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	<title>immigrazione Eu Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Profughi: nuova condanna all&#8217;Italia per i respingimenti</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 06:21:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Violazione dei diritti umani: con questa accusa l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea di Strasburgo, insieme alla Grecia, per una serie di respingimenti indiscriminati alla frontiera nei confronti di numerosi migranti sbarcati in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
Violazione<br />
dei diritti umani: con questa accusa l’Italia è stata condannata<br />
dalla Corte Europea di Strasburgo, insieme alla Grecia, per una serie<br />
di respingimenti indiscriminati alla frontiera nei confronti di<br />
numerosi migranti sbarcati in tre porti dell’Adriatico. E’ la<br />
terza condanna che subisce l’Italia, nel giro di appena tre anni, a<br />
livello europeo. La prima, nel febbraio del 2012, sempre da parte<br />
della Corte di Strasburgo e sempre per respingimenti avvenuti nel<br />
2009, questa volta direttamente in mare, in ossequio alla “linea<br />
dura” contro l’emigrazione decisa dal governo Berlusconi. La<br />
seconda, nel marzo successivo, da parte del Consiglio d’Europa, per<br />
la vicenda dei 63 profughi lasciati morire di sete e d’inedia su un<br />
gommone abbandonato alla deriva per quindici giorni, nell’aprile<br />
del 2011. Ora arriva questa terzo, pesante verdetto, proprio mentre è<br />
in corso in tutta Europa, sotto la guida italiana, la contestatissima<br />
Mos Maiorum, l’operazione di polizia volta a individuare, fermare e<br />
schedare quanti più migranti possibile.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
La<br />
Corte ha pronunciato la sentenza il 21 ottobre. Vittime del sopruso<br />
sono 35 profughi: 32 afghani, 2 sudanesi e un eritreo, giunti con un<br />
ferry di linea ad Ancona, Venezia e Bari. Era il 2009, uno degli anni<br />
più bui della “politica dei respingimenti” voluta con forza<br />
soprattutto dall’allora ministro dell’intero leghista Roberto<br />
Maroni, con disposizioni capestro per tutte le forze di polizia e la<br />
stessa Marina Militare. Non a caso si tratta di tre episodi distinti<br />
ma del tutto simili: il più grave ad Ancona, dove è stato bloccato<br />
il gruppo più numeroso di rifugiati, tutti afghani. Intercettati<br />
alla frontiera al momento dello sbarco, i migranti – ad Ancona come<br />
a Venezia e a Bari – sono stati fermati, identificati e affidati al<br />
comandante della nave, con l’incarico di riportarli in Grecia, a<br />
Patrasso, e consegnarli alla polizia ellenica. Tutto in un arco di<br />
tempo brevissimo, senza esaminare le loro storie e senza che fosse<br />
data a nessuno la possibilità di appellarsi al diritto di asilo.<br />
Senza, anzi, che fosse loro almeno spiegato cosa stesse accadendo. Ad<br />
alcuni, tutti afghani, ad esempio, ad Ancona gli agenti hanno<br />
consegnato delle brochures nelle quali, in effetti, venivano elencati<br />
i diritti dei migranti, solo che erano scritte in arabo, una lingua<br />
che nessuno di loro conosceva. C’è da chiedersi perché non siano<br />
stati usati opuscoli in inglese. Soltanto un imperdonabile errore?<br />
Sembra una farsa ma, purtroppo, è un dramma consumato sulla vita di<br />
decine di persone.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
Sta<br />
di fatto che quei richiedenti asilo non hanno potuto rendersi conto<br />
di nulla: si sono ritrovati di nuovo sul ferry con cui erano<br />
arrivati, sotto chiave&nbsp; in una cabina, senza neanche poterne<br />
capire il perché. Trattamenti sostanzialmente analoghi hanno<br />
