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	<title>immigrata Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Nubia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 09:27:49 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16543" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Inizio da lontano. Arrivai in Italia dall&#8217;Ecuador nel 2003: una scelta difficile, visto che di là avevo un figlio di tre anni e mezzo e un&#8217;attività che per vari motivi andò in fallimento. Per tale fallimento avevo accumulato un debito di quasi 15.000 euro, sostenuto da una ipoteca della fattoria di mia mamma. A un certo punto mi trovai di fronte a un bivio: decidere se perdere la proprietà o venire in Italia, dov&#8217;erano da qualche anno i miei due fratelli, e provare a pagare.<br>Fu una scelta sofferta: da una parte non volevo separarmi da mio figlio, ma dall&#8217;altra parte non volevo che mia madre perdesse la fattoria per le mie decisioni sbagliate, così scelsi di partire con il cuore a pezzi, sconfitta nell&#8217;anima e con un senso di fallimento addosso indescrivibile.<br>Una volta in Italia, non sapendo neanche l&#8217;italiano tranne due o tre parole, cominciai a lavorare con una signora facoltosa, che abitava da sola nel centro di Milano e che aveva bisogno di un supporto dopo una caduta in casa. Il figlio, disperato, cercava una ragazza affidabile che accompagnasse la madre di notte, così si era rivolto a mio fratello, che godeva della stima di questa signora. Mio fratello, sapendo che ero arrivata da poco e conoscendo la mia urgenza di guadagnar,&nbsp; suggerì me, dicendo anzitutto che ero disponibile ma che non parlavo bene l&#8217;italiano. Il figlio, fidandosi di mio fratello, accettò. Il giorno dopo mi&nbsp; presentai al domicilio della signora, intimidita e spaventata, consapevole di non parlare l&#8217;italiano e di non aver mai fatto quel tipo di lavoro. Ragionando, mi&nbsp; dissi in fin dei conti che avrei dovuto soltanto accompagnarla di notte, non ero pagata male e poi i soldi mi servivano per pagare i miei debiti in Ecuador.<br>Così conobbi la signora L.C., una piccola donna di ottant&#8217;anni, fragile e con gli occhi di ghiaccio, che mi guardava della testa ai piedi. Sicuramente le piacqui, perché diede l&#8217;ok al figlio, nonostante non riuscisse a comunicare.<br>Ero felicissima di cominciare questa esperienza, dopo qualche mese, la lontananza con mio figlio si faceva sentire in maniera pesante, provocando in me tanta angoscia: qualche volta piangevo senza che lei capisse perché.<br>Con il suo aiuto il mio italiano migliorava di giorno in giorno e riuscivo a esprimermi sempre meglio. All&#8217;ennesima richiesta del perché della mia tristezza, mi confidai con lei, raccontando la mia storia, nonostante conoscesse la sua fama di donna molto fredda.<br>Rimasi senza parole quando lei, dopo aver ascoltato tutto il mio racconto, chiamò il figlio mettendolo al corrente della mia storia e della sua decisione di aiutarmi con un prestito bancario. Evidentemente, per loro la cifra non era così ingente come per me, considerando che in Ecuador uno stipendio medio si aggira intorno ai 200 euro al mese.<br>Dopo qualche giorno l&#8217;accompagnai in banca. Lei chiese un colloquio con il capoagenzia, che&nbsp; venne con grande sollecitudine invitandola ad accomodarsi in ufficio. Io rimasi fuori pregando dentro di me che accettasse la richiesta di lei. Dalla porta lasciata semichiusa assistetti alla loro conversazione: il mio italiano non era perfetto, però già capivo abbastanza bene la lingua.<br>La signora gli disse che voleva aiutarmi, lui fece invece di tutto per convincerla a non farlo, dicendole che c&#8217;erano stati molti altri suoi clienti rimasti truffati dai badanti che si facevano prestare dei soldi e poi sparivano. Lui aveva paura che sarebbe successo la stessa cosa anche a lei.<br>Capivo il suo discorso e capivo pure la sua paura che io fossi fra quelle persone, in fin dei conti lui non mi conosceva.<br>Apprezzai tanto l&#8217;enorme fiducia che la signora aveva in me, perché ai dubbi posti dal capoagenzia, lei rispose che se non avesse accettato la sua richiesta si sarebbe semplicemente rivolta a un&#8217;altra banca.<br>Lui vide nella signora una forte determinazione, per cui fu praticamente costretto ad accettare la&nbsp;richiesta, concedendomi il finanziamento che pagai alla banca in due anni.