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	<title>indagini Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Aggiornamenti Venezuela</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 08:29:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="753" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17267" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Contro ogni previsione, con il dubbio del boicottaggio da parte del regime, il 22 ottobre si sono svolte le elezioni primarie in Venezuela e in 28 Paesi del mondo. C&#8217;è già una candidata dell’opposizione contro Maduro per le elezioni presidenziali del 2024, e si chiama María Corina Machado, interdetta illegalmente dal chavismo otto anni fa e che nonostante le minacce e intimidazioni ha ottenuto il 92,5% dei voti.<br>Si tratta di un fatto storico molto rilevante. È la prima volta in Venezuela dall’ascesa del Chavismo che i partiti di opposizione si sono realmente uniti per eleggere un candidato. Questa volta l&#8217;unione è stata reale e compatta. Il regime ha voluto in tutti i modi annullare le elezioni primarie, ma il popolo si è organizzato molto bene. Il Comitato istituito a questo scopo è riuscito a organizzare tutto, con le difficoltà di un Paese in crisi e la mancanza di supporto logistico da parte del governo. La società civile all&#8217;interno e anche all’estero ha fatto il resto. Il tutto è stato autofinanziato al 100%. Il desiderio di cambiamento ha portato i venezuelani a votare e a fare lunghe code tra le strade della capitale, nelle città grandi e piccole, nei quartieri malfamati e nelle aree della classe media. Una partecipazione cittadina straordinaria.<br>Quello che è successo pochi giorni dopo era prevedibile. Il regime non ha riconosciuto la legalità delle elezioni, ha dichiarato che i numeri dei votanti erano stati gonfiati e, naturalmente, non ha riconosciuto María Corina Machado come vincitrice delle elezioni. Giorni dopo, la Procura generale venezuelana ha convocato i tre organizzatori delle primarie come indagati per presunte frodi. Il regime ha aperto un&#8217;inchiesta contro il Comitato Nazionale delle Primarie. La Procura ha sospeso queste elezioni a tutti gli<br>effetti, chiedendo una revisione. È un comportamento degno di un regime, di una dittatura che si sente con le spalle al muro, che non ha più aria per respirare.<br>Non è un caso che pochi giorni prima delle elezioni, cinque importanti prigionieri politici siano stati rilasciati dopo la firma di un trattato di pace alle Barbados tra l&#8217;opposizione e il governo. Un numero esiguo, visto che i prigionieri politici sono ancora 270. Questa è stata la risposta del regime alla revoca di alcune sanzioni imposte dagli Stati Uniti. In questi giorni le minacce a Machado sono all&#8217;ordine del giorno ma l’opposizione continua ferma nella sua posizione in difesa della libertà, comunque sia, queste elezioni sono una<br>dimostrazione di civiltà, di rispetto e di democrazia. Da tanto tempo non si vedeva uno scenario così in Venezuela.<br>Nel frattempo, continuano le udienze presso la Corte Penale Internazionale. Il regime di Maduro ha riconosciuto che la maggior parte dei casi presentati alla CPI rimangono impuniti. Non riesce a dimostrare di non avere colpe: la CPI ratifica che ci sono ragionevoli motivi per ritenere che siano stati commessi crimini contro l&#8217;umanità.<br>Francisco González Centeno, funzionario di informazione pubblica e sensibilizzazione della CPI, ha indicato che, in termini generali, la posta in gioco è una questione di ammissibilità di una delicata situazione davanti alla CPI. Tutto questo in base all&#8217;articolo 18 dello Statuto di Roma, che chiede ad uno Stato che dimostri di aver avviato un processo avanzato di indagini e azioni penali a livello nazionale. Così ha dichiarato per www.infobae.com.?utm_source=rss&utm_medium=rss Venezuela non riesce a dimostrare niente. Non riesce a dimostrare che questi delitti e queste denunce portate davanti alla CPI siano state controllate e portate alla Procura del Venezuela per avviare delle indagini.<br>Tic… Tac… il tempo sta per scadere.</p>
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		<title>Mamma Regeni: “Giulio fa cose ma non può farle tutte lui”</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 07:47:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Capanna (da Other-news.info) “Il governo italiano non prende una posizione ferma nei confronti dell’Egitto sul caso Regeni, le indagini procedono a fatica. Chi sa parli“. Giulio Regeni potrebbe essere il figlio, il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Cecilia Capanna  (da Other-news.info)</p>



<p>“<strong><em>Il governo italiano non prende una posizione ferma nei confronti dell’Egitto sul caso Regeni, le indagini procedono a fatica. Chi sa parli</em></strong>“.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.other-news.info/notizie/wp-content/uploads/2020/02/WqZpni6lSU2wTZhXET9YWA_thumb_3840.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1593"/><figcaption>Claudio Regeni, Alessandra Ballerini, Paola Deffendi, Marino Sinibaldi, Valerio Mastandrea<br>(Foto di Cecilia Capanna)</figcaption></figure></div>



<p>Giulio Regeni potrebbe essere il figlio, il fratello, l’amico di chiunque di noi. Quattro anni fa è scomparso in Egitto un nostro ragazzo, uno dei migliori, uno dei più brillanti, che non trovando lavoro in Italia, aveva accettato un incarico da ricercatore per un’università straniera, quella di Cambridge. Conosceva sei lingue, era uno dei cervelli in fuga dall’Italia, carico di voglia di conquistare il mondo, destinato al successo per i suoi mille talenti.</p>



<p>Questo è il cruccio della mamma di Giulio. Paola non se ne dà pace: se solo l’Italia fosse un paese che punta sui propri giovani, se solo non si facesse scappare i migliori di loro, costringendoli a vivere lontano dalla propria famiglia, dai propri affetti, dalla propria terra.</p>



