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	<title>hotspot Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>hotspot Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Arrivi a Lampedusa: Solidarietà e resistenza di fronte alla crisi dell’accoglienza in Europa!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2023 12:15:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello: In seguito all’arrivo di un numero record di persone in movimento a Lampedusa, la società civile esprime la sua profonda preoccupazione per la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="678" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17168" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello: </p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>In seguito all’arrivo di un numero record di persone in movimento a Lampedusa, la società civile esprime la sua profonda preoccupazione per la risposta degli Stati europei in materia di sicurezza, per la crisi dell’accoglienza e ribadisce la sua solidarietà alle persone in movimento che arrivano in Europa.</em>&nbsp;</p></blockquote>



<p>Oltre 5.000 persone e 112 imbarcazioni: è questo il numero di arrivi registrati sull’isola italiana di Lampedusa martedì 12 settembre. Le imbarcazioni, la maggior parte delle quali arrivate autonomamente, provenivano dalla Tunisia o dalla Libia. In totale, dall’inizio dell’anno sono giunte sulle coste italiane oltre 118.500 persone, quasi il doppio rispetto alle 64.529 registrate nello stesso periodo del 2022<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>1</sup></a>. L’accumulo di numeri non ci deve far dimenticare che, dietro ogni numero, c’è un essere umano, una storia individuale e che le persone continuano a perdere la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa.</p>



<p>Sebbene Lampedusa sia da lungo tempo una destinazione per le imbarcazioni di centinaia di persone che cercano rifugio in Europa, le strutture di accoglienza dell’isola sono carenti. Martedì, il salvataggio caotico di un’imbarcazione ha causato la morte di un bambino di 5 mesi, caduto in acqua e immediatamente annegato, mentre decine di imbarcazioni continuavano ad attraccare nel porto commerciale. Per diverse ore, centinaia di persone sono rimaste bloccate sul molo, senza acqua né cibo, prima di essere trasferite nell’hotspot di Lampedusa.</p>



<p>L’hotspot, un centro di primo filtro dove le persone appena arrivate vengono tenute lontane e separate dalla popolazione locale e pre-identificate prima di essere trasferite sulla terraferma, con i suoi 389 posti, non ha alcuna capacità di accogliere dignitosamente le persone che arrivano quotidianamente sull’isola. Da martedì, il personale del centro è stato completamente sopraffatto dalla presenza di 6.000 persone. Alla Croce Rossa e al personale di altre organizzazioni è stato impedito di entrare nella struttura per “motivi di sicurezza”.</p>



<p>Giovedì mattina, molte persone hanno iniziato a fuggire dall’hotspot saltando le recinzioni a causa della situazione disumana che si stava vivendo. Nel frattempo, di fronte all’incapacità delle autorità italiane di fornire un’accoglienza dignitosa, la solidarietà locale ha preso il sopravvento. Molti abitanti si sono mobilitati per organizzare distribuzioni di cibo per coloro che si sono rifugiati in città<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>2</sup></a>[.</p>



<p>Inoltre, diverse organizzazioni stanno denunciando la crisi politica in Tunisia e l’emergenza umanitaria nella città di Sfax, da cui parte la maggior parte dei barconi per l’Italia. In questo momento circa 500 persone dormono in piazza Beb Jebli, senza quasi nessun accesso a cibo e assistenza medica<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>3</sup></a>. La maggior parte è stata costretta a fuggire da Sudan, Etiopia, Somalia, Ciad, Eritrea o Niger. Dopo le dichiarazioni razziste del presidente della Tunisia, Kais Saied, molti migranti sono stati espulsi dalle loro case e dai loro posti di lavoro<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>4</sup></a>. Altri sono stati deportati nel deserto, dove alcuni sono morti di sete.</p>



<p>Mentre queste deportazioni di massa sono in corso e la situazione a Sfax continua a deteriorarsi, l’UE ha concordato tre mesi fa un nuovo accordo sulla migrazione con il governo tunisino, al fine di cooperare “in modo più efficace sulla migrazione”, sulla gestione delle frontiere e sulle misure “anti-contrabbando”, con una dotazione di oltre 100 milioni di euro. L’UE ha accettato questo nuovo accordo con piena consapevolezza delle atrocità compiute dal governo tunisino, compresi gli attacchi perpetrati dalle guardie costiere tunisine alle imbarcazioni dei migranti<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>5</sup></a>.</p>



<p>Nel frattempo, osserviamo con preoccupazione come i diversi governi europei stiano chiudendo le porte e non rispettino le leggi sull’asilo e i più elementari diritti umani. Mentre il ministro degli Interni francese ha annunciato l’intenzione di rafforzare i controlli alla frontiera italiana, anche diversi altri Stati membri dell’UE hanno dichiarato di voler chiudere le porte. Ad agosto, le autorità tedesche hanno deciso di interrompere i processi di selezione dei richiedenti asilo che arrivano in Germania dall’Italia nell’ambito del “meccanismo di solidarietà volontaria”<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>6</sup></a>.</p>



<p>Invitata domenica a Lampedusa dalla primo ministro Meloni, la presidente della Commissione europea Von der Leyen ha annunciato un piano d’azione in 10 punti che conferma questa risposta securitaria<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>7</sup></a>. Rafforzare i controlli in mare a discapito dell’obbligo di soccorso, aumentare il ritmo delle espulsioni ed intensificare il processo di esternalizzazione delle frontiere… tutte vecchie ricette che l’Unione europea attua da decenni e che si sono rivelate fallimentari, oltre ad aggravare la crisi della solidarietà e la situazione delle persone in movimento.</p>



<p>Le organizzazioni sottoscritte chiedono un’Europa aperta e accogliente e sollecitano gli Stati membri dell’UE a fornire percorsi sicuri e legali e condizioni di accoglienza dignitose. Chiediamo che vengano presi provvedimenti urgenti a Lampedusa e che vengano rispettate le leggi internazionali che tutelano il diritto d’asilo. Siamo sconvolti dalle continue morti in mare causate dalle politiche di frontiera dell’UE e ribadiamo la nostra solidarietà alle persone in movimento!</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Firmatari</h2>



<p>Afrique-Europe-Interact</p>



<p>Alarme Phone Sahara (APS)</p>



<p>Alarme Phone Sahara – Mali</p>



<p>Alternative Espaces Citoyen – Niger</p>



<p>Anafé (association nationale d’assistance aux frontières pour les personnes étrangères)</p>



<p>Another Europe is Possible</p>



<p>ARCOM – association des réfugiés et communautés migrantes au Maroc</p>



<p>Are You Syrious?</p>



<p>Associazione studi giuridici sull’immigrazione (ASGI)&nbsp;</p>



<p>Association AFRIQUE INTELLIGENCE</p>



<p>Association Beity</p>



<p>Association d’aide des Migrants en Situation Vulnérable (AMSV) Oujda / Maroc</p>



<p>Association des Etudiants et Stagiaires Africains en Tunisie (AESAT)</p>



<p>Association Féministe Tanit</p>



<p>Association Lina Ben Mhenni</p>



<p>Association de solidarité avec les travailleurS/euses immigré.es (ASTI) des Ulis / France</p>



<p>Association pour la promotion du droit à la différence (ADD)</p>



<p>Association pour les Migrants-AMI, Nîmes, France</p>



<p>Association Sentiers-Massarib</p>



<p>Association Tunisienne de défense des libertés individuelles (ADLI)</p>



<p>Association Tunisienne pour les droits et les libertés (ADL)</p>



<p>Aswat Nissa</p>



<p>Avocats Sans Frontières (ASF)</p>



<p>Association Damj&nbsp;</p>



<p>BELREFUGEES, Plateforme Citoyenne / Belgium</p>



<p>borderline-europe- Menschenrechte ohne Grenzen</p>



<p>Boza Fii – Sénégal&nbsp;</p>



<p>CCFD-Terre Solidaire&nbsp;</p>



<p>CGTM Mauritanie</p>



<p>Chkoun Collective</p>



<p>Coalition des Associations Humanitaires de Médenine</p>



<p>Collectif Droit de Rester, Lausanne</p>



<p>Comité de Vigilance pour la Démocratie en Tunisie – Belgique</p>



<p>Comité pour le respect des libertés et des droits de l’homme en Tunisie (CRLDHT)</p>



<p>CompassCollective</p>



<p>Connexion</p>



<p>Damj l’association tunisienne de la justice et légalité</p>



<p>DZ Fraternité</p>



<p>Emmaüs Europe</p>



<p>European Alternatives&nbsp;</p>



<p>Fédération des tunIsiens citoyens des deux rives (FTCR)&nbsp;</p>



<p>Groupe de Recherche et d’Actions sur les Migrations (GRAM), Bamako / Mali</p>



<p>Groupe d’information et de soutien des immigré.e.s (Gisti)</p>



<p>iuventa-crew</p>



<p>Jeunesse Nigérienne au service du Développement Durable (JNSDD) – Agadez / Niger</p>



<p>Komitee für Grundrechte und Demokratie e.V.</p>



<p>La Cimade&nbsp;</p>



<p>La coalition tunisienne contre la peine de la mort</p>



<p>LasciateCIEntrare&nbsp;</p>



<p>Ligue Algérienne pour la Défense des Droits de l’Homme (LADDH)</p>



<p>Ligue des droits de l’Homme (LDH) – France</p>



<p>Ligue tunisienne des droits de l’homme (LTDH)</p>



<p>Maldusa</p>



<p>medico international&nbsp;</p>



<p>MEDITERRANEA Saving Humans</p>



<p>Mem.med:mémoire Méditerranée&nbsp;</p>



<p>Migrants’ Rights Network</p>



<p>migration-control.info project</p>



<p>Migreurop</p>



<p>MV Louise Michel</p>



<p>Paris d’Exil</p>



<p>Pro-Asyl</p>



<p>Push-Back Alarm Austria</p>



<p>r42-SailAndRescue</p>



<p>Refugees in Libya&nbsp;</p>



<p>Refugees in Tunisia&nbsp;</p>



<p>ResQ – People Saving People&nbsp;</p>



<p>RESQSHIP</p>



<p>Salvamento Marítimo Humanitario (SMH)</p>



<p>Sea-Watch</p>



<p>Seebrücke – Schafft sichere Häfen&nbsp;</p>



<p>Solidarité sans frontières (Sosf)&nbsp;&nbsp;</p>



<p>SOS Balkanroute</p>



<p>SOS Humanity</p>



<p>Statewatch</p>



<p>Tunisian Forum for Social and Economic Rights (FTDES)&nbsp;</p>



<p>Union des travailleurs immigrés tunisiens (UTIT)</p>



<p>United4Rescue&nbsp;</p>



<p>Vivre Ensemble |&nbsp;<a href="https://asile.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">asile.ch</a></p>



