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	<title>giuridico Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>giuridico Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“In difesa dei difensori”: una guida pratica</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 08:52:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/01/aerial-193361_1280.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-54050"/></figure>



<p>Pubblicata inizialmente a marzo 2023 dalla&nbsp;<a href="https://fr.boell.org/it/2024/01/09/difesa-dei-difensori?utm_source=rss&utm_medium=rss">fondazione Heinrich-Böll-Stiftung</a>, la guida è ora disponibile in italiano grazie ad ASGI. Questo documento, che include una sezione sulla criminalizzazione della solidarietà in Italia e gli strumenti per contrastarla, è un’importante risorsa per coloro che si impegnano a proteggere i diritti dei migranti.</p>



<p>L’obiettivo principale della guida è fornire un supporto pratico ai difensori dei diritti dei migranti, coloro che promuovono i diritti umani occupandosi specificatamente delle persone in movimento. Questo strumento è essenziale in un’epoca in cui la migrazione è spesso rappresentata come una minaccia e il lavoro dei difensori dei diritti umani diventa sempre più pericoloso.</p>



<p>Non tutti coloro che lavorano nel campo dei diritti umani, tuttavia hanno possibilità di accesso e conoscenza delle risorse necessarie per difendersi da chi si oppone a quanti scelgono la solidarietà. Da qui la necessità di uno strumento che ne promuova la conoscenza.</p>



<p>La guida è stata sviluppata&nbsp;<a href="https://borderviolence.eu/reports/in-defence-of-defenders/?utm_source=rss&utm_medium=rss">basandosi sul lavoro iniziale del Border Violence Monitoring Network</a>&nbsp;che ha svolto delle ricerche sui possibili meccanismi legali, istituzionali e informali da mettere in atto o vagliare nei casi di criminalizzazione dei difensori dei diritti umani. Successivamente, tra luglio e novembre 2023, ASGI ha elaborato la parte sul contesto italiano, concentrandosi sia sulla criminalizzazione realizzata attraverso lo strumento penale, che sulle misure amministrative introdotte nel sistema italiano negli anni più recenti, oltre a tradurre dall’inglese la prima parte concernente l’ordinamento internazionale ed europeo.</p>



<p>I difensori dei diritti dei migranti, nel contesto europeo, sono stati oggetto di un numero crescente di atti di criminalizzazione negli ultimi anni, in Italia soprattutto a partire dal 2017. La criminalizzazione di chi agisce in solidarietà o aiuto delle persone in movimento è stata realizzata, in Italia, in un primo momento attraverso il ricorso al diritto penale e poi tramite la compresenza di misure penali e amministrative: si è verificato un fenomeno di (con)fusione tra i due piani che gli studiosi hanno da tempo etichettato con il nome di crimmigration.</p>



<p>Inoltre, in Italia si è assistito ad un accanimento contro le attività di soccorso nel Mediterraneo. Ciò ha suscitato l’attenzione e le critiche di organismi ONU impegnati a proteggere i Difensori dei diritti umani. Non sono mancati i procedimenti penali avviati anche nei confronti di attivisti e volontari che hanno supportato le persone in movimento mentre si trovavano già sul territorio.</p>



<p>Dal 2017 fino al momento attuale, si è assistito alla costruzione di un processo di criminalizzazione delle ONG impegnate nel soccorso in mare fondato sulla compresenza di diversi fattori: l’aumento dei procedimenti penali nei confronti di membri dell’equipaggio, l’adozione di misure amministrative volte a limitare l’operato delle ONG (dal Codice delle ONG del 2017 alle sanzioni amministrative introdotte nel 2018 e nel 2023), e la promozione di una narrazione mediatica e politica in cui gli attori umanitari sono accostati a trafficanti e organizzazioni criminali. Al tempo stesso, non sono mancati i procedimenti penali avviati anche nei confronti di attivisti e volontari che hanno supportato le persone in movimento mentre si trovavano già sul territorio: emblematici sono i casi di Roma, Udine e Ventimiglia.</p>



<p>Esplorando le possibili azioni di advocacy e gli strumenti di protezione per i difensori dei diritti umani nei casi di criminalizzazione, tenendo conto della portata di possibili repressioni e discriminazioni e delle varie forme che queste possono assumere, la guida rappresenta un’importante risorsa per coloro che si impegnano a proteggere i diritti dei migranti.</p>



<p>“In un’epoca in cui la migrazione è frequentemente rappresentata come una minaccia, è essenziale ribadire la dignità e i diritti di chi si sposta. Il lavoro dei difensori dei diritti umani, in questo contesto, diventa sempre più vitale, ma anche sempre più pericoloso.” – Marc Berthold, Direttore Heinrich-Böll-Stiftung Parigi, Francia e Italia e Lorenzo Trucco, Presidente ASGI APS</p>



<ul><li><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/02/asgi-toolkit-imp-def.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">In difesa dei difensori: Guida pratica ai mezzi legali e agli strumenti di advocacy per chi difende i diritti umani in Europa</a>&nbsp;(IT)</li><li><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/02/In-Defence-Of-Defenders.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">In Defence of Defenders: A practical guide to legal means and advocacy tools for criminalised Human Rights Defenders in Europe</a>&nbsp;(EN)</li></ul>
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		<title>Uno Stato forte ascolta e concede con ragionevolezza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 12:00:50 +0000</pubDate>
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<p>di Patrizio Gonnella (da antigone.it)</p>



<p>La vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame contro il carcere duro del 41 bis, ci aiuta a fare alcune considerazioni intorno a ciò che dovrebbe essere la pena in una società democratica e ci porta ad affrontare questioni di grande rilievo giuridico ed etico. </p>



<p>In primo luogo si pone il tema delle modalità di esecuzione della sanzione carceraria nei confronti di una certa tipologia di detenuti. I regimi differenziati – come ad esempio il 41-bis – incidono significativamente sulla vita e i diritti delle persone recluse. Riducono notevolmente le occasioni di socializzazione, le possibilità di partecipazione alle attività interne all’istituto penitenziario nonché le relazioni con il mondo esterno. Sostanzialmente intervengono eliminando ogni opportunità di aderire a progetti di reintegrazione sociale.&nbsp;</p>



<p>La Corte Costituzionale, nella nota sentenza numero 376 del 1997, ha ben spiegato come anche nel caso del regime di cui all’art. 41-bis, pensato per contrastare la criminalità organizzata, sia necessario sempre tenere in adeguata considerazione l’articolo 27 della Costituzione, con i suoi riferimenti alla dignità umana e alla rieducazione del condannato. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, nel suo rapporto rivolto alle autorità italiane relativo a una visita effettuata nel 2019, raccomandò alle stesse di effettuare sempre «una valutazione del rischio individuale che fornisca ragioni oggettive per la continuazione della misura». Il cosiddetto risk assessment deve essere fondato «non solo sull’assenza di informazioni che dimostrino che la persona in questione non è più legata a una determinata organizzazione».</p>



<p>Nel caso di Alfredo Cospito il trasferimento in un istituto con regime differenziato sopraggiunge dopo circa 10 anni di pena scontati in un diverso e meno gravoso trattamento penitenziario. Il Comitato di Strasburgo invece sollecita che vi sia sempre una valutazione estremamente rigorosa del caso individuale evitando standardizzazioni nel trattamento solo sulla base del titolo di reato. E proprio intorno a una accurata valutazione del rischio si sofferma anche la Raccomandazione del 2014 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa rivolta ai Paesi membri sul trattamento dei detenuti ritenuti pericolosi.&nbsp;</p>



<p>Altro tema è quello dello sciopero della fame che il detenuto sta portando avanti mettendo a rischio la propria salute. Qua si pongono dilemmi etici che vanno risolti nel senso di assicurare al detenuto pieno rispetto alla scelta di autodeterminarsi intorno alle modalità di espressione del proprio dissenso, finanche astenendosi dal cibo. Uno Stato forte deve monitorare la salute della persona reclusa, offrire tutto il sostegno psico-sociale e medico possibile, ma sempre rispettando la sua volontà e ascoltando le sue ragioni. Uno Stato forte non deve temere di cambiare una propria decisione, se questo cambiamento produce una riduzione del tasso di sofferenza o comunque riporta un caso dentro un’area di ragionevolezza giuridica.</p>
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		<title>L’organizzazione Internazionale del Lavoro e il lavoro minorile: dalla fondazione ai giorni nostri</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2022 08:02:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="545" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-1024x545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16398" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-1024x545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-300x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-768x409.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h1></h1>



<p>(da unipd-centrodirittiumani.it)</p>



<p><strong>Ludovica Aricò&nbsp;</strong>ha concluso il corso di laurea magistrale “Human Rights and Multi-level Governance” presso l&#8217;Università di Padova. Attualmente è iscritta ad un Master di secondo livello in “Esperti in Politica e Relazioni Internazionali” a Roma. Questo articolo è un estratto della tesi di laurea discussa ad ottobre 2021 sotto la supervisione del prof. Lorenzo Mechi.</p>



<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&nbsp;</p>



<p>L&#8217;articolo mira ad illustrare la missione dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) nella lotta contro il lavoro minorile, e a sottolineare i punti di forza e di debolezza del suo approccio. Per raggiungere questo obiettivo, l&#8217;elaborato esaminerà la storia dell&#8217;OIL nell&#8217;affrontare il lavoro minorile dalla sua fondazione ai giorni nostri. L&#8217;analisi si concentrerà su tre diversi periodi storici: dal 1919 al 1949; dagli anni &#8217;70 alla fine degli anni &#8217;90; dal 2020 ai giorni nostri. In conclusione, si forniranno delle conclusioni sull&#8217;efficacia del lavoro dell&#8217;Organizzazione in linea con le presenti osservazioni.</p>



<p><strong>INTRODUZIONE: IL LAVORO MINORILE NEL PANORMA INTERNAZIONALE</strong></p>