<p>Giulio aveva appena compiuto 28 anni nel 2016, quando è stato sequestrato, torturato per giorni ed ucciso mentre stava lavorando. Perché fare il ricercatore è un lavoro.&nbsp;<strong>Quindi Giulio è morto sul lavoro.</strong></p>



<p>Si sono succeduti quattro di governi dal giorno della sua scomparsa, un ambasciatore è stato a suo tempo ritirato ma successivamente sostituito da uno nuovo,&nbsp;<strong>Giampaolo Cantini</strong>, il cui mandato principale era quello di risolvere questa gravissima questione e che invece sembra non rispondere alle email dei Regeni.</p>



<p>Di questo hanno parlato Paola Deffendi e Claudio Regeni, accompagnati dalla loro legale Alessandra Ballerini, all’<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/04/giulio-regeni-i-genitori-lambasciatore-in-egitto-neanche-ci-risponde-ragioni-di-alfano-per-rinviarlo-li-fuffa-velenosa-renzi-da-premier-ci-volle-incontrare-senza-avvocati/5694724/?fbclid=IwAR1sOA931g1E7ohJ5sHn0k7ZqcwKBbRDa-xmrpCoFw7kFUywHdlBRpa5phw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>audizione da parte della commissione parlamentare di&nbsp;inchiesta per la morte del ragazzo</strong></a><strong>,</strong>&nbsp;tenutasi lo scorso martedì mattina. “Se la politica non collabora, i pm non vanno avanti” ha detto la mamma di Giulio rivolgendosi al Parlamento. Alessandra Ballerini ha anche parlato di&nbsp;<strong>“altri italiani presi in passato e liberati grazie ad un meccanismo oliato” di interventi ufficiosi delle nostre autorità per liberare i connazionali e che “nel caso di Giulio non ha funzionato</strong>“.&nbsp;</p>



<p>I due politici italiani che si sono interessati sin dall’inizio al caso Regeni sono il&nbsp;<strong>Senatore</strong>&nbsp;<strong>Luigi Manconi</strong>, in prima fila ad ogni incontro di sensibilizzazione alla causa, e il&nbsp;<strong>Presidente della Camera Roberto Fico</strong>, che&nbsp;martedì ha parlato con il&nbsp;<strong>consulente della famiglia al Cairo Ahmed Abdallah</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.other-news.info/notizie/wp-content/uploads/2020/02/UNADJUSTEDNONRAW_thumb_383f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1584"/><figcaption>Ahmed Abdallah e Roberto Fico</figcaption></figure></div>



<p>In questi giorni i coniugi Regeni hanno presentato, a Milano con Pif e a Roma con Valerio Mastandrea, il loro&nbsp;<strong>libro “Giulio fa cose”</strong>,&nbsp;scritto con Alessandra Ballerini per far conoscere i dettagli delle indagini e per far capire il loro dramma, che è un dramma di tutti, perché nella misura in cui ancora non ci sono verità e giustizia per Giulio, non ci sarebbero verità e giustizia per qualsiasi altro ragazzo dei nostri che si trovasse al momento sbagliato nel posto sbagliato, come è successo a lui.</p>



<p>La storia è piena di prove inquinate, prove occultate, 5 persone morte in circostanze strane. La ricerca della verità è davvero complicata, è molto difficile venirne a capo senza l’intervento del governo. E per tutta risposta invece arriva la notizia che&nbsp;<a href="https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/02/06/news/regeni_egitto_italia_fregata-247851049/?fbclid=IwAR2bzZOh3-02-4oPQr0lArmJOviInPZISvwPy5uROXECX2xAadH-cDEQ93U&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>l’Italia ha venduto due navi militari all’Egitto&nbsp;</strong></a><strong>e che la trattativa è stata gestita da Palazzo Chigi e Fincantieri.</strong></p>



<p><strong>Sembra che non resti altro da fare che sperare che chi sa parli.</strong></p>



<p><strong>L’appello di Alessandra Ballerini:</strong>&nbsp;“C’è sicuramente il lavoro straordinario della procura e degli investigatori ma serve che chi sa parli e credo che dopo 4 anni sia arrivato il tempo che chiunque abbia osservato, abbia visto, abbia partecipato anche in minima parte, parli. Noi diciamo a queste persone che loro trovano pace solo se parlano”.&nbsp;<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/25/news/regenifiles_giulio_regeni-241664081/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>La Repubblica ha messo a disposizione una piattaforma online</strong></a>&nbsp;<strong>su cui chiunque sappia qualcosa può testimoniare in modo assolutamente anonimo</strong>.</p>



<p><strong>La mamma Paola: “Abbiamo bisogno del vostro aiuto, perché Giulio fa cose ma non può farle tutte lui”.&nbsp;</strong></p>
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		<title>Mafie e questione sociale: Pietro Grasso al Ri-festival di Bologna</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 07:16:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto L&#8217;edizione 2019 del Ri-Festival di Bologna ha visto la partecipazione anche dell&#8217;ex magistrato, Presidente del Senato, Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso. Ecco alcuni brani del suo discorso e del dibattito a&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/06/25/mafie-e-questione-sociale-pietro-grasso-al-ri-festival-di-bologna/">Mafie e questione sociale: Pietro Grasso al Ri-festival di Bologna</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="258" height="258" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12710" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 258w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/GRASSO_PIETRO_AGF-kDwE-U7000765767100sTD-258x258@Argomenti-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto 
</p>



