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	<title>Germania Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Siria. Una decisione senza precedenti</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2022 09:23:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Siria-.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Siria--1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16073" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Siria--1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Siria--300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Siria--768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Siria--1536x864.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Siria-.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1778w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p></p>



<p>L&#8217;Alta Corte Regionale di Coblenza in Germania ha condannato il 13 Gennaio all&#8217;ergastolo un ex alto funzionario siriano per il suo coinvolgimento in crimini contro l&#8217;umanità. Una squadra investigativa comune franco-tedesca (JIT), costituita con il sostegno di Eurojust e del Genocide Network, ha dato un contributo significativo alle indagini che hanno portato a questo giudizio storico.</p>



<p>In questo modo si è concluso il primo processo al mondo relativo alla tortura sponsorizzata dallo Stato sotto il presidente Bashar al-Assad.</p>



<p>Questo giudizio rappresenta la prima volta al mondo che un alto funzionario siriano è stato condannato per crimini contro l&#8217;umanità. In quanto tale, lascerà un segno indelebile nella giustizia penale internazionale. È la seconda condanna relativa ai &#8220;Fascicoli Cesare&#8221;, un documento contenente oltre 26.000 immagini delle torture delle vittime nei centri di detenzione di massa del regime siriano. L&#8217;anno scorso, un collaboratore dell&#8217;alto funzionario era già stato condannato dalla Corte Regionale Superiore di Coblenza a 4,5 anni di reclusione per crimini contro l&#8217;umanità e tortura.</p>



<p>L’alto funzionario Anwar Raslan, 58 anni, è stato condannato con accuse tra cui omicidio, lesioni personali gravi, aggressione sessuale, privazione della libertà e presa di ostaggi in relazione al suo lavoro, secondo un comunicato stampa del tribunale della città di Coblenza, nella Germania occidentale. I crimini sono avvenuti mentre era a capo delle indagini nel famigerato ramo 251 della direzione generale dell&#8217;intelligence siriana, mentre il paese scivolava verso la guerra civile. La Corte ha ritenuto il siriano, oggi condannato, direttamente responsabile della morte di 27 membri dell&#8217;opposizione al regime, a seguito di torture e condizioni di detenzione disumane, nel 2011 e nel 2012. La procura federale ha presentato un atto d&#8217;accusa contro l’imputato nell&#8217;ottobre 2019, con processi che sono iniziati nell&#8217;agosto 2020.</p>



<p>In collaborazione con investigatori e pubblici ministeri nazionali che lavorano sul caso, Eurojust e Genocide Network hanno preparato il terreno per la JIT. È stata istituita nel 2018 per supportare le indagini e, infine, perseguire il sospettato. Dopo aver istituito la JIT, Eurojust ha fornito assistenza analitica a lungo termine e organizzato riunioni di coordinamento regolari per consentire una rapida cooperazione giudiziaria tra le autorità tedesche e francesi.</p>



<p>Eurojust e Genocide Network sostengono pienamente le autorità giudiziarie dell&#8217;Unione Europea che stanno intensificando i procedimenti contro gli autori di reati terroristici e severi crimini internazionali in Siria. Le azioni delle autorità giudiziarie e della società civile per ritenere il regime siriano responsabile dei crimini commessi in Siria sono state il focus principale della Giornata dell&#8217;UE contro l&#8217;impunità dello scorso anno.</p>



<p>Il verdetto è stato il passo più significativo finora in più di un decennio di ricerca di giustizia per coloro che hanno sofferto per mano dell&#8217;apparato statale siriano mentre questo cercava brutalmente di reprimere le proteste di massa durante la Primavera Araba e combatteva anni di sanguinosi conflitti.</p>



<p>Anwar al-Bunni, un importante avvocato siriano per i diritti umani che è stato testimone del caso, ha descritto il verdetto di giovedì come &#8220;storico&#8221; e una &#8220;vittoria per i siriani&#8221;. Sebbene si trattasse di un&#8217;unica condanna, l&#8217;intero apparato statale siriano è stato processato per la prima volta, ha affermato. &#8220;E’ stato condannato come parte di questa macchina, una vera e propria macchina assassina che ha arrestato i siriani, li ha uccisi, li ha torturati&#8221;, ha detto. &#8220;È una decisione sostanziale per l&#8217;intero regime&#8221;.</p>



<p>Il procedimento contro Raslan è stato innescato da un incontro casuale sette anni fa, quando Bunni ha riconosciuto Raslan nel suo centro profughi a Berlino. All&#8217;inizio non riusciva a capire come lo conoscesse. È stato solo dopo che un collega rifugiato gli disse che un funzionario del regime era nella struttura che tutto è risultato logico. In tribunale Bunni ha raccontato come Raslan fosse l&#8217;uomo che lo aveva trattenuto fuori dalla sua casa nel quartiere Kafr Souseh di Damasco nel 2006, dopo di che aveva trascorso cinque anni in prigione. Dopo aver riconosciuto Raslan a Berlino, Bunni ha sporto denuncia alla polizia e Raslan è stato infine arrestato nel 2019.</p>



<p>La Corte lo ha ritenuto colpevole di complicità in 27 omicidi mentre era un funzionario del centro di detenzione Branch 251, nell&#8217;ambito di quello che la Corte ha descritto come l&#8217;attacco &#8220;ampio e sistematico&#8221; del governo siriano alla sua stessa popolazione a partire dall&#8217;aprile 2011.</p>



