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	<title>guerracivile Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un sito per le persone scomparse del Mali e non solo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2025 10:14:16 +0000</pubDate>
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<p>Un altro importante traguardo reso possibile dal progetto “Dalla testimonianza al protagonismo: le madri dei migranti dispersi nel Mediterraneo promotrici di diritti e di attività generatrici di reddito in Mali e in Senegal”, promosso dalle associazioni Abarekà Nandree ODV, Todo Cambia e&nbsp;Énergie pour les Droits de l&#8217;Homme Sénégal&nbsp;e finanziato dall&#8217;Otto per Mille della Chiesa Valdese.</p>



<p>Il progetto ha l&#8217;obiettivo di promuovere l&#8217;autonomia e la partecipazione democratica delle famiglie dei migranti dispersi, mediante attività generatrici di reddito portate avanti dalle donne appartenenti a queste famiglie e con il sostegno alla loro mobilitazione per verità e giustizia sulla sorte dei loro cari.</p>



<p>La Sezione Mali è composta da 10 video-interviste ad alcune delle 42 donne parti attive del progetto e da una fotogallery che raccoglie le immagini dei loro parenti scomparsi, vittime delle frontiere. Grazie alle testimonianze di queste donne, le famiglie hanno potuto dare voce e dignità alle tragiche storie di migrazione dei loro parenti morti o dispersi nel tentativo di raggiungere l&#8217;Europa dal Mali alla ricerca di una vita migliore per se stessi e per le loro famiglie.</p>



<p>Mariam Kanta, Houlale Baniele, Sara Diabate, Aoua Sangare, Tah Coulibaly, Aminata Kone, Niele Samake, Fatoumata Aba Toure, Ami Konate e Kadia Cisse. Per noi, forse, sono solo dei nomi non sempre facili da pronunciare. Ascoltando le loro testimonianze e connettendoci emotivamente con gli effetti che la tragica scomparsa dei loro cari ha avuto sulle loro famiglie in termini psicologici, sociali ed economici, appare evidente che queste donne sono, invece, esempio di resilienza e di lotta quotidiana affinché la memoria dei loro genitori non si perda nell&#8217;indifferenza e nel cinismo dei Governi europei e di quelli locali&nbsp;.</p>



<p>La raccolta delle foto dei dispersi maliani che compongono la fotogallery e le 10 video-interviste della Sezione sono frutto del prezioso lavoro di supporto svolto in Mali dai partner locali, GRAM&nbsp;(Groupe de Recherche et d&#8217;Actions sur les Migrations)&nbsp;e ADEM&nbsp;(Association pour la Défense des Emigrés Maliens)&nbsp;che da anni lavorano nel Paese e in rete con altre associazioni europee, per difesa la diritti dei migranti e per denunciare la strage dei morti e disperdersi alle frontiere.</p>



<p><em>&#8220;I bianchi vanno e vengono dal nostro Paese a loro piacimento (e in sicurezza). Al contrario, quando i nostri genitori decidono di partire, li aspetta la morte. Mi piacerebbe vedere tutti trattati equamente!&#8221;,</em>&nbsp;afferma nella sua intervista Aminata Koné che ha perso il marito nel disperato tentativo di arrivare in Europa. Alla sua voce si aggiunge quella di Sara Diabaté che sa di aver perso la madre e la sorellina ingoiate dalle onde del Mar Mediterraneo:&nbsp;<em>&#8220;siamo stufi di vedere i nostri genitori, fratelli, sorelle che lasciano il Paese e muoiono. Vogliamo giustizia!&#8221;</em></p>



<p>Questa Sezione è un modo per dare voce alle migliaia di famiglie maliane rimaste in un limbo senza scadenza e per amplificare la loro richiesta di Verità, Giustizia e Dignità affinché superi il Mediterraneo e arrivi in Europa restituendoci ciò che ormai facciamo fati a ricordare: i morti alle frontiere NON SONO NUMERI ma VITE UMANE.</p>