<br>Due giorni dopo, il prestito fu approvato e inviato direttamente in Ecuador a mia madre, la quale&nbsp; poté finalmente sanare la situazione della fattoria e almeno stare più tranquilla.<br>Rimasi con la signora L.C. anche dopo i due anni. Purtroppo, dopo quasi un anno, il figlio morì di infarto; a quel punto la nuora decise di ricoverarla in una casa di riposo, dove morì dopo due anni circa. La andai a trovare fino alla fine dei sui giorni; prima mi riconosceva, poi pian piano la sua memoria&nbsp; iniziava&nbsp; ad abbandonarla, fino a non riconoscermi più.<br>A distanza di anni ricordo il suo volto e la sue parole: &#8216;Ricordati, che nel momento del bisogno capirai chi ti vuole bene&#8217;&#8230; In effetti lei mi ha voluto bene.<br>Lei, senza saperlo, mi ha insegnato una grande lezione: l&#8217;importanza di essere corretti a prescindere dagli altri. Le buone azioni prima o poi tornano indietro e io ne sono la prova. Nel mio percorso di vita tengo ben presente le sue parole.<br>Nel frattempo mi sono sposata con una persona meravigliosa, sono riuscita a portare mio figlio con me, ho avuto un seconda figlia e posso dire di essere una persona realizzata, perché ho una famiglia che adoro, un lavoro che mi dà tanto e posso dire a gran voce che l&#8217;Italia è casa mia!!&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>



<p>Il progetto &#8220;Raccontarsi a modo mio&#8221;, a cura di Jorida Dervishi, sarà presentato pubblicamente a Milano, il 9 ottobre, presso la Casa dei diritti. </p>
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		<title>LETTERA A SALVINI DI UN&#8217;IMMIGRATA AFRICANA: «LA FACCIA CATTIVA LA DEDICHI AI POTENTI CHE OCCUPANO CASA MIA»</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2019 08:33:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; È diretta e senza mediazioni la lettera aperta di una donna africana al ministro dell&#8217;Interno. &#8220;Se avessi potuto scegliere, avrei fatto volentieri a meno della sua ospitalità&#8221;. (da raiwadunia.com) «Ho visto la sua&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È diretta e senza mediazioni la lettera aperta di una donna africana al ministro dell&#8217;Interno. &#8220;Se avessi potuto scegliere, avrei fatto volentieri a meno della sua ospitalità&#8221;. (da raiwadunia.com)</strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/donne-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11931" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/donne-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="405" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/donne-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/donne-migranti-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></em></strong></p>
<p>«Ho visto la sua faccia ieri al telegiornale. Dipinta dei colori della rabbia. La sua voce ,poi, aveva il sapore amarissimo del fiele. Ha detto che per noi che siamo qui nella vostra terra è finita la pacchia. Ci ha accusati di vivere nel lusso, rubando il pane alla gente del suo paese. <strong>Ancora una volta ho provato i morsi atroci della paura…</strong><br />
Chi sono? Non le dirò il mio nome. I nomi, per lei, contano poco. Niente. <strong>Sono una di quelli che lei chiama con disprezzo “clandestini”.</strong><br />
Vengo da un paese, la Nigeria, dove ben pochi fanno la pacchia e sono tutti amici vostri. Lo dico subito. Non sono una vittima del terrorismo di Boko Haram. Nella mia regione, il Delta del Niger non sono arrivati. Sono una profuga economica, come dite voi, una di quelle persone che non hanno alcun diritto di venire in Italia e in Europa.<br />
Lo conosce il Delta del Niger? Non credo. <strong>Eppure ogni volta che lei sale in macchina può farlo grazie a noi. Una parte della benzina che usa viene da lì.</strong><br />
Io vivevo alla periferia di Port Harkourt, la capitale dello Stato del Delta del Niger. Una delle capitali petrolifere del mondo. Vivevo con mia madre e i miei fratelli in una baracca e alla sera per avere un po’ di luce usavamo le candele. Noi come la grande maggioranza di chi vive lì.</p>
<p><strong>È dura vivere dalle mie parti. Molto dura. Un inferno se sei una ragazza</strong>. Ed io ero una ragazza. Tutto è a pagamento. Tutto. Se non hai soldi non vai a scuola e non puoi curarti. Gli ospedali e le scuole pubbliche non funzionano. E persino lì, comunque, se vuoi far finta di studiare o di curarti, devi pagare. E come fai a pagare se di lavoro non ce ne è? La fame, la miseria, la disperazione e l’ assenza di futuro, sono nostre compagne quotidiane.<br />