<p>Secondo i risultati della corte, almeno 4.000 prigionieri sono stati detenuti nel centro di detenzione annesso all&#8217;unità di interrogatorio di Raslan mentre lavorava lì. &#8220;I detenuti sono stati brutalmente torturati durante il loro interrogatorio in vari modi&#8221;, ha affermato la Corte, anche con scosse elettriche. È stata anche usata violenza sessuale, si diceva, e i prigionieri potevano sentire urla costanti da altri detenuti che subivano torture. Le cure mediche sono state negate e il cibo era inadeguato.</p>



<p>Sebbene non abbia commesso fisicamente i crimini, Raslan è stato ritenuto responsabile a causa della sua posizione di autorità, ha affermato la portavoce del tribunale Anne-Christina Brodöfel.</p>



<p>Raslan ha annunciato la sua defezione dal regime nel 2012. Nelle loro ultime argomentazioni, i suoi avvocati hanno affermato che Raslan non aveva approvato la tortura e aveva persino punito i soldati per aver abusato dei prigionieri. &#8220;Un dipendente di un regime criminale non può semplicemente rispondere al telefono quando si rende conto che nella prigione si sta verificando un&#8217;ingiustizia&#8221;, ​​hanno affermato i suoi avvocati, secondo il quotidiano tedesco “Die Zeit”. Ma la corte ha affermato di aver concluso che avrebbe potuto disertare prima. Avrà diritto alla libertà condizionale tra 15 anni.</p>



<p>La sua squadra di difesa ha detto che avrebbe impugnato il verdetto.</p>



<p>Il suo coimputato, Eyad al-Gharib, 44 anni, un ufficiale di basso livello, è stato condannato a 4 anni e mezzo di carcere all&#8217;inizio dello scorso anno.</p>



<p>Gli attivisti siriani che vivono in Germania e all&#8217;estero hanno accolto favorevolmente il verdetto, ma hanno anche avvertito che le atrocità continuano in Siria. L&#8217;organizzazione tedesco-siriana per i diritti umani “Adopt a Revolution” ha affermato in una dichiarazione rilasciata prima del verdetto che la sentenza non dovrebbe essere usata come &#8220;una copertura per l&#8217;inazione politica&#8221;. Il governo tedesco dovrebbe fermare le deportazioni in Siria e assicurarsi che i superiori di Raslan non rimangano impuniti, ha affermato il gruppo.</p>



<p>Human Rights Watch ha descritto la condanna come &#8220;un passo rivoluzionario verso la giustizia per gravi crimini in Siria&#8221; e ha invitato altri paesi a seguire l&#8217;esempio della Germania. Sottolineando il ruolo centrale dei sopravvissuti, degli avvocati e degli attivisti siriani nel processo, l&#8217;organizzazione ha lanche amentato le sfide presentate dalla protezione dei testimoni.</p>



<p>Il processo si è svolto per mezzo del principio della &#8220;giurisdizione universale&#8221;, sancito dal diritto tedesco e che consente il perseguimento di coloro che sono accusati di aver commesso atti severi come genocidio o crimini di guerra in altri paesi. Il principio giuridico sostiene che alcuni reati sono così gravi che non si applicano le normali restrizioni territoriali alle azioni penali.</p>



<p>Secondo un rapporto del 2020, in Germania si stanno verificando più di una dozzina di casi attivi relativi a crimini commessi in Siria. E gli attivisti sperano che questo sia solo un primo passo: prossimamente, un tribunale di Francoforte avvierà il processo a un medico siriano accusato di aver torturato gli oppositori del governo di Assad in strutture mediche militari.</p>



<p>&#8220;La strada verso la giustizia è lunga e non ci fermeremo finché Bashar al-Assad e la sua cerchia di confidenti non saranno processati&#8221;, ha detto Wissam Mukdad, testimone nel processo.</p>



<p></p>
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		<title>Premio Weimar per i diritti umani. Il politico di opposizione turco-kurdo Selahattin Demirtas premiato in Germania</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2021 08:40:38 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accoglie con favore la decisione di onorare il politico curdo ancora oggi in prigione Selahattin Demirtas con il premio per i diritti umani 2021 della città di Weimar. Il consiglio comunale ha accettato ieri la proposta del comitato di selezione. Demirtas è uno dei più importanti politici dell&#8217;opposizione nella storia recente della Turchia. L&#8217;ex leader dell&#8217;HDP (Partito democratico dei Popoli; in turco: Halklarin Demokratik Partisi; in tedesco: Demokratische Partei der Völker; in curdo: Partiya Demokratîk a Gelan) si trova senza alcuna colpa in prigione dal 3<br>novembre 2016. È accusato di &#8220;propaganda del terrore&#8221;. Questo premio è un ulteriore chiaro segnale non solo per il governo tedesco di riconsiderare la sua precedente politica verso la Turchia &#8211; a causa delle violazioni dei diritti umani in Turchia stessa e anche a causa delle violazioni dei diritti umani di cui la Turchia è responsabile in paesi come la Siria o la Libia, ma anche per tutta l&#8217;Unione europea nei confronti della Turchia. Tutta l&#8217;Europa dovrebbe<br>adottare un tono più duro nei confronti del regime di Erdogan e chiedere l&#8217;immediato rilascio di Demirtas. Perché tutte le persone in Turchia meritano una vita in libertà e democrazia.</p>



