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	<title>guadagni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>La montagna incantata di Thomas Mann: la società di ieri e quella di oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2020 10:06:42 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/mont-incant-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14091" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/mont-incant-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/mont-incant-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/mont-incant-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/mont-incant-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>di Sonia Zuin</p>



<p>In questo periodo sto leggendo <em>La montagna incantata </em>di Thomas Mann. Trovo singolare la coincidenza che lo stia leggendo proprio in un periodo di segregazione domestica, molto simile all’isolamento vissuto da Hans Castorp, il protagonista del libro, nel lunghissimo periodo trascorso nel sanatorio. Nel libro viene descritta la progressiva dilatazione dei tempi: appena arrivato, ad Hans sembra che le tre settimane di soggiorno previste per fare visita al cugino siano un periodo molto lungo, ma in seguito, passando da ospite a malato, tre settimane diventano un nulla. La vita acquista ritmi diversi e non si misura più in giorni, ma in settimane o addirittura in mesi.</p>



<p>Forse, se avessi letto questo libro in un periodo diverso, avrei trovato esagerata e poco verosimile una simile dilatazione dei tempi, anche se in misura minore ne ero già perfettamente consapevole (e forse lo siamo tutti: la percezione della durata di un&#8217;ora trascorsa in un&#8217;attività che ci impegna e appassiona, qualunque essa sia, è completamente diversa da quella di un&#8217;ora passata in coda alla posta con il numero in mano). Leggere <em>La montagna incantata </em>nell’inusuale realtà che sto vivendo, mi ha fatto apprezzare in modo completamente diverso questa caratteristica del libro perché la mia concezione del tempo ha subito la medesima trasformazione: all&#8217;inizio l&#8217;idea di stare in casa per tre giorni di fila mi sembrava un&#8217;impresa impegnativa dal punto di vista psicologico, ora che mi sono adattata ai nuovi ritmi (in cui, per altro, lavoro da mattina a sera), vivo con la consapevolezza che l&#8217;unità di misura dello scorrere del tempo non è più il singolo giorno, o le frazioni della giornata, ma l&#8217;intera settimana. L&#8217;uomo ha una straordinaria capacità di adattamento, forza evolutiva del nostro passato, del presente e del futuro, e questa ne è l&#8217;ennesima dimostrazione.</p>



<p>C&#8217;è però un&#8217;altra considerazione da fare, di valenza pratica e non filosofica: penso che la maggioranza di noi abbia vissuto finora con la consapevolezza che la vita che facevamo era sicuramente migliorabile, ma che fosse in un certo modo l&#8217;unica possibile. Ritmi, valori, priorità&#8230; Certo, molti di noi criticavano i ritmi e le priorità della nostra società, ma in qualche modo li accettavamo perché ci sentivamo inseriti in un meccanismo che non si poteva cambiare. Un meccanismo ormai avviato e con un&#8217;inerzia enorme.</p>



<p>La pandemia ha improvvisamente ridotto drasticamente la velocità e la frenesia del meccanismo. Dopo l&#8217;inevitabile smarrimento, stiamo ritrovando un nuovo equilibrio. È successo quello che mai nessuno avrebbe pensato che sarebbe potuto accadere. Adesso la priorità è far ripartire il meccanismo, ossia la società, perché altrimenti moriremmo tutti di fame, ma questa esperienza ci sta insegnando che tutto è relativo e modificabile. Nel libro di Thomas Mann sono stati i lunghi anni trascorsi in alta montagna in sanatorio, quasi un luogo al di fuori del tempo e dello spazio, e i frequenti colloqui con l’intellettuale Settembrini e il gesuita Naphta, a far sì che Hans Castorp mettesse in dubbio i valori borghesi con cui era arrivato, tipici della società attiva e produttiva della pianura, e a fargli nascere il desiderio di investigare, di capire, di mettersi in discussione. Allo stesso modo le nostre precedenti certezze e consuetudini sono state messe in crisi da molti fattori: l’isolamento forzato che ognuno di noi ha vissuto, la devastante crisi economica e le preoccupazioni per il futuro, ma anche immagini con una valenza simbolica ed emotiva enorme come quella del Pontefice che prega da solo in piazza S. Pietro, normalmente gremita dai fedeli, e ora completamente deserta, immagine di per sé surreale che ha posto il Pontefice in un luogo al di fuori del tempo e dello spazio. Anche in noi, come in Hans Castorp, dovrebbe nascere il desiderio di investigare, di capire e di mettere in discussione le nostre vecchie consuetudini e i vecchi valori, ed è per questo che saremmo scellerati se facessimo ripartire la nostra vita esattamente come prima.</p>



<p>Abbiamo bisogno di rifondare la società. I grandi cambiamenti possono avvenire in virtù dell’azione di statisti illuminati che sanno coinvolgere l’opinione pubblica in modo positivo e non coercitivo; in mancanza di figure politiche di così alto valore e carisma, si può pensare, o almeno sperare, che possa essere la consapevolezza della gente a sollecitare istanze di cambiamento che trovino risposta in una coerente azione di governo. Non penso a un mondo completamente diverso perché è utopico pensare di farlo e probabilmente non saremmo neanche in grado di concepirlo se non in termini molto astratti, figuriamoci di realizzarlo. Penso invece a una riorganizzazione profonda della società e del nostro modo di vivere, questo sì, a partire dalla gestione dei trasporti, degli spostamenti e del conseguente inquinamento, dell&#8217;organizzazione del lavoro e degli acquisti. A partire dalle priorità di spesa da parte dello stato. A partire dalla lotta all&#8217;evasione fiscale, che però per concretizzarsi presuppone una consapevolezza diffusa nella gente. Tutti aspetti pratici e concreti che, si spera, poco per volta possano portare nell&#8217;immediato a un maggiore benessere collettivo non a scapito dei guadagni (anzi, magari aumentandoli in virtù della diminuzione degli sprechi), e più a lungo termine a una maggiore coesione sociale, che in realtà la pandemia ha mostrato non essere del tutto spenta come tanti temevano, ma che andava solamente rinvigorita, togliendo un&#8217;enorme coltre di cenere.</p>



