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	<title>informatica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>informatica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Intervista ai ragazzi di Tecnologicamente InSuperabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 07:51:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Ciao in questo articolo-intervista vi presento un&#8217;iniziativa molto importante nata di recente. Questo progetto dal nome TecnologicaMente inSuperabili, nasce dall&#8217;idea di un gruppo di persone&#160; con varie disabilità appassionate d&#8217;informatica e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="223" height="238" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16949"/></a></figure></div>



<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Ciao in questo articolo-intervista vi presento un&#8217;iniziativa molto importante nata di recente. Questo progetto dal nome TecnologicaMente inSuperabili, nasce dall&#8217;idea di un gruppo di persone&nbsp; con varie disabilità appassionate d&#8217;informatica e domotica, al fine di aiutare persone con disabilità e i loro care-givers nella risoluzione di problemi inerenti quest&#8217;ambito.</p>



<p>Presenteremo questa iniziativa a Diversytinsieme 2023 il giorno 14 maggio presso la biblioteca ChiesaRossa, dalle 11 alle 18</p>



<p>Vi volete presentare?</p>



<p><br>Siamo un gruppo di ragazzi con disabilità motorie (tetraparesi, tetraplegia e malattie degenerative) e con la passione per la tecnologia<br>Abbiamo deciso di lanciare l’iniziativa TecnologicaMente inSuperAbili per aiutare altre persone, con le nostre stesse disabilità o similari, a massimizzare i vantaggi offerti dalle tecnologie al fine di migliorare la propria indipendenza e autonomia.</p>



<p><br>Come e quando è nata l&#8217;idea di realizzare questa iniziativa?</p>



<p><br>L’idea è nata dal fatto che nel periodo Covid, ovvero durante il primo lockdown, molte persone con disabilità si sono trovate davanti al fatto che il computer o il tablet o lo smartphone erano l’unici mezzi per comunicare ma non sapevano come utilizzarli in base alla propria capacità residua.<br>Da lì è nata l’idea dell’iniziativa TecnologicaMente inSuperAbili mettendo, conseguentemente, a disposizione le nostre conoscenze a chiunque ne avesse bisogno.</p>



<p><br>In che ambito si inserisce?</p>



<p><br>L’iniziativa si inserisce nell’ambito tecnologico e nel creare una comunità.</p>



<p><br>Che tipo di servizi erogate? A pagamento o gratuitamente?</p>



<p><br>I servizi che eroghiamo sono attualmente:</p>



<p><br>• Help desk: Il servizio di Help Desk è il punto di ingresso per qualificare<br>la problematica o il quesito che viene posto e interviene<br>immediatamente se quanto richiesto è di rapida soluzione. Nel caso<br>contrario il problema o il quesito viene preso in carico dagli altri servizi<br>la cui risoluzione richiede un tempo e un impegno maggiore che<br>occorre pianificare in funzione dell’urgenza.</p>



<p><br>• Assistenza: consiste nell’affiancare la persona nella risoluzione<br>congiunta del problema/quesito sottoposto. Il processo di trasferimento<br>delle conoscenze avviene con una persona di TecnologicaMente<br>inSuperAbili che abbia una capacità residua il più possibile assimilabile<br>alla persona a cui si eroga il servizio poiché è in grado di meglio<br>comprendere e quindi “plasmare” la soluzione in base alle difficoltà che<br>il richiedente ha nell’utilizzo della tecnologia stessa.</p>



<p>• Formazione: consiste nel far sì che l’informatica diventi un’opportunità:<br>di integrazione, di comunicazione, di socializzazione e di lavoro. I corsi<br>sono personalizzati e ritagliati sulle capacità residue della persona e<br>prevedono un consistente coinvolgimento da parte della persona<br>richiedente e delle eventuali persone di sostegno.</p>



<p><br>• Riconoscimento vocale: utilizza una soluzione innovativa, sviluppata<br>da Davide Mulfari membro del gruppo TecnologicaMente inSuperAbili. Il<br>servizio è rivolto a persone con la disartria o con difficoltà nel parlare<br>rendendo difficoltoso il relazionarsi con gli assistenti vocali. La disartria<br>può essere generata da molteplici cause ed è spesso associata a<br>paralisi cerebrale, SLA, SMA, Parkinson ed altre ancora.</p>