<p>L&#8217;edizione 2019 del Ri-Festival di
Bologna ha visto la partecipazione anche dell&#8217;ex magistrato,
Presidente del Senato, Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro
Grasso. 
</p>



<p>Ecco alcuni brani del suo discorso e
del dibattito a seguire. 
</p>



<p>L&#8217;intervento dal titolo “Mafie e
questione sociale” inizia con alcune domande: perchè da quasi 200
anni dobbiamo confrontarci con una criminalità così potente? Quali
sono stati gli errori? 
</p>



<p>Le mafie hanno una storia collocabile
ancor prima dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: la mafia del feudo che è poi
diventata quella dell&#8217;edilizia e poi ancora quella degli
stupefacenti. In realtà non esiste una mafia specializzata perchè
si tratta di un Potere determinato da un fine di profitto, ottenuto
tramite la paura, l&#8217;intimidazione, la violenza in modo da creare
assoggettamento, sudditanza, omertà. 
</p>



<p>La mafia si infiltra nell&#8217;economia,
controlla i territori, si procura i voti per ottenere privilegi e
creare una sua base; produce, quindi, disuguaglianze, negazione dei
diritti e delle libertà. In un contesto in cui l&#8217;economia è in
recessione le mafie possono agire più facilmente perchè
rappresentano un Potere, si inseriscono anche nella vulnerabilità
istituzionale, soprattutto quando la società non garantisce i
diritti fondamentali ed è lì che le mafie instaurano il proprio
sistema.</p>



<p>Il Giudice Falcone affermava che se la
mafia fosse solo un fenomeno criminale, la si sarebbe già debellata,
ma è un fenomeno economico-sociale-politico come ha dimostrato il
processo in Emilia, ad esempio, in cui la &#8216;ndrangheta aveva rapporti
con gli imprenditori. Questo non significa che la politica abbia
perso importanza, perchè senza la politica la mafia non potrebbe
entrare nei pubblici appalti, nelle forniture , e ancora,
nell&#8217;economia. 
</p>



<p>Per debellare le mafie è importante
ottenere una prova penale e questo costituisce un problema: ci sono
comportamenti censurabili che la politica dovrebbe mettere
all&#8217;angolo, ma questo non accade. Sempre nel processo Emilia si sono
trovate le tracce dei rapporti con gli imprenditori, ma di solito si
lavora nell&#8217;invisibilità dell&#8217;operato mafioso e, laddove le mafie
non hanno scontri interni, significa che stanno operando in
collaborazione e questo rende più arduo trovare le prove penali.</p>



<p>Nel nord Italia abbiamo la presenza di
mafie sommerse, con la caratteristica della corruzione; se una mafia
del sud si sposta al centro o al nord, si costituiscono le stesse
condizioni del territorio di origine. Ci sono, inoltre, situazioni
che obbediscono a strategie centralizzate con propaggini in altri
luoghi, attraverso intermediari. Spesso i mafiosi entrano nel mondo
delle imprese tramite la violenza e il denaro sporco, ma anche perchè
riescono a infiltrarsi nelle attività legali. 
</p>



<p>La lotta alla mafia da parte dello
Stato dovrebbe essere al primo posto, tra le priorità di qualsiasi
governo, invece le leggi antimafia NON sono state il prodotto
spontaneo della politica (ricordiamo la Legge La Torre che non fu
redatta dopo la sua morte, ma si dovette attendere l&#8217;uccisione del
generale Dalla Chiesa). Il 41bis, il carcere duro che serve ad
evitare le comunicazioni con l&#8217;esterno, è stato attuato solo dopo la
strage di Capaci. La politica si muove sempre DOPO una forte
emozione, e c&#8217;è da sottolineare che anche buona parte della
magistratura è stata contraria alla riforma dell&#8217;Antimafia. C&#8217;è una
politica per cui non bisogna portare fino in fondo la lotta alla
mafia perchè collusa: finanziamenti e consensi sono importanti per
alcuni soggetti politici. 
</p>



<p>A livello globale: da anni si parla di
una Procura europea per l&#8217;Antimafia, ma come si fa a combattere le
mafie se ogni Paese ha le proprie leggi? Le mafie, ormai sono
transnazionali e si alleano tra loro (Europa + Colombia +
Turchia&#8230;). I fattori geopolitici sono determinanti tanto che alcune
mafie influiscono sulle istituzioni stesse di alcuni Paesi (e si
vengono, così, a creare gli Stati-Mafia) e i governi non trovano gli
accordi utili a contrastare il malaffare con intese tra magistratura
e Polizia, almeno per condurre insieme le indagini. Gli Stati
arrancano in problemi giuridici e ne sono un esempio i paradisi
fiscali: era stata inserita la pratica di segnalazione di operazioni
sospette da parte delle banche, ma ora tali operazioni sono talmente
numerose che questo strumento non è più efficace. 
</p>



<p>Per quanto riguarda il rapporto
mafia-migrazioni (in particolare dalla Libia): dove c&#8217;è un forte
guadagno, è probabile che ci siano infiltrazioni mafiose.</p>



