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	<title>gionale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Processo d&#8217;appello per genocidio contro Ratko Mladic</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 07:24:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tribunale blocca la tattica temporeggiatrice della difesa   Due donne davanti alle bare delle vittime di Srebrenica. Foto: archivio GfbV. Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all&#8217;Aia il processo di appello per Ratko Mladic.&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>Il tribunale blocca la tattica temporeggiatrice della difesa</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" width="425" height="319" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/_8Yejs_KJf782Dmwo8aQTp0I46yrLCdSimu5zdtL5xWHPUxhefgnBd3KCpaCqKnlc71eWBwiSzsCn-H1ovkxmYu6sCAlt7Jqxw=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200824srebrenica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Due donne davanti alle bare delle vittime di Srebrenica. Foto: archivio GfbV."> </p>



<p>Due donne davanti alle bare delle vittime di Srebrenica. Foto: archivio GfbV.</p>



<p>Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all&#8217;Aia il processo di appello per Ratko Mladic. Il tribunale dell&#8217;ONU aveva condannato il comandante in capo dei serbi bosniaci all&#8217;ergastolo nel 2017 per genocidio, crimini contro l&#8217;umanità e violazioni delle leggi o degli usi di guerra. Le udienze di appello sono già state rinviate tre volte. La difesa del carnefice di Bosnia ha ovviamente tentato una tattica dilatoria affinché il settantasettenne possa non vivere abbastanza per vedere la sentenza finale. Tuttavia, il tribunale responsabile del procedimento ha smascherato la tattica e ha annunciato la sua intenzione di iniziare definitivamente le udienze il 25 agosto. Nove anni dopo l&#8217;inizio delle trattative e 25 anni dopo il genocidio di Srebrenica, i parenti delle vittime meritano finalmente giustizia.<br><br>Dopo 16 anni di fuga, Mladic è stato arrestato nel marzo 2011. Nel 2018 ha presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale dell&#8217;Aia. Già prima della prima udienza, la difesa di Mladic aveva chiesto la ricusazione di tre giudici per presunta mancanza d&#8217;imparzialità e terzietà. Una seconda udienza ha dovuto essere rinviata a causa di un intervento medico. Al terzo tentativo, le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia hanno impedito ad alcuni giudici di partecipare. Mladic stesso se lo desidera potrà partecipare al processo in video dalla sua cella.<br><br>La comunità internazionale continua a fallire nella prevenzione del genocidio e nella coerente attuazione della sua responsabilità nella protezione delle vittime. Ma anche l&#8217;azione penale dopo tali atrocità deve diventare più efficace. Perché se i colpevoli la fanno franca per anni di impunità, altri sono incoraggiati a commettere atti simili. Mladic è anche responsabile di genocidio in sei comunità bosniache vicine a Srebrenica, e deve essere condannato anche per questo. Tuttavia, poiché inizialmente è stato assolto per i crimini commessi a Kljuc, Kotor Varoš, Sanski Most, Prijedor, Vlasenica e Foca, l&#8217;accusa ha fatto ricorso anche in appello. Ci aspettiamo che il tribunale confermi il verdetto di prima istanza e riconosca la responsabilità di Mladic per i crimini commessi anche nelle altre sei comunità bosniache. Per l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) si spera che la glorificazione di questo brutale massacratore termini con questo processo e la narrazione della negazione del genocidio sia così messa a tacere per sempre.<br><br>Il Meccanismo internazionale per le funzioni residue dei tribunali penali ad hoc (IRMCT) è responsabile del caso Mladic. Questo tribunale è il successore legale del Tribunale penale internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia e del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Sono previste due giornate, il 25 e il 26 agosto, per le udienze d&#8217;appello. Il pubblico non avrà accesso all&#8217;aula, ma il procedimento sarà trasmesso sul sito web dell&#8217;IRMCT (<a href="https://www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) con un differimento di 30 minuti.</p>
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		<title>Lettera/appello per Nûdem Durak</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 08:17:42 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="363" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14195" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 363w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-213x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></figure></div>



<p>Carissimi,</p>



<p>vi scriviamo per parlarvi di Nûdem Durak, una cantante curda nata in Turchia. Nel 2015 Nûdem è stata arrestata e successivamente condannata dalla giustizia turca a 19 anni di reclusione per aver insegnato a dei bambini canti popolari curdi. L’accusa è stata aver favorito la “propaganda curda”. Attualmente è detenuta nel carcere di Bayburt.</p>



<p>Se nulla cambierà lei rimarrà in prigione fino al 2034, e questo solo per aver cantato nella sua lingua. Con alcune persone stiamo cercando di supportare la sua causa. Ci sono anche due pagine Facebook al riguardo:&nbsp;</p>



