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	<title>Hezbollah Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Notizie dal Sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 09:23:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da anbamed.it Ringraziamo Farid Adly per gli aggiornamenti continui. Genocidio a Gaza In un solo bombardamento a Nuseirat, contro una scuola dell’ONU trasformata in rifugio per sfollati, l’esercito israeliano ha ucciso 50 persone. Tutti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Da anbamed.it </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>في مشهد قاس يعكس مأساة الفلسطينيين في قطاع غزة جراء الحرب الإسرائيلية، اجتاحت الأمطار الغزيرة خيام النازحين في مناطق عدة، لتزيد المآسي التي لم تتوقف عند هول القصف الإسرائيلي فحسب، بل فاقمت الظروف الجوية القاسية أيضا حجم الكارثة. ويعيش نحو مليوني نازح فلسطيني في محافظات قطاع غزة، في ظروف معيشية قاسية، مع اقتراب حلول فصل الشتاء وموسم تساقط الأمطار، وفق المكتب الإعلامي الحكومي بغزة. ( Mahmoud Bassam &#8211; وكالة الأناضول )</figcaption></figure>



<p></p>



<p> Ringraziamo Farid Adly per gli aggiornamenti continui.  </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/Anbamed-20240925.mp3?utm_source=rss&utm_medium=rss"></audio></figure>



<p id="gaza"></p>



<p id="genocidio"><strong>Genocidio a Gaza</strong></p>



<p>In un solo bombardamento a Nuseirat, contro una scuola dell’ONU trasformata in rifugio per sfollati, l’esercito israeliano ha ucciso 50 persone. Tutti civili. Le testimonianze dei soccorritori, ai microfoni delle tv arabe presenti sul campo, sono agghiaccianti. “Corpi smembrati irriconoscibili. Bambini senza testa. È terribile, è terribile”, ha esclamato un soccorritore, chiedendosi di dove è finità l’umanità.</p>



<p><strong>Il nos<em>tro commento quotidiano fisso:</em>&nbsp;Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture</strong></p>



<p><strong>storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni dichiarate dai politici e generali israeliani. Chiudono gli occhi e dicono:&nbsp;<em>“Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.</em></strong></p>



<p><strong>Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.</strong></p>



<p id="libano"><strong>Libano-Israele</strong><strong></strong></p>



<p>Quarta ondata di bombardamenti israeliani, stamattina, sulla popolazione civile libanese. Si ripete lo scenario di Gaza. Si bombardano i civili e la propaganda parla di attacchi mirati. Le vittime sono state finora 568 persone uccise, in stragrande maggioranza donne e bambini. 1800 i feriti.&nbsp; Rasi al suolo interi quartieri con palazzi di 7 piani, usando bombe made in USA del peso di una tonnellata. L’esercito israeliano dice che l’operazione è breve, ma se necessario andrà all’infinito, fino alla distruzione di Hezbollah. Un’altra grande bugia come quella su Hamas a Gaza. È un altro genocidio. 500 mila sono gli sfollati in fuga dalle città e villaggi del sud.</p>



<p>Ieri sono stati 400 i missili, i razzi e i droni lanciati dal sud Libano verso il territorio israeliano. È stata colpita la base navale di Haifa. Stamattina i portavoce di Hezbollah hanno dichiarato che è stato lanciato un missile ‘Qader 1’ contro la sede del Mossad a Tel Aviv, responsabile – secondo il comunicato – di aver architettato gli attacchi contro i cercapersone.</p>



<p>Netanyahu parla di riportare la popolazione israeliana sfollata da 11 mesi dal nord alle proprie case, ma con la sua operazione ha aumentato il numero degli sfollati di altre 100 mila persone. La stampa israeliana rivela che gli strateghi di Tel Aviv hanno il timore della presenza di 40 mila combattenti di varie nazionalità arabe presenti nel sud della Siria, pronti ad intervenire in caso dello scoppio di una vera guerra. Netanyahu ha indirizzato al presidente siriano un avviso minaccioso.</p>



<p>Diversi analisti dei media israeliani parlano di questo attacco contro il Libano come una tattica diversiva per nascondere il fallimento nel raggiungere gli obiettivi della guerra su Gaza. “Gli ostaggi sono stati abbandonati”, scrivono. Haaretz scrive che alti comandanti dell’esercito e dei servizi di sicurezza hanno avanzato al consiglio ristretto del governo l’idea di una tregua a Gaza, “per consolidare strategicamente i risultati sul fronte nord”. Tradotto dal militarese, la fine delle operazioni a Gaza costringerà Hezbollah a deporre le armi e non proseguire gli attacchi missilistici, ma nel frattempo sarebbe stato indebolito. È un’analisi che stride con la volontà di Netanyahu di mantenere salda la propria poltrona. E per ottenere questo obiettivo è disposto a scatenare una guerra generalizzata in M.O., appellandosi al vittimismo della sindrome di accerchiamento.</p>