<p>Sezione Mali e fotogallery:&nbsp;<a href="https://missingattheborders.org/mali?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://missingattheborders.org/mali?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Testimonianze delle famiglie:&nbsp;<a href="https://missingattheborders.org/testimonials?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://missingattheborders.org/testimonials?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Negoziati di pace sul Sudan: porre fine alla carestia deve essere la priorità assoluta</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 07:16:43 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sud.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="990" height="660" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sud.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17673" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sud.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sud-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/sud-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Il popolo sudanese sta perdendo sempre più la speranza di fronte a iniziative di pace che non riescono a produrre cambiamenti”, secondo quanto riferito dall’Associazione per i popoli minacciati (APM), poco prima dei negoziati di pace previsti per il 14 agosto a Ginevra. Questi fanno parte di una serie di sforzi da parte di vari mediatori che finora non sono riusciti a portare a un cessate il fuoco duraturo in Sudan. Non è stato raggiunto nemmeno un accordo sulle vie di fuga sicure e sull’accesso agli aiuti umanitari urgentemente necessari.</p>



<p>Il fatto che ora non sia chiaro se i rappresentanti dell’esercito sudanese parteciperanno ai negoziati di pace, nonostante gli intensi sforzi degli Stati Uniti, riduce ulteriormente le possibilità di successo. Cosa deve ancora accadere, quanti altri bambini devono morire di fame, quante altre persone devono morire, quante altre città devono essere distrutte prima che i signori della guerra in Sudan siano finalmente costretti ad accettare almeno un cessate il fuoco?</p>



<p>Da mesi, le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani si appellano ai politici internazionali affinché organizzino un processo negoziale concertato per esercitare una pressione reale. La gente in Sudan ha l’impressione che i negoziatori delle parti in conflitto partecipino ai negoziati pro forma per guadagnare tempo sul campo di battaglia. La situazione umanitaria sul campo è catastrofica. Oltre 775.000 persone sono gravemente minacciate dalla fame. Aiutarle e porre fine alla carestia deve essere la priorità dei negoziati.</p>



<p>La scorsa settimana, le organizzazioni umanitarie hanno pubblicato le foto dei bambini affamati del campo profughi di Zamzam. Zamzam è il più grande campo per sfollati del Sudan. Ad aprile vi vivevano 300.000 persone, ora probabilmente sono 800.000. Il campo si trova a sud di El Fasher, l’ultimo capoluogo di provincia del Darfur non ancora conquistato dalle forze paramilitari di supporto rapido (RSF). Secondo i resoconti locali, sabato scorso (10 agosto) si sono verificati nuovamente pesanti combattimenti a El Fasher. Circa 6.000 membri dell’RSF avrebbero cercato di conquistare definitivamente la città. Le forze di autodifesa hanno impedito loro di farlo.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Trilogia della guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 07:31:02 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="600" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17654" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Agustin Fernàndez Mallo è uno scrittore galiziano che con il suo ultimo lavoro “Trilogia della guerra” (edito in Italia da Utopia) propone un esempio della corrente letteraria di cui è fondatore ed esponente, chiamata <em>Nocilla</em> o <em>afterpop</em>, una corrente che si basa sulla interdisciplinarietà e frammentazione del racconto, sull&#8217;utilizzo di testi altrui, sulla commistione di cultura alta e cultura popolare. Un vero e proprio metodo sperimentale di narrativa che, però, non stordisce il lettore, ma lo accompagna in un viaggio fisico e mentale, denso di riflessioni sul Passato e sul Presente.</p>