<p>La mafia va combattuta anche a livello
CULTURALE, gridando NO alla concussione, alle estorsioni, alla
corruzione, allo sfregio ambientale. Nel nostro Paese manca la
cultura della Legalità, a partire dalle scuole. Manca l&#8217;Etica, ma è
anche vero che molti ragazzi hanno convinto i genitori a collaborare
con la Giustizia e questo dà speranza. Non bisogna delegare la lotta
alle mafie agli “eroi”, ognuno di noi deve fare la propria parte.
</p>
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		<title>Jamal Khashoggi: l&#8217;Arabia saudita mente e minaccia ritorsioni</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2018 07:13:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Il Regno rigetta ogni minaccia o tentativo di abolirlo, sia attraverso sanzioni economiche che pressioni politiche. Il Regno reagirà a ogni azione con un&#8217;azione ancora più forte” e poi “L&#8217;economia saudita ha un ruolo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-11504" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="455" height="303" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 455px) 100vw, 455px" /></a></span></p>
<p>“Il Regno rigetta ogni minaccia o tentativo di abolirlo, sia attraverso sanzioni economiche che pressioni politiche. Il Regno reagirà a ogni azione con un&#8217;azione ancora più forte” e poi “L&#8217;economia saudita ha un ruolo vitale e influente a livello globale”: queste le dichiarazioni prepotenti dell&#8217;Arabia saudita davanti alla mobilitazione della comunità internazionale e degli USA riguardo al caso Khashoggi.</p>
<p>Jamal Khashoggi è un giornalista saudita, sparito lo scorso 2 ottobre nel consolato dell&#8217;Arabia di Istanbul. Sul Washington Post esponeva le proprie critiche riguardo al governo di Riad. Sul NYT di sabato 13 ottobre, la fidanzata del giornalista, Hatice Cengiz, dichiara che Khashoggi non si definiva un dissidente, ma un professionista indipendente e un patriota perchè usava la penna per il Bene del proprio Paese.</p>
<p>Rainews, già due giorni fa, ha postato la notizia secondo la quale il pool di investigatori turchi e sauditi che stanno conducendo alcune indagini avrebbe in possesso alcune registrazioni che denuncerebbero l&#8217;omicidio di Khashoggi proprio all&#8217;interno del consolato. Il quotidiano turco Sabah riferisce che sarebbe stato lo stesso giornalista a registrare, con il suo Apple Watch, i momenti del sequestro, dell&#8217;interrogatorio e della tortura a suo danno; questa notizia è, però, messa in discussione dall&#8217;attivista e amico del giornalista, Iyahd el Baghdadi, che su twitter ha scritto: “Questa ricostruzione lascia perplessi. Si può pensare che i turchi stiano cercando un modo per giustificare il fatto di essere in possesso di registrazioni degli ultimi momenti di vita di Jamal”.</p>
<p>La situazione è complessa e drammatica sia per la mancanza di tutela di chi si oppone ai dettami del regno/regime saudita sia per le conseguenze a livello mondiale. Domenica 14 ottobre, Gran Bretagna e USA hanno espresso “grave preoccupazione”per la sorte di Khashoggi e Gran Bretagna, Francia e Germania hanno chiesto, in un comunicato congiunto, di trattare il caso con la massima serietà. Intanto, la borsa di Riad ha subìto un calo spaventoso (fino al 7%), molte multinazionali importanti e mass media si stanno allontanando dal Golfo, tanto che USA e Regno Unito stanno pensando di boicottare l&#8217;appuntamento di “Davos nel deserto”, il summit della finanza e dell&#8217;economia. Ieri, alcune testate hanno ripostato la notizia secondo cui l&#8217;Arabia volesse dichiarare che il giornalista fosse stato ucciso “per errore”.</p>
<p>Poca diplomazia, molta tensione, in quest&#8217;area di mondo già segnata da molti conflitti, tra cui quello nel vicino Yemen, poco considerato dall&#8217;informazione internazionale. Solo quattro giorni fa la coalizione guidata dall&#8217;Arabia saudita ha bombardato un convoglio di minibus, sul Mar Rosso, mettendo fine la vita di 15 persone. Sette anni di guerra civile e di intervento militare straniero, voluto dal principe Mohammed bin Salman, lo stesso pesonaggio che avrebbe ordinato la morte di Khashoggi.</p>
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		<title>Non abbassiamo la testa, non abbassiamo la guardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2018 06:30:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11493" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="349" height="196" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 597w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a></p>
<p>Claudio Fava: Presidente della commissione Antimafia. Un nome e un ruolo importanti. Federica Angeli, giornalista, Gaetano Alessi, sindacalista antimafia. Gli ultimi nomi che balzano in cronaca, ma la lista sarebbe ancora molto, troppo lunga, lista di persone che sono minacciate, avvertite con proiettili e scritte.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11494" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="342" height="228" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></a></p>
<p>Federica Angeli è da tempo nell&#8217;occhio del ciclone del clan Spada di Ostia e, qualche anno fa, Associazione per i Diritti umani le ha fatto un&#8217;intervista che potete leggere qui: <span lang="zxx"><a href="http://www.peridirittiumani.com/2014/04/22/federica-angeli-il-coraggio-di-una/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2014/04/22/federica-angeli-il-coraggio-di-una/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11495" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="337" height="253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></p>
<p>Gaetano Alessi è tra i fondatori dell&#8217;associazione “Mafie sotto casa”, composta da giovani che svolgono un&#8217;attività importante di ricerca e di informazione sul territorio dell&#8217;Emilia Romagna. “Sotto casa”: sì perchè le mafie sono capillari, si infiltrano ovunque, perchè anche certi comportamenti e modi di parlare possono essere ricondotti ad una educazione alla violenza e alla criminalità. E bisogna partire, per contrastarle, proprio dall&#8217;educazione ai valori positivi e dall&#8217;in-formazione.</p>