<p>Oggi a New York si terrà la riunione del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Libano. Un altro inutile appuntamento che non metterà fine all’aggressione israeliana a causa del diritto di veto di Washington.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p id="situazione"><strong>Situazione umanitaria a Gaza</strong><strong></strong></p>



<p>I torrenti in piena sono l’ulteriore sofferenza della popolazione di Gaza costretta dall’invasione israeliana a vivere in tende di plastica, che non difendono dal caldo d’estate e dal freddo e dell’acqua d’inverno. Le piogge delle ultime settimane hanno fatto inondare i torrenti e i campi profughi sono diventati pozzanghere.</p>



<p id="onu"><strong>ONU</strong><strong></strong></p>



<p>Si è aperta da ieri l’Assemblea generale dell’ONU con gli interventi dei capi di Stato e di governo. Al centro degli interventi Palestina, Libano, Ucraina e il pericolo di una guerra nucleare. Ieri è toccato al presidente Usa Biden, che non ha affatto rassicurato su un futuro di pace nel mondo.</p>



<p>Si attendono i discorsi di Cina e Russia. Dei paesi emergenti spicca il discorso del presidente brasiliano Lula. “Quando è stata fondata, l’Onu ha avuto la forza di creare lo Stato di Israele, ma oggi non ha il coraggio di creare lo Stato palestinese”. Poi ha aggiunto: “Il mondo è fuori controllo. Nessuno rispetta nessuno. L’ONU non ha la forza per prendere decisioni importanti, creando un danno alla pace nel mondo. Non ci sarebbe stata la guerra tra Russia e Ucraina. Non ci sarebbe stato il genocidio nella Striscia di Gaza. Non ci sarebbe stato bisogno di un’invasione in Libia né della guerra in Iraq. Tutto ciò avrebbe potuto essere evitato se l’Onu avesse adempiuto al suo compito di imporre una governance globale”. Un chiaro attacco all’unilateralismo degli USA e della NATO.</p>



<p id="militarismo"><strong>Militarismo USA in MO</strong><strong></strong></p>



<p>Una nave cisterna USA per il rifornimento di carburante “si è guastata” nella zona del Golfo. Lo riporta una tv di Washington senza specificare i motivi di questo guasto. Il responsabile militare citato avrebbe parlato di danni subiti, ma non viene chiarito se è stata colpita da droni o missili marini oppure si sarebbe trattato di un guasto tecnico o uno speronamento accidentale. Nella zona del golfo arabo-persico è presente la portaerei Lincoln, che è a propulsione nucleare. Le altre navi di supporto però hanno bisogno di rifornimenti petroliferi per proseguire la missione di lungo periodo. Il pattugliamento statunitense del Golfo è una minaccia contro l’Iran.</p>



<p id="cisgiordania"><strong>Cisgiordania</strong><strong></strong></p>



<p>Ieri, i rastrellamenti israeliani hanno toccato El-Bira e Nablus e villaggi delle zone di Jenin e Qalqilia. Una guerra non dichiarata che sfida le risoluzioni dell’ONU e della Corte di giustizia internazionale, che avevano dichiarato illegale l’occupazione militare israeliane dei territori palestinesi. Questa guerra ha il compito di costringere la popolazione alla deportazione, per lasciare libero spazio alla colonizzazione ebraica. Nella prima metà di quest’anno, 27 mila donum di terreni agricoli palestinesi sono stati confiscati con decreti militari, per essere poi assegnati alle colonie.</p>



<p id="gerusalemme"><strong>Gerusalemme</strong><strong></strong></p>



<p>Discriminazione razziale contro i palestinesi. Un cittadino israeliano-palestinese di Gerusalemme, farmacista a Petah Tiqva, Moataz Y’leaan, è stato arrestato dalla polizia israeliana perché indossava un anello con la scritta in arabo “Mohammed profeta di dio”. L’accusa sarebbe simpatia con l’Isis. Era stato denunciato da un cliente israeliano razzista e la polizia ha fatto irruzione nella farmacia, davanti ai clienti presenti, e non ha voluto sapere nulla delle spiegazioni del significato della frase. Il deputato Ayman Odeh ha indirizzato un’interrogazione al premier Netanyahu chiedendo se il suo governo vuole “cancellare uno dei 5 pilasti dell’Islam oppure è una politica di Apartheid contro i palestinesi di Israele?”.</p>