<p>Il lavoro minorile,&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/ipec/facts/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">definito dall’OIL</a>&nbsp;come&nbsp;<strong>&#8220;il lavoro che priva i bambini della loro infanzia, del loro potenziale e della loro dignità, e che è dannoso per lo sviluppo fisico e mentale&#8221;</strong>, è presente nella comunità internazionale fin dalla rivoluzione industriale. A causa della sua intensità, i governi hanno sempre cercato di prevenire e monitorare il lavoro minorile sia a livello nazionale che internazionale. In ogni modo, solo con&nbsp;<strong>la fondazione dell&#8217;OIL&nbsp;</strong><a href="https://www.ilo.org/global/about-the-ilo/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>nel 1919</strong></a>&nbsp;si raggiunge un importante punto di svolta nell&#8217;interesse degli Stati nell&#8217;adozione di norme internazionali comuni per prevenire e proteggere i diritti dei lavoratori, compresi i bambini e le bambine. Infatti, dal 1919, l&#8217;OIL è un attore chiave nell&#8217;affrontare il lavoro minorile, garantendo un&#8217;arena pacifica in cui&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/global/about-the-ilo/who-we-are/tripartite-constituents/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">datori di lavoro, governi e sindacati</a>&nbsp;possono lavorare insieme per proteggere i diritti dei lavoratori. Oggi, l&#8217;OIL è la principale organizzazione internazionale impegnata nell&#8217;eliminazione del lavoro minorile, grazie anche alla produzione di&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/fr/f?p=NORMLEXPUB:12000:0::NO:::&utm_source=rss&utm_medium=rss">numerosi strumenti giuridicamente vincolanti</a>&nbsp;ed operativi per regolamentare l&#8217;età minima al lavoro ed eliminare il lavoro minorile nel globo. L&#8217;alto numero di ratifiche e la consistente partecipazione degli Stati Membri a operazioni&nbsp;<em>ad hoc</em>&nbsp;negli ultimi decenni sono risultati fondamentali nella lotta contro il lavoro minorile.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="397" height="370" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16397" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 397w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image-300x280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /></a></figure>



<p>&nbsp;(Source:&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/ipec/ChildlabourstatisticsSIMPOC/WCMS_817699/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">ILO and UNICEF: Child Labour: Global estimates 2020, trends and the road forward (New York, 2021)</a></p>



<p>Tuttavia, la comunità internazionale non sta ottenendo risultati altrettanto importanti da un punto di vista pratico. Di fatti, come affermato nel&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_797515.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">report dell’OIL ed UNICEF sul lavoro minorile nel 2020</a>,&nbsp;<strong>più di 160 milioni di bambini e bambine</strong>&nbsp;(tra i cinque e i diciassette anni) sono attualmente impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile. Le statistiche dimostrano che, nonostante i numerosi strumenti creati, l&#8217;OIL non è riuscita nel suo tentativo di sradicare completamente il fenomeno o, almeno, di ridurne l&#8217;intensità entro il 2030. La missione dell&#8217;OIL è stata virtuosa nel creare una cooperazione internazionale e nel sensibilizzare le nazioni, ma relativamente inefficace nel raggiungere i risultati attesi. Innegabilmente, l’attuale quadro giuridico internazionale attuale ha delle debolezze che minano la capacità dell&#8217;organizzazione di raggiungere il suo obiettivo di sradicare il lavoro minorile a livello globale.</p>



<p>Gli aspetti negativi e positivi dell&#8217;attuale approccio possono essere rintracciati nella storia stessa dell&#8217;Organizzazione. Invero, monitorando l&#8217;evoluzione dell&#8217;azione dell&#8217;OIL contro il lavoro minorile, è possibile evidenziare come alcuni elementi positivi e negativi, specifici di un particolare periodo storico, abbiano lasciato un forte strascico nella capacità di azione dell’OIL, influenzando fortemente la sua missione.</p>



<p><strong>I PRIMI PASSI DELL’ORGANIZZAZIONE</strong></p>



<p><a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_709665.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dal 1919 al 1948</strong></a><strong>,&nbsp;</strong>l&#8217;OIL ha prodotto ben sette convenzioni sia per stabilire&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312150:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss">una comune età minima di accesso</a>&nbsp;al lavoro, che per regolare&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312151:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss">i turni di notte</a>&nbsp;dei bambini. Gli obblighi internazionali formati rappresentarono un grande successo per l&#8217;OIL e per la lotta universale contro il lavoro minorile. Nonostante le difficoltà economiche poste dalla Prima Guerra Mondiale, dagli effetti della Grande Depressione e la conseguente disoccupazione di massa; l&#8217;Organizzazione non perse l&#8217;occasione di produrre Convenzioni legalmente vincolanti che fossero in grado di rafforzare l’esistente sistema giuridico internazionale anti-lavoro-minorile.</p>



<p>Il quadro stabilito creò elementi giuridici che sono ancora oggi fondamentali per la missione generale dell&#8217;OIL. In primo luogo, dall’analisi di queste Convenzioni si può evincere la misura in cui&nbsp;<strong>il lavoro minorile possa essere una seria&nbsp;</strong><a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312205:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>minaccia alla salute, allo sviluppo umano e alla moralità dei giovani</strong></a><strong>.</strong>&nbsp;In secondo luogo, le delegazioni, specialmente quelle dei sindacati, spinsero fortemente per imporre&nbsp;<strong>la frequenza scolastica</strong>&nbsp;tra i più giovani. Si suppose che tale obbligo potesse ridurre considerevolmente l&#8217;alto tasso di bambini impiegati in vari settori. In terzo luogo, venne imposto per la prima volta nella storia che la protezione dei bambini sul posto di lavoro dovesse essere inserita nel più complesso&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/global/publications/ilo-bookstore/order-online/books/WCMS_169521/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>universo dei diritti umani</strong></a><a href="https://www.ilo.org/global/publications/ilo-bookstore/order-online/books/WCMS_169521/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">.</a></p>



<p>Nonostante queste importanti basi legali, alcuni gravi problemi furono subito evidenti nelle Convenzioni. I settori più pericolosi per l’incolumità dei bambini non vennero regolamentati, ovvero&nbsp;<strong>le imprese familiari e l&#8217;agricoltura.</strong>&nbsp;L’ostacolo principale fu rappresentato da un comune malinteso sulla natura stessa del lavoro minorile. Infatti, svariate delegazioni nazionali sostenevano nei vari incontri della Conferenza Generale dell’OIL che il lavoro in un&#8217;industria familiare o all&#8217;aria aperta non potesse essere pericoloso per la salute dei bambini. Questa idea generale influenzò negativamente il risultato finale, generando&nbsp;<strong>un sistema di protezione nocivamente incompleto</strong>. Inoltre, l&#8217;organizzazione concesse enormi margini di discrezionalità ai governi nazionali, sia dal punto di vista legale che pratico. A dimostrazione di ciò, l&#8217;OIL non fu in grado in quegli anni di produrre elementi universalmente accettati. Le grandi mancanze furono: una definizione giuridica universale del lavoro minorile e un&#8217;età minima comune di accesso al lavoro. Questi difetti contribuirono a creare una grande lacuna nel diritto internazionale, con forti ripercussioni a livello nazionale. In aggiunta, la mancanza di un programma operativo internazionale per sostenere tecnicamente gli Stati nell&#8217;implementazione degli standard internazionali rese il quadro ancora più precario ed instabile.</p>



<p><strong>I GRANDI TRAGUARDI INTERNAZIONALI NELLA LOTTA AL LAVORO MINORILE</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://unipd-centrodirittiumani.it/public/pics/Universal_retification_of_ILO_Convention_No_182.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>(Source:&nbsp;<a href="https://youtu.be/09sjAViDuqQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">Universal ratification of ILO Convention No. 182 on the Worst Forms of Child Labour</a>, ILO)</p>



<p><a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_709665.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dagli anni &#8217;70 alla fine degli anni &#8217;90</strong></a><strong>,&nbsp;</strong>l&#8217;OIL riuscì a fare grandi miglioramenti, superando i principali ostacoli creati nei decenni precedenti, principalmente causati dell’opposizione di alcuni governi nazionali. Ad oggi, gli strumenti prodotti in questa fase rappresentano le pietre miliari del quadro internazionale contro il lavoro minorile.&nbsp; Questi sono: la Convenzione sull&#8217;età minima del 1973, la Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile del 1999 e il Programma internazionale per l&#8217;eliminazione del lavoro minorile (IPEC). È importante sottolineare le novità presenti in ogni strumento per potere comprendere quanto forte sia stato il lavoro di dialogo e mediazione portato avanti dall’OIL.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312283:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>La Convenzione sull&#8217;età minima del 1973 (n.138)</strong></a>&nbsp;dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro&nbsp;<strong>fissa la soglia dell&#8217;età minima universale a quindici anni,</strong>&nbsp;concedendo agli Stati di fissare un&#8217;età minima inferiore ai quattordici anni con la promessa di rispettare l&#8217;obbligo dei quindici anni il più presto possibile.</p>



<p>Essa afferma che:</p>



<p><em>L&#8217;età minima [&#8230;] non deve essere inferiore a&nbsp;</em><em>all&#8217;età del completamento della scuola dell&#8217;obbligo&nbsp;</em><em>e, in ogni caso, non può essere inferiore a 15 anni. [&#8230;]&nbsp;<br></em><em>Un membro la cui economia e le cui strutture educative non sono sufficientemente sviluppate&nbsp;</em><em>può inizialmente prevedere un&#8217;età minima di 14 anni.</em></p>



<p>Inoltre, viene dato alla scuola un ruolo centrale, presentandolo come strumento principale per ridurre efficacemente il numero totale di bambini lavoratori. Nonostante le tensioni della guerra fredda, il documento fu ampiamente ratificato dagli Stati, dimostrando un nuovo e crescente interesse della comunità internazionale per la difesa dei diritti dei bambini.<br></p>



<p><a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312327:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>La Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile del 1999 (n.182)</strong></a>&nbsp;dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro fornisce&nbsp;<strong>una definizione universalmente accettata del lavoro minorile</strong>, dopo ben ottant&#8217;anni dalla fondazione dell&#8217;OIL.</p>



<p>Gli stati membri hanno concordato che:</p>



<p>L<em>&#8216;espressione &lt;&gt; comprende:</em></p>



<p><em>(a) tutte le forme di schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, come la vendita e il traffico di bambini, la servitù per debiti e la servitù della gleba e il lavoro forzato o obbligatorio, compreso il reclutamento forzato o obbligatorio di bambini da utilizzare nei conflitti armati.</em></p>



<p><em>(b) l&#8217;uso, il procurare o l&#8217;offrire un bambino per la prostituzione, per la produzione di pornografia o per spettacoli pornografici.</em></p>



<p><em>(c) l&#8217;uso, il procurare o l&#8217;offrire un minore per attività illecite, in particolare per la produzione e il traffico di droga come definito nei trattati internazionali pertinenti.</em></p>



<p><em>(d) il lavoro che, per sua natura o per le circostanze in cui viene svolto,&nbsp;</em><em>possa nuocere alla salute, alla sicurezza o alla morale dei bambini.<br></em></p>



