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	<title>Il caffè delle donne Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>Il caffè delle donne Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Il caffè delle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2014 05:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo questa recensione di Raffaele Taddeo (già sulla rivista on-line El Ghibli) che ci presenta il libro intitolato Il caffè delle donne, edito da Mondadori, di Widad Tamimi. Il romanzo di Widad Tamimi si&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
Pubblichiamo<br />
   questa recensione di Raffaele Taddeo (già sulla rivista on-line<br />
   El Ghibli) che ci presenta il libro intitolato<i><br />
   Il caffè delle donne, </i>edito<br />
   da Mondadori, di Widad Tamimi.</p>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>Il<br />
  romanzo di Widad Tamimi si presta o molteplici piani di lettura. E’<br />
  un libro inteso in cui sono presenti molte più problematiche di<br />
  quelle che forse sono percepibili ad una prima lettura. Spesso il<br />
  senso ultimo di un romanzo si ricava da descrizioni, comunicazioni<br />
  del narratore veicolate dai personaggi, in questo caso molti sensi<br />
  e significati si ricavano con altri strumenti. Il testo per essere<br />
  compreso fino in fondo deve essere sezionato mediante macro<br />
  sequenze, la loro successione e giungere così significato che da<br />
  questa analisi se ne può ricavare.</p>
<p>Una tematica peraltro molto<br />
  implicita che è possibile rintracciare in più parti è il<br />
  confronto fra mondo occidentale e mondo arabo. L’attenzione del<br />
  narratore si accentua molto nel sottolineare che accanto alla<br />
  diversità fra una cultura e un’altra vi è comunque una<br />
  complementarietà, vi è comunque un cammino che si sviluppa<br />
  secondo modi e ritmi diversi, ma entrambi pieni di senso e di<br />
  valori. “Qamar – dice Leila, cugina di Qamar – non sono mai<br />
  stata in Occidente, ma non credo che queste cose vadano tanto<br />
  diversamente. Un uomo e una donna si incontrano e vibrano per un<br />
  po’, poi si conoscono, si accettano e camminano a lungo l’uno a<br />
  fianco dell’altra. I problemi stanno ovunque”. Nell’essenza,<br />
  nella quotidianità, nella vita concreta di ogni giorno, tutto il<br />
  mondo è paese diremmo noi, e non ci sono differenze fra una<br />
  cultura ed un’altra.<br />La protagonista ritrova in sé elementi<br />
  di arabità che si coniugano assieme alla sua cultura e modalità<br />
  di vita di donna occidentale. “Ora mi rassicuro che Giacomo<br />
  indossi la camicia ben stirata, lo inseguo per casa con un rotolo<br />
  appiccicato per togliere i pelucchi dal suo abito, gli preparo il<br />
  pranzo al sacco per paura che non mangi. Tracce di un’arabità<br />
  vissuta in modo del tutto originale, sempre in conflitto con<br />
  l’emancipazione della donna occidentale, cresciuta a ritmo di<br />
  marce femministe”.<br />Tuttavia quasi in netto contrasto con<br />
  questi intenti conciliativi si sviluppa la storia d’amore fra<br />
  Qamar e suo cugino Yousef. I due hanno giocato insieme da piccoli,<br />
  hanno scherzato, riso, e poi arriva il momento dell’adolescenza e<br />
  Qamar nell’ultima estate che trascorre ad Amman si innamora del<br />
  cugino. Anche questi è innamorato di lei. Si preannuncia una<br />
  storia d’amore, che, interrotta da eventi e tempo, sembra ad un<br />
  certo momento possa riprendere con pieno vigore, quando Yousef,<br />
  ormai adulto e Iman, arriva in Italia per una serie di conferenze<br />
  sulla cultura islamica. Questo amore però viene frustrato per il<br />
  secco rifiuto da parte di Yousef di riprendere anche minimamente<br />
  una traccia di confidenza e dar adito ad una infinitesima<br />
  possibilità di riprendere la storia d’amore. Emerge<br />
