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	<title>Gradisca Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Gradisca Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Viaggio all’interno dei CIE, i nuovi lager italiani, di Nicole Valentini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2013 04:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[centri]]></category>
		<category><![CDATA[CIE]]></category>
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		<category><![CDATA[tortura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo questo articolo di Nicole Valentini sulla situazione all&#8217;interno dei CIE perchè è un argomento che ci sta molto a cuore (vedi anche intervista ad Alexandra D&#8217;Onofrio sul suo documentario “La vita che non&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div align="LEFT" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Pubblichiamo questo<br />
articolo di Nicole Valentini sulla situazione all&#8217;interno dei CIE<br />
perchè è un argomento che ci sta molto a cuore (vedi anche<br />
intervista ad Alexandra D&#8217;Onofrio sul suo documentario “La vita che<br />
non CIE”).</div>
<div align="LEFT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="LEFT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="LEFT" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo l&#8217;autrice<br />
dell&#8217;articolo e Basir Ahang per aver condiviso con noi questo<br />
contributo.</div>
<div align="LEFT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="LEFT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="LEFT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="de-DE" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
“<i>Chi<br />
non batte ciglio alla vista di sanguinosi delitti </i>
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<i>conferisce<br />
loro propriamente l&#8217;apparenza delle cose naturali.</i></div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<i>Designa<br />
il crimine atroce come alcunché di scarsa rilevanza </i>
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<i>quale<br />
è la pioggia e, come la pioggia, altrettanto inevitabile” </i>
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<i>Bertold<br />
Brecht</i></div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Torture,<br />
trattamenti inumani e degradanti</b><b>,<br />
questa la tragica situazione dei detenuti dei CIE italiani, tra di<br />
essi vi sono persone che hanno perso il permesso di soggiorno in<br />
seguito della perdita del lavoro, persone che fuggono da zone di<br />
conflitto, dalla fame o dall’assenza di lavoro. Ognuno, a modo<br />
loro, è fuggito da una guerra che sapeva avrebbe perso se non fosse<br />
riuscito a salvarsi altrove. </b>
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Domenica<br />
11 Agosto,<br />
per l’ennesima volta, alcuni detenuti del CIE di Gradisca d’Isonzo<br />
sono saliti sul tetto del lager per protestare contro le condizioni<br />
inumani e degradanti a cui sono quotidianamente sottoposti. Per<br />
sedare la protesta sono stati sparati dei lacrimogeni e dopo pochi<br />
minuti hanno fatto capolino persino i carabinieri, la polizia e un<br />
pullman dell’esercito: tutti sanno infatti quanto possano essere<br />
pericolosi venti uomini disarmati che invocano libertà e dignità.<br />
Alcune persone che in quel momento si trovavano all’esterno hanno<br />
chiamato il 118, sapendo che nel CIE vi sono persone  che soffrono<br />
d’asma, tuttavia persino loro si sono rifiutati di intervenire, in<br />
quanto la richiesta non proveniva dai carcerieri del centro ma da<br />
persone esterne. Il CIE di Gradisca d’Isonzo è stato più volte al<br />
centro di aspre critiche e contestazioni da parte di varie<br />
organizzazioni per i diritti umani, avvocati, parlamentari,<br />
consiglieri e assessori regionali, che hanno definito il lager di<br />
Gradisca: “un luogo non degno di un paese civile”<br />
¹.</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
un rapporto di Amnesty International²<br />
relativo allo stato dei CIE italiani (prima denominati CPT): &#8220;C&#8217;è<br />
stato un certo numero di denunce di abusi di matrice razzista,<br />
aggressioni fisiche e uso eccessivo della forza da parte degli agenti<br />
di pubblica sicurezza e da parte del personale di sorveglianza, in<br />
particolare durante proteste e in seguito a tentativi di evasione.<br />
Vari procedimenti penali sono in corso laddove i detenuti sono stati<br />
in grado di sporgere querela.<br />
(&#8230;) Talvolta,<br />
ad alcuni detenuti che intendevano denunciare qualcosa è stata<br />
offerta la possibilità di accedere al sistema di giustizia penale da<br />
parte di avvocati, Ong o parlamentari in visita, ma la maggior parte<br />
delle presunte vittime sarebbe riluttante a sporgere denunce per<br />
abusi mentre si trova ancora nei Cpta, per paura di ritorsioni&#8221;.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Purtroppo<br />
a ben vedere le<br />
similitudini tra i CIE italiani e i lager sono varie: violenza<br />
arbitraria e gratuita da parte di militari e forze dell’ordine,<br />
segregazione, annullamento della personalità, umiliazione,<br />
discriminazione razzista, condizioni di vita non conformi alle norme<br />
d’igiene, insufficiente assistenza sanitaria, mancanza di<br />
comunicazione con il mondo esterno, violazioni palesi ed evidenti dei<br />
diritti umani fondamentali.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Proprio<br />
come i lager, anche<br />
i CIE in fin dei conti non sono altro che campi di annientamento:<br />
evitano di uccidere i suoi internati solo perché la Lega Nord non ha<br />
ancora presentato un progetto di legge che consenta di farlo, ma nel<br />
frattempo si accontentano di annientare psicologicamente i detenuti,<br />
in modo tale che della loro umanità non rimanga più nulla.
