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	<title>importazioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Il futuro al rogo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 08:27:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia (da http://atlanteguerre.it) Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p> Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia </p>



<p>(da <a href="http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/image-7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13053"/></figure></div>



<p><strong>Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia e distrugge l’agricoltura di qualità</strong>,ed è frutto del lavoro di&nbsp;<strong>Stop TTIP Italia</strong>&nbsp; un gruppo di oltre 270 associazioni, sindacati, consumatori, produttori, docenti, movimenti, coordinamenti esperti e comitati locali che insieme informano, studiano, comunicano, si mobilitano in tutta Italia per fermare l’approvazione del Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti (TTIP).</p>



<p><strong>“Nel giorno in cui milioni di giovani scendono in piazza in tutto il mondo con Fridays For Future per chiedere azioni concrete contro il cambiamento climatico”&nbsp; la Campagna Stop TTIP Italia lancia “Futuro al rogo”</strong>,&nbsp; rapporto di analisi su uno dei principali motivi della protesta internazionale: l’accordo UE-Mercosur, un trattato di liberalizzazione commerciale che mette a repentaglio l’ambiente, il clima, l’economia, l’agricoltura e i diritti di intere comunità dalle Americhe all’Europa. E’&nbsp;un esame dal quale emergono segnali preoccupanti, colti anche da organizzazioni di produttori e della società civile internazionale.</p>



<p><strong><em>Serve una bocciatura storica</em></strong></p>



<p>“Nonostante la Commissione Europea sia stata rinnovata e la neopresidente Ursula Von Der Leyen abbia posto tra gli obiettivi cardine del suo mandato un Green Deal per l’Europa – scrive&nbsp;la Campagna Stop TTIP – il suo Commissario al Commercio Phil Hogan ha difeso strenuamente la positività dell’accordo con i paesi del Mercosur. Il tutto, nonostante il governo del suo paese d’origine, l’Irlanda, abbia minacciato la bocciatura della ratifica per gli impatti ambientali e sull’agricoltura nazionale. L’Austria si è spinta oltre, votando un atto parlamentare di indirizzo vincolante per il governo, che lo obbliga a mettere il veto al tavolo del Consiglio dell’UE quando, nella seconda metà del 2020, dovrà dare un parere sulla ratifica”. Per quel che riguarda il Belpaese:&nbsp; «L’Italia dovrebbe agire nella stessa direzione – dichiara Monica Di Sisto, autrice del rapporto e portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Governo e Parlamento riempiano di contenuto i tanti annunci fatti sull’ambiente e il clima, bocciando subito l’accordo già concluso con il Canada (CETA) e mettendo un veto in Europa sul trattato con il Mercosur».</p>



<p><strong>Cosa dicono i numeri? Al negoziato con il Mercosur (il mercato unico sudamericano composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay)</strong>&nbsp;l’Europa ha ottenuto l’azzeramento dei dazi su auto e parti di auto (che si attestavano in precedenza al 35% del valore), macchinari (che pesavano fra il 14 e il 20%), prodotti chimici (18%) e farmaceutici (14%). Felice anche il settore delle calzature, che vedrà ridursi le barriere (attualmente al 35%) e il tessile a maglia (26%).</p>



<p><strong>“Per il Mercosur – dice il rapporto – il vero vincitore è il settore agricolo: se infatti nel complesso la bilancia commerciale è leggermente a favore dell’Unione Europea, in ambito agricolo lo squilibrio è molto forte</strong>&nbsp;e aumenterà con il trattato. I paesi del Mercosur esportano nel mercato UE prodotti agroalimentari per circa 21 miliardi di euro annui, mentre importano da noi appena 2 miliardi all’anno. L’accordo agevole le importazioni di zucchero e pollame: entrambi i settori beneficeranno di una quota pari a 180 mila tonnellate a dazio zero. Altro comparto che subirà gli impatti del trattato è quello agrumicolo. Spagna e Italia vedranno inasprirsi la competizione con il Brasile, primo produttore mondiale di succo d’arancia, e con l’Argentina, principale produttore di limoni. Non solo: le recenti importazioni di riso da Myanmar e Cambogia hanno indebolito la produzione europea, che ora rischia un altro colpo dall’Uruguay, pronto a beneficiare di una quota di 60 mila tonnellate senza dazi offerta dal trattato. Ma la preoccupazione più grande sembra essere quella di una crescita delle importazioni di carne di manzo, con l’istituzione di una nuova quota di 99 mila tonnellate a tariffa agevolata del 7,5%. Pochi i prodotti a indicazione geografica italiani (55 su oltre 290) tutelati nell’accordo: saranno comunque obbligati a convivere con le loro&nbsp;<em>copie storiche</em>, libere di circolare anche nel mercato europeo sugli scaffali dei supermercati”.</p>



