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	<title>Idlib Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>Idlib Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La crisi umanitaria siriana: una presa di consapevolezza﻿</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 08:53:49 +0000</pubDate>
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<p><strong>L</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="657" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/syrian-crisis-1024x657.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13717" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/syrian-crisis-1024x657.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/syrian-crisis-300x193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/syrian-crisis-768x493.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Syrian internally displaced people walk in the Atme camp, along the Turkish border in the northwestern Syrian province of Idlib, on March 19, 2013. The conflict in Syria between rebel forces and pro-government troops has killed at least 70,000 people, and forced more than one million Syrians to seek refuge abroad. AFP PHOTO/BULENT KILIC        (Photo credit should read BULENT KILIC/AFP/Getty Images)</figcaption></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Il conflitto siriano ha creato una delle peggiori crisi umanitarie del nostro tempo. Oltre la metà della popolazione prebellica del paese &#8211; oltre 12 milioni di persone &#8211; è stata uccisa o costretta a fuggire dalle proprie case.  </p>



<p>Le
famiglie stanno lottando per sopravvivere all&#8217;interno della Siria o
per creare una nuova casa nei paesi vicini. Altri hanno rischiato la
vita sulla strada per l&#8217;Europa, sperando di trovare accettazione e
opportunità. E gli inverni rigidi e le estati calde rendono ancora
più difficile la vita di rifugiati.</p>



<p> A
volte, gli effetti del conflitto possono sembrare travolgenti. 
</p>



<p>Questo
articolo vuole essere da stimolo per favorire consapevolezza e
conoscenza, ingredienti fondamentali in modo tale da non ignorare
quelle realtà che si consumano in Paesi distinti dal nostro. In
quanto adulti è nostra responsabilità conoscere, informarci e non
rimanere in silenzio di fronte a soprusi e ingiustizie che travolgono
la vita quotidiana di altre persone innocenti. 
</p>



<p>Dunque,
l’autrice condivide alcune informazioni rilevanti in merito alla
crisi siriana, tra cui gli ordigni che ne hanno scatenato lo
sviluppo, le conseguenze che da anni si aggravano e dati veritieri
che come una lente fanno maggior luce sulla serietà e gravità della
situazione. 
</p>



<p>Le
manifestazioni antigovernative sono iniziate nel marzo del 2011,
nell&#8217;ambito della primavera araba. Ma le proteste pacifiche si sono
rapidamente intensificate dopo la violenta repressione del governo e
gruppi di opposizione armata hanno iniziato a reagire. A luglio, i
disertori dell&#8217;esercito avevano organizzato liberamente l&#8217;esercito
siriano e molti civili siriani hanno preso le armi per unirsi
all&#8217;opposizione. Le divisioni tra combattenti secolari e religiosi e
tra gruppi etnici continuano a complicare la politica del conflitto. 
</p>



<p>Un&#8217;escalation
di violenze nel sud di Idlib ha costretto alla fuga oltre 235.000
siriani, secondo le Nazioni Unite. La maggior parte delle famiglie si
sta dirigendo a nord verso il confine turco, dove ci sono campi
spesso senza ripari, cibo o acqua pulita.</p>



<p>La
guerra ha ucciso centinaia di migliaia di persone nei nove anni da
quando è iniziata. Le città affollate sono state distrutte e le
orribili violazioni dei diritti umani sono diffuse. Le necessità di
base come cibo e cure mediche sono scarse.  Le Nazioni Unite stimano
che 6,2 milioni di persone siano sfollate internamente. Se si
considerano anche i rifugiati, ben oltre la metà della popolazione
prebellica del paese di 22 milioni ha bisogno di assistenza
umanitaria urgente, sia che rimangano ancora nel paese o che siano
fuggiti oltre i confini. 
</p>



<p>I
paesi confinanti con la Siria, in particolare Turchia, Libano e
Giordania, ospitano la stragrande maggioranza della popolazione
rifugiata.  Tuttavia, nessuno di questi Paesi ha ratificato
completamente gli accordi internazionali per proteggere i diritti dei
rifugiati e i loro governi hanno adottato una legislazione
discriminatoria nei confronti dei rifugiati, rendendo più difficile
per loro ottenere assistenza legale, permessi di lavoro, istruzione
per i bambini e assistenza psicosociale. Ciò rende i rifugiati
estremamente vulnerabili agli abusi e allo sfruttamento.</p>