ricevuto gli altri profughi, a Venezia e a Bari. Trattamenti che la<br />
Corte di Strasburgo, dopo cinque anni di istruttoria, ha considerato<br />
una forma di espulsione collettiva indiscriminata, in contrasto con<br />
le norme del diritto di asilo. In particolare, i giudici ritengono<br />
che siano stati violati tre articoli della Convenzione Europea a<br />
salvaguardia dei diritti dell’Uomo: il numero 3 <i>(“Nessuno<br />
può essere sottoposto a torture né a</i><br />
<i>pena<br />
o trattamenti inumani o degradanti”)</i>;<br />
il 13 <i>(“Ogni<br />
persona i cui diritti e le cui libertà siano stati violati ha<br />
diritto a un ricorso effettivo davanti a una istanza nazionale, anche<br />
quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono</i>)<br />
<i>nell’esercizio<br />
delle loro funzioni ufficiali”)</i>,<br />
e il numero 4 del quarto protocollo <i>(“Le<br />
espulsioni collettive di stranieri sono vietate”).</i></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
L’Italia<br />
si è giustificata asserendo di essersi solo attenuta alle norme del<br />
trattato di Dublino per cui i rifugiati vanno presi in carico dal<br />
primo Stato dell’Unione Europea dove arrivano e al quale rivolgono<br />
la richiesta di aiuto. In questo caso, la Grecia. La Corte ha però<br />
eccepito che il trattato di Dublino non poteva essere applicato a<br />
causa della difficile situazione che attraversava la Grecia e, in<br />
particolare, per il trattamento che veniva riservato nel paese ai<br />
migranti. Atene – dicono infatti i giudici – non era nella<br />
posizione di garantire il diritto d’asilo e l’Italia non poteva<br />
non saperlo. Era più che noto, insomma, che la Grecia era sconvolta<br />
in quei mesi da duri contrasti politici e si respirava un diffuso<br />
senso di ostilità e risentimento nei confronti dei numerosi<br />
stranieri che erano riusciti in qualche modo a varcare le frontiere:<br />
ben 146.337 nell’arco del solo 2008. Eloquenti i rapporti del<br />
Commissariato dell’Onu (Unhcr), che aveva denunciato numerosi<br />
arresti arbitrari di gruppo, contro gli immigrati, da parte della<br />
polizia, e pessime condizioni di vita nei centri di raccolta, spesso<br />
privi di qualsiasi forma o servizio di assistenza. Senza contare la<br />
prospettiva di espulsione e rimpatrio forzato nei paesi d’origine<br />
dove, essendo fuggiti da clandestini, quei profughi rischiavano di<br />
subire carcerazioni pesantissime, forse persino la tortura e la<br />
morte. Vale la pena ricordare che non per niente, in quello stesso<br />
periodo, diversi tribunali tedeschi bloccarono la “restituzione”<br />
all’Italia di profughi giunti in Germania dalla Grecia passando per<br />
la nostra penisola, nel timore che poi Roma li consegnasse alle<br />
autorità elleniche.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
L’Italia<br />
non ha avuto questi stessi scrupoli. Così, una volta rispediti<br />
indietro e arrivati a Patrasso, tutti quei 35 profughi respinti da<br />
Ancona, Venezia e Bari sono stati fermati e rinchiusi in un campo di<br />
smistamento e poi rilasciati solo alla condizione di andarsene dalla<br />
Grecia entro 30 giorni. Le loro strade, a quel punto, si sono divise.<br />
Molti, dopo altre traversie, hanno avuto modo di arrivare in vari<br />
Stati europei. Uno è approdato di nuovo in Italia. Ma uno è dovuto<br />
ritornare in Afghanistan.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
Il<br />
procedimento che ha portato a ricostruire questa vicenda e poi alla<br />
condanna è stato lungo e complicato. Il caso è stato subito<br />
sollevato dall’Unhcr, da Amnesty e da Aire Centre (Centro per i<br />
diritti individuali in Europa), ma non è stato facile rintracciare<br />
le vittime, disperse ormai per ogni dove, per poter impostare la<br />
