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	<title>inglesi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il giorno in cui cadde il leone, la fine della dittatura in Zimbabwe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2019 09:20:58 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/mugabe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12867" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/mugabe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/mugabe-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<p><strong>I</strong></p>



<p><em>&#8220;C’è un vecchio africano sul marciapiede opposto, la bocca sdentata, i crespi capelli pennellati di grigio, ha lo sguardo quasi smarrito nell’incredulità del momento ed io sono sicuro che quegli occhi annebbiati hanno visto i più terribili momenti della storia del paese, conosciuto la discriminazione, il sangue, l’odio, la riconciliazione, la repressione, la miseria e la speranza, ma oggi egli ride felice come un bambino e il suo volto sembra dire “Adesso posso morire sereno”.</em></p>



<p>L’inizio
di un nuovo capitolo, di una rinascita dopo anni di miseria e
oppressione. Così il colpo di Stato in Zimbabwe viene raccontato da
Luigi Bada, un italiano che vive in Africa da anni e che ha vissuto
esattamente come un africano questo importante momento storico.</p>



<p>Novembre 2017, una rivoluzione perfetta, pacifica ed unanime alla quale partecipa un paese intero per fronteggiare un tiranno che ostinatamente resiste negli anni.</p>



<p>Robert Mugabe, dittatore 95enne, riesce a governare il paese per ben 37 anni, prima di cedere lo scettro. Fin da giovane entra nella vita politica grazie alle sue doti oratorie e grazie alla sua bravura nel parlare più lingue. Nel 1980 diviene il primo ministro nero del paese, che fino a quel momento aveva visto solo governi bianchi, a causa del colonialismo britannico. Alla fine del suo mandato viene eletto Presidente della Repubblica e da qui la sua ascesa verso il potere assoluto.</p>



<p>Diviene un Leader senza antagonisti (o quasi) e attua in tutto il paese politiche di riforme sociali ed economiche per potenziare e responsabilizzare la maggioranza nera, con lo scopo di ridurre e annullare il divario economico e culturale con la minoranza bianca. Viene accusato di crimini contro l’umanità e arriva a modificare la costituzione per ricandidarsi negli anni.</p>



<p>La
frattura con la Gran Bretagna resta indelebile ed è causata da un
decreto in cui Mugabe accusa la colonia europea di sottrazione delle
terre ai nativi durante il periodo coloniale e chiede agli inglesi il
risarcimento pecuniario per questo abuso minacciando l’esproprio.</p>



<p>Anni
di sottomissione, di limitazione dello stato di diritto e di
violazioni dei diritti umani. Tutto questo grazie anche al braccio
destro, Grace Marufu, moglie di 41 anni più giovane del Presidente.
Una donna ambiziosa e arrivista che sfrutta il potere del marito
arrivando quasi a volerlo sovrastare.</p>



<p>Una rivoluzione era necessaria e il paese, ormai insofferente, la reclamava. Il 14 novembre 2017 l’Esercito entra in Harare: direzione casa presidenziale.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1000" height="562" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Zimbabweans-protest-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12869" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Zimbabweans-protest-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Zimbabweans-protest-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/Zimbabweans-protest-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Davanti
i militari i due uomini che sono riusciti a macchinare ed azionare il
colpo di stato più pacifico avvenuto in tutta l’Africa: Mnangagwa
(detto il coccodrillo) e Costantino Chiwenga.</p>



<p>Due
personaggi chiave nel governo Mugabe e due cari amici dei Presidente.
Mnangagwa, vice presidente del partito ZANU-PF (di cui era presidente
Mugabe), un uomo di cultura che non ha mai sfociato in commenti
oltraggiosi o razzisti.</p>



<p>Nonostante
egli abbia sempre descritto Mugabe come un mentore ed un padre,
inasprì le critiche verso il presidente e la consorte, arrivando ad
accusarli di aver privatizzato lo ZANU – PF e di tenere in ostaggio
tutta la Nazione.</p>



<p>“<em>Combatterò
con le unghie e con i denti contro coloro che stanno violando i
principi ed i valori fondamentali del nostro partito”</em></p>