<p><a href="https://papyrus.ilo.org/ipec/Informationresources/WCMS_IPEC_PUB_1200/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">La definizione</a>&nbsp;cerca di riferirsi a tutte quelle circostanze che, per la loro essenza, possono essere&nbsp;<strong>mentalmente, fisicamente, socialmente o moralmente pericolose e dannose per i bambini</strong>. Tale definizione include fondamentalmente tutte quelle pratiche in cui i bambini lavorano contro la loro volontà o sono costretti a lavorare sotto ricatto. Tra i vari esempi riportati nella Convenzione, importanti da menzionare sono:&nbsp;<strong>la schiavitù, la prostituzione, il lavoro per attività illecite</strong>. Questi, come altri elencati nel testo originale, sono lavori da cui i bambini non possono facilmente scappare e danneggiano seriamente il loro sviluppo fisico e psicologico. Inoltre, nel tentativo di proteggere efficacemente la vita dei bambini, la Convenzione fornisce agli stati membri linee guida rilevanti su come costruire i quadri nazionali, pur lasciando un ampio margine di discrezionalità. Questa&nbsp;<strong>flessibile</strong>&nbsp;<strong>rigidità&nbsp;</strong>ha garantito un consenso universale e un alto numero di ratifiche.</p>



<p><a href="https://papyrus.ilo.org/ipec/programme/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Il Programma internazionale sull&#8217;eliminazione del lavoro minorile (IPEC),</strong></a>&nbsp;lanciato nel 1992, ha assicurato il rafforzamento dell&#8217;azione legale dell&#8217;OIL sulla riduzione del lavoro minorile.&nbsp;<strong>È il primo programma operativo dell&#8217;OIL per combattere il lavoro minorile attraverso la cooperazione internazionale</strong>. Questa campagna permanente fu creata con lo scopo di: raccogliere dati; monitorare le tendenze; informare gli Stati membri, l&#8217;Organizzazione e la società civile; e intraprendere azioni appropriate contro le ingiustizie. Il programma ha permesso all&#8217;Organizzazione di intraprendere un&#8217;azione più decisa e di lanciare intense&nbsp;<strong>missioni internazionali.&nbsp;</strong>Le sue missioni sono state essenziali per ridurre il lavoro minorile nella nuova comunità globalizzata.</p>



<p><strong>IL LAVORO MINORILE DURANTE IL COVID</strong></p>



<p><strong>La pandemia Covid-19 nel 2020</strong>&nbsp;ha seriamente minato la missione dell&#8217;OIL per combattere il lavoro minorile. Durante la pandemia, con le economie nazionali sono diventate vittime degli eventi, causando enormi effetti negativi sulla popolazione. Inevitabilmente, la nuova minaccia globale ha gravemente danneggiato gli Stati, in cui la protezione dei diritti umani è stata per lo più fallimentare. L&#8217;instabilità economica, causata da una pandemia, ha imposto allo Stato di affrontare nuove sfide.&nbsp; La disoccupazione di massa, il declino del PIL nazionale, la riduzione delle rimesse dei migranti e l&#8217;aumento delle economie informali hanno seriamente colpito la qualità della vita delle persone, aumentando la fame e il numero delle persone vulnerabili. Tali condizioni hanno condotto ad un serio aumento del&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_747421.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">numero di bambini</a>&nbsp;impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile.</p>



<p>I rapporti dell&#8217;OIL prima del Covid-19 stimavano che, entro il 2020, il numero di bambini impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_797515.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">sarebbe stato pari a 137 milioni</a>. Purtroppo, l&#8217;obiettivo non è stato raggiunto dall&#8217;Organizzazione, anzi sembra essere molto lontano dalla realtà. Infatti, l&#8217;insicurezza generale ha portato ad un grave aumento dei bambini impiegati nei lavori più pericolosi, soprattutto nelle zone geopolitiche più fragili economicamente.</p>



<p>Questa tendenza può essere rintracciata nell&#8217;incapacità dell&#8217;Organizzazione di assicurare una costante implementazione nazionale degli standard contro il lavoro minorile, mentre affronta nuove minacce alle performance economiche. Tuttavia, l&#8217;OIL ha pianificato azioni nazionali a diversi livelli per contrastare la crisi attuale, in collaborazione con un nuovo programma per affrontare il lavoro minorile:&nbsp;<a href="https://www.alliance87.org/the-alliance/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>l&#8217;Alleanza 8.7</strong></a><a href="https://www.alliance87.org/the-alliance/?utm_source=rss&utm_medium=rss">.</a>&nbsp;L&#8217;obiettivo principale fissato è quello di identificare le cause principali delle tendenze attuali, elaborare risposte efficaci, così da poter intraprendere azioni concrete per contrastare il lavoro minorile. Il lancio&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/global/topics/child-labour/int-year/lang--en/index.htm?mc_cid=09fcbcbd1b&amp;mc_eid=%5bUNIQID%5d&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>dell&#8217;Anno internazionale per l&#8217;eliminazione del lavoro minorile nel 2021</strong></a>&nbsp;è stata una delle azioni più rilevanti dell&#8217;OIL per diffondere la consapevolezza e ricreare una solida cooperazione internazionale.</p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="2021 International Year for the Elimination of Child Labour Timeline" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/XYNYxtx5LB8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>



<p>Questo articolo ha cercato di presentare, attraverso un&#8217;analisi storica del lavoro dell&#8217;OIL, i vari punti di forza e di debolezza dell’attuale missione dell’OIL contro il lavoro minorile.</p>



<p>In seguito all&#8217;analisi di tre diversi periodi storici, dal 1919 al 1948, dal 1970 al 1990, e dal 2020 ai giorni nostri, sono emerse importanti considerazioni.</p>



<p>In primo luogo, l&#8217;esame ha dimostrato che l&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro ha costruito un notevole quadro giuridico internazionale, obbligando gli stati a dialogare in merito al lavoro minorile e fissare comuni standard universali da rispettare. La capacità dell&#8217;Organizzazione di coinvolgere Stati, sindacati e datori di lavoro ha generato una buona serie di armi contro il lavoro minorile, come le Convenzioni OIL del 1973 e del 1999, e il lancio del programma IPEC dagli anni ‘90. Il quadro giuridico creato ha garantito l&#8217;eliminazione del lavoro minorile in molte aree del mondo e, inoltre,&nbsp;<strong>una significativa riduzione in specifiche aree geopolitiche critiche.</strong></p>



<p>In secondo luogo, l’analisi ha dimostrato che l&#8217;Organizzazione presenta alcuni difetti strutturali che potrebbero minare l&#8217;efficacia della sua missione sul lungo raggio. Di fatti, l’OIL ha creato un quadro giuridico gravemente precario, a causa&nbsp;<strong>della mancanza di una seria regolamentazione sul lavoro minorile nei settori agricoli e familiari</strong>. Questa mancanza di legislazione è una questione di grande urgenza per l&#8217;Organizzazione dato che il 70% del tasso globale di bambini (tra i cinque e i diciassette anni) lavora attualmente in agricoltura. Inoltre,&nbsp;<strong>la flessibile rigidità</strong>, che ha effettivamente garantito una partecipazione universale, ha però contribuito alla creazione di un sistema che non è in grado di affrontare concretamente il lavoro minorile. Infine,&nbsp;<strong>la pandemia Covid-19</strong>&nbsp;ha portato alla luce le difficoltà dell&#8217;Organizzazione ad assicurare l&#8217;implementazione nazionale sul lavoro minorile, mentre gestisce nuove imprevedibili emergenze. Di conseguenza, il lavoro minorile è aumentato drammaticamente, facendo retrocedere i risultati positivi del periodo pre-Covid.<br></p>



<p><strong>In conclusione</strong>, è possibile affermare che le carenze legislative ed operative dell’OIL devono essere affrontate per ridurre gli alti tassi di lavoro minorile nel mondo, cercando di rafforzare gli aspetti positivi e migliorare quelli negativi. L&#8217;Organizzazione deve adattarsi, come ha fatto in passato, alle nuove circostanze internazionali e progettare nuove tattiche contro il lavoro minorile per&nbsp;<a href="https://www.cypcs.org.uk/rights/uncrc/articles/article-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">realizzare&nbsp;</a><a href="https://www.cypcs.org.uk/rights/uncrc/articles/article-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>i migliori interessi del bambino.</strong></a></p>
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		<title>Strategia nazionale Lgbt</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2021 09:27:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>STRATEGIA LGBT+, LE ASSOCIAZIONI CHIEDONO UN INCONTRO ALLA MINISTRA BONETTI: &#8220;MIGLIORARE IL TESTO&#8221; Leggiamo in una intervista alla Ministra Bonetti che il Governo è pronto a varare la nuova “Strategia nazionale LGBT+”.La sua stesura,&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="679" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/strategia-1024x679.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15933" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/strategia-1024x679.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/strategia-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/strategia-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/strategia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1488w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>STRATEGIA LGBT+, LE ASSOCIAZIONI CHIEDONO UN INCONTRO ALLA MINISTRA BONETTI: &#8220;MIGLIORARE IL TESTO&#8221;</p>



<p>Leggiamo in una intervista alla Ministra Bonetti che il Governo è pronto a varare la nuova “Strategia nazionale LGBT+”.<br>La sua stesura, approvazione e pubblicazione è stata sollecitata da tempo sia dalle associazioni che partecipano al “tavolo di consultazione permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone LGBT+” sia da una recente petizione pubblica (allout.lgbt/italylgbtstrategyfbo).<br>Il testo che il Ministero ha condiviso con le associazioni raccoglie molte delle importanti linee di azione discusse nei tavoli di lavoro, ma è carente sui temi politicamente più impegnativi e manca di fotografare le lacune del quadro giuridico nazionale, in particolare in materia di tutela dei minori e delle famiglie omogenitoriali, su cui tanto la Corte Costituzionale quanto il Parlamento europeo hanno invitato il legislatore ad intervenire, e di tutela contro la violenza basata su orientamento sessuale e identità di genere.<br>Ringraziando l&#8217;UNAR per il lavoro di coordinamento e sintesi, sicuramente non facile nell’attuale contesto, chiediamo alla Ministra di operare ulteriormente per integrare la Strategia Nazionale, rendendola più vicina ai bisogni reali delle persone.<br>La crisi economico-sociale, i cui effetti sono ormai evidenti, si abbatte in maniera ancora più dura sulle persone che subiscono discriminazioni a livello legislativo e sociale. Sappiamo bene che è compito del legislatore colmare questo divario, ma una strategia efficace costituisce oggi una grande opportunità, attesa da anni, per prevenire le discriminazioni e contribuire ad un cambiamento culturale.<br>Per questo motivo, prima dell’approvazione della Strategia, le scriventi associazioni hanno richiesto un incontro alla Ministra.</p>