<p>• Laboratorio: L’idea dei laboratori è quella di cercare delle nuove<br>soluzioni che permettano di facilitare l’utilizzo delle tecnologie.<br>L’erogazione di questi servizi prevede il coinvolgimento massivo di<br>terze parti quale le università per la ricerca e i fornitori di tecnologie per<br>trasferire le esigenze operative delle persone con le nostre stesse<br>disabilità o simili.</p>



<p><br>Al momento i servizi sono gratuiti ma in futuro potrebbero venire erogati su contributo volontario.</p>



<p><br>Quale è il vostro target di riferimento? Solo regionale o in tutta Italia?</p>



<p><br>Il nostro target di riferimento sono tutte le persone con disabilità motorie e che hanno difficoltà ad usare la tecnologia indipendentemente da dove si trovino poiché l’iterazione è fatta on-line via videoconferenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16951" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Dove e come vi si può contattare?</p>



<p><br>Ci potete contattare attraverso il nostro sito www.tecnologicamenteinsuperabili.org?utm_source=rss&utm_medium=rss sulla pagina Contatti e compilando<br>l’apposito form.</p>



<p><br>Quale è il vostro metodo di lavoro? Un esempio pratico</p>



<p><br>Abbiamo un approccio semplice, pratico e concreto rivolto alla risoluzione di problemi.<br>Dopo averci contattato, il nostro team prenderà in carico la richiesta e organizzeremo una chiamata per comprendere il problema e trovare una soluzione. Lo scopo è di meglio comprendere il problema, le esigenze e le tecnologie a disposizione della persona contattata.<br>Dopo questa fase conoscitiva il quesito viene identificato il servizio che meglio soddisfa le esigenze del richiedente, viene costituito un team e viene predisposto un programma per la realizzazione di quanto proposto e condiviso con la persona che ci ha contattati.<br>È un approccio «one-to-one» perché siamo convinti che nessuno meglio di una persona con la stessa disabilità possa trasferire le proprie conoscenze ad altri nella stessa situazione al fine di meglio padroneggiare le tecnologie e quindi di migliorare la propria autonomia/indipendenza.</p>



<p>Parole chiave per definirvi?</p>



<p><br>• Disabilità<br>• Inclusione<br>• Nerd<br>• Tecnologia<br>• Sperimentare<br>• Autonomia<br>• Indipendenza<br>• Comunità</p>



<p><br>Obiettivi raggiunti? Il prossimo step?</p>



<p><br>Gli obiettivi raggiunti sono: la creazione del nostro sito web per la nostra iniziativa, aver partecipato a un progetto della regione Veneto per la domotizzazione di appartamenti per anziani e disabili cognitivi realizzando un<br>reporting settimanale sul funzionamento dei sensori. Inoltre, abbiamo partecipato all’ampliamento di un prototipo del Politecnico di Milano per la navigazione dei siti web a persone con la disartria utilizzando la app CapisciAMe di Davide.<br>I prossimi passi sono: farci conoscere ancora di più e se possibile entrare in contatto con aziende del settore informatico e ottenere sponsorizzazioni in modo da poter testare nuovi prodotti come smartphone, tablet, tecnologie assistive e così via per poi poterli consigliare ai nostri utenti e suggerire modifiche ai fornitori.</p>



<p><br>Avete un motto?</p>



<p>Il nostro motto è:</p>



<p><br>“Abbiamo visto cose che voi normodotati non potreste mai immaginarvi” riadattando una citazione del film Blade Runner.</p>



<p></p>



<p>Ecco il link di Tecnologicamente InSuperabili: https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Il lato oscuro di Whatsapp tra libertà d’espressione e violazioni della privacy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2019 10:22:26 +0000</pubDate>
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<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="282" height="179" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12560" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12560&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12560"/></figure></li></ul>



<p>
di
Fabiana Brigante 
</p>



<p>
L’avvento
degli <em>smartphone</em>
ha completamente trasformato il nostro modo di comunicare. Le app di
messaggistica istantanea, in particolare, consentono di metterci in
contatto con altri utenti sfidando distanze e fusi orari, talvolta
anche barriere linguistiche. Tuttavia, sebbene le possibilità
offerte dai mezzi di telecomunicazione siano una grande conquista, il
prezzo da pagare può essere a volte troppo alto. Se da un lato per
gli individui comunicare e scambiare informazioni è diventato
semplice – con tutte le implicazioni del caso in termini di libertà
d’espressione e di informazione – dall’altro lato lo è anche
per i governi sottoporre a sorveglianza le conversazioni dei propri
cittadini. 
</p>