<p>Per Gaetano Alessi il terribile messaggio è stato: “Sei morto e non lo sai”. A Claudio Fava è stato recapitato un proiettile 7.65, lo scorso 8 ottobre. Fava è stato eletto Capo Commissione antimafia nel mese di maggio e ha dato l&#8217;avvio, tra le tante, anche all&#8217;istruttoria “Sistema Montante” che prende il nome dall&#8217;ex presidente di Sicindustria, arrestato per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Ma non è da dimenticare che fava e il suo pool sta continuando a lavorare alle indagini sulla strage di Via D&#8217;Amelio in cui perse la vita il magistrato Paolo Borsellino.</p>
<p>Evidentemente giornalisti, scrittori, avvocati, politici, sacerdoti, cittadini e tutti coloro che si impegnano nella lotta alle mafie danno fastidio, ma fanno anche paura. Bene. E quindi noi non abbassiamo la testa e non abbassiamo la guardia. Perchè se una parte dello Stato è spesso collusa, c&#8217;è anche una buona parte dello stesso che non lo è. E lo Stato SIAMO NOI.</p>
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		<title>Le accuse contro Amal Fathy: forse un tentativo di porre fine alle indagini di Mohamed Lotfy sulla morte di Regeni?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jul 2018 06:15:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Cecilia Grillo Tutto ebbe inizio in quella giornata del 9 maggio 2018 quando Amal Fhaty, ex attrice e modella, moglie di Mohamed Lotfy, ex ricercatore di Amnesty International e attuale direttore della Commissione&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/07/06/le-accuse-contro-amal-fathy-forse-un-tentativo-di-porre-fine-alle-indagini-di-mohamed-lotfy-sulla-morte-di-regeni/">Le accuse contro Amal Fathy: forse un tentativo di porre fine alle indagini di Mohamed Lotfy sulla morte di Regeni?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/regeni-amal-fathi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10980" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/regeni-amal-fathi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="814" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/regeni-amal-fathi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 814w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/regeni-amal-fathi-238x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 238w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/regeni-amal-fathi-768x966.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 814px) 100vw, 814px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">di Cecilia Grillo</span></p>
<p>Tutto ebbe inizio in quella giornata del 9 maggio 2018 quando Amal Fhaty, ex attrice e modella, moglie di <span style="color: #000000;">Mohamed Lotfy</span>, ex ricercatore di Amnesty International e attuale direttore della <em><span style="color: #000000;">Commissione egiziana per i diritti e le libertà</span></em> (ECRF), organizzazione volta alla tutela dei diritti umani in Egitto, a seguito di ripetute molestie sessuali ricevute durante la giornata, pubblicò su Facebook un video di 12 minuti criticando il governo egiziano per essere incapace di proteggere le donne da molestie sessuali: “<span style="color: #02141f;"><i>Today the policeman at the bank was talking dirty to me while grabbing his penis. Screw the police”</i></span><span style="color: #02141f;">. Queste, fra altre, le parole di Amal.</span></p>
<p><span style="color: #02141f;">Il giorno successivo mezzi di informazione statali hanno identificato Amal Fathy come attivista del Movimento giovanile 6 Aprile, accusandola di “incitamento al rovesciamento del sistema, pubblicazione di menzogne e cattivo uso dei social media”.</span></p>
<p><span style="color: #02141f;">Il procuratore di Maadi ha conseguentemente sottoposto Amal Fathy a carcerazione preventiva per la durata di 15 giorni in relazione al procedimento penale n.7991/18 (</span><span style="color: #0a0a0a;">trasmissione di un video su Facebook come mezzo pubblico per incitare a rovesciare il regime egiziano, pubblicazione del video contenente notizie false che danneggiano la pace pubblica; uso improprio di internet) e</span><span style="color: #02141f;"> il giorno successivo ha disposto il suo trasferimento nel carcere femminile di Qanater. </span></p>
<p><span style="color: #02141f;">In data 13 maggio 2018 Amal è stata sottoposta ad interrogatorio dal</span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">la </span></span>Suprema procura della sicurezza dell&#8217;Egitto in <span style="color: #02141f;">relazione alla sua partecipazione al Movimento giovanile 6 Aprile, all&#8217;ECRF e ad altre attività condotte dal marito.</span></p>
<p><span style="color: #02141f;">È stata disposta nei suoi confronti un’ulteriore carcerazione preventiva, per la durata di 15 giorni, in relazione al caso 621/18 (</span><span style="color: #0a0a0a;">appartenenza a un’associazione terroristica, uso di internet per promuovere idee e convinzioni che richiedono atti terroristici, diffusione di notizie false che danneggiano l’ordine pubblico e l’interesse nazionale).</span></p>
<p><span style="color: #02141f;">In data 24 maggio la carcerazione preventiva di Amal Fathy, in relazione al procedimento penale 7991/18, è stata prolungata, senza che sia stata addotta alcuna motivazione, di ulteriori 15 giorni. L’appello, con cui la Fathy aveva impugnato la decisione della Procura di Maadi, è stato respinto il 30 maggio.</span></p>
<p><span style="color: #02141f;">Diversi sono gli appelli nazionali e internazionali per la liberazione di Amal: dall&#8217;</span><span style="color: #111111;">eurodeputata Pd Isabella De Monte</span><span style="color: #111111;"><b>, </b></span><span style="color: #111111;">vice capodelegazione italiana a Bruxelles, che ha presentato un’interrogazione urgente alla vicepresidente della Commissione Ue e Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza.</span></p>