<p>ALFI<br>AGEDO<br>Arcigay<br>ARC<br>Certi Diritti<br>Circolo Mario Mieli<br>EDGE<br>Famiglie Arcobaleno<br>Gaynet<br>IGLBC<br>MIT<br>NUDI<br>Libellula<br>Omphalos LGBTI<br>Polis Aperta<br>Quore<br>Rete Genitori Rainbow<br>Rete Lenford</p>
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		<title>Appello all’UE: ripristinare i diritti e i valori alle frontiere d’Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 10:00:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Crisi Bielorussia-UE: la dichiarazione delle associazioni. Persone usate come strumento di un conflitto securitario che sta causando di immense sofferenze e che ha portato alla morte di almeno dieci persone. Associazione Per i Diritti&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/11/bielorussia_EU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-46370"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Crisi Bielorussia-UE: la dichiarazione delle associazioni. Persone usate come strumento di un conflitto securitario che sta causando di immense sofferenze e che ha portato alla morte di almeno dieci persone.</p></blockquote>



<p></p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> sostiene e divulga l&#8217;appello. </p>



<p>Come società civile europea e organizzazioni specializzate che si occupano di asilo, migrazione, assistenza umanitaria e diritti umani, siamo scioccati dal perdurare della&nbsp;<strong>crisi umanitaria ai confini tra l’UE e la Bielorussia,</strong>&nbsp;la quale è causa di immense sofferenze e ha portato alla&nbsp;<strong>morte</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>almeno dieci persone.&nbsp;</strong>Nel condannare a pieno le azioni del governo della Bielorussia, sollecitiamo una risposta da parte dell’UE, degli Stati membri dell’UE e di tutte le organizzazioni europee e internazionali competenti che sia in linea con gli obblighi giuridici europei e internazionali e con gli standard minimi di dignità condivisi.</p>



<p>Le persone al centro della crisi sono strumentalizzate all’interno del conflitto di natura securitaria tra l’UE e la Bielorussia, ma queste persone non sono di per sé una minaccia alla sicurezza, e non dovrebbero essere considerate né trattate da entrambe le parti come se fossero un’arma. In realtà, tutte le testimonianze suggeriscono la presenza<strong>&nbsp;molti gruppi altamente vulnerabili</strong>&nbsp;tra le persone coinvolte in questi eventi, tra cui donne incinte, famiglie con bambini piccoli e persone anziane o ferite. Tra loro c’è chi è fuggito da guerra e persecuzioni dalla Siria, dallo Yemen, dall’Afghanistan e dall’Iraq, e chi, in assenza di percorsi sicuri e legali, non aveva alternative per raggiungere in luogo sicuro. Segnaliamo anche che, nonostante le gravi tensioni esistenti tra gli Stati coinvolti, la situazione, come per molte altre alle frontiere dell’UE, è gestibile e dovrebbe essere affrontata con uno sguardo in prospettiva. A livello globale, tanti paesi in situazioni molto precarie affrontano contesti complessi di sfollamento, con dimensioni geopolitiche e di sicurezza e che coinvolgono un numero nettamente superiore di persone. Ciò di cui c’è bisogno è una risposta chiara che includa una ferma&nbsp;<strong>difesa del diritto d’asilo e del diritto europeo e internazionale.&nbsp;</strong>Proponiamo quindi le seguenti risposte che interessano i vari elementi della crisi:</p>



<h3>Garantire l’accesso al diritto d’asilo alle frontiere</h3>



<p>Secondo il diritto comunitario e internazionale, chiunque cerchi asilo alle frontiere, indipendentemente dal modo in cui è arrivato, ha il diritto di presentare una domanda d’asilo.&nbsp;<strong>L’accesso all’asilo in Polonia, Lituania e Lettonia dovrebbe essere immediatamente ripristinato sia nella sua forma giuridica che in quella pratica.</strong>&nbsp;Ciò significa che tutte le misure volte ad impedire alle persone di accedere al territorio dell’UE e di presentare una domanda di asilo devono cessare. Questo include l’ostacolare il raggiungimento del territorio dell’UE, anche mediante l’uso della forza e di istruzioni date alle guardie di frontiera di condurre respingimenti, impedendo quindi di presentare la domanda di asilo limitando l’effettivo accesso alla procedura mediante restrizioni geografiche su dove possono essere presentate le richieste, e mediante i tentativi di derogare alla legislazione sull’asilo e alle misure di tutela contro il&nbsp;<em>refoulement</em>.</p>



<h3>Garantire l’accesso umanitario</h3>



<p>A breve termine, è essenziale che gli Stati coinvolti garantiscano l’accesso umanitario alle persone colpite, in modo tale che le organizzazioni umanitarie possano raggiungerle e prestare assistenza. Il fatto che gli&nbsp;<strong>Stati membri dell’UE impediscano la fornitura di assistenza salvavita alle persone</strong>, alcune delle quali estremamente vulnerabili, è&nbsp;<strong>deplorevole e irresponsabile</strong>. Inoltre, rischia di avere implicazioni negative per l’accesso umanitario in contesti di sfollamento al di fuori dell’UE e mina il ruolo dell’UE come attore umanitario credibile.&nbsp;Se la situazione di stallo dovesse continuare, la decisione di evacuare immediatamente le persone dalla regione di confine negli Stati membri dell’UE, anche avvalendosi delle offerte già ricevute da parte della società civile, delle città e dei gruppi religiosi per accoglierle, è un’opzione che potrebbe evitare ulteriori perdite di vite umane. In parallelo, gli Stati membri dell’UE dovrebbero discutere e concordare accordi di ricollocazione ad hoc.&nbsp;<strong>Trasportare le persone in paesi terzi per il procedimento di asilo</strong>, come è stato proposto,&nbsp;<strong>è illegale</strong>&nbsp;secondo il diritto internazionale e comunitario, e politicamente non realizzabile.</p>



<h3>Abrogare la legislazione interna non conforme</h3>



<p>La situazione alla frontiera esterna ha determinato delle modifiche alla legislazione nazionale in materia di asilo. Come dimostra l’analisi giuridica della legislazione adottata in&nbsp;<a href="https://ecre.org/ecre-legal-note-11-extraordinary-responses-legislative-changes-in-lithuania-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lituania</a>,&nbsp;<a href="https://www.hfhr.pl/en/the-draft-amendment-of-the-act-on-foreigners-and-the-act-on-granting-them-protection-violate-eu-asylum-law-principles-legal-opinion-of-the-hfhr/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Polonia</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.refworld.org/docid/61767bea4.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lettonia</a>, alcuni cambiamenti legislativi sono incompatibili con l’acquis dell’UE in materia di asilo, i trattati UE, la Carta dei diritti fondamentali e il diritto internazionale. In Lituania, i cambiamenti mirano a&nbsp;<strong>limitare l’accesso all’asilo</strong>, a&nbsp;<strong>sopprimere le misure di tutela per le persone in situazioni vulnerabili</strong>, a permettere la detenzione automatica, a limitare l’accesso a un rimedio legale efficace e a ridurre l’accesso alle misure di accoglienza.</p>



<p>Nel caso della Polonia, la nuova legislazione si pone in&nbsp;<strong>diretta violazione del principio di&nbsp;<em>non refoulement</em>,</strong>&nbsp;consentendo l’allontanamento delle persone dalla Polonia anche dopo che abbiano fatto domanda di protezione internazionale e senza un esame individuale per verificare se l’allontanamento porterà a una violazione dei loro diritti umani. In Lettonia, i cambiamenti legislativi precludono alle persone che attraversano il confine la possibilità di chiedere asilo, il che significa che il diritto di chiedere asilo e il principio di non&nbsp;<em>refoulement&nbsp;</em>non sono rispettati. Sebbene alcuni degli emendamenti siano – in teoria – temporanei e la loro applicazione limitata geograficamente, essi rischiano comunque di istituzionalizzare una pratica illegale.<strong>&nbsp;Chiedere asilo è un diritto fondamentale e il&nbsp;<em>non refoulement</em>&nbsp;è un principio inderogabile</strong>&nbsp;che deve essere osservato anche in tempi di emergenza. La Commissione europea deve dare seguito alla sua richiesta rivolta agli Stati membri di rimuovere gli aspetti della legislazione che violano il diritto comunitario. Il rispetto del diritto dell’UE dovrebbe essere una condizione di base per ottenere il sostegno dell’UE. Se gli Stati membri si rifiutano di rispettare il diritto comunitario e internazionale, devono essere prese in considerazione misure di disciplinari e di infrazione.</p>



<h3>Contrastare la repressione della società civile, dei media e degli operatori legali</h3>



<p>La situazione alle frontiere dell’UE ha provocato tentativi da parte degli Stati membri di&nbsp;<strong>intimidire e reprimere la società civile,</strong>&nbsp;i media e gli operatori legali che cercano di intervenire nel rispetto delle loro funzioni professionali. Le attività volte a fornire assistenza umanitaria e legale alle persone alla frontiera non devono essere criminalizzate.&nbsp;<strong>Vietare l’accesso alle zone di confine alla società civile e ai giornalisti non solo lascia le persone senza alcun sostegno</strong>, ma ha anche ripercussioni sul lavoro della società civile indipendente e dei media al di fuori dell’Europa. È essenziale che la situazione nella zona di confine sia monitorata da attori indipendenti per garantire il rispetto del diritto europeo e internazionale. Gli atti di violenza devono essere condannati e indagati.</p>



<h3>Porre gli standard dei diritti umani e la trasparenza al centro della cooperazione con i paesi terzi</h3>



<p>Attualmente, l’UE sta cercando in modo proattivo accordi con paesi terzi sia per fermare le persone che arrivano alla frontiera dell’UE, sia per rimpatriare i propri cittadini. Bisogna assicurarsi che qualsiasi accordo con paesi terzi, come l’Iraq, la Turchia o il Libano, sia in linea con le norme internazionali sui diritti umani, a partire dal diritto di lasciare il proprio paese e dagli obblighi di&nbsp;<em>non refoulement</em>. Per&nbsp;<strong>assicurare il controllo democratico sugli accordi dell’UE con i paesi terzi,</strong>&nbsp;il contenuto di qualsiasi accordo dovrebbe essere reso pubblico, e il Parlamento europeo dovrebbe avere un ruolo significativo nel monitoraggio degli accordi. Anche il monitoraggio indipendente e il sostegno alle persone rimpatriate dovrebbero essere garantiti.</p>