<p><em><strong>Tutti i pericoli del trattato</strong></em></p>



<p><strong>Secondo Monica Di Sisto, «a fronte di un’emergenza climatica dichiarata da sempre più paesi e città e dell’impegno solenne europeo di rispettare e far rispettare l’Accordo di Parigi, il trattato UE-Mercosur alimenta la deforestazione</strong>&nbsp;dell’Amazzonia e non pone alcun vincolo ambientale agli scambi tra Europa, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, indebolendo anzi quelli esistenti. In cambio di un aumento dell’export di automobili – del quale beneficeranno i produttori tedeschi – l’Europa spalanca le porte ai grandi esportatori del Mercosur, forti competitori delle imprese europee e italiane, senza alcuna valutazione complessiva e vincolante dell’impatto di questa scelta sull’occupazione, l’ambiente, la produzione e il mercato interno».</p>



<p><strong>Il trattato con il Mercosur non promuove adeguatamente il rispetto del principio europeo di precauzione, ma indebolisce i controlli su prodotti provenienti da Paesi in cui sono legali centinaia di pesticidi da noi proibiti</strong>, circolano liberamente OGM e cibo putrefatto, come accertato dai recenti scandali che hanno coinvolto grandi gruppi dell’agrobusiness brasiliani. Resta inevasa la questione delle crescenti violazioni dei diritti umani in Brasile e in altri paesi del blocco, che non sembrano turbare le istituzioni europee.</p>



<p><strong>Se ratificato, l’accordo darà vita a una ventina di comitati tecnici che, con l’obiettivo di “facilitare” il commercio tra Mercosur e Unione Europea, passeranno al setaccio le normative considerate “irritanti”</strong>&nbsp;con l’obiettivo di ammorbidirle, anche se per ottenerle sono state necessarie importanti battaglie sociali o ambientali.</p>