<p>Mallo è stato un Fisico per diciotto anni; la traduttrice italiana, Silvia Lavina, è laureata in Filosofia: Fisica e Filosofia, si sa, si abbracciano. Ma vediamo di capire di cosa si parli: diviso in tre libri &#8211; non capitoli, infatti, e i riferimenti alla Bibbia puntellano alcune parti – il libro fa muovere i protagonisti tra l&#8217;isola di San Simòn, che negli anni della guerra civile spagnola ospitò un campo di concentramento; gli Stati Uniti dove un reduce della guerra del Vietnam dice di essere il quarto tra i primi astronuati ad aver posto la bandiera sulla Luna; e la costa della Normandia, attraversata da una donna, costa che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale. Tre guerre, vicine e lontane, che emergono sì dal racconto, ma sottoforma di ricordi, pensieri, ipotesi e quindi non in maniera diretta. Guerre evocate, immaginate, rimembrate che restano impresse sulla pelle di chi le ha vissute o di chi le ha solo studiate oppure ascoltate; conflitti che fanno da sfondo e si intrecciano alle esistenze dei tre protagonisti che forse sono una persona sola o che forse incarnano lo scrittore stesso e anche ognuno di noi perchè in ciascuna di quelle esistenze viene messa in discussione la consueta modalità di vedere le cose. In alcune pagine sono, infatti, riportate fotografie in bianco e nero, apparentemente banali o strane, che mai qualcuno avrebbe scattato. Eppure c&#8217;è qualcuo che lo ha fatto e le ha pubblicate e commentate: perchè, come si legge in esergo (ed è un verso di Carlos Oroza, poeta iberico) “<em>E&#8217; un errore dare per scontato ciò che fu contemplato</em>”. Verso, questo, che più volte viene ripetuto come mantra, come monito e, infine, come spiegazione di tutto l&#8217;impianto narrativo. Facciamo un esempio: uno dei personaggi più interessanti &#8211; che si fa chiamare non a caso Salvador Dalì &#8211; in un lungo monologo, osserva (guarda) a lungo la spazzatura che si concentra nel fiume Hudson a Manhattan e sostiene che gli artisti creano a partire dagli scarti di coloro che li hanno preceduti e che, in fondo, l&#8217;evoluzione umana è avvenuta grazie agli <em>scarti</em> di chi ci ha preceduto.</p>



<p>Numerosi, inoltre, i riferimenti a W.G. Sebald e al suo celebre “La Storia naturale della distruzione”, ma come dicevamo molti sono gli omaggi a scrittori e persone di cultura in generale (Musica, Poesia, Cinema, Pittura) che vanno a comporre un puzzle fantasmagorico grazie anche alle attività mentali dei tantissimi attori di queste storie, attori viventi e attori che non ci sono più. E qui c&#8217;è un altro tema importatissimo, forse quello principale: la possibilità di un dialogo tra vivi e morti. Siamo certi di essere noi i sopravvisssuti ? I nostri comportamenti, il nostro modo di attuare l&#8217;esistenza è davvero intenso, naturale, genuino, oppure ci siamo persi tra i meccanismi politici, economici e sociali? C&#8217;è chi muore per un&#8217; utopia e chi muore lentamente senza nemmeno accorgersene.</p>



<p>Infine: qual è il significato del verso di Oropa? Si tratta del suggerimento di guardare la realtà (e la Storia collettiva o individuale che sia) sempre da punti di vista differenti, mai in maniera unilaterale perchè solo in questa maniera si possono scoprire tutte le superfici e le stratificazioni del tempo. Viene in mente Borges che intravedeva nelle teorie filosofiche l&#8217;opportunità di scrivere finzioni e di utilizzare tali finzioni per mostrare i lati nascosti, immaginali della realtà o degli infiniti mondi possibili.</p>



<p>Per favore, se pensate di leggerlo, non fatevi spaventare dalle narrazioni calidoscopiche, dai passi in flashback o in flasforward oppure dalle lunghe pagine di riflessioni, di pensieri, di sogni, di fantasie&#8230;Non è noioso, è “diverso”, è un libro colto, arguto, è un modo differente di leggere, di scrivere, di essere.</p>



<p>“Tutte le guerre sono un gioco, perchè ogni parte calibra le possibilità concrete di perdere qualcosa per ricavarne un beneficio, ma l&#8217;11 settembre e le successive invasioni di Afghanistan e Iraq infrangevano quel principio universale antropologico”.</p>



<p>“Alcuni allontanano la paura cantando, che è un modo per decorarla, altri parlando con se stessi, che è un modo di farla marcire dentro, altri tentano di trovare l&#8217;origine scientifica della paura per convertirla in un mero oggetto, io compresi l&#8217;inutilità di questi metodi e dunque provai ancora più paura; una paura doppia”.</p>



