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	<title>gruppi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Ritrovare il proprio equilibrio interiore attraverso il confronto con l&#8217;altro: i gruppi Ama (AutoMutuoAiuto)</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 09:50:00 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Avere una disabilità motoria grave come la mia non è facile da sopportare né tantomeno da gestire. Nella mia vita tante volte mi sono sentita sola nel senso lato del termine. Per buona parte della mia vita, ho sempre avuto amicizie con persone &#8220;normodotate&#8221;che pur essendo persone meravigliose sotto tanti punti di vista, di certo non potevano e non possono capire il mio grande dolore per la forte limitazione nel movimento, semplicemente perché non la vivono.<br>Dal 2016, cioè da quando ho iniziato a frequentare Spazio Vita Niguarda, il centro che tuttora frequento, la mia vita ha subito una svolta decisiva ed io mi sento e sono più consapevole dei miei limiti, di ciò che posso fare in autonomia imparando a chiedere, con maggior naturalezza, un semplice aiuto a chi mi supporta ogni giorno laddove non riesco ad &#8220;arrivare&#8221;.<br>Sono giunta a questa consapevolezza non solo perché ormai da nove anni frequento tutti i giorni questo centro, che mi porta a stare a contatto con persone che avendo anche loro una disabilità motoria importante succede molto spesso di doversi confrontare, sia su problematiche di praticità sia su problematiche di sofferenza emotiva, ma anche perché da anni, frequento, sempre all&#8217;interno di Spazio Vita, i gruppi AMA, ovvero i gruppi di Auto Mutuo Aiuto. Ho deciso di fare questo articolo sugli AMA per raccontare la mia esperienza di rinascita che mi ha aiutato e mi sta ancora aiutando a conoscere meglio me stessa, le mie potenzialità e le mie risorse attraverso il confronto con altre persone con disabilità e i loro caregiver, che molto spesso coincidono con i familiari stessi. Questi gruppi si svolgono due volte al mese di sabato da ottobre a maggio!<br>Voglio sottolineare l&#8217;importanza nei nostri gruppi della presenza di figure professionali (psicologi counselor e psicoterapeuti) che hanno il compito di &#8220;guidarci&#8221; in questo confronto e di moderare qualora i toni del confronto diventino accesi….<br>Per me è stata ed è un&#8217;esperienza sempre arricchente.<br>Ogni volta, quando torno a casa porto con me storie di vita ,episodi, racconti parole gesti sguardi altrui, che mi insegnano ad accettare maggiormente la mia disabilità e a conviverci nel modo più semplice e sereno possibile. Va detto, che il percorso di accettazione, secondo me è un percorso molto tortuoso e difficile da affrontare da soli, ecco perché ho scelto anche il supporto di questi gruppi. Questa realtà mi aiuta a vedere il problema da prospettive che non avevo mai considerato. Spiego meglio: i primi anni questi gruppi erano così suddivisi: da una parte solo persone con disabilità dall&#8217;altra solo caregivers e ogni gruppo aveva il suo moderatore e entrambi i gruppi proponevano un argomento scelto da uno dei membri a seconda dell&#8217;urgenza del momento.<br>Mi preme sottolineare che entrambi i gruppi erano separati anche fisicamente cioè ogni gruppo era in una stanza diversa anche abbastanza distante dall&#8217;altra così che i membri potessero esprimersi liberamente senza intromissioni da parte dei propri familiari. Andando avanti con gli anni i gruppi hanno si è pensato di cambiare la formula, a mio parere maggiormente efficace e estimolante, in quanto prevede un gruppo eterogeneo composto sia da caregivers che da persone con disabilità in modo da rendere ancora più produttivo il confronto, così che la problematica messa in discussione possa essere analizzata da punti di vista differenti rispetto al proprio . Questo permette a chi ha proposto il tema di cogliere più spunti e differenti visioni per poter appianare e risolvere la problematica. Affinché questa modalità sia efficace, è bene che la maggior parte delle volte all&#8217;interno di uno stesso gruppo non ci siano caregiver e persone con disabilità appartenenti allo stesso nucleo familiare: esempio madre e figlia padre figlio zia e nipote . Così facendo si permette sia alla persona con disabilità che alla famigliare di esprimersi in totale libertà senza condizionamenti. In questi ultimi due anni molto spesso gli argomenti sono proposti dai moderatori sotto forma di gioco, personalmente trovo questa formula vincente perché attraverso il gioco, che apparentemente può sembrare banale, emerge la nostra parte bambina e proprio così come fanno i bambini attraverso il gioco, anche nel nostro gruppo emergono con spontaneità e disinvoltura argomenti di discussione molto profondi e molto intensi che ci avvicinano, esperienze che seppur diverse hanno qualcosa in comune ovvero la sofferenza il disagio la difficoltà, ma anche la gioia l&#8217;orgoglio per i piccoli traguardi raggiunti con fatica e determinazione . A parer mio frequentando questi gruppi si impara tanto, si &#8220;impara&#8221;a vivere e convivere. Personalmente ho imparato che la simbiosi che avevo con mia mamma prima di frequentare questi gruppi è stata ed è dannosa perché quando sei in simbiosi i tuoi bisogni si confondono con quelli della persona con cui, non per tua volontà, hai creato questo tipo di rapporto. Le due identità pian piano si sovrappongono e non si riesce più a capire chi si è, cosa si vuole quali sono i propri obiettivi. Ecco la cosa più importante che ho imparato da questi gruppi è a scindere ovvero a capire che io esisto come persona singola, devo e posso crearmi il mio futuro la mia vita così come mia mamma deve e può crearsi il proprio futuro senza dipendere da me , entrambe abbiamo capito che l&#8217;amore che ci lega esisterà per sempre e che avremo bisogno ci saremo una per l&#8217;altra, ma è arrivato il momento di camminare da sole di affrontare ognuna le proprie difficoltà senza interferire in maniera ingerente con l&#8217; altra.<br>Ci possiamo confrontare, dare consigli ma al momento della scelta entrambe saremo sole, finalmente libere di scegliere e finalmente libere anche di sbagliare e poi di ritornare sulla strada giusta.<br>La cosa più bella che mi hanno insegnato questi gruppi è la capacità e la libertà di scegliere quello che io ritengo giusto per me e la capacità di rendermi conto che se una scelta non mi porta beneficio posso tranquillamente tornare sui miei passi. Ho anche imparato a esplorare emozioni con naturalezza senza averne paura così come sto cercando di accettare la convivenza con un dolore immenso più grande di me che pensavo di non poter riuscire a gestire&#8230; Posso tranquillamente dire che ho imparato e sto ancora imparando, ad AMArmi di più. </p>



