza cogliere il quadro d’insieme, sociale e geografico. Perdiamo di vista chi continua a non migrare e soffre sempre di più nelle sue terre non avendo il diritto di restare, chi continua a migrare all’interno del proprio paese fra grandi disuguaglianze, chi è costretto a migrare volente o nolente dalle troppe emissioni occidentali di gas serra. Perdiamo di vista il nesso fra diritti degli umani e diritti del vivente non umano.</p>
<p align="JUSTIFY">Erano espliciti fin dal principio alcuni nessi fra diritti umani e ambiente nel sistema ONU, già dalla Dichiarazione di Stoccolma sullo sviluppo umano (1972), poi nel famoso rapporto sullo “sviluppo sostenibile” (1986), nei testi approvati a Rio (1992) e in gran parte delle successive relative produzioni di principi e obiettivi. È più recente ma ormai acquisita la constatazione di un nesso fra cambiamenti climatici e diritti umani, le implicazioni e gli impatti dei primi sull’effettività dei secondi. Sono stati presi in esame gran parte dei diritti più o meno esplicitamente citati dai due Patti del 1966: esistenza e proprietà dalla parte politica e civile, cibo abitazione salute acqua lavoro dalla parte economico, sociale e culturale. Poco o niente si è parlato finora delle libertà e dei diritti connessi alle migrazioni forzate. Certo è compito istituzionale dell’ONU prevenire i conflitti e assistere i rifugiati; dovrebbe esserlo anche prevenire e assistere tutti i migranti forzati.</p>
<p align="JUSTIFY">Quali potrebbero essere le buone pratiche, in termini di accoglienza, che dovrebbero essere messe in atto dall&#8217;Unione europea?</p>
<p align="JUSTIFY">È interessante riflettere su costrizione e libertà di migrare. Si tratta sempre di gradi relativi di costrizione e di libertà, non sono mai assolute. Con Telmo Pievani abbiamo scritto un libro recente (“Libertà di migrare”, Einaudi, 2016) proprio per tematizzare l’evoluzione e la relatività delle libertà e delle capacità umane di movimento, insistendo sulla nozione di un “diritto di restare”.</p>
<p align="JUSTIFY">Molti di coloro che hanno subito il terremoto qualche settimana fa, per esempio, non vogliono migrare: preferiscono continuare a vivere lì, non vogliono trasferirsi, perché esiste un legame profondissimo nella maggior parte degli esseri umani con il luogo nei quali si è maturati e cresciuti. Si vuole avere il diritto di restare lì. Vi è chi preferisce rischiare di morire, piuttosto di abbandonare il luogo a cui è legato: non c’è mai costrizione assoluta. Inoltre la fuga non è mai garantita nei risultati.</p>
<p align="JUSTIFY">Dobbiamo contrastare tutte ragioni alla base delle migrazioni forzate, indotte e provocate da altri e nel frattempo far crescere il livello di libertà: a un maggiore margine di libertà non corrisponde il fatto che partano tutte le donne e gli uomini potenzialmente “liberi”. L’indagine storica mostra, al contrario, che la maggior parte dei componenti dei gruppi umani preferisce “restare” nel territorio dove sono nati, cresciuti, evoluti.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo non funziona la categoria di “migrante economico” opposta a quello “di rifugiato politico”. La definizione “migrante economico” è stata adottata dai media e dalla politica, ma è un’esagerazione considerare tali tutti coloro che arrivano e per i quali non sussistono le condizioni per ottenere asilo. Chi nel suo paese non trova più acqua spesso muore. Può tentare di fuggire, anche in questo caso rischiando la morte –  perché c’è il cimitero sahariano, prima di quello mediterraneo. Chi arriva non riesce a ottenere l’asilo o altra forma di protezione internazionale molto spesso solo perché non è fuggito dalla persecuzione o dalla guerra. Ma è lo stesso un migrante “forzato”.</p>
<p align="JUSTIFY">Dovremmo cambiare tutto ciò, a partire dal linguaggio che usiamo. Il principio generale dovrebbe essere l’accoglienza non la dichiarazione di clandestinità, la segregazione, il rigetto. Assistere tutti umanitariamente, verificare chi vuole proseguire, concedere asilo ai rifugiati politici, studiare uno status specifico per i rifugiati climatici, controllare chi rispetta le nostre normative e potrebbe essere utile al nostro fabbisogno di lavoro. Finora l’Europa non è stata all’altezza di questa sfida, né in passato né recentemente (come mostra l’accordo con la Turchia).</p>
<p align="JUSTIFY">Quali sono gli scenari futuri riguardo allo spostamento dei popoli e al dialogo interculturale?</p>
<p align="JUSTIFY">Il fenomeno migratorio è un processo così radicato nella storia e nella geografia dell’evoluzione umana che può essere governato soltanto con lungimiranza e il senso alto di una politica intesa come lo stare insieme in vista di una attività comune e di un futuro aperto. Solo una politica così eticamente e razionalmente motivata potrà distinguere correttamente le differenti tipologie di migranti, contrastare il più possibile le migrazioni forzate, riconoscere finalmente appieno l’esistenza dei rifugiati climatici, favorire la libertà di migrare insieme al diritto di restare nella terra in cui si è nati.</p>
