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	<title>Ginevra Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Farid Adly / Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 07:34:28 +0000</pubDate>
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<p>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1601359486.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1601359486.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p>Egitto: Patrick Zaki rimane ancora in carcere. La sua assenza dall&#8217;aula di Tribunale preoccupa i familiari</p>



<p>Iraq: razzo contro l&#8217;aeroporto uccide un&#8217;intera famiglia. Timori di un&#8217;imminente guerra USA-Iran</p>



<p>Libia: Conferenza ONU il 5 Ottobre a Ginevra. Concluse positivamente le trattative libiche a Hurghada, sul Mar Rosso</p>



<p>Marocco: una campagna per l&#8217;abolizione della pena capitale</p>



<p>Tunisia: rinviato il Festival del cinema di Cartagine per l&#8217;emergenza sanitaria</p>



<p>Algeria: al referendum sulla riforma costituzionale, gli islamisti votano no</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Egitto:</p>



<p>ancora un altro rinvio per l&#8217;udienza di Patrick Zaki. La prossima si terrà il 7 Ottobre. Il giovane studente egiziano dell&#8217;Università di Bologna è in carcere dal 7 Febbraio, quando è stato arrestato al suo arrivo in aeroporto, con l&#8217;accusa di diffusione di notizie false e sovversive su un social. Con il pretesto dell&#8217;emergenza sanitaria, le sedute di convalida dell&#8217;arresto sono state rinviate più volte e sono state respinte le richieste di libertà provvisoria avanzate dalla sua avvocata, Hoda Nasralla. Patrick non è stato portato in aula e non è stata spiegata da parte delle autorità giudiziarie e di sicurezza questa assenza. Familiari e avvocati sono preoccupati per la sua incolumità fisica. La stampa egiziana mantiene un silenzio assoluto sul suo caso. Dallo scorso Febbraio, non è stata pubblicata nessuna notizia riguardo il suo arresto. Se le accuse vengono confermate dai giudici, Zaki rischia fino a 20 anni di carcere.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>un razzo lanciato contro l&#8217;aeroporto internazionale di Baghdad è caduto su una casa nelle vicinanze, uccidendo una famiglia intera: due donne e tre bambini. È l&#8217;ultimo grave episodio di un attacco con razzi Katiuscia su strutture dove ci sono militari USA. Non c&#8217;è stata nessuna rivendicazione, ma in passato attacchi simili sulla zona verde sono stati rivendicati da sigle ignote. La motivazione è “la cacciata degli occupanti statunitensi”. Dietro quegli attacchi ci sono le milizie sostenute da Teheran, annidate nel cartello Hashd Shaabi (Mobilitazione popolare) ingaggiato dal governo di Baghdad per far fronte al terrorismo dell&#8217;ISIS. Gli Stati Uniti hanno minacciato di chiudere l&#8217;ambasciata, ritirare le truppe e imporre sanzioni su politici e alti ufficiali delle forze armate irachene, in caso di mancata cessazione degli attacchi contro gli interessi USA in Iraq. Domenica a Baghdad è arrivato il capo di Stato maggiore iraniano, gen. Baqiri, ma non sembra sia stato raggiunto nessun risultato concreto per la fine dello scontro Teheran-Washington che si sta svolgendo sul territorio iracheno. Negli ambienti iracheni, sono forti i timori che Washington abbia dei piani di guerra contro l&#8217;Iran, prima delle elezioni presidenziali.</p>



<p>Libia:</p>



<p>La Conferenza ONU di Ginevra tra le parti libiche si terrà il 5 Ottobre. Ieri a Hurghada in Egitto è stato raggiunto un accordo sulla sicurezza tra le due commissioni militari dell&#8217;esercito nazionale di Haftar e del governo di Tripoli. La Commissione 5+5 ha deciso le misure di sicurezza per la città di Sirte: un cessate il fuoco permanente, ritiro delle truppe delle due parti, costituzione di una forza mista per il controllo della città e degli impianti petroliferi. Sirte sarà la sede del futuro governo e Consiglio presidenziale. Bisognerà attendere i fatti concreti, prima di dare un giudizio definitivo, perché in passato sono stati disattesi diversi importanti accordi.</p>



<p>Marocco:</p>



<p>è in corso in Marocco una forte iniziativa della società civile per l&#8217;abolizione della pena di morte. Attivisti per i diritti umani, avvocati, giornalisti, scrittori, artisti, parlamentari e professori universitari hanno sottoscritto un appello all&#8217;opinione pubblica “per mantenere alto il principio costituzionale al diritto alla vita”. In Marocco vige una moratoria delle esecuzione capitali da un quarto di secolo, ma il caso di un bambino di 11 anni violentato ed ucciso, avvenuto lo scorso Agosto, ha fatto resuscitare le richieste sui social di applicare la pena capitale.</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>è stato rinviato il Festival cinematografico di Cartagine, a causa dell&#8217;emergenza sanitaria per Covid19. La direzione del festival ha emesso un comunicato nel quale si informa che “Il 31° Festival previsto dal 7 al 12 di Novembre sarà rinviato alla fine di Dicembre, dal 18 al 22”. La Tunisia sta vivendo una seconda ondata di contagi che sta mettendo in ginocchio l&#8217;economia del paese. La stagione turistica 2020 ha visto diminuire l&#8217;afflusso di turisti stranieri e la conseguente perdita di 300 mila posti di lavoro stagionali.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>I partiti islamisti hanno espresso la loro opposizione alla proposta di riforma della Costituzione, avanzata dal presidente Tabboun e approvata dai due rami del Parlamento. Nel referendum del 1° Novembre, hanno dato l&#8217;indicazione di votare no. La maggior parte dei partiti dell&#8217;opposizione e il movimento di protesta Hirak hanno deciso invece di boicottare il voto al referendum, “perché il paese ha bisogno di una Costituzione nuova e non rattoppata”. Il testo approvato dal Parlamento mantiene ampi poteri discrezionali del presidente della Repubblica e di fatto mette la magistratura sotto la tutela del potere politico, malgrado la citazione a parole della sua autonomia.</p>
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		<title>Le Legge sulla Sicurezza Nazionale di Hong Kong</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2020 08:06:18 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Diverse persone hanno già sentito parlare della temuta ed ingiusta legge nazionale di Hong Kong sulla sicurezza che è stata adottata recentemente; ma ciò che ha spinto l’autrice di questo breve articolo a trattare proprio della legge e a ricercare ed evidenziare i punti che violano i diritti umani e fondamentali dell’Uomo, è stata la possibilità di partecipare ad un evento a Ginevra volto a condannare tali contravvenzioni. La manifestazione ha voluto educare ed informare in merito alle violazioni perpetrate dal governo nazionale attraverso l’implementazione di tale legge a Hong Kong, enfatizzando il severo impatto sulla libertà di espressione, e menzionando che tale norma può mettere a rischio non solo la libertà degli hongkonghesi, ma anche a livello globale.</p>



<p>Il 30 giugno la massima legislatura cinese ha approvato all&#8217;unanimità una nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, entrata in vigore nel territorio lo stesso giorno, poco prima di mezzanotte. La legge è pericolosamente vaga e ampia: in poche parole, qualsiasi cosa potrebbe essere considerata una minaccia alla &#8220;sicurezza nazionale&#8221; in base alle disposizioni, e può applicarsi a chiunque sul pianeta.</p>



<p>Le autorità cinesi hanno forzato la legge senza alcuna responsabilità o trasparenza: è stata approvata poche settimane dopo che era stata annunciata per la prima volta, aggirando la legislatura locale di Hong Kong, e il testo è stato tenuto segreto al pubblico e presumibilmente anche al governo di Hong Kong fino a quando è stato poi messo in scena. In base a questa nuova legge &#8220;secessione&#8221;, &#8220;sovversione&#8221;, &#8220;terrorismo&#8221; e &#8220;collusione con forze straniere&#8221; comportano le pene massime dell&#8217;ergastolo. Ma questi reati sono così ampiamente definiti che possono facilmente diventare reati generali utilizzati in procedimenti motivati politicamente con sanzioni pesanti. Di fatto, l&#8217;Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e gli organismi di esperti hanno già espresso preoccupazione per la legge sulla sicurezza nazionale, affermando che la legislazione formulata in modo ampio può portare a &#8220;interpretazione e applicazione discriminatorie o arbitrarie che potrebbero minare la protezione dei diritti umani&#8221;.</p>



<p>Il governo centrale e quello di Hong Kong hanno a lungo accusato individui e organizzazioni della società civile di essere guidati da &#8220;forze straniere&#8221; nelle loro attività, includendo l’organizzazione e partecipazione a proteste pacifiche, le donazioni e le critiche al governo. Chiunque partecipi a queste attività è ora potenzialmente a rischio di essere accusato di &#8220;collusione con forze straniere&#8221; e altri nuovi &#8220;crimini&#8221;.</p>



<p>Amnesty International ha documentato l&#8217;uso delle accuse di &#8220;sovversione&#8221; da parte del governo cinese per incarcerare giornalisti, avvocati, studiosi e attivisti. Nel 2017, un tribunale cinese ha condannato il dissidente Wu Gan a otto anni di reclusione, citando le sue critiche contro il governo su Internet come prova della &#8220;sovversione&#8221; del potere statale.</p>



<p>Immediatamente dopo l&#8217;approvazione della legge, le autorità hanno iniziato a usarla per reprimere un&#8217;espressione legittima e pacifica. Da quel momento, numerose persone sono state arrestate per possesso di bandiere, adesivi e striscioni con slogan politici. La polizia e i funzionari hanno anche affermato che slogan, magliette, canzoni e pezzi di carta bianca potrebbero mettere in pericolo la sicurezza nazionale e portare a procedimenti penali. Due giorni dopo l&#8217;approvazione della legge, il governo di Hong Kong ha dichiarato che &#8220;Liberate Hong Kong, la rivoluzione dei nostri tempi&#8221;, uno slogan politico comune durante le proteste dello scorso anno, &#8220;connota l&#8217;indipendenza di Hong Kong&#8221;, o separa Hong Kong dalla Cina, e ne ha effettivamente vietato l&#8217;uso. Questi esempi mostrano come la legge e il suo utilizzo contravvengano alle norme e agli standard internazionali sui diritti umani. Questi ultimi stabiliscono che esprimere pacificamente la propria opinione in merito ai sistemi politici non costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale.</p>



<p>In nome della sicurezza nazionale, la legge conferisce al governo centrale cinese e a quello di Hong Kong nuovi ampi poteri per sorvegliare e gestire scuole, organizzazioni sociali, media e Internet a Hong Kong. L&#8217;industria dei media ha espresso preoccupazione per il potenziale impatto della legge sulla libertà di stampa a Hong Kong. Il New York Times, ad esempio, ha già deciso di trasferire parte del personale di Hong Kong in Corea del Sud.</p>



<p>Il governo di Hong Kong ha anche tentato di limitare eccessivamente i diritti degli studenti di godere della libertà di espressione nei campus. Il Segretario all&#8217;Istruzione ha detto che gli studenti non dovrebbero cantare canzoni e slogan o condurre attività che contengono messaggi politici. Anche discutere questioni politiche in classe ora potrebbe creare rischi.</p>



<p>La legge conferisce inoltre alle forze dell&#8217;ordine il potere di rimuovere i contenuti online o di ottenere i dati degli utenti senza un mandato giudiziario. In risposta a questi poteri esecutivi nuovi e senza vincoli, le principali piattaforme online come WhatsApp, Twitter, LinkedIn, Facebook e Google hanno sospeso l&#8217;elaborazione delle richieste, del governo di Hong Kong, dei dati degli utenti.</p>



