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		<title>Al Fespaco vince il cinema africano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 06:51:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia Direttamente da Ouagadougou «È come sempre un festival rivoluzionario», è stato il commento dell&#8217;attore Al Assane Sy in occasione della chiusura della 26esima edizione del Festival di cinema pan-africano (Fespaco) di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12178" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="1786" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-768x1072.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-734x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 734w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">di Giuseppe Acconcia</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Direttamente da Ouagadougou</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«È come sempre un festival rivoluzionario», è stato il commento dell&#8217;attore Al Assane Sy in occasione della chiusura della 26esima edizione del Festival di cinema pan-africano (Fespaco) di Ouagadougou. Se tutte le attese per i cinquant&#8217;anni (1969-2019) dall&#8217;avvio di una delle manifestazioni storiche e più significative di cinematografia africana facevano pensare ad una vittoria del film “Desrances” della regista burkinabé, Apolline Traore, accolto con grande calore dal pubblico del Cine Burkina e nella magnifica sala all&#8217;aperto dell&#8217;Istituto francese, a vincere l&#8217;Etalon d&#8217;oro di Yennenga</span><b> </b><span style="font-size: medium;">è stato il film “The mercy of the jungle” di Joel Karekezi. «Un film di guerra e non sulla guerra» ci ha spiegato il critico senegalese, Baba Diop. Nel pieno del conflitto in Rwanda tra tutsi e hutu, il sergente Xavier, eroe di guerra ruandese, e il giovane soldato semplice Faustin si trovano in territorio nemico nel pieno della giungla. Soli e senza risorse, attraversando l&#8217;immensa e ostile giungla congolese, sono costretti a sfuggire ad agguati, alla malaria e alla violenza dei loro stessi commilitoni. Uno sguardo lucido e disincantato su un conflitto le cui ferite sono ancora aperte, che è valso anche il premio come migliore attore al protagonista, Marc Zinga. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Se l&#8217;edizione del 2017 aveva visto la vittoria del cineasta senegalese, Alain Gomis con Felicité, poi accolto in patria come un «eroe», è stato il cinema nord-africano ad avere ampio spazio in questa edizione, ricca di pubblico e con misure di sicurezza alle stelle del Fespaco, con ben due film premiati tra i migliori tre: l&#8217;egiziano Karma di Khaled Youssef, e il tunisino Fatwa di Ben Mohmound. L&#8217;allievo di Youssef Chahine in Karma racconta la storia di due uomini, entrambi interpretati da Amr Saad, che vivono uno, ricco imprenditore, tra gli agi più sfrenati nei quartieri satellite del Cairo e l&#8217;altro, disoccupato nella povertà più assoluta. Le vite dei due si incrociano continuamente, così come i loro modi diversi di vivere, le loro religioni diverse (il più ricco è musulmano, il più povero è cristiano) prima nei sogni e poi nella realtà, al punto che uno arriva a vivere la vita dell&#8217;altro in un continuo meccanismo dialettico che smaschera i pregi e i difetti della ricchezza e della povertà e che si risolve nella fine delle persecuzioni per il ricco agiato, dopo l&#8217;ingresso in una tomba abbandonata nel cuore della Cairo antica che lo riporta alla realtà e lo scagiona da ogni sua colpa. In Fatwa, il regista tunisino Ben Mohmound racconta invece del percorso di radicalizzazione del figlio del protagonista, Ahmed Hafien. Dopo la sua morte, il padre cerca di capire cosa sia accaduto a suo figlio che da mesi aveva perso di vista dopo il suo trasferimento a Parigi. E così scopre che lentamente aveva abbracciato la fede salafita pur tentando in ogni modo di salvare la madre, parlamentare interpretata da Ghalia Benali, dalla condanna a morte, decisa da islamisti radicali suoi amici, a causa dei contenuti del suo ultimo libro sulla violazione dei diritti umani nel paese. Infine, secondo la giuria del festival, il migliore cortometraggio è stato Black Mamba del tunisino, Amel Guellaty: la storia di una giovane, Sarra Hannachi, che avrebbe voluto vivere la sua passione per la box nonostante i limiti imposti dalla società.</span></p>
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		<title>Festival del Cinema africano, d&#8217;Asia e America latina</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 15:13:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>28° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina WWW &#8211; What a Wonderful World Milano, 18-25 marzo 2018   &#160; Si terrà a Milano, dal 18 al 25 marzo, la 28a edizione del&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b>28° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina</b></p>
<p align="center"><b>WWW &#8211; What a Wonderful World</b></p>
