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	<title>giuridica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Giornalisti e conflitti armati: la protezione nel Diritto internazionale umanitario</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 08:36:56 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Se storicamente l’opinione pubblica non ha mai avuto accesso a informazioni di prima mano sullo svolgimento dei conflitti armati, i conflitti contemporanei, internazionali e non internazionali, sono in genere invece ben documentati e ogni giorno centinaia di informazioni giungono sino a noi dai campi di battaglia.</p>



<p>Se, semplicemente leggendo un giornale in metropolitana o guardando la televisione dal divano di casa, oggi possiamo ascoltare le parole di civili siriani in fuga dalle loro abitazioni o di combattenti curdi che si preparano ad uno scontro armato, è grazie al lavoro di migliaia di professionisti che dedicano la loro vita ad intervistare, documentare e fotografare la cruda realtà della guerra perché il mondo sia a conoscenza di quel che accade e di quali siano gli interessi in gioco.</p>



<p>Benché diverse misure vengano quotidianamente prese per tutelarne l’incolumità, come l’attento studio dei loro spostamenti o l’utilizzo di caschi e giubbotti antiproiettile, spesso questi uomini e donne rimangono vittime di omicidi, incidenti o sono trattenuti come prigionieri o ostaggi dalle fazioni in conflitto, come arma di ricatto o per impedire di raccontare quello che avviene sul campo. Proprio per rispondere ai rischi corsi da questa particolare categoria di soggetti, il diritto internazionale umanitario ha sentito la necessità di intervenire con una disciplina di protezione <em>ad hoc</em>.</p>



<p>Nell’ambito del diritto internazionale umanitario, è innanzitutto definito giornalista chiunque eserciti come attività principale quella di corrispondente, reporter, fotografo, cameraman o assistente tecnico, e due sono le principali categorie di giornalisti individuate: quella dei corrispondenti di guerra e quella dei giornalisti in&nbsp;missione professionale pericolosa nelle zone di conflitto armato.</p>



<p>Per quanto concerne la prima categoria, è corrispondente di guerra quel giornalista che è accreditato o comunque autorizzato da una delle parti in conflitto, Stato o gruppo armato belligerante che sia, a seguire le truppe e a documentare quanto avviene sul campo. A tale figura è riconosciuta una protezione giuridica particolarmente estesa: se da un lato, infatti, gode della generale protezione che il diritto umanitario riconosce ai civili (e come loro, quindi, non può essere ritenuto un obiettivo militare legittimo), dall’altro gode di una protezione rafforzata nel momento in cui cade nelle mani di nemici e da questi subisce privazioni di libertà.</p>



<p>Nel momento, infatti, in cui il corrispondente di guerra viene privato di libertà per mano di una delle parti in conflitto, a questi verrà riconosciuta la qualifica di vero e proprio prigioniero di guerra nell’ambito di un conflitto armato internazionale, come definito dalla Terza Convenzione di Ginevra, e a questi verrà applicata la relativa disciplina; tale disciplina è nota per essere particolarmente protettrice e, in forza di essa, standard di vita soddisfacenti dai punti di vista igienico-sanitario e umano devono essere garantiti nei campi di prigionia, così come garantiti devono essere il contatto con la famiglia e la possibilità di presentare rimostranze ai gestori del campo o al Comitato Internazionale della Croce Rossa.</p>



<p>Una protezione meno estesa è invece garantita alla seconda categoria di giornalisti presa in considerazione dal diritto internazionale umanitario, ovvero quella di coloro che svolgono un’attività professionale pericolosa in zone di conflitto, senza aver ricevuto alcun tipo di autorizzazione. Gli appartenenti a questa categoria sono infatti equiparati in tutto e per tutto a componenti della popolazione civile e, come tali, godono della relativa protezione a non essere legittimi obiettivi militari, purché ovviamente non partecipino in alcun modo alle ostilità. Tale protezione è in generale dunque significativa, non potendo questi essere deliberatamene attaccati dalle parti in conflitto, ma risulta essere particolarmente lacunosa nell’ipotesi in cui il giornalista dovesse cadere nelle mani del nemico ed essere posto in un campo di prigionia: nulla, infatti, dice il diritto internazionale umanitario circa la sorte e le garanzie riconosciute ai civili internati, ai quali si potranno applicare solo il diritto interno ed eventualmente le disposizioni internazionali in materia diritti umani.</p>



