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	<title>Gherardo Colombo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Gherardo Colombo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Carceri. I confini della dignità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2014 03:52:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; “La reclusione in carcere come pena regolamentata nello spazio e nel tempo è l&#8217;esito di una grande rivoluzione prodotta dal movimento utilitarista e da quello illuminista. Il carcere come pena è un&#8217;invenzione della&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/carcere-ap_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/carcere-ap_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="248" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione4">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 104px;">
<tbody>
<tr>
<td width="104">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 104px;">
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="104">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 104px;">
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="104">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 104px;">
<tbody>
<tr>
<td width="104"></td>
</tr>
<tr>
<td width="104">&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p>“La<br />
 reclusione in carcere come pena regolamentata nello spazio e nel<br />
 tempo è l&#8217;esito di una grande rivoluzione prodotta dal movimento<br />
 utilitarista e da quello illuminista. Il carcere come pena è<br />
 un&#8217;invenzione della modernità connessa a grandi questioni che lo<br />
 trascendono e a volte lo rimuovono: dal modello di produzione<br />
 economica alla ideologia del lavoro, dai più generici obiettivi di<br />
 giustizia al più specifico tema del rito del processo penale. </p>
<div dir="LTR" id="Sezione5">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 carcere come pena ha a che fare con il sistema sociale e con quello<br />
 fiscale, con le scelte urbanistiche e con quelle architettoniche,<br />
 con i diritti umani e con il residuo di giustiziabilità degli<br />
 stessi, con la dignità dei corpi e con la salvezza delle anime, con<br />
 l&#8217;etica e con la religione. Il carcere come pena è dentro il<br />
 sistema del diritto, ma è storicamente poco incline a farsi<br />
 ingabbiare dal diritto. E&#8217; il risultato di un giudizio che si<br />
 trasforma in pregiudizio. Il carcere, per non ridursi a descrizione<br />
 storica, va letto anche attraverso una indagine epistemologica che<br />
 usi le categorie classiche dello spazio e del tempo e ne sveli le<br />
 aporie”.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
 un brano dell&#8217;introduzione al testo <i>Carceri.<br />
 I confini della dignità</i>,<br />
 di Patrizio Gonnella.</div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione6">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="body"></a>Un’opera<br />
 profonda e coraggiosa, frutto di una straordinaria esperienza da<br />
 parte del presidente dell’associazione Antigone che da anni lavora<br />
 e lotta per i diritti dei carcerati detenuti e per il miglioramento<br />
 della loro esistenza all&#8217;interno degli istituti penitenziari: una<br />
 tematica, quella della riforma delle carceri, in prima pagina<br />
 nell’agenda sociale e politica dell’Italia di oggi.<br />Dopo<br />
 lunghi decenni dedicati e in parte persi inseguendo la retorica<br />
 rieducativa, in questo libro si propone un cambio di paradigma. Si<br />
 ridisegnano i confini della pena carceraria attraverso una<br />
 descrizione qualitativa e critica dei diritti dei detenuti,<br />
 avvalendosi di standard internazionali. Diritto alla vita, diritto<br />
 alla salute, diritto agli affetti, diritto alla libertà di<br />
 conoscenza e di coscienza, diritto di voto, diritto al lavoro,<br />
 diritto di difesa non sono nella disponibilità di chi detiene il<br />
 potere di punire: per riaffermare questi diritti è necessario,<br />
 appunto, un cambio di prospettiva. (Vedi anche l&#8217;articolo in cui si<br />
 fa riferimento al saggio di Gherardo Colombo<i><br />
 Il perdono responsabile</i>,<br />
 pubblicato su questo sito).<br />La pratica penitenziaria evidenzia<br />
 una distanza tra diritti proclamati e diritti garantiti. Lo<br />
 svelamento delle violazioni sistematiche dei diritti che avvengono<br />
 nelle carceri serve a chiarire a noi stessi che lo stato sociale<br />
 costituzionale di diritto si difende con il lavoro giuridico<br />
 affiancato a un  lavoro politico, ma soprattutto culturale: la<br />
 direzione potrebbe essere quella di predisporre percorsi rieducativi<br />
 e riabilitativi per il detenuto, ricominciando dalla tutela della<br />
 sua dignità in quanto “essere umano”: un percorso non facile,<br />
 un percorso che non può essere rivolto a tutti, ma che per alcuni<br />
 può funzionare per restituire la vita, la consapevolezza e il senso<br />
 di responsabilità, individuale e sociale.