<p><span style="color: #02141f;">“</span><span style="color: #111111;">Sappiamo – ha specificato la De Monte – che Fathy è moglie di Mohamed Lofty, direttore della Commissione egiziana per le libertà e i diritti, nonché consulente legale della famiglia Regeni sul caso della morte del giovane Giulio. L’arresto è inoltre avvenuto a pochissimi giorni dalla missione degli inquirenti italiana, oggi in Egitto per visionare i video delle telecamere a circuito chiuso che potrebbero fornire nuovi elementi sul rapimento e l’uccisione di Regeni”.</span></p>
<p><span style="color: #111111;">Alla stessa famiglia Regeni: </span><span style="color: #363636;">dal 13 di maggio la madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, è in sciopero della fame che porterà avanti fino alla scarcerazione di Amal, con lei protestano alcuni esponenti politici, fra cui Laura Boldrini e Monica Cirinnà, e la legale Ballerini, che afferma insieme a Deffendi «Da donne siamo particolarmente turbate per il protrarsi della detenzione di Amal. Vi chiediamo di digiunare con noi fino a quando Amal non sarà libera». </span></p>
<h2 class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;">Secondo quanto riportato dall&#8217;avvocatessa Ballerini e Paola Deffendi, vi è una stretta connessione tra l&#8217;arresto dell&#8217;attivista Amal Fathy e le indagini sulla morte di Giulio.</span></span></span></h2>
<p>In data 21 giugno 2018 la Corte Penale del Cairo ha approvato il rilascio su cauzione della donna in relazione all&#8217;accusa di cui al caso 7991/18, ma il 2 luglio la Suprema procura della sicurezza dell&#8217;Egitto ha previsto l&#8217;estensione della carcerazione preventiva, in pendenza di indagini, per il caso 621/18, per ulteriori 15 giorni. La prossima udienza per rivedere il provvedimento di detenzione preventiva è fissata per il 15 di luglio.</p>
<p>Le condizioni di Amal sono progressivamente peggiorare, fino ad arrivare al giorno del 2 luglio quando la donna non risultava essere in grado di camminare da sola e le è stata diagnosticata una paralisi alla gamba probabilmente causata dello stress acuto provocato dalla detenzione arbitraria.</p>
<p>Autorità governative e ONGs internazionali richiedono l&#8217;immediato e incondizionato rilascio di Amal Fathy e la garanzia che la stessa abbia accesso ad adeguate cure mediche e psichiatriche, ma, nonostante le ripetute pressioni mediatiche, fino a quando il Tribunale del Cairo riuscirà a concedere rinvii al fine di occultare la verità?</p>
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		<title>Venezuela. Non smettere mai</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 06:43:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi “Mientras más fuertes sean las cadenas, más fuerte gritaremos” (frase scritta su uno striscione durante una manifestazione in Venezuela). Perché, dopo tanti anni, si parla ancora di olocausto, della dittatura in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="es-ES">di Tini Codazzi</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9475" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>“<span lang="es-ES">Mientras más fuertes sean las cadenas, más fuerte gritaremos” (frase scritta su uno striscione durante una manifestazione in Venezuela).</span></p>
<p><span lang="it-IT">Perché, dopo tanti anni, si parla ancora di olocausto, della dittatura in Cile e Argentina, del massacro di Saba e Shatila in Libano, della guerra civile in Somalia? Perché è importante non dimenticare, ricordare e raccontare la storia ai più giovani affinché certe barbarie non si ripetano. Sembra una utopia perché la vita ci ha dimostrato e continua a farlo che le barbarie sopravvivono o nascono di nuovo grazie a persone che portano con sé guerre, distruzione, intolleranza, voglia di potere… allora, abbiamo fallito nel tentativo? No, dobbiamo continuare a farlo, ne sono convinta, quindi, perché dovrei smettere di parlare del Venezuela? Io sono a favore della giustizia, dell’onestà e di recuperare il futuro di quel Paese. Ho il dovere di informare, denunciare, diffondere una realtà che va&#8217; oltre l’ideologia, qualunque essa sia. Se ci sono violazioni dei diritti umani nel mio Paese, perché non devo dirlo? A prescindere dal colore politico del governo di turno, continuerò a farlo. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Oggi però vorrei raccontare storie di speranza, realtà positive che sono nate intorno alla crisi. Come sapete, lo scorso 22 settembre l’organizzazione no profit “Venezuela somos todos” ha consegnato davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aia la lettera e il faldone gigantesco con più di 100 mila firme raccolte in tutto il mondo; adesso aspettiamo fiduciosi che il tribunale internazionale con sede nei Paesi Bassi apra ufficialmente le indagini contro il governo del Venezuela per violazione sistematica dei diritti umani e crimini di lesa umanità. Alzare la voce a livello internazionale, come proviamo a farlo, e cercare di stringere economicamente il cerchio al governo del Venezuela, come stanno tentando di fare alcuni paesi, può essere una mossa vincente e definitiva per chiudere finalmente questo triste capitolo.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9472" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="225" height="225" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Nella disgrazia, nella tragedia appaiono delle organizzazioni e gruppi di persone che aiutano, che danno il loro apporto a favore della popolazione più bisognosa, anche in Venezuela esistono queste realtà e fanno un lavoro straordinario. </span><span lang="es-ES">E’ il caso, ad esempio, di “Un Mundo sin Mordaza”, “Los buenos somos más”, “Un bocado de alegria” y “Unos Venezolanos”.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/Sin-Mordaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9473" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/Sin-Mordaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="176" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/Sin-Mordaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/Sin-Mordaza-300x88.