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	<title>imprenditore Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Emergenza Malta: giornalisti sequestrati da delinquenti</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Dec 2019 08:10:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbrabieri.org) L’appello di Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo con un articolo di Youssef Hassan Holgado SIAMO VERAMENTE PREOCCUPATI di Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo Siamo veramente preoccupati per quanto sta accadendo a Malta.&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da labottegadelbrabieri.org)</p>



<p></p>



<p>L’appello di Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo con un articolo di Youssef Hassan Holgado</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/11/111-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/11/111-4-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-88603"/></a></figure></div>



<p>SIAMO VERAMENTE PREOCCUPATI</p>



<p>di Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo </p>



<p>Siamo veramente preoccupati per quanto sta accadendo a Malta. La scorsa notte, insieme a tutti gli altri colleghi (almeno una quarantina) siamo stati letteralmente sequestrati dopo la conferenza stampa del Premier Joseph Muscat. Un fatto di una gravità assoluta, come testimoniano le immagini. Sono stati dieci minuti incredibili, sequestrati e bloccati senza una motivazione, fra le urla delle colleghe maltesi che avevano riconosciuto chi ci bloccava.<br>Inizialmente pensavamo a poliziotti in borghese o uomini del secret service, apprendiamo invece che fossero picchiatori e criminali, pluripregiudicati, a quanto pare sostenitori del primo ministro maltese.<br>A Malta, evidentemente, non esistono regole valide per tutti, tranne quelle volute a uso e consumo dallo stretto gruppo di Muscat.<br>Nell’Isola rappresentiamo la Federazione Nazionale della Stampa italiana, quindi istituzionalmente:<br>– Chiediamo al Premier Muscat di chiarire pubblicamente perché siamo stati sequestrati e di chiedere scusa.<br>– Chiediamo all’Europa di intervenire subito: ciò che è accaduto la scorsa notte non ha precedenti in una Repubblica democratica, in un Paese che è a ottanta chilometri in linea d’aria dall’Italia, in uno Stato che dovrebbe essere parte integrante dell’Europa.<br>– Chiediamo ai giornalisti di tutto il mondo, come annunciato nella nota del segretario Lorusso e del Presidente Giulietti, di denunciare quanto sta accadendo.<br>È una vergogna, non esiste lo stato di diritto a Malta.<a href="http://www.strisciarossa.it/emergenza-malta-giornalisit-sequestrati-da-delinquenti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">d</a></p>



<p><strong>Malta, Muscat alle corde. Minacciati giornalisti italiani – Youssef Hassan Holgado</strong></p>



<p>«Barra!» urlano i manifestanti sotto al Palazzo del governo. Una delle tante parole maltesi che derivano dall’arabo. Significa “fuori”. La società civile continua a chiedere le dimissioni del premier Muscat, che secondo il&nbsp;<em>Times of Malta</em>&nbsp;sembrano oramai imminenti. Inizierà una nuova corsa per la leadership del Partito Laburista ma non si sa ancora se sarà il viceministro Chris Fearne a sostituire eventualmente il primo ministro in attesa di nuove elezioni.</p>



<p>Nelle ultime ore nell’Isola è successo di tutto. Ieri mattina Muscat ha avuto un incontro con il presidente della Repubblica George Vella, durante il quale gli avrebbe comunicato le sue intenzioni di dimettersi. Soltanto poche ore prima i ministri avevano deciso di non concedere la tanto discussa grazia a Yorgen Fenech, considerato il mandante dell’assassinio di Daphne.</p>



<p>Fenech avrebbe chiesto la sostituzione dell’ispettore Keith Arnaud visti i suoi presunti legami con Schembri. Quest’ultimo, capo di gabinetto e braccio destro di Muscat è stato accusato di essere il “mastermind” dietro l’intera vicenda. Dopo averlo arrestato, la polizia lo ha rilasciato giovedì sera per mancanza di prove.</p>



<p>Nel pomeriggio di ieri, il primo ministro ha rilasciato un breve comunicato in cui ha dichiarato di aver denunciato alla polizia il ricevimento di messaggi che lo intimavano di concedere la grazia a Fenech, altrimenti i ricattatori avrebbero pubblicato alcune chiamate tra il premier e l’imprenditore.</p>



<p>In giornata è arrivata anche la decisione del Partito laburista di annullare la manifestazione indetta per questa domenica a Fgura, cittadina situata nella parte sud-orientale dell’Isola. Adrian Delia, leader del Partito nazionalista d’opposizione, continua a chiedere le dimissioni per «ristabilire la normalità all’interno del Paese». Scontate anche le dichiarazioni del parlamentare nazionalista e avvocato della famiglia di Daphne, Jason Azzopardi, che qualche giorno fa ha accusato Muscat di avere le mani sporche di sangue.</p>



