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	<title>idrica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l&#8217;acqua dal mercato”</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 09:27:20 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/11/04/fiumi-e-laghi-prosciugati-dai-profitti-dei-privati-fuori-lacqua-dal-mercato/">“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l&#8217;acqua dal mercato”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 25 ottobre andava in scena la cerimonia di chiusura del summit internazionale su Acqua e Clima alla Protomoteca del Campidoglio, associazioni e movimenti hanno chiesto con un flash mob alle istituzioni locali e nazionali misure concrete per la <strong>gestione comune e sostenibile delle risorse idriche</strong>, il rispetto della giustizia climatica e del diritto universale all’acqua.</p>
<p>“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l&#8217;acqua dal mercato” recitava lo striscione srotolato.</p>
<p>Gli attivisti (tra i quali <strong>Terra!</strong>, <strong>Coordinamento Romano Acqua Pubblica</strong>, <strong>Associazione 21 luglio </strong>e<strong> A Sud</strong>) hanno inoltre colto l’occasione per lanciare la campagna <strong>#RiallacciaIlNasone</strong> (<a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=ce87a4f8a2&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3Dce87a4f8a2%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1509873241377000&amp;usg=AFQjCNF-4bOLa2ODIIoFxeSm2cBC65y2lQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://bit.ly/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr />RiallacciaIlNasone</a><span style="color: #505050;">), <strong>con la richiesta alla Sindaca Virginia Raggi di riaprire le fontanelle pubbliche chiuse dall’Acea durante l’estate</strong>.<br />
La speranza è che dal summit sia il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sia la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, abbiano imparato qualcosa per<strong> invertire la rotta di politiche insostenibili</strong>. Grazie a un suggerimento del primo e al silenzio assordante della seconda, è passato a luglio il piano dell’Acea per la chiusura di quasi tutti i 2.800 nasoni di Roma, <strong>sull’onda di una emergenza siccità smentita dai rapporti dell’Ispra, mentre oltre il 40% dell&#8217;acqua di Roma si perde a causa dei mancati investimenti</strong>. Non c’è stato il rispetto del principio di giustizia climatica, che di fronte alle crisi ambientali imporrebbe la tutela dei soggetti più fragili. Chiudendo le fontanelle romane <strong>si è deciso di negare l’accesso all’acqua a circa 10 mila persone tra senza fissa dimora, rom, migranti e indigenti</strong>, che non hanno altro modo di lavarsi o dissetarsi. E dire che l’accesso all’acqua è un principio chiave della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dal 2010, mentre nel 2015 una storica risoluzione del Parlamento europeo ha proposto di inserirlo nella legislazione dell’Ue, di escludere l’acqua dai negoziati per accordi commerciali come il CETA e il TTIP, di bloccare le privatizzazioni.</p>
<p>Il Governo italiano finora ha clamorosamente mancato questi importanti obiettivi, aggirando il referendum del 2011<strong> tramite la legge Madia e sostenendo la firma del CETA, l’accordo di libero scambio Ue-Canada che apre a ulteriori privatizzazioni dei servizi pubblici</strong>.</p>
<p>Il Comune di Roma ha fatto altrettanto con il silenzio assenso sul piano di chiusura delle fontanelle pubbliche, pur essendo primo azionista di Acea. Il giudizio sulla gestione privata dell’acqua nella capitale è fortemente negativo, come sottolineano i dati: la rete idrica è afflitta da una tale carenza di manutenzione da registrare perdite del 40% e mentre nel 2016 gli oltre 60 milioni di euro di utili dell’azienda sono finiti in tasca agli azionisti, per rispondere a una presunta siccità si è preferito <strong>chiudere i “nasoni”, da cui passa appena l’1% dell’acqua che ogni secondo arriva a Roma</strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #505050;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9729" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 306w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-173-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p>Nemmeno a livello regionale per ora sono stati fatti passi avanti: eppure la Regione Lazio nel 2014 fu pioniera nell’approvare la prima legge che pone le basi per rendere nuovamente pubblico il servizio idrico. A pochi mesi dalle nuove elezioni, tuttavia, <strong>manca ancora l’ultima delibera dell’Assessore Fabio Refrigeri</strong>, che permetterebbe di attuare questo storico provvedimento. Allo stesso modo non si sono trovati i 2.500 euro annui sufficienti alla manutenzione degli idrometri del lago di Bracciano, ancora in crisi dopo gli allarmi di questa estate. Un’emergenza che, grazie a tre relazioni tecniche dell’Ispra pubblicate la settimana scorsa, sappiamo essere frutto non tanto della siccità, quanto delle <strong>captazioni sconsiderate per l’uso umano, soprattutto da parte di Acea</strong>.</p>
