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		<title>&#8220;SCRITTURE AL SOCIALE&#8221;: una nuova rubrica curata da Patrizia Angelozzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2016 08:16:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, siamo molto lieti di annunciare una nuova rubrica che verrà pubblicata di DOMENICA ogni 15 giorni. Si intitola &#8220;Scritture al sociale&#8221; ed è curata da PATRIZIA ANGELOZZI, Docente per&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici,</p>
<p>siamo molto lieti di annunciare una nuova rubrica che verrà pubblicata di DOMENICA ogni 15 giorni.</p>
<p>Si intitola &#8220;Scritture al sociale&#8221; ed è curata da PATRIZIA ANGELOZZI,</p>
<p>Docente per la comunicazione sociale e di scrittura creativa, Scrittrice.</p>
<p>Blog: <a href="https://patriziaangelozzi.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://patriziaangelozzi.wordpress.com/&amp;source=gmail&amp;ust=1474876528398000&amp;usg=AFQjCNH6I1RGDyre1UcQJ3NZFlzRr_XSNQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://patriziaangelozzi.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>  L’inviata sociale Nella redazione di Cultura e dintorni, bimestrale Rubrica per Zonalocale, quotidiano per l&#8217;informazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;articolo di oggi: LA VIOLENZA NON E&#8217; UNA COSA DA POVERI</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6987" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6987" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (545)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-545-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un eccesso di perfezione. Una famiglia perbene, un uomo famoso e facoltoso che sceglie per moglie una donna di buona famiglia. Carriera, tre figli. Un quadretto ideale, sognato da tanti.<br />
Lui, medico dalla carriera indiscussa, sceglie di essere ‘dalla parte delle donne che subiscono violenza’ esponendosi nei programma Tv come testimonial.<br />
Quanta programmazione di vita, quanti report da raggiungere in nome di una vita di successo? Quanta apparenza?<br />
Non è vero che il femminicidio trova collocazione nelle lacune sociali, nell’emarginazione. Si trova ovunque.<br />
Appartiene a ricchi e poveri. Acculturati di successo e persone in difficoltà economiche e sociali.<br />
<b>Cosa c’è dietro la mancanza dell’intelligenza del cuore</b> anche quando è presente l’intelligenza sociale?<br />
La cultura non protegge e non tutela, a volte crea una mancanza di identità, quando non si ‘permette’ più il mettersi in discussione.<br />
La megalomania come la mancanza di autostima sono due stadi pericolosissimi, rendono sterili la parte umana che trovandosi fuori da canoni prestabiliti per la propria vita e quella della famiglia, si trovano a vivere il cataclisma di un reato efferato che nell’opinione pubblica non trovano un ‘perché’.<br />
E’ necessario, indispensabile ripartire <b>dall’educazione della mente , come nel famoso testo di Giulio Lombardo Radice</b> e dall’educazione all’affettività, così duramente negata, oltraggiata e ritenuta sintomo di fragilità ad ogni manifestazione della stessa.<br />
<b>C’è bisogno di coraggio, quello vero, per essere umani.</b> Quel coraggio che permette di accarezzare con gli occhi e abbracciare, essere vicini alla gioia e al dolore altrui. La forza di vivere ‘un danno’, chiamato sconfitta, fin dai banchi scolastici e nei “no” dell’educazione nei periodi di infanzia e adolescenza.<br />
Come i rifiuti che ogni persona incontrerà da parte di persone oggetto dei nostri sentimenti.<br />
L’educazione genitoriale, ripartendo dalla tenerezza, facilmente abbandonata quando i figli da neonati e piccoli per età anagrafica, vengono lasciati crescere senza sufficiente sostegno affettivo barattato per una compensazione di immagine e di beni.<br />
<b>La violenza non è una cosa per poveri</b>, appartiene a chi vive ai margini e al centro. A quanti per ego diventano sbilanciati verso la proiezione di loro stessi mentre tutto il resto diventa contorno sfuocato.<br />
A queste persone basterà un ‘elemento’ repentinamente (secondo loro) cambiato verso altre direzioni.<br />
<b>La violenza ha un comune denominatore. Il senso unico</b>. Una visione propria e indiscutibile. La rabbia, la presunzione, l’aggressività, la prepotenza di stabilire ciò che non è consentito. Agli altri.</p>
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		<title>&#8220;Hate crimes in Europe&#8221;: Nel viaggio di speranza dall&#8217;Africa, molti incontrano odio/Revealing Hate in the African Journeys of Hope</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 09:19:08 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Liberation Sans, Arial, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Cinzia D&#8217;Ambrosi (da Londra per <em>Associazione per i Diritti umani</em>)</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Al Centro Astalli ,Sud di Napoli, rifugiati e richiedenti asilo trovano riparo, pasti, assistenza legale e medica. La maggior parte degli occupanti sono reduci da un lungo e travagliato viaggio dalla Libia alla Sicilia, dove coloro che sono registrati vengono successivamente inviati in vari centri in Italia. Il Centro Astalli Sud è uno di questi. Essere stata