<p>Selahattin Demirtas è nato nel 1973 a Palu in provincia di Elazig, nella parte curda del paese. All&#8217;età di 18 anni, Demirtas ha deciso di diventare politicamente attivo, dopo aver partecipato a un funerale per un politico curdo assassinato. In quell&#8217;occasione la polizia turca aveva aperto il fuoco sulla folla in lutto e aveva ucciso molte persone. Ha poi studiato legge per proteggere la gente dalla brutalità della polizia a sfondo politico attraverso mezzi pacifici e legali. Infatti, ha lavorato come avvocato per i diritti umani ed è salito nei ranghi del movimento curdo. Ha gestito la filiale dell&#8217;Associazione per i Diritti Umani (IHD) nella &#8220;capitale curda&#8221; Diyarbakir, nel sud della Turchia, fino a diventare presidente dell&#8217;associazione.</p>



<p>Politicamente, ma soprattutto come persona, Selahattin Demirtas si batte per una soluzione pacifica della questione curda, per una vera democratizzazione, per la libertà di credo delle comunità religiose cristiane, alevite e yezidi. Si impegna per l&#8217;uguaglianza linguistica, politica ma anche culturale dei gruppi etnici curdi, assiro-aramaici, armeni e greci in Turchia.</p>



<p>Selahattin Demirtas è sposato con l&#8217;insegnante Basak Demirtas e padre di due figlie. Anche loro aspettano con impazienza il suo rilascio. Suo fratello, che vive in Germania, sta ora cercando di raggiungerlo in prigione per informarlo del premio. La cerimonia di premiazione ufficiale avrà luogo a dicembre.</p>
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		<title>La Turchia costruisce moschee ad Afrin</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 07:22:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati critica l&#8217;islamizzazione in atto. La presidenza per gli affari religiosi in Turchia, Diyanet, sta facendo costruire sempre più moschee nei villaggi Yezidi nella regione settentrionale siriana di Afrin. In&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati critica l&#8217;islamizzazione in atto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="990" height="660" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15382" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></figure>



<p></p>



<p>La presidenza per gli affari religiosi in Turchia, Diyanet, sta facendo costruire sempre più moschee nei villaggi Yezidi nella regione settentrionale siriana di Afrin. In questo modo, lo stato turco sta cercando di promuovere l&#8217;islamizzazione della regione un tempo multireligiosa e di diffondere un&#8217;interpretazione particolarmente radicale dell&#8217;Islam sunnita. Attraverso la sua succursale tedesca DITIB, la stessa autorità sta cercando di portare le sue opinioni religiose anche nelle scuole locali.</p>



<p>Fonti yezidi ci parlano della costruzione di una moschea nel villaggio di Shadere, un tempo yezidi, a sud della città di Afrin. Ci sono ancora 45 persone di fede Yezidi che vivono lì, ma prima dell&#8217;occupazione turca erano 450. Dopo che la maggior parte di loro è stata cacciata, la Turchia vi ha insediato dei musulmani radicali e questi eseguono regolarmente raid contro la popolazione curda locale. Ciò che viene predicato nelle moschee e nelle nuove scuole coraniche ad Afrin è determinato dalla Diyanet turca. Spesso anche le bambine devono indossare un foulard. Durante l&#8217;ultima guerra di Gaza, c&#8217;è stato anche<br>un massiccio incitamento contro Israele e gli ebrei nelle moschee. In questo contesto, è particolarmente incomprensibile che questa autorità turca voglia ora ottenere un&#8217;influenza ufficiale sull&#8217;educazione religiosa islamica anche in Germania.</p>



<p>Il DITIB non è un&#8217;associazione liberale, ma propaganda un Islam radicale. Durante l&#8217;attacco ad Afrin, in quasi tutte le moschee DITIB in Germania si è pregato per la vittoria dell&#8217;esercito di occupazione. La popolazione di Afrin una volta era almeno il 96% curda. Dopo l&#8217;occupazione turca, la maggior parte è stata sfollata e la proporzione della popolazione curda è scesa a circa il 25%. Così, la Turchia è sul punto di raggiungere uno dei suoi obiettivi più importanti: rendere<br>Afrin libera dai curdi. I curdi di Afrin sono per lo più musulmani sunniti moderati. Un tempo ad Afrin vivevano anche 20.000-30.000 fedeli yezidi. Oggi ce ne sono solo poche migliaia.</p>
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		<title>La mia storia è la tua storia</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2020 08:50:12 +0000</pubDate>
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<p>Siamo lieti di iniziare, oggi, a pubblicare alcune parti di un progetto (diventato poi un libro) <em>“La mia storia è la tua storia “ </em>di Jorida Dervishi dal titolo. Jorida è giovane, preparata, impegnata, animatrice culturale in diversi centri di cultura popolare dove si svolgono  corsi di italiano, è entrata in contatto con molti migranti (donne, uomini e ragazzi).</p>



<p>Un bellissimo progetto di cui c&#8217;è molta necessità, sia per aiutare chi arriva in Italia a sentirsi meno migrante, sia per aiutare chi in Italia ci vive e ha bisogno di conoscere gli altri. Conoscere fa passare la paura.<br>Il libro è suddiviso in tre parti, nella prima parte i brani studiati da noi durante l’anno cercando di mantenere l’autenticità del racconto. Nella seconda parte, che è anche il cuore del libro, sono riportate le storie e alla fine, nel il terzo capitolo, sono riportate le reti migratorie. </p>