  l’impossibilità dell’amore. Sul piano narrativo la storia<br />
  affettiva fra Yousef e Qamar ha un esito totalmente negativo.<br />Il<br />
  senso di questo elemento narrativo è indizio dell’impossibilità<br />
  di un incontro, di uno sposalizio fra i due mondi culturali, quello<br />
  arabo e quello occidentale. Proprio il fatto che l’amore nato fra<br />
  i due non arrivi a concludersi positivamente pone di fatto<br />
  l’affermazione implicita della incommensurabilità fra le due<br />
  culture.<br />Sono indifferenti gli elementi narrativi che sostengono<br />
  l’impossibilità della perpetuazione dell’amore fra Yousef e<br />
  Qamar, il dato più significativo e determinante ai fini della<br />
  comprensione del significato del romanzo è proprio la mancanza<br />
  della continuazione del rapporto d’amore fra i due.<br />Strettamente<br />
  connesso a questo tema vi è quello della dialettica fra mondo<br />
  della fanciullezza e quello della maturità.<br />Il romanzo, penso<br />
  volutamente, pone in strutture parallele l’evoluzione della<br />
  crescita e del rapporto che Qamar ha col mondo arabo da bambina,<br />
  con quello del rapporto da adulta con Giacomo, suo convivente e<br />
  successivamente marito, con il quale cerca di dar luogo ad una<br />
  generazione nuova, cioè ad avere un figlio, che poi perderà prima<br />
  che possa nascere e diventerà l’elemento di crisi della<br />
  protagonista.<br />Il parallelismo, però poi si risolve in una<br />
  dialettica fra il tempo della fanciullezza- adolescenza e quello<br />
  della maturità, della vita adulta. Il primo che è fatto di<br />
  giochi, di piccole trasgressioni, di sapori, di profumi, di sole,<br />
  di polvere, si svolge ad Amman e viene contrapposto ad una vita da<br />
  fanciulla in occidente piena di regole e sotto molti aspetti<br />
  costrittiva; il secondo fatto di sogni frustrati, di paure, di<br />
  angosce, di incapacità di riconoscersi, di continue domande, di<br />
  contorsioni psicologiche.<br />E’ una dialettica fra i due tempi, e<br />
  fin qui siamo nella normalità della vita, dell’esistenza<br />
  dell’uomo, ma poi se si va a riflettere attentamente si constata<br />
  che il tempo libero della fanciullezza-adolescenza è descritto in<br />
  uno spazio e quello della maturità in un altro spazio; il primo in<br />
  una certa cultura e il secondo in un’altra. Allora la dialettica<br />
  ancora una volta si stabilisce fra i due mondi culturali che<br />
  confliggono fra di loro, conflitto che viene impersonato da Qamar,<br />
  la quale per cercare di ritrovare se stessa ha bisogno, adulta, di<br />
  rimmergersi nel mondo, nello spazio che l’ha vista crescere da<br />
  bambina. Non avviene una sintesi, perché ancora una volta Qamar<br />
  decide di riconquistare Giacomo, da cui s’era momentaneamente<br />
  separata e ritornare allo spazio dell’Occidente. Ancora una volta<br />
  è la descrizione narrativa ad affermare l’impossibilità di<br />
  coesistenza fra i due mondi.<br />Oltre tutto la arabità è<br />
  strettamente connessa a sogno, a libertà, a giochi, a cibo,<br />
  sapori, mentre l’occidentalità, pur nella sua emancipazione, è<br />
  intessuto di regole, di logica, anche se piena di libertà<br />
  personale, dal muoversi, al vestirsi, al rapportarsi agli<br />
  altri.<br />L’impossibilità di una sintesi, ancora sul piano<br />
  narrativo viene accentuato dall’esito della storia di<br />
  Aymad.<br />Questi è figlio piccolo di Leila cugina di Qamar. E’<br />
  l’unico maschio avuto dopo molte femmine. Qamar, entra in un<br />
  rapporto affettivo intenso con lui quando ritorna ad Amman. Leila<br />
  le fa la proposta di condurlo con sé in Europa per dargli una<br />
  possibilità di futuro migliore, certamente negato in Giordania<br />
  date le condizioni economiche della famiglia e di un rapporto<br />