invitata a trascorrere del tempo nel centro e&#8217; stata un&#8217;esperienza umanamente molto importante. Ho ascoltato storie emotivamente forti, esperienze passate ed aspirazioni future  e ho visto prove dolorose del loro passato: paura costante di essere uccisi in conflitti, guerre, poverta&#8217; estrema e fame. Per molti non c&#8217;era via d&#8217;uscita, ma hanno potuto solo fuggire. </span>Tra i racconti anche atti di estrema tortura e segregazione in Libia. Il loro colore della pella, l&#8217;essere cristiani e rifugiati li hanno resi vulnerabili ed in balia di sevizie, detenzione o uccisioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono stati testimoni d&#8217;episodi orribili, ma la cosa peggiore è stata la mancanza di uno spazio dove potessero sentirsi al sicuro. Uno di loro, che chiameremo solo con la iniziale del nome E., racconta &#8220;Chiunque può girare con una pistola, decidere di utilizzarla ed uccidere e non verrebbe punito. Anche i bambini portano una pistola.&#8221; Il livello di segregazione è preoccupante. Hanno condiviso di essere stati tenuti in tantissimi in cortili per giorni quasi senza acqua o cibo senza alcuna informazione sul loro futuro.</p>
<p align="JUSTIFY">In Italia, sono lasciati con le loro cicatrici; quelle fisiche magari possono andare via con il passsare del tempo, ma lo stress emotivo ha bisogno di una cura diversa. La combinazione del loro stress ed ansia  con cio&#8217; che hanno visto, vissuto e sentito li rende completamente alienati. La necessità di una cura della salute mentale adequata ed un&#8217;integrazione più veloce sono due fattori paralleli che bisogna  impegnarsi ad attuare per facilitare un sostegno appropriato ed umano.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"> </span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6888" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6888" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (531)" width="960" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-531-768x513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;"><b>We are waiting for our life to begin again”.</b></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;"><b>Aspettiamo che la nostra vita inizi di nuovo”</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;">Image c</span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><a href="http://www.cinziadambrosi.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;">opyright © Cinzia D&#8217;Ambrosi</span></span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">At the Centro Astalli Sud in Naples,Italy, refugees and asylum seekers find shelter, meals, legal and medical assistance. Most of the occupants have made their journey from Lybia to Sicily, where those that are registered are sent to various centres in Italy. The Centro Astalli Sud is one of these. Spending some time at the centre, I learned of their stories, experiences and aspirations.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonetheless, the painful ordeals of an existence in fear of being killed in conflict, wars, extreme poverty and hunger. There is no way out but to flee.</p>
<p align="JUSTIFY">Those that have shared their experiences have recounted acts of extreme torture and segregation in Lybia. They have felt that being black, Christian made them further vulnerable and at the mercy of being tortured, detained or killed. They have witnessed horrible things but the worst of it all has been the lack of a space where they could feel safe. It appeared to be none. E. “Anybody could turn around , decide to use the gun, aim, kill and would not be prosecuted. Even children are carrying a gun.”</p>
<p align="JUSTIFY">The level of segregation is also a concern. They have shared of being kept in big numbers in courtyards for days with hardly any water or food and knowledge of what was going to happen to them.</p>
<p align="JUSTIFY">Today, in Italy they are left dealing with their scars, mostly of psychological nature. The physical torture may go away but the emotional toll needs a different care. Combining the stress and anxiety of their lives in a limbo state with the stress of what they have witnessed, experienced and felt is leaving them completely alienated. The need for mental health care but also that of a faster integration is very important.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>&#8220;Hate crimes in Europe!&#8221;: Quale futuro? / What next?</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 08:05:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi Dopo la chiusura del confine del nord e di conseguenza il sentiero dei Balcani, oltre 46,000 rifugiati sono in Grecia e circa 5,000 hanno trovato riparo nel porto del Pireo ad&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">di Cinzia D&#8217;Ambrosi</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Dopo la chiusura del confine del nord e di conseguenza il sentiero dei Balcani, oltre 46,000 rifugiati sono in Grecia e circa 5,000 hanno trovato riparo nel porto del Pireo ad Atene.