<p>“Perchè è proprio questa la grandezza della letteratura che si rispetti: non solo svelarci ciò che non esiste, ma anche ciò che non potremmo arrivare a concepire”.</p>
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		<title>“Stay human. Africa”. Gas lacrimogeni a Dakar</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2024 10:32:13 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il 9 febbraio scorso è giunta anche in Italia la notizia che a Dakar, capitale del Senegal, le forze di Polizia hanno lanciato gas lacrimogeni contro cittadine e cittadini, riunitosi in centro città davanti al Parlamento, per protestare contro la politica in atto del presidente del Paese, Macky Sall.</p>



<p>Gli agenti erano in tenuta antisommossa, alcuni manifestanti dell&#8217;opposizione hanno lanciato pietre contro di loro: si tratta della prima contestazione in vista delle prossime elezioni che, inizialmente, sarebbero dovute essere il 25 febbraio 2024, ma che sono state rinviate a fine anno, in data da destinarsi.</p>



<p>Si è aperta, così, una forte crisi politica in Senegal in quanto le forze di opposizione considerano l&#8217;ascesa al potere di Sall come un vero e proprio golpe costituzionale con il quale è stato prolungato, appunto, il suo mandato in maniera antidemocratica e illegittima. Così è stato confermato anche dal dipartimento di Stato americano.</p>



<p>Terremo monitorata la situazione perchè il Paese è caduto della confusione e nell&#8217;incertezza politica e questo, si sa, è pericoloso per la società civile e per le relazioni internazionali.</p>
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		<title>Siria settentrionale: a due anni dall&#8217;invasione turca (9 ottobre)</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 06:28:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La diversità etnica e religiosa della regione è stata distrutta Quasi tutti i membri delle minoranze etniche e religiose hanno lasciato la città della Siria del Nord di Serekaniye (in arabo Ras al Ain)&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="384" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15676" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/siria-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>TOPSHOT &#8211; Smoke is seen billowing from the northern Syrian Kurdish town of Afrin on January 31, 2018. Turkey and allied Syrian rebel groups launched operation Olive Branch on January 20 against the Kurdish People&#8217;s Protection Units (YPG), which controls the Afrin region.  / AFP PHOTO / Ahmad Shafie BILAL        (Photo credit should read AHMAD SHAFIE BILAL/AFP/Getty Images)</figcaption></figure>



<p><br>La diversità etnica e religiosa della regione è stata distrutta</p>



<p> Quasi tutti i membri delle minoranze etniche e religiose hanno lasciato la città della Siria del Nord di Serekaniye (in arabo Ras al Ain) e i villaggi circostanti. Secondo l&#8217;Associazione per i popoli minacciati<br>(APM), la Turchia ha raggiunto questo obiettivo due anni dopo il suo attacco alla regione il 9 ottobre 2019 in violazione del diritto internazionale. Tutte le famiglie yezidi e cristiano-ortodosse sono dovute fuggire dalla violenza dell&#8217;esercito turco e dei suoi alleati islamisti, e le donne senza velo non sono più visibili nella vita<br>pubblica. Il presidente turco Erdogan ha creato situazioni di fatto nel Nord della Siria che stanno diventando sempre più difficili da invertire con ogni giorno di occupazione in più. La diversità etnica e religiosa<br>della regione è stata distrutta per il momento. Difficilmente questa diversità potrà mai ritornare come lo era prima dell&#8217;invasione. Secondo i dati dell&#8217;APM, fino all&#8217;invasione di due anni fa, 1.000 famiglie yazidi, 60 siriane ortodosse, 20 armene cattoliche e cinque armene ortodosse vivevano a Serekaniye e nei villaggi circostanti.</p>



<p>Poiché la Turchia non ha sentito quasi nessuna opposizione internazionale in quella che ha cinicamente chiamato &#8220;Operazione Fonte di Pace&#8221;, si sente addirittura incoraggiata nel suo comportamento<br>aggressivo. Erdogan ha imparato durante questa operazione che può farla franca a livello internazionale. La speranza che il nuovo presidente degli Stati Uniti Biden tornasse sulla scena mondiale e richiamasse<br>all&#8217;ordine il loro alleato della Nato non si è realizzata. La nuova leadership di Washington ha altre priorità di politica estera. Erdogan non deve temere nemmeno le critiche dell&#8217;Europa, finché può ricattare l&#8217;UE con i rifugiati siriani.</p>