<p>Unendo i puntini siamo in grado di costruire <strong>una mappa delle responsabilità e delle carenze istituzionali che hanno generato uno stato di emergenza del tutto evitabile a Roma e nel Lazio</strong>. I prelievi idrici non controllati da enti indipendenti hanno causato il disastro ambientale di Bracciano, ma quegli stessi prelievi sembrano indispensabili a causa di enormi perdite nella rete idrica romana, su cui l’Acea non interviene da anni perché preferisce distribuire dividendi da capogiro agli azionisti. Il tutto a scapito delle comunità locali e dei cittadini romani, vittime della beffa di una misura ingiusta e vana come la chiusura dei nasoni.</p>
<p>Pensiamo che <strong>le passerelle ai summit internazionali non bastino a costruire il futuro dei territori</strong>. Per questo chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali – dalla Sindaca di Roma al Presidente della Regione Lazio, fino al Ministro dell’Ambiente – di assumersi le proprie responsabilità politiche: <strong>l’approccio attuale, ad ogni livello, è contrario ad una gestione partecipata, trasparente e sostenibile dell’acqua</strong>. E questo non è soltanto inaccettabile, ma rappresenta un pericolo concreto per chi vive e lavora sul territorio, sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici. <strong>Chiediamo una serie di misure urgenti alla Sindaca Raggi</strong>: faccia pressioni su Acea per <strong>la riapertura dei nasoni</strong> e imponga la <strong>riparazione della rete colabrodo</strong> impiegando gli utili aziendali, pubblichi i dati sulle risorse impiegate finora nelle riparazioni delle tubature e la lista degli interventi già conclusi.<strong> Al Presidente Zingaretti chiediamo di attuare la legge 5 del 2014</strong>, per realizzare il volere di milioni di cittadini e tutelare i bacini idrografici.<strong> Al Ministro Galletti va invece la richiesta di portare alla COP 23 una parola chiara sulla gestione dell&#8217;acqua</strong>: qualunque risposta ai cambiamenti climatici che tuteli la risorsa idrica deve rigettare le regole di mercato. Non può esistere attenzione ad un bene comune e scarso se l&#8217;obiettivo del gestore è fare profitti. Tutto il resto rischia di essere solo una favola vuota, probabilmente non a lieto fine.</p>
<p><strong>Contatti:</strong><br />
Francesco Panié (Terra!) – <strong>Tel 3664212245</strong><br />
Simona Savini (Coordinamento Romano Acqua Pubblica) – <strong>Tel 3494136733</strong><br />
Elena Risi (Associazione 21 luglio) – <strong>Tel 3884867611</strong><br />
Laura Boschetto (A Sud Onlus) – <strong>Tel. 3381799050</strong></span></p>
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		<title>La crisi idrica mette a nudo i danni di mala gestione e privatizzazione dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 07:25:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9280" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="200" height="200" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/13325651_1214411195260026_1352537336261353192_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Stop alla distribuzione dei dividendi, tutti gli utili per la ristrutturazione delle reti idriche</strong></p>
<p><strong>Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</strong></p>
<p><strong>L&#8217;emergenza idrica è oramai un&#8217;evidenza conclamata</strong>, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso umano, sull&#8217;agricoltura e più in generale sull&#8217;ambiente. Si tratta di una drammatica realtà provocata dall&#8217;acuirsi dei <strong>cambiamenti climatici</strong> a cui, da oltre vent&#8217;anni, si sono sovrapposti i <strong>processi di mercificazione e privatizzazione dell&#8217;acqua</strong>. I fautori dell&#8217;ingresso dei privati nella gestione dell&#8217;acqua avevano utilizzato come argomento forte la grande opportunità di apporto di capitali da parte di quest&#8217;ultimi per rendere più efficiente il servizio, per restrutturare le reti e costruire gli impianti di depurazione. Inoltre, grazie al mercato