<p>Watch the Med Alarm Phone&nbsp;</p>



<p>Welcome to Europe network&nbsp;</p>



<p>Zusammenland gUG/ MARE*GO</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Note:</h2>



<ol><li>Reuters,&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/europe/italys-lampedusa-island-hit-with-record-migrant-arrivals-2023-09-12/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Italy’s Lampedusa island hit with record migrant arrivals”</a>, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Maldusa, “<a href="https://www.maldusa.org/l/lampedusas-hotspot-system-from-failure-to-nonexistence/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lampedusa’s Hotspot System: From Failure to Nonexistence</a>”, 14 septembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Déclaration “<a href="https://euromedrights.org/publication/urgence-humanitaire-au-gouvernorat-de-sfax-la-societe-civile-tire-la-sonnette-dalarme-face-a-une-situation-inacceptable/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Urgence humanitaire au Gouvernorat de Sfax : la société civile tire la sonnette d’alarme face à une situation inacceptable</a>”,&nbsp;14 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Migration-control.info-project, “<a href="https://migration-control.info/en/blog/mass-deportations-and-eu-externalisation-in-tunisia-overview-press-review-and-critics/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mass deportations and EU externalisation in Tunisia: Press Review and Critics</a>“, 2 août 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Alarm Phone, “<a href="https://alarmphone.org/en/2022/12/19/deadly-policies-in-the-mediterranean/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deadly policies in the Mediterranean: Stop the shipwrecks caused off the coast of Tunisia</a>“, December 19, 2022.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>La Repubblica, “<a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2023/09/12/news/migranti_da_berlino_stop_ad_accoglienza_dei_richiedenti_asilo_dallitalia-414254801/?ref=RHLF-BG-I414254188-P2-S1-T1&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Migranti, da Berlino stop ad accoglienza dei richiedenti asilo dall’Italia</a>“, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Commissione europea, “<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_23_4502?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Press statement by President von der Leyen with Italian Prime Minister Meloni in Lampedusa</a>“, 17 settembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li></ol>
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		<title>Moria. Appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 08:22:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(www.asgi.it) Associazione Per i Diritti umani ha firmato l&#8217;appello e invita a fare altrettanto. Moria, appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee&#160;Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha firmato l&#8217;appello e invita a fare altrettanto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14629" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Instagram-Header-1024x1024-1-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/p03lhHKxeqLE_NdqPxvj9GYfZ5188CqswbqltjyZPxwG9O6dNxyJ7_IGLVVtXGF6QMUdgpjmzyKJJdi3GGMNOC4w11murdMdLUs2kVh92TYSCbcglU8ssxgyY-Fb9dQM3wuJrO9VCjHeZXS5imoQvobZInFi4xVBq0Kd7H7kN7diuUgULYXTuqxj9kHlLCQTs9ehsjMtZsDZvpuVN4bsW5Jzo_UyHJKjxRJouuj9Y8tYRusaJvUJl8FYyrXX3tSu1Nv6jyAU4-I5VIp2g5a0inSqrY-VNzG4XVP55LgSrw?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Moria, appello per un&#8217;evacuazione urgente e un cambiamento radicale delle politiche europee</strong></a>&nbsp;Durante la notte tra l’8 e il 9 settembre un incendio ha distrutto l&#8217;hotspot di Moria, sull’isola di Lesbo, in Grecia, lasciando circa 13 mila persone – tra cui oltre 4 mila bambini – senza acqua, cibo, protezione.&nbsp;Insieme ad oltre 200 associazioni e organizzazioni internazionali e a diversi europarlamentari chiediamo ai leader europei che vengano prese urgenti decisioni per porre fine agli abusi sistematici dei diritti umani ai confini e negli Stati membri dell’Unione europea.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/ib3KlaklGeoJ43UHT1ZEqzqa0-RRx57QR8z2VLi0qlKvsXV_Z4QBuN1h0bJBgaph-PstTbxawKHavAKbQyEvWiu7Uop3bq1-Z1T_RBdKpfMPN42x31JGST20teIaAVUJ8JXD9tjczMQk9GY1C9hFWUDZt7VFkHzmTUoijtMzHtvsxsOxzQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Firma la petizione</a>&nbsp;</td></tr><tr><td><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/IlyS0NSgn10J8NvZbw8VLb1hQlSUEUklygsjOJjm3i1beEgu5NgbTXOI1RawXKp6dfSRJtHsGekNwKheGyc4xgdXrPxLgw_AiDhRjUBEOW8IMHIyGl4eAy7DjPPXA5phXYBfzeGjM6O4sThOXtl9ZR2mAMbiW8tJORjD_Tg-nbSqjScS2N2wlXcGc1meoyQ3jITbtX6GjJfcKjQHJ5tS4Tnr9klO7KkiurZFCmkNqwnjpuS6Ro7x-zk_xlod4-xWVPH5bHLIBldKsrQ5YHmLjdiR-eqGV9k1I4EhOefTokoarocn-GSMjePirT0qIYlekSVfvLAuUUKdngoOh92ojTd0WyEeLI6Jj9LOYC4zqC0muIndssLDvxnotFlZGL6vK-EE1oDAHVRgj65Sc3JOqcWrbgEW1i8nPt7e8LTDkes-BXM=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/15fd9f264001efa0668072cabf04073d203e1c628b776e87506daf3661b832d6.gif?e=IXsCx9pBKe5gJEWkwxrQti-AaWI3mEKeW9DAzAISGHvVncCOG09-nxtGpSOXLs5t-LVLilPb_VP-SCx8ezoMO3qUSgJcq4H1JVsM0dXF8A7lRTZHGDAT8gAzbr4q7swBmAgy9D5SixJ0XEP5zIoKvrslo8VDAZTU56FVOoqikasXA6k-Ptg7D32BSwc&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><strong>Moria, come siamo arrivati qui</strong></td></tr><tr><td>&nbsp;&#8220;<em>La stagione politica autunnale a Bruxelles è iniziata da dove si era interrotta: quando arriverà il Patto? In che modo&nbsp; il COVID influisce su tutto? Poi l&#8217;incendio di Moria ha colpito come una tonnellata di mattoni, per ricordare a tutti che l&#8217;attenzione deve essere rivolta anche alle crisi umanitarie di lunga durata che derivano dalle politiche europee</em>.&#8221;&nbsp;Catherine Woollard, Director of the European Council on Refugees and Exiles (ECRE)&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/UBQB1XjS8-Phaeq1tzhUXN0l_vZz88VxWA1cs6lwPFoyFq7KdHfG54XUsuS4cKkJfsw-cHTEhT4HUCIcYKDR_0bzHLR66QNyOkbTuGfCVyHpwyetoiUiv1cyaQy_B-vmEpSgufZw7UrDUTHbAYiPypInVWD6ijVjPF22E9Zm8GMxsEePBCsa3fSMRYHrLdmvCmAEZnzJU_v_a5vnLst-9J6GflY?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nell&#8217;editoriale dell&#8217; 11 settembre 2020</a>&nbsp;Non si è trattato di un evento inaspettato.&nbsp;&nbsp;Nel 2015, l’Unione europea ha introdotto l’approccio hotspot, che ha imposto all’Italia e alla Grecia la gestione di migranti e rifugiati arrivati sulle loro coste. A marzo 2016, l’Ue ha firmato un trattato con la Turchia, per &#8220;arginare nuovi arrivi&#8221;. Senza sorpresa però queste disposizioni hanno trasformato le isole greche in carceri a cielo aperto e hanno aggravato la catastrofe umanitaria ai confini greci.Lesbo e gli altri Hotspot dell’Ue sulle isole dell’Egeo hanno raggiunto il punto di rottura molto tempo fa.&nbsp;Questi campi gravemente sovraffollati&nbsp; sono caratterizzati da condizioni di vita stentate e da una grave mancanza di servizi igienico-sanitari adeguati o strutture igieniche, ancor più grave alla luce dell’incremento dei rischi per la salute dovuti al Covid-197.&nbsp;&nbsp;La situazione negli altri hotspot greci è altrettanto insostenibile e&nbsp;<strong>numerosi avvertimenti sono rimasti inascoltati per oltre quattro anni.</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/JiJByfOIDhK5uVmNa41JOVPiAnMsDLQ25Pp86cfb-kUnxlWbiGeT8BGwE813Cp0hdikg4GLrLPK2FCuMAm5roH5bagjtevf7CwQAC_4zCrjlUoKFvUPiNlixxJSG6zqKwReOV9MUwSyy1FRxhlg5Gkgg2RecrD9RMNtEeD_st5zBnK8fDxbV_C2C5UW-BOaPmKbsttoLrE5x_leuAVQoli0eptimaSeIfdlp8Lg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr><tr><td>&nbsp;<em>“Quello che è stato fatto in Grecia è la messa a punto e la sperimentazione di un sistema normativo che ha come obiettivo quello di rivoluzionare il diritto d’asilo, permettendo una riduzione dei diritti storicamente riconosciuti ai richiedenti asilo.Alla Grecia si è chiesto di forzare alcune normative o di emanare alcuni istituti e renderli sistemici per sperimentarli”</em>&nbsp;<strong>Avevamo visitato il campo di Moria&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/2GZeN6wmx0PIkVeOSWyFe5JMhhFir54MMnvzYVB6cC2HldXdVKo36kKkmQSMMVG5Us4m3ck-9PSigB7CfLpsY19P_8fX9THvB9RufDAMhzfc_42cjNTYiSB7OE2x3VDfk6cMpfLmCu_9t6yj4Tf3EP_gSf2zTWjFP9E1W_DJM_ITLcuoouzMfAAkGswW8TXX6XWFaNihPeP1bF42PgR1mx6J8gsGpyKt_rf9Ru8Mtb_nLCIBscxE_g_qRgjY8HDYJpUsd1wBLbx5g4tw5ZnfVLucT7dl?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una prima volta nel giugno 2016</a>, pochi mesi dopo la firma tra l&#8217;Europa e la Turchia e&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/BjBPMNW5_3UXYgS6r2cZ5A94YMD7E_TaIYdnwJoiRZ1GJKOJfPx1vM4B3RR7qRCPT6lxEeet7lXaiY0ey4n4STPnR3QezzifxGSlFUjAFlFEWUYKxww5VxhNVBFCgAJYe4HxWvzk5EqeGgkKI0W-szTHeiR0Kse_YaJWBncWiRSaqPaz2DZOYhQBGPb9kR8-v5glD9D_zE_UvK_D6C05pyFPEp8XZWLxBUtO_XTOWt_r43f2grskAOs-hEBXa_ZlZA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">successivamente nel 2017</a>.