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>“<span lang="it-IT">Un Mundo sin Mordaza” nasce a giugno del 2009 subito dopo la protesta mundiale </span><span lang="it-IT"><i>No mas cierres</i></span><span lang="it-IT"> contro la chiusura dei mezzi di comunicazione fatti nel governo di Hugo Chávez. Il loro leit motiv è difendere i diritti umani attraverso forme poco convenzionali, così nel 2010 nasce “Arte sin Mordaza” con l’intenzione di dare la possibilità ad artisti di esprimere il loro dissenso, di parlare attraverso l’arte. L’arte non solo per difendere le giuste cause ma intensificare la sensibilità sociale attraverso la riflessione. La quantità di opere d’arte e di artisti venezuelani che hanno aderito a questo progetto è impressionante. Sono molte le loro iniziative: “no+dictadura”: per fare eco sulle diverse violazioni dei diritti umani in Venezuela. “Memorias por la vida”: iniziativa per costruire un diario di memorie del popolo venezuelano affinché nel futuro queste atrocità non succedano più, per non dimenticare. Con il movimento artistico “Arte de Protesta” promuovono opere d’arte in tutte le sue espressioni a favore della libertà e la democrazia e infine “Venezuela Global”: creazione di una rete internazionale di cooperazione formata principalmente da venezuelani residenti all’estero per far sì che i riflettori siano sempre puntati sul Venezuela, mai abbassare la guardia.</span></p>
<p>“<span lang="it-IT">Los buenos somos más” è un’unione fatta da artisti venezuelani, internazionali e società civile che ha il solo obiettivo di aiutare i più bisognosi e i più deboli creando campagne di donazione di cibo, vestiti, ecc. attraverso l’hashtag #LosBuenosSomosMas. </span></p>
<p>“<span lang="it-IT">Un bocado de alegría” è una fondazione no profit focalizzata sull’infanzia, che oltre alla donazione di cibo regala momenti di allegria, di gioco, organizza laboratori creativi ed educativi una volta a settimana.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9474" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="882" height="882" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 882w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 882px) 100vw, 882px" /></a></p>
<p>“<span lang="it-IT">Unos Venezolanos” è un movimento cittadino composto da persone di ogni età, ideologia, religione ed estrazione sociale che ha come obiettivo fare volontariato e aiutare in qualunque situazione di necessità. </span></p>
<p><span lang="it-IT">La solidarietà è il comune denominatore di queste realtà in un paese in cui c’è molto bisogno di aiuto. In cui ormai le parole lasciano un vuoto enorme che dev’essere colmato con azioni concrete che aiutino a salvare il futuro del paese. Danno da mangiare alla gente, aiutano i bambini e gli anziani, donano beni di prima necessità, se ci sono calamità naturali si presentano sul posto per offrire il loro aiuto. Più azioni e meno parole. Il Venezuela ha bisogno di questo.</span></p>
<p><span lang="es-ES">Por qué callar si nací gritando (Acción Poética)</span></p>
<p><span lang="it-IT">Per maggiore informazione: @vstmundo, @Sinmordaza, #LosBuenosSomosMas, @bocadodealegria, @unosvenezolanos. </span></p>
<p>BASTA YA! <span style="font-family: Times New Roman, serif;">¡</span>NO+DICTADURA!</p>
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		<title>Morire al Cairo: libro-inchiesta. Ne parliamo con uno dei due autori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Mar 2017 08:13:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando Giulio Regeni viene trovato morto, in una mattina di inizio febbraio, è subito evidente che molti conti non tornano. Dove sta la verità? Chi era Regeni, di che cosa si stava occupando in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Giulio Regeni viene trovato morto, in una mattina di inizio febbraio, è subito evidente che molti conti non tornano. Dove sta la verità? Chi era Regeni, di che cosa si stava occupando in Egitto? Che rapporto ha la sua uccisione con altre violazioni dei diritti umani perpetrate nel Paese? Antonella Beccaria e Gigi Marcucci hanno condotto un&#8217;inchiesta approfondita e rigorosa, scavando in Italia e in Egitto, per cercare di portare chiarezza in questa oscura vicenda.</p>
<p><em><strong>Associazione per i diritti umani</strong></em> ha rivolto alcune domande ad Antonella Beccaria e la ringrazia molto per le sue risposte.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/9788869446528_0_0_300_80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8352" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/9788869446528_0_0_300_80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="206" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da dove è partita la vostra inchiesta e in che modo si è svolta?</p>
<p>L’inchiesta è partita da un’idea dell’editore, Castelvecchi, che voleva fare il punto di quanto emerso dal momento della scomparsa di Giulio Regeni. Confrontandoci, ci siamo trovati d’accordo soprattutto su un punto: al netto di tante informazioni ancora mancanti, un elemento era chiaro, la sua sparizione e il suo omicidio sono frutto dell’intervento di apparati di sicurezza. Per confermarlo, ci siamo concentrati sulla sorte toccata a migliaia di egiziani, scomparsi nel nulla e in alcuni casi ritrovati senza vita. I segni sui corpi, le torture e i depistaggi tornano spesso in troppi casi.</p>
<p>Avete avuto un appoggio dalle autorità italiane e egiziane?</p>
<p>Le autorità italiane hanno risposto alle nostre domande. Con quelle egiziane non c’è stato dialogo. Comunque i nostri interlocutori principali sono stati movimenti per i diritti umani e organizzazioni non governative, in primis la Commissione egiziana per i diritti e le libertà che svolge in ruolo molto importante all’interno del Paese.</p>
<p>Su cosa stava lavorando Giulio Regeni al momento del suo rapimento?</p>
<p>Una ricerca accademica sui sindacati, non solo sui sindacati degli ambulanti, e la stava svolgendo sul campo. Tutto qui. È stato detto che, raccogliendo informazioni, sarebbe stato un agente di servizi segreti italiani o stranieri. Falso. Come hanno dimostrato gli accertamenti della magistratura italiana, non c’è alcun elemento che suffraghi un’affermazione del genere, a iniziare dalle sue disponibilità economiche, molto scarse come accade a molti ricercatori universitari.</p>