<p>La formulazione della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong dichiara la giurisdizione sulle persone che non sono residenti a Hong Kong e non vi hanno nemmeno mai messo piede. Ciò significa che chiunque sulla terra, indipendentemente dalla nazionalità o dall&#8217;ubicazione, può tecnicamente essere considerato trasgressore della legge e affrontare l&#8217;arresto e il procedimento penale se si trova in una giurisdizione cinese, anche per il transito. I cittadini stranieri accusati che non risiedono permanentemente a Hong Kong possono essere espulsi anche prima di qualsiasi processo o verdetto. Ad esempio, alle società di social media può essere chiesto di rimuovere i contenuti ritenuti inaccettabili dal governo cinese, anche se sono stati pubblicati al di fuori di Hong Kong o se gli uffici e i server delle società si trovano in altri paesi.</p>



<p>Secondo la nuova legge, le autorità investigative possono perquisire proprietà, limitare o vietare viaggi, congelare o confiscare beni, censurare i contenuti online e impegnarsi in sorveglianza segreta, compresa l&#8217;intercettazione delle comunicazioni, il tutto senza un ordine del tribunale. Le autorità possono anche richiedere informazioni a organizzazioni e individui, anche se le informazioni in questione possono essere autoincriminanti. Ciò essenzialmente elimina il diritto di una persona al silenzio, una componente essenziale della presunzione di innocenza.</p>



<p>Il governo centrale cinese sta istituendo un Ufficio per la salvaguardia della sicurezza nazionale nel cuore di Hong Kong. L&#8217;ufficio e il suo personale non rientrano nella giurisdizione di Hong Kong. Ciò significa che qualsiasi azione non è soggetta a revisione da parte dei tribunali locali o delle leggi locali. Il personale dell&#8217;ufficio non è soggetto a ispezione, perquisizione o detenzione da parte delle forze dell&#8217;ordine locali a Hong Kong. L&#8217;ufficio e il suo personale in effetti godono di una completa immunità, indipendentemente da quali crimini o violazioni dei diritti umani siano accusati.</p>



<p>Il governo di Hong Kong ha anche istituito un comitato, noto come il Comitato per la Salvaguardia della Sicurezza Nazionale. Il comitato ha il potere di selezionare manualmente il personale nelle forze dell&#8217;ordine e nell&#8217;azione penale per gestire i casi di sicurezza nazionale. Il capo dell&#8217;esecutivo può nominare i giudici per gestire i casi di sicurezza nazionale in un modo che sembra minare l&#8217;indipendenza della magistratura. Secondo la nuova legge, il comitato non è tenuto a divulgare il proprio lavoro e le decisioni prese non sono soggette a revisione da parte dei tribunali.</p>



<p>Sebbene la legge sulla sicurezza nazionale includa una garanzia generale per il rispetto dei diritti umani, compresi i trattati fondamentali come il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, altre disposizioni della legge potrebbero prevalere su queste protezioni. La legge concede immunità e vaste esenzioni alle istituzioni di sicurezza nazionale e al loro personale e infatti afferma esplicitamente che essa vince su qualsiasi legge di Hong Kong in caso di conflitto. Ciò significa che la legge sulla sicurezza nazionale potrebbe, <em>in primis</em>, negare qualsiasi tutela dei diritti umani esistente nel territorio.</p>



<p>Questa legge draconiana è così vaga che impedisce a chiunque di sapere come e quando potrebbe trasgredirla e di conseguenza ha avuto un effetto agghiacciante istantaneo in tutto il territorio. Molti Hongkonghesi che condividevano regolarmente notizie online sulle proteste da giugno 2019 hanno chiuso i loro account sui social media per paura di violare la legge. Negozi e ristoranti che avevano precedentemente affisso striscioni e adesivi a sostegno del movimento di protesta li hanno rimossi anche prima che la legge entrasse in vigore.</p>



<p>La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong non è riuscita a proteggere veramente la sicurezza nazionale salvaguardando i diritti umani. Le conseguenze sono gravi: la natura indefinita di aspetti chiave della legge ha creato paura tra le persone di Hong Kong, poiché nessuno sa cosa possa costituire un reato di &#8220;messa in pericolo della sicurezza nazionale&#8221;.</p>



<p>È riconosciuto che ogni governo ha il diritto e il dovere di proteggere i propri cittadini e che alcuni paesi hanno specifici problemi di sicurezza. Ma questi non possono mai essere usati come scusa per negare alle persone il diritto di esprimere opinioni politiche diverse o di esercitare gli altri diritti umani protetti dagli standard legali internazionali. È abbastanza chiaro che la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong offre un severo esempio di un governo che utilizza il concetto di &#8220;sicurezza nazionale&#8221; per reprimere l&#8217;opposizione politica, con rischi significativi per i difensori dei diritti umani, per i media e per la società civile in generale.</p>
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		<title>Il diritto allo studio è anche un dovere: il nostro speech presso l&#8217; ONU di Ginevra</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 09:32:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani è stata invitata al convegno internazionale dal titolo &#8220;Human Rights: where are we at? Past and Future&#8221; organizzato da Associazione per i diritti umani e la tolleranza Onlus, presso&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/12/10/il-diritto-allo-studio-e-anche-un-dovere-il-nostro-speech-presso-l-onu-di-ginevra/">Il diritto allo studio è anche un dovere: il nostro speech presso l&#8217; ONU di Ginevra</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="517" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-1024x517.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13346" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-1024x517.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-300x151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-768x388.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>è stata invitata al convegno internazionale dal titolo &#8220;Human Rights: where are we at? Past and Future&#8221; organizzato da Associazione per i diritti umani e la tolleranza Onlus, presso le Nazioni Unite di Ginevra dove ha preso parte al panel relativo al tema dell&#8217;Educazione.  Si ringraziano  di cuore le organizzatrici e gli altri ospiti.</p>



<p></p>



<p>L&#8217;intervento di Associazione Per i diritti umani (con Alessandra Montesanto) presso l&#8217;ONU di Ginevra, 9 dicembre 2019</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13345" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il diritto allo studio è anche un dovere</strong></p>



<p>Oggi
sono qui come responsabile dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani di
Milano, Italia. Un associazione culturale che tenta da quasi sette
anni di divulgare l&#8217;importanza della tutela dei diritti umani
attraverso la cultura. E non è facile perchè in questa nostra
epoca, la cultura non fa parte delle priorità quotidiane. Cosa
significa “Fare cultura”? “A cosa serve la Cultura?”: queste
sono domande che oggi bisogna rimettere al centro della riflessione. 
</p>



<p>La
Cultura serve a migliorarci come persone, a combattere il pensiero
unico, a contrastare gli slogan che condizionano la nostra economia e
una certa politica, a non permettere di essere manipolati. 
</p>



<p>La
cultura è necessaria per poter esprimere le nostre opinioni dopo un
attento lavoro di approfondimento sui temi presi in considerazione,
per far emergere i nostri bisogni, per capire che le nostre necessità
valgono tanto quelle di un altro, per essere liberi di esprimerci
come meglio possiamo nel rispetto, sempre, degli altri.</p>



<p>Fare
cultura significa fare politica perchè si prendono decisioni
(professionali), si operano scelte (etiche), si orientano i pensieri
e le azioni e in questo modo, ogni individuo, forma l&#8217;opinione
pubblica, la direzione di un governo, il benessere o meno della
società in cui vive.</p>



<p>Sono
oltre 120 milioni
i bambini ai quali è negato il fondamentale diritto all&#8217;istruzione
di base, e in oltre metà dei casi si tratta di bambine.
Ecco perchè
Associazione Per i Diritti umani si è costituita come associazione
culturale, improntata, in particolare modo, alla formazione dei
giovani. Il
trentesimo anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui
Diritti dell’Infanzia e Adolescenza ci ricorda che, se da un lato
importanti risultati sono stati raggiunti, dall’altro, la
protezione e implementazione dei diritti dei minori resta ancora una
priorità.

</p>



<p>Come
associazione siamo partiti da un sito che è diventato, con il tempo,
un organo di stampa, un periodico quotidiano nazionale su cui diamo,
ogni giorno, notizie, pubblichiamo analisi e interviste, saggi e
proposte con l&#8217;intento di monitorare la tutela (o meno) dei diritti
umani nelle varie aree del mondo. Ci poniamo, quindi, come
osservatorio che dà voce a chi spesso non viene ascoltato: testimoni
diretti di situazioni difficili (di zone di guerra o di paesi in cui
operano movimenti di protesta), attivisti di Ong (per quanto riguarda
il tema delle migrazioni che ci sta molto a cuore), giornalisti e
reporter. <br>Ma questo non crediamo che possa essere sufficiente.
Bisogna lavorare nel nostro Paese, nelle nostre città, nei nostri
quartieri con un&#8217;azione capillare di informazione e di
sensibilizzazione che porti poi ad azioni sempre più concrete.
Informazione: questo è un settore che meriterebbe un discorso a
parte. Non è facile neanche fare una corretta informazione: vanno
sempre controllate e confrontate le fonti. Durante i nostri percorsi
di formazione nelle scuole partiamo dalla lettura di una stessa
notizia, uscita su testate giornalistiche diverse per analizzare come
l&#8217;argomento sia stato preso in considerazione: titolo (più o meno
sensazionalistico), stile del linguaggio, selezione dei termini,
concetti a cui viene data la priorità e messaggio che si intende far
passare. In Italia abbiamo garantita la libertà di espressione e
dobbiamo farne tesoro per re-imparare a farne un buon uso. 
</p>



<p>Così
come è garantita – con la scolarizzazione obbligatoria fino ai 16
anni e poi per chi può permettersela – una buona istruzione. Il
Diritto all&#8217;istruzione, corrisponderebbe ad avere insegnanti e
docenti preparati, strutture idonee, testi di alto livello, ma come
si evince dal titolo di questo mio intervento, l&#8217;istruzione deve
essere un diritto fondamentale, ma è anche un dovere. Per chi svolge
la professione di insegnante, il dovere riguarda la volontà di
aggiornarsi – in particolare se si parla di diritti umani,
l&#8217;aggiornamento deve essere continuo -, di approfondire per non
rimanere legati ad una comunicazione mainstream e superficiale
(quindi spesso errata o deviante); il dovere del docente riguarda la
volontà di sapersi confrontare con altri professionisti; di
confrontarsi anche con gli stimoli e le provocazioni, spesso
interessanti, che vengono dagli studenti stessi; il dovere di chi
insegna è quello di essere una guida e un esempio anche nella
pratica quotidiana del lavoro, della condivisione, della
progettazione di azioni concrete che vadano verso la costruzione di
un Bene comune. Avere
accesso alla scuola  è molto più che imparare a leggere, scrivere e
far di conto. In un paese a basso reddito e con alti tassi di
incremento demografico, le nuove generazioni rappresentano la
ricchezza più importante
e la migliore speranza di spezzare la catena che collega ignoranza,
povertà, sfruttamento e sottosviluppo. La storia insegna che nessuna
società è mai uscita dal sottosviluppo senza un cospicuo
investimento nel proprio capitale umano. Per questo l&#8217;istruzione è
considerato un diritto umano fondamentale e uno dei più importanti
fra gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio sanciti nel 2000
dall&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;ONU.</p>