</strong>&nbsp;Da Atene alle isole di Lesbo, passando per Chios e Samos,<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/xiEqRqf77G0kRl-XM7S5chm7KI8PLpVOviVanusTK6dtARFBxYcn00bqV0c6vV8aFGm9qzVpqUn3_KK9b8BC620tSc00kxwIaomAO4f3vF21oyTv4X84k7WIBS7ACPoAar7CyTu2TFucApz-7Etj80LB14QHT_omSpd0jdhNMgihHiGlaeDzgeIhrqF_BuhD9XYCtcN30F0Avg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;i nostri sopralluoghi ai centri di registrazione e identificazione&nbsp;</a>presenti sul territorio greco avevano messo in luce&nbsp;<strong>la dimensione di laboratorio che aveva assunto la Grecia per la sperimentazione e il perfezionamento delle più recenti politiche europee</strong>&nbsp;in materia di gestione dei flussi migratori e il cui fine, col tempo sempre più esplicito, era quello di ridurre drasticamente gli arrivi nello spazio europeo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><img width="590" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/Hqb8AZcYgsEsmYS_Dfbrb1l0Sh6SROZFTWgodYhMDk7aCH3wjZAFmBd993vBpawzLcaBEUfFZzJzVSvr5xhlP9aeYrkduDZOhfJiHXoGOQbrxcZZ_g_WYjq18aLq6jZt6lLm5dT8XvJ3rTHPdhn-WbofW9rinDSJjWZYhULtlTuEDhUJ5PEcMQEAMAu_M3Bno_NQXKhTFfbt_UY6x7EAPyFHRtmawkuN3HO0yrJfvZ_wQgDLgdrvAGWAsfKj3yD41Zyu-z9VFslWr42qIPcLzMbR8mF2Y4JIXgzzIu34f_24rKniukiehk0uTW36uqjRiy2LVaj557GZU3Fue2RyBbKHlvcgIrm8YOvZpJEquEPX98wrHeW0OFoKGRr0hqgWEYgEHdbS0RKmM_gjVG9Gix4fhd_UGAH2ZV1UPE_hXpId2wDNgNLXsGas2iVFgU-68YMhvyZaIBFpPubCBH6PHeQCPjrRQoHt5ArQNuub=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/aab352752880c70208b91676a9fc0cc1fb87cae765cbeae26802df222c56abc8.png?e=msvVa89rAjCpkKdKm1tPZ2GP4TbvvkFi9UJzskaOpMjCcFwEMjYUHBsb_010e42ylz3UyHQxw9CFHtc3qpt9fvPyVmIJ_rAZ5_9tSj6p-t7M55sgQouv2eM3VG2jiagB-jlEloRA4um8TBxNpK4Z469FXWTA8kZaX1Ao4Scgqz4ag5_PyNs9r2b3hcwNBK0JiXE_p12s0VMQcXydHCZYWN4hO2oPQUeKlKyqbw&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td>&nbsp;In Italia, con le associazioni che fanno parte del Tavolo Asilo&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/5pJY5X45WmdCieGbZPjfEGbH6MlNuvTtnljUxhq_VHIfKe48BEXCO5IE6DhxVU6V_d0znnZiHiidB-sbrSxuf2MTApcEzY6rUULPolTx1djRMsPcuyoT-JZtRJpVqR6QbKy8bCjOSWJmRKQqiIdsSCakhJgKLxPC_p-xxdaS6AoVfSBwrLp4307EpKuvBT1X4p0EIBhERrYVMgZFrkuW17idzIJVvMEEtpN22d6B_BfaMJkmX9XE?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo denunciato l&#8217;illegalità dell&#8217;Accordo UE-Turchia&nbsp;</a>chiedendo all&#8217;UNHCR di non partecipare alle operazioni di valutazione di massa dell&#8217; inammissibilità delle domande di protezione internazionale avanzate in Grecia dai richiedenti giunti dalla Turchia e al&nbsp;Parlamento italiano di sottoporre a ratifica l&#8217;accordo UE-Turchia che riteniamo contrario al diritto europeo, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, all’art. 10, 3° co., della Costituzione italiana e più in generale ai principi fondamentali della nostra civiltà giuridica e della nostra tradizione democratica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/xeYg4pda_AiUvID5EWJW5wJFu_LPwbmeX3EU5OWpYckIylTquSrgf-ZdqRijqAVsMHDMPzQvZGmucY7p6cowV6Xfpe8azpe82YMuEnFdpuVpqeF5xdngX5RfGTKAM3AEZ0vhOuJLoX7g3JoacBKi3RMqZ8kwJqrl3U3_20s_CFsh6vf7afofZz-fFFl9XsZSv7PLL03NVoh9udnzdR5I0mUz0pk-Xa1yI3LeWbB-ExxaGqHw_Q26INaOgVM?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr><tr><td>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/LJ4FZ83g6Q4sw52vHZ1_W_1JRu6wa3erOCCi8pU0jWRkIH1_3VpXaekw0zBm0FZl8cOEsY5JOxg8Ih0B2kLmlBjFPHdCRBl8-tTClGYdznCDo22lvI0-_Hkbv4MgPlDcYXaiqeFksBR_uysi3mfXnFyH4vfuMicCavhDHSJ20hrrYXRJKd9XknZ-r_x2enxFFhegsYVOnLLJXBZ5R3h6WBDL_q6FrnunhfcQAIz3VrhYBWh7_uxhqTuh3kI?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Insieme ad altre organizzazioni in difesa dei diritti umani a marzo 2020</a>&nbsp; ci siamo uniti per presentare denuncia contro la Grecia e l’Unione europea alla luce dei numerosi fatti di violenza e per le violazioni dei diritti delle persone migranti e dei rifugiati in fuga dalla Turchia, in costante crescita.&#8221;Documenteremo le violazioni dei diritti dei migranti e dei rifugiati e denunceremo i responsabili. Supporteremo anche gli attivisti, sempre più criminalizzati per la loro solidarietà ai migranti.&#8221;&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/sHsL3MueMo8dFIYDqSjBzYHl1kd-Sb1l3cRjYhoszLYN3UqupzG7acaflwNx5SR3EqkL-6zvQuk2s_gfDXpCArmv4FKxgmenwuGuQenfztUhdz6dXfF3XfnGrI4o7yiSs54o20vFvbAPjTdTNceAvKbKsRv0yEb8gHi5tcPesnXOjKI-cU-nfrjFxRM7iegRRxFdlPKVNcGwU5OS6IVhQU4rrtKjxD7opfJiKbrxoXiy59rz0sG_9IFyKV8nMFNBi2gwrZw9FuXnzwqVAfuFvXe4Bw7I-xo8zNDUa1eam2C3kTCExFACGZc8LbWe-47VznoCzM_2Ff7cxmLZD7VvXdAlwza8s8rsBqj2llthLH1jx0uh6dfliXNPXxaSbOjXkkb0JbGbxfLffzNJ9ZpHI_og0IaXt87S0TGgnwBsYmxAjHQ=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/15fd9f264001efa0668072cabf04073d203e1c628b776e87506daf3661b832d6.gif?e=odoUkdwLbczUW3O3_GXtul7oVdsgXXaFDHOTsprjKYgsGnCsA4eow-NQ3IvMdfXOqUfaHY9YVZg8-tJR_4nb51rGM1Dy3eiKDsbSBXPwjIzI7R02e1jHh-T1bNS-giclmDNVhTHAk2TwgJJTCVzsWVv4xKmLKg3wmZc3u7gz7ynX18gq15ZcXj7FwbY&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><img width="578" alt="" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/2Ps9BZrdCFNyUQxROtSYZLSl0o3XHEeL2oiM37c-SJCnrf7ZfoqnsZpgFOTZdmAd3tpPyvhMCQ7WlkKmnB71scJotxRRR6NXozzvzzjm3MjhZ5nq6XB40gW54i6hi3bToEbrnihWmczKbjWHidsUX0YHZg_qDT61oMtpfPzl7NpWS6Z0JRcK4DHPl7IfwaA8IpLE3_OWngl3CAbaXl90nw2emYqIYPDq3eL_0wfIjRFCc9kwlVcADWvv-52shO8tT8TJAzdOt44plqYhjJECiEYmmUBEb66IFBBxqtyHmrE_iaynsk2IAAXbT6K0k5MO1GPAtrhBVDGOQuwPXOfURn0bF_46EhtYZYtpFGkNfSHTeaTrlOK7_VYBuuNf38Khqv1YzS7tsJPPNA-LyQTFI6z0WoCEAHWUoYdJdzIDD5cjTLTOn3ZTrcVaAT_CoffuYKkAYmJpbw1Ap_jg1F_584twU6SNt8fAvblpFE2T=s0-d-e1-ft#http://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/67c05942ff2004b8ef841e625316ed580c1f438ac7deede80752c9e786f8ad4b.jpg?e=Xg8fP6Ev26prFaDjKSpeipDGUqwjC9p_Sa88qVU5_Cu1cBml_VLt552KP_wIx3ykRz-Va-7V4VVSKoQnCnkloxVh6gBDH_ZGWDxJW1LfliCJVwYaSNaL42gGpGhyN0FgqPyvBh1F4oaiyZlyBddQ7xceXq8IJt9XP4CaALhEHcqFk24TOkTYws6CqSjb1D0lVVne2f33Den0--W0nzcoTuTTMc7wGGVm6oxjpw&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td>&nbsp;<strong>Gli ultimi eventi dimostrano ancora una volta il fallimento degli hotspot come approccio predefinito alla gestione della migrazione.</strong>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/mA_ke6cat6_mu2wsCUR4t7grNK6a3ciYdkWQCjRHe7Qvxzn2Hgy341_8zNPSVKbZBIAjdXLvGVSFnitOx5n1Dy7Us1HkZ3BYZST6cOPfJyQ0sjACDTafak_hpYlMfX4_c8_KGXMIWQRrNlUVW8UIr8YmjwTjTOl_DTmNwfBsBGlOUDEX9vO0ld_X-7aoyMHIYTEsoFcnyc-38qOB_xplsRbm0oKcvVnFPWAxLF1rtuTmTPr1asUJLjw1WzPgtYbf2USugZ9hJTY?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Assieme ad oltre 70 Organizzazioni di tutta Europa</a>&nbsp; l&#8217;11 settembre 2020 abbiamo promosso un appello alle autorità dell&#8217;Unione europea in cui:&nbsp;&nbsp;&#8211; &nbsp;<strong>chiediamo&nbsp;al Parlamento europeo</strong>&nbsp;di indagare sul ruolo che l’Ue e gli Stati membri hanno avuto nella fallimentare gestione di Moria;&nbsp;&#8211;&nbsp;<strong>esortiamo la Commissione europea, la Presidenza tedesca del Consiglio dell’UE e gli Stati membri</strong>&nbsp;a considerare le orribili immagini dell’incendio di Moria come una prova inequivocabile del tragico costo umano di un sistema di asilo e migrazione dell’Ue basato su politiche di contenimento e deterrenza;&nbsp;&#8211;&nbsp;<strong>raccomandiamo vivamente alla Commissione europea&nbsp;</strong>di tenere conto di questi eventi&nbsp;<strong>in vista del nuovo patto su migrazione e asilo</strong>&nbsp; per garantire che queste stesse politiche non siano alla base delle proposta estremamente preoccupante dei “centri di elaborazione” alle frontiere europee.&nbsp;&nbsp;</td></tr><tr><td><strong>&#8220;È fondamentale che il nuovo Patto europeo rappresenti un nuovo inizio e non una replica degli errori del passato.&#8221;</strong></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Nessun protocollo contro il virus nei CPR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2020 07:50:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Nonostante la maggior parte dei voli di rimpatrio sia stata sospesa a causa dell’epidemia di coronavirus, i centri di detenzione per il rimpatrio italiani continuano a funzionare a pieno regime, senza che sia previsto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="566" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-1024x566.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13767" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-1024x566.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-300x166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-768x424.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1120w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>&#8220;Nonostante la maggior parte dei voli di rimpatrio sia stata sospesa a causa dell’epidemia di coronavirus, i centri di detenzione per il rimpatrio italiani continuano a funzionare a pieno regime, senza che sia previsto nessun protocollo di sicurezza, né per gli ospiti né per gli operatori e i poliziotti che ci lavorano.</p>