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Migliaia di loro sopportano condizioni molto difficili: la mancanza d&#8217;acqua, affollamento, cibo scarso, ecc. La pressione per lo sgombero dei rifugiati alle porte della stagione turistica e&#8217; notevole. Recentemente, il governo ha aperto molti centri temporanei di accoglienza, incluso uno nella parte ovest del porto. Molti dei rifugiati sono stati trasferiti lì, ma che cosa si possono aspettare dal futuro? Anche le statistiche non promettono molto, con una procedura di registrazione molto lenta. L&#8217;attesa puo&#8217; essere di molti mesi ed anche anni. Molti rifugiati hanno realizzato che non c&#8217;è speranza nel muoversi in altri Paesi europei e hanno iniziato a cercare dei modi di sopravvivenza. Alcuni si sono mossi in posti informali aperti da attivisti locali; nonostante cio&#8217;, il quadro e&#8217; di centinaia di rifugiati intrappolati in una vita in limbo.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-355.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6100" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6100" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-355.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (355)" width="752" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-355.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 752w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-355-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" /></a></p>
<p>foto di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p><span style="font-size: medium;">Captions: &#8216;</span><span style="font-size: medium;"><i>The worst is that there is not much we can do but waiting&#8217;</i></span><span style="font-size: medium;"> A. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Didascalia: </span><span style="font-size: medium;"><i>&#8216;La cosa peggiore e&#8217; che non abbiamo nulla da fare, ma solo aspettare&#8217;.</i></span><i> </i><span style="font-size: large;">A. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>What next?</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Since the closure of Greece&#8217;s northern border and with it the Balkan migrant route, over 46,000 refugees are stranded in Greece and an estimated 5,000 have retorted to Piraeus port in Athens.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Stretched out in passenger terminals, many have stayed in the most rudimentary conditions, coping with lack of water facilities, crowded conditions, and a minimal resources. The pressure on clearing the terminals as the summer holidays season starts and trying to ease the situation has led to various interventions. Clearing the terminals has been one of them. Recently, the government has opened new temporary reception centres, including one west of Piraeus hushing them in. What is next for the thousands of refugees? Unfortunately, even statics do not promise much, the assessment process is very slow leaving many stranded for months, if not years. Increasingly, many are realising that there is not much hope moving to other countries in Europe and are starting to find ways to navigate society. Some have moved into disused spaces transformed into informal centres by local activists. Yet, thousands are trapped into a life of limbo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Hate crimes in Europe!&#8221;: Conversazione/Conversations</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2016 07:40:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi &#160; “Possiamo fare un esperimento. Se usciamo di qui insieme, tu sei bianca ed io nero, vedrai che la polizia ci ferma nel giro di poco tempo. Ti prometto che e&#8217;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">“Possiamo fare un esperimento. Se usciamo di qui insieme, tu sei bianca ed io nero, vedrai che la polizia ci ferma nel giro di poco tempo. Ti prometto che e&#8217; cosi&#8217;.” mi dice Abdul “Perche ci fermerebbero?” chiedo.</p>
<p align="JUSTIFY">“Pensano che, se tu passeggi con me, e&#8217; perche&#8217; ti sto vendendo della droga. Non pensano che tu potresti essere un&#8217;amica”.</p>
<p align="JUSTIFY">Sembra una conversazione come un&#8217;altra, ma il significato mi colpisce. Non perche&#8217; nel discorso si rivelano e si riconfermano dei fatti spiacevoli con una carica scorcentante di razzismo, ma e&#8217; il senso di rassegnamento su cui e&#8217; difficile passare sopra. Khamis, seduto intorno al tavolo dice: “Sono del Sudan e sono ad Atene da otto anni. Ancora non ho un permesso di soggiorno. Conosco molti altri che aspettano da 15 anni. Che vita e&#8217; questa? Alcuni di noi, nel frattempo, hanno avuto dei figli, ma anche loro non hanno un riconoscimento e quindi rimangono senza cittadinanza”.</p>