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
¹<br />
<u><a href="http://www.sinistraecologialiberta.fvg.it/?p=2336&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.sinistraecologialiberta.fvg.it/?p=2336&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
²<u><a href="http://www.amnesty.eu/static/documents/Italy_detention_report_Italian_final.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.amnesty.eu/static/documents/Italy_detention_report_Italian_final.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;estate dei CIE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Aug 2013 05:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[CIE]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mese di agosto sta per terminare, le città si riempiono e, nell&#8217;indifferenza di molti, continuano a sbarcare immigrati a Lampedusa. Da lì vengono parcheggiati nei CIE (questo argomento è stato da noi più&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/20130820_cie_gradisca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/20130820_cie_gradisca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="276" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il mese<br />
di agosto sta per terminare, le città si riempiono e,<br />
nell&#8217;indifferenza di molti, continuano a sbarcare immigrati a<br />
Lampedusa. Da lì vengono parcheggiati nei CIE (questo argomento è<br />
stato da noi più volte trattato), ma il 10 agosto scorso è accaduto<br />
un fatto più grave del solito: nel centro di accoglienza Sant&#8217;Anna<br />
di Isola di Capo Rizzuto è scoppiata una rivolta che ha visto<br />
coinvolta una cinquantina di persone. Un uomo di nazionalità<br />
marocchina, di 31 anni, si è sentito male ed è stato portato al<br />
Pronto Soccorso dell&#8217;ospedale civile di Crotone dove è deceduto per<br />
una cardiopatia, probabilmente aggravata dall&#8217;uso di farmaci. La<br />
struttura di Capo Rizzuto è stata chiusa alla vigilia di ferragosto,<br />
dopo che la Procura l&#8217;ha dichiarata inagibile.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
notizia della morte dell&#8217;immigrato ha riacceso i riflettori sulle<br />
condizioni di sopravvivenza delle persone che vengono portate nei<br />
centri di identificazione e di espulsione: in un&#8217;interessante<br />
intervista ad Alexandra D&#8217;Onofrio &#8211; pubblicata nel mese di luglio<br />
sulla nostra piattaforma, nella quale si parlava del suo documentario<br />
intitolato “La vita che non CIE” &#8211;  sono state raccontate le<br />
difficoltà, le paure, le aspettative di uomini, giovani e meno<br />
giovani, che partono dai loro Paesi d&#8217;origine, affrontando un viaggio<br />
pericoloso, per ritrovarsi all&#8217;interno di edifici-prigioni senza aver<br />
commesso reato, senza documenti, senza capire cosa stia accadendo; per<br />
mesi e mesi restano rinchiusi, abbandonati a se stessi, spesso senza<br />
conoscere la lingua con cui chiedere e comunicare e, per calmare<br />
l&#8217;ansia (ma anche per tenere sotto controllo l&#8217;aggressività) vengono sedati<br />
con psicofarmaci. E questa è solo una parte della situazione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
alcuni casi, quindi, chi ha ancora forza e lucidità prova a<br />
protestare, usando mobili e arredi, bruciando materassi. Un modo per<br />
farsi sentire, una maniera per esprimere rabbia ed esasperazione.<br />
Negli ultimi giorni la rivolta ha toccato anche il CIE di Gradisca,<br />
in provincia di Gorizia, in cui sono rimasti feriti due immigrati<br />
(per uno di loro la prognosi è ancora riservata). All&#8217;interno<br />
dell&#8217;edificio, circa trenta detenuti sono saliti sul tetto, gridando<br />
slogan per denunciare le loro condizioni; all&#8217;esterno, si è creato<br />
un presidio durante il quale i manifestanti hanno esposto cartelli<br />
con le scritte: “Chiudiamo i lager di Stato” oppure “<br />
Libertà/Freedom/Liberté”. A dar forza alla richiesta anche le<br />
parole della vicepresidente della Provincia di Gorizia, Mara Cernic,<br />
che ha dichiarato: “ Siamo contrari a questo modo di gestire<br />
l&#8217;immigrazione, che risulta inadeguato sul piano del rispetto dei<br />
diritti umani”.
</div>
</div>
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