<p>Sono circa quattrocento le persone rinchiuse nei Cpr italiani in un regime di detenzione amministrativa e se qualcuno dovesse risultare positivo al test del coronavirus, non ci sarebbe una procedura stabilita per affrontare la situazione.&#8221;</p>



<p>“Nessuno rispetta la distanza di sicurezza di un metro, non ci sono né mascherine, né guanti, né disinfettanti”, racconta la donna. “Chiediamo che ci facciano stare recluse in casa o che ci tengano nelle comunità, nei centri di accoglienza, ma non qui dentro, dove la sicurezza è impossibile”.</p>



<p>&#8220;(&#8230;) nessun documento ufficiale, né tantomeno il decreto governativo Cura Italia menziona le misure necessarie da adottare per garantire sicurezza in questo tipo di realtà&#8221;</p>



<p>&#8220;Il ministero dell’interno non ha mai risposto alle lettere del garante nazionale. “Il presupposto stesso dell’esistenza dei Cpr, cioè la possibilità del rimpatrio, è venuta meno. Quindi ci si chiede quale sia la legittimità dell’apertura di questi centri”&#8221;<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/03/20/cpr-coronavirus-covid-19-rimpatri?fbclid=IwAR3n2PwwYcMsbmu4VDyuBnIfZwF677R9yJ_jSHdR49Qn31V4fgIGlJnMAak&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/03/20/cpr-coronavirus-covid-19-rimpatri?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Nelle succinte disposizioni del Ministero dell&#8217;interno, nelle quali per lo più sono superficialmente assommate tutte le casistiche (hotspot, centri di accoglienza e CPR), lo spazio dedicato a questi ultimi é sempre minimo, e si riduce alla raccomandazione di trovare locali adeguati all&#8217;osservazione della quarantena.</p>



<p>Che sia impossibile osservare le misure minime di sicurezza, e già quelle sulla distanza, in celle da 7, si finge di ignorarlo.<br>La paura nei centri é tanta, e aumenta ad ogni nuovo ingresso.</p>



<p>Sta di fatto che</p>



<p>&#8220;Resta aperto il problema della coerenza di un trattenimento finalizzato al rimpatrio nel momento in cui sono bloccate tutte le possibilità di arrivare nei Paesi di destinazione: problema che è ancor più rilevante per coloro che sono prossimi alla scadenza del numero massimo di giorni previsti per tale forma di trattenimento&#8221;,</p>



<p>come ha osservato lo stesso Garante Nazionale<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG7716&amp;modelId=10021&amp;fbclid=IwAR0piepTasVGFt_k5Uwp7sHY0wA0GpC5GSpPEn8Us6XW7GkZOPujyOqS06I&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG7716&amp;modelId=10021&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/26a0.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="⚠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&nbsp;Su tale presupposto, alcune associazioni di giuristi specializzati invitano i legali a richiedere il riesame del provvedimento di trattenimento dei loro assistiti. E qualche Giudice comincia ad accoglierlo! (v. commento)</p>



<p>Il CIE di Barcellona é stato chiuso giorni fa per tale motivo e forti nelle ultime ore sono le pressioni da più parti sul Governo spagnolo perché vi sia un provvedimento generale in tal senso<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://www.niusdiario.es/sociedad/Liberan-internos-repatriados-cie-barceloa-coronavirus_18_2917170369.html?fbclid=IwAR2VeiAvY0LeVbtYK8xT8G48fs_j6QYMB4Usq3ly_SBbSOFk3LssJ0PqrHc&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.niusdiario.es/sociedad/Liberan-internos-repatriados-cie-barceloa-coronavirus_18_2917170369.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://elpais.com/espana/2020-03-19/las-restricciones-por-el-coronavirus-paralizan-las-expulsiones-de-inmigrantes.html?fbclid=IwAR1Fal3Uo4LzBkn7MuRxUFblmzNsV_pm5jwJDhCIR06cQi6BmZ01vTcmNF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://elpais.com/espana/2020-03-19/las-restricciones-por-el-coronavirus-paralizan-las-expulsiones-de-inmigrantes.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="🔴" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&nbsp;Rinnoviamo l&#8217;appello alla chiusura immediata dei CPR per l&#8217;emergenza in corso<br>(<a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fbit.ly%2F2QwrzSC%3Ffbclid%3DIwAR1nX5aa1_wMMlSJV4YXbH2tss7ZsZw69JivziGFqaX6iccvl23vxYUo3-k&amp;h=AT1dVCHRibH92os91Q4t7xc_VY4bgfN3_Sfr58cMZZMnuG8eqDlYDYcT_6tLJLDsZI_77INKdo6ARLidnUSTrvmKVu6lj93L13_4yLeRmw0I-_vLcM2mJ84RvuE8-dRyTA-Sptg9Aw&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://bit.ly/2QwrzSC?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).<br>Per adesioni: appellocoronacpr@gmail.com</p>



<p>Non vogliamo credere invece che si pensi ancora di aprirne di nuovi, in questo contesto.