<p>L&#8217;istruzione
è un dovere anche per chi ha la fortuna e il privilegio di
usufruirne. Gli studenti devono avere la volontà di ampliare la
propria conoscenza, soprattutto oggi che abbiamo a disposizione le
tecnologie in grado di farci viaggiare anche stando fermi o di
comparare le informazioni e di farle circolare. Non si può sprecare
il bagaglio umano, tecnologico, digitale, intellettuale, ma è un
dovere trovare l&#8217;entusiasmo e il piacere di nutrirsi di conoscenza. E
questo dovere vale per tutti, giovani e adulti. Così si garantisce
l&#8217;evoluzione dell&#8217;umanità.</p>



<p>Associazione
Per i Diritti umani , per i motivi di cui sopra, ha deciso fin
dall&#8217;inizio di utilizzare tutti i linguaggi dell&#8217;Arte e della Cultura
per veicolare i valori della Giustizia, dell&#8217;Uguaglianza e del
Rispetto. 
</p>



<p>Lavoriamo
direttamente nelle scuole di primo e di secondo grado con progetti
che affrontano di volta in volta, temi di stretta attualità:
migrazioni, hate speech, Ed. all&#8217;ambiente, condizione femminile, Ed.
civica, diritti dei minori, per citarne alcuni, coinvolgendo le
ragazze e i ragazzi in maniera diretta con laboratori (di arte, di
fotografia, di giornalismo, di cinema) che vanno ad essere
complementari alle lezioni tenute dai nostri esperti (giuristi,
giornalisti, attivisti). Spesso i nostri percorsi terminano con la
restituzione del lavoro svolto all&#8217;interno dell&#8217;istituto scolastico e
alla cittadinanza tramite mostre, reading, e altre attività
pubbliche, vòlte sempre alla sensibilizzazione che parte dai
giovani.</p>



<p>Il
nostro giornale online è a disposizione per qualsiasi apporto utile
provenga dagli studenti ed è disponibile su 
<a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>

</p>



<p>I giovani sono i cittadini di domani, molti di loro saranno i nuovi professionisti, alcuni i futuri politici: si deve, quindi, partire da una giusta formazione rivolta ai valori positivi se vogliamo indirizzare il mondo verso il meglio, per tutte e per tutti.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13347" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13349" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Nazioni Unite, considerazioni sulla nuova bozza del trattato su diritti umani e imprese﻿</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/15/imprese-e-diritti-umani-nazioni-unite-considerazioni-sulla-nuova-bozza-del-trattato-su-diritti-umani-e-imprese%ef%bb%bf/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 08:08:53 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/15/imprese-e-diritti-umani-nazioni-unite-considerazioni-sulla-nuova-bozza-del-trattato-su-diritti-umani-e-imprese%ef%bb%bf/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Nazioni Unite, considerazioni sulla nuova bozza del trattato su diritti umani e imprese﻿</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="710" height="232" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/43480157534_c3ce2fcd45_o-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/43480157534_c3ce2fcd45_o-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 710w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/43480157534_c3ce2fcd45_o-1-300x98.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /></figure></div>



<p><strong>N</strong></p>



<p>di
Fabiana Brigante</p>



<p>Un
ulteriore passo in avanti si è registrato nel percorso verso la
conclusione di un trattato in materia di diritti umani e imprese. Il
gruppo di lavoro intergovernativo del&nbsp;Consiglio
per i diritti umani&nbsp;delle
Nazioni Unite ha infatti approvato una nuova bozza che verrà
discussa durante il <em>Business
and Human Rights Forum</em>
che si terrà a Ginevra dal 14 al 18 ottobre. 
</p>



<p>Sono
passati cinque anni da quando nel luglio 2014 il Consiglio dei
diritti umani delle Nazioni Unite ha votato per la prima volta
l’inizio delle negoziazioni allo scopo di creare uno strumento
giuridicamente vincolante che regoli le attività commerciali al fine
di assicurare che esse si svolgano nel pieno rispetto dei diritti
fondamentali. 
</p>



<p>Nella
presente rubrica già si era discusso della pubblicazione, nel luglio
2018, della prima bozza ufficiale del trattato. Il <em>Draft
Zero</em>
è stato oggetto di animati dibattiti tra società civile,
accademici, governi ed imprese. Tale bozza, rivisitata a seguito
delle numerose consultazioni e trattative tra i diversi attori in
gioco durante le precedenti sessioni sul tema in seno alle Nazioni
Unite, servirà da canovaccio per gli ulteriori negoziati che si
terranno a Ginevra nei prossimi giorni. 
</p>



<p>Scopo
dichiarato del trattato, così come enunciato nell’articolo 2, è
quello di “rafforzare il rispetto, la promozione e la protezione
dei diritti umani nel contesto delle attività commerciali”, nonché
di promuovere e rafforzare la cooperazione internazionale per
prevenire tali violazioni, garantendo in caso contrario un accesso
effettivo alla giustizia per le vittime.</p>



<p>Il
<em>revised
draft</em>
ha accolto alcune tra le proposte di modifica avanzate da membri
accademici ed esponenti di organizzazioni non governative al
concludersi della quarta sessione del gruppo di lavoro che si era
tenuta lo scorso anno. Si è deciso, in primo luogo, di inserire nel
preambolo un richiamo ai Principi Guida delle Nazioni Unite su
Imprese e Diritti Umani (UNGPs) che mancava nella precedente bozza,
sottolineando la complementarità del processo del trattato con gli
UNGPs. I due strumenti, infatti, possono e devono rafforzarsi a
vicenda.</p>



<p>Una
modifica importante riguarda l’ambito di applicazione del trattato,
riferito adesso a “tutte le attività commerciali, comprese ma non
limitate a quelle di carattere transnazionale” (articolo 3). La
iniziale esenzione, nella prima bozza del trattato, delle attività
di piccole e medie imprese aveva fatto molto discutere la comunità
internazionale; ciò avrebbe ridotto sensibilmente la portata del
trattato in quanto alcuni casi eclatanti di violazioni dei diritti
umani coinvolgono proprio le piccole imprese. Basti pensare, ad
esempio, al caso di avvelenamento da mercurio dei lavoratori
sudafricani che ha visto coinvolta <em>Thor
Chemicals</em>,
o alle violente repressioni ai danni degli attivisti ambientali in
Perù ad opera della compagnia mineraria <em>Rio
Blanco Copper</em>.

</p>



<p>Ulteriore
scopo del trattato è quello di garantire alle vittime di abusi un
accesso effettivo alla giustizia. La definizione di vittime fornita
dal trattato è quella di “qualsiasi persona o gruppo di persone
che individualmente o collettivamente hanno sofferto o hanno
affermato di aver subito violazioni dei diritti umani” (articolo
1).</p>



<p>L’articolo
4 inoltre ribadisce il diritto delle vittime di essere trattate con
umanità e nel rispetto della loro dignità e dei diritti
fondamentali: sono menzionati espressamente il diritto alla vita,
integrità personale, libertà di opinione e di espressione, riunione
e associazione pacifiche e libera circolazione. 
</p>



<p>Tuttavia,
alcuni esperti hanno sostenuto che una lacuna nell’attuale versione
del trattato sia quella di non menzionare espressamente le minoranze
quali soggetti che richiedono una particolare tutela; i sostenitori
di questa tesi hanno evidenziato che tale omissione sia incompatibile
tanto con il diritto internazionale dei diritti umani quanto con
l’approccio scelto dagli UNGPs.</p>



<p>Per
citare alcuni esempi, il Patto Internazionale relativo ai Diritti
Civili e Politici (ICCPR) e il Patto Internazionale relativo ai
Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR) prevedono il rispetto
dei diritti delle persone senza discriminazioni fondate su, tra gli
altri, razza, colore, lingua, religione e origine nazionale (articoli
2.1 e 2.2, rispettivamente). 
</p>



<p>Allo
stesso modo, i Principi Guida elencano le “minoranze nazionali o
etniche, religiose e linguistiche” come una categoria di individui
che richiede un’attenzione speciale. 
</p>



<p>Invero,
le violazioni dei diritti delle minoranze si verificano in tutte le
regioni del mondo ma non hanno ancora ricevuto considerazione
adeguata nel campo di imprese e diritti umani. Basti pensare alle
violazioni del cd. diritto alla terra delle popolazioni indigene, le
quali sono state in numerose occasioni private delle proprie terre da
parte dei governi che le hanno successivamente date in concessione ad
imprese private per permettere a queste ultime lo sfruttamento delle
risorse naturali. 
</p>



<p>Dunque,
poiché il progetto di trattato non solo riflette ma influenza anche
gli sviluppi nel settore delle imprese e dei diritti umani,
l’inclusione delle minoranze nello stesso darebbe un segnale
importante non solo agli Stati, che dovrebbero includere
esplicitamente le minoranze nei loro Piani d’Azione Nazionali, ma
anche alle imprese.</p>



<p>Per
quel che concerne le garanzie di accesso effettivo alla giustizia e
ai rimedi per le vittime di violazioni dei diritti umani e abusi nel
contesto delle attività commerciali, l’articolo 6 del nuovo
progetto di trattato stabilisce l’obbligo per gli stati parti di
“assicurare che la loro legislazione nazionale preveda un sistema
completo e adeguato di responsabilità legale”.</p>



<p>È
stato da più parti riconosciuto che l’adozione su base volontaria
di misure di protezione, sebbene importante, non sia sufficiente a
garantire il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese. Il
fallimento di tale tipo di approccio ha alimentato il crescente
movimento che spinge verso l’imposizione di un obbligo di <em>due
diligence</em>
in materia di diritti umani a livello nazionale e regionale. 
</p>



<p>In
ambito europeo è stata la Francia a guidare il cambiamento in tal
senso con la sua <em>loi
relative au devoir de vigilance des sociétés mères et des
entreprises donneuses d’ordre</em>
del  2017, con la quale imponeva alle imprese multinazionali con sede
legale in Francia l’obbligo di vigilanza sulle attività svolte
dalle società controllate. 
</p>



<p>L’articolo
6 pone inoltre uno standard di responsabilità legale di una società
in relazione al danno causato da un’altra società, il quale viene
raggiunto tutte le volte in cui una società controlli o supervisioni
le attività svolte dal soggetto autore materiale della condotta
dannosa, indipendentemente dal luogo in cui quest’ultimo si trovi.
Tuttavia, la portata di questa disposizione è ridotta dal
riferimento al “rapporto contrattuale” tra le due società; tale
precisazione non tiene conto dei modi potenzialmente vasti in cui si
esplicano i rapporti tra soggetti che svolgono attività commerciali.