e alla concorrenza, il tutto sarebbe stato più economico per i cittadini. La proposta comprendeva anche l&#8217;ovvio benificio all&#8217;ambiente visto che si sarebbe salvaguardata maggiormente la risorsa. Vent&#8217;anni dopo <strong>le tariffe e le perdite delle reti sono aumentate, gli investimenti sono diminuiti</strong>, l&#8217;Italia è sotto procedura d&#8217;infrazione da parte dell&#8217;Unione europea per l&#8217;inadeguatezza del trattamento delle acque reflue. E&#8217; evidente che qualcuno non l&#8217;ha raccontata giusta. Oggi i fautori del mercato e delle privatizzazioni, non contenti del permanere in tariffa, sotto mentite spoglie, della remunerazione del capitale investito abrogata dal referendum, sostengono che le tariffe non forniscono abbastanza soldi per fare gli investimenti per cui devono essere ulteriormente innalzate fino ad allinearsi ai livelli europei. Che qualcosa non torni in queste argomentazioni è molto semplice dimostrarlo:</p>
<ul>
<li><strong>le quattro “sorelle dell&#8217;acqua” (IREN, A2A, ACEA, HERA)</strong>, ossia le quattro grandi società multiutilitiy quotate in borsa, tra il 2010 e il 2014 <strong>hanno distribuito oltre 2 miliardi di € di dividendi</strong> ai propri soci, addirittura oltre 150 mln di € in più degli utili prodotti nello stesso periodo;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>ACEA ATO 2 S.p.A.</strong> tra il 2011 e il 2015 <strong>ha distribuito</strong> in media <strong>come dividendo</strong> ai propri soci (quasi esclusivamente ACEA S.p.A.) <strong>il 93 % degli utili</strong> prodotti, ossia circa 65 mln di €/anno, per poi ottenere dalla stessa ACEA S.p.A. dei finanziamenti a tasso di mercato che utilizza per fare gli investimenti.</li>
</ul>
<p>Utilizziamo questi esempi perchè le 4 multiutility rappresentano gli operatori più rilevanti del mercato italiano rifornendo complessivamente circa 15 mln di cittadini. Mentre ACEA ATO 2 S.p.A. è un caso emblematico rispetto al <strong>fallimento del modello di gestione privatistico</strong> che ancora oggi si vorrebbe estendere a tutta Italia: perdite delle reti che sono quasi raddoppiate negli ultimi 10 anni, emersione del disastro ambientale dovuto all&#8217;abbassamento del livello delle acque del lago di Bracciano, la minaccia dell&#8217;azienda di razionare l&#8217;acqua a 1,5 mln di cittadini romani a seguito dell&#8217;imposizione dello stop alle captazioni dal lago, diminuzione degli investimenti. I dati ci dicono in maniera palese che <strong>i soldi ci sono ma che non sono utilizzati per effettuare gli investimenti</strong> e garantire così un servizio essenziale, <strong>ma per remunerare gli azionisti</strong> (pubblici e privati), ossia il modello di gestione privatistico, secondo cui il costo totale del servizio idrico è interamente coperto dalla tariffa e l&#8217;affidamento viene fatto a soggetti privati, ha dimostrato il suo fallimento. <strong>E&#8217; necessaria dunque una radicale inversione di tendenza</strong> rispetto a questo modello, che si può realizzare unicamente con la ripubblicizzazione del servizio idrico e un nuovo sistema di finanziamento, basato sulla leva tariffaria, sulla finanza pubblica e la fiscalità generale. Parte integrante di questo modello di gestione pubblica è la predisposizione di un Piano nazionale per la ristrutturazione delle reti idriche. In coerenza con quest&#8217;impostazione, a fronte della situazione di emergenza idrica che si è evidenziata in quest&#8217;ultimo periodo di tempo e che comunque ha caratteristiche strutturali, occorre mettere in campo rapidamente alcuni interventi in grado di aggredirla e dare ad essa soluzioni utili. In particolare, due ci sembrano le misure prioritarie che si possono assumere in tempi brevi, anche attraverso una strumentazione legislativa come il decreto legge, che contempli:</p>
<ul>
<li><strong>la destinazione degli utili delle aziende che gestiscono il servizio idrico alla ristrutturazione delle reti idriche</strong>, sulla base del Piano nazionale ad esso dedicato;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>incentivi all&#8217;ammodernamento degli impianti di irrigazione</strong> in agricoltura (ad es. irrigazione a goccia) e all&#8217;utilizzo delle acque piovane;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>incentivi alla realizzazione di reti idriche duali</strong> ed all’installazione di dispositivi per il risparmio idrico nell’edilizia di servizio, residenziale e produttiva.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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