<p>Come forse avrete letto quest&#8217;anno la nostra associazione Per i Diritti Umani, si vuole focalizzare sul tema molto delicato della tutela della salute mentale e disagio psichico: ecco spiegato il motivo per cui ho scritto questo Articolo. I gruppi AMA(AutoMutuoAiuto) mi aiutano a trovare un equilibrio mentale che avevo perso.<br>Concludo dicendo che per me tutti i membri del gruppo sono ormai una famiglia e non vedo l&#8217;ora di rirendere gii incontri a gennaio. La vera conclusione di questo articolo però la voglio fare citando una frase di una canzone che secondo me rispecchia molto il senso di questi gruppi : &#8220;E per quanta strada ancora c&#8217;è da fare amerai il finale&#8221;.</p>
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		<title>Regione Piemonte: la proposta del disegno di legge dell&#8217;assessore Ricca preoccupa Associazione 21 luglio perchè viola i diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 04:09:30 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13223" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>  “Norme in materia di regolamentazione del nomadismo e di contrasto all’abusivismo”. È questo il titolo della proposta del disegno di legge presentato nella giornata di lunedì 28 ottobre da <strong>Fabrizio Ricca, assessore alla sicurezza della Regione Piemonte</strong>. Un documento che ricalca un’altra proposta di legge presentata dal gruppo Lega nel 2015 (n.122) e licenziata con voto contrario il 29 giugno nel 2017 dal Consiglio regionale del Piemonte.<br><strong>Associazione 21 luglio ha inviato una lettera al presidente della Regione Piemonte</strong> per esprimere preoccupazione e per chiedere di vigilare attentamente sulla proposta del disegno di legge che, se approvato, comporterebbe una violazione dei diritti umani ponendosi in contrasto con gli obblighi costituzionali, con le norme comunitarie e internazionali.</p>