<p align="JUSTIFY">Mi sono ritrovata spesso a partecipare a conversazioni in cui viene recepita la frustazione e la disperazione di non poter vivere la propria vita pienamente. Purtroppo non ci sono molte speranze di un processo piu&#8217; veloce per coloro che aspettano che il loro caso venga valutato. Allo stesso tempo, un impegno verso un&#8217;integrazione che garantisca dignita&#8217; e&#8217; ancora distante.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-291.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5792" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5792" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-291.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (291)" width="752" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-291.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 752w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-291-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" /></a>Foto di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b>Didascalia:</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Molti come A. sono senza un permesso di soggiorno per anni/</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b>Captions:</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Many like A. are without a permit to stay for years.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="CENTER"><span style="font-family: Liberation Sans, Arial, sans-serif;"><span style="font-size: xx-large;"><b>Conversations</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“We could do an experiment. If we go out together from this flat, you are white and I am black, in a little time the police will be stopping us. I promise you it will happen.” says Abdul. “ Why would they stop us?” I ask. “They would think that there is only one reason for which you will be walking with me, that I am selling you drugs. They would not consider that we could be friends”.</p>
<p align="JUSTIFY">A conversation like any other, yet its meaning reveals and confirms that racism is so embedded that is like a matter of fact knowledge among the refugee community. Sadly, it is its resignation that is very difficult to digest. Khamis, sitting at the same table adds: “I am from Sudan and I am in Athens from 8 years. I still don&#8217;t have a permit to stay. I know people that have been waiting from 15 years. What kind of life is this for us? Some of us even have children now and even they don&#8217;t have papers. Children are left without a citizenship, paperless. I found myself often to participate in similar conversations. Frustration and desperation of a life on the margins are rampant. Sadly, there is no much hope for a faster process for cases to be evaluated and their status cleared. At the same time, there is no significant effort for a dignified integration.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fumetto Intercultura: ce ne parla l&#8217;autrice, Takoua Ben Mohamed</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 06:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistao, per voi, Takoua Ben Mohamed, illustratrice tunisina, cresciuta a Roma e autrice del progetto Fumetto Intercultura. &#160; Fumetto Intercultura è un progetto composto dalle tavole della&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/05/fumetto-intercultura-ce-ne-parla-lautrice-takoua-ben-mohamed/">Fumetto Intercultura: ce ne parla l&#8217;autrice, Takoua Ben Mohamed</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5594" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</i> ha intervistao, per voi, Takoua Ben Mohamed, illustratrice tunisina, cresciuta a Roma e autrice del progetto <i>Fumetto Intercultura</i>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="u_0_1o" dir="LTR">
<div id="js_2m" dir="LTR">
<table border="0" width="643" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<p style="text-align: left;">Fumetto Intercultura è un progetto composto dalle tavole della graphic novel &#8220;Women Story&#8221;: ci vuole parlare di questo lavoro?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">“Woman story” è un catalogo pubblicato nella regione Sardegna promosso dalla regione e comune di Cagliari e associazioni locali, distribuito in omaggio nelle mostre organizzate in Sardegna. Il catalogo raccoglie alcuni lavori pubblicati in passato con la redazione di VillageUniversel. Il fumetto intercultura è il nome del progetto che ho ideato all’età di 14 anni trasformando quello che era il mio attivismo in associazioni di volontariato giovanili culturali ed umanitarie in racconti a fumetti, di genere graphic journalism, attraverso anche i miei studi in giornalismo. Oggi invece mi sto per specializzare in accademia di cinema d’animazione, e ho iniziato a lavorare insieme a registi su sceneggiature per film e teatro, un evolversi del fumetto intercultura al mondo del cinema. E il primo libro reportage cartaceo sarà pubblicato presto.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Il suo primo fumetto &#8211; scritto a soli 13/14 anni &#8211; parlava del velo e del pregiudizio. Qual è la sua opinione in merito alla libertà di scelta di indossarlo? E come risponde, quindi,a coloro che lo vedono solo come un&#8217;imposizione?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Quel fumetto fu la mia prima esperienza nel mondo del fumetto, sono molto legata a quel fumetto, illustrava la paura di una ragzza che ha deciso di indossare il velo in contesto occidentale, dei pregiudizi ma soprattutto era focalizzato sulla sua migliore amica, italiana non musulmana, che nonostante non conoscesse nulla del velo e dell’islam ha appoggiato la scelta della sua amica, Perché appunto sua amica. Personalmente ho avuto libertà di scelta di indossare il velo, un anno dopo l’11 settembre, per motivi religiosi ma anche per attivismo, perché in quel periodo ci furono molti episodi contro la donna musulmana. Un effetto in parte del terrorismo e in parte del mal uso del linguaggio mediatico quando si parlava di terrorismo. Sono contraria a chi obbliga la donna ad indossare il velo, cio che ho imparato e mi è stato insegnato della religione, è che non c’e imposizione nella religione e che le azioni sono in base alle intenzioni, il velo obbligato non ha nessun significato per chi lo indossa neppure per chi lo obbliga, quando si fa una cosa com intenzione automaticamente si da valore alla cosa che si fa, alla scelta che si prende.