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	<title>ghana Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. L&#8217;Africa delle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2020 06:53:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Le donne insieme a me in questa foto sono donne forti, lavoratrici instancabili e portatrici di diritti e uguaglianza per coloro che, ancora, non credono nella parità dei sessi. In strada.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14661" width="635" height="476" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20180103_173453-1-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /><figcaption>sdr</figcaption></figure></div>



<p><em>Le donne insieme a me in questa foto sono donne forti, lavoratrici instancabili e portatrici di diritti e uguaglianza per coloro che, ancora, non credono nella parità dei sessi.</em></p>



<p><em>In strada.</em> Mia madre usava sempre questo lemma per chiedermi di andare a fare un po’ di spesa. Il centro del paese, l’unica strada asfaltata: l’unico punto del paese in cui si potevano trovare alcuni negozietti con beni di prima necessità, una bottega anni ‘90, un macellaio e una piccola cartoleria.</p>



<p>Anche se ad oggi questa accezione si è un po’ persa &#8211; le strade asfaltate sono praticamente tutte &#8211; viaggiando, torna il senso delle dolci parole di mia madre.</p>



<p>In Senegal, ma non solo, <em>in strada</em> (quindi, dove inizia l’asfalto) puoi trovare macellerie, botteghe, diversi <em>tailleur </em>e molte, moltissime donne che dietro al loro banchettino di legno vendono verdura, frutta, frittelle dolci e altre delizie fritte. Donne bellissime nei loro vestiti colorati che avvolgono frittelle in fogli di giornale, prendono 100 Cfa e proseguono con il cliente successivo.</p>



<p>Questa scena di tipica vita africana più di una volta ha fatto sorgere in me molteplici domande su cosa realmente si nascondesse dietro quel banchetto. Donne contente di lavorare fuori casa friggendo frittelle per tutta la vita o donne che vorrebbero fare di più ma che si sono abituate a questo stile di vita?</p>



<p>Essere donna in Africa può essere faticoso, può significare lottare giornalmente per ottenere gli stessi diritti di un uomo, può significare ingiustizia e sottomissione. Ma può anche significare amore, famiglia e rispetto.</p>



<p>Spostandosi dal Senegal verso altri Paesi africani, magari tra i più radicali, troviamo donne non incluse nella società, che ancora oggi, nel 2019, risulta prettamente maschilista e ostile al cambiamento.</p>



<p>La condizione femminile in Africa non è riassumibile per grandi settori, non si può affermare, come fanno molti, che in Africa subsahariana le donne siano più rispettate rispetto alle donne dell’Africa centrale. L’approccio al mondo femminile è vario e difforme in tutto il continente.</p>



<p>Come abbiamo visto, in Senegal le donne possono lavorare e guadagnare, seppur in maniera discreta, a differenza di altri Paesi in cui questo è vietato. Nella carta costituzionale ghanese, per esempio, si leggono pari diritti per donne e uomini ma, nella realtà, questi diritti si affievoliscono sempre di più uscendo dalle città e addentrandosi nei villaggi, dove possiamo trovare mamme con circa 5 figli a testa e con un’età media di 20 anni, costrette a rimanere a casa con i figli, senza possibilità di crescere e lavorare.</p>



<p>A dispetto della lentezza del cambiamento di mentalità che si sta avendo in quasi tutta l’Africa, non si deve essere pessimisti rispetto alla possibilità di avere in futuro un vero partenariato fra uomini e donne fondato non solo sull’uguaglianza dei diritti ma su quella nei fatti.</p>



<p>Le prime conquiste sono arrivate già nell’anno passato: a partire dalla stessa Dakar che ha visto il primo sindaco donna nella persona di Soham El Wardini.</p>



<p>Dopo Soham il nome di Sahle-Work Zewde imperversò su tutti i giornali internazionali, come la prima donna presidente dell’Etiopia e unico capo di stato donna in carica in tutto il continente Africano. L’elezione di Sahle arrivò in un momento storico molto importante, una settimana dopo che Abiy Ahmad, primo ministro riformista, nominò un gabinetto in cui metà dei posti furono attribuiti a delle donne.</p>