<p align="JUSTIFY">Ed è necessario lanciare un grande progetto interdisciplinare e internazionale: la costruzione di un atlante geografico e storico globale delle migrazioni umane. mettere in rete tutte le tracce e i lineamenti,  verificare ricerche e studi a livello internazionale, in modo di configurare mappe di un vero atlante storico globale delle migrazioni umane, che inquadrino in una prospettiva evolutiva e di storia profonda anche le cronache sui flussi migratori in corso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il riferimento a “mappe geografiche” (atlante) allude ovviamente a una dimensione molto più che cartografica; gli stessi confini di una “mappa” (planetari, ecosistemici, locali) sono meritevoli di criticità e storicizzazione. Servono competenze disciplinari diverse e intrecciate: paleoscienziati di tutto, antropologi, storici, geografi, filosofi della scienza, demografi, genetisti, linguisti, biologi, etologi, sociologi, statistici, giuristi, studiosi di cibi e alimentazione, di arti e giochi, giornalisti scientifici, chi più ne ha ne metta. Una griglia critica generale consente poi di articolare singoli “moduli” della ricerca, ricerche specifiche sul piano storico o geografico o culturale (a esempio le migrazioni mediterranee o intellettuali o delle malattie o dei cervelli). Non c’è necessariamente un prima e un dopo fra mappa globale in una arco (anche molto lungo) di tempo e studio focalizzato su un “modulo”, purché si indaghino aspetti specifici e circoscritti (per temi, problemi, discipline, oltre che su base geografica e territoriale) nell’ambito di un disegno complessivo di carattere ampio e articolato. Servirebbe mettere in rete non solo studiosi ma anche alcune istituzioni scientifiche: dipartimenti, musei, enti di ricerca, organizzazioni con struttura o vocazione internazionale, associazioni di migranti o sui diritti umani.</p>
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		<title>Perù: le multinazionali e l&#8217;espropriazione dei diritti umani</title>
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<tr>
<td width="643">Nella provincia di Celendin, a 77 chilometri da Cajamarca, a nord del Perù, la libertà di movimento è stata ridotta ai minimi termini, da quando la multinazionale Yanacocha, di proprietà della Newmont Corporation, ha acquistato i terreni della zona per ampliare la miniera d’oro omonima e sviluppare il progetto estrattivo Conga. Ha comprato anche la strada pubblica che conduce a casa di Máxima e alla comunità di Santa Rosa, dove vivono circa 200 famiglie. Yanacocha possiede tutto, tranne una terra. Da 24 anni, Máxima Acuña Chaupe, 44 anni e meno di un metro e cinquanta di altezza, vive a Tragadero Grande, nei suoi 24,8 ettari farciti d’oro, e non intende andarsene. Mentre le sue mani laboriose scorrono tra il coltello e la buccia delle patate che affetta fini per il minestrone, inizia a raccontare e le parole si mischiano allo scroscio della pioggia che si abbatte sul tetto di lamiera. Ricorda il 9 agosto del 2011, quando Yanacocha, con le ruspe e il consenso della polizia, ha tentato di sgomberarla per conquistarsi a forza il pezzo mancante al suo piano. Eppure Máxima ha ottenuto legittimamente il suo campo nel 1994. Così dicono i documenti. Nelle zone alto-andine le terre sono proprietà delle comunità che le danno in concessione ai contadini. Si può vendere unicamente se i 2/3 della collettività firmano il consenso, insieme a chi detiene il possesso della singola parcella. Nel 1996 Yanacocha ha comprato centinaia di ettari direttamente dalla comunità di Sorochuco, tra cui, a suo dire, anche il terreno di Máxima. Lei però non è stata interpellata e, ignara della compravendita, non solo ha rischiato di essere cacciata a forza, ma è stata denunciata per aver invaso illegalmente il suo stesso terreno. Dopo quasi 4 anni di processo penale, il 17 dicembre 2014 Máxima è stata riconosciuta innocente dal tribunale di Cajamarca. Ma Yanacocha non si arrende. Incuranti di un processo in corso, convinti che Máxima sia nel torto, gli uomini della vigilanza privata dell’azienda intervengono fisicamente nel terreno per rimuovere ogni attività vitale della donna. A luglio 2015 la casa di Máxima era un campo bombardato di macerie. Terra smossa al posto del recinto per i porcellini d’india. Un rettangolo di pietre grigie a ricordo di una casa in costruzione e zolle bruciate dove prima c’era un campo di patate. «A volte, di notte, qualcuno in cavallo gira intorno alla nostra casa. Li sento sempre più vicini. Si fermano e poi se ne vanno». dice con la voce un po’ rotta Máxima. E così nel tentativo di difendere un diritto amministrativo, una proprietà che suppone sia sua, la Corporation lede i diritti umani di un’intera famiglia. Mentre Yanacocha pensa che il conflitto giri intorno a una terra, Máxima parla di Terra. La sua resistenza non è solo difesa legittima di un possesso. Máxima, come gran parte della popolazione della regione, è in pié de lucha contro il progetto