<p>Mentre centinaia di migliaia di sfollati curdi, arabi, assiro/aramaici, armeni, cristiani e yezidi vivono ancora nelle tende nella provincia di Al Hasakeh nel nord-est della Siria o hanno già lasciato il paese per l&#8217;Europa, la Turchia sta consolidando la sua posizione nei territori occupati insediandovi musulmani sunniti radicali. Ora la Turchia sta mettendo gli occhi sul resto della provincia di Al Hasakeh. La Turchia vuole anche conquistare quest&#8217;ultima parte multietnica e multireligiosa della Siria e sfollare di nuovo centinaia di migliaia di persone. Per questo motivo sta già usando come un&#8217;arma l&#8217;acqua potabile, le cui fonti si trovano a Serekaniye, che oggi è occupata, trattenendola deliberatamente. Più di 200.000 persone sono rimaste senza acqua potabile nella provincia. Secondo statistiche non ufficiali, circa 120.000 persone di fede cristiana vivevano nella provincia di Al Hasakeh fino all&#8217;inizio della guerra civile siriana.</p>



<p>Gli sfollati di Serekaniye per l&#8217;8 ottobre lanciano la campagna:#2YearsSereKaniyeStopErdogan sui social media.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Patria di Fernando Aranburu</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2021 07:04:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Alessandra Montesanto Due famiglie, quella del Txato e quella di Joxian: una è la famiglia della vittima e l&#8217;altra quella del carnefice. Siamo in Spagna, nel periodo del terrorismo dell&#8217;ETA (Euskadi Ta Askatasuna, l&#8217;organizzazione&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="529" height="824" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Patria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15663" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Patria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 529w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Patria-193x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 193w" sizes="(max-width: 529px) 100vw, 529px" /></figure>



<p>Alessandra Montesanto</p>



<p>Due famiglie, quella del Txato e quella di Joxian: una è la famiglia della vittima e l&#8217;altra quella del carnefice. Siamo in Spagna, nel periodo del terrorismo dell&#8217;ETA (<em>Euskadi Ta Askatasuna</em>, l&#8217;organizzazione armata terroristica basco-nazionalista separatista d&#8217;ispirazione marxista-leninista).</p>



<p>Imprenditore nel campo dei trasporti, il Txato viene preso di mira e, dopo una serie di minacce, viene ammazzato nel paesino alle porte di San Sebastian, teatro della vicenda narrata da Fernando Aramburu nel suo romanzo intitolato <em>Patria</em>, libro vincitore del Premio Strega Europeo.</p>



<p>Più di cento capitoli brevi vanno a costruire un lungo racconto che si dipana tra Passato e Presente e che avvolge la quotidianità dei sopravvissuti all&#8217;attentato così come quella di chi ha assistito alla formazione degli assassini. Bittori e Miren, madri e mogli, erose dalla rabbia: l&#8217;una per la morte del marito, l&#8217;altra per il figlio in carcere; Nerea e Arantxa, le sorelle; Xabier e Gorka, i fratelli; tutti dalle parti opposte della barricata, ognuno con un tormento interiore, conseguenza di una guerra poco compresa e quindi subìta.</p>



<p>Erano amici, un tempo, sia gli adulti, sia i giovani: cresciuti in un ambiente rurale, semplice i primi, emancipati grazie allo studio, i secondi: il dolore strisciante porta all&#8217;autodistruzione di chi è libero, ma chiuso nella prigione dei sensi di colpa, dei rimorsi per non aver intuito prima, per non essere intervenuto in tempo, per non aver fermato la violenza dilagante: ecco, allora, che Arantxa viene colpita da un ictus che la destina alla sedia a rotelle e a comunicare con un ipad; Xavier e Gorka destinati alla solitudine; Joxian all&#8217;alcolismo.</p>