<p id="iran"><strong>Iran</strong><strong></strong></p>



<p>Armiamoci e partite! È questo il motto prevalente a Teheran. Dopo i duri attacchi israeliani in Libano, il ministero degli esteri iraniani si è messo ad analizzare la situazione: “Hezbollah da solo non ce la fa a contrastare Israele. Questo attacco israeliano è il segnale del loro fallimento a Gaza”. Delirio per nascondere in realtà il fallimento della politica iraniana di mandare avanti i partiti sciiti arabi allo sbaraglio, mentre i governanti di Teheran fanno i comodi loro. Ieri il presidente Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran è disponibile a discutere con altre nazioni la possibilità di raggiungere un cessate il fuoco a Gaza. Non potevano esprimerla questa loro neutralità l’8 ottobre 2023? Come hanno fatto d’altronde la totalità dei regimi arabi, che si erano limitati alla solidarietà a parole.</p>



<p>Il sito saudita Ilaph ha rivelato l’esistenza di una trattativa segreta indiretta tra Israele e Iran, con la mediazione di Washington, per la de-escalation nella regione a partire dalla situazione libanese. Se queste rivelazioni si dimostrassero vere, sarebbe una bella pugnalata alla schiena a Hezbollah. Le proposte statunitensi sul tavolo chiederebbero l’allontanamento dei guerriglieri del partito dal sud Libano, come rivendica Tel Aviv.</p>



<p id="siria"><strong>Siria</strong><strong></strong></p>



<p>Bombardamento israeliano su Tartous, cittadina siriana sul Mediterraneo vicina al confine libanese. Secondo l’osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra, l’attacco è mirato a colpire le batterie dell’antiaerea ma ha colpito una zona residenziale. Nella zona ci sono anche le basi navali russe e questo attacco sembra di assumere il senso della provocazione contro Mosca, in linea con la politica di Washington in Ucraina.</p>



<p></p>
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		<title>Aggiornamento #Libano</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2020 07:50:16 +0000</pubDate>
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<p>(Da Anmbamed di Farid Adly)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14497" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<p>Manifestazioni a Beirut per il terzo giorno consecutivo. Scontri con la polizia nella piazza dei Martiri, nel centro della città. “Punire i responsabili ed i primi tra coloro si siedono sulle poltrone del governo e del Parlamento”, hanno scritto nei cartelli. “Negligenza e corruzione sono le cause della strage”, annunciano altri. La richiesta è la caduta del governo e elezioni anticipate subito. Pietre contro lacrimogeni e pallottole di gomma. I manifestanti hanno tentato di raggiungere la sede del Parlamento, scavalcando le transenne, ma sono stati respinti. Nei video postati sui social è stato notato un principio di incendio nelle vicinanze del palazzo del Parlamento, ma è stato subito domato dai vigili del fuoco. La situazione politica nel paese sta precipitando. Si sono dimessi due ministri: quella dell&#8217;Informazione, Manal Abdulsamad, e dell&#8217;ambiente, Dimanus Qattar. Abdulsamad ha spiegato la sua decisione per l&#8217;incapacità di rispondere alla volontà popolare di un passo di cambio nella gestione del potere. 11 i deputati che si sono dimessi dall&#8217;incarico.</p>



<p>Il confronto politico è sulla natura dell&#8217;inchiesta sulla strage. I partiti dell&#8217;opposizione, Saad Hariri (sunniti), Walid Jumblat (Socialisti) e una parte dei partiti cristiani chiedono un&#8217;inchiesta internazionale. I partiti al governo (Hezbollah, una parte dei sunniti e i cristiani&nbsp;seguaci del presidente&nbsp;Aoun) vogliono mantenere il carattere nazionale alla vicenda. Il timore dei primi è che venga insabbiata l&#8217;inchiesta; quello dei contrari è che vengano scoperte responsabilità politiche dei diversi governi che si sono succeduti negli ultimi anni.</p>



<p>Sulla questione si è espresso anche il patriarca maronita, nel sermone della Domenica, chiedendo le dimissioni del governo, elezioni anticipate e inchiesta internazionale.</p>