</p>
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		<title>#FreeTheMoria35: cancellare la deportazione dei richiedenti asilo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2018 06:57:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>35 richiedenti asilo dell’hotspot di Moria, a Lesbo, arrestati ingiustamente a seguito di una protesta pacifica svoltasi il 18 luglio 2017, e con gli 8 richiedenti asilo del centro di detenzione di Petrou Ralli,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>35 richiedenti asilo dell’hotspot di Moria, <a href="http://www.meltingpot.org/+-Isola-di-Lesbo-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">a Lesbo</a>, arrestati ingiustamente a seguito di una protesta pacifica svoltasi il 18 luglio 2017, e con gli 8 richiedenti asilo del centro di detenzione di Petrou Ralli, ad <a href="http://www.meltingpot.org/+-Atene-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Atene</a>, in attesa di giudizio dopo essere stati sottoposti a estrema violenza da parte della polizia, mentre cercavano di parlare delle condizioni di detenzione con il direttore del centro.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10681" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1169" height="826" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-768x543.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-1024x724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1169px) 100vw, 1169px" /></a></p>
<p>Per la giornata di ieri, 10 maggio 2018, è stata stabilita la loro deportazione in Turchia.</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> fa parte dell&#8217;Osservatorio Solidarietà &#8211; Carta di Milano e ne riporta la dichiarazione e l&#8217;appello:</p>
<p>L’Osservatorio Solidarietà – Carta di Milano, che aderisce alla campagna #FreeTheMoria35, chiede la cancellazione immediata della deportazione in Turchia prevista per domani, 10 maggio 2018, di sette richiedenti asilo  del gruppo, in base alle motivazioni indicate dal <a href="http://www.legalcentrelesbos.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legal Centre Lesvos</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mediazione interculturale e accoglienza dei profughi: oltre la prima accoglienza</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 07:43:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Lahcen Aalla. &#160; Il tema della migrazione é molto complesso e implica settori diversi e molteplici attori. Una seria riflessione su questo tema impone di pensare alla fase prima della partenza, quella durante&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="title single-title"></h1>
<p><!--.headline_area--></p>
<div class="post-info"><span class="thecomment"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/23658720_1548443038568126_592972825410800011_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10315" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/23658720_1548443038568126_592972825410800011_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="390" height="293" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/23658720_1548443038568126_592972825410800011_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 390w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/23658720_1548443038568126_592972825410800011_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 390px) 100vw, 390px" /></a></span></div>
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<p>Di Lahcen Aalla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tema della migrazione é molto complesso e implica settori diversi e molteplici attori. Una seria riflessione su questo tema impone di pensare alla fase prima della partenza, quella durante il tragitto, quella dell’arrivo in Europa e anche la fase di ritorno o di proseguimento del cammino verso un’altra destinazione. Anche il lavoro del Mediatore Interculturale varia secondo la fase in cui viene a intervenire. Pubblichiamo qui una riflessione di Lahcen AALLA (Mediatore e formatore in Mediazione Interculturale). Il dossier è pubblicato, per intero, su www.mediatoreculturale.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pur con livelli diversi tra le regioni, l’Italia, ha maturato una significativa esperienza di gestione della migrazione e di costruzione di sistemi di accoglienza dei profughi. Alcuni servizi pubblici e del privato sociale, sono diventati dei veri dispositivi di mediazione interculturale operativi con personale multietnico e multidisciplinare che assistono direttamente i migranti e i rifugiati e che offrono consulenza ad altri Enti.<br />
L’esperienza di sostegno psicologico, ai rifugiati vittime della tortura, dimostra che certe persone portano con sé sofferenze maturate durante il primo impatto con l’Italia a causa dei problemi comunicativi, degli incomprensioni o dei conflitti legati all’impossibilità di comunicare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Hotspot e prima accoglienza</h3>
<p>Il sistema di accoglienza dei profughi in Italia è diviso in diverse fasi, di cui possiamo citare:</p>
<p>– La prima <strong>fase è quella detta “del Hotspot”</strong>, nei CPSA (Centri di primo soccorso e accoglienza). Fase nella quale si effettua il foto-segnalamento e lo screening sanitario;</p>
<p>– In secondo luogo viene <strong>l’accoglienza di emergenza</strong> nei Centri di accoglienza (CDA) o Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), al fine dell’espletamento della domanda di protezione internazionale.</p>
<p>– E poi viene <strong>la fase di protezione e integrazion</strong>e per i richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), gestito attraverso gli enti locali con l’essenziale supporto e ausilio del terzo settore, che offre soprattutto servizi per l’accoglienza e l’integrazione dei soggetti beneficiari.</p>
<p>L’opera interpretariato nella prima fase è molto delicata e complessa, perché si attiva in un contesto di emergenza e di “controllo”. Dopo il breve passaggio al CPSA, il trasferimento ad un CARA; CDA o CIE determina già  il passo seguente sarà di accoglienza o di rimpatrio.</p>
<p>Alcuni rifugiati che hanno vissuto l’esperienza di rimpatrio attribuiscono spesso la causa all’interprete che non avrebbe tradotto bene secondo loro o non avrebbe usato “il suo privilegio” di essere ascoltato dagli ufficiali per favorire il richiedente asilo. La stessa origine etnica dell’interprete potrebbe essere vissuta come fattore di beneficio o di sfavore.</p>
<p>Il continuo cambio della provenienza dei rifugiati pone anche un problema di reperimento di personale qualificato in grado di comunicare nella lingua o nel dialetto degli utenti. Inoltre, il lavoro di interpretariato con operatori che hanno mansioni di controllo, lascia poco spazio alla mediazione interculturale. Ma questo non vuol dire che quest’ultima sia inutile i quei contesti, ma significa che bisogna rafforzare la qualifica di questa figura con particolare attenzione alle competenze relazionale e alla gestione dei rapporti interpersonali nei contesti di emergenza. Da un’altra parte occorre razionalizzare e autonomizzare il coordinamento di queste figure professionali operanti in questi contesti.</p>
<p>Nel Sistema di protezione e integrazione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), sono già previsti dei mediatori interculturali, ma l’assenza di un albo professionale e di un profilo formativo e professionale nazionale, permettono di aggirare la legge e di introdurre sotto questo profilo persone che riescono a provare la conoscenza di una o due lingue straniere, spesso quelle insegnate nel sistema scolastico italiano come il francese, lo spagnolo e l’inglese, anche con livelli di conoscenza scritta e parlata basici o elementari. Il mediatore interculturale nel sistema di accoglienza è chiamato a facilitare la comunicazione, mediare i conflitti e informare sui contesti sociali e culturali del contesto di arrivo dell’utente e decodificare linguaggi, chiarificare contesti e situazioni a suo favore.</p>
<p>Ma oltre a queste mansioni che si svolgono generalmente in situazioni di colloquio, il mediatore interculturale è chiamato a operare nella gestione della vita quotidiana del gruppo e degli individui. Questo gli impone di aggiungere alle sue competenze di comunicazione e di relazione anche competenze di lavoro in un equipe educativa.</p>
<h3>Mediare “tra una cultura minoritaria e una dominante”</h3>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-10316 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="262" height="165" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 386w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1169-300x189.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 262px) 100vw, 262px" /></a></p>
<p>La psicologa Margalit COHEN-EMERIQUE considera che la mediazione interculturale permette di far comunicare culture minoritarie con una cultura dominante al fine di favorire un dialogo equo. Quando, in Italia, un servizio, impone ad un utente “un mediatore interculturale” italiano che parlerebbe la sua stessa lingua o una lingua veicolo, gli si impongono delle interpretazioni fatte dallo stesso servizio o sistema e gli si nega la sua alterità.</p>
<p>La condivisione dello status di immigrato (anche se non più attuale nel caso di acquisizione della cittadinanza italiana), della stessa origine straniera, sono già dei fattori che permettono all’utente di sentirsi rappresentato nel servizio e di potersi esprimere senza bisogno di mimetizzarsi o di non comunicare tutto di sé. La mediazione è una negoziazione che si attiva attorno alla lingua e alla cultura e interroga delle identità.</p>
<p>Il progetto di vita e di immigrazione nella sua coerenza o mancata coerenza, esercita un’importante influenza sul percorso migratorio e anche sulla vita dei figli nati o cresciuti durante il soggiorno in un paese terzo. Ma anche uno strumento normativo come il “trattato di Dublino”, potrebbe determinare lo stato di blocco o di essere “da nessuna parte”: essere sospeso nel nulla.</p>
<p>Spesso, non è solamente il desiderio di andare in un paese, dove si pensa di stare meglio, che determina la difficoltà di obbedire alle regole della comunità Europea e di fermarsi nel paese che si considera di transito, ma ci sono sempre legami famigliari da connettere e altri fattori storici da prendere in considerazione. Certamente, la mediazione interculturale non è l’advocacy (testimonianza a favore) e non può pretendere di togliere completamente tutte le barriere.</p>
<h3>Vivere tra due mondi</h3>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-209.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-10317 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-209.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="156" height="153" /></a></p>
<p>Quando parte un/a migrante o rifugiato/a, porta con sé dei legami, degli alleati morali ed emotivi, che lo sostengono, lo aiutano, li danno la forza per sopportare le difficoltà e acquisire la forza per continuare. Deve anche imparare a gestire questi legami e adattarli al mondo che cambia attorno a lui/lei. Deve costruire degli equilibri per far convivere il proprio mondo interno che sta lontano con il modo attuale, quello esterno, che spesso rimane irraggiungibile.</p>
<p>Questa sua fatica più o meno grande a costruire gli equilibri tra due mondi diversi determina il suo percorso di integrazione, nel quale interagiscono tutti quegli operatori che compongono il dispositivo di mediazione interculturale.</p>
<p>Chi parte, lascia anche delle persone con cui aveva dei legami, famigliari e parenti, che spesso hanno avuto un ruolo nella costruzione del suo progetto di partenza o sono stati, proprio loro, ad averlo prescelto per partire e ad avere partecipato a predisporre i mezzi per l’attuazione del progetto migratorio. Le attese di queste persone e le loro interazioni con il migrante influenzano molto il suo percorso e determinano anche il suo stare bene o la sua sofferenza.</p>
<p>Nei casi dei minori non accompagnati è ormai radicata, nei servizi di accoglienza, la pratica di comunicare con i genitori tramite i mediatori interculturali o di effettuare delle missioni nel paese di origine degli utenti.</p>
<p>Questa attenzione a chi rimane, si estende anche ai parenti di coloro che hanno perso i loro cari nel tentativo di raggiungere la riva nord del Mediterraneo. Da una prima constatazione si nota che l’annegamento nel mare dei primi non frena la partenza di altri, anzi spesso determina la partenza e la stessa sorte di gruppi successivi proveniente dalla stessa zona o parenti dei primi.</p>
<h3>Mediazione e sostegno psico-sociale</h3>
<p>Oltre alle azioni di sostegno economico e sociale, si propongono anche azioni di sostegno di tipo psico-sociale. Ma in un contesto rurale non occidentale, la nozione di benessere psico-fisico hanno connotati diversi da quelli conosciuti in Italia e la psicologia è spesso vista come una cura legata a delle patologie e gestita dai servizi di igiene mentale e dai manicomi.</p>
