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	<title>indipendenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Nòt Film Fest 2020: la prima giornata di festival tra talenti del territorio, musica e nuove concezioni femminili</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 07:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nòt Film Fest 2020: la prima giornata di festival tra talenti del territorio, musica e nuove concezioni femminili&#160; Giovedì 27 agosto, prima giornata del Nòt Film Fest, il festival del cinema che per la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Nòt Film Fest 2020: la prima giornata di festival tra talenti del territorio, musica e nuove concezioni femminili&nbsp;</strong></p>



<p>Giovedì <strong>27 agosto</strong>, prima giornata del <strong>Nòt Film Fest</strong>, il festival del cinema che per la terza volta porta a Santarcangelo <strong>film </strong>e <strong>registi indipendenti </strong>da tutto il <strong>mondo</strong>. Quest’anno i <strong>film </strong>in programma sono <strong>118</strong>, 50 in più rispetto all’edizione 2019, e vengono da <strong>32 paesi differenti</strong>; capire le storie ed emozionarsi con queste però non è difficile, perchè oltre ad essere <strong>sottotitolati </strong>in <strong>italiano </strong>i film in concorso sono provocanti, attenti, pensati e realizzati per far riflettere il pubblico su tematiche di rilievo che non sempre trovano spazio nelle grandi sale cinematografiche.&nbsp;</p>



<p>Come previsto per tutti i giorni del festival, si è inizia la mattinata con due <strong>talk</strong>: alle 10:30 <strong>Filippo Moretti</strong>, giovane <strong>compositore </strong>romagnolo formatosi al conservatorio di Cesena Bruno Maderna, che racconta con esempi concreti quanto la <strong>musica </strong>nel <strong>cinema </strong>sia importante quanto la sceneggiatura.&nbsp;</p>



<p>“La musica amplifica il film”, dice Filippo Moretti e aggiunge che è “un <strong>linguaggio </strong>a sé stante comprensibile attraverso il subconscio”. Attraverso scene tratte da film quali “Indiana Jones e “L’ultima crociata” di Steven Spielberg e “Spider-Man 2” di Sam Raimi, Filippo Moretti spiega quanto la musica contribuisca a costruire un film e a delineare le diverse <strong>emozioni </strong>e i vari <strong>personaggi</strong>. “La musica è <strong>ritmo</strong>” dice anche, ed ecco che&nbsp; spiega al pubblico il lavoro che svolge per per comporre la colonna sonora di un film.</p>



<p>Alle 11.45 c’è stato il workshop “<strong>Scrivere</strong> <strong>un film con Fabula Deck</strong>”. <strong>Andrea Binasco</strong> e <strong>Matteo di Pascale</strong> sono i fondatori di Sefirot, casa editrice indipendente che crea strumenti pensati per stimolare la creatività. Fra questi è stato presentato “<strong>Fabula</strong>”, un kit di <strong>40 carte </strong>che, dicono i creatori, “insegna come strutturare una storia sulla base del Viaggio dell’Eroe di Vogler e della Struttura a tre Atti”. “Ogni carta è una scatola” dice Matteo di Pascale “che può essere riempita, anche usando dei semplici post-it”. Alla fine della presentazione del kit, sono stati organizzati dei <strong>gruppi </strong>di <strong>lavoro </strong>per la stesura di 5 cortometraggi con l’utilizzo delle carte Fabula e&nbsp; che impegnerà gli avventori per tutta la durata del festival.</p>



<p>Alle 15:00 ecco&nbsp; le proiezioni dei film in concorso: per la giornata di apertura abbiamo avuto la sezione dei <strong>corti internazionali</strong>, con 8 prime europee e una mondiale, “<strong>The White Wall</strong>” (MX).&nbsp;</p>



<p>Si prosegue alle 17.00 con una sezione interamente dedicata ai talenti emergenti del nostro territorio chiamata appunto “<strong>Emilia Romagna Docs</strong>” con i documentari “<strong>Pi Amuri o Pi Raggia</strong>” di <strong>Fabrizio Raggi </strong>e la <strong>prima mondiale </strong>“<strong>The childhood experience</strong>” di <strong>Valentina Olivato</strong>. Entrambi i registi erano presenti in sala. Fabrizio sceglie di raccontare una realtà quasi dimenticata, quella dei cantastorie siciliani, mentre <strong>Valentina </strong>racconta la storia di una <strong>famiglia bolognese </strong>e del suo <strong>modello educativo libertario</strong>. Di fronte alle perplessità, sono gli stessi ragazzi presenti in sala a difendere l’educazione ricevuta: “Ogni giorno c’è un nuovo modo di imparare” dice Miranda e le fa eco anche Ines, la sorella maggiore: “Non ci pesa non andare a scuola, abbiamo possibilità di fare nuove amicizie in altro modo”.&nbsp;</p>



<p>Le proiezioni del pomeriggio si sono concluse alle 18.00 con <strong>confini femminili,</strong> una serie di corti che esplora la condizione e il concetto di donna attraverso gli occhi di filmmaker di differenti culture e paesi. Dagli <strong>USA </strong>alla <strong>Norvegia </strong>e <strong>all’Iran </strong>passando per il <strong>Giappone </strong>si intrecciano <strong>2 prime europee </strong>(“<strong>Woman screaming in a car</strong>” e “<strong>Woman of the photographs</strong>” e <strong>una italiana </strong>(“The <strong>Manchador</strong>”) che portano a Santarcangelo una celebrazione di tutte le sfumature del femminile.&nbsp;</p>