<p>Il&nbsp;<em>turmoil</em>&nbsp;politico di queste ore rischia di degenerare sempre di più. Ieri sera alcuni giornalisti hanno denunciato di essere stati trattenuti senza alcuna motivazione dopo la conferenza stampa del premier. Erano presenti anche gli italiani Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo. «Siamo stati sequestrati per parecchio tempo da un manipolo di persone che non avevano nulla a che fare con la sicurezza del Palazzo e che non rispondevano alle nostre domande» dichiara Ruotolo. «Alcuni – continua – sono stati riconosciuti come pluripregiudicati, erano il servizio d’ordine privato del premier». I due giornalisti erano lì in rappresentanza della Fnsi da sempre in prima fila nel chiedere giustizia per Daphne. «In questo momento l’opposizione non si fa vedere, nelle piazze ci sono solo studenti e membri della società civile. Malta è una vigilata speciale per noi, è un paese europeo e quindi è importante avere una presenza indipendente da parte delle organizzazioni dei giornalisti» conclude Ruotolo. Presenza forte e costante che ha portato una nazione intera a mobilitarsi contro i palazzi corrotti del potere.</p>
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		<title>Educare alla legalità, con l&#8217;esempio</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2019 07:26:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato Antonino De Masi, imprenditore che – con la sua famiglia e con i suoi collaboratori – si è ribellato alla &#8216;ndrangheta in Calabria.  </p>



<p>Ringraziamo molto Antonino De Masi per
le sue parole. 
</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="450" height="250" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/primopiano_De-Masi_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12567" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12567&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12567" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/primopiano_De-Masi_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/primopiano_De-Masi_1-300x167.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure></li></ul>



<p>Quando e come è cominciata la sua
vicenda?</p>



<p>La mia famiglia, mio padre da quando ha
iniziato a fare attività industriale nella piana di Gioia Tauro è
stato vittima d siamo stati la prima azienda in Italia che ha chiuso
per aggressioni mafiose per poi riaprire sotto pressione delle
istituzioni nel gennaio del &#8217;91 e ci hanno messo sotto scorta per la
prima volta. Da lì è stato sempre un continuo di attentati, bombe,
minacce, lettere anonime fino ad oggi. 
</p>



<p>Che tipo di supporto avete avuto dalle
istituzioni?</p>



<p>Lo Stato ha messo l&#8217;esercito a
presidiare lo stabilimento, mi ha dato la scorta e mi ha costretto ad
allontanare la famiglia dalla mia Terra, ma in questa lotta tra Bene
e Male devo fare i conti con le realtà che ci sono e avere come
unico punto di riferimento le istituzioni con tutti i limiti che si
possono avere.</p>



<p>E&#8217; possibile dare un senso di
quotidianità e di normalità alle vostre esistenze?</p>



<p>Assolutamente no. Non c&#8217;è nulla di
normale e di razionale. C&#8217;è solo la speranza che tutto ciò possa
servire a qualcosa. Ho tre figli e chi è padre ha la responsabilità
di fare scelte che possano condizionare, nel bene o nel male, il
futuro dei propri figli: io non posso consentire che &#8211; da figlio che
ha assistito alla sofferenza di mio padre quando era stato aggredito
dalla criminalità &#8211; che ci siano tra dieci o vent&#8217;anni le stesse
condizioni, la stessa minaccia per i miei figli. E&#8217; opportuno che io
faccia tutto quello che debbo fare per cercare di far sì che loro
vivano una vita diversa da quella che ho vissuto io.</p>



<p>Cosa significa per lei il concetto di
“responsabilità”?</p>



<p>Tante volte a noi fa comodo dimenticare
i nostri valori, quelli che sono gli elementi fondanti della nostra
società civile, quelli che sono i pilastri del nostro vivere come
esseri umani. Il nostro girarci dall&#8217;altra parte, il far finta di non
vedere ci ha portato a consegnare alle future generazioni una civiltà
barbara, animalesca.</p>



<p>Lei si sente un&#8217; “eroe”?</p>



<p>Questa è una follia perchè se lei,
tutti i giorni, quando si alza alla mattina e fa quello che deve
fare, compie un atto normale, figlio dei nostri valori positivi e dei
doveri. Io sto solo facendo la mia parte, sto facendo quello che è
giusto fare; di fronte  a qualcuno che viene ad aggredire la mia
vita, io rispondo con la fermezza della legalità. Io non sono un
eroe, sono una persona normale. Avere l&#8217;alibi che qualcuno è un
“eroe” significa che quella persona è un eroe, ma io non lo sono
e, quindi, non posso fare le sue stesse cose. Invece ognuno deve
avere il coraggio di fare ciò che è giusto.</p>



<p>In che modo lo Stato potrebbe essere
più efficace nella lotta alle mafie?</p>



<p>Mettendo all&#8217;ordine del giorno della
sua attività la lotta alle mafie. Se oggi siamo un Paese a questo
livello, in cui le organizzazioni criminali condizionano la vita
quotidiana di ognuno di noi, dalle Alpi alla Sicilia (e nel mondo) è
perchè chi doveva controllare non lo ha fatto. 
</p>