La vedo già storcere il muso. È pronto a dire che non sono fatti suoi, vero?<br />
<strong>Sono fatti suoi, invece</strong>.<br />
Il mio paese, la regione in cui vivo, dovrebbe essere ricchissima visto che siamo tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. E invece no. Quel petrolio arricchisce poche famiglie di politici corrotti, riempie le vostre banche del frutto delle loro ruberie, mantiene in vita le vostre economie e le vostre aziende.<br />
Il mio paese è stato preda di più colpi di stato. Al potere sono sempre andati, caso strano, personaggi obbedienti ai voleri delle grandi compagnie petrolifere del suo mondo, anche del suo paese. Avete potuto, così, pagare un prezzo bassissimo per il tanto che portavate via. E quello che portavate via era la nostra vita.<br />
Lo avete fatto con protervia e ferocia. <strong>La vostra civiltà e i vostri diritti umani hanno inquinato e distrutto la vita nel Delta del Niger e impiccato i nostri uomini migliori.</strong> Si ricorda Ken Saro Wiwa? Era un giovane poeta che chiedeva giustizia per noi. Lo avete fatto penzolare da una forca…<br />
Le vostre aziende, in lotta tra loro, hanno alimentato la corruzione più estrema. Avete comprato ministri e funzionari pubblici pur di prendervi una fetta della nostra ricchezza.<br />
L’ Eni, l’ Agip, quelle di certo le conosce. Sono accusate di aver versato cifre da paura in questo sporco gioco. Con quei soldi noi avremmo potuto avere scuole e ospedali. A casa, la sera, non avrei avuto bisogno di una candela…<br />
<strong>Sarei rimasta lì, a casa mia, nella mia terra.</strong><br />
Avrei fatto a meno della pacchia di attraversare un deserto. Di essere derubata dai soldati di ogni frontiera e dai trafficanti. Di essere violentata tante volte durante il viaggio. Avrei volentieri fatto a meno delle prigioni libiche, delle notti passate in piedi perché non c’ era posto per dormire, dell’ acqua sporca e del pane secco che ti davano, degli stupri continui cui mi hanno costretta, delle urla strazianti di chi veniva torturato.<br />
Avrei fatto a meno della vostra ospitalità. <strong>Nel suo paese tante ragazze come me hanno come solo destino la prostituzione</strong>. Lo sapete. E non fate niente contro la nostra schiavitù anzi la usate per placare la vostra bestialità. Io sono riuscita a sfuggire a questo orrore, ma sono stata schiava nei vostri campi. Ho raccolto i vostri pomodori, le vostre mele, i vostri aranci in cambio di pochi spiccioli e tante umiliazioni.<br />
Ancora una volta, la pacchia l’ avete fatta voi. Sulla nostra pelle. Sulle nostre vite. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.<br />
Vedo che non ho mai pronunciato il suo nome. Me ne scuso, ma mi mette paura. Quella per l’ ingiustizia di chi sa far la faccia dura contro i deboli, ma sa sorridere sempre ai potenti.<br />
<strong>Vuole che torniamo a casa? Parli ai suoi potenti</strong>, a quelli degli altri paesi che occupano di fatto casa mia in una guerra velenosa e mai dichiarata. Se ha un po’ di dignità e di coraggio, la faccia brutta la faccia a loro».</p>
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		<title>Ventimiglia, Amsi e UMEM: &#8220;Rispetto per i diritti umani e della salute! Così la Francia dal Paese della democrazia diventa il Paese delle discriminazioni e del populismo&#8230;&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/04/09/ventimiglia-amsi-e-umem-rispetto-per-i-diritti-umani-e-della-salute-cosi-la-francia-dal-paese-della-democrazia-diventa-il-paese-delle-discriminazioni-e-del-populismo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Foad Aodi: &#8220;Che il Governo francese faccia chiarezza sugli ultimi episodi di razzismo e discriminazione&#8221; &#8220;Ogni Stato deve lavorare per garantire la sicurezza e difendere la legalità, ma questo non vuol dire dimenticarsi dell&#8217;umanità&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-10498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="420" height="385" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 949w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1-300x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/UMEM-Logo-1-768x703.