<p>
Era
il 2013 quando il <em>The Guardian
</em>pubblicò le rivelazioni di un ex
dipendente della <em>National Security
Agency</em> degli Stati Uniti Edward
Snowden circa l’esistenza di un programma di sorveglianza di massa
che monitorava l’attività di Internet e telefonica di centinaia di
milioni di persone in tutto il mondo. 
</p>



<p>
Come
è noto, in alcune circostanze è legittima l’interferenza dei
governi con il diritto alla libertà d’espressione dei propri
cittadini; l’Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani
dispone, al suo secondo comma, che una autorità pubblica possa
intervenire a comprimere il diritto, tra gli altri, al rispetto della
segretezza della corrispondenza quando “[…]tale ingerenza sia
prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società
democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica
sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine
e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della
morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.
Esistono dunque certamente legittimi motivi per interferire con
questo diritto e mettere sotto sorveglianza determinate
conversazioni, allo scopo per esempio di punire la commissione di
certi reati o tutelare la sicurezza pubblica. Tuttavia, allo scopo di
evitare interferenze illegittime è parso opportuno tracciare una
linea di confine, indicando criteri rigorosi da seguire per gli
Stati: la sorveglianza deve infatti essere mirata, ossia &nbsp;rivolta
ad una persona o a persone specifiche sulla base di un ragionevole
sospetto, deve essere effettuata in modo conforme al dettato
normativo, necessaria per raggiungere uno scopo legittimo ed infine
deve essere condotta in modo proporzionato a tale scopo e non deve
mai essere discriminatoria. 
</p>



<p>
La
sorveglianza di massa, vale a dire la raccolta indiscriminata da
parte delle autorità di un’enorme quantità di informazioni
reperibili su telefoni, computer o altri dispositivi senza il
consenso né la consapevolezza degli utenti, mette senz’altro a
repentaglio sia il diritto alla privacy che alla libertà di
espressione. Invero, molte delle attività che svolgiamo nel
quotidiano comprendono l’utilizzo di
Internet: dallo shopping allo online banking, dalle ricerche su
Google alla comunicazione con amici o colleghi, ed infine spesso
anche il nostro lavoro si svolge prettamente online. Non solo:
persino i nostri elettrodomestici e le nostre auto sono diventati
dispositivi “intelligenti”, capaci di connettersi a Internet e di
memorizzare informazioni su di noi. 
</p>



<p>
Ma
in cosa consistono, nella pratica, queste operazioni di sorveglianza
su larga scala? Attraverso le rivelazioni di Snowden sono stati
scoperti alcuni dei programmi gestiti dalla NSA statunitense e dal
<em>Government Communications
Headquarters</em> del Regno Unito e i
metodi utilizzati per accedere ai dati degli individui. Tra questi
figurano:</p>



<p>
&#8211;
metodi di intercettazione dei dati “trasportati” dai cavi
Internet sottomarini;</p>



<p>
&#8211;
accesso ai dati in possesso delle grandi aziende, appartenenti ai
propri clienti;</p>



<p>
&#8211;
monitoraggio delle posizioni dei telefoni cellulari;</p>



<p>
&#8211;
intercettazione di telefonate, messaggi e mail;</p>



<p>
&#8211;
sabotaggio della crittografia;</p>



<p>
&#8211;
hackeraggio di telefoni e app;</p>



<p>
&#8211;
controllo delle principali aziende di telecomunicazione.</p>



<p>
In
questo contesto il ruolo svolto dalle imprese è di non poco momento.
Sebbene la responsabilità per le violazioni dei diritti umani ricada
in primo luogo sugli Stati, le società &#8211; in particolare i fornitori
di servizi Internet (<em>Internet Service
Providers</em>, ISPs) -, svolgono
senz’altro un ruolo centrale nel fornire agli Stati i mezzi
necessari per perpetrare gli abusi sopra citati. Non solo gli ISPs
possono filtrare o censurare le informazioni, ma alcuni di essi sono
anche, direttamente o meno, informatori dei governi, fornendo loro i
dati raccolti dai propri utenti online o rivelando le loro identità;
in alcuni casi le aziende vendono direttamente tecnologie di
sorveglianza, le quali consentono ai governi di infiltrarsi nei
dispositivi digitali e di monitorarli. È di queste ultime che ci
occuperemo nel presente articolo. 
</p>