<p><strong>Le organizzazioni ambientaliste e della società civile, compreso il movimento Fridays For Future, hanno protestato inoltre contro il rischio concreto che l’aumento dell’export di carne di manzo dal Brasile aumenti la deforestazione e gli incendi in Amazzonia,</strong>&nbsp;esponendo i piccoli produttori agricoli italiani ed europei a una insopportabile competizione con i colossi multinazionali che fanno grandi affari con le monocolture argentine e brasiliane. In cambio, l’industria latinoamericana a più alto contenuto tecnologico verrà schiacciata sotto un’ondata di esportazioni europee, dalle automobili alle macchine utensili.</p>
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		<title>Yemen: intensi combattimenti e blocco delle importazioni lasciano la popolazione senza cure</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 06:57:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie da Medici Senza Frontiere (MSF) Una settimana di pesanti violenze, accompagnata dal blocco che impedisce tutti i rifornimenti vitali in Yemen, mostra ancora una volta l’assoluto disprezzo delle parti in guerra nei confronti&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="field-item even">
<p>Notizie da Medici Senza Frontiere (MSF)</p>
</div>
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<p>Una settimana di pesanti violenze, accompagnata dal blocco che impedisce tutti i rifornimenti vitali in Yemen, mostra ancora una volta l’assoluto disprezzo delle parti in guerra nei confronti della <strong>popolazione civile, dei pazienti e delle strutture mediche nel Paese</strong>.</p>
<p>Dal 29 novembre, pesanti combattimenti nelle strade e nuovi bombardamenti aerei stanno paralizzando la città di Sana’a, mentre la popolazione locale è costretta a rimanere in casa per diversi giorni, e i feriti sono impossibilitati a ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno. Secondo fonti locali, alcune ambulanze chiamate per soccorrere i feriti sono finite in mezzo agli scontri, che hanno provocato <strong>oltre 100 vittime</strong>. Sebbene MSF non abbia ricevuto le necessarie garanzie dalle parti in conflitto per muoversi all’interno della città di Sana&#8217;a, è riuscita comunque ad assicurare <strong>forniture mediche gratuite agli ospedali della capitale</strong>.</p>
<p>Intanto, gli scontri si sono estesi ad altre zone del Paese, come i governatorati di Hajjah, Amran e Ibb. Lo scorso 2 dicembre, MSF ha ricevuto 28 feriti di guerra nei suoi due ospedali di Khamer e Houth. Nelle prime ore del mattino del 4 dicembre, un attacco aereo ha colpito l&#8217;ospedale di Al Gamhouri, sostenuto da MSF, nella città di Hajjah. <strong>Il pronto soccorso, la sala operatoria e l&#8217;unità di terapia intensiva sono stati danneggiati</strong>, costringendo 12 pazienti del pronto soccorso all’evacuazione. Nonostante i danni, l&#8217;ospedale è riuscito a ricevere, poco dopo l’attacco, 22 vittime dei bombardamenti aerei di Hajjah. Nella stessa struttura erano stati assistiti altri 38 feriti nei giorni compresi tra il 2 e il 3 dicembre.</p>
<p>“I servizi sanitari sono stati ripetutamente attaccati. Ancora una volta le parti in conflitto non stanno risparmiando dai combattimenti le strutture mediche, mettendo così a repentaglio la vita dei pazienti e del personale medico”, dichiara <strong>Steve Purbrick, coordinatore dei progetti di MSF ad Hajjah</strong>. &#8220;I civili devono essere in grado di fuggire o cercare assistenza medica, le ambulanze devono essere autorizzate a raggiungere i feriti e gli ospedali devono essere protetti”.</p>
<p>Gli ultimi scontri avvengono mentre lo Yemen è ancora alle prese con un <strong>paralizzante blocco delle importazioni commerciali e umanitarie</strong> imposto dalla Coalizione guidata dall’Arabia Saudita un mese fa. Sebbene sia stato consentito l’ingresso ad alcuni voli e navi umanitarie, il blocco è ancora in vigore per le importazioni commerciali di merci, come il <strong>cibo e il carburante</strong>. Questo blocco impedisce alla popolazione yemenita di avere accesso ai beni di prima necessità, comprese le medicine e le forniture mediche.</p>
<p>Dall’inizio dei combattimenti e dell’imposizione del blocco,<strong> il prezzo del carburante è aumentato di oltre il 200% e in generale tutti i prezzi dei beni primari, come acqua e cibo,</strong><strong>sono aumentati drammaticamente</strong>.</p>
<p>“Il blocco e i recenti combattimenti hanno avuto un <strong>effetto devastante anche sulla nostra azione medica</strong>”, afferma <strong>Djoen Besselink, capo missione in Yemen per MSF</strong>. “L&#8217;aumento del costo del carburante, ad esempio, comporta che le persone debbano pagare di più per il trasporto negli ospedali, o perfino scegliere tra recarsi in ospedale o comprare il cibo per la propria famiglia. <strong>Gli ospedali stessi stanno lottando per permettersi i costi del carburante</strong> e l’aumento del prezzo potrebbe spingere alcuni dei pochi ospedali ancora funzionanti a chiudere. La distruzione e lo sfaldamento dei servizi sanitari nel Paese”, aggiunge Besselink, “sono stati un segno distintivo del conflitto negli ultimi due anni e mezzo.</p>