<p>Un altro tema nel dibattito politico libanese è il disarmo di Hezbollah; tema questo che rischia di avvelenare le acque e portare il paese allo scontro confessionale e alla guerra civile.</p>



<p>Le ricerche dei dispersi sono praticamente concluse. Il capo delle squadre ha affermato che “non ci sono più speranze di trovare altre persone vive sotto le macerie. Rimaniamo a lavorare per la rimozione delle macerie e liberare le strade”. Il numero totale delle vittime sale quindi a 208 morti.</p>



<p>Sul piano internazionale, la Conferenza di Parigi dei paesi donatori, promossa dalla Francia e dall&#8217;ONU, non sembra aver trovato il successo sperato. Di fronte ad una valutazione del danno di 15 miliardi di dollari, gli aiuti promessi sono di 250 milioni e “condizionati alla fornitura diretta degli aiuti alla popolazione, per evitare corruzione e clientelismo. Non daremo carta bianca al sistema politico libanese”, ha sentenziato il presidente Macron.</p>



<p>IL premier libanese Diyab ha presentato le sue dimissioni, dopo le proteste popolari e le dimissioni di 4 ministri e 11 deputati dai loro incarichi. Lo ha fatto con dignità, sostenendo le rivendicazioni della piazza, ma mettendo con dignità i punti sugli i: “Siamo qui a guidare il paese da pochi mesi, ma ci siamo accorti che il sistema corrotto è uno Stato nello Stato. Siamo per la punizione di chi ha sbagliato, per una vicenda che dura da 7 anni&#8230; Tra coloro che hanno chiesto le nostre dimissioni ci sono politici che hanno governato per molto più tempo di questo governo tecnico. Non c&#8217;è limite alla vergogna”. La frecciata è rivolta senza nominarli all&#8217;ex premier Saad Hariri, ai ministri di governi passati che siedono nelle istituzioni bancarie e finanziarie. Il presidente Aoun lo ha incaricato degli affari correnti e inizierà le consultazioni per una nuova nomina o elezioni anticipate. La crisi libanese è complessa, perché il sistema politico è marcio e fondato non sulla cittadinanza, ma sull&#8217;appartenenza alle confessioni. Una delle richieste delle manifestazioni di piazza, che durano dello scorso 17 Ottobre, è proprio la fine della spartizione confessionale della politica e delle poltrone. Una rivendicazione che dura dai tempi della guerra civile durata dal 1975 al 1990. Ma il sistema è riuscito, a causa dell&#8217;interferenza anche di fattori esterni, a impedire il cambiamento. La strage del porto è dato il colpo di grazia al sistema corrotto, ma probabilmente anche alle speranza di cambiamento e di fronte al Libano si apre un periodo molto difficile pieno di incognite.</p>



<p>Il paese è sulla bocca di un vulcano e rischia di finire nell&#8217;uragano degli scontri regionali e internazionali: lo scontro tra l&#8217;iran e Israele e Stati Uniti, la lotta tra Turchia e Qatar da una parte e Arabia Saudita e Emirati arabi uniti dall&#8217;altra. E anche qua non manca lo zampino della Turchia, che sfida sul terreno delle influenze la Francia. Nel paese inoltre vivono circa due milioni di profughi palestinesi e siriani, con il dramma dei loro paesi dove, in uno c&#8217;è una guerra civile e l&#8217;altro è sottoposto ad un&#8217;occupazione militare. La guerra tra Israele e Siria si gioca anche sul territorio libanese.</p>



<p>Il Libano si è barcamenato finora in un equilibrio instabile, dichiarando la sua neutralità. Una condizione impossibile in un mare di contraddizioni come lo è il Vicino Oriente. Le pressioni politiche ed economiche messe in campo da Washington e Riad nascono dalla volontà di escludere Hezbollah dal governo. Ma senza questo movimento, non ci sarebbe una maggioranza in Parlamento. Hezbollah è un partito e allo stesso tempo un movimento armato di resistenza contro Israele ed è nel campo dell&#8217;Iran e del presidente siriano Bashar Assad. Suoi 4 aderenti sono accusati per l&#8217;assassinio dell&#8217;ex premier Rafiq Hariri e processati in contumacia al Tribunale speciale dell&#8217;Aja, che doveva emettere la sentenza lo scorso Venerdì. In passato, le condizioni politiche hanno costretto lo stesso Saad Hariri, figlio di Rafiq e capo del Partito Al Mustqbal (Futuro), a presiedere un governo di coalizione con Hezbollah. Condizioni che adesso non ci saranno più.</p>