<p>Seppur con qualche perplessità in dottrina, quest’ultima disciplina è stata inoltre estesa anche agli “<em>embedded reporter</em>”, o giornalisti incorporati, cioè quei giornalisti che, pur senza autorizzazione da parte delle forze militari per essere qualificati come corrispondenti di guerra, sono “imbarcati” da queste per ragioni di sicurezza, ad esempio per facilitarne il transito su un terreno ritenuto pericoloso.</p>



<p>Da un punto di vista squisitamente teorico, dunque, una tutela particolare è riconosciuta ai giornalisti nell’ambito dei conflitti armati, una tutela in determinate ipotesi anche più forte rispetto a quella riconosciuta agli stessi civili, purché il giornalista sia in possesso di un documento che attesti la sua qualità di corrispondente di guerra e non partecipi direttamente ai combattimenti. Come nella maggior parte dei settori disciplinati dal diritto internazionale umanitario, però, per decenni anche quello della protezione dei giornalisti è risultato essere nella pratica spesso poco rispettato, complice l’atmosfera di perenne emergenza e incertezza propria alle situazioni di conflitto, e regole più stringenti sono state richieste e promosse non solo dallo stesso Comitato Internazionale della Croce Rossa ma anche da associazioni professionali e ONG, tra i quali particolarmente influente è Reporter Senza Frontiere.</p>



<p>Se il bilancio annuale di Reporter Senza Frontiere pubblicato nel 2019 ha da un lato rilevato un tendenziale miglioramento in materia di protezione dei giornalisti che svolgono la propria attività in situazione di conflitto armato (il numero di giornalisti uccisi in Siria, Yemen e Afghanistan è ad esempio passato dai 34 del 2018 a 17 nel 2019), dall’altro ha sottolineato un nuovo problema: ridotto il numero di uccisioni e incarcerazioni di giornalisti in contesti di guerra, preoccupa il numero crescente di episodi violenti che vedono coinvolti i giornalisti in tempi di pace, soprattutto in Cina e in diversi Stati dell’America Latina.</p>



<p>Bilancio annuale di Report Senza Frontiere (2019): <a href="https://rsf.org/sites/default/files/rsf_2019_fr-3.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://rsf.org/sites/default/files/rsf_2019_fr-3.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Le prassi illegittime e le violazioni dei diritti del cittadino trattenuto nel CARA di Crotone</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 07:47:20 +0000</pubDate>
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<p>(da www.asgi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/01/Reflections.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-36544"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Il 1° agosto 2020, il <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/negato-lccesso-avvocato-quarantena-precauzionale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">cittadino pakistano arbitrariamente trattenuto presso il CARA di Crotone</a> è stato finalmente trasferito in un centro di accoglienza, dopo essere stato soggetto illegittimamente per 16 giorni alla misura della quarantena precauzionale senza che questo fosse sostenuta da alcuna esigenza di tutela della salute individuale e collettiva.</p></blockquote>



<p><strong>ASGI e i difensori legali accolgono con favore il trasferimento ma ricordano le prassi illegittime e le violazioni dei diritti della persona in oggetto che sono state attuate dalle autorità competenti.</strong></p>



<p>La persona è stata oggetto di un&nbsp;<strong>trattenimento de facto</strong>, eseguito al di fuori di ogni previsione normativa e in assenza delle fondamentali garanzie che dovrebbero essere poste in essere, in condizioni degradate e totalmente inadeguate, in una situazione di fortissimo isolamento, senza alcuna effettiva possibilità di reclamare il rispetto dei propri diritti. Ciò appare ancora più grave se si considera che tale misura è stata realizzata ai fini dello svolgimento di&nbsp;<strong>accertamenti sanitari non necessari né ragionevoli&nbsp;</strong>nel caso concreto trattandosi di persona da tempo regolarmente residente sul territorio. Inoltre durante tutto il periodo di permanenza presso il CARA di Crotone alla persona è stato illegittimamente impedito di incontrare i propri difensori legali, ostacolando di fatto il pieno&nbsp;<strong>esercizio delle garanzie di difesa e il diritto di accesso effettivo alla tutela giurisdizionale</strong>, anche in via cautelare ed urgente.</p>