<p>Il blocco contribuisce in modo significativo a questo smantellamento e deve essere immediatamente revocato. Le navi e gli aerei commerciali devono essere ammessi nei porti del nord per prevenire ulteriori sofferenze inutili”.</p>
<h2>Testimonianza di Fatima</h2>
<p>Fatima siede sul letto accanto a Ishaq, <strong>il suo bambino di 18 mesi</strong>. Sono arrivati il giorno prima al centro di trattamento del colera gestito da MSF nella città di Al Qaeda, nel governatorato di Ibb, dopo un viaggio di quattro ore da Shokan, un villaggio situato nel distretto di Mawia, nel governatorato di Taiz.</p>
<p>“Si è ammalato tre giorni fa”, racconta Fatima, “ma all’inizio abbiamo sperato migliorasse, e abbiamo aspettato”. Dopo due giorni, il bambino continuava ad avere diarrea e vomito, quindi i suoi genitori hanno preso in prestito 9.800 YER/riyal da un vicino per coprire i costi del trasporto necessari per raggiungere una farmacia privata vicino al loro villaggio. “Gli hanno fatto un’iniezione e siamo tornati a casa”. Il mattino dopo, poiché Ishaq non dava segni di miglioramento, un vicino ha consigliato a Fatima di portarlo nella città di Al Qaeda, dove aveva saputo che <strong>MSF forniva gratuitamente assistenza sanitaria per il trattamento del colera</strong>. “Non siamo venuti il primo giorno perché non avevamo i soldi per pagare il viaggio. Ci eravamo già fatti prestare dei soldi da un vicino per andare alla farmacia, quindi nessuno voleva prestarcene altri. Ma mio marito li ha convinti”.</p>
<p>Per raggiungere il centro, il marito di Fatima ha dovuto prendere in prestito altri 30.000 YER/riyal. “<strong><em>Abbiamo pagato 20.000 YER/riyal per affittare una macchina e altri 10.000 per il carburante</em></strong>”. Fatima spera che suo figlio venga dimesso oggi poiché il prezzo del carburante cresce di giorno in giorno, e così anche i debiti in cui incorreranno per pagare per il viaggio di ritorno.</p>
<p>Come lavoratore giornaliero, il marito di Fatima guadagnava 1.500 YER al giorno. Ma non riesce più a lavorare tutti i giorni. “<em>A causa della guerra, le persone non hanno soldi e quindi non mi danno lavoro</em>”. Per restituire parte dei soldi avuti in prestito, Fatima sta considerando di vendere le due capre di famiglia, che potrebbero rendere loro circa 13.000 YER.</p>
<p>“<em><strong>A causa della guerra, non possiamo neanche permetterci di comprare il cibo</strong>. C’è cibo nei negozi ma mancano i soldi per comprarlo</em>.” Stando ai suoi racconti, prima 10 kg di grano costavano 4.000 YER, mentre adesso ne costano 9.000.</p>
<p>Oltre al colera, Ishaq soffriva già in precedenza di malnutrizione acuta – una condizione che non implica necessariamente l’ospedalizzazione, ma richiederebbe che il bambino ricevesse porzioni supplementari di cibo ogni due settimane per alcuni mesi. Dopo essere stato dimesso dal centro, Ishaq verrà registrato nel programma nutrizionale dell’Ospedale di Al Qaeda e riceverà il trattamento per 14 giorni. Ma, dati gli elevati costi del trasporto, è improbabile che i suoi genitori possano riportarlo in ospedale e <strong>senza gli adeguati controlli le sue condizioni peggioreranno di nuovo</strong>.</p>
<h2>Il muto silenzio attorno alla guerra in Yemen</h2>
<p>Valentina, pediatra MSF, è da poco rientrata dalla sua missione a Khamer, in Yemen.</p>
<p>&#8220;<strong>Porto inciso nella memoria ogni singolo istante</strong> di una delle esperienze più intense che abbia finora vissuto. Da qualche tempo l&#8217;area di Khamer sembra essere un&#8217;oasi parzialmente più protetta dai bombardamenti rispetto ad altre zone del Paese, ma si possono toccare con mano tutte le ripercussioni dirette e indirette di una guerra che da anni sta dilaniando il paese. Impossibilità da parte della popolazione ad accedere alle strutture sanitarie, risorse economiche in via di esaurimento, epidemie dovute alla riduzione delle coperture vaccinali o alle scarse condizioni igieniche: tutti fattori che incidono pesantemente sullo stato di salute del popolo yemenita, e, come accade spesso, <strong>i bambini sono tra i primi a pagarne le conseguenze</strong>&#8220;.</p>
<p><a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/blog/il-muto-silenzio-attorno-alla-guerra-yemen?utm_source=rss&utm_medium=rss">Leggi la sua testimonianza&gt;&gt;</a></p>
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<h2 class="pane-title">Notizie</h2>
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