<p>Costantino
Chiwenga, personaggio chiave del regime, anche lui inserito nel
patito ZANU-PF, inizia a manifestare insofferenza verso le beghe di
palazzo che fratturano e indeboliscono il partito.</p>



<p>Due
personaggi, quindi, che hanno vissuto la dittatura come parte attiva
ma che non sono voluti rimanere dalla parte sbagliata. Hanno deciso
di lottare per il benessere dei cittadini, cosa che un buon politico
dovrebbe sempre fare.</p>



<p>14
novembre 2017: il coraggio di un esercito e la forza di un popolo che
manifestando pacificamente è riuscito a dire Basta e a riprendersi
la propria libertà.</p>



<p><em>Il
soldato fulmina il ragazzo con uno sguardo da leopardo, potrebbe
distruggerlo con una sola mano. La tensione è altissima e percepisco
quasi in modo palpabile l’orgoglio del militare e il suo conflitto
interiore.</em></p>



<p><em>D’un
tratto, con uno scatto improvviso, il militare si volta e si
allontana. La folla esplode in un applauso, il ragazzo torna
diligentemente a sedersi e tutti traiamo un gran respiro di sollievo.
Non so a chi applauda la folla ma applaudo anche io a quel soldato.
(Dal libro “Il giorno in cui cadde il leone” di Luigi Bada. 17
novembre, giorno di proteste contro il regime Mugabe).</em></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Quando i diritti umani vanno a fuoco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 05:28:58 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/03/11/imprese-e-diritti-umani-quando-i-diritti-umani-vanno-a-fuoco/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Quando i diritti umani vanno a fuoco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12190" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="677" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695-300x198.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/received_2289310204677695-768x508.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">di Cecilia Grillo</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Pungenti le parole con cui il Segretario Generale dell’UNI Global Union si è riferito a KiK Textilien und Non-Food GmbH, una delle prime dieci aziende tedesche specializzate nel commercio al dettaglio per la vendita di prodotti tessili e articoli non-food “</span><span lang="it-IT">KIK is the only retailer involved in all three recent major factory disasters – Ali Enterprises in Pakistan and the Tazreen fire and Rana Plaza building collapse in Bangladesh. </span>Why is KIK refusing to pay compensation to the victims of Ali Enterprises and their families – does KIK really believe that the lives of these workers are worth less than those in Germany? We cannot build a sustainable supply chain in the garment industry if companies like KIK do not commit. KIK it is never too late to do the right thing.”</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nel settembre del 2012, più di 260 persone sono morte e 32 sono state ferite a seguito dell’incendio avvenuto nella fabbrica tessile Ali Enterprises a Karachi, in Pakistan. Il fuoco è stato in grado di diffondersi così rapidamente in gran parte a causa del mancato rispetto da parte dell’impresa tessile degli </span><span lang="it-IT">standard </span><span lang="it-IT">di sicurezza e della presenza di bocchi alle uscite di emergenza: l’incidente è stato soprannominato</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> “</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>l&#8217;11 settembre industriale</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">”.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">KiK rappresentava il principale acquirente dei prodotti di abbigliamento della Ali Enterprises e come tale poteva essere ritenuto responsabile congiuntamente ai proprietari e al </span><span lang="it-IT">management </span><span lang="it-IT">dell’industria a causa delle violazioni degli obblighi di applicazione di misure di sicurezza e di misure antincendio che sarebbero dovute essere predisposte all’interno dello stabilimento pakistano.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Qualche settimana prima di tale disastro, la fabbrica era stata sottoposta ad ispezioni da parte della società italiana di revisione RINA che le aveva conferito la certificazione SAI </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">(</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Social Accountability International</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">)</span></span></span></span><span lang="it-IT"> SA8000, nonostante la Ali Enterprise svolgesse le proprie attività in violazione delle principali normative in materia di sicurezza e di misure antincendio: l’industria non era dotata di uscite di emergenza, le finestre erano sbarrate, un intero piano era il risultato di costruzione abusiva. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il 13 marzo 2015 Muhammad Hanif, Muhammad Jabbir, Abdul Aziz Khan Yousuf Zai e Saeeda Khatoon, un sopravvissuto al disastro dell’11 settembre 2012 e tre parenti delle vittime, hanno intentato un’azione legale contro KiK presso il tribunale regionale di Dortmund. I quattro querelanti, nonché membri dell’</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> “</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Ali Enterprises Factory Fire Affectees Association”, </i></span></span></span></span><span lang="it-IT">hanno chiesto un risarcimento di € 30.000 a KiK per il dolore e la sofferenza causati dall’incendio a tutte le famiglie colpite, così come le scuse e l’impegno da parte dell’impresa a garantire la sicurezza presso le strutture di produzione di abbigliamento </span><span lang="it-IT">esternalizza</span><span lang="it-IT">te.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">KiK inizialmente ha accettato di versare un milione di dollari al fine di garantire sollievo immediato ai feriti e ai familiari delle vittime e di negoziare un risarcimento di lunga durata per mezzo del </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Pakistan Institute of Labour Education &amp; Research</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. </span></span></span></span><span lang="it-IT">Nel 2013 a seguito dell’inerzia di Kik nel rispettare la promessa di risarcimento</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, l’</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>European Center for Constitutional and Human Rights </i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">(ECCHR) </span></span></span></span><span lang="it-IT">ha depositato presso la Corte Suprema di Sindh un</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> “</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>amicus brief</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">” </span></span></span></span><span lang="it-IT">volto ad esporre in dettaglio le responsabilità di KiK in relazione alla violazione delle misure di sicurezza e antincendio, mettendo in luce inoltre gli obblighi dello Stato pakistano ai sensi del diritto internazionale. Secondo l’ECCHR, lo scopo della presentazione dell’</span><span lang="it-IT">amicus brief </span><span lang="it-IT">è stato quello di garantire che l’indagine coprisse non solo gli attori locali, ma esaminasse anche il ruolo nella vicenda della società acquirente KiK e della società di revisione RINA.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nonostante KiK abbia la propria sede legale in Germania, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1 del regolamento Roma II, la legge pakistana risulta essere la legge applicabile alla controversia in quanto legge del luogo in cui si è verificato il fatto. La legge pakistana è, in larga misura, basata sui principi del </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Common Law</i></span></span></span></span><span lang="it-IT"> inglese e le corti pakistane si riferiscono spesso alla giurisprudenza inglese come fonte giuridica prevalente, in particolare nel campo della responsabilità civile.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">I richiedenti sostenevano che KiK avesse un diretto dovere di diligenza volto a garantire il rispetto degli </span><span lang="it-IT">standard </span><span lang="it-IT">di sicurezza sul lavoro, in quanto era regolarmente intervenuta nello svolgimento delle operazioni dell’industria, dirigendo e monitorando la gestione dell’applicazione delle misure di sicurezza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">In particolare, KiK dispone di un proprio codice di condotta, incorporato anche nei contratti stipulati dall’impresa con le proprie </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>supply chains</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, </span></span></span></span><span lang="it-IT">sulla base del quale i fornitori che vogliano entrare in rapporti commerciali con KiK sono tenuti a conformarsi a </span><span lang="it-IT">standard</span><span lang="it-IT"> volti a garantire determinate condizioni lavorative: l’azienda tedesca è tenuta a svolgere procedimenti di monitoraggio in relazione al rispetto di tali </span><span lang="it-IT">standard</span><span lang="it-IT">, in particolare attraverso attività di </span><span lang="it-IT">audit </span><span lang="it-IT">condotte da enti terzi e l’imposizione di sanzioni quali la cancellazione di ordini o la cessazione dell’attività commerciale in caso di non conformità rispetto a tali disposizioni.