<p>L’UE e i suoi Stati membri devono far fronte alla crisi al confine in conformità con i loro<strong>&nbsp;obblighi legali internazionali e comunitari.</strong>&nbsp;L’attuale quadro politico e giuridico, se applicato, fornisce tutti gli elementi per gestire questa situazione nel rispetto dei diritti, in maniera calma e ben gestita. Siamo allarmati nel sentire che si stanno elaborando proposte che potrebbero consentire deroghe ingiustificabili al diritto comunitario e internazionale.</p>
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		<title>Donne che hanno trasformato il diritto del lavoro europeo: i casi Defrenne e Enderby</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 07:18:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="620" height="410" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/unnamed-8-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption>Eliane Vogen-Polsky</figcaption></figure>



<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle <br></p>



<p>Quando si parla di genere, dobbiamo considerare non solo i quadri giuridici e i meccanismi esistenti in materia, ma anche i casi concreti che hanno portato al quadro giuridico che esiste oggi. In particolare, all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, sono state sviluppate numerose Direttive che sono sempre più vicine a un approccio globale di genere.<br>È chiaro che l&#8217;uguaglianza di genere de jure sul posto di lavoro è lontana dall&#8217;essere raggiunta, il che può essere visto in dati come la disoccupazione in termine di genere, la distribuzione delle posizioni di responsabilità, solitamente assegnate al genere maschile, o il gran numero di donne relegate alle faccende domestiche e alla cura della famiglia, anche quando lavorano fuori da casa. Tuttavia, è importante essere consapevoli di alcuni casi che hanno permesso, gradualmente, al diritto europeo di sviluppare una legislazione riguardante la discriminazione di genere. I casi di Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby sono quindi estremamente significativi e meritano di essere conosciuti.<br>Gabrielle Defrenne era una hostess della Société Anonyme Belge de Navigation Aérienne (SABENA), e negli anni &#8217;70 il suo caso fu portato davanti alla Corte di giustizia europea dalla Corte Belga, alla quale la donna si era rivolta in prima istanza. In particolare, Defrenne chiedeva un risarcimento per la discriminazione nell&#8217;azienda, dato che la sua posizione, quella di hostess, era significativamente meno pagata di quella di assistente di volo, una posizione per lo più ricoperta da uomini. In questo modo, l&#8217;azienda stava istituzionalizzando la discriminazione attraverso la denominazione differenziata di posizioni che erano, in sostanza, le stesse.<br>La Corte di Giustizia Europea ha poi chiarito il contenuto dell&#8217;articolo 119 del Trattato della Comunità Economica Europea, in cui era stata stabilita la parità di retribuzione per lo stesso lavoro per uomini e donne. Tuttavia, questo principio non era stato applicato prima, poiché non era nelle agende degli stati dell&#8217;unione prendere misure concrete per implementarlo. Così, è stato grazie a Gabrielle Defrenne che la Corte di Giustizia Europea ha espresso come un obbligo chiaro e diretto agli Stati lo sviluppo di misure concrete verso la realizzazione della parità di retribuzione tra uomini e donne.<br>Il caso di Gabrielle Defrenne fu accompagnato da uno successivo, quello di Pamela Enderby, che nel 1993 ha intentato una causa nel sistema giudiziario britannico sulla stessa base: la distinzione tra la sua posizione e quella dei suoi colleghi maschi, puramente in termini di nome e con conseguente discriminazione economica. In particolare, lavorava nel Servizio Sanitario Nazionale, dove era una terapista della parola e del linguaggio.<br>In questo caso, la Corte di Giustizia Europea ha concluso che quando due lavori comportano funzioni identiche, ma uno è svolto principalmente da donne e uno da uomini, e questa distinzione è una causa della loro disparità di retribuzione, c&#8217;è una chiara discriminazione.<br>Questi due casi sono enormemente significativi, in quanto hanno portato allo sviluppo delle prime Direttive Europee sulla parità di genere sul posto di lavoro. Grazie a donne come Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby, le istituzioni europee hanno iniziato a creare il quadro in cui oggi siamo governati, quindi, nel contesto dell&#8217;arrivo della Giornata della Donna, le loro storie meritavano di essere raccontate.</p>
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		<title>Crimine di Ecocidio</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2020 08:26:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E se considerassimo la Natura come una persona giuridica? La connessione Natura-Cultura e cosa ci insegnano i Popoli Indigeni per vivere in armonia con l’elemento naturale di Sofia Cavalleri (da echoraffiche.com) Studiare in Thailandia&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<h2><em>E se considerassimo la Natura come una persona giuridica? La connessione Natura-Cultura e cosa ci insegnano i Popoli Indigeni per vivere in armonia con l’elemento naturale</em></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14927" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p>di Sofia Cavalleri (da echoraffiche.com)</p>



<p><strong>S</strong>tudiare in Thailandia è per me un continuo esercizio di flessibilità mentale e crescita personale. E non necessariamente in modo costruttivo, ma quasi sempre in modo “distruttivo”. Nel mio primo semestre di dottorato alla <em>Chulalongkorn University</em> a Bangkok, mi sono trovata a dover <strong>sradicare alcuni costrutti ideologici e socio-culturali scomodi </strong>che erano stati fissati in modo saldo nella mia mente nel corso degli anni, tramite un’educazione accademica eccessivamente eurocentrica e, devo ammettere, tendenzialmente neoliberale.</p>



<p>Al momento sto cercando di&nbsp;<strong>esplorare paradigmi alternativi</strong>, di acquisire nuove lenti per comprendere meglio questo mondo complesso e gli specifici fenomeni che mi circondano nel sud-est asiatico. Alcuni mesi fa, stavo sorseggiando un cappuccino decisamente troppo zuccherato per gli standard italiani e studiando con il mio amico indonesiano nel nostro caffè preferito, quando a un certo punto lui mi ha chiesto se avessi intenzione di considerare la Conoscenza Ecologica Tradizionale&nbsp;nel mio dottorato di ricerca, in relazione alle credenze culturali e spirituali delle comunità locali. Più mi parlava di questi concetti a me ignoti e distanti e più sentivo che dovevo fare uno sforzo e vincere la mia iniziale posizione scettica per andare più in profondità a livello ontologico ed epistemologico, mettendo in discussione la mia visione del mondo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-2-1-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Splendida vegetazione nella regione di Suphan Buri, Thailandia (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p>Il concetto di&nbsp;<strong>“Conoscenza Ecologica Tradizionale”</strong>&nbsp;o&nbsp;<em>Traditional Ecological Knowledge (TEK)&nbsp;</em>è emerso come campo di ricerca che ha trovato un forte riscontro in sud America e Canada, e recentemente anche nel sud-est asiatico e in Africa (in particolare con il concetto di&nbsp;<em>Ubuntu</em>). La TEK si focalizza sulla relazione degli esseri viventi (inclusi gli esseri umani) in determinati ecosistemi che comprendono l’elemento naturale.&nbsp;In generale, possiamo definire il sapere indigeno come tutta quella eredità culturale intuitiva basata sul&nbsp;<em>learning by doing</em>; una conoscenza frutto di milioni di esperimenti condotti nel passato e tramandata preziosamente di generazione in generazione,&nbsp; della quale non abbiamo più memoria, ma della quale possiamo godere i frutti.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Pearl attraversa un ruscello nella regione di Suphan Buri, Thailandia (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p>Questo può essere considerato un paradigma emergente e in linea con il concetto di “<strong>Ecocidio”</strong>&nbsp;in Occidente, in quanto con esso la Natura verrebbe considerata sullo stesso piano degli esseri umani dal punto di vista giuridico. Fu Polly Higgins, avvocatessa scozzese, autrice e lobbista ambientale, a presentare la seguente famosa definizione alla Commissione legislativa ONU:&nbsp;«ecocidio è perdita, danno o distruzione di un ecosistema in un dato territorio causato da un agente umano o da altro, per un’estensione tale da diminuire significativamente il godimento pacifico di quel territorio da parte dei suoi abitanti». Questa definizione non si concentra sugli esseri umani con un approccio antropocentrico, ma al contrario considera una prospettiva più ampia riferendosi agli “abitanti” di un territorio e alla necessità di mantenere il delicato equilibrio ecosistemico.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-4-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Ashram a Bangalore, India. La connessione tra spiritualità e Natura in India è presente anche negli antichi testi sacri dei Veda (© Sofia Cavalleri)</figcaption></figure>