procedura legale. “Anche perché la polizia greca – denuncia<br />
Fulvio Vassallo Paleologo, dell’Associazione giuristi per i diritti<br />
degli immigrati (Asgi) – nell’estate del 2009, alcuni mesi dopo<br />
il ricorso, ha sgomberato violentemente il campo di Patrasso,<br />
distrutto documenti e beni personali ed eseguito numerose<br />
deportazioni”. A ritrovare e a ricucire almeno parte delle singole<br />
storie, rendendo così possibile il ricorso alla Corte di Strasburgo,<br />
è stato il lavoro assiduo, spesso rischioso, di associazioni e<br />
volontari coordinati da Alessandra Sciurba e dagli avvocati Ballerini<br />
di Genova e Mandro di Venezia. Grazie a loro, dopo mesi di ricerca,<br />
sono stati rintracciati quattro di quei 35 profughi, tutti afghani,<br />
tutti respinti da Ancona e tutti finiti in varie parti d’Europa,<br />
dopo l’espulsione dalla Grecia. Raccolta in un articolo di<br />
Alessandra Sciurba, la loro voce è diventata la struttura portante<br />
del dossier fatto pervenire a Strasburgo. E la Corte, ora, ne ha<br />
confermato la denuncia: nei loro confronti è stato perpetrato un<br />
sopruso.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
E’<br />
una sentenza importante. Dovrebbe segnare una svolta. O quanto meno<br />
suonare come un monito per la politica europea sull’immigrazione.<br />
Eppure la Grecia, malgrado la condanna appena ricevuta – come fa<br />
notare Fulvio Vassallo Paleologo – pare stia per eseguire un altro<br />
respingimento collettivo dall’isola di Simi, nel Dodecaneso, verso<br />
la costa turca, distante poche miglia di mare fortemente presidiato<br />
dalla Guardia Costiera. L’Italia non è da meno: proprio in questi<br />
giorni si sono registrati almeno altri due casi di respingimento: un<br />
piccolo gruppo di siriani sbarcati all’aeroporto di Crotone e una<br />
signora, sempre siriana, arrivata all’aeroporto di Fiumicino da<br />
Istanbul insieme al marito, residente già da tempo in Europa. La<br />
“giustificazione” della polizia di frontiera è stata che quei<br />
migranti avevano documenti falsi. E’ vero. Lo hanno ammesso gli<br />
stessi interessati, specificando però che erano stati costretti a<br />
usare documenti falsificati per poter uscire dalla Siria travolta<br />
dalla guerra di tutti contro tutti che dura da anni. Ma nessuno ha<br />
preso in considerazione la loro “storia” nel contesto degli<br />
avvenimenti tragici che si stanno verificando: ci si è limitati<br />
all’identificazione anagrafica e alla constatazione materiale del<br />
“falso”. Nessun peso è stato dato neanche al fatto che la donna<br />
arrivata da Istanbul è malata di cancro e non può essere dunque<br />
respinta, se non altro per ragioni umanitarie.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
Italia<br />
e Grecia, come avverte la stessa Corte di Strasburgo, hanno ora tre<br />
mesi di tempo per impugnare eventualmente la sentenza, ricorrendo in<br />
appello davanti alla Gran Camera. Ecco il punto, allora: si tratta di<br />
vedere, adesso, se lo Stato italiano intende contestare il verdetto o<br />
ne farà invece davvero un punto di svolta, accettando le condanna e<br />
facendone tesoro per impostare un rapporto diverso con la tragedia<br />
dei profughi che premono dal Sud del mondo verso la Fortezza Europa.<br />
Stando agli episodi di Crotone e di Fiumicino, però, le premesse non<br />
sono incoraggianti. Ed è indicativo che questa nuova condanna sia<br />
passata pressoché inosservata: la stampa ne ha parlato poco o<br />
niente, la “politica” ancora di meno. Quasi si volesse far finta<br />
di non vedere per poter continuare ad avere mano libera nei<br />
respingimenti.</div>
<p></p>
</div>
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