<p>Qual è il suo parere riguardo alle spiegazioni e al pantano in cui versa ancora questa vicenda?</p>
<p>È un omicidio di Stato. Va capito perché colpire lui, va capito se è vero che Giulio Regeni fosse stato segnalato da un servizio straniero per incrinare i rapporti commerciali tra l’Italia e l’Egitto, che sono molto consistenti. La procura di Roma sta conducendo un attento lavoro d’indagine su questa vicenda, ma mancano le risposte da parte dell’autorità giudiziaria egiziana. Va detto che il presidente Al Sisi, un dittatore a capo di un regime brutale, non ha subito troppe pressioni dal governo italiano, che è stato molto latitante in termini di risposte chiare sulla vicenda.</p>
<p>Qual è il sentimento attuale dei genitori del ricercatore e come stanno procedendo le indagini?</p>
<p>Le indagini proseguono con le difficoltà di cui sopra. I genitori hanno dimostrato con le interviste e gli appelli infittitisi nella seconda metà del 2016 delusione verso un governo che non ha preteso con ogni mezzo possibile la verità. È una famiglia combattiva e coraggiosa, quella di Giulio Regeni, continuerà a fare ciò che ha fatto dall’inverno dello scorso anno. Ma un fattore è importante: non deve essere lasciata da sola, da parte della società civile deve continuare la mobilitazione. I cittadini devono ricordarsi cos’è successo e pretendere tutta la verità.</p>
<p>Quali sono i diritti umani negati in Egitto?</p>
<p>Non c’è libertà su niente. Ma c’è di peggio. Non solo non è possibile esprimersi liberamente su nulla in Egitto, come in ogni dittatura. Il regime di Al Sisi è pervaso da un profondo senso di paranoia e anche in base a ciò la gente viene prelevata a casa nel cuore della notte, sul posto di lavoro, per strada, nelle metropolitane. E poi, anche se molti leader politici sono stati colpiti, il regime se la prende con il livello medio della contestazione, quella meno visibile, fatta di studenti, sindacalisti, persone politicizzate ma non attivisti di prima linea. Sono persone che hanno modo di parlare con vicini di casa, compagni di studio, colleghi in luoghi normali, al di fuori di raduni, manifestazioni o sedi di partito. Dunque possono confrontarsi sempre, con chiunque, e diffondere con maggiore efficacia idee non gradite alla dittatura. Per questo fanno più paura e per questo in tanti vengono segregati e massacrati in un silenzio roboante.</p>
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		<title>“Audrie e Daisy”, il documentario shock Netflix sul cyberstalking</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2016 06:56:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Monica Macchi Alternando interviste e filmati d&#8217;archivio, “Audrie e Daisy” racconta le terribili storie di adolescenti americane violentate e poi umiliate in rete dopo festini a base di sesso e alcool.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/29Dr4ChJUBc?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;" align="CENTER">
<p style="text-align: justify;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">A cura di Monica Macchi</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Alternando interviste e filmati d&#8217;archivio, “Audrie e Daisy” racconta le terribili storie di adolescenti americane violentate e poi umiliate in rete dopo festini a base di sesso e alcool.</p>
<p align="JUSTIFY">Audrie Pott aveva solo 15 anni quando si è suicidata nel 2012: una settimana prima era andata ad una festa, si era ubriacata e alcuni compagni di scuola l’hanno portata in una camera, spogliata e ripresa mentre le scarabocchiavano insulti sul corpo. Non ricordava niente della serata ricostruita tramite le foto, i post e gli insulti su Facebook. Anche Daisy Coleman si è suicidata nel 2012 a 14 anni dopo essere stata ripresa con lo smartphone mentre veniva violentata dai compagni di scuola e scaricata poi in coma etilico nel giardino di casa: i ragazzi sono arrestati, interrogati e poi rilasciati dallo sceriffo della contea che arriva a rimproverare le ragazze perché “devono fare più attenzione”. Ma per Daisy il calvario continua: insultata per mesi su Facebook, è stata persino espulsa dalla squadra di cheerleader per “cattiva condotta” mentre uno dei suoi assalitori Matthew Barnett (nipote di Rex Barnett ex governatore del Missouri) è diventato il capitano della squadra!</p>
<p align="JUSTIFY">Oltre alla violenza sessuale emerge un fenomeno nuovo chiamato cyberstalking: mentre la stampa locale dedica solo qualche trafiletto, sui social network la vittima viene accusata, messa alla gogna e insultata sia dai compagni che da perfetti estranei… nel caso di Daisy si sono mobilitati persino gli hacker di Anonymous lanciando l&#8217;hashtag OpMaryville per far riaprire le indagini…ma inutilmente.</p>
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		<title>Giustizia per Giulio</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2016 15:11:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Eccovi, care amiche e cari amici, alcune immagini della manifestazione organizzata da ICEGA (International Coalition for Egyptian Abroad) a Milano, Roma e Fiumicello per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni. &#160;</p>
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<p>Eccovi, care amiche e cari amici, alcune immagini della manifestazione organizzata da ICEGA (International Coalition for Egyptian Abroad) a Milano, Roma e Fiumicello per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/12784670_10205814760104954_1210059205_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5396" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5396" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/12784670_10205814760104954_1210059205_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="12784670_10205814760104954_1210059205_n" width="720" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/12784670_10205814760104954_1210059205_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/12784670_10205814760104954_1210059205_n-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a> <a 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