<p>Migliaia
di siriani vengono sfollati nel loro paese ogni giorno. Spesso
decidono di fuggire dopo aver visto i loro quartieri attaccati o
membri della famiglia uccisi. Per molti di coloro che sono alla
ricerca di luoghi più sicuri e più stabili in cui vivere, le
famiglie dovranno spesso lasciare indietro la maggior parte delle
loro cose. Potrebbero dover viaggiare per miglia, incerti su dove
potrebbero trovare il loro prossimo pasto. Secondo le Nazioni Unite,
oltre 12 milioni di siriani sono stati sfollati dalle loro case. Ciò
include circa 5,6 milioni di rifugiati che sono stati costretti a
cercare sicurezza nei paesi vicini, su un totale di 6,3 milioni di
rifugiati siriani in tutto il mondo, quasi un terzo della popolazione
mondiale di rifugiati. 
</p>



<p>Solo
circa l&#8217;8% dei rifugiati siriani vive nei campi. La maggior parte sta
lottando per stabilirsi in comunità urbane sconosciute o è stata
costretta ad ambienti rurali informali. Più di 1,6 milioni di
rifugiati siriani vivono in Giordania e in Libano e nell&#8217;agosto 2013,
altri siriani sono fuggiti nel nord dell&#8217;Iraq in un varco di
frontiera appena aperto. Ora sono intrappolati dal conflitto interno
di quel paese e l&#8217;Iraq sta lottando per soddisfare le esigenze dei
rifugiati siriani oltre a 2 milioni di iracheni sfollati interni.
Oltre
3,5 milioni di rifugiati siriani sono fuggiti attraverso il confine
in Turchia, travolgendo le comunità di accoglienza urbane e creando
nuove tensioni culturali.</p>



<p>Oggi
ci sono 5,6 milioni di siriani sparsi in tutta la regione, rendendoli
la più grande popolazione di rifugiati al mondo sotto il mandato
delle Nazioni Unite. È il peggior esodo dal genocidio in Ruanda 24
anni fa. 
</p>



<p>Secondo
le Nazioni Unite, quasi la metà di tutti i rifugiati siriani &#8211; circa
2,7 milioni &#8211; ha meno di 18 anni. La maggior parte ha lasciato la
scuola per mesi, se non per anni. 360.000 bambini vivono in aree con
accesso impedito alle organizzazioni umanitarie e circa 2,6 milioni
di bambini sono sfollati all&#8217;interno del paese.</p>



<p>Diverse
associazioni stanno lavorando duramente per alleviare l&#8217;intensa
sofferenza dei civili all&#8217;interno della Siria, nonché quella dei
rifugiati che cercano sicurezza nei paesi vicini tra cui: Mercy Corps
<a href="https://europe.mercycorps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://europe.mercycorps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>,
Help Refugee
<a href="https://helprefugees.org/syrian-refugees-what-you-need-to-know/?gclid=Cj0KCQiA4sjyBRC5ARIsAEHsELGhYoPQHEgJtZlx2ITFODIV6HlllKEQkRMkC8yDfIo__nm-dKNfygcaAgJxEALw_wcB&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://helprefugees.org/syrian-refugees-what-you-need-to-know/?gclid=Cj0KCQiA4sjyBRC5ARIsAEHsELGhYoPQHEgJtZlx2ITFODIV6HlllKEQkRMkC8yDfIo__nm-dKNfygcaAgJxEALw_wcB&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.

