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	<title>ingresso Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Storica vittoria del diritto di asilo: un visto d’ingresso in Italia per richiedere protezione</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 06:39:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Asgi.it) Il comunicato Tutte le tappe che hanno portato alla condanna Stampa: video e interviste Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino cinque cittadini eritrei a cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da Asgi.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/phil-mosley-wOK2f2stPDg-unsplash-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-41249"/></figure>



<p></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#comunicato?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il comunicato</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#tappe?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tutte le tappe che hanno portato alla condanna</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/vittoria-diritto-asilo-respinti-illegalmente-eritrei-oggi-in-italia-con-visto/#stampa?utm_source=rss&utm_medium=rss">Stampa: video e interviste</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Sono arrivati oggi all’aeroporto di Fiumicino cinque cittadini eritrei a cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto a fare ingresso sul territorio mediante il rilascio di un visto con lo scopo di accedere alla domanda di protezione internazionale, dopo che l’Italia li aveva soccorsi con una nave della Marina militare nel mar Mediterraneo e illegalmente respinti in Libia nel 2009.</p></blockquote>



<p>Amnesty International Italia e Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) hanno celebrato e accolto un arrivo dall’eccezionale portata simbolica, che ripristina la legalità in relazione al diritto di asilo sancito dall’articolo 10 della Costituzione, leso dalle autorità italiane che da anni effettuano azioni volte a bloccare l’accesso di tutti coloro che tentano attraverso il Mediterraneo di arrivare ed ottenere protezione.</p>



<p>Assistiti dagli avvocati Cristina Laura Cecchini e Salvatore Fachile di Asgi e sostenuti dalla documentazione fornita da Amnesty International Italia, avevano presentato ricorso al Tribunale civile di Roma che,<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/sentenza-22917.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;il 28 novembre 2019, con la sentenza 22917, ha dichiarato illegittimo il respingimento,&nbsp;</a>ordinato il rilascio di un visto d’ingresso per permettere di accedere alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale e ha condannato le autorità italiane al risarcimento del danno.</p>



<p>La sentenza afferma che al fine di rendere effettivo il diritto di asilo&nbsp;<strong>è necessario “espandere il campo di applicazione della protezione internazionale volta a tutelare la posizione di chi, in conseguenza di un fatto illecito commesso dall’autorità italiana si trovi nell’impossibilità di presentare la domanda di protezione internazionale</strong>&nbsp;in quanto non presente nel territorio dello Stato, avendo le autorità dello stesso Stato inibito l’ingresso, all’esito di un respingimento collettivo, in violazione dei principi costituzionali e della Carta dei diritti dell’Unione europea.”</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Si tratta, secondo Amnesty International Italia e Asgi, di una decisione che rappresenta un precedente dalla portata storica perché per la prima volta viene stabilito da un tribunale italiano che ha diritto ad un visto per chiedere asilo in Italia chi non è presente sul territorio italiano.</p></blockquote>



<p>Hanno così ottenuto finalmente giustizia e il rispetto dei propri diritti coloro che, nel 2009, in un gruppo di 89 migranti e richiedenti asilo, erano stati ricondotti dalle autorità italiane in Libia, dove erano stati esposti nuovamente a trattamenti inumani e degradanti, violenze e torture.&nbsp;</p>



<p>Dopo l’arrivo sul territorio libico, infatti, tutte le persone erano state detenute, e solo dopo lunghi mesi di prigionia erano state rilasciate. Alcune di loro, nonostante il rischio di essere nuovamente respinte, avevano tentato nuovamente la traversata del Canale di Sicilia. Alcuni hanno perso la vita in naufragi negli anni successivi, mentre altri ancora sono riusciti a raggiungere le coste italiane e ad arrivare in altri paesi, come la Germania e la Svizzera, dove hanno ottenuto la protezione internazionale.</p>