</p>



<p>Circa
la responsabilità legale ed il diritto al risarcimento per le
vittime si ritiene che, tra tutte, siano le disposizioni di cui
all’articolo 6, paragrafo 7 a distinguersi per portata ed impatto
potenziali. Quest’ultimo dispone che gli stati parti devono
impegnarsi ad assicurare che la loro legislazione nazionale preveda
la responsabilità penale, civile o amministrativa delle persone
giuridiche per i seguenti reati: 
</p>



<p>“crimini
di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio; tortura;
trattamenti crudeli, inumani o degradanti; sparizione forzata;
esecuzione stragiudiziale; lavoro forzato; sfratto forzato;
schiavitù; sgombero coatto di persone; tratta di esseri umani,
compreso lo sfruttamento sessuale; violenza sessuale e di genere”. 
</p>



<p>Tale
articolo fornisce, per la prima volta, un elenco definito di reati
che normalmente innescano sanzioni penali conformemente ai principi
del diritto internazionale. Per quanto riguarda le imprese, tale
responsabilità potrebbe essere civile, amministrativa o penale; la
scelta del tipo di responsabilità è rimessa agli stati, date le
pratiche divergenti tra i diversi sistemi giuridici. Sarà onere di
ciascuno stato adottare misure che risultino appropriate al fine di
stabilire la responsabilità delle imprese per i reati enunciati
nell’articolo 6. 
</p>



<p>Una
disposizione di questo tipo è stata accolta favorevolmente da alcuni
membri della comunità internazionale, in quanto rispettosa del
potere degli stati di scegliere che tipo di responsabilità far
derivare da una specifica condotta. Molti stati, infatti, non
ammettono nei propri sistemi giuridici la responsabilità penale
delle persone giuridiche. 
</p>



<p>È
probabile che l’articolo 6 genererà discussioni e contrasti in
relazione all’elenco dei reati inclusi e alle loro definizioni;
tuttavia, la sua inclusione nel progetto di trattato è un passo
avanti che supera il linguaggio utilizzato nel <em>draft
zero</em>.
Quest’ultimo si riferiva genericamente a “crimini riconosciuti
dal diritto internazionale”, in violazione del principio di
legalità, il quale richiede definizioni chiare dei reati per motivi
di certezza del diritto. 
</p>



<p>La
nuova bozza apporta anche alcuni cambiamenti circa il rapporto tra il
trattato con altri accordi internazionali, in particolare quelli
relativi al commercio e agli investimenti internazionali. La bozza
zero prendeva in esame tale relazione nel suo articolo 13, disponendo
che gli eventuali futuri accordi commerciali e di investimento,
negoziati sia tra gli stati parti che tra essi e terze parti, non
dovessero contenere alcuna disposizione in conflitto con il trattato.
Si prevedeva inoltre che tali eventuali futuri accordi dovessero
essere interpretati in modo tale da non inficiare la capacità degli
stati di rispettare i propri obblighi derivanti dal trattato.</p>



<p>Come
è facile intuire, questa disposizione ha subito numerose critiche da
parte degli stati durante la quarta sessione del gruppo di lavoro; in
molti si sono opposti alla affermazione di superiorità degli
obblighi derivanti dal trattato rispetto agli obblighi previsti dagli
accordi commerciali e di investimento. 
</p>



<p>Per
far fronte a tali preoccupazioni, il <em>revised
draft</em>
ha sostituito i paragrafi controversi con un singolo paragrafo
(inserito nell’articolo 12) di portata più limitata, ma che mira a
garantire che l’interpretazione e l’applicazione del trattato e
degli accordi commerciali e di investimento risultino tra loro
compatibili.</p>



<p>L’attuale
formulazione recita: 
</p>



<p>“Gli
Stati Parti convengono che qualsiasi accordo bilaterale o
multilaterale, inclusi accordi regionali o sub-regionali, su
questioni rilevanti ai fini del presente (strumento giuridicamente
vincolante) e dei suoi protocolli, deve essere compatibile e deve
essere interpretato in conformità con i loro obblighi ai sensi del
presente (strumento giuridicamente vincolante) e dei suoi
protocolli”.</p>



<p>Questo
approccio, sebbene sia meno ambizioso rispetto a quanto previsto
dalla precedente formulazione, renderebbe il nuovo progetto di
trattato più facilmente accettabile dagli stati, dunque impedendo il
rischio che vi siano numerose defezioni nella ratifica. 
</p>



<p>Ciò
non esclude che le future sessioni possano tentare di salvare alcuni
degli elementi dal progetto zero o aggiungerne degli altri per
rendere tale strumento più efficace. Alcuni autori, ad esempio,
hanno proposto di imporre agli Stati l’obbligo, tra gli altri, di
subordinare la conclusione di nuovi accordi commerciali e di
investimento successivi all’entrata in vigore del trattato a
specifiche procedure di verifica ed approvazione.</p>



<p>Da
quanto esposto emerge che il trattato offre una grande opportunità
per accelerare e rafforzare il movimento che mira a garantire il
rispetto dei diritti umani da parte delle imprese. Se da un lato tale
progetto rappresenta senz’altro un passo significativo nella giusta
direzione, ulteriori chiarimenti sono necessari circa il rapporto tra
prevenzione e riparazione delle violazioni dei diritti umani. 
</p>