</p>



<p>Di
conseguenza, tutti noi possiamo attivarci per supportare tali aiuti,
logistici ed economici, destinati alla Siria e zone limitrofe per
combattere la crisi umanitaria. Se desiderosi e volenterosi, e in
caso non si abbiano contatti utili su cui fare affidamento; il primo
passo è sempre quello di rivolgersi ad associazioni ed
organizzazioni che si trovano nella nostra Regione e città, alle NGO
internazionali con sedi locali o regionali o nazionali in modo tale
da chiedere come si possa contribuire, se sono state lanciate
compagne o iniziative di sensibilizzazione piuttosto che di raccolta
fondi. Alcune organizzazioni permettono anche a giovani adulti
responsabili di recarsi per un determinato periodo in alcune zone
della Siria o Paesi limitrofi (ovviamente zone non pericolose)
guidati dall’associazione di riferimento, in modo tale da
supportare sul campo i rifugiati e le strutture. 
</p>



<p>Ecco
che l’attivismo, conseguentemente alla presa di coscienza, può
prendere diverse forme, e nessuna è più importante dell’altra,
perché quando ci attiviamo in questo campo, scegliamo la
solidarietà, la cooperazione e la fratellanza, e mettiamo al bando
l’ignoranza e disuguaglianza. 
</p>
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			</item>
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		<title>Idlib e l&#8217;equivoco dei media italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 08:12:50 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/03/04/idlib-e-lequivoco-dei-media-italiani/">Idlib e l&#8217;equivoco dei media italiani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="469" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-1024x469.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13685" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-1024x469.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-300x138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-768x352.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-980x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p><em>Associazione Per i Diritti umani</em> ha parlato con il reporter Amedeo Ricucci che, sempre gentilmente e in maniera molto chiara, spiega la situazione a Idlib e l&#8217;equivoco veicolato dai media italiani. Ecco le sue parole. </p>



<p></p>



<p>La prima cosa da chiarire &#8211; che non viene chiarita dai media italiani &#8211; sulla situazione di Idlib è che si sta alimentando l&#8217;equivoco che i profughi siriani ammassati tra il confine terrestre tra Grecia e Turchia &#8211; così come i profughi che prendono i boat people e vanno dalla costa turca verso le isole di Lesbo o di Kyos – siano siriani di Idlib in fuga dai bombardamenti: NON E&#8217; ASSOLUTAMENTE VERO. A Idlib si continua bombardare, ci sono migliaia di siriani intrappolati nella terra addossata al confine turco perchè in realtà Erdogan sta solo minacciando l&#8217;Europa di aprire i confini, ma non li ha affatto aperti e ha lasciato passare solo qualche profugo per poterlo immortalare con le telecamere per alimentare la sua propaganda. Ad esempio, ha lasciato passare la famosa bambina a cui il papà raccontava che i bombardamenti erano soltanto un gioco, ma in realtà si contano sulle dita delle mani i profughi a cui Erdogan ha aperto la porta.</p>



<p>Il confine turco ha sigillato il muro che è stato costruito negli anni scorsi e Erdogan sta semplicemente facendo della propaganda perchè vuole che l&#8217;Europa intervenga per risolvere la situazione che si è creata a Idlib, cioè il fatto che lui e Putin non sono d&#8217;accordo su come spartirsi quell&#8217;area: mentre il regime di Assad, appoggiato dai Russi, vorrebbe sgomberarlo completamente dalla popolazione siriana e spedire i profughi in Turchia perchè la gente che vive a Idlib è composta da siriani che sono stati evacuati da zone e città riconquistate dal regime, ad esempio Aleppo o Duma vicino a Damasco, e le famiglie dei combattenti non volevano stare sotto il regime di Assad per cui sono state deportate con i  camion verso Idlib;  Idlib è, quindi, un concentrato di popolazione di cui il regime non sa che farsene e quindi vorrebbe riconquistare tutta quell&#8217;area vicino al confine turco &#8211; d&#8217;altronde quella è terra siriana &#8211; mentre Erdogan, che presidia quella zona e che dà un appoggio alle forze siriane ribelli che  comandano a Idlib, vorrebbe che questi tre milioni di siriani venissero spalmati lungo una terra di confine in modo da creare una zona cuscinetto che Erdogan e la Turchia sfrutterebbero per i loro scopi politici, per evitare che  i curdi possano stare a ridosso della frontiera, quindi per evitare contatti tra i curdi siriani e i curdi turchi.  </p>