<p>Josè Mari, l&#8217;unico accusato e arrestato per l&#8217;uccisione del Taxto, finisce col logarsi all&#8217;interno del carcere: tenta, all&#8217;inizio, di mantenere salda la sua convinzione politica, ma col passare del tempo, l&#8217;ideologia si assottiglia così come il suo corpo. A cosa è valso tutto quello spargimento di sangue, se poi la lotta è stata portata avanti dai giovani che, in realtà, sono stati abbandonati a loro stessi, anche dai vertici dell&#8217;organizzazione?</p>



<p>C&#8217;è una dura critica, nel libro di Aranburu, a ogni forma di lotta armata, ma anche a una qualsiasi forma di ideologia vuota di senso, ma resta nelle sue pagine un profondo amore per i baschi e per il loro diritto all&#8217;autodeterminazione, tanto che molti sono i termini (e i nomi) nella lingua dell&#8217;area separatista. Una soluzione che Aranburu suggerisce per la prevenzione o la soluzione dei conflitti è quella della comunicazione: lui scrittore, crede fermamente (e noi con lui) a ogni forma di dialogo, parlata o scritta, che metta in comunicazione le persone, tramite i cuori.</p>



<p>Il romanzo, uscito nel 2017 in Italia per Guanda, ha avuto un grande successo, meritato per la capacità dell&#8217;autore di costruire una corrispondenza fitta e simmetrica tra i protagonisti, lasciando spesso loro la voce, e grazie alla sua capacità di entrare negli animi, mettendosi di volta in volta nei panni di ciascuno, regalando, così, a chi si addentra nella lettura, un affresco storico-politico, molto, molto umano.</p>
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		<title>Libertà di stampa nella guerra civile in Etiopia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 07:51:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati chiede il rilascio dei giornalisti detenuti &#160;Il Presidente eritreo Isaias Afewerki e il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed il 9 luglio 2018 firmano la Dichiarazione congiunta di Pace e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati chiede il rilascio dei giornalisti detenuti</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/0S_GZe_8CzjkGSt-dFYlFmsk2ldNjt9fWq_EgTZXCBfMOkHx-zkh9ekY0SmI3PFt7coatxPdLkTt-PU2clv-yo9ZOQ=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/201112etio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il Presidente eritreo Isaias Afewerki e il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed il 9 luglio 2018 firmano la Dichiarazione congiunta di Pace e Amicizia tra Eritrea ed Etiopia. Foto: Yemane Gebremeskel via Wikimedia Commons." width="425" height="273">&nbsp;Il Presidente eritreo Isaias Afewerki e il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed il 9 luglio 2018 firmano la Dichiarazione congiunta di Pace e Amicizia tra Eritrea ed Etiopia. Foto: Yemane Gebremeskel via Wikimedia Commons.</p>



<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) accusa il governo etiope di fomentare un clima di paura e autocensura nei media del Paese, arrestando arbitrariamente i giornalisti. L&#8217;organizzazione per i diritti umani ha chiesto con forza il rilascio di sei giornalisti arrestati che sono detenuti senza contatti con il mondo esterno. Solamente nelle ultime 24 ore sono stati 4 i giornalisti arrestati con l&#8217;accusa di aver diffuso notizie false sui conflitti armati in Tigray. L&#8217;intimidazione sistematica dei media dimostra che il Primo ministro Abiy Ahmed non è a favore dei diritti umani. L&#8217;Etiopia sta diventando sempre più uno Stato autoritario che non si sottrae alle violazioni dei diritti umani o ai conflitti armati per garantire l&#8217;ordine esistente.<br><br>L&#8217;APM ha anche criticato il fatto che gli uffici governativi etiopi hanno impedito a diversi operatori dei media di fornire informazioni indipendenti dalla regione del Tigray, teatro della guerra civile. Nonostante la drammatica escalation di violenza nel nord del Paese, non c&#8217;è trasparenza e non c&#8217;è possibilità di ricerca indipendente. Si tratta di una ricaduta ai tempi della dittatura, in cui le autorità per anni hanno trattato come un tabù le sofferenze della popolazione civile sotto la guerra civile.<br><br>Questa settimana sono stati arrestati i tre giornalisti Abreha Hagos, Haftu Gebregzhiabher, Tsegaye Hadush dell&#8217;agenzia di stampa etiope EPA e Udi Mussa dell&#8217;Oromo Media Network (OMN). Lunedì di questa settimana è stato arrestato Medihane Ekubamichael, il direttore del prestigioso giornale in lingua inglese Addis Standard. Era già stato arrestato per la prima volta sabato scorso. Lo stesso giorno è stato arrestato anche il giornalista Bekalu Alamirew di Awlo Media. Anche la Commissione per i diritti umani etiope ha espresso la sua preoccupazione per l&#8217;arresto dei media via Twitter.<br><br>Solo l&#8217;8 settembre 2020 l&#8217;Etiopia ha fatto arrestare nuovamente tre giornalisti dopo essere stati rilasciati per ordine del tribunale poche ore prima. Belay Menaye e Mulugeta Anberbir e il loro cameraman Misganaw Kefelgn sono ancora oggi in custodia. I dipendenti di OMN Chibsa Abdulkerim e Melese Direbssa, presi in custodia il 2 luglio 2020, sono ancora detenuti senza alcuna accusa formale.</p>