<p align="center"><b>Milano, 18-25 marzo 2018</b></p>
<p align="center"><u> </u></p>
<p align="center"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10298" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="992" height="321" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 992w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1168-300x97.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1168-768x249.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 992px) 100vw, 992px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si terrà a Milano, dal 18 al 25 marzo, la 28a edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, l’unico in Italia dedicato alle cinematografie e alle culture dei tre continenti.</p>
<p>A rappresentare la variegata e composita proposta culturale del Festival nell&#8217;immagine ufficiale, torna ancora una volta la &#8220;Zebra prismatica&#8221;, quest’anno in versione “high-tech” e accompagnata dal claim <i>WWW &#8211; What a Wonderful World.</i></p>
<p>Da ormai tre anni, il Festival si propone infatti di raccontare agli spettatori la modernità dei tre continenti, in particolare dell’Africa dove l’arrivo di internet ad alta velocità ha dato una forte spinta propulsiva all’economia e ha anche contribuito a vivacizzare la scena artistica e culturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>PROGRAMMA CINEMATOGRAFICO</b></p>
<p>La 28a edizione aprirà ufficialmente domenica 18 marzo, ore 20.30, all&#8217;Auditorium San Fedele e proporrà circa 60 film (tra cui 25 film in prima nazionale, 2 prime europee e 3 prime mondiali) per 7 giorni di programmazione:<s> </s>una selezione delle produzioni più recenti di cinema di qualità proveniente da Africa, Asia, America Latina e Italia, scelte su circa 600 film visionati.<br />
Le proiezioni dei film sono introdotte dalla presentazione del regista o di un esperto cinematografico. Tutti i film sono presentati con sottotitoli in italiano.</p>
<p>I film in concorso saranno giudicati da una Giuria internazionale, composta da tre esperti, che assegnerà il <b>Premio al Miglior Film</b> <b>del</b> <b>Concorso Lungometraggi Finestre sul Mondo,</b> e da una Giuria di giornalisti italiani che attribuirà il <b>Premio al Miglior Cortometraggio Africano e al Miglior film del Concorso Extr’A  </b>dedicato ai film italiani girati nei tre continenti o sulle tematiche dell’immigrazione in Italia<b>. </b>Nella Sezione <b>Flash </b>saranno proposti i film di registi affermati, un<b> Omaggio </b>al grande regista africano recentemente scomparso <b>Idrissa Ouédraogo.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><u>Film d’apertura</u></b></p>
<p>Ad aprire la 28a edizione sarà l’anteprima italiana di <b><i>Une saison en France</i></b>, l’ultimo attesissimo film di una vecchia conoscenza del festival: <b>Mahamat Saleh Haroun</b><i>.</i> Anche in Francia i temi dell’immigrazione continuano ad ispirare i registi e il celebre cineasta ciadiano dà il suo contributo alla causa. Nel suo primo film girato in Francia, racconta infatti un dramma intimo affrontando la questione scottante dei richiedenti asilo senza retorica né cliché mediatici, grazie anche all’interpretazione intensa e senza sbavature di Eriq Ebouaney e Sandrine Bonnaire.</p>
<p><i>“Il cinema oggi non fa che mostrare l’estraneità dello straniero e ci dice che dobbiamo “tollerarlo” malgrado la sua diversità. Il mio desiderio in questo film era quello di ricondurlo ad una dimensione comune, per mostrare che c’è realmente qualcosa che si può condividere”. M. S. Haroun</i></p>
<p>Sin dagli inizi della sua carriera con il suo primo cortometraggio <i>Maral Tanie</i> del 1994, Mahamat Saleh Haroun è stato ospite del Festival del Cinema Africano, d&#8217;Asia e America Latina.</p>
<p>Nato in Ciad, ottiene i primi riconoscimenti già con il suo primo lungometraggio, <i>Bye-bye Africa</i> che viene premiato nel 1999 come Miglior Film al Festival di Venezia. Tra i suoi film di successo citiamo <i>Daratt, La stagione del perdono</i> (Premio Speciale della Giuria, Festival di Venezia 2006) e <i>Un homme qui crie </i>(Premio della Giuria, Festival di  Cannes 2010). Haroun è stato anche Ministro della Cultura nel suo paese.</p>
<p><b><u>Le tre sezioni competitive</u></b></p>
<p>Concorso Lungometraggi Finestre sul Mondo, proporrà 10 film (fiction e documentari) in prima italiana: un’accurata selezione delle ultime produzioni provenienti dai tre continenti che privilegia le opere dei giovani registi.</p>