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">I richiedenti hanno evidenziato come KiK avesse acquistato il 75% della produzione della Ali Enterprise, rappresentando di conseguenza il suo principale acquirente, avendo stretto vincolanti rapporti commerciali con suddetto stabilimento: Kik era responsabile di garantire la conformità delle attività condotte alla Ali Enterprise rispetto a </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>standards</i></span></span></span></span><span lang="it-IT"> di salute e sicurezza all’interno della fabbrica e ha violato il proprio dovere di diligenza omettendo di prevenire gli ingenti danni subiti dai lavoratori dell’industria pakistana.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nel caso Kik, un ostacolo importante è stato rappresentato dalla difficoltà nell’attribuire responsabilità diretta a una società subappaltatrice a causa del mancato esercizio della dovuta diligenza nell’assicurare che i diritti umani venissero rispettati anche all’interno delle sue catene di approvvigionamento globali. Sebbene tali previsioni siano perfettamente in linea con gli obblighi di dovuta diligenza connessi al rispetto dei diritti umani da parte delle società controllanti stabiliti negli UNGPs, nella pratica impongono ai ricorrenti di essere supportati da una serie di prove fra cui la dimostrazione del livello di controllo e di supervisione esercitati dalla società madre sull’attività dei suoi fornitori, accertamenti frequentemente di difficile dimostrazione; inoltre il limitato accesso alle informazioni (come ad esempio alle documentazioni interne) rende ancora più complessa la dimostrazione da parte dei richiedenti della veridicità delle proprie affermazioni.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il 10 gennaio 2019, la Corte di Dortmund ha respinto la domanda dei ricorrenti per scadenza dei termini di prescrizione secondo quanto previsto dalle disposizioni legislative pakistane.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il caso Kik è il primo del suo genere in Germania, essendo stato in grado di mettere in luce la responsabilità delle imprese nelle loro operazioni transnazionali in relazione al rispetto delle condizioni lavorative presso le proprie filiali e i propri fornitori all’estero: è la prima volta che la responsabilità di una società europea è stata invocata dalle corti internazionali in riferimento a violazioni dei diritti umani avvenute da parte di uno dei suoi fornitori all’interno di un paese terzo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Indipendentemente dall’esito del processo, il viaggio dei querelanti in Europa è stata un’occasione per mettere in luce le violazioni dei diritti umani commesse dalle multinazionali europee e nordamericane, la loro campagna ha evidenziato la necessità imminente di ritenere le corporazioni locali e transnazionali responsabili di violazioni dei diritti umani che avvengono nello svolgimento delle loro operazioni e delle attività condotte dalle loro catene di approvvigionamento.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Gli sforzi di tali campagne di sensibilizzazione stanno già iniziando a dare i propri frutti: molti stati occidentali hanno messo in atto meccanismi volti a controllare le violazioni dei diritti umani delle corporazioni transnazionali all’interno dei loro territori, ad esempio la Francia ha promulgato e implementato la </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>loi-de-vigilanza</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, </span></span></span></span><span lang="it-IT">una legge che prevede un’attività di </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>due diligence</i></span></span></span></span><span lang="it-IT"> necessaria in relazione al rispetto dei diritti umani da parte delle società nello svolgimento delle proprie operazioni; il parlamento olandese ha adottato il Wet Zorgplicht Kinderarbeid, una legislazione volta al controllo, da parte delle imprese, del verificarsi di fenomeni di sfruttamento del lavoro minorile all’interno della loro catena di produzione. Nonostante tali misure siano state adottate da parte di diversi paesi occidentali, paesi economicamente meno sviluppati, a causa prevalentemente di ragioni socio-politiche, non sono stati in grado di uscire dalla persistente situazione di violazioni e abusi che li caratterizza. </span></p>
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		<title>Le devastazioni del BREXIT</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2016 07:41:40 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5302" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Barbara Spinelli, eurodeputata del GUE/NGL, ha preso la parola nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo che si è tenuta  a Strasburgo, criticando le dichiarazioni del Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, presenti in aula per riferire sulle Conclusioni del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2016.</p>