<p>Circa un anno fa il progetto è stato presentato a Brooklyn (<a rel="noreferrer noopener" href="http://storycorps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">storycorps.org</a>) e, prima della pandemia, Jorida ha iniziato a raccogliere storie anche a Berlino per continuare il viaggio&#8230;</p>



<p><strong>La storia di Kareem</strong></p>



<p>Nato in Afghanistan Età 31 anni</p>



<p>Viaggiare è un gran mestiere, non c&#8217;è da vergognarsene.</p>



<p>Mi chiamo Kareem e sono nato il 10/09/1998 a Frasetti in Afghanistan; l’Afganistan è un paese bello ma dal 2001 pieno di ferite, di guerre, dove tutti combattono contro l’organizzazione terroristica chiamata AlQaeda, ma nessuno pensa ai civili, gente che vuole vivere in pace. Ho cinque fratelli e due sorelle. Due dei miei fratelli abitano nel mio paese insieme ai miei genitori. Mio padre durante la guerra con la Russia faceva parte del comando afghano, è un politico importante. Lui ha sempre voluto che ereditassi questa professione, ma a me la politica e la guerra non interessano. Sono questioni difficili e altrettanto sporche ed è difficile trovare una soluzione in favore di tutti. È qui che ha preso inizio, in mezzo alle disgrazie, il viaggio della mia famiglia verso l’Europa. Prima di venire in Italia ho vissuto a Londra, insieme ai miei fratelli maggiori. Per tante persone il fatto di lasciare e poi ricominciare può sembrare strano, e infatti lo è… Ci vuole una gran forza d&#8217;animo per insistere e sopportare le umiliazioni, vedere la tua casa rovinata, i tuoi amici morti…Sapete, diventa una cosa quasi normale nella speranza di una vita tranquilla. In Italia sono arrivato nel 2006, dopo sei mesi ho preso il permesso di soggiorno. Subito dopo sono andato in Germania perché qui in Italia mi sentivo solo, come se non avessi un motivo per starci. Invece in Germania mi aspettava mio cugino. Dopo passai qualche mese in Olanda, poi in Francia e alla fine a Bruxelles. Nel 2013 i miei amici arrivati prima di me in Italia, mi chiamano dicendomi che potrebbero aiutarmi con un lavoro. E fu così! Lavoravo durante la notte, il mio turno iniziava alle ore 17 di pomeriggio e finiva alle 5 di mattina. Un lavoro molto faticoso ma sempre meglio delle guerre. Per il momento sono disoccupato. Faccio parte di un&#8217;associazione afgana con la sede a Roma che aiuta i migranti afghani a trovare un lavoro, una casa o pure a fare alcuni documenti di cui hanno bisogno, per le cure, etc&#8230;</p>



<p>Sarò io il rappresentante di questa comunità presso la sede di Milano. Non sono arrivato in Italia per rubare, non sarei stato in Europa se non fosse per la guerra, ne abbiamo passato di tutti i colori, ma continuano a attaccarci facendo delle leggi strane, come il “decreto sicurezza”. Ma di che sicurezza possiamo parlare lì dove ancora si spara e bisogna proteggersi?</p>



<p>Ma noi continuiamo sempre a viaggiare per sopravvivere.</p>
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		<title>Attentanto ad Hanau, Germania. Un appello</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 16:14:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì sera, intorno alle 22, un killer ha aperto il fuoco ad Hanau (in Germania) prendendo di mira alcuni «shisha bar», amati dalla comunità turca e curda. Nove i morti. Il corpo senza vita dell&#8217;autore della strage&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/hanau_sparatoria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13650" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/hanau_sparatoria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/hanau_sparatoria-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/hanau_sparatoria-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>A car with dead bodies stands in front of a bar in Hanua, Germany Thursday, Feb. 20, 2020. (AP Photo/Michael Probst)</figcaption></figure></div>



<p>Mercoledì sera, intorno alle 22, <a rel="noreferrer noopener" target="_blank" href="https://www.corriere.it/esteri/20_febbraio_20/germania-due-sparatorie-ad-hanau-otto-morti-cinque-feriti-a913bcd0-536c-11ea-a666-434a0f1b693a.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">un killer ha aperto il fuoco ad Hanau </a>(in Germania) prendendo di mira alcuni <a rel="noreferrer noopener" target="_blank" href="https://milano.corriere.it/cronaca/cards/shisha-bar-narghile-cucina-tipica-cosa-sono-cosa-si-fa-locali-arabi-piu-frequentati-milano/regole_principale.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">«shisha bar»</a>, amati dalla comunità turca e curda. Nove i morti. Il corpo senza vita dell&#8217;autore della strage — 43 anni — è stato trovato nella sua abitazione insieme a quello della madre. L&#8217;uomo ha lasciato una video-confessione in cui rivendica la volontà di «annientare alcuni popoli». Per gli inquirenti il movente è legato all&#8217;estrema destra. «Il razzismo è un veleno colpevole di troppi crimini», ha commentato la cancelliera Merkel. </p>