<p><strong>Le motivazioni di Associazione 21 luglio</strong></p>



<p>La proposta del disegno di legge, secondo Associazione 21 luglio, più che “regolamentare il nomadismo”&nbsp;<strong>nasconde la volontà di adottare una legge ad hoc per soggetti e gruppi di persone individuate su base etnica</strong>, identificate come rom. Tra i vari punti contenuti nel testo (che possono essere approfonditi nel link in basso) Associazione 21 luglio esprime preoccupazione per l’installazione in dette “<strong>aree di transito</strong>” di impianti di videosorveglianza, ricordando tra l’altro che l’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che «un soggetto pubblico può effettuare attività di videosorveglianza solo per funzioni istituzionali di cui sia realmente titolare in base all’ordinamento di riferimento. Diversamente, il trattamento non è lecito». Tra le criticità evidenziate compaiono, inoltre, i requisiti di accesso alle aree come la provenienza del reddito e l’idoneità morale dei soggetti che ne fanno richiesta. Perplessità viene espressa anche per i principi che potrebbero portare alla revoca dell’autorizzazione e al permanere nelle “aree di transito”.</p>



<p>Nel documento presentato dall’assessore Ricca viene ripresa nuovamente l’idea della creazione di un “<strong>Osservatorio regionale</strong>” sul monitoraggio dei flussi e il “contrasto all’abusivismo” con la presenza di «tre componenti delle Forze dell’ordine, di concerto con le Prefetture». Associazione 21 luglio evidenzia come la Corte Costituzionale abbia più volte ribadito che le forme di collaborazione e di coordinamento coinvolgenti compiti ed attribuzioni di organi dello Stato non possono essere disciplinate unilateralmente dall’attività legislativa regionale essendo necessaria la loro previsione da parte della legge statale o da parte di accordi tra i soggetti istituzionali coinvolti.</p>



<p>«La proposta del disegno di legge si pone in netto contrasto con normative comunitarie e internazionali e rappresenta, di fatto, una violazione dei diritti umani – dichiara Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio -.&nbsp;<strong>Chiediamo che l’azione politica sia rispettosa delle norme</strong>, degli articoli della Costituzione e dei diritti individuali di ognuno e su questo continueremo a vigilare».</p>



<p><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=02d565702e&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">LA LETTERA DI ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO</a></p>
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		<title>Lettera aperta congiunta sulle preoccupazioni relative all&#8217;aumento globale del discorso d&#8217;odio</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/01/lettera-aperta-congiunta-sulle-preoccupazioni-relative-allaumento-globale-del-discorso-dodio/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 07:09:43 +0000</pubDate>
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<p><strong>L</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="960" height="640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/no-hate.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13060" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/no-hate.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/no-hate-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/no-hate-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p></p>



<p><em>Firmato da 26 mandati, vedi elenco sotto</em></p>



<p>Siamo allarmati dal recente aumento dei messaggi odiosi e dall&#8217;istigazione alla discriminazione e all&#8217;odio contro i migranti, i gruppi minoritari e vari gruppi etnici, nonché i difensori dei loro diritti, in numerosi paesi.&nbsp;I discorsi di odio, sia online che offline, hanno esacerbato le tensioni sociali e razziali, incitando attacchi con conseguenze mortali in tutto il mondo.&nbsp;È diventato mainstream nei sistemi politici di tutto il mondo e minaccia i valori democratici, la stabilità sociale e la pace.&nbsp;Le idee alimentate dall&#8217;odio e il patrocinio accentuano il discorso pubblico e indeboliscono il tessuto sociale dei paesi.</p>