<p>Alcune
preoccupazioni devono ancora essere affrontate e verranno affrontate
nella prossima, vicinissima sessione. Nonostante ciò, la società
civile sembra essere concorde nel considerare nuova bozza più forte
del <em>draft
zero</em>,
sia dal punto di vista politico che sostanziale. 
</p>
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		<item>
		<title>Salah Abdel Ati. Prove di riconciliazione a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 06:03:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli della Giornata del Ritorno e dell&#8217;Anniversario della Marcia di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it) A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli<br />
della Giornata del Ritorno e dell&#8217;</b></span></span><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Anniversario della Marcia<br />
</b></span></span>di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12150" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="justify">A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento sia stato organizzato in soli tre giorni, si è svolta ieri una sorta di prova informale di dialogo tra le diverse fazioni politiche della tormentata Palestina.</p>
<p align="justify">L’occasione è stata la conferenza organizzata per accogliere l’avv. Salah Abdel Ati proveniente da Gaza e diretto in Belgio e in Svizzera per perorare la causa palestinese di fronte al Parlamento europeo e alla Commissione per i diritti umani.</p>
<p align="justify">La serata di Milano è stata aperta dal saluto inviato dal console Hani Gaber, vale a dire da una voce dell’Anp, impossibilitato a partecipare in quanto fuori Milano, il quale ha ripreso e rilanciato uno degli obiettivi cari al giovane avvocato gazawo e alle organizzazioni che rappresenta e cioè l’importanza di superare le divisioni politiche in funzione dell’obiettivo comune: abbattere l’illegale occupazione pluridecennale della Palestina da parte di Israele.</p>
<p align="justify">Subito dopo la lettura del messaggio, l’avv. Salah ha fatto proiettare due brevi video in modo che il pubblico vedesse i due aspetti della Grande marcia per il ritorno che si svolge ogni venerdì lungo i confini dell’assedio. Quella in cui, mentre la conferenza si svolgeva, aveva già visto l’uccisione del piccolo Yousef Al Dayeh per mano dei cecchini dell’esercito israeliano e decine di feriti.</p>
<p align="justify">Il primo video mostrava alcune delle uccisioni “gratuite” di manifestanti disarmati compresi bambini, donne, personale medico di soccorso e giornalisti, tutto configurabile come crimine contro l’umanità secondo la legalità internazionale, in particolare la IV Convenzione di Ginevra. Il secondo video, invece, rappresentava la parte creativa, in qualche modo addirittura “folle”, che i gazawi offrono al mondo, ballando la dabkeh, facendo acrobazie di parkour o contraendo matrimoni officiati lungo il border, sotto il lancio dei micidiali canister e sotto la mira degli snipers israeliani.</p>
<p align="justify">Il pubblico, in parte informato solo attraverso i media mainstream, ha accolto con interesse queste immagini alle quali è poi succeduta l’esposizione dell’ospite che con grande chiarezza ha spiegato origine, composizione e prospettive della grande marcia.</p>
<p align="justify">L’intervento di Mohammed Hannoun, presidente dell’API e rappresentante della parte legata alla fazione politica più religiosa, è stato anch’esso impostato sulla necessità di trovare un’intesa in nome del comune obiettivo di una Palestina libera. L’arch. Hannoun ha anche insistito sull’esempio che questa conferenza stava dando, accogliendo l’indicazione della Grande marcia di avanzare uniti sotto un’unica bandiera, quella palestinese. Il suo impegno, anche pratico, come l’offrire l’elegante sala per la conferenza, cosa che ovviamente non ha reso pubblica ma che gli organizzatori sapevano, è stata un’ulteriore dimostrazione dell’interesse verso un percorso unificante anche con la parte più laica della rappresentanza politica palestinese. I suoi interventi sono stati accolti con favore dal pubblico e dall’ospite, così come gli interventi di Khader Tamimi, rappresentante della Comunità palestinese lombarda e coordinatore, su nomina dell’ambasciata palestinese, delle comunità palestinesi in Italia.</p>
<p align="justify">Anche il dr. Tamimi infatti, ha ribadito la necessità di accogliere il messaggio inviato da Gaza e portato dall’Avv. Salah, superando le chiusure e le divisioni e riconoscendo, come ha affermato quest’ultimo, che la battaglia di Gaza riguarda tutta la Palestina e che se Gaza riuscirà a vincere, la Palestina avrà vinto, perché quel che Gaza sta chiedendo è soltanto il rispetto della legalità internazionale, in particolar modo della Risoluzione Onu 194 che riguarda i palestinesi tutti, quelli di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme, della diaspora e finanche quelli con cittadinanza israeliana.</p>
<p align="justify">Tra gli interventi più significativi va rilevato quello dell’avv. Giannangeli, il quale ha posto l’attenzione suilimiti del ricorso alla Corte penale internazionale, limiti che l’attivista e avvocato palestinese ha affermato di ben conoscere, ma tuttavia, ha detto, quella della Corte penale internazionale è una strada da battere quantomeno per ottenere quell’attenzione che né l’ONU né le varie Istituzioni cui si è fatto appello hanno mai concretamente mostrato bloccando o almeno punendo i crimini israeliani.</p>
<p align="justify">Ma cosa vuole, in sintesi, l’avv. Salah Abdel Ati dall’Italia e dall’Europa, oltre alla solidarietà da parte della società civile, motivo per cui è venuto a portare la sua testimonianza sulla Grande marcia del ritorno e sulla situazione nella Striscia di Gaza? Per capirlo meglio, oltre alle parole e alle immagini della serata, abbiamo deciso di farci rilasciare un’intervista.</p>
<p align="justify">A fine conferenza approfittiamo dell’accoglienza del dr. Tamimi per prenderci tutto il tempo necessario per conoscere meglio gli aspetti sociali e politici della società gazawa e i progetti delle associazioni rappresentate dall’avv. Salah. Confortati da un cosiddetto spuntino, in realtà ben più di questo, come usa in qualunque famiglia palestinese, iniziamo la nostra intervista.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è un giovane avvocato ma ha già molti anni di esperienza nelle lotte per i diritti umani in Palestina. Vuole raccontarci un po’ della sua vita a Gaza?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Veramente non sono tanto giovane, ho 44 anni e due dei miei quattro figli sono già all’università. Il ragazzo studia ingegneria e la ragazza è al primo anno di farmacia. Noi vogliamo che i nostri figli studino e tutte le famiglie a Gaza vogliono questo. Non tutti però possono date le condizioni economiche, ma la percentuale di iscritti all’Università, maschi e femmine, è molto alta.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei fa parte delle famiglie arrivate a Gaza in seguito alla cacciata dovuta alla Nakba o è originario della Striscia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sono uno di quel 75% di gazawi che vive in un campo profughi in quanto la mia famiglia è arrivata a Gaza dopo essere stata cacciata dalla Palestina storica. Da allora viviamo nel campo profughi di Jabaliya, al nord della Striscia<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Jabaliya è il luogo da cui partì la prima intifada, cioè la rivolta delle pietre, come venne chiamata, dopo l’uccisione di alcuni palestinesi investiti da un camion dell’esercito israeliano nel dicembre del 1987, è così?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, la rivolta partì da Jabaliya. La situazione era già carica e quella fu l’occasione che fece esplodere la rabbia palestinese. Inoltre, il giorno dopo l’investimento, gli israeliani spararono, uccidendolo, a un bambino che aveva lanciato delle pietre e da Jabaliya la rivolta si allargò e si espanse in tutti i territori occupati. Io ero un ragazzino e, come tutti gli altri ragazzini, partecipai alla rivolta. La mia gamba destra porta ancora i segni lasciati da Israele.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Durante e dopo la prima intifada si occupò di politica in modo sistematico o rimase nelle fila della rivolta spontanea?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Mi occupai di politica. Entrai nel Fronte Polare di liberazione (PFLP) e venni eletto rappresentante degli studenti. Sono rimasto nel Fronte popolare fino ad alcuni anni fa.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Il PFLP ha sempre rappresentato l’anima laica e di sinistra della Palestina, è vero?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, il PFLP è stato il primo partito ad avere delle donne tra i suoi massimi dirigenti, però ora non faccio più parte dell’organizzazione politica, ma seguito a svolgere le attività in cui ho sempre creduto e per le quali ho lavorato anche nel Fronte Popolare.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Per esempio?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Per esempio la formazione politica e sociale dei giovani, i tavoli di formazione e di dialogo con le donne. Lo studio dei diritti umani e le violazioni che Israele, ma anche le autorità che governano la Palestina, sebbene in forma e numero diversi, commettono. Tutti i programmi che svolgiamo nel sociale. Insomma tutto ciò che dovrebbe preparare alla vita in una società libera, quella per la quale lavoriamo e per la quale abbiamo iniziato l’esperienza della Grande marcia del ritorno.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è coordinatore per gli aspetti legali della Grande marcia del ritorno. Ci può dire come e da chi è nata l’idea di questa Marcia che finora ha visto circa 250 martiri e oltre 25.000 feriti? e chi realmente la porta avanti? Le faccio questa domanda perché i nostri media, a parte quelli “di nicchia” ne parlano come di un progetto imposto da Hamas alla popolazione gazawa. Un progetto crudele che manda a morire tanti innocenti.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>No, non è un progetto di Hamas. Io ho molti contatti con l’occidente e so bene come vengono manipolate le notizie. Intanto diciamo che in questo modo la colpa delle uccisioni non si dà agli assassini ma si scarica su una parte della società gazawa, quella che ne rappresenta il governo di fatto. Hamas può essere accusato di restrizioni e di una visione reazionaria rispetto ai valori della sinistra laica, ma non può essere accusato degli omicidi israeliani. Israele uccide manifestanti inermi, si è accanita su due dei giornalisti più competenti e conosciuti anche all’estero. Due reporter che mandavano foto inequivocabili alle agenzie internazionali. Non è un caso. I suoi cecchini colpiscono il personale sanitario mentre presta soccorso. Sparano sui bambini. Sono tutti crimini contro l’umanità e se il Diritto internazionale non sanziona Israele per questi numerosi e continui crimini, Israele continuerà a commetterli e queste violazioni peseranno anche sulle vostre democrazie. Comunque la grande marcia non è un progetto di Hamas, ma il movimento di Hamas partecipa, al pari di membri di Fatah, del Popular Front, del Democrat Front, degli altri movimenti politici e delle organizzazioni della società civile che hanno aderito in grande numero alla Marcia.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Le ripeto la domanda che le avevo fatto e alla quale già mi ha risposto, ma solo in parte. Abbiamo capito che non è nata da Hamas e che non è governata da Hamas, ma come è nata l’idea della Grande marcia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ nata alla fine del 2017 discutendo sulla situazione che ci vede schiacciati sotto l’assedio. Acqua quasi totalmente non potabile, elettricità somministrata a piacere di Israele tre, quattro ore a caso durante il giorno o la notte col chiaro intento di rendere più difficile possibile la vita dei gazawi. Campi continuamente distrutti o dalle ruspe o dagli aerei che distribuiscono diserbanti. Bombardamenti israeliani a piacere. Disoccupazione altissima. Salari tagliati anche dall’Anp. Il grado di esasperazione dei giovani e degli adulti che si alterna a fenomeni di depressione per mancanza di futuro. Insomma una situazione insostenibile. Discutendo veniva fuori che in questi 70 anni in tutta la Palestina e, in particolare, in questi 12 anni di assedio a Gaza, nessuna lotta è mai riuscita vincente.</p>
<p align="justify">La resistenza è un nostro legittimo diritto ma né la resistenza armata, né la non violenza hanno mai portato all’ottenimento dei diritti spettanti al nostro popolo. Allora abbiamo pensato, discutendo e anche litigando, che un vero movimento popolare, un movimento di massa, senza uso di violenza, avrebbe potuto aiutarci ad ottenere quel che ci è dovuto. Abbiamo pensato che un diritto riconosciutoci dall’ONU già nell’anno della Nakba rappresentava tutti i palestinesi, la Risoluzione 194, cioè il nostro diritto al ritorno nelle terre, nelle case da cui siamo le nostre famiglie sono state cacciate. Così abbiamo pensato, organizzandoci in comitati, a organizzare questa grande Marcia, ricreando lungo il confine dell’assedio, gli accampamenti in cui le tende portavano il nome dei villaggi e delle città da cui siamo stati cacciati. Sarebbe stato un grande movimento e forse il mondo delle istituzioni ci avrebbe finalmente dato ascolto. La Grande marcia non vuole divisioni tra fazioni politiche e questo è un altro nostro importante obiettivo.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Ma non avete messo in conto che Israele avrebbe potuto fare una carneficina?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Israele ci ammazza ogni giorno e il mondo sta in silenzio. I nostri giovani hanno ideato il fumo nero degli pneumatici per coprire la vista ai cecchini, ma il mondo non ferma Israele, anzi lo protegge e addirittura abbiamo letto sui vostri giornali che i nostri giovani sono violenti perché incendiano gli pneumatici! Il nostro popolo ama la vita, non vuole morire, ma la morte è messa in conto. Lei ha visto durante la proiezione dei filmati che abbiamo adottato la vostra canzone “Bella ciao”? ebbene l’ultima strofa della vostra canzone è quella che ci porta a lottare a rischio della vita, morire per la libertà.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Caro avvocato, è eroico e mi azzarderei a dire commovente quel che mi sta dicendo, ma il mondo delle istituzioni non sembra capirlo.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ per questo che sto facendo questo viaggio. Domani sarò a Bruxelles perché abbiamo bisogno di lobbies politiche che ci aiutino a imporre a Israele le giuste sanzioni secondo la normativa giuridica internazionale. Senza sanzioni che costringano Israele al rispetto dei diritti umani non ci sarà né giustizia né pace.