<p></p>



<p>Riportiamo un appello che condividiamo pienamente:</p>



<p><em><strong>AMSI,Co-mai ;Uniti per Unire e UMEM. Bisogna annietare la malattia dell&#8217;estremismo, l&#8217;odio razziale e religioso e non annientare nessun popolo. Chiediamo più protezione per le comunità di origine straniera in Italia .</strong></em></p>



<p>Così l&#8217;Associazione medici di origine straniera in italia <strong>(Amsi)</strong> , la comunità del mondo arabo in Italia <strong>(Co-mai) </strong>e l&#8217;Unione Medica Euro Mediterranea <strong>(UMEM)</strong> condannano l&#8217;attentato e la sparatoria atroce ,disumana e su base di odio razziale e religioso contro due locali del Narghilè frequentato da immigrati che è costata la vita a 11 persone e 4 feriti. &#8220;Sono anni che lanciamo il nostro allarme contro un estremismo pericoloso che avanza contro immigrati ,musulmani ,ebrei ,cittadini di colore e tutto quello che fa parte della diversità e non essere europeo, in una società sempre più globalizzata per esigenze economiche e politiche .Oltre tutto a questo si aggiungono la comunicazione e informazione sui social piena di odio e slogan razzisti senza controllo e senza prevenzione e  le dichiarazioni irresponsabili di politici e slogan elettorali che non aiutano l&#8217;integrazione e il dialogo inter culturale e inter religioso, sicuramente il risultato purtroppo gli estremisti di ogni tipo sia politico ,religioso che ideologico utilizzano queste elementi importanti come alibi per utilizzare la violenza atroce contro civili e innocenti.&#8221;Cosi dichiara <strong>Foad Aodi </strong>Fondatore di Amsi ,Co-mai e Membro del Gruppo di Lavoro Salute Globale Fnomceo che si appella al mondo politico europeo di unirsi nelle cose che uniscono a favore dei diritti umani ,integrazione ,conoscenza e rispetto reciproco e lasciare le cose che dividono senza dichiarazioni e slogan politici che non aiutano il dialogo tra le civiltà.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Veniva da Mariupol</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2019 09:01:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Una saga familiare che ha il respiro ampio della grande letteratura russa. Veniva da Mariupol (L&#8217;Orma editore) è l&#8217;ultimo romanzo della scrittrice tedesca Natascha Wodin. Anno di nascita: 1945. All&#8217;infanzia dell&#8217;autrice&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Copertina-libro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-12087 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Copertina-libro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="180" height="266" /></a>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Una saga familiare che ha il respiro ampio della grande letteratura russa. <i>Veniva da Mariupol </i>(L&#8217;Orma editore)<i> </i>è l&#8217;ultimo romanzo della scrittrice tedesca Natascha Wodin. Anno di nascita: 1945.</p>
<p>All&#8217;infanzia dell&#8217;autrice – trascorsa in un campo per sfollati – si giunge solo al termine della lettura perchè il racconto si dipana in un&#8217;indagine precisa delle vicende della sua famiglia, a partire dalla Prima Guerra Mondiale fino alla fine della Seconda, con intramezzi sul Presente.</p>
<p>La ricerca parte dalla volontà di ripercorerre l&#8217;esistenza materna, di una bambina-ragazza-donna che ha patito la miseria, che ha vissuto l&#8217;esilio, la violenza del regime stalinista prima e del nazifascismo poi, deportata con il marito come forza lavoro in Germania, con le conseguenze tragiche di una dura realtà che si imprime sul corpo e nella mente.</p>
<p>Quasi per caso, guardando una vecchia fotografia, la Wodin si mette sulle tracce dei parenti suoi e della madre, arricchendo la narrazione, di volta in volta, di particolari e coinvolgendo il lettore in un viaggio scrupoloso nella Storia del &#8216;900 con le delusioni, i tentativi, le conquiste proprie di un&#8217; inchiesta giornalistica.</p>
<p>Ciò che affascina, in questo romanzo, sono anche le descrizioni poetiche dei paesaggi che attorniano i personaggi nelle loro peregrinazioni, paesaggi che fanno da contraltare alle crudeltà in atto; bello il gioco di specchi che si viene a creare tra chi scrive e le persone di cui scrive, con le sfumature psicologiche, spesso solo immaginate. La scrittura alterna, quindi, toni lirici, profondi e diretti (per le descrizioni delle atrocità e delle ingiustizie vissute dai protaginisti) che regalano il quadro d&#8217;insieme di una intera epoca. Sembra che, osservando con attenzione partecipata le poche immagini e gli altri indizi che ha a disposizione, l&#8217;autrice cerchi il senso generale di un dipinto di Bosch, prendendosi il tempo necessario per osservare i particolari con una lente di ingrandimento, per capire cosa si celi dietro ad un sorriso, ad un oggetto o ad un&#8217;atmosfera.</p>
<p>Un lungo racconto che parla anche dell&#8217;Oggi, che si rivolge a noi in quanto umanità: “<i>Ragazze con il fazzoletto in testa, le valigie di cartone e i fagotti di stoffa, alcune poco più che bambine, vestite di stracci. Tutte terrorizzate, incapaci di comprendere dove siano finite, strappate dalle città e dai villaggi dei loro Paesi natali. Unsa massa interminabile di esseri umani senza nome che esistono solo come numeri. Ognuna di loro è mia madre</i>”. Ma anche una storia che ha costretto la stessa persona che ha deciso di raccontarla a compiere un percorso interiore, per cercare risposte a domande inevase, per trovare un significato anche alla propria vita tramite quella di chi l&#8217;ha preceduta.</p>
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		<title>Etnographic novel: Senza confini. Seconda parte dell&#8217;intervista. Con Francesca Cogni</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 07:45:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco per voi, la seconda parte dell&#8217;intervista sulla etnographic novel &#8220;Senza confini&#8221;. Risponde Francesca Cogni, illustratrice della graphic e videoartista. Associazione per i Diritti umani ringrazia molto Francesca Cogni. Alla luce delle testimonianze da voi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco per voi, la seconda parte dell&#8217;intervista sulla etnographic novel &#8220;Senza confini&#8221;. Risponde Francesca Cogni, illustratrice della graphic e videoartista.</p>