<p>Attraverso la legge e i principi internazionali sui diritti umani, gli Stati si sono impegnati a combattere la discriminazione razziale, la violenza razzializzata e la xenofobia.&nbsp;Questi standard internazionali sui diritti umani garantiscono l&#8217;uguaglianza e i diritti di non discriminazione e impongono agli Stati di agire con forza contro i discorsi razzisti e xenofobi e di vietare la difesa dell&#8217;odio nazionale, razziale o religioso che costituisce istigazione alla discriminazione, all&#8217;ostilità o alla violenza.</p>



<p>Siamo seriamente preoccupati che leader, alti funzionari governativi, politici e altre figure di spicco diffondano la paura del pubblico contro i migranti o quelli visti come &#8220;gli altri&#8221;, per il proprio vantaggio politico. La demonizzazione di interi gruppi di persone come pericolosi o inferiori non è nuova nella storia umana; ha portato a tragedie catastrofiche in passato. In tutto il mondo, osserviamo che personaggi pubblici stanno tentando di alimentare le tensioni etniche e la violenza diffondendo discorsi d&#8217;odio contro i vulnerabili. Tale retorica mira a disumanizzare i gruppi di minoranza e altre persone interessate e, nel caso dei migranti, promuove un discorso discriminatorio su chi &#8220;merita&#8221; di far parte di una comunità. </p>



<p>Inoltre,</p>



<p>la retorica dell&#8217;odio deve essere contrastata, poiché ha conseguenze sulla vita reale. Gli studi hanno stabilito una correlazione tra l&#8217;esposizione al discorso d&#8217;odio e il numero di crimini d&#8217;odio commessi. Per frenare gli attacchi xenofobi ai migranti e prevenire l&#8217;incitamento alla discriminazione, all&#8217;odio, all&#8217;ostilità e alla violenza contro altri gruppi emarginati, chiediamo ai funzionari pubblici e ai politici, nonché ai media, di assumersi la loro responsabilità collettiva di promuovere società tolleranti e inclusive. Per raggiungere questo obiettivo, devono astenersi da qualsiasi patrocinio di odio nazionale, razziale o religioso che costituisce istigazione alla discriminazione, all&#8217;ostilità o alla violenza. Dovrebbero anche denunciare rapidamente coloro che incitano all&#8217;odio contro i migranti, le minoranze o altri gruppi vulnerabili.</p>



<p>Non si tratta di una richiesta di ulteriori restrizioni alla libertà di espressione, che è sotto attacco in tutto il mondo;&nbsp;chiediamo esattamente il contrario, la promozione della libera espressione.&nbsp;La libertà di espressione serve come strumento vitale per contrastare i discorsi di odio, eppure quegli stessi personaggi pubblici che schierano la retorica odiosa spesso cercano di limitare i diritti individuali di parlare e rispondere e difendere se stessi e le loro idee.&nbsp;È di fondamentale importanza che gli Stati assicurino che il test in tre parti per le restrizioni alla libertà di espressione &#8211; legalità, proporzionalità e necessità &#8211; si applichi anche ai casi di incitamento all&#8217;odio.&nbsp;Siamo preoccupati per l&#8217;abuso di &#8220;discorsi di odio&#8221; come termine per minare il dissenso legittimo e sollecitare gli Stati ad affrontare i problemi fondamentali affrontati dalla legge sui diritti umani promuovendo nel contempo i diritti alla privacy, alla cultura, alla non discriminazione,&nbsp;protesta pubblica e assemblea pacifica, partecipazione pubblica, libertà di religione e credo e libertà di opinione e di espressione.&nbsp;Li esortiamo a seguire gli standard adottati nel piano d&#8217;azione di Rabat e a partecipare attivamente al processo di Istanbul per contrastare l&#8217;intolleranza che vediamo in tutto il mondo.</p>