<p>«Il Brexit», ha detto Barbara Spinelli, «potrebbe essere più devastante per noi che per il Regno Unito. C&#8217;è xenofobia nel voto inglese, ma c&#8217;è dell&#8217;altro: e se fingiamo di ignorarlo, la xenofobia si impadronirà dell&#8217;Europa. La nemesi del Brexit non cade dal cielo: prima venne il disprezzo con cui l&#8217;Unione seppellì il referendum greco anti-austerità. Avevamo un anno per riconoscere che era una vittoria di Pirro. Un anno sprecato. Ora che ci inventeremo? Delegare più sovranità? I Paesi restanti non l&#8217;accetteranno. Colpevolizzare il suffragio universale? Ci punirà ancora di più. La guerra di classe non è finita. Le vecchie classi impoverite, e le nuove che abbiamo privato di un nome, ci dicono, come il Commendatore nel Don Giovanni: &#8220;Ah, tempo più non v&#8217;è&#8221;. Delegare poteri crescenti a un&#8217;oligarchia sempre più sorda al suffragio universale non serve. Solo cambiare radicalmente le politiche, e democratizzarle, può servire a qualcosa».</p>
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		<title>Sadiq Khan: una vittoria dell&#8217;integrazione sulla paura,la fobia ed i pregiudizi.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2016 07:21:27 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Foad Aodi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il musulmano Khan con il 56,8 % delle preferenze riporta i laburisti al<br />
governo della capitale inglese dopo 8 anni.<br />
</strong></p>
<div><span style="font-size: medium;">Grande lezione di integrazione, che segna la sconfitta dei pregiudizi religiosi e culturali contro i muri e contro le strumentalizzazioni politiche&#8217;. Così il prof. Aodi &#8211; presidente della Co-mai, le comunità del mondo arabo in Italia  &#8211; commenta l&#8217;elezione a Londra del primo sindaco musulmano della storia del Regno Unito. Un segno che i tempi cambiano, e che l&#8217;evoluzione dei valori della comunità europea è inarrestabile. Integrazione, collettore di una comunità coesa e solidale come quella inglese, che ha sempre dimostrato nel tempo di essere capace di reagire e trovare soluzioni positive con cui esprimere il proprio senso della comunità. Non solo musulmani, Foad Aodi si augura che anche in Italia i tempi siano maturi per l&#8217;elezione di un sindaco o presidente di una regione di religione musulmana ed archiviare l&#8217;abitudine di nominare o candidare un cittadino di origine straniera solo per riempire la casella della lista dei candidati visto il fallimento totale di questa usanza politica: bisogna eleggere  politici di qualsiasi fede e valutarli  in base ai meriti e allo spessore, senza pregiudizi e appartenenze religiose. </span></div>
<div>Una svolta importante, l&#8217;anima degli immigrati inglesi ha sicuramente guidato il partito laburista alla conquista del seggio più prestigioso, ma la voce del nuovo eletto esprime</div>
<div><span style="font-size: medium;">la coscienza civile e sociale di una intera comunità ed il sentimento di un popolo che si apre al futuro. Il segnale che i tempi sono maturi per un passo in avanti, uno slancio per la risoluzione del grave problema dell&#8217;immigrazione, emergenza che l&#8217;Italia deve affrontare quotidianamente senza che vi sia reale presa di responsabilità da parte dei Paesi membri dell&#8217;Unione.</span></div>
<div><span style="font-size: medium;"> Il tema dell&#8217;immigrazione scotta sul tavolo dell&#8217;Unione tra difensori e detrattori di Schengen. Mentre dal Vaticano la voce di Papa Francesco solleva un monito di solidarietà ai fratelli profughi, che non commettono nessun crimine nel voler emigrare. La co-mai ribadisce il suo impegno nazionale ed internazionale a favore delle politiche dell&#8217;integrazione e di lotta a tutte le strumentalizzazioni politiche rispondendo con progetti concreti, la valorizzazione delle buone pratiche e di messaggi costruttivi a livello europeo e mondiale, consacrati ieri dall&#8217;elezione di Khan e dalla meritatissima premiazione di Papa Francesco, conclude Aodi Presidente Co-mai ed Uniti per Unire.</span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><br />
Nelle stesse ore un nuovo fronte si dilata in Turchia risucchiando le libertà civili: l&#8217;agguato prima e la condanna giudiziaria poi &#8211; nella stessa giornata &#8211; al Direttore del giornale di opposizione e al suo capo redattore hanno indignato profondamente le nostre comunità. Il Presidente Renzi  dopo aver concordato con la Merkel un&#8217;intesa sulla necessità di lottare contro la cultura dei muri, e attivare la cooperazione internazionale per portare lo sviluppo nei paesi di origine dei migranti ha anche espresso forti perplessità sulle azioni di Erdogan in fatto di libertà di stampa, come dimostrano le persecuzioni all&#8217;ordine del giorno dei giornalisti. </span></div>
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