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	<title>informzione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 07:47:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio – In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose Roma, 12 ottobre&#160;– L’approccio etnico, in Italia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Presentato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio – In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="632" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 632w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm-300x267.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 632px) 100vw, 632px" /></figure>



<p><strong>Roma, 12 ottobre&nbsp;</strong>– L’approccio etnico, in Italia più che in Europa, ha consentito – e poi consolidato – la costruzione di un sistema abitativo per soli rom parallelo a quello proprio della società maggioritaria. Denominata non a caso il&nbsp;<strong>‘Paese dei campi’</strong>, l’Italia ha assistito negli ultimi 40 anni a una presenza progressiva di baraccopoli monoetniche sull’intero territorio nazionale anche se nell’ultimo biennio si sottolienano&nbsp;<strong>importanti elementi di discontinuità</strong>&nbsp;già evidenziati negli anni precedenti.</p>



<p>&nbsp;Il Rapporto di Associazione 21 luglio, giunto ormai alla sua sesta edizione, intitolato quest’anno ‘<strong>L’esclusione nel tempo del Covid’</strong>&nbsp;offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma in un arco temporale compreso tra il primo gennaio 2020 e il 30 giugno 2021 e fortemente segnato dalla pandemia da Covid-19. Il lavoro di Associazione 21 luglio mette in rileivo luci e ombre: il consolidarsi del fenomeno di&nbsp;<strong>fuoriuscita dagli insediamenti</strong>; l’avvio di processi virtuosi di&nbsp;<strong>superamento</strong>&nbsp;degli stessi da parte di sempre più Amministrazioni locali; l’organizzazione di&nbsp;<strong>sgomberi forzati</strong>&nbsp;anche dopo il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 che prevedeva «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica».</p>



<p>Dati e numeri in Italia: un calo di presenze che in 5 anni raggiunge il 36%. In Italia solo 1 rom su 10 vive nei “campi”</p>



<p>In Italia sono&nbsp;<strong>109</strong>&nbsp;gli insediamenti formali – ovvero progettati, costruiti e gestiti dalle Amministrazioni locali – distribuiti in 63 comuni e 13 regioni. In totale sono circa&nbsp;<strong>17.800</strong>&nbsp;i rom e sinti che vivono nelle baraccopoli formali e informali, pari allo 0,03% della popolazione italiana. Di questi&nbsp;<strong>11.300</strong>&nbsp;sono presenti nelle baraccopoli formali e&nbsp;<strong>6.500</strong>&nbsp;nelle baraccopoli informali e microinsediamenti. Dei rom e sinti presenti nelle baraccopoli istituzionali si stima che circa il&nbsp;<strong>49%</strong>&nbsp;abbia la cittadinanza italiana, il&nbsp;<strong>41%</strong>&nbsp;sia in possesso della nazionalità dei Paesi dell’ex Jugoslava, il&nbsp;<strong>10%</strong>&nbsp;la cittadinanza rumena, con meno di&nbsp;<strong>1.000</strong>&nbsp;cittadini a rischio apolidia. Il numero delle persone residenti negli insediamenti monoetnici italiani è sceso, tra il 2016 e il 2021 di ben&nbsp;<strong>10.000 unità</strong>, con un decremento pari al 36,5% (del 37% negli insediamenti formali e del 35% negli insediamenti informali),</p>



<p>Le cause vanno ricercate nel desiderio delle nuove generazioni residenti nei “campi” di intraprendere un percorso di fuorisucita autonomo; le azioni di sgombero forzato che hanno spinto molte famiglie alla dispersione sul territorio; il ritorno nel Paese di origine per i cittadini comunitari; il processo virtuoso di alcune Amministrazioni locali verso il superamento dei “campi rom”.</p>



<p>Alla luce di questi numeri, se fosse confermata la stima del Consiglio d’Europa di una presenza di persone rom in Italia pari a 180.000 unità, si potrebbe affermare che allo stato attuale, nel nostro Paese,&nbsp;<strong>meno di 1 cittadino rom su 10, può essere identificato come un abitante del “campo</strong>”. Una verità – secondo Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>destinata da sola a smontare un caleidoscopio di “leggende urbane” ancorate a stereotipi e pregiudizi.</strong></p>