<p>1) <a href="https://www.facebook.com/songfordurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/songfordurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>2) <a href="https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Le scriviamo in carcere, ma non sempre le lettere le vengono recapitate, soprattutto negli ultimi tempi, perché il regime carcerario è stato inasprito. La situazione è ulteriormente peggiorata, come potete immaginare, a causa dell’emergenza covid-19.</p>



<p>Ci rivolgiamo a voi per chiedervi se ritenete possibile attivare iniziative per far conoscere la storia di Nûdem.&nbsp;</p>



<p>Molti politici, soprattutto francesi, si sono già mobilitati per lei. Inoltre pochi giorni fa il <strong>Gruppo di amicizia curda del Parlamento dell’UE</strong> ha inviato <strong>all’Alto Commissario per gli Affari esteri e la politica di sicurezza UE</strong>, Borrell, una lettera aperta nella quale lo si invita a una presa di posizione netta nei confronti della Turchia, proprio in riferimento al caso &#8211; esplicitamente citato &#8211; di Nûdem Durak (e in generale di tutti i prigionieri politici nelle carceri turche). È un inizio, ma non basta. Noam Chomsky, Demba Moussa Dembélé, Pinar Selek, Zehra Doğan, Elsa Dorlin, Peter Gabriel e moltissimi altri si sono espressi con vigore a favore della sua causa (come è possibile leggere nella pagina&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).&nbsp;</p>



<p>Sappiamo della visita del Commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa&nbsp;Dunja Mijatović in Turchia nel luglio del 2019 (durante la quale ha avuto modo di incontrare, tra gli altri, anche Ahmet Altan), e della denuncia dei comportamenti arbitrari della giustizia in quel paese, ma sembra che il vigoroso appello per ristabilire lo stato di diritto sia per ora caduto nel vuoto. Tutto questo è preoccupante.</p>



<p>Abbiamo letto con attenzione la sentenza annunciata presso il Parlamento europeo il 24 maggio 2018 conseguente alla Sessione del <strong>Tribunale Permanente dei Popoli</strong> sulla Turchia e il popolo curdo tenutasi a Parigi il 15 e il 16 marzo 2018. Le parole sono chiare, la ricostruzione dei fatti convincente, la descrizione dei crimini commessi dalla Turchia esplicita, l’individuazione delle responsabilità puntuale e rigorosa. È una sentenza importante: dice risolutamente la verità. Eppure la Turchia ha continuato: gli eventi dell’ottobre 2019 sono solo uno tra i tanti esempi.&nbsp;</p>



<p>Sappiamo inoltre di un impegno (anche economico – più di 10.000.000 di euro, di cui solo una parte direttamente stanziata dal CoE) da parte del Consiglio d’Europa (sezione: <strong>Directorate General – Human Rights and Rule of Law</strong>, settore: <strong>Human Rights National Implementation</strong>) per favorire una più completa attuazione dei diritti umani in Turchia. Anche questi sono passi significativi verso un adeguamento della Turchia agli “standards riguardanti il rispetto dei diritti umani in Europa”, quell’Europa della quale vorrebbe far parte a pieno titolo; ma come voi ben sapete, le carceri turche hanno inghiottito giornalisti, artisti, politici dissenzienti, in spregio alle più fondamentali libertà di cui ogni essere umano dovrebbe godere.&nbsp;</p>



<p>Confessiamo che di fronte a tutto questo è difficile sottrarsi alla sensazione che la Turchia tenga in ostaggio l’Europa: ostaggio della sua “forza geografica”. Molti infatti sostengono che la forza della Turchia sia proprio la sua geografia, in virtù della quale può minacciare l’Europa di aprire le proprie frontiere per far riversare nel vecchio continente l’oceano di esseri umani che, negli sterminati campi profughi turchi (“finanziati” proprio dall’Europa), aspettano in bilico la possibilità di un’esistenza migliore. Ci chiediamo e vi chiediamo: c’è da abbandonare la speranza se queste sono le condizioni?&nbsp;</p>



<p>Dobbiamo “realisticamente” rassegnarci?&nbsp;</p>



<p>Infine: purtroppo abbiamo l’impressione che gli organi d’informazione in Italia (soprattutto quelli ad “ampia diffusione”) non seguano con l’attenzione che meriterebbero le dolorose vicende riguardanti la situazione dei curdi in Turchia, né quelle relative a intellettuali, artisti e musicisti che, come Nûdem, sono stati zittiti, alcuni dei quali spegnendosi dopo un coraggioso e tragico sciopero della fame: forse voi potreste fare qualcosa in tal senso.&nbsp;</p>



<p>Vi ringraziamo per l’attenzione prestata a questo messaggio.</p>



<p>Vi salutiamo cordialmente.</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani e Pasquale Annese</p>
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