<p>
Oggi,
un’industria globale composta da centinaia di aziende sviluppa e
vende tecnologia di sorveglianza ad agenzie governative in tutto il
mondo. Insieme, queste aziende vendono una vasta gamma di sistemi
utilizzati per identificare, tracciare e monitorare le persone e le
loro comunicazioni per scopi di spionaggio e polizia. 
</p>



<p>
Nel
1995, <em>Privacy International</em>
ha pubblicato il report <em>Big Brother
Incorporated</em>, il primo studio sul
ruolo crescente dell’industria bellica nel commercio internazionale
delle tecnologie di sorveglianza e del loro ruolo nell’esportazione
di sofisticate capacità di sorveglianza dai paesi occidentali ai
regimi non democratici. 
</p>



<p>
La
moderna “industria della sorveglianza” delle comunicazioni
elettroniche si è evoluta dalla commercializzazione di Internet e
delle reti di telecomunicazioni digitali negli anni Novanta, quando i
governi hanno iniziato a approvare nuove leggi che richiedevano nuovi
poteri di sorveglianza elettronica e protocolli tecnici per garantire
l’accesso governativo alle reti. In risposta, si è sviluppata
un’industria globale composta da produttori di armi, società di
telecomunicazioni, aziende IT e società di sorveglianza
specializzate.</p>



<p>
L’architettura
di sorveglianza è composta da vari tipi di società:</p>



<p>
&#8211;
Provider di servizi Internet (ISPs) e operatori di telecomunicazioni,
che gestiscono le reti e forniscono ai propri clienti determinati
servizi, quali servizi Internet, telefonia mobile e telefonia fissa,
i quali potrebbero essere tenuti a garantire che le proprie reti
siano accessibili alle agenzie governative.</p>



<p>
&#8211;
I fornitori di apparecchiature per le telecomunicazioni, aziende che
sviluppano hardware su cui girano le reti. Poiché sono sviluppate
con funzionalità di intercettazione legale, quando vengono esportate
alcune apparecchiature eseguono di default la sorveglianza o sono
progettate in modo da essere facilmente accessibili a fini di
sorveglianza. 
</p>



<p>
Gran
parte di questa tecnologia, lungi dall’essere impiegata al fine di
contrastare il compimento di reati, viene utilizzata per monitorare
le attività di dissidenti, attivisti per i diritti umani,
giornalisti, leader studenteschi, minoranze, leader sindacali e
oppositori politici. Questa tecnologia è anche utile per monitorare
settori più vasti della popolazione; con essa le transazioni
finanziarie, le attività di comunicazione e i movimenti geografici
di milioni di persone possono essere catturati, analizzati e
trasmessi in modo economico ed efficiente. 
</p>



<p>
La
tecnologia di sorveglianza fornisce un supporto inestimabile alle
autorità militari e ed ai regimi totalitari in tutto il mondo.
Privacy International (PI) ha riportato che la società britannica
<em>International Computers Limited</em>
(ICL) fornì l’infrastruttura tecnologica per stabilire il sistema
di <em>Passbook</em>
sudafricani, da cui dipendeva gran parte del funzionamento del regime
di apartheid. Ancora, nel suo rapporto PI ha dimostrato che alla fine
degli anni ‘70 la <em>Security Systems
International</em> fornì la tecnologia
di sicurezza al brutale regime di Idi Amin in Uganda. Allo stesso
modo, la compagnia israeliana Tadiram è stata accusata di aver
sviluppato ed esportato negli anni ‘80 la tecnologia per la lista
di morte computerizzata usata dalla polizia guatemalteca. 
</p>



<p>
Questi
sono solo alcuni degli esempi che dimostrano che il sostegno delle
società in alcuni casi è imprescindibile nella perpetrazione di
abusi dei diritti umani da parte dei governi. La giustificazione
avanzata dalle società coinvolte in questo commercio è identica
alla giustificazione avanzata da quelle che si occupano di commercio
di armi, e cioè che il business è neutrale e lo scopo perseguito di
realizzazione di utili è senz’altro lecito. 
</p>



<p>
Tuttavia,
in assenza di un adeguato sistema di protezione si ritiene che
nemmeno lo strumento <em>sic et
simpliciter</em> della tecnologia possa
essere considerato uno strumento ‘neutrale’. A supporto di questa
tesi, di recente l’organizzazione Amnesty International ha accusato
una società di <em>intelligence</em>
israeliana, appartenente al gruppo NSO di aver sviluppato un malware<em>,
</em>chiamato Pegasus, in grado di essere
installato sugli smartphone tramite una semplice chiamata via
WhatsApp, e di conseguenza di accedere a qualsiasi informazione
presente sul dispositivo mobile, e controllare da remoto telecamere e
microfoni. Un software capace di tracciare le comunicazioni di
oppositori dissidenti e difensori dei diritti umani, che si presume
fu utilizzato anche per spiare il giornalista dissidente saudita
Jamal Kashoggi, brutalmente assassinato lo scorso ottobre in Turchia.