<p><strong><em>Associazione per i Diritti umani</em></strong> ringrazia molto Francesca Cogni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_347171165841513.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11659" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_347171165841513.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="416" height="597" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_347171165841513.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1973w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_347171165841513-209x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 209w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_347171165841513-768x1103.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_347171165841513-713x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 713w" sizes="(max-width: 416px) 100vw, 416px" /></a></p>
<p>Alla luce delle testimonianze da voi raccolte, quali sono le difficoltà comuni alle persone soggette a un nomadismo forzato? Anche perchè, in realtà, il nomadismo fa parte della Storia dell&#8217;umanità</p>
<p>Sono di più livelli.<br />
Da una parte il fatto di essere obbligati ad oltrepassare le frontiere illegalmente, e quindi a piedi, spesso di notte, rischiando la vita in mezzo alla neve, su barche, in mezzo a deserti, in tunnel ferroviari e dovendo nascondere ad eserciti, polizia, e fascisti di ogni paese.<br />
Poi c’è l’aspetto psicologico di tutta la questione, il limbo di attesa in cui le persone sono imprigionate dal momento in cui vengono identificate: non sapere cosa succederà, quanto tempo ci vorrà, l’ansia dell’intervista davanti alla commissione che deciderà se quello che è stato raccontato è vero oppure no &#8211; e il dover gestire emotivamente la cancellazione della propria biografia sotto l’etichetta di “storia inventata”, l’instabilità generata dalla paura di essere deportati, l’essere imbrigliati in sistemi di accoglienza che alimentano spesso la subalternità e la dipendenza, l’attesa di un visto, la speranza di un rinnovo, le nuove regole restrittive per i ricongiungimenti familiari e il riconoscimento della paternità.<br />
Sono stati costanti di incertezza e attesa, che spessissimo portano a reazioni estreme, come autolesionismo, tentativi di suicidio, dipendenza da farmaci e da alcool, droghe etc Gli stessi psicologi e assistenti sociali &#8211; con cui più di una volta mi è capitato di confrontarmi &#8211; spesso sentono di non avere gli strumenti per affrontare queste situazioni traumatiche a cui si somma la violenza istituzionale &#8211; nella forma di precarizzazione costante e degradazione della dignità della persona.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_337885230334400.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11665" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_337885230334400.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_337885230334400.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_337885230334400-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_337885230334400-300x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_337885230334400-768x768.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_337885230334400-160x160.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_337885230334400-320x320.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Come si rapportano, le persone da voi intervistate, alla ricerca dell&#8217;identità, altra questione importante per chi vive e porta dentro di sé l&#8217;appartenenza a mondi e culture differenti?</p>
<p>Dipende. Per alcuni si tratta di una ricerca interiore, un partire dalle proprie radici per farsi ponte, ed è il caso di Nassi per esempio, una giovane donna italiana con genitori marocchini, che nell’attivismo ha trovato &#8211; e continua a cercare &#8211; la risposta all’essere nata casualmente dalla parte del mondo con il passaporto “buono”. Un altro esempio è Umar, che dopo il lungo viaggio dalla Siria a Berlino, ha ripreso i suoi studi interrotti in Social Consulting declinandoli al lavoro di sportello con rifugiati e richiedenti asilo.<br />
Per altri invece l’identità è una questione collettiva, una riflessione attiva e incessante fatta all’interno di un collettivo o di un gruppo o di un progetto (Napuli, Turgay, l’Internation Women Space), oppure un punto di partenza per nutrire una rielaborazione critica in forma di testo, immagini, musica (Melissa, Muhammed).<br />
In generale, ognuno trova le sue forme di resistenza per costruire una narrazione personale di questo concetto mobile, stratificato e spurio che è l’identità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_1037949946385578.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11664" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_1037949946385578.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="639" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_1037949946385578.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_1037949946385578-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/received_1037949946385578-768x511.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Perchè la scelta di trattare argomenti di stretta attualità (migrazioni, razzismo) nella forma della graphic novel?</p>
<p>Perché è un linguaggio che permette di raccontare il reale e l’onirico insieme, di ricostruire una storia ma anche di proiettarsi nel desiderio e nel futuro.<br />
Il disegno è un linguaggio rispettoso e sensibile sia per la fase di ricerca, che per quella di restituzione.<br />
Permette di raccontare l’irraccontabile. Non è invasivo &#8211; non è come usare una telecamera &#8211; e restituisce dei ritratti cangianti, in cui i protagonisti si ritrovano ma non sono schiacciati da un’immagine troppo aderente alla realtà, rispettando l’intimità della persona.<br />
“Abbiamo sperimentato nel disegno un linguaggio lieve e non intrusivo, capace di per sé di generare un tempo di relazione e di “rappresentazione” immediatamente condivisa.<br />
Il disegno si presta a un temporalità lenta. Può essere mostrato, regalato, ri-fotografato. È una forma di rappresentazione che rispetta l’intimità, pur avvalendosi di elementi che le rendono riconoscibili i protagonisti delle storie. Libero da un realismo stringente, permette di stilizzare i tratti somatici di una persona per “significare” migliaia di altre, in un racconto cangiante, polifonico, aperto all’onirico e al simbolico.<br />
Il disegno – come linguaggio di rappresentazione e come strumento di ricerca e riflessione, come modo di ‘guardare’ ed esplorare la realtà – contiene un grande potenziale per sviluppare, nel racconto documentario, pratiche leggere e rispettose, e per modificare lo sguardo e creare nuove narrazioni del presente.” (dalla postfazione di Senza Confini)<br />
Il fatto di dare dei volti disegnati e dei colori (i personaggi, e noi tra loro, hanno sempre un colore diverso in ogni tavola) era un modo per raccontare anche graficamente la ricchezza di questo mondo che viviamo oggi, meravigliosamente meticcio.</p>