<p>Lei sente completamente l&#8217;assenza dello
Stato, quindi?</p>



<p>No, io sento che debbo fare la mia
parte. Non mi interessano le polemiche con lo Stato; ho i
Carabinieri, la Polizia, l&#8217;Esercito, la Guardia di Finanza e se
questo è lo Stato, allora è presente. 
</p>
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		<title>Progetto “Il lavoro è cittadinanza”</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Dec 2013 06:14:00 +0000</pubDate>
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>“E&#8217; in<br />
continuo aumento la quota dei titolari di permesso CE per soggiornati<br />
di lungo periodo, che già costituiscono la maggioranza dei cittadini<br />
non comunitari. Questo dato dimostra che l&#8217;immigrazione in Italia non<br />
è fatta di lavoratori temporaneamente ospiti, né di intrusi come<br />
crede una parte dell&#8217;opinione pubblica, ma soprattutto di persone che<br />
intendono rimanere, costruire o ricongiungere le loro famiglie,<br />
divenendo pienamente cittadini. Si continua a chiamarli “stranieri”<br />
(o, peggio, “extracomunitari”), ma non ci si accorge che gli<br />
immigrati sono cittadini di fatto, autorizzati a un soggiorno a tempo<br />
indeterminato in base al diritto comunitario recepito<br />
nell&#8217;ordinamento italiano. </p>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
chiaro che ci sono dei settori dove le discriminazioni sono molto<br />
forti, come per esempio nello sport e nell&#8217;accesso al lavoro e credo<br />
che anche il lavoro che portiamo avanti serve proprio per dare<br />
risposte concrete per l&#8217;accesso a tutti, soprattutto per le pari<br />
opportunità.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La crisi<br />
non ha colore, tutti ne possiamo uscire soltanto uniti. La crisi<br />
colpisce tutti, cittadini italiani e stranieri. Si può uscire<br />
vincenti dalla crisi, ma non credo che una guerra fra poveri possa<br />
essere la soluzione”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
le parole del Ministro per l&#8217;integrazione, Cècile Kienge, durante la<br />
presentazione del Dossier statistico immigrazione 2013, redatto<br />
grazie alla collaborazione tra il centro studi Idos e l&#8217;Ufficio<br />
antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio (UNAR):<br />
secondo il dossier sono 5 milioni e 186 mila gli stranieri<br />
regolarmente presenti sul territorio italiano. Moltissimi di loro<br />
forniscono un apporto decisamente positivo in termini di valore<br />
aggiunto nel Pil e per la contribuzione nel nostro sistema<br />
previdenziale.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A fine<br />
ottobre è stato proprio presentato anche un progetto, promosso dal<br />
Ministro Kyenge e dall&#8217;Inps, che si pone l&#8217;obiettivo di dimostrare<br />
che i lavoratori provenienti da altri Paesi costituiscono una parte<br />
importante dello sviluppo economico, sociale e culturale del nostro<br />
Paese, sia come lavoratori dipendenti o autonomi sia come<br />
imprenditori.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
progetto intende sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica, attraverso i<br />
media e gli organi di stampa, sul fatto che un migrante che lavora<br />
non è un ospite, ma un lavoratore nel pieno dei suoi diritti così<br />
come stabilito dalla Costituzione italiana. Un lavoratore che produce<br />
reddito per sé è una risorsa per tutto il Paese.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche<br />
Antonio Mastrapasqua, Presidente dell&#8217;Inps, ha dichiarato a questo<br />
proposito: “ E&#8217; importante comunicare a tutti i cittadini che il<br />
lavoro non ha colore, etnia, lingua o religione. Il lavoro è lo<br />
strumento di contribuzione alla crescita della comunità nazionale”.</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
la presentazione del progetto è stato lanciato lo spot intitolato<i> I</i><i>l<br />
lavoro è cittadinanza: </i>un<br />
imprenditore straniero cerca un candidato per la sua azienda. Come?<br />
Mettendo a nudo i pregiudizi che circolano in Italia riguardo al<br />
lavoro dei migranti. L&#8217;imprenditore immigrato, infatti, gira per le<br />
strade e nei luoghi frequentati dai ragazzi per offrire un posto di<br />
lavoro, ma riceve solo rifiuti. Usa una telecamera nascosta e<br />
riprende i ragazzi che, al momento dell&#8217;offerta del lavoro,<br />
diostolgono lo sguardo o proseguono dritto per la loro strada. Lo<br />
spot termina con un messaggio: sono un imprenditore immigrato, i<br />
lavoratori migranti producono il 10% del Pil nazionale, riconoscerne<br />
l&#8217;importanza significa riconoscere un&#8217;opportunità.
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/12/03/progetto-il-lavoro-e-cittadinanza/">Progetto “Il lavoro è cittadinanza”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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