<p>Chiediamo agli Stati di raddoppiare gli sforzi per rendere responsabili coloro che hanno incitato o perpetrato la violenza contro i migranti e altri gruppi vulnerabili.&nbsp;Le società di social media e tradizionali dovrebbero esercitare la dovuta diligenza per garantire che non forniscano piattaforme per il discorso dell&#8217;odio e per l&#8217;incitamento all&#8217;odio e alla violenza.&nbsp;Gli Stati dovrebbero lavorare attivamente verso politiche che garantiscano i diritti alla parità, alla non discriminazione e alla libertà di espressione, nonché il diritto a vivere una vita libera dalla violenza attraverso la promozione della tolleranza, della diversità e delle opinioni pluralistiche;&nbsp;questi sono il centro di società pluralistiche e democratiche.&nbsp;Riteniamo che questi sforzi aiuteranno a rendere i paesi più sicuri e promuoveranno le società inclusive e pacifiche in cui tutti vorremmo e meriteremmo di vivere.</p>



<p><strong>Firmato da:</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sui diritti umani dei migranti, Felipe González Morales;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sulla promozione e la tutela del diritto alla libertà di opinione e di espressione, David Kaye;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il Relatore speciale per la libertà di religione o di credo, Ahmed Shaheed;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza, sig.ra E. Tendayi Achiume;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale per le questioni relative alle minoranze, Fernand de Varennes;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani, Michel Forst;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente sulla protezione contro la violenza e la discriminazione basata sull&#8217;orientamento sessuale e l&#8217;identità di genere, Victor Madrigal-Borloz;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze, Dubravka Simonovic;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulla tratta di persone, in particolare donne e bambini, Maria Grazia Giammarinaro;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente per la promozione di un ordine internazionale democratico ed equo, Livingstone Sewanyana;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente in materia di diritti umani e solidarietà internazionale, sig. Obiora C. Okafor;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il Relatore speciale per la promozione della verità, della giustizia, della riparazione e delle garanzie di non ripetizione, Fabian Salvioli;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sull&#8217;estrema povertà e diritti umani, Philip Alston;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale per esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, sig.ra Agnes Callamard;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale per la promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo, sig.ra Fionnuala Ní Aoláin;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulle forme contemporanee di schiavitù, comprese le sue cause e conseguenze, la signora Urmila Bhoola;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sui diritti delle persone con disabilità, Catalina Devandas Aguilar;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il gruppo di lavoro sulla discriminazione delle donne e delle ragazze;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il gruppo di lavoro sulla questione dei diritti umani e delle società transnazionali e altre imprese;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il gruppo di lavoro di esperti sulle persone di origine africana;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani in Cambogia, Rhona Smith;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell&#8217;Iran, Javaid Rehman;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente sulla situazione dei diritti umani in Mali, sig. Alioune Tine;</strong></p>



<p><strong>&#8211; la relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani in Myanmar, Yanghee Lee;</strong></p>



<p><strong>&#8211; il relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato dal 1967, sig. Michael Lynk;</strong></p>



<p><strong>&#8211; l&#8217;esperto indipendente sulla situazione dei diritti umani in Somalia, sig. Bahame Tom Mukirya Nyanduga</strong></p>