  difficile con il padre. A Qamar non sembra vero, anche se decide di<br />
  rinunciare momentaneamente perché è sola e non si sente sicura di<br />
  poter curare questo ragazzetto.<br />Una volta sposatosi con Giacomo<br />
  e condotto quest’ultimo ad Amman perché conosca la famiglia che<br />
  era stata così importante nella sua crescita, si pone veramente il<br />
  problema se portar via il ragazzetto in Europa o lasciarlo alla<br />
  famiglia. Decidono di lasciarlo ad Amman dalla famiglia e di<br />
  aiutarlo economicamente negli studi.<br />Indipendentemente ancora<br />
  dalle ragioni, dalle logiche, dai sentimenti che non permettono che<br />
  si realizzi il trasferimento di Aymad in Europa, il fatto narrativo<br />
  denota ancora una volta l’impossibilità di una conciliazione fra<br />
  i due mondi, che devono procedere separati nel loro percorso e nel<br />
  loro destino.<br />Aymad rappresenta emblematicamente la possibilità<br />
  concreta di meticciare le due culture. L’esito della vicenda nega<br />
  ogni possibilità di questo genere.<br />Altri piani di lettura sono<br />
  possibili come ad esempio, il rapporto d’amore fra Qamar e<br />
  Giacomo, tutto giocato all’interno della cultura occidentale, ma<br />
  proprio per questo risoltosi positivamente.<br />Poi ancora quello<br />
  della ricerca del figlio, naturale dapprima, ma poi adottivo forse.<br />
  Ma ce ne possono essere ancora altri come il rapporto fra la<br />
  protagonista e la madre, quello di Qamar col territorio della<br />
  metropoli giordana.<br />Sul piano strutturale per buona metà del<br />
  libro si assiste ad una sorta di conduzione parallela e binaria,<br />
  con tempi sfasati, quello delle sue vacanze ad Amman e l’altro di<br />
  vita con Giacomo e della gravidanza, trasformatosi poi in aborto.<br />
  Sono posti in parallelo due maturazioni, la prima che sfocia nella<br />
  frattura della vita di vacanze di Qamar che non ritornerà più per<br />
  molti anni in Giordania, la seconda che sfocerà nella rottura con<br />
  Giacomo. Due storie parallele in due spazi diversi, ancora una<br />
  volta in una sorta di dialettica osservazione, entrambe concluse<br />
  con fratture e rotture. Ma mentre la prima non porterà a<br />
  riconciliazione, la seconda invece si risolverà<br />
  positivamente.<br />Anche quindi sul piano strutturale, la dicotomia<br />
  Occidente-mondo arabo continua ad esistere.<br />La cornice del<br />
  romanzo è dato dalla ritualità del caffè, tutta femminile e<br />
  corale, nonchè dai sensi nascosti che essa veicola, dalla<br />
  possibilità di una predizione. E qui siamo in totale immersione<br />
  del mondo arabo e islamico perché la realtà sembra quasi già<br />
  precostituita, l’uomo non farebbe altro che seguire quanto il<br />
  destino, o meglio Allah, ha già scritto per ciascuno di noi.<br />E’<br />
  indicativo il fatto che il libro si chiude con queste parole:<br />
  Bismillah arrahman arrahim” che vogliono dire “Nel nome di<br />
  Allah, Clemente Misericordioso”.Mi<br />
  pare che i testi, di qualunque natura siano, prodotti nel mondo<br />
  islamico in special modo dagli osservanti, dai più pii, partano<br />
  ancora oggi da un’invocazione ad Allah. Ciò avveniva anche nel<br />
  mondo occidentale fino all’epoca rinascimentale, quando si ebbe<br />
  la rottura e totale emancipazione dell’uomo rispetto alla<br />
  divinità.<br />La chiusura del romanzo rimarcherebbe con più<br />
  intensità le tracce di arabismo in questo caso di islamismo<br />
  presenti nel testo, contraddette però dalle strutture<br />
  narrative.<br />Gli elementi di dialettica interna, di contraddizioni<br />
  e contrasti fanno del romanzo di Widad Tamini un interessante e bel<br />
  libro segnato anche dalla delicatezza di descrizione delle varie<br />
  storie che si intrecciano.</p>
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