<p>Alla luce di ciò, la concezione della Natura come “servizi ecosistemici” destinati ad essere usufruiti o preservati dall’essere umano&nbsp;«per le generazioni future» come viene spesso enfatizzato nei rapporti internazionali, incluso il famoso Rapporto Brundtland delle Nazioni Unite, emerge chiaramente come una visione antropocentrica. Forse, quello di cui avremmo bisogno al giorno d’oggi, è un approccio più rispettoso per l’ecosistema nel quale siamo inseriti, non necessariamente in linea con la narrativa&nbsp;<em>mainstream</em>&nbsp;dell’<strong>Antropocene</strong>.&nbsp;E qui è d’obbligo una breve ma feroce critica dell’Antropocene: questa “narrativa-panacea” che è divenuta sempre più popolare a partire dal 2002. Per quanto ci sia un crescente interesse per questo termine, esso presenta UNA narrativa che aiuta a comprendere i fenomeni di surriscaldamento globale e inquinamento dovuti al fattore umano ma che, allo stesso tempo, rischia di normalizzare una visione del mondo pericolosamente neoliberale in cui l’ambiente viene concepito in termini di risorsa che può essere monetizzata, preservata o sfruttata dagli esseri umani a loro piacimento, tramite politiche economiche sostanzialmente antropocentriche.&nbsp;Citando il buon Nanni Moretti, «le parole sono importanti». Ma soprattutto come scriveva Michel Foucault: «<em>knowledge is power</em>»; e la connessione tra potere e sapere è particolarmente visibile quando si considera il controllo delle risorse naturali e l’accesso alle stesse. Sempre più spesso a livello di ricerca ambientale si parla di&nbsp;<strong>de-colonizzare&nbsp;</strong>la narrativa contemporanea, neoliberale, che presenta un approccio al potere e alla conoscenza tendenzialmente volto a dare maggiore visibilità a determinate pratiche (prettamente sostenute da interessi economici) piuttosto che ad altre prevalentemente ecologiche e sociali.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-5-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>P’Kwai, leader della comunità Huai Hin Dam nella regione di Suphan Buri, si riposa nella foresta (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p><strong>Ma come possiamo integrare di fatto questa conoscenza indigena</strong>&nbsp;(anche nota in italiano come “sapere indigeno”)&nbsp;<strong>a livello strutturale, nei nostri sistemi politici democratici?</strong>&nbsp;La settimana scorsa, ho avuto il piacere di parlare in un webinar organizzato dall’associazione&nbsp;<a href="https://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Per I Diritti Umani</a>&nbsp;con due avvocati, Avv. Federico Peres e Avv. Luciano Butti, che hanno menzionato la bellezza dell’interpretazione dinamico-evolutiva della Costituzione italiana, il diritto vivente e le misure di cautela proporzionate al rischio relative alla protezione dell’ambiente. Durante il webinar, un collega che al momento studia Giurisprudenza all’Università di Trento, Emanuele Zoller, ha inoltre presentato un nuovo paradigma che considera la Natura come persona giuridica, soggetto di diritto. Nonostante questo paradigma abbia attirato numerose critiche dal mondo accademico, giuridico e politico, che vi hanno opposto&nbsp; ostacoli strutturali soprattutto in relazione alla comparabilità tra diversi soggetti di diritto, esso presenta un’opportunità innovativa per considerare l’ambiente in modo olistico e non semplicemente come una risorsa esterna da sfruttare o preservare. In conclusione, citando ancora una volta Michel Foucault,&nbsp;<strong>«forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare»</strong>. Per farlo, abbiamo bisogno di ampliare le categorie e i paradigmi con i quali attualmente consideriamo la Natura.</p>
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		<title>Moria. Appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 08:22:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(www.asgi.it) Associazione Per i Diritti umani ha firmato l&#8217;appello e invita a fare altrettanto. Moria, appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee&#160;Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha firmato l&#8217;appello e invita a fare altrettanto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14629" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/p03lhHKxeqLE_NdqPxvj9GYfZ5188CqswbqltjyZPxwG9O6dNxyJ7_IGLVVtXGF6QMUdgpjmzyKJJdi3GGMNOC4w11murdMdLUs2kVh92TYSCbcglU8ssxgyY-Fb9dQM3wuJrO9VCjHeZXS5imoQvobZInFi4xVBq0Kd7H7kN7diuUgULYXTuqxj9kHlLCQTs9ehsjMtZsDZvpuVN4bsW5Jzo_UyHJKjxRJouuj9Y8tYRusaJvUJl8FYyrXX3tSu1Nv6jyAU4-I5VIp2g5a0inSqrY-VNzG4XVP55LgSrw?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Moria, appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee</strong></a>&nbsp;Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre un incendio ha distrutto l&#8217;hotspot di Moria, sull’isola di Lesbo, in Grecia, lasciando circa 13 mila persone – tra cui oltre 4 mila bambini – senza acqua, cibo, protezione.&nbsp;Insieme ad oltre 200 associazioni e organizzazioni internazionali e a diversi europarlamentari chiediamo ai leader europei che vengano prese urgenti decisioni per porre fine agli abusi sistematici dei diritti umani ai confini e negli Stati membri dell’Unione europea.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/ib3KlaklGeoJ43UHT1ZEqzqa0-RRx57QR8z2VLi0qlKvsXV_Z4QBuN1h0bJBgaph-PstTbxawKHavAKbQyEvWiu7Uop3bq1-Z1T_RBdKpfMPN42x31JGST20teIaAVUJ8JXD9tjczMQk9GY1C9hFWUDZt7VFkHzmTUoijtMzHtvsxsOxzQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Firma la petizione</a>&nbsp;</td></tr><tr><td><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/IlyS0NSgn10J8NvZbw8VLb1hQlSUEUklygsjOJjm3i1beEgu5NgbTXOI1RawXKp6dfSRJtHsGekNwKheGyc4xgdXrPxLgw_AiDhRjUBEOW8IMHIyGl4eAy7DjPPXA5phXYBfzeGjM6O4sThOXtl9ZR2mAMbiW8tJORjD_Tg-nbSqjScS2N2wlXcGc1meoyQ3jITbtX6GjJfcKjQHJ5tS4Tnr9klO7KkiurZFCmkNqwnjpuS6Ro7x-zk_xlod4-xWVPH5bHLIBldKsrQ5YHmLjdiR-eqGV9k1I4EhOefTokoarocn-GSMjePirT0qIYlekSVfvLAuUUKdngoOh92ojTd0WyEeLI6Jj9LOYC4zqC0muIndssLDvxnotFlZGL6vK-EE1oDAHVRgj65Sc3JOqcWrbgEW1i8nPt7e8LTDkes-BXM=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/15fd9f264001efa0668072cabf04073d203e1c628b776e87506daf3661b832d6.gif?e=IXsCx9pBKe5gJEWkwxrQti-AaWI3mEKeW9DAzAISGHvVncCOG09-nxtGpSOXLs5t-LVLilPb_VP-SCx8ezoMO3qUSgJcq4H1JVsM0dXF8A7lRTZHGDAT8gAzbr4q7swBmAgy9D5SixJ0XEP5zIoKvrslo8VDAZTU56FVOoqikasXA6k-Ptg7D32BSwc&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><strong>Moria, come siamo arrivati qui</strong></td></tr><tr><td>&nbsp;&#8220;<em>La stagione politica autunnale a Bruxelles è iniziata da dove si era interrotta: quando arriverà il Patto? In che modo&nbsp; il COVID influisce su tutto? Poi l&#8217;incendio di Moria ha colpito come una tonnellata di mattoni, per ricordare a tutti che l&#8217;attenzione deve essere rivolta anche alle crisi umanitarie di lunga durata che derivano dalle politiche europee</em>.&#8221;&nbsp;Catherine Woollard, Director of the European Council on Refugees and Exiles (ECRE)&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/UBQB1XjS8-Phaeq1tzhUXN0l_vZz88VxWA1cs6lwPFoyFq7KdHfG54XUsuS4cKkJfsw-cHTEhT4HUCIcYKDR_0bzHLR66QNyOkbTuGfCVyHpwyetoiUiv1cyaQy_B-vmEpSgufZw7UrDUTHbAYiPypInVWD6ijVjPF22E9Zm8GMxsEePBCsa3fSMRYHrLdmvCmAEZnzJU_v_a5vnLst-9J6GflY?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nell&#8217;editoriale dell&#8217; 11 settembre 2020</a>&nbsp;Non si è trattato di un evento inaspettato.&nbsp;&nbsp;Nel 2015, l’Unione europea ha introdotto l’approccio hotspot, che ha imposto all’Italia e alla Grecia la gestione di migranti e rifugiati arrivati sulle loro coste. A marzo 2016, l’Ue ha firmato un trattato con la Turchia, per &#8220;arginare nuovi arrivi&#8221;. Senza sorpresa però queste disposizioni hanno trasformato le isole greche in carceri a cielo aperto e hanno aggravato la catastrofe umanitaria ai confini greci.Lesbo e gli altri Hotspot dell’Ue sulle isole dell’Egeo hanno raggiunto il punto di rottura molto tempo fa.&nbsp;Questi campi gravemente sovraffollati&nbsp; sono caratterizzati da condizioni di vita stentate e da una grave mancanza di servizi igienico-sanitari adeguati o strutture igieniche, ancor più grave alla luce dell’incremento dei rischi per la salute dovuti al Covid-197.&nbsp;&nbsp;La situazione negli altri hotspot greci è altrettanto insostenibile e&nbsp;<strong>numerosi avvertimenti sono rimasti inascoltati per oltre quattro anni.</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/JiJByfOIDhK5uVmNa41JOVPiAnMsDLQ25Pp86cfb-kUnxlWbiGeT8BGwE813Cp0hdikg4GLrLPK2FCuMAm5roH5bagjtevf7CwQAC_4zCrjlUoKFvUPiNlixxJSG6zqKwReOV9MUwSyy1FRxhlg5Gkgg2RecrD9RMNtEeD_st5zBnK8fDxbV_C2C5UW-BOaPmKbsttoLrE5x_leuAVQoli0eptimaSeIfdlp8Lg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr><tr><td>&nbsp;<em>“Quello che è stato fatto in Grecia è la messa a punto e la sperimentazione di un sistema normativo che ha come obiettivo quello di rivoluzionare il diritto d’asilo, permettendo una riduzione dei diritti storicamente riconosciuti ai richiedenti asilo.Alla Grecia si è chiesto di forzare alcune normative o di emanare alcuni istituti e renderli sistemici per sperimentarli”</em>&nbsp;<strong>Avevamo visitato il campo di Moria&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/2GZeN6wmx0PIkVeOSWyFe5JMhhFir54MMnvzYVB6cC2HldXdVKo36kKkmQSMMVG5Us4m3ck-9PSigB7CfLpsY19P_8fX9THvB9RufDAMhzfc_42cjNTYiSB7OE2x3VDfk6cMpfLmCu_9t6yj4Tf3EP_gSf2zTWjFP9E1W_DJM_ITLcuoouzMfAAkGswW8TXX6XWFaNihPeP1bF42PgR1mx6J8gsGpyKt_rf9Ru8Mtb_nLCIBscxE_g_qRgjY8HDYJpUsd1wBLbx5g4tw5ZnfVLucT7dl?