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Lei si occupa anche di volontariato presso varie associazioni: le storie che incontra sono fonte di ispirazione?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Sicuramente sono finte d’ispirazione, ho sempre scritto storie vere, vissute realmente, anche quelle più assurde, ma sono vere, persone realmente esistite, incontrate tramite il mio attivismo sociale, ed è questo il mio obbiettivo, una particolarità del graphic journalism è che l’autore è il protagonista del fumetto, che racconta tutto ciò che lo circonda, dei reportage fatti a fumetti. Joe sacco oltre ad essere un fumettista è anche giornalista, ha raccontato il suo viaggio in Palestina e della vita in quel territorio. Marjane Satrapi ha raccontato la sua storia di vissuto quando era in iran. Io faccio la stessa cosa, per poter fare fumetti graphic journalism, ho studiato giornalismo facendo corsi di formazione, fumetto da autodidatta e ora cinema d’animazione in accademia, sperando di trasmettere le storie di persone che incontro nella mia vita. Storie di giovani di seconda generazione, doppia identità culturale, razzismo e pregiudizi, diritti umani e rivoluzione, violenza sulla donna e donne rivoluzionarie durante le dittature nel mondo arabo.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Quanto la graphic novel può essere utile per aprire la mentalità dell&#8217;opinione pubblica?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">L’impatto che ha il fumetto sulle persone è impressionante, le persone leggio volentieri un fumetto, l’arte attira, non solo per il disegno ma anche per la semplicità del linguaggio che viene utilizzato nel raccontare. Per esperienza mi son trova lettori che non condividono assolutamente il mio pensiero ma hanno letto volentieri i fumetti. Non cerco di cambiare le opinioni delle persone, cerco di farmi ascoltare, parlare e dialogare. Un modo per favorire l’integrazione forse, ma preferisco chiamarla socializzazione, conoscere e conoscersi è importante per convivere, abbattere muri di pregiudizi e stereotipi.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Cosa significa appartenere a due culture diverse?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Significa ricchezza culturale, apertura mentale, ponte tra culture. È una grande responsabilità, e a volte anche difficile, perché ci si trova a essere estranei in tutti e due i paesi di appartenenza, personalmente in Italia mi capita che mi vedono come la tunisina, e in Tunisia come l’italiana. Ma sono ottimista perché prendo da entrambe e do ad entrambe.    <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5594" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5594 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="takoua4 (2)" width="500" height="333" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Hate crimes in Europe&#8221;: l&#8217;oggettivizzazione di un essere umano/The objectification of a human being</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2016 06:50:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ellinikon Airport Migrant Centre.  Foto di Cinzia D&#8217;Ambrosi di Cinzia D&#8217;Ambrosi L&#8217;oggettivizzazione di un essere umano L&#8217;oggettivizzazione dei profughi e il loro contenimento e&#8217; diventato di norma. La crisi dei rifugiati sta diventando sempre&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-246.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5567" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5567" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-246.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (246)" width="669" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-246.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 669w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-246-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></a></b></p>
<p align="JUSTIFY">Ellinikon Airport Migrant Centre.  Foto di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p align="JUSTIFY">di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p align="JUSTIFY"><b>L&#8217;oggettivizzazione di un essere umano</b></p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;oggettivizzazione dei profughi e il loro contenimento e&#8217; diventato di norma. La crisi dei rifugiati sta diventando sempre piu&#8217; una crisi di contenimento di un numero elevato di persone. Purtroppo queste aree urbane, ad uso di contenimento, si sono lentamente trasformate in hot spot e centri di detenzione. A causa di queste mura non avremo piu&#8217; notizie di cio&#8217; che accade se non da coloro che riusciranno ad accedere tramite un lavoro con le Ong ed organizzazioni caritatevoli e legali. Intanto l&#8217; accesso a questi luoghi sta diventando sempre piu&#8217; difficile.</p>