<p>Si continua a monitorare affinché l’applicazione delle misure sanitarie nei confronti dei cittadini stranieri assicuri il rispetto delle garanzie poste a tutela dei diritti fondamentali e a porre in essere le necessarie strategie di tutela dei diritti nei confronti della persona interessata.</p>
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		<title>&#8220;SCRITTURE AL SOCIALE&#8221;: una nuova rubrica curata da Patrizia Angelozzi</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2016 08:16:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, siamo molto lieti di annunciare una nuova rubrica che verrà pubblicata di DOMENICA ogni 15 giorni. Si intitola &#8220;Scritture al sociale&#8221; ed è curata da PATRIZIA ANGELOZZI, Docente per&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici,</p>
<p>siamo molto lieti di annunciare una nuova rubrica che verrà pubblicata di DOMENICA ogni 15 giorni.</p>
<p>Si intitola &#8220;Scritture al sociale&#8221; ed è curata da PATRIZIA ANGELOZZI,</p>
<p>Docente per la comunicazione sociale e di scrittura creativa, Scrittrice.</p>
<p>Blog: <a href="https://patriziaangelozzi.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://patriziaangelozzi.wordpress.com/&amp;source=gmail&amp;ust=1474876528398000&amp;usg=AFQjCNH6I1RGDyre1UcQJ3NZFlzRr_XSNQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://patriziaangelozzi.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>  L’inviata sociale Nella redazione di Cultura e dintorni, bimestrale Rubrica per Zonalocale, quotidiano per l&#8217;informazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;articolo di oggi: LA VIOLENZA NON E&#8217; UNA COSA DA POVERI</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6987" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6987" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (545)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un eccesso di perfezione. Una famiglia perbene, un uomo famoso e facoltoso che sceglie per moglie una donna di buona famiglia. Carriera, tre figli. Un quadretto ideale, sognato da tanti.<br />
Lui, medico dalla carriera indiscussa, sceglie di essere ‘dalla parte delle donne che subiscono violenza’ esponendosi nei programma Tv come testimonial.<br />
Quanta programmazione di vita, quanti report da raggiungere in nome di una vita di successo? Quanta apparenza?<br />
Non è vero che il femminicidio trova collocazione nelle lacune sociali, nell’emarginazione. Si trova ovunque.<br />
Appartiene a ricchi e poveri. Acculturati di successo e persone in difficoltà economiche e sociali.<br />
<b>Cosa c’è dietro la mancanza dell’intelligenza del cuore</b> anche quando è presente l’intelligenza sociale?<br />
La cultura non protegge e non tutela, a volte crea una mancanza di identità, quando non si ‘permette’ più il mettersi in discussione.<br />
La megalomania come la mancanza di autostima sono due stadi pericolosissimi, rendono sterili la parte umana che trovandosi fuori da canoni prestabiliti per la propria vita e quella della famiglia, si trovano a vivere il cataclisma di un reato efferato che nell’opinione pubblica non trovano un ‘perché’.<br />
E’ necessario, indispensabile ripartire <b>dall’educazione della mente , come nel famoso testo di Giulio Lombardo Radice</b> e dall’educazione all’affettività, così duramente negata, oltraggiata e ritenuta sintomo di fragilità ad ogni manifestazione della stessa.<br />
<b>C’è bisogno di coraggio, quello vero, per essere umani.</b> Quel coraggio che permette di accarezzare con gli occhi e abbracciare, essere vicini alla gioia e al dolore altrui. La forza di vivere ‘un danno’, chiamato sconfitta, fin dai banchi scolastici e nei “no” dell’educazione nei periodi di infanzia e adolescenza.<br />
Come i rifiuti che ogni persona incontrerà da parte di persone oggetto dei nostri sentimenti.<br />
L’educazione genitoriale, ripartendo dalla tenerezza, facilmente abbandonata quando i figli da neonati e piccoli per età anagrafica, vengono lasciati crescere senza sufficiente sostegno affettivo barattato per una compensazione di immagine e di beni.<br />
<b>La violenza non è una cosa per poveri</b>, appartiene a chi vive ai margini e al centro. A quanti per ego diventano sbilanciati verso la proiezione di loro stessi mentre tutto il resto diventa contorno sfuocato.<br />
A queste persone basterà un ‘elemento’ repentinamente (secondo loro) cambiato verso altre direzioni.<br />
<b>La violenza ha un comune denominatore. Il senso unico</b>. Una visione propria e indiscutibile. La rabbia, la presunzione, l’aggressività, la prepotenza di stabilire ciò che non è consentito. Agli altri.</p>
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