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una prima volta nel giugno 2016</a>, pochi mesi dopo la firma tra l&#8217;Europa e la Turchia e&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/BjBPMNW5_3UXYgS6r2cZ5A94YMD7E_TaIYdnwJoiRZ1GJKOJfPx1vM4B3RR7qRCPT6lxEeet7lXaiY0ey4n4STPnR3QezzifxGSlFUjAFlFEWUYKxww5VxhNVBFCgAJYe4HxWvzk5EqeGgkKI0W-szTHeiR0Kse_YaJWBncWiRSaqPaz2DZOYhQBGPb9kR8-v5glD9D_zE_UvK_D6C05pyFPEp8XZWLxBUtO_XTOWt_r43f2grskAOs-hEBXa_ZlZA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">successivamente nel 2017</a>.</strong>&nbsp;Da Atene alle isole di Lesbo, passando per Chios e Samos,<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/xiEqRqf77G0kRl-XM7S5chm7KI8PLpVOviVanusTK6dtARFBxYcn00bqV0c6vV8aFGm9qzVpqUn3_KK9b8BC620tSc00kxwIaomAO4f3vF21oyTv4X84k7WIBS7ACPoAar7CyTu2TFucApz-7Etj80LB14QHT_omSpd0jdhNMgihHiGlaeDzgeIhrqF_BuhD9XYCtcN30F0Avg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;i nostri sopralluoghi ai centri di registrazione e identificazione&nbsp;</a>presenti sul territorio greco avevano messo in luce&nbsp;<strong>la dimensione di laboratorio che aveva assunto la Grecia per la sperimentazione e il perfezionamento delle più recenti politiche europee</strong>&nbsp;in materia di gestione dei flussi migratori e il cui fine, col tempo sempre più esplicito, era quello di ridurre drasticamente gli arrivi nello spazio europeo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><img width="590" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/Hqb8AZcYgsEsmYS_Dfbrb1l0Sh6SROZFTWgodYhMDk7aCH3wjZAFmBd993vBpawzLcaBEUfFZzJzVSvr5xhlP9aeYrkduDZOhfJiHXoGOQbrxcZZ_g_WYjq18aLq6jZt6lLm5dT8XvJ3rTHPdhn-WbofW9rinDSJjWZYhULtlTuEDhUJ5PEcMQEAMAu_M3Bno_NQXKhTFfbt_UY6x7EAPyFHRtmawkuN3HO0yrJfvZ_wQgDLgdrvAGWAsfKj3yD41Zyu-z9VFslWr42qIPcLzMbR8mF2Y4JIXgzzIu34f_24rKniukiehk0uTW36uqjRiy2LVaj557GZU3Fue2RyBbKHlvcgIrm8YOvZpJEquEPX98wrHeW0OFoKGRr0hqgWEYgEHdbS0RKmM_gjVG9Gix4fhd_UGAH2ZV1UPE_hXpId2wDNgNLXsGas2iVFgU-68YMhvyZaIBFpPubCBH6PHeQCPjrRQoHt5ArQNuub=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/aab352752880c70208b91676a9fc0cc1fb87cae765cbeae26802df222c56abc8.png?e=msvVa89rAjCpkKdKm1tPZ2GP4TbvvkFi9UJzskaOpMjCcFwEMjYUHBsb_010e42ylz3UyHQxw9CFHtc3qpt9fvPyVmIJ_rAZ5_9tSj6p-t7M55sgQouv2eM3VG2jiagB-jlEloRA4um8TBxNpK4Z469FXWTA8kZaX1Ao4Scgqz4ag5_PyNs9r2b3hcwNBK0JiXE_p12s0VMQcXydHCZYWN4hO2oPQUeKlKyqbw&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td>&nbsp;In Italia, con le associazioni che fanno parte del Tavolo Asilo&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/5pJY5X45WmdCieGbZPjfEGbH6MlNuvTtnljUxhq_VHIfKe48BEXCO5IE6DhxVU6V_d0znnZiHiidB-sbrSxuf2MTApcEzY6rUULPolTx1djRMsPcuyoT-JZtRJpVqR6QbKy8bCjOSWJmRKQqiIdsSCakhJgKLxPC_p-xxdaS6AoVfSBwrLp4307EpKuvBT1X4p0EIBhERrYVMgZFrkuW17idzIJVvMEEtpN22d6B_BfaMJkmX9XE?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo denunciato l&#8217;illegalità dell&#8217;Accordo UE-Turchia&nbsp;</a>chiedendo all&#8217;UNHCR di non partecipare alle operazioni di valutazione di massa dell&#8217; inammissibilità delle domande di protezione internazionale avanzate in Grecia dai richiedenti giunti dalla Turchia e al&nbsp;Parlamento italiano di sottoporre a ratifica l&#8217;accordo UE-Turchia che riteniamo contrario al diritto europeo, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, all’art. 10, 3° co., della Costituzione italiana e più in generale ai principi fondamentali della nostra civiltà giuridica e della nostra tradizione democratica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/xeYg4pda_AiUvID5EWJW5wJFu_LPwbmeX3EU5OWpYckIylTquSrgf-ZdqRijqAVsMHDMPzQvZGmucY7p6cowV6Xfpe8azpe82YMuEnFdpuVpqeF5xdngX5RfGTKAM3AEZ0vhOuJLoX7g3JoacBKi3RMqZ8kwJqrl3U3_20s_CFsh6vf7afofZz-fFFl9XsZSv7PLL03NVoh9udnzdR5I0mUz0pk-Xa1yI3LeWbB-ExxaGqHw_Q26INaOgVM?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/LJ4FZ83g6Q4sw52vHZ1_W_1JRu6wa3erOCCi8pU0jWRkIH1_3VpXaekw0zBm0FZl8cOEsY5JOxg8Ih0B2kLmlBjFPHdCRBl8-tTClGYdznCDo22lvI0-_Hkbv4MgPlDcYXaiqeFksBR_uysi3mfXnFyH4vfuMicCavhDHSJ20hrrYXRJKd9XknZ-r_x2enxFFhegsYVOnLLJXBZ5R3h6WBDL_q6FrnunhfcQAIz3VrhYBWh7_uxhqTuh3kI?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Insieme ad altre organizzazioni in difesa dei diritti umani a marzo 2020</a>&nbsp; ci siamo uniti per presentare denuncia contro la Grecia e l’Unione europea alla luce dei numerosi fatti di violenza e per le violazioni dei diritti delle persone migranti e dei rifugiati in fuga dalla Turchia, in costante crescita.&#8221;Documenteremo le violazioni dei diritti dei migranti e dei rifugiati e denunceremo i responsabili. Supporteremo anche gli attivisti, sempre più criminalizzati per la loro solidarietà ai migranti.&#8221;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/sHsL3MueMo8dFIYDqSjBzYHl1kd-Sb1l3cRjYhoszLYN3UqupzG7acaflwNx5SR3EqkL-6zvQuk2s_gfDXpCArmv4FKxgmenwuGuQenfztUhdz6dXfF3XfnGrI4o7yiSs54o20vFvbAPjTdTNceAvKbKsRv0yEb8gHi5tcPesnXOjKI-cU-nfrjFxRM7iegRRxFdlPKVNcGwU5OS6IVhQU4rrtKjxD7opfJiKbrxoXiy59rz0sG_9IFyKV8nMFNBi2gwrZw9FuXnzwqVAfuFvXe4Bw7I-xo8zNDUa1eam2C3kTCExFACGZc8LbWe-47VznoCzM_2Ff7cxmLZD7VvXdAlwza8s8rsBqj2llthLH1jx0uh6dfliXNPXxaSbOjXkkb0JbGbxfLffzNJ9ZpHI_og0IaXt87S0TGgnwBsYmxAjHQ=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/15fd9f264001efa0668072cabf04073d203e1c628b776e87506daf3661b832d6.gif?e=odoUkdwLbczUW3O3_GXtul7oVdsgXXaFDHOTsprjKYgsGnCsA4eow-NQ3IvMdfXOqUfaHY9YVZg8-tJR_4nb51rGM1Dy3eiKDsbSBXPwjIzI7R02e1jHh-T1bNS-giclmDNVhTHAk2TwgJJTCVzsWVv4xKmLKg3wmZc3u7gz7ynX18gq15ZcXj7FwbY&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><img width="578" alt="" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/2Ps9BZrdCFNyUQxROtSYZLSl0o3XHEeL2oiM37c-SJCnrf7ZfoqnsZpgFOTZdmAd3tpPyvhMCQ7WlkKmnB71scJotxRRR6NXozzvzzjm3MjhZ5nq6XB40gW54i6hi3bToEbrnihWmczKbjWHidsUX0YHZg_qDT61oMtpfPzl7NpWS6Z0JRcK4DHPl7IfwaA8IpLE3_OWngl3CAbaXl90nw2emYqIYPDq3eL_0wfIjRFCc9kwlVcADWvv-52shO8tT8TJAzdOt44plqYhjJECiEYmmUBEb66IFBBxqtyHmrE_iaynsk2IAAXbT6K0k5MO1GPAtrhBVDGOQuwPXOfURn0bF_46EhtYZYtpFGkNfSHTeaTrlOK7_VYBuuNf38Khqv1YzS7tsJPPNA-LyQTFI6z0WoCEAHWUoYdJdzIDD5cjTLTOn3ZTrcVaAT_CoffuYKkAYmJpbw1Ap_jg1F_584twU6SNt8fAvblpFE2T=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/67c05942ff2004b8ef841e625316ed580c1f438ac7deede80752c9e786f8ad4b.jpg?e=Xg8fP6Ev26prFaDjKSpeipDGUqwjC9p_Sa88qVU5_Cu1cBml_VLt552KP_wIx3ykRz-Va-7V4VVSKoQnCnkloxVh6gBDH_ZGWDxJW1LfliCJVwYaSNaL42gGpGhyN0FgqPyvBh1F4oaiyZlyBddQ7xceXq8IJt9XP4CaALhEHcqFk24TOkTYws6CqSjb1D0lVVne2f33Den0--W0nzcoTuTTMc7wGGVm6oxjpw&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td>&nbsp;<strong>Gli ultimi eventi dimostrano ancora una volta il fallimento degli hotspot come approccio predefinito alla gestione della migrazione.</strong>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/mA_ke6cat6_mu2wsCUR4t7grNK6a3ciYdkWQCjRHe7Qvxzn2Hgy341_8zNPSVKbZBIAjdXLvGVSFnitOx5n1Dy7Us1HkZ3BYZST6cOPfJyQ0sjACDTafak_hpYlMfX4_c8_KGXMIWQRrNlUVW8UIr8YmjwTjTOl_DTmNwfBsBGlOUDEX9vO0ld_X-7aoyMHIYTEsoFcnyc-38qOB_xplsRbm0oKcvVnFPWAxLF1rtuTmTPr1asUJLjw1WzPgtYbf2USugZ9hJTY?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Assieme ad oltre 70 Organizzazioni di tutta Europa</a>&nbsp; l&#8217;11 settembre 2020 abbiamo promosso un appello alle autorità dell&#8217;Unione europea in cui:&nbsp;&nbsp;&#8211; &nbsp;<strong>chiediamo&nbsp;al Parlamento europeo</strong>&nbsp;di indagare sul ruolo che l’Ue e gli Stati membri hanno avuto nella fallimentare gestione di Moria;&nbsp;&#8211;&nbsp;<strong>esortiamo la Commissione europea, la Presidenza tedesca del Consiglio dell’UE e gli Stati membri</strong>&nbsp;a considerare le orribili immagini dell’incendio di Moria come una prova inequivocabile del tragico costo umano di un sistema di asilo e migrazione dell’Ue basato su politiche di contenimento e deterrenza;&nbsp;&#8211;&nbsp;<strong>raccomandiamo vivamente alla Commissione europea&nbsp;</strong>di tenere conto di questi eventi&nbsp;<strong>in vista del nuovo patto su migrazione e asilo</strong>&nbsp; per garantire che queste stesse politiche non siano alla base delle proposta estremamente preoccupante dei “centri di elaborazione” alle frontiere europee.&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><strong>&#8220;È fondamentale che il nuovo Patto europeo rappresenti un nuovo inizio e non una replica degli errori del passato.&#8221;</strong></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Storica vittoria del diritto di asilo: un visto d’ingresso in Italia per richiedere protezione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 06:39:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Asgi.it) Il comunicato Tutte le tappe che hanno portato alla condanna Stampa: video e interviste Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino cinque cittadini eritrei a cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da Asgi.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/phil-mosley-wOK2f2stPDg-unsplash-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-41249"/></figure>