<p>Tra i titoli che competono per l’assegnazione del Premio Comune di Milano al Miglior Film del valore di 8.000 euro: l’anteprima nazionale in collaborazione con Middle East Now di Firenze del nuovo sconvolgente documentario di Talal Derki, <i>Of Fathers and Sons</i> (Grand Jury Prize al Sundance 2018), in cui il regista siriano torna nel suo paese per documentare la quotidianità di una famiglia di combattenti di Al Qaida, uno sguardo inedito e inquietante sulla relazione padre &#8211; figlio e sull’educazione jihadista; il film rivelazione della Quinzaine des réalisateurs di Cannes 2017, <i>I Am not a Witch</i> della regista zambiana Rungano Nyoni, un’interpretazione ironica e immaginifica del dramma dei bambini stregone; torna a Milano un regista culto del cinema bengalese,  Mostapha Farooki, fondatore di Chabal (movimento di avanguardia del Bangladesh per giovani talenti del cinema) con il suo nuovo film <i>No Bed of Roses</i>, interpretato dalla star indiana internazionale Irfan Khan (<i>The Millionaire,</i> <i>The Lunchbox</i>); dalla competizione del festival di Rotterdam 2018, l’opera prima dell’egiziano Fawzi Saleh, <i>Poisonous Roses</i>, girato nelle antiche concerie del Cairo, un luogo infernale dove un fratello e una sorella cercano di sopravvivere al degrado e alla miseria; con <i>Severina</i> Felipe Hirsch ci racconta l’amore tormentato e misterioso tra un libraio melanconico e una ladra di libri, citazioni e poesie in una vecchia libreria di Montevideo; dal Brasile <i>Azougue Nazareth</i>, di Tiago Melo (Bright Future Award al Rotterdam Film Festival 2018) girato nella regione di Recife racconta del conflitto tra i poeti <i>sambador</i> che si preparano per il carnevale e un pastore evangelista che vieta questa tradizione “demoniaca”. Dall’Indonesia torna a Milano Kamila Andini con il suo secondo lungometraggio, <b><i>The Seen and Unseen</i></b>: un film magico che evoca la comunione soprannaturale che unisce due gemelli e la capacità di affrontare il dolore della separazione e il mistero della morte attraverso il linguaggio senza tempo delle arti e della spiritualità balinese.</p>
<p><b><br />
Il Concorso Cortometraggi Africani ospita i migliori film brevi (fiction e documentari) realizzati da registi provenienti da tutta l’Africa e dalla diaspora. La sezione ha l’obiettivo di promuovere i giovani registi africani ai loro primi passi nel cinema e di mostrare le nuove tendenze e le sperimentazioni del cinema africano.</b></p>
<p>Tra i film selezionati: dal Ruanda <i>Imfura</i> di Samuel Ishimwe (cortometraggio vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale 2018) sul ritorno al villaggio natio di un giovane alle prese con le contraddizioni della società ruandese post-genocidio; il pluripremiato <i>Aya,</i> della regista tunisina Fedhila Moufida, sull’integralismo islamico dal punto di vista di una bambina (Tanit d’Oro alle Giornate del Cinema di Cartagine 2017); dalla Mauritania, <i>The Tree,</i> di Cheikh Mohammed Horma, un piccolo film sul complicato rapporto tra uomo e natura; il rituale notturno di un uomo che gioca con un branco di iene nel corto sperimentale <i>Hairat </i>della regista etiope-messicana Jessica Beshir; dal Cairo, <i>Into Reverse</i> di Noha Adel, che racconta la storia di una donna al volante che ingaggia una piccola lotta quotidiana, un atto di resistenza per difendere la legalità e la propria dignità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Concorso Extr’A è dedicato ai film di registi italiani a confronto con altre culture con l’intento di raccontare un’Italia che si fa interprete della diversità culturale. In questa sezione sono proposti i film di registi italiani girati nei tre continenti o i film che hanno come soggetto le tematiche dell’immigrazione.</p>
<p>Tra i film selezionati: due documentari in prima mondiale, <i>Vita di Marzouk </i>di Ernesto Pagano, sulla crisi di una coppia mista e il ritorno di Marzouk con i figli nel suo villaggio natale in Tunisia, e <b><i>Underground Harvest</i> </b>di Silvia Vignato, Parsifal Reparato e Christian Giuffrida, girato nel Nord di Sumatra, il film è una descrizione corale della relazione tra il mondo femminile nei campi di riso e la febbrile e rischiosa ricerca dell’oro del mondo maschile; il cortometraggio <i>Granma</i> – co-diretto da Daniele Gaglianone e dal nigeriano Alfie Nze su un soggetto originale di Gianni Amelio &#8211; che racconta la storia di Jonathan, un giovane musicista hip hop di Lagos che deve compiere un doloroso viaggio al suo villaggio per comunicare la morte del cugino nella traversata verso l’Europa; <i>Babylonia Mon Amour, </i>di Pierpaolo Verdecchi sull’esasperazione e la rabbia di un gruppo di senegalesi senza dimora a Barcellona dinnanzi all’indifferenza delle autorità; il linguaggio ricco di tecniche espressive di Francesca Cogni nel cortometraggio <i>Neviaro,</i> per raccontare l’incontro possibile tra i ragazzi di un paese delle montagne del cuneese e dei giovani richiedenti asilo; <i>Talien</i> di Elia Mouatamid che accompagna il padre, dopo quasi quarant&#8217;anni in Italia, nel viaggio di ritorno in Marocco: un<i> on the road movie</i> che è l&#8217;occasione di un padre e di un figlio per spiegarsi, capirsi, incontrarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per il programma completo del festival: <a href="http://www.festivalcinemaafricano.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.festivalcinemaafricano.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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