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		<title>Germania / Turchia: APM chiede il divieto di propaganda elettorale turca in Germania</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2018 08:02:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>No alla propaganda di guerra turca in Germania! L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto un divieto per iniziative di propaganda elettorale di politici turchi in Germania. L&#8217;APM parte dal presupposto che l&#8217;occupazione&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>No alla propaganda di guerra turca in Germania!</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/afrin-conquistata6-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10603" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/afrin-conquistata6-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/afrin-conquistata6-1000x600.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/afrin-conquistata6-1000x600-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/afrin-conquistata6-1000x600-768x461.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto un divieto per iniziative di propaganda elettorale di politici turchi in Germania. L&#8217;APM parte dal presupposto che l&#8217;occupazione turca della regione kurda di Afrin in Siria possa giocare un ruolo centrale nella propaganda elettorale del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale, proprio per approfittare dell&#8217;attuale &#8220;entusiasmo pro-bellico&#8221; diffuso in Turchia, ha fatto anticipare le elezioni. Oltre che nel proprio paese, la campagna elettorale dell&#8217;establishment turco prevede iniziative anche in Germania tra i molti residenti di origine turca con diritto di voto in Turchia. Per l&#8217;APM non è ammissibile che le istituzioni tedesche permettano lo svolgimento di iniziative che glorificano crimini di guerra e l&#8217;occupazione illegale secondo il diritto internazionale condotta dalla Turchia ad Afrin. Secondo l&#8217;APM, l&#8217;illegalità e la violenza messa in atto dal regime turco non può essere accettata con il pretesto della democrazia e della libertà di espressione.</p>
<p>La guerra di aggressione della Turchia ha causato l&#8217;ulteriore destabilizzazione e il massiccio aumento di violenza in Siria. Più di 200.000 persone sono dovute fuggire dai carri armati turchi e dalla violenza messa in atto dalle forze turche e dai loro alleati. L&#8217;Europa a sua volta si trova ad accogliere nuovi profughi e a sostenere le spese per l&#8217;assistenza di cui i profughi hanno bisogno. Sarebbe davvero folle e controproducente premiare un guerrafondaio permettendogli di fare campagna elettorale in Germania e dandogli la possibilità di guadagnare consensi grazie ai crimini commessi.</p>
<p>Nella guerra di aggressione ad Afrin avviata nel gennaio 2018, l&#8217;esercito turco e le milizie radical-islamiche alleate hanno attaccato l&#8217;ospedale di Afrin, bombardato civili in fuga e messo sotto assedio la città di Afrin per settimane. Si tratta di gravi crimini di guerra e di crimini contro l&#8217;umanità. Anche nel loro ruolo di forza occupante, le forze turche e le milizie alleate violano i fondamentali diritti umani della popolazione civile, commettono saccheggi, distruggono monumenti e cimiteri kurdi e hanno proibito l&#8217;uso della lingua kurda nella vita pubblica. I cristiani e gli yezidi temono ancora una volta per la loro vita, le milizie radical-islamiche obbligano la popolazione civile a seguire la sharia e le donne subiscono ancora una volta la forte e violenta limitazione dei loro diritti.</p>
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		<title>Turchia: gli Aleviti non accettano la censura di Erdogan</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 07:31:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tribunale turco tratta il ricorso contro il divieto del canale televisivo alevita Yol di Colonia (Germania) In occasione del procedimento legale relativo al ricorso contro il divieto di trasmissione del canale televisivo alevita Yol&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/12/22/turchia-gli-aleviti-non-accettano-la-censura-di-erdogan/">Turchia: gli Aleviti non accettano la censura di Erdogan</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tribunale turco tratta il ricorso contro il divieto del canale televisivo alevita Yol di Colonia (Germania)</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Gli-aleviti1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-9957" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Gli-aleviti1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="503" height="336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Gli-aleviti1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 850w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Gli-aleviti1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Gli-aleviti1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px" /></a><br />
In occasione del procedimento legale relativo al ricorso contro il divieto di trasmissione del canale televisivo alevita Yol che inizia mercoledì 20 dicembre ad Ankara, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo turco di voler mettere a tacere la voce indipendente di circa 15 milioni di Aleviti e chiede che possa riprendere la trasmissione di Yol-TV sul satellite Türksat. Yol-TV non può più essere trasmessa in Turchia fin dal 16 dicembre 2016, quando la società gestrice del satellite ha tolto a Yol-TV la frequenza per &#8220;aver offeso il presidente della Repubblica turca&#8221;.</p>
<p>Questo ennesimo atto di censura evidenzia chiaramente il carattere dittatoriale del governo di Recep Tayyip Erdogan e in quale pessimo stato versino in Turchia la libertà di stampa e i diritti civili. Yol-TV è associato alla comunità alevita in Germnia , ha la propria sede a Colonia ed attualmente è visibile solo attraverso internet. Poiché la maggior parte degli Aleviti parla anche il turco, il canale, che esiste fin dal 2007, trasmette principalmente in lingua turca ma aveva anche iniziato a trasmettere alcuni programmi nelle diverse lingue kurde e addirittura in tedesco. In Turchia l&#8217;Alevismo non è riconosciuto come religione e i fedeli, che appartengono a diversi gruppi etnici, sono vittime di discriminazione e persecuzione.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Aleviti-sunniti-sciiti-analogie-e-differenze-I1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-9958" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Aleviti-sunniti-sciiti-analogie-e-differenze-I1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="439" height="293" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Aleviti-sunniti-sciiti-analogie-e-differenze-I1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 850w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Aleviti-sunniti-sciiti-analogie-e-differenze-I1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Aleviti-sunniti-sciiti-analogie-e-differenze-I1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 439px) 100vw, 439px" /></a></p>