</p>



<p>
Amnesty
International sta sostenendo un’azione legale contro il Ministero
della Difesa israeliano, chiedendo che la licenza di esportazione di
NSO Group venga revocata. In una petizione presentata alla Corte
distrettuale di Tel Aviv, circa 30 membri e sostenitori di Amnesty
International Israel e altri della comunità dei diritti umani hanno
spiegato come il Ministero della Difesa abbia esposto i propri
cittadini al pericolo di subire abusi permettendo a NSO di continuare
ad esportare i suoi prodotti. 
</p>



<p>
Amnesty
accusa NSO di vendere i propri prodotti a governi che sono noti per
le violazioni dei diritti umani, dando loro gli strumenti per
rintracciare attivisti e oppositori politici. Secondo i membri
dell’Organizzazione, il Ministero della difesa israeliano ha voluto
ignorare le crescenti prove che collegano il Gruppo NSO agli attacchi
contro i difensori dei diritti umani. L’azione legale è supportata
da Amnesty International nell’ambito di un progetto congiunto con
l’Istituto per i Diritti Umani e la Giustizia Globale della <em>New
York University</em> <em>School
of Law</em> (NYU). La ricerca condotta ha
documentato l’uso dello spyware Pegasus di NSO Group per colpire
un’ampia fetta della società civile, inclusi almeno 24 difensori
dei diritti umani, giornalisti e parlamentari in Messico; un
dipendente di Amnesty International; gli attivisti sauditi Omar
Abdulaziz, Yahya Assiri, Ghanem Al-Masarir; il premiato attivista per
i diritti umani degli Emirati Ahmed Mansoor, oltre al già citato
dissidente saudita Jamal Khashoggi.</p>



<p>
Sebbene
il gruppo NSO affermi di aiutare i governi a combattere il terrorismo
e la criminalità, pare non sia stato in grado di confutare le prove
crescenti che collegano i suoi prodotti agli attacchi ai difensori
dei diritti umani. Il gruppo NSO ha ripetutamente negato, ma non ha
risposto in modo convincente ai resoconti secondo cui la sua
piattaforma spyware Pegasus è stata usata impropriamente per colpire
i difensori dei diritti umani. Né ha fornito alcun rimedio per i
molteplici casi segnalati di uso improprio delle sue tecnologie di
sorveglianza. La società non ha rivelato il proprio processo di <em>due
diligence</em>, ad eccezione di
riferimenti circa l’esistenza di un comitato etico. Dunque, non è
chiaro quali fattori vengano presi in considerazione prima che
l’azienda venda un prodotto intrinsecamente invasivo come Pegasus.</p>