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei a Gaza dirige il centro Masarat, giusto? Qual è l’attività di questo centro?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Il Masarat – Palestinian Center for Policy Research &amp; Strategic Studies segue una filosofia di apertura in tutte le direzioni e l’obiettivo prioritario su cui stiamo lavorando da molti anni è quello di raggiungere la riconciliazione tra le due fazioni più importanti, i cui leader governano rispettivamente la Cisgiordania (Fatah) e la Striscia di Gaza (Hamas). Noi siamo convinti che senza unificazione tra tutte le forze politiche non ci sarà alcuna possibilità di battere l’occupazione. Sul fronte interno, dal punto di vista politico,  lavoriamo per questo. Sul fronte esterno lavoriamo per ottenere il rispetto dei diritti umani da parte di Israele, ma se cogliamo violazioni dei diritti umani da parte delle autorità palestinesi non esitiamo a denunciarle e a chiedere che vengano ripristinati i diritti violati. Recentemente abbiamo denunciato come violazione dei diritti umani anche il taglio degli stipendi agli impiegati di Gaza da parte dell’ANP.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Questo tipo di denunce non può acuire le distanze tra  Fatah e Hamas?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>No, perché noi non denunciamo per conto dell’una o dell’altra fazione politica, ma in nome del rispetto del popolo palestinese che è un dovere rispettare, quale che sia l’orientamento politico dei singoli cittadini. Noi abbiamo un programma con obiettivi precisi e strategie precise. Critichiamo i comportamenti che ledono il popolo palestinese e sono quelli che acuiscono le intolleranze politiche. Il nostro obiettivo finale è la fine dell’occupazione perché è da questa lunghissima occupazione che genera la corruzione, l’esasperazione e sfiducia.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">Abbiamo un numero altissimo di diritti riconosciuti sulla carta ma mai applicati. Domani a Bruxelles, dove speriamo di poter avere presto una sede, e nei giorni successivi a Ginevra (Commissione dei diritti umani) andrò con questo compito, quello di segnare un passo concreto verso la fine dell’occupazione<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>E se l’obiettivo interno per cui lavorate da anni non si realizzerà?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">R. Se si realizzerà avremo una chance, non la certezza, ma una chance di abbattere l’occupazione. Se invece non si realizzerà resteremo in una situazione continuamente precaria, Israele seguiterà a mangiarsi la West Bank e seguiterà lo stillicidio di vite palestinesi sia lì che a Gaza. Ma a Gaza potrebbe anche prendere forma la sempre minacciata nuova guerra di aggressione  e allora non sarà solo Gaza a pagarne le conseguenze. Noi vogliamo l’unificazione, ma sappiamo che in realtà non abbiamo delle leadership democratiche. In Palestina abbiamo delle figure di grande intelligenza, ma non si riesce a uscire dalla logica del personalismo, mentre avremmo bisogno di una struttura democratica. Noi lavoriamo per questo ed è per questo che operiamo in tutte le direzioni che poi è il significato che ha il nome dell’associazione che presiedo, “Masarat”, cioè “in ogni direzione”.</p>
<p>D. Vorrei farle un’ultima domanda. Vedo che ormai è notte fonda e domattina presto dovrà partire, ma può dirmi cosa pensa dei Paesi arabi rispetto alla situazione di Gaza e della West Bank?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Sarò necessariamente sintetico. I Paesi arabi sono l’essenza della conflittualità poliedrica. Prendiamo ad esempio il Qatar. Il Qatar ha interessi sia in West Bank che nella Striscia, offre finanziamenti, ricostruisce interi quartieri distrutti dai bombardamenti ma, al tempo stesso, collabora con Israele. Questa è una situazione che in modo più o meno evidente ritroviamo in quasi tutti i Paesi arabi. Non abbiamo altri alleati credibili che noi stessi,per questo il nostro obiettivo è l’unità dei palestinesi e quindi la riconciliazione.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Bene, la ringrazio e le auguro buona fortuna a Bruxelles e a Ginevra<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Vorrei chiudere affidandole un messaggio per il popolo italiano. Al popolo italiano vorrei dire, potete sostenerci boicottando Israele affinché capisca che la società civile non sostiene i suoi crimini, e potete sostenerci chiedendo alle vostre istituzioni di esprimersi a favore della nostra causa, cioè a favore della giustizia.</p>
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		<title>Venezuela. Sì, all&#8217;aiuto umanitario</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 17:29:46 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>
<p>Il 23 febbraio è un giorno importante per il popolo venezuelano. E’ previsto che sabato prossimo abbia inizio l’entrata, attraverso il confine con la Colombia, di più di 250 tonnellate di alimenti, prodotti per l’igiene personale e integratori alimentari. Stati Uniti, Colombia, Brasile e Olanda sono i paesi che per ora hanno risposto con azioni pratiche, all’appello del Presidente incaricato Juan Guaidó. Un appello disperato ma senz’altro necessario quello di Guaidó per iniziare ad aiutare in modo deciso e concreto il popolo. In tante occasioni abbiamo parlato della grave crisi che attraversa la popolazione, senza alimenti e senza medicine di nessun genere, le stime in questo momento è che all’incirca 300.000 persone siano in serio pericolo di morte per denutrizione e malattie varie e la carenza di medicine sia arrivata al 90% in tutto il paese. Quindi una delle priorità di questo governo di transizione è quello dell’apertura del canale umanitario. Gli Stati Uniti hanno già inviato i generi di prima necessità che sono arrivati alla città colombiana di Cúcuta, nel confine con il Venezuela, così come sono già arrivate le 2,5 tonnellate provenienti da Puerto Rico. Il governo brasiliano ha messo a disposizione un altro punto di raccolta nel confine tra i due paesi e Olanda ha messo a disposizione un terzo punto per la raccolta di prodotti nell’isola di Curaçao, ubicata nel mare dei Caraibi. Venerdì scorso è apparsa la notizia che il Cile collaborerà con 7 tonnellate di beni di prima necessità. In questo momento, rappresentanti dell’Assemblea Nazionale e diverse associazioni e ONG che operano in Venezuela sono a Cúcuta per catalogare i prodotti e sistemarli e le forze armate colombiane stanno controllando la situazione.</p>
<p>Si è anche creata una rete di cittadini volontari chiamata “Voluntarios x Venezuela” con lo scopo di unire sforzi per appoggiare la Coalizione Aiuto e Libertà Venezuela, formata da un insieme di paesi e ONG nazionali e internazionali per assistere l’emergenza umanitaria nel paese e per essere pronti per sabato prossimo, 23 febbraio, ed aiutare nell’entrata degli alimenti e medicine.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12107" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="680" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/bloqueo_ayuda-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a></p>
<p>E’ sorprendente e anche schifosa la risposta che ha dato il governo dell’usurpatore Nicolás Maduro che nonostante tutto ancora nega che nel paese ci sia una crisi umanitaria. Quasi in contemporanea con l’arrivo del contingente umanitario, l’usurpatore ha dato ordine di bloccare con containers tutte le corsie del Ponte Internazionale “Las Tienditas”, che collega la città di Cúcuta con la provincia venezuelana di Ureña, per impedire il passaggio dei prodotti, anche le stremate forze armate venezuelane, in questo momento, stanno eseguendo ordini e vietano il passaggio di volontari che vivono nella Provincia di Ureña. Quello che forse non era previsto dall’usurpatore è il fatto che la richiesta di aiuto umanitario è stata fatta seguendo i protocolli di emergenza previsti dalla Convenzione di Ginevra, per cui, se lui intralcia l’entrata, allora subentrano grossi problemi a livello di diritto internazionale perché non si può vietare l’entrata di alimenti e medicine a popolazioni a rischio.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12108" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="598" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario-300x175.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/militari-USA-con-aiuto-umanitario-768x449.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Parlando di aiuto umanitario, nelle settimane scorse, Maduro ha mandato a Cuba una nave con 100 tonnellate di materiale di costruzione e macchinari vari per mitigare i danni che il tornado dello scorso gennaio ha fatto nella capitale cubana. Ci dispiace enormemente per i cubani che continuano a soffrire da tanti anni, ma c’è da dire che un gesto simile l’usurpatore non l’ha mai fatto per il suo popolo, certo, lo fa per la vicina Cuba, che come sappiamo, gestisce completamente gli alti poteri del Venezuela, introdotta da anni come una piovra nelle più importanti istituzioni statali, militari e legislative del Venezuela.</p>
<p>Dall’altro canto, la ex vicepresidente Delsy Rodriguez ha dichiarato in TV che questo aiuto è contaminato ed avvelenato e che gli Stati Uniti stanno complottando per contaminare il popolo venezuelano attraverso cibo cancerogeno.</p>
<p>Tutte e tre le risposte sembrano uscite da un film delirante di serie c, questo gruppetto di persone che rappresenta l’entourage dell’usurpatore e completamente impazzito, dalle sue azioni e dichiarazioni non sa né cosa dire né come agire per tenere in piedi questa farsa che ormai, dopo 20 anni, non si sostiene più.</p>
<p>Quindi, abbiamo due appuntamenti importanti da seguire questa settimana:</p>
<p>Venerdì 22 febbraio: “Venezuela Aid Live” Grande concerto con cantanti internazionali per raccogliere fondi, tutto orchestrato dal magnate e filantropo della Virgin, Richard Branson. Per maggiore informazione: <a href="https://venezuelaaidlive.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://venezuelaaidlive.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sabato 23 febbraio: entrata della prima parte del contingente umanitario mandato dagli Stati Uniti.</p>
<p>Ci aggiorniamo presto con delle buone notizie!</p>
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		<title>La complessa questione (dimenticata) del Kashmir</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 08:22:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0023.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12060" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0023.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0023.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0023-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0023-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0023-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Testo e immagini di Laura Notaro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 5 febbraio si celebra in Pakistan la giornata mondiale di solidarietà con il popolo Kashmiri, il cui territorio Jammu e Kashmir dal 1947 si trova sotto il controllo dell’India e del suo esercito. Un popolo che da decenni è oppresso, perseguitato, privato dei suoi diritti fondamentali.</p>
<p>Il territorio settentrionale dello Jammu e del Kashmir è quella regione stretta tra India, Pakistan e Cina. India e Pakistan ne amministrano ciascuno una parte. Il Pakistan dal 1990 ha fissato il 5 febbraio come giornata nazionale per esprimere il proprio supporto alla popolazione dei territori occupati dall’India, e per denunciare le violenze e i soprusi dell’esercito indiano sulla popolazione Kashmiri.</p>
<p>In Pakistan, il Primo Ministro Imran Khan e il Presidente Arif Alvi hanno rinnovato in questa giornata l’appoggio ai ribelli kashmiri della parte di territorio sotto il controllo indiano.</p>
<p>A Milano, la giornata è stata celebrata domenica 3 febbraio in Piazza Castello, non lontano dal Consolato indiano, in un presidio organizzato dal “Movimento per il Kashmir &#8211; Italia”, di Brescia, e che ha visto la partecipazione delle comunità pakistane dalla Lombardia e da altre parti d’Italia.</p>
<p>Sul palco allestito per l’occasione, diversi interventi di esponenti di associazioni a favore dell’indipendenza del Kashmir, pacifisti, cittadini solidali con la causa, sia italiani sia pakistani e anche di altre nazionalità. Le comunità presenti a Milano in piazza domenica, uomini, donne e giovanissimi, denunciano i soprusi e le violenze dell’esercito indiano sulla popolazione Kashmiri, mostrano le foto di atti violenti su civili inermi e invocano l’applicazione delle risoluzioni dell’ONU sull’autodeterminazione del Kashmir. Gli slogan proclamati a più riprese richiamano alla pace, alla libertà del Kashmir, e incitano l’India al ritiro dell’esercito.</p>
<p>La questione del Kashmir è estremamente complessa, origina dai tempi della partizione tra India e Pakistan nel 1947. La giornata del 5 febbraio, oltre a esprimere la solidarietà verso i separatisti Kashmiri che vivono in una delle zone più militarizzate del mondo, rappresenta per il Pakistan l’occasione per ricordare le vittime delle tre guerre combattute contro l’India nella regione &#8211; nel 1947, 1965 e nel 1999.</p>
<p>Sebbene dal 1948 vi sia la risoluzione dell’ONU a favore dell’autodeterminazione del popolo Kashmiri, per l’autonomia e l’indipendenza sia da India sia da Pakistan, di fatto nulla è stato attuato concretamente &#8211; anche se il Pakistan ha riconosciuto l’autonomia del Kashmir.</p>
<p>Stando ai rapporti pubblicati dagli osservatori dell’Onu e da Human Rights Watch, la responsabilità per le violazioni dei diritti umani nella parte di Kashmir controllata dall’India riguarderebbe da una parte l’esercito indiano, dall’altra i militanti ribelli dei movimenti indipendentisti. Nel mezzo, a pagare le conseguenze e il prezzo di questa contesa, i civili, donne e bambini in particolare, poiché molti degli uomini sono in esilio, emigrati, o in clandestinità.</p>
<p>La causa del popolo Kashmiri solleva l’urgenza di affrontare la disputa sul piano internazionale e soprattutto attraverso il dialogo, deponendo le armi, da parte di tutti. Non è una questione meramente locale, come denuncia il Presidente del Movimento per il Kashmir Italia, Tanveer Arshad, “ma riguarda tutti noi, perché si tratta di diritti universali violati, di sofferenze inflitte a civili inermi, indifesi”.</p>