<p>La versione francese della lettera è disponibile&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/Documents/Issues/SRMigrants/OpenLetter_HateSpeech_final_French.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;.</p>
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		<title>«Indispensabile superare le baraccopoli per garantire i diritti dell’infanzia». Dire BASTA ai matrimoni precoci.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 08:41:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla ricerca di Associazione 21 luglio sui matrimoni precoci, un dato shock sul fenomeno: il tasso raggiunge il 77% nelle baraccopoli romane superando il record mondiale del Niger. «Indispensabile superare le baraccopoli per garantire&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dalla ricerca di Associazione 21 luglio sui matrimoni precoci, un dato shock sul fenomeno: il tasso raggiunge il 77% nelle baraccopoli romane superando il record mondiale del Niger. «Indispensabile superare le baraccopoli per garantire i diritti dell’infanzia».</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/per-articolo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9844" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/per-articolo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="223" /></a></strong></p>
<p>Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età.<strong> In Italia non esistono studi e statistiche sul fenomeno</strong> che, considerato residuale, viene generalmente letto attraverso una lente culturalista e attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione.</p>
<p>Per quantificare il fenomeno e comprendere la natura di queste unioni, Associazione 21 luglio ha curato il report “<a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=a6419c21d6&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3Da6419c21d6%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1512116834617000&amp;usg=AFQjCNGtHkQixxBlWjATLmwj0wsvdhsDWA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma</strong></a>”, che verrà presentato oggi a partire dalle 15 presso L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia della<strong> Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne</strong>.</p>
<p>La ricerca è stata condotta nell’estrema periferia della città di Roma <strong>presso 8 differenti realtà abitative</strong> (sette baraccopoli e un’occupazione) abitate da più di 3000 persone e prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). Dai dati raccolti è emerso un <strong>risultato shock</strong>: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del <strong>77%</strong>, numero che <strong>supera il record mondiale detenuto dal Niger</strong> (pari al 76%) e di gran lunga <strong>il tasso più alto detenuto in Europa</strong> come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%). Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni.<strong> Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio</strong>: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/foto-cs.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9845" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/foto-cs.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="223" /></a></p>
<p>La ricerca sottolinea come le dinamiche emerse durante le interviste e i focus group, siano trasversali a diversi gruppi e comunità appartenenti a contesti molto distanti dalle baraccopoli romane e tuttavia interessati dal fenomeno. <strong>La trasversalità della diffusione dei matrimoni precoci è testimonianza e prova di come la questione dipenda dalle condizioni socio-economiche</strong> in cui versano le famiglie piuttosto che dalle specificità culturali dei singoli gruppi.</p>
<p>Non è un caso che le unioni tra minori registrino un tasso doppio nelle aree rurali rispetto alle aree urbane e che una ragazza in possesso di un’istruzione scolastica elementare sia doppiamente esposta al matrimonio precoce rispetto ad una coetanea con istruzione superiore. Sulla <strong>connessione con l’istruzione scolastica</strong> è necessaria una specifica: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età; quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: <strong>è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce</strong>.</p>
<p>In un <strong>contesto di deprivazione socio-economica come quello delle baraccopoli romane </strong>caratterizzato da una forte assenza di stimoli esterni e da un <strong>altissimo tasso di disoccupazione</strong>, soprattutto femminile, il matrimonio rappresenta un’opportunità per investire tempo, energie e capacità. <strong>Lo svantaggio socio-economico e il condizionamento della collettività di uno spazio generalmente ristretto e densamente abitato, diventano vincolanti</strong> nel contesto delle baraccopoli e favoriscono il perpetrarsi di questa pratica.</p>