<p>In un caso (2), in seguito ad un primo monitoraggio realizzato da personale locale, gli esperti italiani hanno scelto di co-costruire insieme alle operatrici locali e alle donne beneficiare dell’iniziativa un percorso di sostegno psico-sociale. L’introduzione del mediatore interculturale proveniente dall’Italia, ha permesso di mediare le resistenze di una concezione della psicologia troppo attaccata agli insegnamenti della psicologia europea coloniale, ancora diffusa in Marocco e a ascoltare il sapere culturale delle donne parenti delle vittime e a valorizzarlo e utilizzarlo come leva terapeutica che interviene durante il percorso di sostegno tra pari.  In tale modo dei valori culturali come i rituali tradizionali, dei detti e proverbi locali, delle espressioni artistiche espresse nei tappeti e nel ricamo, hanno trovato la loro valorizzazione e una loro utilità nel percorso.</p>
<p>Quando si parte, ci si arricchisce con esperienze nuove. Nel caso della mediazione la ricchezza è doppia, perché l’esperienza è un continuo negoziare esistenze, identità, saperi e credenze e anche un continuo riflettere e far riflettere su significati e sensi di parole, atteggiamenti e azioni. Tutto questo con la presenza di un altro curioso e bisognoso di sapere: l’operatore “autoctono” (italiano nel nostro caso).</p>
<p>Quando si ritorna a “casa” per lavorare nel campo sociale e culturale, si porta con sé una conoscenza maggiore quella di chi si è allontanato dal quadro per osservarlo meglio….</p>
<h2></h2>
<h2>Note:</h2>
<p>(1)- <strong>Margalit COHEN-EMERIQUE</strong>,  psicologa esperta in relazioni e comunicazione interculturali <a href="http://www.cohen-emerique.fr/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"> (vedere il suo sito qui)</a>.</p>
<p>(2). Un <span id="cch_fa08eab855566" class="_mh6 _wsc"><span class="_3oh- _58nk">Progetto promosso da Mondo Mlal</span></span>: <span id="cch_fa08eab855566" class="_mh6 _wsc"><span class="_3oh- _58nk">«Tous en réseau», tutti in rete. </span></span><span id="cch_fa08eab855566" class="_mh6 _wsc"><span class="_3oh- _58nk">progetto di lotta all’immigrazione irregolare e contro il  trafico di esseri umani atraverso la partecipazione delle famiglie delle vittime dell’immigrazione irregolare, delle associazioni della società civile e delle istituzioni locali . dal 01/03/2007 al 31/08/2010.  Programma cofinanziato dalla Comunità Europea. </span></span><span id="cch_fa08eab855566" class="_mh6 _wsc"><span class="_3oh- _58nk">Typologie: Cofinancé par l’Union européenne. Programme Aeneas Ligne budgétaire: 19.02.03. Référence: EuropeAid/ /122511/C/ACT/MULTI. Regioni obiettivo:  Chaouia-Ouardigha  eTadla-Azilal, Province di Béni Mellal e Khouribga. </span></span></p>
<h2></h2>
<h2><strong>Riferimenti bibliografici</strong></h2>
<p><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">– </span><span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_34880" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Gruppo di studio sul sistema di accoglienza costituito presso il Ministero dell’Interno, </span><strong>Rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia</strong><i id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_34881" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">. Aspetti, procedure, problemi</i><span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_34882" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">, Roma, ottobre 2015</span></p>
<p>– <span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_35003">Servizio Centrale – SPRAR, </span><strong>Manuale operativo per l’attivazione e la gestione dei servizi di accoglienza integrata in favore dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e umanitaria</strong><span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_35005">, settembre 2015</span></p>
<p>– <span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_35119">ASGI, </span><strong>Il diritto alla protezione. Studio sullo stato del sistema di asilo in Italia e proposte per una sua evoluzione</strong><span id="m_7111773139635155422yui_3_16_0_ym19_1_1516925305817_35121">, Giugno 2011</span></p>
<p>– Margalit COHEN-EMERIQUE,   “<strong>Per un approccio interculturale nelle professioni sociali e educative</strong>” (Dagli inquadramenti teorici alle modalità operative)  Erickson, 2017.</p>
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		<title>Rogo dell&#8217;hotspot nella piana di Gioia Tauro. La denuncia di MEDU e Amnesty</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 07:52:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10256" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="794" height="555" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 794w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu-300x210.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/foto-comunicato-Medu-768x537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 794px) 100vw, 794px" /></a></strong></p>
<p><strong>LA DENUNCIA DI MEDICI PER I DIRITTI UMANI E AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA</strong></p>
<p><em>A due settimane dal tragico incendio che ha distrutto la baraccopoli di San Ferdinando causando la morte di una giovane donna, la risposta delle istituzioni è ancora vergognosamente carente. Solo 174 dei circa 2.000 lavoratori stranieri nell’area sono state trasferiti, qualche giorno fa ed in modo del tutto improvvisato, in una nuova tendopoli del Ministero dell’Interno priva di servizi igienici, acqua, luce. In assenza di alternative, la maggior parte delle persone sono rimaste a vivere tra i resti della vecchia baraccopoli, dichiarata ad alto rischio per la salute a causa dell’elevata tossicità riscontrata. Medu chiede alle istituzioni che vengano garantite nell’immediato soluzioni di accoglienza sicure e dignitose.</em></p>
<p>A circa un mese dal rogo della baraccopoli di San Ferdinando, che nella notte tra il 26 e il 27 gennaio ha distrutto gran parte delle abitazioni di fortuna e causato la morte di una donna di 26 anni, ancora una volta desta allarme e preoccupazione <strong>la colpevole incapacità delle istituzioni di fornire risposte urgenti e concrete per il superamento della drammatica situazione abitativa e igienico-sanitaria dei circa 2.000 lavoratori agricoli stranieri</strong> che si concentrano nella zona industriale di San Ferdinando.</p>
<p>La tensostruttura della protezione civile, approntata nelle ore immediatamente successive al rogo e in grado di ospitare solo 198 persone, è stata smantellata la mattina del giorno 8 febbraio e solo parte delle persone accolte sono state trasferite in modo del tutto improvvisato e sbrigativo presso una nuova tendopoli del Ministero dell’Interno situata a poca distanza: 29 tende in grado di ospitare fino a 174 persone, <strong>senza servizi igienici, acqua ed elettricità, montate sulla terra nuda, in un’area che poche gocce possono trasformare in una palude. </strong>Eppure, secondo un rapporto dell’ARPACAL, consegnato qualche giorno fa alla Prefettura di Reggio Calabria, occorre mettere in sicurezza quanto prima l’area su cui insiste la vecchia tendopoli e le persone che ci vivono visto l’alto grado di tossicità – dovuto alla combustione incontrollata di rifiuti eterogenei in grado di produrre diossine ed altre sostanze inquinanti dannose alla salute umana- che rende necessario e prioritario tutelare vite umane.</p>
<p>Solo due giorni prima del nuovo trasferimento le associazioni attive nella piana di Gioia Tauro erano state convocate dal Commissario Straordinario di Governo e dal Sindaco di San Ferdinando – unici interlocutori istituzionali presenti – per essere informate sulle soluzioni individuate dalle istituzioni per far fronte nell’immediato alle sempre più critiche condizioni di vita dei lavoratori rimasti a vivere nei resti insalubri della vecchia baraccopoli. In quell’occasione Medici per i Diritti Umani (MEDU), insieme alle altre associazioni presenti, aveva chiesto che la struttura in corso di allestimento fosse predisposta in modo tale da garantire <strong>condizioni di vita dignitose e adeguate</strong>, tra cui servizi igienico-sanitari in numero proporzionale alle persone accolte, adeguato allestimento e riscaldamento delle unità abitative, presenza di operatori professionali con formazione specifica, servizi di assistenza ed orientamento sociale e legale, mediazione linguistica e culturale, adeguata informativa rispetto ai diritti dei lavoratori agricoli. Niente di tutto questo è stato realizzato.</p>
<p>Le iniziative poste in atto fino ad ora sembrano piuttosto essere l’ennesima improvvisata soluzione d’emergenza, che non risponde alla necessità di garantire, nemmeno in maniera provvisoria, <strong>una capienza adeguata ad accogliere tutti i lavoratori attualmente presenti e di tutelare la sicurezza di tutti coloro </strong>che vivono nella zona industriale di San Ferdinando. Con i pochi posti a disposizione, è stato infatti possibile dare un letto soltanto a chi dormiva nella tensostruttura della protezione civile (e probabilmente nemmeno a tutti, nonostante la struttura sia stata rimossa), lasciando gli abitanti della vecchia tendopoli a dormire ancora su strati di plastica e gomma bruciata. Inoltre, vista la prossimità all’area da bonificare, mancano garanzie – non fornite al momento – sul fatto che la tossicità del luogo non mantenga i suoi effetti nocivi anche a poche decine di metri di distanza.</p>
<p>Alla luce dei concreti rischi in termini di salute e sicurezza, evidenziati a più riprese dalle istituzioni, <strong>MEDU e Amnesty International Italia chiedono con forza che venga garantita nell’immediato a tutte le persone presenti nell’area una soluzione di accoglienza dignitosa e con standard igienico-sanitari e di sicurezza adeguati, in grado di tutelare in primo luogo la salute e i diritti fondamentali di ogni persona.</strong></p>
<p>In relazione alla soluzione di medio termine delineata dalle istituzioni- un campo container attrezzato nel contiguo territorio del comune di Gioia Tauro, nella cosiddetta area “ex opera Sila” – <strong>MEDU e Amnesty International Italia chiedono che vengano rapidamente fornite informazioni certe sulle tempistiche, il numero di posti disponibili, le risorse a disposizione e le condizioni generali di accoglienza.</strong> Inoltre, in attesa di conferma della possibilità di utilizzo del sito identificato da parte del comune interessato, MEDU e Amnesty International Italia chiedono garanzie rispetto ai possibili rischi per la salute derivanti dalla presenza di un inceneritore nell’area. Resta infine il timore che l’isolamento, l’assenza di un sistema di trasporti pubblici adeguato, la mancanza di un reale impegno nella prospettiva dell’inclusione sociale, possano determinare il sorgere di un ennesimo luogo di esclusione, marginalità e sfruttamento con inevitabili conseguenze anche in termini di conflittualità sociale.</p>
<p>Per quanto riguarda le soluzioni di medio-lungo termine, MEDU e Amnesty International Italia chiedono un impegno concreto per realizzare l’obiettivo da tempo auspicato da tutte le istituzioni, quello cioè <em>dell’accoglienza diffusa</em>, che ad oggi resta solo uno slogan privo di contenuto.  A tale proposito, MEDU e Amnesty International Italia chiedono che vengano indicate <strong>le modalità, le tempistiche, gli attori istituzionali preposti ed i finanziamenti disponibili</strong>. Tale soluzione non può ricadere naturalmente solo nell’ambito territoriale dei comuni di San Ferdinando e di Rosarno ma <strong>si deve estendere a tutti i comuni della piana di Gioia Tauro</strong> attraverso il coordinamento delle istituzioni coinvolte, in primis la <em>Regione Calabria</em>. Desta grave preoccupazione che la Regione, già investita del compito di promuovere “politiche di promozione e sostegno abitativo in favore dei lavoratori agricoli stagionali e iniziative volte a incentivare la loro integrazione nella piana di Gioia Tauro”, sia oggi del tutto assente.</p>
<p>Si richiama infine l’opportunità di <strong>coinvolgere attivamente le associazioni che da anni operano a stretto contatto con i lavoratori migranti e soprattutto</strong> <strong>degli abitanti delle tendopoli</strong> nella pianificazione ed implementazione delle soluzioni individuate e condivise, al fine di evitare ulteriori fallimenti e tensioni e cercando in ogni caso di evitare azioni di sgombero violento non concordate con la popolazione degli insediamenti.</p>
<h5><em>Medici per i Diritti Umani (MEDU)  ha avviato dal 2014 il progetto Terragiusta. Campagna contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura. </em><em>I partner del biennio 2016-18 sono: Arci “Iqbal Masih” di Venosa, Flai-Cgil di Gioia Tauro, Comune di Rosarno, Terra!Onlus, Zalab, Amisnet/Echis, OIS- Osservatorio Internazionale per la Salute Onlus-</em></h5>
<h5><em>Progetto realizzato con il sostegno di: Fondazione con il Sud; Fondazione Charlemagne; Open Society Foundations</em>.</h5>
<p>(Mediciperidirittiumani.it)</p>