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Foad Aodi: &#8220;Che il Governo francese faccia chiarezza sugli ultimi episodi di razzismo </strong></span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>e discriminazione&#8221;</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">&#8220;Ogni Stato deve lavorare per garantire la sicurezza e difendere la legalità, ma questo non vuol dire dimenticarsi dell&#8217;umanità e della solidarietà, del rispetto per i diritti umani, e della tutela della salute delle migranti incinte e dei minori non accompagnati&#8221;: sono le parole di <strong>Foad Aodi</strong>, Fondatore dell&#8217;Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e della Confederazione Unione Medica Euromediterranea _ UMEM, che commenta l&#8217;atteggiamento violento della polizia francese assunto nei confronti della migrante incinta proveniente da Ventimiglia e fatta scendere dal treno con la forza a Mentone. L&#8217;episodio è stato riportato in un video e divulgato recentemente da tre studenti francesi invadendo i social.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 12pt;"> Così, Aodi, che è Presidente del Movimento Internazionale Transculturale Interprofessionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;, che a sua volta aggrega numerose realtà associative e comunitarie, precisa: &#8220;Siamo sdegnati dall&#8217;atteggiamento della Francia nei confronti dei migranti: doveva essere il Paese della libertà, dell&#8217;uguaglianza e della della fratellanza, ma è diventato negli ultimi anni il Paese delle discriminazioni e del populismo&#8230; Non è con la forza che si scioglie la matassa dell&#8217;immigrazione illegale &#8211; prosegue &#8211; ma con una legge Europea d&#8217;immigrazione che preveda un bilancio dell&#8217;accoglienza dei migranti spartito equamente tra tutti i Paesi Ue, e soprattutto il rafforzamento delle misure di sicurezza e dei servizi socio-sanitari che parta dai nostri Paesi di origine e che preveda una maggior collaborazione con le Comunità e Associazioni di origine straniera. Ci rincresce che questa legge Europea manchi nelle agende politiche internazionale, e ci rincresce anche, per quanto riguarda l&#8217;Italia, che l&#8217;immigrazione sia strumentalizzata per fini mediatici e politici, e che proprio per questa ragione l&#8217;urgenza di questa legge sia caduta nell&#8217;ombra, anche da parte dei partiti liberali e democratici&#8230; Non fermeremo la nostra azione come professionisti della Sanità di origine straniera in Italia per contrastare qualsiasi &#8220;mina&#8221; per la dignità umana e il rispetto reciproco tra i popoli, le culture e le religioni&#8221;. Conclude.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"> </span></p>
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		<title>Due euro l&#8217;ora: e poi morire di lavoro nero</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2016 06:56:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/Due20euro20lora20locandina20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7148" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/Due20euro20lora20locandina20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="due%20euro%20lora%20locandina%20" width="276" height="395" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/Due20euro20lora20locandina20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 276w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/Due20euro20lora20locandina20-210x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 276px) 100vw, 276px" /></a></b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">DUE EURO L&#8217;ORA di Andrea D’Ambrosio prende spunto dall’incendio del materassificio Bimaltex di Montesano sulla Marcellana (Sa) il 5 luglio 2006 in cui sono morte Annamaria Mercadante di 49 anni e Giovanna Curcio di 15 anni. Nonostante il titolare della “fabbrica” sia stato condannato in via definitiva ad otto anni di reclusione per “grave noncuranza per la vita delle proprie dipendenti” le famiglie delle due operaie sono rimaste sole e il regista non è riuscito neppure a girare lì il film. Anzi, (molti) rappresentanti istituzionali e dirigenti pubblici hanno scaricato la responsabilità sui singoli cittadini e in primis sulle operaie che avrebbero dovuto denunciare quella fabbrica abusiva.