<p>Bene, non permettiamo che la cenere riprenda a poco a poco a depositarsi nuovamente sul calore della riscoperta coesione e solidarietà sociale.</p>
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		<title>Rapporto Agromafie: c&#8217;è ancora molto da fare per contrastarle</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 09:29:01 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. È quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare.</p>
<p style="margin: 0px 0px 15px; padding: 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #444444; text-transform: none; line-height: 1.6; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', serif; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: 400; word-spacing: 0px; vertical-align: baseline; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; font-stretch: inherit; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-35246 alignleft" src="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w" alt="" width="300" height="168" />Si legge nel Rapporto di una “rete criminale che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0. ”</p>
<p>I nuovi criminali in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti agli studi in prestigiose università italiane e internazionali.</p>
<p>Oggi, quindi, si tratta di persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso.</p>
<p>Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi, che per l’ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, i pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all’estero e i rischi per la salute con 399 allarmi alimentari, più di uno al giorno nel 2018 in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del Sistema di allerta rapido dell’Unione europea. Senza trascurare le conseguenze sull’ambiente con le discariche abusive.</p>
<p>Nel 2018 si è confermata anche l’impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali.</p>
<p>A tutto questo – si legge  nel Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare – &#8220;si aggiungono racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i forai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un “miracolo all’italiana” affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing.&#8221;</p>
<p>Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes e Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie”: “Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una “governance multilivello” o più “governance multilivello” sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi.</p>
<p>&#8220;Il comparto agroalimentare si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri&#8221;. Fara e Caselli aggiungono: &#8220;Si può ormai ragionevolmente parlare di mafia 3.0. La &#8220;struttura intelligente&#8221; si pone al servizio trasversale delle diverse organizzazioni, accogliendone le disponibilità finanziarie per valorizzarle e accrescerle attraverso modalità dall’apparenza lecita&#8221;.</p>
<p>“Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare.</p>
<p>L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite – conclude Prandini – con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti (www.coldiretti.it)”.?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Il presidente di EURISPES  Fara: &#8220;La prima necessità è quella di aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare. Quella vigente è obsoleta e controproducente. Invece di svolgere una funzione deterrente, spinge a delinquere, essendo a tutto favore dei benefici (ingenti guadagni) il raffronto con i rischi (sanzioni per irregolarità)&#8221;.</p>
<p>Molte le  informazioni sull’argomento e ciò dimostra che i nostri cibi sono i più sicuri del mondo perché sempre controllati da autorità diverse ed indipendenti. In Italia l&#8217;Agenzia delle Dogane ispeziona scrupolosamente i prodotti alimentari di origine straniera e dai controlli emerge molto spesso mancanza di garanzie e chiarezza.</p>
<p>L’intensità dell’associazionismo criminale è elevata nel Mezzogiorno, ma emerge con chiarezza come nel Centro dell’Italia il grado di penetrazione sia forte e stabile e particolarmente elevata in Abruzzo ed in Umbria, in alcune zone delle Marche, nel Grossetano e nel Lazio, in particolar modo a Latina e Frosinone.</p>
<p>Anche al Nord il fenomeno presenta un grado di penetrazione importante in Piemonte, nell’Alto lombardo, nella provincia di Venezia e nelle province romagnole lungo la Via Emilia. E’ quanto emerge dell’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) elaborato dall’Eurispes nell’ambito del quarto Rapporto Agromafie con Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare che si fonda su 29 indicatori specifici e rappresenta la diffusione e l’intensità, in una data provincia, del fenomeno.</p>
<p>Il grado di controllo e penetrazione territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia, invece, pur mantenendosi significativamente elevato, risulta inferiore che altrove così come in Sardegna, regione dove all’elevata intensità dell’associazionismo criminale non corrisponde di pari grado l’egemonia di un’unica organizzazione. In Sicilia l’unica provincia non caratterizzata da un Indice IOC alto è stata Messina, mentre sul restante territorio i valori sono significativamente elevati, in particolar modo nelle zone meridionali ed orientali dell’Isola. Anche la Calabria risulta profondamente soggetto all’associazionismo criminale, a partire da Reggio Calabria (99,4) fino alle restanti province (Vibo Valentia: 65,3; Crotone: 58,4; Catanzaro: 55,3; Cosenza: 47,3). Il grado di diffusione criminale in Campania è elevato sia nel capoluogo (Napoli: 78,9) che a Caserta (68,4) e Salerno (44,3), ma è inferiore nell’entroterra.</p>
<p>Si denota una forte presenza di tipo associazionistico anche sul versante adriatico (Pescara: 71,4; Foggia: 67,4; Brindisi: 51,6), nel basso Lazio (Frosinone: 49,3; Latina: 43,3) e in Sardegna (Nuoro: 46,3; Sassari: 45,9).</p>
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<div class="a2a_kit a2a_kit_size_25 addtoany_list" data-a2a-title="Rapporto 2019 agromafie a cura di Eurispes, Coldiretti e Osservatorio criminalità in agricoltura e sistema agroalimentare" data-a2a-url="http://www.newtuscia.it/2019/02/16/rapporto-2019-agromafie-cura-eurispes-coldiretti-oservatorio-criminalita-agricoltura-sistema-agroalimentare/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></div>
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