Conga nel suo insieme. Si sente investita della responsabilità di difendere il territorio dall’attacco della multinazionale che al posto di cinque laghi sorgivi e del paramo alto-andino vorrebbe una miniera d’oro a cielo aperto. Se Máxima non lascia la sua casa, Conga no va e la Newmont rischia di perdere il corrispettivo economico di 11.3 milioni di once d’oro e 3.1 miliardi di libbre di rame, la quantità di minerali che si stima estrarre nei prossimi 19 anni. Chi rappresenta la multinazionale crede che la resistenza ambientalista della contadina sia verde come i dollari che spera di ottenere per abbandonare le sue terre. Questo anno è stato assegnato il “Nobel per l’ambiente”, il premio Goldman 2016, il massimo riconoscimento per coloro che nel mondo si battono a difesa dell’ecosistema, anche mettendo ad alto rischio la propria vita. Il premio, nel 2015, venne assegnato a berta Cáceres, la militante honduregna uccisa il 3 marzo scorso. è per questo che noi siamo oggi in piazza per dire nessuna (donna) protettrice della Pachamama (madre-terra) in meno, questa settima è stata acredita fisicamente, ancora un&#8217;altra volta la nostra protettrice dei laghi.</p>
<p>Sabato scorso, a Milano, il collettivo <i>Alfombra Roja</i> ha organizzato un presidio per denunciare l&#8217;abbandono del percorso di uguaglianza e ri-articoliamo la resistenza attraverso la esperienza artistica-femminista dove il corpo libero colpisce lo spazio politico. Tradizionalmente, un tappeto rosso è usato per indicare il percorso intrapreso dai capi di Stato in occasioni cerimoniali e formali. Nel contesto attuale, in cui i nostri diritti fondamentali sono calpestati, l&#8217;uso del rosso nelle donne sdraiate, ha come significato il &#8220;tappeto rosso&#8221; (Alfombra Roja) che coinvolge lo spazio pubblico, mostrando in particolare lo Stato e l&#8217;urgenza di una nuova via sui diritti sessuali e riproduttivi.</p>
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<p>A breve <em>l&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> e <em>Alfombra Roja</em> annunceranno un&#8217;importante iniziativa&#8230;seguiteci!</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7074" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7074" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7075" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7075" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Tra Serbia e Croazia: immagini di un recente passato</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Aug 2016 06:06:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, continuiamo il nostro reportage dai Balcani. Eccovi alcune immagini che testimoniano le tracce della guerra Serbo-Croata, una delle guerre civili degli anni &#8217;90. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni video&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6604" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6604" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0627" width="685" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 685w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-201x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 201w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-768x1148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6605" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6605" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0629" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Care amiche e cari amici, continuiamo il nostro reportage dai Balcani.</p>
<p>Eccovi alcune immagini che testimoniano le tracce della guerra Serbo-Croata, una delle guerre civili degli anni &#8217;90.</p>
<p>Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni video (in inglese) che abbiamo realizzato con attiviste che lavorano presso ONG  nei due Paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6592" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6592" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0230" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6593" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6593" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0231-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0231" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0231-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0231-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0231-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0330-e1471115577183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6595" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6595" 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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le nostre proposte per le scuole MEDIE</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2015 11:33:00 +0000</pubDate>
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Per informazioni: scrivere a <a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com">peridirittiumani@gmail.com</a> </div>
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