<p>All’ora dell’aperitivo è stato inaugurato il<strong> Castle Bar</strong>, il luogo di ritrovo dei creativi e di tutti gli affezionati al Nòt Film Fest, gestito dal Cucinino di Santarcangelo e che ospita il food truck di <strong>Franceschetta58</strong>, il bistrot dell’Osteria Francescana. Qui l’attore <strong>Luca Guastini </strong>leggerà per 4 giorni le <strong>sceneggiature </strong>in lingua originale di film, che sono partiti come produzioni indipendenti per poi riscuotere grande successo nel panorama mainstream. Si è dato il via agli appuntamenti con il Premio Oscar per la miglior sceneggiatura “<strong>JoJo Rabbit</strong>” di Taika Waititi, nella sua scrittura originale risalente a tre anni prima dell’effettiva realizzazione del film.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Quello che viene dopo è un turbinio di <strong>colori</strong>, <strong>riflettori </strong>e <strong>risate</strong>: si inizia ufficialmente il festival con la <strong>cerimonia </strong>di <strong>apertura</strong>. Sul <strong>red carpet </strong>hanno sfilato&nbsp; filmmaker, attori, giornalisti, volontari e ovviamente i fondatori della manifestazione <strong>Noemi Bruschi</strong>, <strong>Alizé Latini </strong>e <strong>Giovanni Labadessa</strong>, che si impegnano affinché tutti si sentano a proprio agio e possano vivere il festival nel clima di comunità creativa che lo caratterizza. Quest’anno è particolarmente importante per il festival, che al suo terzo anno di vita ha voluto comunque esserci rispettando tutte le <strong>norme </strong>di <strong>sicurezza</strong>, come il red carpet 5&#215;30 e i posti limitati in sala.&nbsp;</p>



<p>Proprio sul red carpet hanno fatto la loro prima apparizione anche i <strong>giudici</strong>, tra cui <strong>Sandra Lipski, Luca Scarcella, Stefano Cipani, Luca</strong><strong> Severi, Anna Pennella e Peter Baxter</strong>, presidente di giuria, che ha introdotto e presentato i film proiettati all’arena allo Sferisterio: <strong>Zombies</strong> (Congo) video musicale del visionario Baloji; <strong>Beats</strong> (Scozia) lungometraggio provocante e ribelle di Brian Welsh che racconta la storia di due amici che vogliono partecipare a un rave nella Scozia proibizionista degli anni 90.&nbsp;</p>



<p>Dopo le proiezioni serali ci si è spostati di nuovo al <strong>Castle bar</strong>, questa volta per rilassarsi, chiacchierare e ascoltare i <strong>concerti </strong>e ballare con&nbsp; i <strong>dj set </strong>curati da <strong>Kadesh </strong>&amp; <strong>G </strong>che saranno presenti tutte le sere fino all’1:30. Ad aprire la serie, troviamo <strong>g.em</strong>, giovane cantautrice indipendente romagnola che presenta i suoi brani accompagnandosi al piano o all’ukulele.&nbsp;</p>



<p><strong>Tutti i film </strong>menzionati e in concorso sono <strong>disponibili </strong>dal<strong> 27 al 30 agosto</strong> su  <a href="https://notstream.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">NOTSTREAM</a>, la piattaforma <strong>streaming </strong>tutta <strong>italiana </strong>del <strong>cinema indipendente</strong> creata dal <strong>Nòt Film Fest.</strong></p>



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		<title>Schiavi di un dio minore</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 09:08:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Schiavi di un dio minore è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet). &#160; &#160; Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Schiavi di un dio minore</em> è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7579" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cover-schiavi-220x345" width="220" height="344" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 220w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345-192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 192w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="content">
<p class="p2">Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria.</p>
<p class="p2">Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. Dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento.</p>
<p class="p3">Raccogliendo le storie, le  voci soffocate,  Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.</p>
<p class="p3">
</div>
<p><strong><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha rivolto alcune domande a Giovanni Arduino. Ecco a voi le sue gentili risposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">L&#8217;abbattimento del costo delle merci prevede la negazione di alcuni diritti fondamentali: può farci alcuni esempi?</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="color: #000000;">Qui si parla della negazione di tutti i diritti, non di qualcuno a caso. L&#8217;abbattimento a oltranza del costo delle merci e della loro distribuzione trasforma i lavoratori in schiavi, senza nessuna distinzione possibile.</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;">Nel libro si parla di &#8220;schiavismo autoinflitto&#8221;. In cosa consiste?</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;"> </span></div>
<div>
<p><span style="color: #000000;">Si tratta soprattutto (ma non solo) di quello relativo ai lavori intellettuali, dove per raggiungere certi risultati e rispettare certe consegne molto strette si diventa di fatto schiavi di se stessi, imponendosi ritmi disumani.</span></p>
</div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Com&#8217;è possibile rimettere la &#8220;persona&#8221; al centro delle riflessioni sull&#8217;economia e sul mercato del lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Finché non si costituirà un senso di comunanza e condivisione tra i lavoratori, finché non finirà questa specie di &#8220;guerra tra poveri&#8221; dove si punta sempre il dito contro chi è messo un po&#8217; meglio di noi, temo che qualunque soluzione risulti impraticabile.</span></p>
</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Può anticipare ai nostri lettori un paio di storie e avete raccolto e commentarle?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse è meglio leggere direttamente il libro. Perché si tratta appunto non di un saggio sul lavoro, né io né Loredana avremmo avuto gli strumenti o l&#8217;autorevolezza per scriverne uno, ma di una raccolta di moltissime storie, dal magazziniere di Amazon all&#8217;operaia tessile di Dacca. La nostra è un&#8217;istantanea sulla situazione di oggi, che sembra peggiorare senza che una via d&#8217;uscita si profili all&#8217;orizzonte.</span></p>
</div>
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