<p></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#comunicato?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il comunicato</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#tappe?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tutte le tappe che hanno portato alla condanna</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#stampa?utm_source=rss&utm_medium=rss">Stampa: video e interviste</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino cinque cittadini eritrei a cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto a fare ingresso sul territorio mediante il rilascio di un visto con lo scopo di accedere alla domanda di protezione internazionale, dopo che l’Italia li aveva soccorsi con una nave della Marina militare nel mar Mediterraneo e illegalmente respinti in Libia nel 2009.</p></blockquote>



<p>Amnesty International Italia e Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) hanno celebrato e accolto un arrivo dall’eccezionale portata simbolica, che ripristina la legalità in relazione al diritto di asilo sancito dall’articolo 10 della Costituzione, leso dalle autorità italiane che da anni effettuano azioni volte a bloccare l’accesso di tutti coloro che tentano attraverso il Mediterraneo di arrivare ed ottenere protezione.</p>



<p>Assistiti dagli avvocati Cristina Laura Cecchini e Salvatore Fachile di Asgi e sostenuti dalla documentazione fornita da Amnesty International Italia, avevano presentato ricorso al Tribunale civile di Roma che,<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/sentenza-22917.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;il 28 novembre 2019, con la sentenza 22917, ha dichiarato illegittimo il respingimento,&nbsp;</a>ordinato il rilascio di un visto d’ingresso per permettere di accedere alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale e ha condannato le autorità italiane al risarcimento del danno.</p>



<p>La sentenza afferma che al fine di rendere effettivo il diritto di asilo&nbsp;<strong>è necessario “espandere il campo di applicazione della protezione internazionale volta a tutelare la posizione di chi, in conseguenza di un fatto illecito commesso dall’autorità italiana si trovi nell’impossibilità di presentare la domanda di protezione internazionale</strong>&nbsp;in quanto non presente nel territorio dello Stato, avendo le autorità dello stesso Stato inibito l’ingresso, all’esito di un respingimento collettivo, in violazione dei principi costituzionali e della Carta dei diritti dell’Unione europea.”</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Si tratta, secondo Amnesty International Italia e Asgi, di una decisione che rappresenta un precedente dalla portata storica perché per la prima volta viene stabilito da un tribunale italiano che ha diritto ad un visto per chiedere asilo in Italia chi non è presente sul territorio italiano.</p></blockquote>



<p>Hanno così ottenuto finalmente giustizia e il rispetto dei propri diritti coloro che, nel 2009, in un gruppo di 89 migranti e richiedenti asilo, erano stati ricondotti dalle autorità italiane in Libia, dove erano stati esposti nuovamente a trattamenti inumani e degradanti, violenze e torture.&nbsp;</p>



<p>Dopo l’arrivo sul territorio libico, infatti, tutte le persone erano state detenute, e solo dopo lunghi mesi di prigionia erano state rilasciate. Alcune di loro, nonostante il rischio di essere nuovamente respinte, avevano tentato nuovamente la traversata del Canale di Sicilia. Alcuni hanno perso la vita in naufragi negli anni successivi, mentre altri ancora sono riusciti a raggiungere le coste italiane e ad arrivare in altri paesi, come la Germania e la Svizzera, dove hanno ottenuto la protezione internazionale.</p>



<p>Sedici di loro, tutti cittadini eritrei, decisero di non correre nuovamente i rischi di un viaggio in mare e di tentare di raggiungere l’Europa via terra. Dopo aver attraversato l’Egitto e il deserto del Sinai,&nbsp;arrivarono in Israele.&nbsp;</p>



<p>Per circa 10 anni questi 16 cittadini eritrei sono rimasti bloccati in Israele, dove il loro diritto a richiedere asilo non è rispettato e col rischio costante di essere rimandati verso paesi africani che avevano stretto accordi bilaterali con Israele, come Uganda e Ruanda.</p>



<p>Il 25 giugno 2016 hanno promosso l’azione legale presso il Tribunale civile di Roma nei confronti della presidenza del Consiglio e dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell’Interno dello stato italiano. Il 28 novembre 2019, la già citata storica sentenza.</p>



<p>“<em>Siamo felici di essere qui. Abbiamo ripreso ad avere fiducia nella giustizia ora speriamo di avere la protezione di cui abbiamo bisogno</em>”, ha dichiarato uno dei cinque cittadini eritrei atterrati oggi a Fiumicino.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Finalmente si restituisce valore legale agli obblighi di protezione sanciti dall’art 10 della Costituzione. Questo arrivo rappresenta un precedente importante perché per la prima volta le autorità italiane sono costrette a garantire l’ingresso sul territorio per accedere alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale e questo avviene non già in ragione di una concessione umanitaria ma dell’affermazione di un diritto di cui queste persone sono titolari. Sono evidenti le ricadute di tali principi verso tutte quelle politiche volte ad implementare il sistematico svuotamento degli obblighi di protezione e quanto mai attuale in questo momento storico</em>”, hanno affermato Cristina Laura Cecchini e Salvatore Fachile avvocati di Asgi.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Illegittimamente respinti in Libia dall’Italia nel 2009, oggi grazie a una sentenza della giustizia italiana cinque richiedenti asilo eritrei sono arrivati nel nostro paese nel modo più sicuro e legale possibile. Ciò che dovrebbe essere garantito a tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dai loro paesi a causa di conflitti, persecuzione politica e altre violazioni dei diritti umani</em>”, ha aggiunto Ilaria Masinara, campaign manager su migrazione e discriminazione di Amnesty International Italia.&nbsp;</p></blockquote>



<p>Dopo il periodo di quarantena previsto dalle norme vigenti, i cinque cittadini eritrei potranno finalmente avvieranno la procedura per chiedere all’Italia il riconoscimento della protezione internazionale ed ottenere, finalmente, tutti i diritti che ne conseguono.&nbsp;</p>



<p>Nei prossimi mesi dovranno giungere in Italia anche altre tre dei respinti, oggi sostenuti dall’organizzazione non governativa Assaf,&nbsp; che sono ancora bloccati in Israele in ragione del fatto che hanno costruito una famiglia. È stata infatti avanzata la richiesta per permettere l’ingresso anche di moglie e figli a seguito viste le condizioni in cui si trovano sul territorio israeliano e i rischi connessi e si è in attesa delle determinazioni dell’autorità consolare.&nbsp;</p>
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		<title>Crimini sistemici contro i diritti fondamentali dei migranti</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2020 07:36:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appello alla società civile per fermare il massacro dei migranti A seguito della conclusione della&#160;Sessione sulla violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate (2017-2019)&#160;e delle relative sentenze sulle politiche migratorie dell’Unione europea e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h1><strong>Appello alla società civile per fermare il massacro dei migranti</strong></h1>



<p>A seguito della conclusione della&nbsp;<a href="http://permanentpeoplestribunal.org/?p=6730&amp;lang=es&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Sessione sulla violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate (2017-2019)</a>&nbsp;e delle relative sentenze sulle politiche migratorie dell’Unione europea e dei suoi Stati membri, che si traducono in pratiche di rigetto e di repressione della popolazione migrante, il&nbsp;<a href="http://permanentpeoplestribunal.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Tribunale Permanente dei Popoli</a>&nbsp;(TPP), reiterando la sua preoccupazione dinanzi al&nbsp;<a href="http://permanentpeoplestribunal.org/i-crimini-contro-lumanita-lungo-le-rotte-dellegeo-e-dei-balcani-le-responsabilita-della-turchia-grecia-e-unione-europea/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">processo di genocidio in corso</a>, si rivolge alla società civile e alle realtà di solidarietà per sostenere e contribuire a un radicale mutamento dello scenario politico e giuridico attuale.</p>



<p>Nel contesto della&nbsp;<a href="https://www.statewatch.org/media/documents/news/2019/jun/eu-icc-case-EU-Migration-Policies.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">richiesta formale di intervento</a>&nbsp;inviata alla Corte Penale Internazionale da un gruppo di avvocati con l’accusa rivolta all’UE e ad alcuni Stati membri di crimini contro l’umanità commessi contro le persone migranti e rifugiate che attraversano il Mediterraneo, si è rafforzata la tendenza opposta di negazione dei migranti come esseri umani in qualsiasi iniziativa politica, economica e giuridica a livello nazionale ed europeo che elude gli obblighi internazionali di salvare vite e di fermare il massacro e le sparizioni sistematiche e intenzionali dei migranti.</p>



<p>Nonostante le denunce documentino l’estensione e la gravità delle violazioni, la crisi della pandemia di COVID-19 ha avuto come effetto una cancellazione della popolazione dei migranti anche dalle misure minime di attenzione, prevenzione e protezione adottate. Pertanto il TPP, facendo eco&nbsp;<a href="https://forms.gle/PgQSWiwyiLXnAiF57?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">alla richiesta di monitoraggio permanente che si è rinnovata nelle piazze italiane in questi ultimi giorni</a>, per sottolineare il senso di urgenza e disperazione proveniente dalle realtà quotidianamente impegnate nella difesa dei diritti dei migranti:</p>



<p>– annuncia&nbsp;<strong>un evento pubblico che si terrà il 28 settembre* a Roma</strong>&nbsp;con l’obiettivo di presentare all’UE un programma di azione sulla migrazione, come parte di un rinnovato profilo di responsabilità;</p>



<p>–&nbsp;<strong>allerta le organizzazioni interessate</strong>&nbsp;a condividere nel corso mese di settembre le proprie esperienze per contribuire alla definizione di un quadro complessivo dei crimini di sistema denunciati dal TPP lungo le sue sessioni;</p>



<p>– annuncia inoltre&nbsp;<strong>la sessione ad hoc del TPP il 24 e 25 ottobre a Berlino</strong>&nbsp;per una valutazione alla luce dei fatti recenti delle rispettive violazioni dei diritti fondamentali dei migranti e dei rifugiati in Europa.</p>



<p>* Le modalità di partecipazione saranno comunicate nel corso dei primi giorni di settembre.</p>



<p>Per informazioni:&nbsp;<a href="mailto:ppt@permanentpeoplestribunal.org" rel="noreferrer noopener" target="_blank">ppt@permanentpeoplestribunal.org</a></p>
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