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		<title>Minori stranieri non accompagnati, una buona legge e tante idee su come applicarla</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Dec 2017 09:14:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Le riflessioni dell&#8217;UNICEF sul convegno presso la Camera dei Deputati del 6 novembre scorso, tra le organizzazioni impegnate sul campo a sostegno dei minori migranti e rifugiati e le Istituzioni di riferimento, incentrato sull&#8217;applicazione&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1143.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9875" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1143.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="288" height="209" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le riflessioni dell&#8217;UNICEF sul convegno <a href="http://www.unicef.it/doc/7895/nuove-norme-per-i-minori-stranieri-non-accompagnati-a-che-punto-siamo-con-attuazione.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Arial;"><strong>presso la Camera dei Deputati</strong></span></a> del 6 novembre scorso,<span style="font-family: Arial;"> </span>tra le organizzazioni impegnate sul campo a sostegno dei minori migranti e rifugiati e le Istituzioni di riferimento, incentrato sull&#8217;applicazione della L. 47/2017 (la c.d. &#8220;Legge Zampa&#8221;) sui minorenni stranieri non accompagnati a 6 mesi dalla sua entrata in vigore.</p>
<div></div>
<div>Obiettivo dell’incontro, sciogliere i nodi principali che possono ostacolare la piena, rapida e omogenea applicazione di misure che possono fare la differenza in positivo per le migliaia di minori soli giunti in Italia: 14.579 quelli sbarcati sulle nostre coste dall&#8217;inizio dell&#8217;anno al 25 ottobre, 18.491 quelli attualmente censiti dal sistema di accoglienza italiano .</div>
<div></div>
<div>La discussione ha posto in evidenza alcuni punti essenziali per garantire efficacia e omogeneità nell’applicazione della legge.</div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th250x250_UN020013_Gilbertson.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9873 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th250x250_UN020013_Gilbertson.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="250" height="167" /></a></div>
<div></div>
<div>In primo luogo, si è sottolineata la necessità di un adeguato supporto nell’esercizio della propria funzione ai tantissimi (circa 2.000) tutori volontari che hanno già risposto con entusiasmo all’invito delle istituzioni e a quelli che seguiranno, insieme al necessario accompagnamento alle famiglie affidatarie, per favorire il diffondersi del coinvolgimento attivo dei cittadini nel sostegno ai minori non accompagnati.</div>
<div></div>
<div>Rispetto alle primissime fasi che riguardano l’arrivo del minore non accompagnato, si è evidenziata l’urgenza di chiare norme di attuazione e di indicazioni agli organi di Pubblica sicurezza rispetto alle modalità dell’identificazione ed eventuale accertamento dell’età del minore, un ambito sinora caratterizzato da prassi operative disomogenee nei diversi territori.</div>
<div></div>
<div>Si è inoltre auspicata l’emanazione del previsto Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sul primo colloquio con il minore svolto dal personale qualificato del centro di prima accoglienza e la definizione dei contenuti della cartella sociale che accompagnerà il minore lungo il suo percorso in Italia, insieme alle responsabilità di chi la compila.</div>
<div></div>
<div>Si rendono necessarie anche istruzioni dettagliate per le Questure sulle modalità per consentire ai minori di presentare la richiesta di asilo già prima della nomina del tutore, con l’ausilio del responsabile della struttura di accoglienza, e di presentare autonomamente la richiesta di permesso di soggiorno per minore età.</div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1142.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-9874 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1142.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="246" height="147" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1142.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1142-300x179.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 246px) 100vw, 246px" /></a></div>
<div></div>
<div>Deve essere anche chiarito che il permesso per minore età consente di esercitare attività lavorativa nel rispetto della normativa vigente in materia di lavoro dei minorenni, per superare l’attuale prassi disomogenea.</div>
<div></div>
<div>Riguardo invece il sistema di accoglienza, risulta necessario il rafforzamento in capo al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) attraverso un investimento crescente di risorse sulla seconda accoglienza dei minori migranti non accompagnati, per garantire percorsi di integrazione efficaci ed omogenei in tutto il territorio nazionale.</div>
<div></div>
<div>Nello stesso spirito i Centri di accoglienza straordinari (CAS) dovrebbero essere considerati luoghi di accoglienza residuali da attivare solo in caso di reale emergenza e arrivo imprevisto e sproporzionato, mentre andrebbe evitata del tutto la permanenza dei minorenni all’interno di strutture hotspot.</div>
<div></div>
<div>Tra i punti principali affrontati anche l’accesso all’assistenza sanitaria, all’educazione e alla tutela legale. Nel corso del confronto, è stata posta in evidenza la necessità di un&#8217;effettiva e piena attuazione della norma che prevede l’iscrizione obbligatoria dei minori non accompagnati al Servizio Sanitario Nazionale anche prima del rilascio del permesso di soggiorno, con indicazioni che consentano di superare le difficoltà burocratiche derivanti dall’assenza di Codice fiscale o di un indirizzo di residenza.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Allo stesso modo già nei Centri di prima accoglienza va garantito ai minori l’inserimento scolastico, l’accesso alla formazione professionale e l’accompagnamento all’inserimento lavorativo, ed è essenziale che i tutori (anche provvisori), il personale delle strutture di accoglienza e le altre figure di riferimento del minore informino efficacemente il minore stesso sul suo diritto di partecipare attivamente a tutti i procedimenti giudiziari e amministrativi che lo riguardano e di nominare una difesa tecnica di fiducia nei procedimenti giurisdizionali, come previsto dalla Legge.</div>
<div></div>
<div>Le organizzazioni promotrici di questa iniziativa hanno infine auspicato l’istituzione di un tavolo permanente di confronto inter-istituzionale per garantire il coordinamento delle misure di attuazione e il monitoraggio sull’implementazione della legge, e che sia previsto un contatto regolare di questo tavolo con le organizzazioni e associazioni impegnate nella tutela dei minori stranieri non accompagnati.</div>
<div></div>
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		<title>Le gravi violazioni dei diritti umani nell’hotspot di Lesbos mostrano che le politiche dell’Unione stanno affossando la Convenzione di Ginevra</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/08/05/le-gravi-violazioni-dei-diritti-umani-nellhotspot-di-lesbos-mostrano-che-le-politiche-dellunione-stanno-affossando-la-convenzione-di-ginevra/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Aug 2017 09:07:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le eurodeputate Barbara Spinelli (GUE/NGL) ed Elly Schlein (S&#38;D) hanno indirizzato una lettera al Commissario europeo per la migrazione Dimitris Avrampoulos, all’Alto rappresentante Federica Mogherini, ai ministri greci Nikos Toskas e Yiannis Mouzalas  per esprimere grave preoccupazione&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/08/05/le-gravi-violazioni-dei-diritti-umani-nellhotspot-di-lesbos-mostrano-che-le-politiche-dellunione-stanno-affossando-la-convenzione-di-ginevra/">Le gravi violazioni dei diritti umani nell’hotspot di Lesbos mostrano che le politiche dell’Unione stanno affossando la Convenzione di Ginevra</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le eurodeputate Barbara Spinelli (GUE/NGL) ed Elly Schlein (S&amp;D) hanno indirizzato una lettera al Commissario europeo per la migrazione Dimitris Avrampoulos, all’Alto rappresentante Federica Mogherini, ai ministri greci Nikos Toskas e Yiannis Mouzalas  per esprimere grave preoccupazione per la violazione dei diritti umani che si sta verificando nell’hotspot di Moria, sull’isola greca di Lesbos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9272 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="154" /></a></p>
<p>La lettera, sottoscritta dai colleghi Sergio Cofferati, Tanja Fajon, Eleonora Forenza, Ana Gomes, Cécile Kyenge e Marie-Christine Vergiat, si basa sulla testimonianza di attivisti e di associazioni per i diritti umani presenti sull’isola che denunciano l’arresto – avvenuto lo scorso 24 luglio – di decine di richiedenti asilo, tra cui profughi siriani e curdo-siriani, sottoposti a violenze e abusi da parte della polizia e a rischio di essere rimpatriati in Turchia, contravvenendo così al principio di <em>non-refoulement </em>che è alla base della Convenzione di Ginevra.</p>
<p>Gentile Alto rappresentante, gentile Commissario, gentili Ministri,</p>
<p>abbiamo appreso dalle dichiarazioni dell’attivista per i diritti umani Nawal Soufi (Premio Cittadinanza Europea 2016), che lo scorso 24 luglio, alle sei del mattino,  numerosi agenti di polizia e militari hanno fatto irruzione nell’hotspot di Moria, sull’isola greca di Lesbos, svegliando i migranti con violenza e sottoponendoli ad abusi. «La polizia aveva una lista di persone da prendere. Decine di migranti sono stati arrestati, per il novanta per cento sono richiedenti asilo. Tra questi numerosi siriani e anche curdo-siriani.  Alcuni hanno ricevuto solamente il primo diniego e sono in attesa di definizione del ricorso. Uno dei richiedenti asilo arrestati è un giovane curdo-siriano che ha già subito violenze in Turchia».[1]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Già il 23 luglio, come mostrato da un video,[2] la polizia greca ha fatto irruzione nell’hotspot di Moria sedando con violenza una rivolta dei richiedenti asilo imprigionati sull’isola da mesi – alcuni addirittura da un anno – sotto costante minaccia di essere deportati o rimpatriati. Sull’isola si era svolto un flash mob organizzato da Amnesty International e da Lesbos Solidarity, per protestare contro l&#8217;accordo UE-Turchia e la trappola in cui sono trattenuti migranti e richiedenti asilo.[3]</p>
<p>Secondo l’attivista iraniano Arash Hampay, anch’esso sull’isola, due profughi curdo-iracheni detenuti a Moria sono in sciopero della fame da 27 giorni e versano in condizioni fisiche precarie, senza ricevere cure adeguate e privati della possibilità di comunicare con l’esterno.[4]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La situazione dell’hospot di Moria è descritta con chiarezza nel rapporto appena pubblicata da Medici Senza Frontiere.[5] Sono stati testimoniati anche casi di violenza da parte della polizia e gravi maltrattamenti.[6]</p>
<p>Il ricorso alla detenzione dei richiedenti asilo dovrebbe costituire, secondo la normativa nazionale ed europea, solo una <em>extrema ratio</em>, proporzionata e adeguatamente motivata su base individuale. Ci sembra invece che sulle isole greche, come osservato dalla missione di eurodeputati della Commissione LIBE nel maggio 2017, si faccia un ricorso sistematico alla detenzione dei richiedenti asilo nei cosiddetti <em>pre-removal centers</em>, in attesa di rimpatriare le persone in Turchia in base alla dichiarazione UE-Turchia, o verso i rispettivi Paesi di origine.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-147.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9271 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-147.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="281" height="168" /></a></p>
<p>Nei <em>pre-removal centers</em> vengono detenute diverse categorie di migranti e richiedenti asilo: persone in attesa di rimpatrio in Turchia dopo aver ricevuto un secondo diniego al ricorso; persone che hanno ricevuto un solo diniego e sono in attesa di definizione del ricorso; persone che hanno optato per una procedura di rimpatrio volontario assistito coordinato dall&#8217;OIM; persone che affermano di trovarsi in stato di detenzione per il solo fatto di non aver ancora potuto presentare richiesta d&#8217;asilo; infine, persone catalogate come “piantagrane”, senza che via sia alcuna accusa a loro carico.</p>
<p>In questi centri, l&#8217;accesso all’assistenza sanitaria e legale è inadeguato, come mostrato in dettaglio da un rapporto di Refugee Support Aegean, che rimarca le condizioni di sovraffollamento e di carenza di assistenza medica, psicologica e psichiatrica.[7] La possibilità per le persone in stato di detenzione di vedere un avvocato non è assicurata.</p>
<p>L’elemento principale del diritto d&#8217;asilo e dello status di rifugiato consiste nel proteggere la persona dal rimpatrio verso un Paese in cui abbia motivo di temere di essere perseguitata. Tale protezione è sancita dal principio di non respingimento (<em>non-refoulement</em>) di cui all&#8217;articolo 33 (1) della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati (Convenzione di Ginevra) come segue: «Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche».</p>