<p>La politica dei campi: la strada verso il loro superamento</p>



<p>Risale al 2018 l’ultima realizzazione, nel Comune di Afragola, di un insediamento per soli rom. Nello stesso anno si è andata rafforzando una politica locale del loro superamento attraverso processi inclusivi a partire dai Comuni di Moncalieri e Sesto Fiorentino. Su questa scia sempre più Amministrazioni hanno dimostrato consapevolezza sull’importanza di porre fine a tali spazi di segregazione etnica da Ferrara a Palermo, da Olbia a Siracusa.</p>



<p>Nel periodo compreso dal Rapporto, malgrado le difficoltà dettate dal periodo pandemico, risultano essere stati superati 4 insediamenti nei&nbsp;<strong>Comuni di Firenze, Cerea, Porto Torres e Roma</strong>. Sono invece ben&nbsp;<strong>15</strong>&nbsp;i “campi rom” le cui azioni di superamento dovrebbero concludersi nei prossimi 18 mesi.</p>



<p>Tali esperienze, con i loro successi e fallimenti, aprono nuove strade verso la chiusura definitiva della triste stagione dei “campi rom” e andrebbero supportate da una nuova “Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom” che dovrà risultare più incisiva e vincolante.</p>



<p>Diminuiscono, ma non si arrestano, le azioni di sgombero forzato</p>



<p>Malgrado il&nbsp;<strong>Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020</strong>&nbsp;prevedesse «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica» non si sono arrestate in Italia le azioni di sgombero forzato nei confronti delle comunità rom presenti negli insediamenti informali.&nbsp;Tra il gennaio del 2020 e il giugno del 2021 sono state ben&nbsp;<strong>70 (35 nel Nord Italia, 24 nel Centro e 11 nel Sud Italia</strong>) in calo del 52% rispetto al 2019. Si segnala il forte peso specifico riconosciuto alle azioni organizzate dal&nbsp;<strong>Comune di Roma</strong>, con ben&nbsp;<strong>17&nbsp;</strong>sgomberi effettuati,&nbsp;<strong>un quarto</strong>&nbsp;di quelli registrati su scala nazionale.</p>



<p>Nel periodo segnato dallla pandemia da Covid-19 sono state due le azioni di sgombero più violente: quella realizzate a&nbsp;<strong>Roma</strong>&nbsp;(insediamento del Foro Italico sgomberato l’11 agosto 2020) e a&nbsp;<strong>Torino</strong>&nbsp;(insediamento di Germagnano esterno sgomberato il 20 agosto 2020). Non è un caso che le due città siano le uniche nelle quali sia prevalente l’<strong>approccio etnico</strong>&nbsp;con un&nbsp;<strong>“Ufficio Speciale”</strong>&nbsp;dedicato alla “questione rom” in seno all’Amministrazione e un&nbsp;<strong>“Piano rom”</strong>&nbsp;espressamente rivolto alle comunità riconosciute come tali.</p>



<p>Associazione 21 luglio: ora occorre l’impulso del Governo centrale</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio nel periodo dell’emergenza da Covid-19 si è assistito a un’accellerazione del processo di riflessione sulla necessità di superare gli insediamenti monoetnici, riconosciuti ormai da tutti come troppo impegnativi economicamente e lesivi dei diritti fondamentali.</p>



<p>«Mai come in questo momento risulta fondamentale – sostiene Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>dare impulso a processi virtuosi, chiudere “Uffici Speciali”, sostenere le famiglie che da questi ghetti vogliono uscire, facilitare l’accesso a servizi ordinari</strong>. La battaglia, anzitutto culturale, che da più di un decennio Associazione 21 luglio sta conducendo per la fine di questa “vergogna nazionale” denominata “sistema campi” – conclude Stasolla – sta andando nella giusta direzione e nei prossimi anni&nbsp;<strong>risulterà decisivo l’intervento del Governo centrale</strong>&nbsp;al fine di sostenere Amministrazioni locali, troppo spesso isolate nell’affrontare questa sfida che, se vinta, consentirà al Paese di chiudere finalmente una buia parentesi storica che parla il linguaggio dalla discriminazione e l’esclusione sociale».</p>



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