<p>La questione dei territori contesi del Kashmir riguarda una popolazione di circa 12 milioni di abitanti. Nonostante la giornata del 5 febbraio, in cui inoltre delegazioni da più Paesi si recano a Ginevra presso la sede dell’ONU per sollecitare un intervento, le sorti del popolo Kashmiri non sembrano all’ordine del giorno della comunità internazionale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12062" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0015-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12063" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0016-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12064" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0017-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12065" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0018-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12066" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/IMG-20190207-WA0020-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Trattato su diritti umani ed imprese: le novità della IV Sessione del Gruppo di Lavoro Intergovernativo delle Nazioni Unite</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2018 07:30:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11581" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="830" height="553" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 830w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 830px) 100vw, 830px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">Nel giugno 2014, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito, con l’adozione della risoluzione 26/9, un gruppo di lavoro intergovernativo aperto sulle società transnazionali e altre imprese commerciali (IGWG) con il compito di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante (“The Treaty”) per regolare, nel diritto internazionale in materia di diritti umani, le attività di imprese transnazionali e di altre imprese commerciali.</p>
<p align="JUSTIFY">Il movimento – formato da accademici, esperti, esponenti di organizzazioni non governative – che ha sostenuto l’adozione di un trattato su imprese e diritti umani nasce dalla consapevolezza dell’esigenza di colmare il vuoto normativo nel quale operano gli enti del settore privato, il quale ha generato un clima diffuso di impunità per le violazioni dei diritti umani di cui le imprese siano – direttamente o indirettamente – responsabili.</p>
<p align="JUSTIFY">La notizia di un trattato vincolante per le imprese è stata accolta con favore dalla società civile, la quale ha visto nel trattato uno strumento atto a controbilanciare le conseguenze incontrollate della globalizzazione, in particolare le asimmetrie di potere fra Stati, collettività di individui ed imprese in termini di accesso alla giustizia e protezione dei diritti umani, specialmente nelle aree più depresse del mondo.</p>
<p align="JUSTIFY">La quarta sessione del gruppo di lavoro intergovernativo aperto si è svolta dal 15 al 19 ottobre nella sala XX del <em>Palais des Nations</em>, a Ginevra. L’obiettivo della sessione era quello di discutere la “Bozza Zero” (the Zero Draft) del trattato, nonché il progetto di protocollo opzionale ad esso allegato.</p>
<p align="JUSTIFY">In vista di questo importante appuntamento, il 1° ottobre più di 150 esperti del settore ed importanti accademici hanno pubblicato una lettera aperta di sostegno per il processo del trattato; ribadendo la necessità di ulteriori miglioramenti e revisioni della Bozza Zero per adempiere adeguatamente al mandato del gruppo di lavoro, la lettera riconosce che la <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft Zero</i></span></span> costituisce una base preziosa per ulteriori negoziati. Ed è proprio per questo che la lettera formula un invito agli Stati ad impegnarsi nel condurre tali negoziati in modo costruttivo ed in buona fede, al fine di addivenire ad un risultato che rifletta gli obiettivi comuni di tutte le parti interessate di promuovere il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese e un migliore accesso a rimedi efficaci per le vittime di tali violazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma vediamo nel concreto cosa è accaduto a Ginevra durante questo quarto round di negoziati:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 1</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span>All’apertura della sessione, Kate Gilmore – vice dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani – ha manifestato il suo apprezzamento per l’ampia partecipazione di rappresentanti della società civile che si sono recati a Ginevra, tra cui 280 membri accreditati e 25 esperti che hanno partecipato come relatori. La Gilmore ha inoltre invitato i partecipanti ad impegnarsi in modo costruttivo in questo complesso processo, chiarendo che i Principi Guida dell’ONU su Imprese e Diritti Umani (UNGPs) e un trattato vincolante in materia dovrebbero essere complementari e non in concorrenza l’uno con l’altro. Il presidente relatore Luis Gallegos ha proceduto alla prima lettura, presentando in dettaglio la Bozza Zero, a partire dall’articolo 2, in cui si esplica lo scopo del trattato, e dell’articolo 8 circa i diritti delle vittime di abusi. Tra i vari commenti quello dell’eurodeputato Molly Scott Cato, che ha giudicato deplorevole la riluttanza dell’Unione Europea ad impegnarsi più attivamente nei negoziati. A tale riguardo, pare opportuno specificare che nel periodo precedente la sessione, l’UE aveva già confermato la propria presenza durante i negoziati, chiarendo tuttavia che non avrebbe fatto commenti sul contenuto della Bozza Zero. Anche gli Stati Membri dell’UE erano stati invitati a non rilasciare dichiarazioni orali sul contenuto della Bozza<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 2</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> – </span></span>Il secondo giorno è iniziato con un incontro tra membri della società civile e alcuni rappresentanti dell’Unione Europea. Infatti, Jerome Bellion, rappresentante dell’UE presso l’ONU a Ginevra, e Sophie Kammerer del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), hanno invitato i delegati della società civile a una riunione informale per uno scambio sull’impegno dell’UE nel processo dei negoziati. Come risultato della linea d’azione adottata dall’UE, numerosi rappresentanti degli Stati membri dell’UE sono stati partecipanti silenti della riunione, ad eccezione della Francia. Seppure la loro presenza possa essere interpretata come un segnale positivo in termini di coinvolgimento e interesse da parte dell’Unione Europea, molti partecipanti della società civile sono tuttavia rimasti delusi dallo scambio molto superficiale<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Tra gli argomenti prominenti di questa sessione, la discussione circa l’ambito di applicazione del trattato: molte le richieste di estenderne l’applicazione a tutti i tipi di imprese e non solo a quelle le cui attività abbiano una dimensione transnazionale.</p>
<p align="JUSTIFY">Paul de Clerck, membro di <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Friends of the Earth Europe</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (FoEE) </span></span>ha chiesto, nel suo intervento, ai delegati di allineare le loro posizioni nei diversi processi internazionali in corso riguardanti la politiche commerciali, rivendicando il principio della supremazia dei diritti umani sugli interessi commerciali. Molti altri relatori hanno seguito questa linea, esortando gli Stati a fornire una protezione adeguata per i difensori dei diritti umani. Sia il preambolo che l’articolo 8 della Bozza Zero sono le parti appropriate del testo per riconoscere il ruolo importante che gli attivisti rivestono sul campo.</p>
<p align="JUSTIFY">In un clima di generale fermento, non sono mancate le esternazioni di perplessità sul contenuto della Bozza Zero:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Makbule Sahan, della Confederazione sindacale internazionale (CIS), ha espresso una preoccupazione relativa agli accordi commerciali e di investimento. La<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> D</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>raft Zero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>sostiene Sahan, non è ancora in grado di garantire il primato dei diritti umani sul commercio e sugli investimenti. La CIS ha proposto una disposizione per integrare le clausole sui diritti umani negli accordi commerciali e di investimento. Altra perplessità riguardava le ampie disposizioni sulla sovranità nazionale, che potrebbero potenzialmente compromettere l’impatto del futuro trattato vincolante in tema di accesso alla giustizia.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Per quanto riguarda gli interventi statali, la Federazione Russa ha ribadito il proprio scetticismo nei confronti di un trattato vincolante in generale, esprimendo dubbi, tra le altre cose, circa la scelta della legge applicabile per il contenzioso (articolo 7). È stato da più parti sostenuto che i propri tribunali non sarebbero in grado di affrontare un processo applicando la legge di un paese terzo.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>La Svizzera ha espresso preoccupazione circa l’affermazione del primato del trattato sugli accordi commerciali e di investimento. In particolare, il delegato ha chiesto cosa succederebbe nel caso in cui una delle parti dell’accordo (commerciale o di investimento) non fosse anche firmataria del trattato.</p>
<p align="JUSTIFY">L’ONG tedesca <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Bread for the World</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>in collaborazione con <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ECCJ, CIDSE, FoEE, Global Policy Forum </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">e</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> SOMO</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>aveva programmato un evento collaterale volto a mettere in relazione il processo del trattato con gli UNGPs e gli sviluppi a livello europeo. L’evento, tuttavia, è stato annullato perché nessun rappresentante degli stati membri dell’UE era disposto a unirsi al gruppo e ha parlato al di fuori della linea ufficiale imposta dall’UE.</p>
<p align="JUSTIFY">La chiusura dell’UE in questa fase dei negoziati non è passata inosservata ai partecipanti della sessione. Erica Mendez di Friends of the Earth Mozambico ha parlato dei disastri ambientali causati dalle fuoriuscite di petrolio dell’industria estrattiva o gli effetti negativi dell’agricoltura monoculturale in diversi paesi africani. Le comunità affette attualmente non hanno mezzi efficaci per fermare le corporazioni transnazionali da pratiche abusive. Pur senza menzionare esplicitamente l’UE, la Mendez ha criticato i paesi del nord che hanno ripetutamente tentato di bloccare il processo di adozione del trattato invece di sostenere la giustizia e la responsabilità. Ha sostenuto la necessità di un tribunale internazionale invece del solo coordinamento statale per facilitare un vero accesso alla giustizia. Ha anche sottolineato la necessità di prevedere la possibilità di azioni collettive dinanzi ad un simile tribunale.</p>
<p align="JUSTIFY">Durante la sessione pomeridiana, la Francia ha preso la parola per presentare le lezioni apprese dopo l’approvazione, nel 2017, della legge sull’obbligo di vigilanza, legge che impone alle imprese di una certa dimensione la pubblicazione annuale di un piano di vigilanza che misuri e corregga l’impatto dell’operato di imprese, controllate e subappaltatori sulle persone e sull’ambiente. Il rappresentante francese ha spiegato il campo di applicazione della legge francese (5.000 dipendenti in Francia e 10.000 se una società francese ha dipendenti all&#8217;estero) e ha sottolineato che la prevenzione dovrebbe essere al centro di tutte le altre disposizioni, essendo la principale garanzia per il rispetto dei diritti umani, a condizione che si renda possibile l’accesso ad un meccanismo di responsabilità. Facendo riferimento al “tema caldo” circa l’opportunità o meno di estendere l’ambito del trattato a tutte le imprese, il relatore Gallegos ha sottolineato che la legge francese ha evidenziato la necessità di una differenziazione tra le diverse dimensioni delle aziende, cosa che può essere più facilmente realizzata a livello nazionale.</p>
<p align="JUSTIFY">McCorquodale ha respinto le preoccupazioni sollevate dalla Cina in merito ad un quadro giuridico internazionale per la dovuta diligenza. A suo avviso, questo concetto ha già un potere e una comprensione internazionali molto forti, non ultimo in base a diversi casi di contenzioso internazionale. Nel suo intervento, aveva discusso di distinguere tra il concetto di <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani in termini di valutazione del rischio commerciale e dunque in termini convenienza di un determinato affare in contrapposizione alla <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani tesa ad un’efficace prevenzione e protezione. Ha chiarito che questo aspetto deve essere reso più preciso nell’articolo 9 della Bozza Zero.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche l’OCSE ha fatto riferimento alla <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>in particolare alle sue linee guida sulla <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani, che potrebbero servire da base già concordata a livello internazionale per iniziare. La campagna <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Clean Clothes</i></span></span> ha supportato questo suggerimento e ha convenuto sulla necessità di un migliore allineamento con i quattro principi delineati negli UNGPs al fine di evitare confusione e per una efficace attuazione degli stessi.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 3</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span>Il terzo giorno dei negoziati è stato dedicato agli articoli 10, 11 e 12 della Bozza Zero, rispettivamente dedicati alla responsabilità legale, all’assistenza giudiziaria e alla cooperazione internazionale. Tra gli esperti del panel Surya Deva, del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, David Bilchitz, dell’Università di Johannesburg, Richard Meeran, dello studio legale britannico Leigh Day e Maddalena Neglia, della Federazione Internazionale dei Diritti Umani.</p>
<p align="JUSTIFY">Surya Deva ha criticato il fatto che l’articolo 10 si basi solo su sanzioni reattive. A suo avviso, dovrebbero essere applicate sanzioni amministrative preventive in caso di violazione degli obblighi di dovuta diligenza.</p>
<p align="JUSTIFY">David Bilchitz ha illustrato l’attuale mancanza di applicazione da parte dei tribunali nazionali delle norme esistenti sui diritti umani. È necessario, secondo Bilchitz, un trattato vincolante internazionale per colmare queste lacune nel diritto interno, perché può andare oltre i limiti degli attuali Stati. Ha anche proposto di includere obblighi diretti per le imprese transnazionali, in quegli stati in cui la legislazione nazionale non sia efficacemente applicata.</p>