<p>Le donne africane sono, quindi, spesso costrette in un mondo maschilista e ostile, le donne africane sono mamme dolcissime che stanno a capo di tutta la famiglia.<br>Le donne africane sono colorate, aperte e fondamentali per il futuro dell’intero continente.</p>
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		<title>L&#8217;ennesima strage, in mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2013 04:58:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Scriviamo questo articolo con tanta rabbia e tristezza. Lo pubblichiamo senza immagini, video o fotografiche, in segno di lutto. Un ennesimo lutto del mare. A distanza di soli tre giorni dal naufragio di Scicli,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Scriviamo<br />
questo articolo con tanta rabbia e tristezza. Lo pubblichiamo senza<br />
immagini, video o fotografiche, in segno di lutto. Un ennesimo lutto<br />
del mare. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
distanza di soli tre giorni dal naufragio di Scicli, il Mediterraneo<br />
si fa tomba per più di 94 persone mentre 250 sono ancora i dispersi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Migranti<br />
dalla Somalia, ma anche dall&#8217; Eritrea e dal Ghana, scappati da Peasi<br />
in guerra o sotto dittatura. Tra loro anche donne e bambini: tre, in stato di<br />
gravidanza, sono state salvate così come trenta minori, tra cui un<br />
neonato di due mesi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La causa<br />
di questo naufragio probabilmente è stato un incendio dovuto ad un<br />
cortocircuito a bordo del barcone che si è rovesciato sulla costa<br />
dell&#8217;isola dei Conigli. Nel tratto di mare circostante, chiazze<br />
d&#8217;olio, pezzi di legno, giubbotti salvagente: tracce di una tragedia<br />
che si ripete ormani troppo spesso, una “tragedia immane”, come<br />
l&#8217;ha definita anche il Premier Enrico Letta, che getta vergogna e<br />
sconforto su chi ha a cuore il destino degli altri.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Su quel<br />
barcone erano saliti 500 migranti, mentre ora “ci sono morti<br />
ovunque” racconta uno dei soccorritori che aggiunge: “ Sono<br />
decide i cadaveri, molti galleggiano. Sembra un incubo”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;allarme<br />
è stato dato dall&#8217;equipaggio, sono sette le motovedette impegnate<br />
nel recupero delle persone e alle operazioni hanno partecipato anche<br />
i pescherecci e le imbarcazioni da diporto: un enorme dispiegamento<br />
di forze che sottolinea la gravità della situazione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
uomini, le donne e i bambini superstiti sono stati portati, in<br />
elicottero, presso le strutture ospedaliere dell&#8217;isola di Lampedusa e<br />
presentano sintomi di disidratazione, problemi alla pelle e altri<br />
disturbi derivanti dall&#8217;aver ingerito carburante. Oltre, ovviamente,<br />
allo stato di shock. Molti corpi di chi non ce l&#8217;ha fatta sono stati<br />
portati nell&#8217;hangar dell&#8217;aeroporto perchè nel cimitero cittadino non<br />
c&#8217;è più posto.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Fermato<br />
uno degli scafisti; la procura di Agrigento aprirà un&#8217;indagine per<br />
omicidio plurimo doloso;  il Consiglio d&#8217;Europa, proprio mercoledì<br />
scorso, ha pubblicato un rapporto in cui viene criticata duramente la<br />
politica migratoria nel nostro Paese; Strasburgo ha considerato<br />
“sbagliate e controproducenti” le misure prese dai nostri governi<br />
per gestire i flussi migratori: eppure nulla cambia e il mare<br />
inghiotte giovani vite.
</div>
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		<title>I colpi di piccone a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 04:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinque persone: due morti e tre feriti. Questo il bilancio dell&#8217;aggressione avvenuta pochi giorni fa nella zona di Niguarda, a Milano. Un uomo, armato di piccone, all&#8217;alba si è scagliato su cinque persone, un&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cinque<br />
persone: due morti e tre feriti. Questo il bilancio dell&#8217;aggressione<br />
avvenuta pochi giorni fa nella zona di Niguarda, a Milano. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un uomo,<br />
armato di piccone, all&#8217;alba si è scagliato su cinque persone, un<br />
giovane di 21 anni e  altri quattro più adulti: l&#8217;aggressore è un<br />
extracomunitario, Mada Kabobo, proveniente dal Ghana.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Kabobo,<br />
trentun anni, era giunto in Italia, da irregolare, nel 2011; sbarcato<br />
probabilmente sulle coste pugliesi, ha fatto richiesta di asilo<br />
politico, riuscendo ad ottenerla per un breve perdiodo durante il<br />
quale, però, è stato segnalato per reati contro il patrimonio,<br />
violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Allo scadere del permesso<br />
di soggiorno, la commissione ha respinto la  nuova domanda di asilo<br />
politico. Non è stato espulso dall&#8217;Italia a causa delle sue pendenze<br />
penali.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
follia omicida di Kabobo ha fatto esplodere la polemica politica.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Matteo<br />
Salvini, segretario della Lega, ha commentato l&#8217;accaduto dicendo: “<br />
I clandestini che il ministro di colore vuole regolarizzare,<br />
ammazzano a picconate: Cecile Kyenge rischia di sitigare alla<br />
violenza nel momento in cui dice che la clandestinità non è reato,<br />
istiga a delinquere. Questo è un caso drammatico, il gesto di un<br />
folle. Ma non va trascurato il fatto che sia stato commesso da un<br />
clandestino che non avrebbe dovuto essere qua, avrebbe dovuto essere<br />
espulso. Altro che abolizione del reato di clandestinità, ci sono<br />
già migliaia di gazebo pronti: seppelliremo il Ministro Kuenge con<br />
migliaia di firme”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
repliche alle parole di Salvini sono state quelle di Nichi Vendola  e<br />
del deputato del Partito Democratico e Presidente del forum Sicurezza<br />
e Difesa, Emanuele Fiano. Vendola ha affermato: “ C&#8217;è chi ha<br />
accusato cecile Kyenge di essere oggettivamente responsabile della<br />
violenza stamani a Milano. Siamo agli archetipi di stupidaggine e<br />
cattiveria, gli ingredienti di quella miscela chiamata razzismo”. E<br />
Fiano ha aggiunto: “ La politica di queste ore ha il dovere di non<br />
fomentare ulteriore violenza anche verbale. L&#8217;accusa di istigazione a<br />
delinquere, scagliata da Matteo Salvini contro il Ministro Cecile<br />
Kyenge per il terribile omicidio, è un&#8217;accusa vergognosa che<br />
respingiamo al mittente, proferita da chi ha gevernato questo Paese,<br />
la Regione Lombardia e la città di Milano per anni e anni senza<br />
risolvere mai nessuno dei grandi problemi connessi al tema<br />
dell&#8217;immigrazione”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Kabobo<br />
ha ripetuto ai carabinieri, in un primo momento, di non avere fissa<br />
dimora, di non dormire mai e di avere fame e poi di sentire “delle<br />
voci”.</div>
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