<p>Yol-TV non è l&#8217;unico canale televisivo proibito in Turchia ma fa parte di un nutrito gruppo di emittenti critiche sia nei confronti del partito di governo sia nei confronti della politica del presidente turco Erdogan. Negli scorsi due anni il governo turco ha fatto chiudere almeno 153 mezzi di informazione, tra cui quattro agenzie di notizie, 28 case editrici, 47 quotidiani, 16 riviste, 28 emittenti televisive e 30 stazioni radiofoniche. Molte di queste emittenti erano mezzi di comunicazione kurdi e/o aleviti. Sono almeno 146 i giornalisti in carcere per cosiddetti reati di opinione.</p>
<p>Alcuni rappresentanti della comunità religiosa degli Aleviti in Germania hanno contattato l&#8217;APM poco dopo la revoca della licenza di trasmissione di Yol-TV, annunciando che si sarebbero battuti &#8220;con ogni forza&#8221; contro il divieto. Il prossimo 20 dicembre una cinquantina di rappresentanti aleviti viaggerà ad Ankara per assistere al processo di revisione. Tra gli osservatori del processo vi sarà anche Turgut Öker, presidente onorario dell&#8217;Unione Europea degli Aleviti e Mahmut Akgül, amministratore delegato di Yol-TV.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi sono gli aleviti: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alevismo?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Alevismo?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Art(E)Attualità. Nazifascismo di ieri e di oggi</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Oct 2017 07:31:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0233-e1509174380245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9696" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0233-e1509174380245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0233-e1509174380245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0233-e1509174380245-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0233-e1509174380245-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0233-e1509174380245-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a></p>
<p>Mentre in Italia ( e in altre aree del mondo) si verificano rigurgiti di fascismo &#8211; allo stadio, nelle strade, nelle parole &#8211; noi pubblichiamo le immagini di una mostra permanente del MOMA di New York. Permanente: perché l&#8217;Arte, come la Cultura in toto, deve far riflettere e ricordare quali siano state le conseguenze tragiche per l&#8217;umanità del corso della Storia, quella parte di Storia nefanda e distruttiva  che tende a ripetersi. Ma la Storia siamo noi; la Storia la scriviamo noi, giorno per giorno, con i nostri pensieri e con le nostre azioni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0240-e1509174470964.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9697" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0240-e1509174470964.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0240-e1509174470964.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0240-e1509174470964-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0240-e1509174470964-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0240-e1509174470964-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0241-e1509174680912.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9700" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0241-e1509174680912.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3999" height="5998" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0241-e1509174680912.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3999w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0241-e1509174680912-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0241-e1509174680912-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0241-e1509174680912-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 3999px) 100vw, 3999px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9701" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0242-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0242-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0242-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0243-e1509174814332.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9702" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0243-e1509174814332.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0243-e1509174814332.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0243-e1509174814332-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0243-e1509174814332-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0243-e1509174814332-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0238-e1509174896199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9703" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0238-e1509174896199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0238-e1509174896199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0238-e1509174896199-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0238-e1509174896199-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0238-e1509174896199-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0239-e1509174945981.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9698" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0239-e1509174945981.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0239-e1509174945981.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0239-e1509174945981-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0239-e1509174945981-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0239-e1509174945981-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0246.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9704" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0246.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0246.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0246-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0246-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0246-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0237-e1509175301120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9707" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0237-e1509175301120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="6000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0237-e1509175301120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0237-e1509175301120-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0237-e1509175301120-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DSC_0237-e1509175301120-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a></p>
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