<p align="JUSTIFY">Olivier De Schutter, professore presso l’Università di Lovanio e Special Rapporteur dell’ONU sul diritto al cibo, ha spiegato che la Bozza Zero, in base alle attuali definizioni dell’articolo 3 sullo scopo del trattato, si applica effettivamente a tutte le società, mentre il limite è fissato alla natura transnazionale delle attività commerciali. De Schutter ha sostenuto che l’articolo 4.2 – dedicato alle definizioni – lascia qualche incertezza e nella sua forma attuale non copre automaticamente le attività di sussidiarie, affiliate o subappaltatori nelle catene di approvvigionamento, che, di per sé, non avrebbero attività transnazionali. Ha anche suggerito di includere le imprese di proprietà statale “a scopo di lucro” operanti ad esempio nei servizi pubblici e nei servizi di estrazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Infine, sulla definizione delle vittime<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Clean Clothes Campaign</i></span></span> e <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Sudwind</i></span></span> hanno proposto di sostituire il termine “vittime” con “detentori dei diritti” per assicurarsi che i difensori dei diritti umani e gli attivisti sindacali possano rientrare nella categoria. È stata inoltre sottolineata la necessità di una definizione dei concetti di società madre, società sussidiaria, fornitore, ecc. per una maggiore chiarezza circa il campo di applicazione del trattato.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 4</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> – </span></span>Il quarto giorno si è aperto con un’introduzione del presidente relatore sull’articolo 5 del trattato, e dunque sulla necessità di definire quale tribunale abbia giurisdizione in relazione a un determinato contenzioso.</p>
<p align="JUSTIFY">In particolare, interessante è stato l’intervento di Richard Meeran, avvocato di Leigh Day, il quale ha sottolineato che allo stato attuale l’articolo 5 non è in grado di rimuovere gli ostacoli pratici all’accesso alla giustizia. Ha menzionato la cd. dottrina del<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Forum non conveniens</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">” </span></span>come un’incertezza che rimane nella Bozza Zero: con tale dottrina un tribunale dello stato di origine dell’impresa può declinare la giurisdizione in favore dello “stato ospitante”, e cioè dello stato dove si svolgono le attività produttive e dove gli abusi sono stati perpetrati. Nel 2005 la Corte di Giustizia Europea aveva dichiarato che il la dottrina del <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>forum non conveniens</i></span></span> non può essere applicata alle società dell’UE. Dunque, una reintroduzione del <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>forum non conveniens </i></span></span>nel trattato sarebbe in conflitto con questa sentenza. Con riguardo invece alle procedure di azione collettiva, si è ritenuto che l’articolo 5.3 non fosse sufficientemente idoneo a facilitare l’accesso alla giustizia<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Al fine di incoraggiare uno spirito costruttivo, un gran numero di organizzazioni hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, esprimendo le proprie aspettative riguardo ad alcuni step futuri. La dichiarazione raccomanda di inserire nella relazione della sessione i seguenti elementi:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Un impegno esplicito a proseguire con la quinta sessione del gruppo intergovernativo di lavoro e tutte le sessioni successive necessarie per elaborare uno strumento ambizioso legalmente vincolante;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Consultazioni informali nell’arco di tempo che separa le sessioni che garantiscano una partecipazione significativa della società civile;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Pubblicazione di una<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft One</i></span></span>rafforzato basato su input e commenti fatti sulla Bozza Zero e durante le sessioni precedenti, inclusi gli input critici fatti dalla società civile e dalle comunità interessate durante l&#8217;intero processo<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Una tempistica ragionevole per ulteriori comunicazioni scritte da parte degli stati e della società civile sulla Bozza Zero.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 5</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span>La sessione del mattino è stata l&#8217;ultima sessione pubblica e si è concentrata sulla presentazione del Protocollo opzionale. Il pannello intitolato “Le voci delle vittime” mostrava casi selezionati di diversi settori e regioni. L’UE ha chiesto la parola per la prima volta dalla sua dichiarazione di apertura del primo giorno, sottolineando la grande preoccupazione per la protezione dei difensori dei diritti umani. “È importante continuare a sentire le opinioni delle vittime”, ha affermato Bellion, “e dovrebbero essere intese come un appello a tutti noi per rispondere in modo efficace”. Bellion ha sottolineato come sia le società transnazionali che quelle nazionali, così come la società civile e gli istituti nazionali per i diritti umani, svolgano ruoli importanti nel fornire accesso alla giustizia e rimedi, ritenendo inaccettabile che coloro che parlano per le vittime siano in pericolo. Ha fatto riferimento agli UNGPs e alle loro chiare disposizioni affinché gli Stati adottino misure per proteggere i difensori dei diritti umani. Ha affermato che ogni possibile strumento giuridicamente vincolante dovrebbe affermare che gli Stati hanno questo obbligo anche nei confronti di gruppi vulnerabili come i bambini, le persone con disabilità e le popolazioni indigene ed inserendo una prospettiva di genere. Ha indicato lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) come strumento per sostenere attività in questo campo, oltre ad altre sovvenzioni a disposizione dei difensori dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">È stata una sorpresa che alcuni stati membri dell’UE prendessero la parola. Il Belgio, la Francia e la Spagna sono intervenuti nel dibattito, per quanto pienamente allineati con la posizione ufficiale dell’UE, presentando solo i propri meccanismi a livello nazionale evidenziando i loro Piani d’Azione Nazionali (PAN). Membri di organizzazioni presenti hanno criticato questi PAN giudicandoli insufficienti in quanto non introducono norme vincolanti efficaci che garantiscano l’accesso ai rimedi.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcuni hanno portato un altro aspetto importante al centro del dibattito, ossia la mancanza di una prospettiva di genere nella <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft Zero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>in particolare circa gli abusi delle imprese sofferti dalle donne specialmente nelle zone di conflitto. È stato spiegato come, ad esempio, nella Repubblica Democratica del Congo le donne siano a più alto rischio di violenza specialmente in prossimità di siti minerari<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;UE ha deciso di non essere presente durante la discussione informale sulle raccomandazioni, che dimostra ancora una volta la mancanza di impegno per un trattato vincolante. Nella propria dichiarazione finale, l’UE ha chiarito che non vuole bloccare il processo ma allo stesso tempo si dissocia dalle raccomandazioni e dalle conclusioni, quindi non è vincolato da esse, e ha chiesto che questa affermazione fosse inclusa nei verbali.</p>
<p align="JUSTIFY">Nelle sue parole di chiusura, il presidente relatore Luis Gallegos ha invitato tutti i partecipanti a rispettare la libertà di espressione, non solo per i presenti alla sessione, ma anche attraverso internet e i social media.</p>
<p align="JUSTIFY">Riassumendo, i risultati di questa quarta sessione sono le conclusioni verso una <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft One</i></span></span> ed una quinta sessione che si terrà nel 2019, il che rappresenta un ulteriore passo in avanti verso il raggiungimento dell’obiettivo di un Trattato ONU vincolante per le imprese circa la protezione dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">N.B.= </span></span>per consultare il testo della<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft Zero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>si veda:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/WGTransCorp/Session3/DraftLBI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/WGTransCorp/Session3/DraftLBI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </span></span></p>
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		<title>Marcia contro la schiavitù in Libia</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2017 07:52:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9878" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1132" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1132w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image-212x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image-768x1086.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/image-724x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w" sizes="(max-width: 1132px) 100vw, 1132px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aderisce e partecipa anche <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con le immagini della CNN che mostravano migranti messi all&#8217;asta, i potenti del mondo sembrano aver scoperto l&#8217;acqua calda ma è pura ipocrisia, si sapeva già la situazione dei migranti in Libia.<br />
Nonostante i vari racconti, le storie drammatiche che veniva dal quel paese che non ha ratificato la convenzione di Ginevra, l&#8217;Unione Europea, tramite il governo italiano ha siglato accordi con un governo che non c&#8217;è (la Libia è in mano a 1000 tribù).<br />
Praticamente hanno fatto la guerra alle Ong, gli unici che davvero salvavano vite in mare con la scusa di contrastare il traffico di esseri umani, ma poi hanno pagato fiori di quattrini a questi stessi trafficanti per non far più partire gli immigrati. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, immigrati rinchiusi come animali nei lager , abusi , vendita all&#8217;asta e morte. Abbiamo lanciato questa marcia pacifica proprio per condannare questi fatti gravissimi, la violazione dei diritti umani con il silenzio complice dei governi europei.<br />
Pensiamo che bisogna mettere fine subito a questi accordi criminali, l&#8217;Europa che si vanta tanto di essere civile , democratica e rispettoso dei diritti umani, non può siglare accordi con paesi che non rispettano o diritti dell&#8217;uomo.<br />
Se la gente scappa per guerra, fame , povertà ecc. un motivo c&#8217;è e chi ci governa lo sa , quindi basta egoismi nazionali, basta ipocrisia, l&#8217;essere umano deve tornare al centro delle nostre priorità e quando si parla di esseri umani si parla di tutta la razza umana. Proteggere gli esseri umani , non i confini, soprattutto restare umani. La più grande sconfitta dei nostri tempi secondo noi e il fatto di dover ricordare all&#8217;uomo di RESTARE UMANO!<br />
CI RITROVIAMO <strong>SABATO 9 DICEMBRE ALLE 16.30 A SAN BABILA, a Milano,</strong> ( dov&#8217;è previsto un flash mob) la fiaccolata parte alle 17 verso il consolato libico dove sono previsti alcuni interventi. Questa iniziativa è organizzata da un insieme di associazioni, reti ,gruppi: &#8220;Nessuna Persona è Illegale&#8221; ( con tutte le associazioni che fanno parte di questa rete), il &#8220;CISPM&#8221; ( coalizione internazionale sans-papiers&#8230;),&#8221;I Sentinelli di Milano&#8221;, il Gruppo &#8220;Africa-italia: integrazione &amp; solidarietà&#8221;, l&#8217;associazione Sunugal,l&#8217;associazione &#8220;Europe&#8217;s People of Colors&#8221; ecc., vi ricordo che se siete una associazione, un gruppo e volete aderire all&#8217;iniziativa,siete tutti i ben venuti, scrivete alla pagina &#8221; Nessuno è Illegale &#8221; e verrete inseriti. Fate girare.</p>
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		<title>Barbara Spinelli: UE-Africa, i costi umani della lotta agli smuggler</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 08:18:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo nella “Discussione su tematiche di attualità &#8211; Lotta contro l&#8217;immigrazione illegale e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo”, richiesta dal&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="162" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo nella “Discussione su tematiche di attualità &#8211; Lotta contro l&#8217;immigrazione illegale e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo”, richiesta dal Gruppo ENF e presentata da Matteo Salvini. </em></p>
<p><em>L’onorevole Spinelli ha preso la parola in qualità di relatore ombra per il gruppo GUE/NGL della </em>Direttiva sulla Blue Card<em> e sulla </em>Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sull&#8217;attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria e sul contenuto della protezione riconosciuta<em>.</em></p>
<p><em>Presenti al dibattito Matti Maasikas, Vice-Ministro estone per gli Affari europei, e Valdis Dombrovskis, Vice-Presidente per l’Euro e il Dialogo Sociale, Stabilità Finanziaria, Servizi Finanziari e dell’Unione dei Mercati dei Capitali.</em></p>
<p><strong><em> <em>Di seguito l’intervento</em>:</em></strong></p>
<p>«Vorrei rivolgere a Commissione e Consiglio tre domande, sulla battaglia per bloccare l’arrivo di migranti forzati in Europa.</p>
<p>La prima riguarda la lotta prioritaria agli <em>smuggler</em>, concordata con Libia, Niger e Ciad. Cominciamo a conoscerne l’esito: impauriti dalle autorità nigerine, gli smuggler mollano i migranti nel deserto o li conducono su strade dove manca l’acqua. Risultato: i morti nel deserto aumentano esponenzialmente. Secondo Richard Danziger, responsabile dell’OIM in Africa centro-occidentale, sono ormai il doppio dei morti in mare: circa 30.000 tra il 2014 e oggi. Non tutti i fuggitivi arrivano al Mediterraneo.</p>
<p>La seconda domanda concerne le coste libiche, dove regna ormai una guerra tra bande: come distinguere lo smuggler dalle milizie e dalle guardie costiere, che l’Unione o l’Italia formano e pagano? Secondo l’Alto Commissariato Onu, gli abusi nei centri di detenzione sono “spaventosi” (“<em>shocking</em>”).</p>
<p>La terza domanda riguarda le garanzie sull’assistenza UNHCR in Libia. Secondo l’Alto commissario per i rifugiati a Tripoli, è un’assistenza “più che precaria: la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra. Non ha neanche un memorandum con l’UNHCR”.</p>
<p>Di quest’Africa trasformata in nostra prigione, di questi morti, l’Unione è responsabile. Penso che un giorno pagheremo le colpe di cui ci stiamo macchiando.</p>
<p>All’onorevole Matteo Salvini vorrei dire una cosa che sa: nell’UE avete oggi ben più sostegno di quel che dite di avere».</p>
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