<p align="JUSTIFY">Non so come sia riuscita ad entrare nel centro Ellinikon International Airpot, chiuso dal 2001. Volevo entrare per poter constatare le condizioni e sono riuscita a farlo con un ragazzo dell&#8217;Afghanistan che mi ha fatto svicolare dentro l&#8217;edificio. Ad ogni piano c&#8217;è una miriade di rifugiati che vivono in tende una accanto all&#8217;altra. La realta&#8217; e&#8217; devastante: non hanno accesso ad acqua per lavarsi. Alcuni non sono riusciti a lavarsi per settimane. Il cibo e&#8217; scarso. Guardando il posto sembra che le persone siano rinchiuse in alti recinti di ferro; all&#8217; interno vivono in tende o per terra su coperte date dall&#8217; UNHCR. Non c&#8217;e&#8217; posto tra una tenda e l&#8217;altra: dormire, mangiare e vivere in infinite file di umanita&#8217;. Coloro che hanno ricevuto una tenda o per mancanza di spazio nell&#8217;edificio, dormono fuori, all&#8217;aperto.</p>
<p align="JUSTIFY">Il loro numero sta aumentando ogni giorno perchè molti tornano dai confini chiusi di Idomeni</p>
<p align="JUSTIFY"><b>The objectification of a human being</b></p>
<p align="JUSTIFY">The objectification of people and their containment in large disused spaces are becoming the norm. The refugee crisis is unfortunately becoming more and more about ways to contain the large number of people seeking shelter and protection. These are slowly being transformed into hot spots and detention centres. Beyond these walls, we would not know much but news provided by NGOs and charities given permission to enter. In between these changes, access to open camps are becoming more difficult. I am not sure how I managed to access entry in Ellinikon International Airiport in Athens. I wanted so much to enter and witness the state of things, and I was just lucky to enter (or unlucky to see). One boy from Afghanistan led my way through the airport, which it has been closed down since 2001 and now the home of hundreds of families. The reality is sad and devastating. The worst part is that looking from the outside people seem to be fenced in. It is disturbing to see. Unfortunately, being able to have a shower is not possible. Families with children have begged for water to wash. A few lucky ones have been able to wash by the generosity of Greek people opening their homes to them. So in areas indoor people rest and live on a blanket given by the UNHCR. There is no space between a blanket to another. Sleeping, eating, living in endless rows of humanity. Those that have been given a tent, sleep outdoor. Their number is increasing by the day as many are returning from Idomeni closed border.</p>
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		<title>Concorso: un manifesto contro l&#8217;odio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2015 10:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I progettisti sono invitati a inviare manifesti a sostegno di una legge laica e universale contro il comunitarismo, la xenofobia, l’omofobia e la misoginia. La libertà di espressione comprende il diritto di criticare e&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/06/odio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/06/odio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></p>
<p>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
progettisti sono invitati a inviare manifesti a sostegno di una legge<br />
laica e universale contro il comunitarismo, la xenofobia, l’omofobia<br />
e la misoginia. La libertà di espressione comprende il diritto di<br />
criticare e irridere quello che è considerato un tabù tra cui la<br />
religione ed è una libertà completamente diversa dai discorsi di<br />
odio contro le minoranze, gli immigrati, i musulmani…</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
concorso ha lo scopo di aiutare la campagna di CEBM a favore della<br />
libertà di espressione e contemporaneamente denunciare la paura, le<br />
minacce, la pressione sociale o le coercizioni che creano un clima di<br />
censura e di silenzio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
DATA<br />
DI SCADENZA 10 SETTEMBRE 2015</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Termini<br />
e condizioni:
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a><br />•<br />
non vi è alcuna quota d&#8217;iscrizione</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
• presentazione<br />
in formato A2 <br />• file in formato EPS o JPG o TIFF o DPI; a parte<br />
un file DOC o TXT o RTF con il nome del progettista, contatto<br />
informazioni (e-mail, sito web), i crediti per la fotografia o<br />
illustrazione, se necessario, e una sintesi di 100 parole per<br />
spiegare l&#8217;idea</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
• i<br />
partecipanti possono lavorare singolarmente o in team</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
• tutte<br />
le comunicazioni devono essere inviate alla mail<br />
<a href="mailto:aposteragainsthate@gmail.com">aposteragainsthate@gmail.com</a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
• i<br />
vincitori saranno annunciati in ottobre 2011 </div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
qualsiasi altra informazione, contattare Julius Wiedemann a<br />
aposteragainsthate@gmail.com</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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