<p></p>



<p>E, a proposito di libertà di espressione&#8230;Ecco il nostro ultimo libro ! </p>



<p>Se siete interessati, scriveteci una email!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="991" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Ritratto-1024x991.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14797" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Ritratto-1024x991.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Ritratto-300x290.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Ritratto-768x743.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Ritratto-1536x1486.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Ritratto-2048x1982.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>
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		<title>Nigeria: islamisti uccidono più di 140 persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 08:11:38 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="709" height="398" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/091911-global-boko-haram1-copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14256" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/091911-global-boko-haram1-copia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/091911-global-boko-haram1-copia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></figure></div>



<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) ha accusato gli estremisti islamici in Nigeria di abusare della religione per compiere i loro crimini contro l&#8217;umanità contro la popolazione civile. Martedì scorso, i terroristi islamici hanno chiamato alla preghiera la popolazione del villaggio nomade di Faduma Kolomdi nello Stato di Borno, nel nord-est della Nigeria, e poi li hanno uccisi. Almeno 81 persone sono morte nel fuoco delle mitragliatrici, tra cui molte donne e bambini. Tredici persone sono rimaste ferite nel massacro e sette abitanti del villaggio sono stati portati via dagli assalitori. Il fatto di chiamare la popolazione civile innocente a pregare insieme per poi massacrarla raggiunge una nuova dimensione. Le azioni degli islamisti stanno danneggiando la reputazione della loro propria religione.</p>



<p>In ulteriori attacchi nei distretti di Sabuwa e Faskari nello stato di Katsina, nel nord della Nigeria, altre 60 persone sono state uccise martedì e mercoledì. Nel solo villaggio di Kadisau, 32 persone sono morte quando uomini pesantemente armati in moto sono entrati nel villaggio, bruciando case, sparando alla gente a caso e violentando donne. Nel distretto di Sabuwa, uomini armati hanno attaccato sette villaggi e terrorizzato e ucciso la popolazione civile.</p>



<p>Il presidente Muhammadu Buhari e i governatori della regione hanno deplorato le violenze e promesso di perseguire e punire le squadre del terrore. La popolazione della Nigeria settentrionale è stanca della guerra civile e dei numerosi e altisonanti annunci dei politici. Non esiste una protezione efficace per la popolazione civile della Nigeria settentrionale contro la violenza estremista. Dal maggio 2020 gli attacchi degli autori di violenze islamiste contro cristiani e musulmani sono di nuovo aumentate in modo significativo. Circa 1,8 milioni di persone sono fuggite dalla violenza quotidiana e vivono da sfollate nella stessa regione. Circa 413.000 di loro hanno trovato rifugio in 51 campi profughi, che però sono già abbondantemente sovraffollati. Come se la tragedia non fosse già sufficiente, il sovraffollamento minaccia anche una rapida diffusione della pandemia di Covid-19.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Ti consiglio&#8230;un film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 08:11:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Ti consiglio… un film! Hotel Rwanda. Di Terry George Un film emozionante, ambientato in Rwanda nel 1994, anno del genocidio, che ha visto il sanguinoso scontro tra le due etnie del&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="512" height="333" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/rerereerer.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13631" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/rerereerer.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/rerereerer-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Ti consiglio… un film!</p>