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel film, in un piccolo paesino del Sud Italia in un seminterrato che fa da sartoria abusiva, Rosa e Gladys confezionano tute sportive schiavizzate da Enzo Blasi (uno strepitoso Peppe Servillo) un avido menefreghista che sfrutta le paure, l’insicurezza e l’omertà di chi finge di non vedere….ma anche la connivenza dei carabinieri, come ben esemplificato dalla scena in cui padrone e carabinieri si bevono insieme una tazzina di caffè ridacchiando e ammiccando. Rosa è una ragazzina di 17 anni che di nascosto decide di abbandonare gli studi per racimolare i soldi e raggiungere il fidanzato emigrato in Svizzera mentre Gladys è un’immigrata di ritorno dal Venezuela (interpretata da Chiara Baffi, vincitrice del premio come miglior attrice protagonista al Bari International Film Festival) che prova a ribellarsi ma la crisi economica e delusioni personali la risospingono nel laboratorio, troppo debole e sola per sindacalizzare il suo grido di protesta.</p>
<p align="JUSTIFY">Un film di denuncia non solo del lavoro nero ma anche dell’omertà e del bisogno economico che obbliga i soggetti ad accettare qualsiasi condizione perché “o così o niente”, ma anche un film d’amore e di amicizia: dopo il rogo Rosa e Gladys vengono trovate abbracciate…e solo una delle due sopravviverà.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Trailer</b></span></span></span></p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/eiTf09UX8e8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Una ragazza con la valigia: una storia di migrazione, un&#8217;esperienza di vita</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2016 05:52:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/cop-25.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5179" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-5179 size-full" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/cop-25.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cop (25)" width="170" height="252" /></a></p>
<p>Gigantografie di Tito alle pareti, l&#8217;inno jugoslavo cantato con orgoglio il giorno del giuramento da pioniere. Così ha inizio la storia di Petra, legata a doppio filo con quella della sua terra, la Croazia. In prima persona, la protagonista narra gli episodi più importanti della sua giovane vita: l&#8217;amore, le amicie, lo studio. Si scaglia contro le ingiustizie del sistema, l&#8217;obbligo a un&#8217;esercitazione militare finita in tragedia, e contro la rigida autorità paterna. AI suo fianco, l&#8217;inseparabile amica Maja; sullo sfondo, le vicende politiche che condurranno la Jugoslavia nell&#8217;incubo di una guerra assurda.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato, per voi, Sanda Pandza autrice del romanzo <i>Una ragazza con la valigia</i>,edito da L&#8217;asino d&#8217;oro, e ringrazia molto l&#8217;autrice per aver condiviso la sua storia con i nostri lettori.</p>
<p><i>Una ragazza con la valigia</i> si riferisce alla sua esperienza di migrante: come si è svolto il suo viaggio per arrivare in Italia dalla Croazia?</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">E’ stato un viaggio piuttosto lungo e soprattutto molto doloroso perché lasciai indietro tutto, la mia città, i miei parenti, i miei amici e il ragazzo del quale ero molto innamorata. Il distacco è stato difficile, mi sentivo addosso il peso di una scelta che non condividevo perché era mio padre che insistette a farmi partire. A diciannove anni è difficile comprendere e accettare un cambio di vita cosi drastico, senza nessuna certezza del futuro; si diventa adulti da un giorno all’altro sapendo di dover contare solo su se stessi. Poiché i collegamenti diretti con l’Italia via mare erano interrotti, presi la nave da Spalato fino alla città croata di Fiume, da lì con un autobus andai fino a Trieste dove presi il treno che mi portò a Roma.</span></p>