 </div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione7">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione8">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 volume sarà presentato in anteprima a Milano alla libreria Jaca<br />
 Book  mercoledì 16 aprile alle ore 18.30, in Via Frua, 11 (ingresso<br />
 da Via Stelline), Milano.  Intervengono con l&#8217;autore, Adolfo Ceretti<br />
 Professore Ordinario in Medicina Legale all&#8217;Università di Milano<br />
 Bicocca, Mirko Mazzali Presidente Commissione Sicurezza del Comune<br />
 di Milano, Alessandra Naldi Garante Detenuti del Comune di Milano</div>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Giustizia retributiva e giustizia riparativa (e il saggio di Gherado Colombo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2014 04:23:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha annunciato un nuovo metodo di cooperazione con il Consiglio d&#8217;Europa in materia di emergenza carceri: questo in risposta alla condanna dell&#8217;Italia, da parte della Corte europea dei&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha annunciato un nuovo<br />
metodo di cooperazione con il Consiglio d&#8217;Europa in materia di<br />
emergenza carceri: questo in risposta alla condanna dell&#8217;Italia, da<br />
parte della Corte europea dei diritti dell&#8217;Uomo, per la violazione<br />
dei diritti dei detenuti. Entro il prossimo 28 maggio, l&#8217;Italia dovrà<br />
presentare il pacchetto “svuotacarceri” su cui ancora si sta<br />
tanto discutendo. Tra le proposte prese in esame dal governo italiano<br />
vi sono: la riforma della custodia cautelare, una depenalizzazione<br />
per i reati riguardanti alcune sostanze stupefacenti, il rimpatrio<br />
degli stranieri e pene alternative per alcune categorie di detenuti.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vogliamo<br />
ricordare, però che esistono due tipi di giustizia: quella<br />
retributiva e quella riparativa.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
prima, la più diffusa, è quella che considera la punizione come la<br />
giusta conseguenza al reato e, quindi, pone al centro la<br />
trasgressione. La seconda, invece, pone al centro la persona, anche<br />
se si tratta di chi ha commesso la trasgressione.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
indagini recenti, la maggior parte dei condannati a pene carcerarie<br />
torna a delinquere e invece di essere accompagnata in un percorso di<br />
riabilitazione &#8211; come prevede la nostra Costituzione &#8211; viene<br />
rinchiusa e privata dei diritti fondamentali. Mentre, per quanto<br />
riguarda le vittime dei reati,  chiedono, forse comprensibilmente,<br />
solo vendetta.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/images-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/images-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>L&#8217;ex<br />
magistrato, Gherardo Colombo, nel suo saggio intitolato<i> Il perdono<br />
responsabile</i>&nbsp; (edito da Ponte alle Grazie) riflette su<br />
questi argomenti e mette a confronto la giustizia retributiva e<br />
quella riparativa. La domanda di partenza è: “Si può educare al<br />
bene attraverso il male?” perchè di educazione si tratta o si<br />
dovrebbe trattare. Secondo la giustizia di Stato, quella retributiva,<br />
la persona viene valutata in base ai suoi comportamenti, buoni o<br />
cattivi: la persona in quanto tale non ha alcun valore. La giustizia<br />
riparativa, invece, ribalta il punto di vista e considera prioritaria<br />
la dignità della persona, di qualsiasi persona, anche del reo. La<br />
Costituzione italiana e la Dichiarazione ONU sui diritti dell&#8217;Uomo<br />
confermano questo, nel momento in cui  sanciscono che l&#8217;ordine debba<br />
essere finalizzato alla realizzazione della persona e non viceversa:<br />
secondo tale visione, chi ha commesso un reato deve poter affrontare<br />
un percorso di recupero, di inclusione e anche di riconciliazione. I<br />
programmi della giustizia riparativa &#8211; come ricordato anche in un<br />
altro articolo che abbiamo pubblicato su questo argomento &#8211;<br />
prevedono, infatti, l&#8217;incontro e la responsabilizzazione dei rei,<br />
delle vittime e dell&#8217;intera società. Risulta importante il concetto<br />
di responsabilità se si pensa, ad esempio, che in molti casi il<br />
detenuto sbattuto in carcere non è del tutto consapevole delle<br />
proprie azioni: non sta in carcere per senso di responsabilità<br />
profonda, ma perchè costretto e basta. Anche e soprattutto perchè,<br />
come dice il Prof. Colombo: “ Le persone seguono le regole non<br />
perchè le condividano, ma per evitare la punizione o meritare il<br />
premio”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Infine,<br />
il perdono: qualche settimana fa abbiamo pubblicato anche un video di<br />
Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, in cui spiega i motivi per cui ha<br />
deciso di perdonare gli assassini di suo padre: motivazioni che si<br />
collegano allo scritto del magistrato quando sostiene che, alla base<br />
di ogni cammino di perdono, ritorni il concetto di “responsabilità”.<br />
Il reo deve capire quali siano le conseguenze del male commesso e<br />
assumersi la responsabilità della sua riparazione, mentre la<br />
comunità deve assumersi la responsabilità di ri-accogliere il reo.<br />
E&#8217; una sfida, reciproca, che può far crescere e maturare sia come<br />
uomini sia come cittadini.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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