<p>L&#8217;equivoco che si sta alimentando
riguarda chi sono i profughi che si stanno ammassando alla frontiera
terrestre tra Turchia e Grecia. Sono profughi che stanno in Siria da
anni e li hanno portati alla frontiera con i pullman, non a caso
Erdogan dice che sono 90 mila quando invece le Nazioni Unite dicono
che sono al massimo 15 mila, cioè c&#8217;è un gioco della propaganda che
si sta facendo sulla pelle dei profughi siriani che stanno 
continuando ad essere bombardati, che stanno morendo o che stanno al
freddo, intrappolati tra il regime di Assad e i russi che bombardano
e la frontiera turca che resta chiusa. 
</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/03/04/idlib-e-lequivoco-dei-media-italiani/">Idlib e l&#8217;equivoco dei media italiani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Turchia/Siria: Abu-Bakr Al-Baghdadi morto ad Idlib. Il leader dell&#8217;IS viveva al confine con la Turchia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/29/turchia-siria-abu-bakr-al-baghdadi-morto-ad-idlib-il-leader-dellis-viveva-al-confine-con-la-turchia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 08:49:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la morte del leader del cosiddetto Stato Islamico (IS) Abu-Bakr al-Baghdadi, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) non può fare a meno di chiedersi come sia stato possibile che il terrorista più cercato&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/10/29/turchia-siria-abu-bakr-al-baghdadi-morto-ad-idlib-il-leader-dellis-viveva-al-confine-con-la-turchia/">Turchia/Siria: Abu-Bakr Al-Baghdadi morto ad Idlib. Il leader dell&#8217;IS viveva al confine con la Turchia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>Dopo la morte del leader del cosiddetto Stato Islamico (IS) Abu-Bakr al-Baghdadi, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) non può fare a meno di chiedersi come sia stato possibile che il terrorista più cercato al mondo abbia vissuto per mesi indisturbato nella regione siriana di Idlib, in una zona controllata da anni dall&#8217;esercito turco e dalle milizie islamiche sue alleate, nonché nelle dirette vicinanze della frontiera con la Turchia. Già lo scorso 25 marzo 2019 un portavoce delle Unità di Autodifesa YPG aveva dichiarato che Al-Baghdadi si trovava con<br>molta probabilità ad Idlib.</p>



<p>L&#8217;esercito di Erdogan mantiene almeno dodici postazioni militari nella regione, i servizi di telefonia mobile e di internet vengono forniti perlopiù da fornitori turchi e ciò nonostante Ankara non sembra essere a conoscenza del fatto che le regioni siriane occupate e controllate dall&#8217;esercito turco si siano trasformate in luoghi sicuri per gli adepti<br>dei formazioni estremiste di stampo islamico. Per molti siriani, in particolare per le persone appartenenti alle minoranze di Kurdi, Yezidi, Cristiani, Aleviti e Armeni, principali vittime della barbarie dell&#8217;IS nella regione, resta un mistero come un paese appartenente alla NATO possa sostenere o anche solo tollerare indisturbatamente i peggiori<br>criminali.</p>



<p>Durante l&#8217;annuncio della morte di Al-Baghdadi, il presidente statunitense Donald Trump ha ringraziato le Forze democratiche siriane (SDF) a conduzione kurda per il sostegno fornito durante l&#8217;operazione.<br>Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno le YAT (forze speciali delle SDF) e le HAT (Forze speciali della polizia delle regioni auto-amministrate) hanno condotto 347 operazioni contro cellule dell&#8217;IS nella Siria del Nord. Durante queste operazioni sono stati arrestati 476 sospettati di appartenere all&#8217;IS, tra cui alcuni membri di alto livello dell&#8217;IS come Anwar Mohammed Hadoushi, sospettato di aver co-organizzato gli attentati a Parigi e Bruxelles. In seguito all&#8217;aggressione militare turca in Siria del Nord i combattenti kurdi e i loro alleati sono però concentrati sulla difesa del proprio territorio e hanno abbandonato la ricerca dei terroristi dell&#8217;IS. Gli attacchi mirati dell&#8217;esercito turco a prigioni e campi in cui si trovavano seguaci dell&#8217;IS ha fatto sì che centinaia di prigionieri potessero fuggire. Per le vittime dell&#8217;IS, è morto un terrorista ma centinaia di altri sono tornati liberi, come diretta conseguenza del tradimento di Trump nei confronti dei Kurdi. </p>
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