<p>Come era la sua vita – e quella della sua famiglia – in Croazia e quali sono i motivi che l&#8217;hanno portata in Italia?</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Nel mio libro si può leggere e percepire ciò che si viveva nell’epoca di Tito e ciò che è successo dopo la sua morte: la grande crisi politica e economica e poi la fine della Jugoslavia finita con un conflitto atroce e disumano, che nessuno di noi si aspettava o credeva possibile. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">In sottofondo ho voluto proporre una chiave di lettura diversa del perché molte cose erano successe nel mio Paese e soprattutto cercare di capire del perché il comunismo sia fallito: la responsabilità e colpa storica del comunismo è quella di aver creduto che per un&#8217;uguaglianza tra gli esseri umani fosse sufficiente il rapporto con la realtà materiale, quindi la soddisfazione dei bisogni, tralasciando completamente le esigenze psichiche. Ha spogliato l’essere umano dalla sua identità specifica in quanto tale, non per caso il mio libro inizia con la citazione dello Psichiatra dell’Analisi Collettiva Professor Massimo Fagioli che dice: “La libertà è l’obbligo di essere esseri umani.” Grazie al suo pensiero rivoluzionario e alla sua </span><span style="color: #000000;"><i>Teoria della nascita</i></span><span style="color: #000000;"> che parla della vera uguaglianza di tutti gli esseri umani, appunto quella alla nascita, sono riuscita a trovare tutte le risposte a mille domande che mi ero fatta in tanti anni e soprattutto trovare un&#8217; identità di donna che il comunismo mi ha sempre negato.</span></p>
<p>Ci racconta un episodio accaduto appena arrivata? Com&#8217;è stata l&#8217;accoglienza nel nuovo Paese?</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Ricordo il contrasto fortissimo che vissi come primo impatto: le strade di Roma erano piene di luci, era tutto addobbato per le festività natalizie, le persone che correvano ad acquistare i regali, un grande fervore dal quale fui piuttosto spaventata. Dall’altra parte sentivo un grande senso di ingiustizia e a tratti anche di grande rabbia perché mi sembrava come se il resto del mondo fosse completamente all’oscuro dell’orrore che stava succedendo dall’altra parte del mare. Seguii quotidianamente i notiziari, ad ogni immagine che trasmettevano mi sembrava di riconoscere i volti delle persone, a volte mi sentivo in colpa per la mia posizione “privilegiata” ma ben presto mi resi conto che il mio viaggio doveva essere uno riscatto per la mia famiglia, un&#8217; opportunità per me stessa e che dovevo farcela.</span></p>
<p>Qual è stato l&#8217;iter burocratico per vivere e lavorare qui?</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">La prima barriera è stata senz’altro quella linguista, ma la superai in fretta. Seguirono tanti vicoli ciechi nella burocrazia per i quali fui costretta a vivere e lavorare come clandestina, avendo solo il visto turistico che scadeva dopo pochi mesi e con il quale non si poteva certo lavorare. Iniziai come ragazza alla pari presso una famiglia, poi proseguii come cameriera nei vari bar per i quali dovetti “acquistare” al mercato nero un libretto sanitario. Dopo un anno e mezzo mi iscrissi all’università ma quel permesso di soggiorno era solo per lo studio e non per il lavoro. Solo dopo quasi due anni mi fu rilasciato il permesso di soggiorno per motivi umanitari con il quale potevo finalmente essere messa in regola. Nel corso degli anni feci diversi lavori, mi laureai nel 2000 e l’anno dopo aprii la propria attività come organizzatrice di eventi, a tutt’oggi la mia professione.</span></p>
<p>Qual è la sua opinione sugli italiani e sulla politica italiana in tema di migrazioni?</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Anche se nel mio caso non sempre è stato facile dimostrare le mie capacità di fronte ad alcuni episodi singolari di pregiudizio, oggi posso dire con certezza che in Italia ho trovato la mia rinascita perché ho incontrato molte persone che hanno creduto in me e alle quali oggi sono grata.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Chi decide di andare via dal proprio Paese di origine, lo fa per motivi validi e se il motivo riguarda la sopravvivenza, è il nostro obbligo aiutarli con tutti i mezzi possibili. E’ la base dell’umanità! </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Per arrivare a delle soluzione valide, bisogna prima fare una rivoluzione del pensiero, per una sinistra nuova e laica. Vedere il “diverso” come una ricchezza e non come una minaccia, raccontare che esistono altre migliaia di immigrati che come me, non solo si sono perfettamente integrati nel nostro Paese, ma hanno anche realizzato una propria identità. Raccontare della speranza che diventa una certezza! </span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
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