<p>Tale elemento è presente anche nella Direttiva 2013/32/UE del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale. La Grecia è parte contraente della Convenzione di Ginevra ed è vincolata a detta Direttiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9273 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="230" height="168" /></a></p>
<p>Ci appelliamo alle Autorità greche perché venga messo fine all’uso sistematico della detenzione, perché venga pienamente investigato ogni caso riportato di violenza da parte della polizia, e venga assicurato il pieno rispetto dei diritti fondamentali di ciascun richiedente asilo.</p>
<p>Chiediamo che i richiedenti asilo non siano rimandati in Paesi dove la loro incolumità è a rischio, come è evidente nel caso del ragazzo curdo-siriano arrestato lo scorso 24 luglio.</p>
<p>Chiediamo alla Commissione europea di smettere di esercitare pressione sulle Autorità greche al fine di incrementare il numero dei rimpatri, che riguardano anche persone vulnerabili e mettono a rischio l’unità familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il pieno rispetto dei diritti fondamentali di ciascuna persona non è negoziabile e costituisce l’essenza dei principi su cui è fondata l’Unione europea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] <a href="http://video.sky.it/news/mondo/lesbo-migranti-portati-via-a-forza-dal-centro-di-moria/v357130.vid?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://video.sky.it/news/mondo/lesbo-migranti-portati-via-a-forza-dal-centro-di-moria/v357130.vid&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNG4TTNLMerb4roVC81c2P-oBe1RMQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://video.sky.it/news/mondo/lesbo-migranti-portati-via-a-forza-dal-centro-di-moria/v357130.vid?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[2] <a href="https://vimeo.com/226277179?ref=fb-share&width=1080&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://vimeo.com/226277179?ref%3Dfb-share&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNH6NzULb3MPTptnI4WtKmeD6jnpOA&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://vimeo.com/226277179?ref=fb-share&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[3] <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/07/lesvos-symbolic-protest-from-refugees-caught-in-the-net-of-the-eu-turkey-deal/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/07/lesvos-symbolic-protest-from-refugees-caught-in-the-net-of-the-eu-turkey-deal/&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNH_L1WMmn4gxhsNPbTh8TIad3W2Hw&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/07/lesvos-symbolic-protest-from-refugees-caught-in-the-net-of-the-eu-turkey-deal/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[4], <a href="https://www.facebook.com/arashampay?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/arashampay&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNHeEs42c5jpHtDSYcjeYwYD4B6j5Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/arashampay?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[5] <a href="http://www.msf.org/en/article/greece-dramatic-deterioration-asylum-seekers-lesbos?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.msf.org/en/article/greece-dramatic-deterioration-asylum-seekers-lesbos&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNGEjtLw47FcPqv_MMl8v1eaNf48zg&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.msf.org/en/article/greece-dramatic-deterioration-asylum-seekers-lesbos?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>[6] <u><a href="http://www.efsyn.gr/arthro/minyseis-kata-astynomikon-gia-orgio-xylodarmon?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.efsyn.gr/arthro/minyseis-kata-astynomikon-gia-orgio-xylodarmon&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNGFL6PzZpWJUL92cmVAYEPSa4UEPA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.efsyn.gr/arthro/minyseis-kata-astynomikon-gia-orgio-xylodarmon?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
<p>[7] <a href="http://rsaegean.org/serious-gaps-in-the-care-of-refugees-in-greek-hotspots-vulnerability-assessment-system-is-breaking-down/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://rsaegean.org/serious-gaps-in-the-care-of-refugees-in-greek-hotspots-vulnerability-assessment-system-is-breaking-down/&amp;source=gmail&amp;ust=1502009732058000&amp;usg=AFQjCNHTkpiWkEK0AaJtpRlFDqj7MuOzGA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://rsaegean.org/serious-gaps-in-the-care-of-refugees-in-greek-hotspots-vulnerability-assessment-system-is-breaking-down/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ue: Il grande inganno delle ricollocazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 18 May 2017 05:27:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo sul punto in agenda “Far funzionare la procedura di ricollocazione”, a seguito delle Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione e alla presenza del Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8734" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="603" height="483" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 603w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/unione_europea1-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 603px) 100vw, 603px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Non è la prima volta che questo Parlamento chiede agli Stati membri di rispettare gli impegni di ricollocazione, e alla Commissione di smettere l’ottimismo in cui da troppo tempo si compiace. Agli Stati membri chiediamo anche di evitare i sotterfugi: penso al rifiuto di ricollocare i migranti giunti in Grecia dopo il 20 marzo 2016, all’indomani dell’accordo con la Turchia. Un rifiuto illegale, secondo la Corte dei Conti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per parte mia aggiungo una considerazione. La ricollocazione stessa rischia di essere un inganno,se abbinata all’“approccio hotspot” e alla decisione di ritrasferire in Grecia e Italia, sulla base del sistema Dublino, i migranti recatisi in altri Paesi. Messe insieme, tali misure minano l’abilità della Grecia e dell’Italia di gestire i flussi di rifugiati e migranti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, nel 2015-2016 vi sono stati 5.049 trasferimenti Dublino e 3.936 ricollocazioni. Cioè: più persone sono state rispedite in Italia di quante ne siano state trasferite dall’Italia. La ricollocazione è necessaria ma non basta. La verità è che la Commissione sta facendo di tutto per aiutare Italia e Grecia a perfezionare un sistema sbagliato, che perpetua situazioni divenute insostenibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Vorrei chiedere  a chiunque parli delle ONG come di un pericolo e di un &#8220;pool factor&#8221; di fornire le prove di quello che dicono, perché le ONG sono sotto attacco in maniera molto disonesta».</p>
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		<title>L&#8217;ipocrisia del Migration Compact</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2016 09:44:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesco Martone   (da Comune.info) &#160; È stato presentato nei giorni scorsi il  secondo rapporto del relatore speciale Onu sui crimini e violazioni dei diritti umani in Eritrea. Ennesimo atto di accusa verso un&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Martone   (da Comune.info)</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/campesi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6129" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6129" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/campesi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="campesi" width="600" height="401" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/campesi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/campesi-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È stato presentato nei giorni scorsi</strong> <strong>il  secondo rapporto del relatore speciale Onu sui crimini e violazioni dei diritti umani in Eritrea.</strong> Ennesimo atto di accusa verso <strong>un regime spietato</strong> quello di Isaias Afewerki, <strong>uno dei possibili beneficiari dei fondi previsti dal Migration Compact</strong> presentato anch’esso nei giorni scorsi a Bruxelles e figlio di una proposta avanzata da Matteo Renzi. Una proposta e un’iniziativa non solo improntata su un’approccio securitario, che mira a bloccare sull’altra sponda del Mediterraneo i flussi di migranti e possibili richiedenti asilo, ma rischia anche di consolidare e perpetuare le cause stesse di quelle migrazioni. L’idea di fondo è quella di sostenere i governi dei paesi di origine, e investire decine di miliardi di euro in infrastrutture, usando la leva degli investimenti privati, né più e né meno come pretende di fare il piano Jucker per l’Europa.</p>
<p>In realtà<strong> il Migration Compact è muto, cieco e sordo riguardo le vere cause dell’esodo di massa verso l’Europa, guerra e repressione, violenza e dittature. </strong>Ci sono certo coloro che cercano un futuro lavorativo in Europa ci mancherebbe ed è loro diritto fondamentale, perché le migliaia e migliaia di italiani che se ne vanno dal paese per costruirsi un progetto di vita altrove che sono, beneficiati dal loro colore della pelle? Il punto però è che per molti provenienti da altre zone di conflitto, passerebbe la visione secondo la quale il problema (per gli eritrei e non solo, si pensi ad esempio agli etiopi Omo e Oromo magari, vessati e espulsi dalle loro terre) sarebbe un problema di sviluppo, di crescita. Insomma non persone che fuggono per salvare la propria vita, ma<strong> migranti economici,</strong> ai quali proporre chissà quando un posto di lavoro a casa propria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/84149870_eritrome20junafp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6130" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6130" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/84149870_eritrome20junafp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="84149870_eritrome20junafp" width="660" height="371" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/84149870_eritrome20junafp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/84149870_eritrome20junafp-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diciamo le cose come stanno, se si dovesse fare un calcolo in termini di posti di lavoro, in Africa se ne dovrebbero “costruire” oltre ottocento milioni. E fino quando questi benedetti posti di lavoro non verranno creati e queste infrastrutture costruite quelle persone dove vanno? Magari in campi di concentramento trasformati in sale di attesa? Se invece si ragionasse in altra maniera, riconoscendo le vocazioni e le specificità di quei territori a creare reddito, non necessariamente attraverso il classico posto di lavoro, non necessariamente reddito in termini di Prodotto interno lordo o Indici di Sviluppo Umano, magari si riuscirebbe a <strong>dare la possibilità a milioni di persone di produrre il loro cibo, e dar loro accesso agli strumenti per determinare il proprio futuro. </strong>Questo è il primo elemento. Ma anche <strong>l’assioma secondo il quale la crescita porterà democrazia fa acqua da tutte le parti</strong>.</p>
<p>Chi controlla l’economia di quei paesi? Dove andranno le risorse economiche e finanziarie? <strong>Le parole della commissione di inchiesta sui crimini in Eritrea</strong> ci riportano alla realtà nuda e cruda, e <strong>mettono di nuovo a nudo la contraddizione se non l’ipocrisia dell’Europa e del suo Migration Compact</strong>. Insomma una spruzzata di umanitarismo e lotta alla povertà <em>mainstream</em>, per nascondere le vere questioni politiche e le cause del fenomeno migratorio, e addolcire la pillola amara della repressione “poliziesca” fatta di filo spinato e <em>hotspot</em>. Pillola amarissima per chi fugge dalla guerra o dalla repressione e la galera e si ritroverebbe dentro un’altra galera per poi essere rispedito a casa in attesa di un fantomatico “posto di lavoro”.</p>
<p><strong>Ma non è che forse proprio per quel modello di sviluppo, a causa dell’illusorio mito della crescita e del “trickle-down” development praticato in Africa e non solo che migliaia di persone partono dall’Africa se non per sfuggire alla guerra o alla repressione, almeno in cerca di una vita più decente? </strong>Per non dimenticare che nel frattempo l’Unione Europea sta continuando a spingere sui quei paesi per l’attuazione rapida degli Accordi di Partenariato Economico (Epa o Economic Partnership Agreements) che rischiano di creare grave pregiudizio alla possibilità di quelle economie di svilupparsi autonomamente. E così facendo ricreando le premesse per nuovi esodi migratori. Sono altre le maniere di ripagare un <strong>debito ecologico e sociale</strong> accumulato verso quel continente. Mi pare invece che il gatto si morda la coda. Anzi ancora una volta è il gatto che si mangia il topo.</p>
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