<p>«Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un <strong>cambio di rotta radicale nel nostro Paese</strong> – ha commentato Associazione 21 luglio &#8211;  a cominciare dall<strong>’urgenza di contrastare la povertà urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane</strong>, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani».</p>
<p><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=767fd48e05&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3D767fd48e05%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1512116834617000&amp;usg=AFQjCNFS18PRhJtjXwUJgWEtmtA_G6hj1w&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SCARICA LE RICERCA</strong></a></p>
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		<title>Intervista ad Andrea Margelletti, Presidente del Centro Studi Internazionali</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2016 09:06:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione degli attentati in Francia, l&#8217;Associazione per i Diritti umani aveva posto alcune domande ad Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali. Riproponiamo, nostro malgrado, l&#8217;intervista a seguito degli attentati a Bruxelles. &#160;&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="post-title"><span style="color: #333333; font-size: medium;">In occasione degli attentati in Francia, l&#8217;Associazione per i Diritti umani aveva posto alcune domande ad Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali. </span></h1>
<p>Riproponiamo, nostro malgrado, l&#8217;intervista a seguito degli attentati a Bruxelles.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5518" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5518" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (43)" width="299" height="199" /></a></p>
<div class="clear"></div>
<div class="entry">
<div class="entry-inner">
<div>L’Associazione per i Diritti Umani ha rivolto, per voi, alcune domande al Dott. Andrea Margelletti, Presidente del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) e lo ringrazia molto per la sua disponibilità.</div>
<div></div>
<div>E’ probabile che tra i migrati che arrivano in Europa ci siano persone<br />
“pericolose”? Come combattere la cultura della paura, diffusa da<br />
alcune parti politiche?</div>
<div></div>
<div>Bisognerebbe definire cosa vuol dire “pericolose”: una cosa sono i terroristi, un’altra sono i criminali.  Sul fatto che arrivino criminali o persone che in poco tempo vanno a delinquere, mi pare evidente perchè è una realtà che accomuna tutte le migrazioni. Chi si sposta in condizioni<br />
disperate, in alcuni casi, può essere attratto dai guadagni facili e questo è successo anche agli italiani che sono emigrati all’estero; quindi si tratta di un fenomeno endemico nei grandi numeri.</div>
<div>Altra cosa, invece, è il terrorismo: fino ad ora non ci sono risultati terroristi arrivati con i barconi anche perchè il terrorista è una persona estremamente formata, preziosa per il gruppo terroristico e non si rischia di metterlo su un barcone dove può affondare; è più<br />
facile che arrivi in Europa con un visto turistico o, addirittura, che sia cittadino europeo. Per<br />
bloccare il traffico umano è inutile arrestare solo gli scafisti.</div>
<div>
Quali operazioni sarebbero necessarie allo scopo?</div>
<div></div>
<div>Le operazioni che nessuno si sente in grado di fare: sarebbe opportuno intervenire nelle zone per cui le persone partono (e non mi riferisco soltanto alla Libia, ma anche all’Africa sub-sahariana) con delle politiche di lunghissimo termine ed estremamente costose. Al momento,<br />
non mi pare che alcun Paese europeo o occidentale abbia voglia di spendere miliardi di euro per questo tipo di attività che richiedono molti anni per vedere i primi risultati.</div>
<div></div>
<div>Qual è il suo parere, quindi, riguardo alle politiche europee in termini di<br />
sicurezza e di immigrazione?</div>
<div></div>
<div>Dal punto di vista della sicurezza interna, c’è grandissima collaborazione tra le forze di polizia e i servizi di informazione-sicurezza. Poi ciascun Paese adotta, sul proprio<br />
territorio nazionale, le misure che ritene più efficaci e opportune.</div>
<div>In termini di immigrazione non c’è una reale politica europea: l’Italia è stata lasciata sola ad affrontare il problema. Spesso la Ue, di fronte a problemi grossi, diventa una realtà di singoli e non più un’unione.</div>
<div></div>
<div>La comunità internazionale dovrebbe intervenire in alcune aree del<br />
mondo, ad esempio in Siria?</div>
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<div>In Siria sono già presenti alcune ONG e sono in atto alcune operazioni – da parte della comunità internazionale – contro l’Isis, ma mi pare che anche in Siria, per l’ennesima volta, non vi sia, a livello di Paesi occidentali, una visione comune su come affrontare il problema.</div>
<div>Prima di tutto dovremmo avere una politica comune, a fonte della quale si fanno scelte comuni che possano essere anche sbagliate, ma che almeno sono condivise da tutti. Il fatto di procedere in maniera disunita ci rende deboli e vulnerabili.</div>
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