<p><strong>Hotel Rwanda.</strong>  Di Terry George</p>



<p>Un
film emozionante, ambientato in Rwanda nel 1994, anno del genocidio,
che ha visto il sanguinoso scontro tra le due etnie del paese: Hutu e
Tutsi.</p>



<p>In
100 giorni morirono circa 1.000.000 di persone, quasi tutte di etnia
Tutsi; gli Hutu, in circa 3 mesi, uccisero tutti i concittadini Tutsi
presenti nel paese, a prescindere da amicizie o legami di parentela.
Questa vicenda provocò l’inasprimento dei militari Onu presenti
nel paese per una missione di pace (e che si ritrovarono nel bel
mezzo di uno dei genocidi più sanguinosi della storia). La loro
esasperazione rimase però solitaria: nessuno dei grandi paesi
europei cercò di fermare questa guerra civile. Infatti, nonostante i
diversi rapporti presentati alla Commissione per i Diritti Umani
dello stesso Onu, il Consiglio di Sicurezza, a causa del veto
degli&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stati
Uniti d’America</a>,
non riconobbe il genocidio in Rwanda.</p>



<p>Il
film racconta il genocidio dal punto di vista di un albergatore che
apre le porte del suo grande Hotel ai concittadini bisognosi di
rifugio con un toccante approfondimento sulla figura delle truppe
dell’Onu, completamente disarmate e lasciate sole nell’aiuto.</p>



<p>A SEGUIRE IL TRAILER DEL FILM:</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/FJsglXwg2QM?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
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		<title>Libia,Amsi;A Tagiura 48 morti e 140 feriti ,e&#8217; gravissimo  anche il bilancio dal 04.04 ;780 morti,225 donne ,185 bambini 5300 feriti 100 mila sfollati</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jul 2019 08:25:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foad Aodi; Condanna da Amsi e Co-mai ,i porti in Libia non sono sicuri per niente ,Urge salvare i libici ed i 3500 migranti nei centri di detenzione*. Con queste statistiche aggiornate ad ora&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em><br></em></strong><strong><em>Foad Aodi; Condanna da Amsi e Co-mai ,i porti in Libia non sono sicuri per niente ,Urge salvare i libici ed i 3500 migranti nei centri di detenzione*.</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/libiamigr6_56910484-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Con queste statistiche aggiornate ad ora dai medici libici locali in contatto continuo con l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e il suo Presidente Foad Aodi comunicano la situazione tragica nel centro di detenzione a Tagiura colpito stanotte e il bilancio totale dall&#8217;inizio del conflitto il 04.04 a Tripoli e provincia <br><strong>A Tagiura 48 morti e 140 feriti migranti di cui tante donne e minorenni.</strong></em><em><strong> Invece dal 04.04 ad ora sono 780 i morti ,</strong></em><em><strong>225 donne ,185 bambini 5300, feriti ,100 mila sfollati. </strong></em><em>Sono numeri che ci preoccupano molto e confermano che i porti della Libia non sono affatto sicuri e urge una conferenza internazionale per la questione libica affrontando i 4 punti sospesi da tempo;<br>Cessate il Fuoco ,fermate la guerra civile , la situazione dei migranti nei centri di detenzione  ,stabilizzare la Libia con elezioni libere e democratiche combattendo il mercato degli esseri umani e i generali corrotti .<strong>così dichiara il Presidente e fondatore dell&#8217;Amsi e delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai)Foad Aodi</strong> che ricorda ad oggi non è stato fatto niente di concreto per risolvere la questione dell&#8217;immigrazione irregolare ,accordi bilaterali,rimpatri, la tutela dei diritti umani dei migranti e rifugiati in Libia e promuovere politiche a favore dell&#8217;integrazione in Italia e non vogliamo continuare a dividerci in tifoseria pro e contro i migranti come la faccenda della nave Sea Watch per nascondere i problemi reali dell&#8217;Italia e dell&#8217;immigrazione stessa.</em></p>
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