<p>Durante la conferenza dei paesi donatori, si è vista la debolezza del governo attuale, che è stato escluso dal poter gestire gli aiuti internazionali, che andranno direttamente alle organizzazioni non governative libanesi ed agli organismi internazionali dell&#8217;ONU.</p>



<p>Le variabili sono molte e il presidente francese Macron ha accennato ad una di queste rivolgendosi al presidente USA Trump: “Le sanzioni rischiano di complicare il quadro politico libanese, invece di risolverlo”. Le sanzioni all&#8217;Iran, che toccano Hezbollah, intende. Per non far crollare il paese dei cedri, Parigi indica un governo di unità nazionale, per una riforma costituzionale.</p>



<p>Sarà capace la società civile libanese, che ha condotto le lotte di piazza, in modo civile e misurato, di proseguire su questo sentiero accidentato? Una riforma costituzionale ha bisogno di un Parlamento non spartito tra le confessioni ed una legge elettorale democratica: ogni testa un voto.</p>



<p>E&#8217; una lotta impari, che si svolge in condizioni molto più difficili in una situazione economica disastrosa e un clima internazionale polarizzato, che non lascia spazi di manovra.</p>



<p>Dalle ceneri del porto, potrebbe nascere il nuovo Libano, ma non si vedono in campo le forze per portarlo a termine.</p>
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		<title>Cosa accade in Libano</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 07:02:41 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha parlato con la giornalista Laura Silvia Battaglia che negli ultimi giorni è stata a Beirut e ha preso parte alle proteste in atto nel Paese. Le ha chiesto di spiegarci brevemente la situazione e la ringrazia per le seguenti notizie. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="650" height="290" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/l_-libano-sesto-giorno-di-proteste-di-piazza-j705.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13179" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/l_-libano-sesto-giorno-di-proteste-di-piazza-j705.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/l_-libano-sesto-giorno-di-proteste-di-piazza-j705-300x134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption><br><br></figcaption></figure></div>



<p>La popolazione è presente nelle strade ogni giorno, soprattutto con assembramenti nel pomeriggio e alla sera, molto colorati e festosi con persone di tutte le età, ma con una grandissima percentuale di giovani. La richiesta principale è la dimissione dell&#8217;esecutivo, senza rimpasti perchè inizialmente il governo Hariri aveva proposto un rimpasto e delle misure economiche che non soddisfano i manifestanti. </p>



<p>L&#8217;altro ieri sono apparse, molto pacificamente, le forze di polizia (l&#8217;esercito libanese) a contenimento delle manifestazioni. </p>



<p>E&#8217; una situazione che non si verificava, in Libano, da tantissimi anni e che non si è vista anche in altre &#8220;primavere arabe&#8221;; si tratta di un movimento trasversale a tutto il componimento della società e c&#8217;è la domanda ad un&#8217;attenzione maggiore alla sostenibilità dei cittadini, al poter avere una vita decente perchè qui l&#8217;inflazione è altissima  e il costo della vita è diventato molto alto anche a causa della gentrification nelle grandi città che spinge i giovani e le persone meno ricche ad abbandonare i quartieri originari e tutto questo ha un grosso peso. </p>



<p>L&#8217; unica forza politica che in qualche modo ha parlato è stata Nashrallah di Hezbollah, che ha dei membri ministri in questo governo, e che ha affermato che sarebbe meglio che tutto si mantenesse così, poi però ha detto che non sarebbe scesa in piazza, ma che è dalla parte dei manifestanti. Anche i partiti di opposizione hanno parlato, ma non hanno portato bandiere in piazza e dunque il punto è che ci si aspetta che o da una parte le proteste si plachino oppure che il governo si dimetta, senza se e senza ma. </p>



<p>E&#8217; molto bello essere qui, è molto eccitante perchè si sente l&#8217;atmosfera di una nazione giovane, si sentono delle richieste genuine e originali , ma l&#8217;unica cosa &#8211; come sempre succede con questo tipo di accadimenti &#8211; è che  chi va in piazza non è strutturato  e, quindi, non esiste in realtà una società civile che abbia delle rappresentanze in grado poi eventualmente di entrare come soggetti politici. Sicuramente può interloquire con dei soggetti politici, ma non ci sono dei leader della piazza. Questo è un punto da una parte a favore perchè rende tutto molto genuino, dall&#8217;altra a sfavore perchè questa è una richiesta politica e deve avere una conseguenza politica.</p>



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