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	<title>giornaleonline Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La scarcerazione di Patrick Zaki</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2021 09:12:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; giunta ieri, 7 dicembre 2021, la bellissima notizia della prossima scarcerazione di Patrick Zaki, lo studente dell&#8217;Università di Bologna arrestato in Egitto il 7 febbraio del 2020. Abbiamo chiesto un commento alla bella&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>E&#8217; giunta ieri, 7 dicembre 2021, la bellissima notizia della prossima scarcerazione di Patrick Zaki, lo studente dell&#8217;Università di Bologna arrestato in Egitto il 7 febbraio del 2020.</p>



<p>Abbiamo chiesto un commento alla bella news al nostro Direttore, Giuseppe Acconcia, giornalista, saggista e ricercatore presso l&#8217;Ateneo di Padova, esperto in cultura e politica del Medioriente.</p>



<p>&#8220;La notizia ci riempie di gioia, non aspettavamo altro; speriamo che possa tornare al più presto alla sua vita e ai suoi studi, che torni in italia e che ottenga la cittadinanza italiana. Si deve attendere il 1 febbraio per la nuova udienza, però potrebbe tornare prima.</p>



<p>Le accuse che gli sono state mosse sono prive di senso: anche il solo fatto di aver scritto un articolo sui copti &#8211; che riguarda un reato di opinione &#8211; anche in Egitto non prevede la carcerazione, per cui non c&#8217;era nessun motivo per tenerlo in prigione. la sua detenzione è stata estesa di 45 giorni in 45 giorni e questo dimostra ulteriormente che si sia trattato di un arresto e di una detenzione arbitraria. Zaki, inoltre, ha subito violenza nel momento in cui è stato arrestato all&#8217;aeroporto de Il Cairo.</p>



<p>E&#8217; molto importante che le autorità italiane continuino a fare pressione perchè possa fare ritorno in Italia; non bisogna dimenticare, però, che ancora ci sono 60.000 egiziani che continuano ad rimanere in prigione e anche per loro bisogna continuare a lottare; ricordiamo, ad esempio, Haitham Mohammadin attivista per i lavoratori, Ismail Iskandarani che si occupai di Sinai e non si sa nemmeno dove sia detenuto e Ahmed Samir Santawi un altro ricercatore per cui, ancora una volta, la libertà accademica viene messa sotto attacco. </p>



<p>Il processo che è stato avviato in Italia per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni e il caso di Zaki erano e sono legati a doppio filo: è probabile che il fermo che ha avuto il processo in Italia abbia fatto ragionare le autorità egiziane che non hanno più bisogno di una merce di scambio in quanto gli egiziani non volevano che venissero criticate le forze di sicurezza egiziane, che invece è accaduto con le accuse mosse ai quattro agenti che avrebbero torturato e ucciso Regeni. Le autorità egiziane non vogliono fornire i loro indirizzi, non vogliono che vengano trovati e hanno utilizzato l&#8217;arresto sommario di un cittadino egiziano che studiava in Italia per fare, a loro volta, pressioni. Si sono chiuse le indagini parlamentari sul caso Regeni e, quindi, ora non c&#8217;è bisogno di ricattare l&#8217;Italia con Zaki. Ma è importante continuare a dare battaglia per chiedere sempre e fino alla fine verità e giustizia per Giulio&#8221;.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Corpi imperfetti, oppure no</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 06:42:59 +0000</pubDate>
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<p>Di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Si dice, o meglio si diceva, che ciò che più conta di una persona sia la sua interiorità.</p>



<p>Il problema, sopratutto oggi, è come arrivare all&#8217;interiorità se il nostro aspetto rappresenta una barriera invalicabile. La bruttezza che dipende da un corpo o da un viso “diverso” è uno svantaggio sociale, qualcosa di inammissibile con se stessi e nel contesto pubblico.</p>



<p>Chi non è attraente, qualunque sia la sua condizione, vive una doppia discriminazione. La prima riguardante il non avere occasioni di contatto fisico e di vedere limitata la possibilità di esprimere la propria sessualità; la seconda, di non potersi permettere di esprimerla liberamente e nelle modalità che più rispecchiano la propria identità, le proprie fantasie e desideri.</p>



<p>Permangono idee errate e luoghi comuni, resistenze e atteggiamenti negativi per esempio, sulla sessualità delle persone con disabilità, più che altro per non conoscenza e malitesi culturali. Si considera il sesso come un fattore essenzialmente “genitale” ed è ancora diffusa la convinzione che i disabili non abbiano desideri sessuali o non siano attraenti per gli altri, o che comunque un corpo “diverso” non possa generare piacere.</p>



<p>Ci sono canoni estetici a cui siamo abituati e che ci permettono di stabilire cosa è gradevole e cosa invece non lo è. Questi canoni influenzano anche i nostri rapporti sociali e la nostra affettività.</p>



<p>Chi viola questi canoni è visto con sospetto e apprensione. Coppie con una certa disparità dal punto di vista estetico, con notevoli differenze di età, di condizioni fisiche, di posizione sociale portano a pensare che si celino chissà quali compromessi, dipendenze o plagi.</p>



<p>Esistono, però, persone attratte dalle disabilità, dagli anziani, o da soggetti con determinate caratteristiche fisiche. Questi comportamenti vengono definiti parafilie e declinati con varie definizioni: devotismo, gerontofilia ecc&#8230; Si tende quindi a medicalizzare certe preferenze anziché considerarle come sfumature dell&#8217;erotismo, che possono offrire opportunità di sentirsi desiderati per chi non lo è mai stato.</p>



<p>Ogni persona vuole essere desiderata e amata, quando questo non avviene le ripercussioni sono disistima, senso di inadeguatezza, ricadute sulla salute come la depressione.</p>



<p>L&#8217;ostacolo, in realtà, non è rappresentato dai corpi “imperfetti” ma dall&#8217;incapacità nel considerare questi corpi come un&#8217; espressione della varietà umana.</p>



<p>A Trafargar Square, in piena Londra, è possibile ammirare una grande statua che celebra Alison Lapper, un&#8217; artista focomelica cresciuta in istituto, ma talmente innamorata della vita, da decidere di concepire ed educare un figlio. Marc Quinn, che ha realizzato la statua commenta la sua opera così: “La Venere di Milo è senza braccia, è però un simbolo della femminilità e della bellezza greca. Alison diventa una bellezza della diversità dell&#8217;essere donna, perchè la diversità e l&#8217;handicap fanno parte della nostra realtà quotidiana”.</p>



<p>Recentemente, è stato fatto qualche passo avanti in merito, penso all&#8217;assistenza sessuale o a movimenti come la body positivity o neutrality.</p>



<p>Non è possibile auspicare ad un cambiamento culturale nell&#8217;immediato, ma proprio per questo è importante fare sensibilizzazione riguardo a questo tema di cui si parla ancora troppo poco.</p>
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