<p>
Senza
un&#8217;efficace supervisione basata su un’adeguata regolamentazione
della vendita di spyware commerciale e senza un’azione adeguata da
parte del Gruppo NSO per prevenire, mitigare e porre rimedio
all’abuso della sua tecnologia, gli attori della società civile
restano vulnerabili alla sorveglianza illegale semplicemente per
esercitare i loro diritti umani. Dal canto suo, la società ha
affermato di sviluppare la tecnologia informatica al solo scopo di
investigare e prevenire la commissione di reati e di contrastare il
fenomeno del terrorismo.&nbsp; 
</p>
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		<title>Profughi, &#8220;ho perso mio figlio&#8221;: il muro online della Croce Rossa per rintracciare i dispersi</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/10/26/profughi-ho-perso-mio-figlio-il-muro-online-della-croce-rossa-per-rintracciare-i-dispersi/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 07:01:55 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Zita Dazzi (repubblica.it) <strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; un muro (fisico ma anche informatico) dove sono affisse le facce degli &#8216;scomparsi&#8217;, quello che la Croce rossa ha realizzato, ad esempio, nel campo di Bresso (Milano), per aiutare i profughi a rintracciare i parenti persi durante il viaggio della fortuna. Un muro di foto di carta, appese nei vari centri di accoglienza, nelle stazioni e negli altri luoghi frequentati dai rifugiati. Ma anche foto online come quelle del progetto &#8216;Trace the face&#8217; che ha pubblicato finora 1700 fotografie in tutta Europa. Tutte foto di persone sparite durante la traversata del Mediterraneo o durante le concitate operazioni di salvataggio in mare, dopo lo sbarco sulle coste italiane, oppure, ancora, durante le procedure di identificazione e smistamento nei vari centri d&#8217;accoglienza italiani ed europei.</strong></p>
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<p>Ci sono padri che hanno perso i figli, bambini che non trovano più le madri, fratelli che si sono persi di vista, anziani spariti nel nulla. Il personale della Croce Rossa sta spiegando senza sosta a Milano come funziona questo nuovo servizio che non è ancora molto conosciuto (martedì alle 18.30, a Miano, in via Pucci 7, c&#8217;è il primo di tre incontri sul tema). Qualcuno tra coloro che mancano all&#8217;appello, probabilmente sarà morto, altri, invece, saranno sani e salvi, ma in un luogo da dove non hanno avuto più la possibilità di dare notizie di sé e di comunicare con i parenti, forse a torto ritenuti morti. Di sicuro, nelle tappe intermedie di questi lunghi viaggi della speranza, c&#8217;è invece tanta disperazione, perché quando oltre alla patria, si perde un congiunto, il senso di solitudine e di fallimento diventa devastante. E&#8217; molto frequente anche alla stazione Centrale di Milano imbattersi in profughi disperati e piangenti perché hanno perso i genitori, i figli, i fratelli, durante le operazioni di salvataggio in mare o dopo, negli smistamenti organizzati dal Viminale per non lasciare tutto il peso degli sbarchi sulle regioni del sud.</p>
<p>Croce Rossa ha quindi lanciato un progetto internazionale per aiutare i migranti che hanno perso i familiari durante il viaggio di cercare loro notizie e se possibile di raggiungerli. Le foto dei &#8216;missing&#8217; sono sia sulla pagina web del progetto, sia fisicamente nei luoghi d&#8217;accoglienza. Fra questi il grande l&#8217;hub di Bresso, periferia nord di Milano, gestito dalla Croce Rossa, dove la prefettura ha accolto 12mila persone in due anni, migranti che hanno raggiunto l&#8217;Italia da diversi Paesi dell’Africa subsahariana, Eritrea, Somalia, Egitto, Pakistan, Afghanistan, Siria, Iraq, Bangladesh e altre nazioni.</p>
<p>Per ritrovare le persone scomparse la Croce Rossa ha sviluppato anche una rete di volontari che presidiano le zone di confine, le stazioni ferroviarie o tutti quei luoghi di grandi assembramenti per permettere di denunciare subito la scomparsa di un proprio familiare. Sui poster e sul sito del progetto &#8216;Trace the face&#8217; vengono pubblicate unicamente l&#8217;immagine del volto e la natura del legame familiare (madre, figlio, fratello, eccetera) con la persona che si sta cercando. Rimangono riservate tutte le informazioni sensibili che potrebbero mettere a rischio la persona che si sta cercando o quella che ricerca un familiare: molti infatti sono dovuti scappare dai loro Paesi di provenienza perché oppositori politici dei regimi. Quindi sulle foto della Croce Rossa non c&#8217;è il nome, il cognome e la località in cui ci si trova: chi è interessato deve contattare il personale per sapere dove trovare il proprio caro.</p>
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<h1 class="inline-video-title">Profughi, &#8220;rintraccia la faccia&#8221;: lo spot della Croce Rossa per trovare i dispersi</h1>
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<p>In Italia, nei primi otto mesi del 2016, sono state pubblicate le foto di 122 persone arrivate aterra ma mai più rintracciate dai parenti migranti in altri Paesi Ue. Altrettante sono state le foto pubblicate di persone che forse si trovano in altre nazioni europee e che sono richiesti dai familiari che invece hanno fatto domanda d&#8217;asilo in Italia. Sono già 27 i ricongiungimenti che è stato possibile fare grazie a questa iniziativa, di cui in questi giorni è in corso un lancio promozionale e pubblicitario, dato che il servizio non è ancora molto noto.</p></div>
</div>
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<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/10/26/profughi-ho-perso-mio-figlio-il-muro-online-della-croce-rossa-per-rintracciare-i-dispersi/">Profughi, &#8220;ho perso mio figlio&#8221;: il muro online della Croce Rossa per rintracciare i dispersi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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