<p>Sedici di loro, tutti cittadini eritrei, decisero di non correre nuovamente i rischi di un viaggio in mare e di tentare di raggiungere l’Europa via terra. Dopo aver attraversato l’Egitto e il deserto del Sinai,&nbsp;arrivarono in Israele.&nbsp;</p>



<p>Per circa 10 anni questi 16 cittadini eritrei sono rimasti bloccati in Israele, dove il loro diritto a richiedere asilo non è rispettato e col rischio costante di essere rimandati verso paesi africani che avevano stretto accordi bilaterali con Israele, come Uganda e Ruanda.</p>



<p>Il 25 giugno 2016 hanno promosso l’azione legale presso il Tribunale civile di Roma nei confronti della presidenza del Consiglio e dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell’Interno dello stato italiano. Il 28 novembre 2019, la già citata storica sentenza.</p>



<p>“<em>Siamo felici di essere qui. Abbiamo ripreso ad avere fiducia nella giustizia ora speriamo di avere la protezione di cui abbiamo bisogno</em>”, ha dichiarato uno dei cinque cittadini eritrei atterrati oggi a Fiumicino.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Finalmente si restituisce valore legale agli obblighi di protezione sanciti dall’art 10 della Costituzione. Questo arrivo rappresenta un precedente importante perché per la prima volta le autorità italiane sono costrette a garantire l’ingresso sul territorio per accedere alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale e questo avviene non già in ragione di una concessione umanitaria ma dell’affermazione di un diritto di cui queste persone sono titolari. Sono evidenti le ricadute di tali principi verso tutte quelle politiche volte ad implementare il sistematico svuotamento degli obblighi di protezione e quanto mai attuale in questo momento storico</em>”, hanno affermato Cristina Laura Cecchini e Salvatore Fachile avvocati di Asgi.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Illegittimamente respinti in Libia dall’Italia nel 2009, oggi grazie a una sentenza della giustizia italiana cinque richiedenti asilo eritrei sono arrivati nel nostro paese nel modo più sicuro e legale possibile. Ciò che dovrebbe essere garantito a tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dai loro paesi a causa di conflitti, persecuzione politica e altre violazioni dei diritti umani</em>”, ha aggiunto Ilaria Masinara, campaign manager su migrazione e discriminazione di Amnesty International Italia.&nbsp;</p></blockquote>



<p>Dopo il periodo di quarantena previsto dalle norme vigenti, i cinque cittadini eritrei potranno finalmente avvieranno la procedura per chiedere all’Italia il riconoscimento della protezione internazionale ed ottenere, finalmente, tutti i diritti che ne conseguono.&nbsp;</p>



<p>Nei prossimi mesi dovranno giungere in Italia anche altre tre dei respinti, oggi sostenuti dall’organizzazione non governativa Assaf,&nbsp; che sono ancora bloccati in Israele in ragione del fatto che hanno costruito una famiglia. È stata infatti avanzata la richiesta per permettere l’ingresso anche di moglie e figli a seguito viste le condizioni in cui si trovano sul territorio israeliano e i rischi connessi e si è in attesa delle determinazioni dell’autorità consolare.&nbsp;</p>
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		<title>Trattenuti a Malpensa e respinti 19 cittadini dominicani regolarmente soggiornanti in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 07:59:53 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da www.asgi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2019/05/canva_aereo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-33466"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>ASGI e&nbsp;<a href="https://www.arci.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ARCI</a>&nbsp;inviano una lettera al garante e ai ministeri degli Esteri e dell’Interno</strong>. Fermati all’aeroporto e respinti dopo 4 giorni senza alcun intervento del tribunale. Tra loro anche alcuni minori.</p></blockquote>



<p>Alcuni cittadini dominicani regolarmente soggiornanti in Italia, arrivati il 20 luglio 2020 all’aeroporto di Milano Malpensa a bordo di un volo organizzato dal Ministero degli Affari Esteri, sono stati fermati all’arrivo nella zona di transito e, a seguito di notifica di provvedimenti di respingimento immediato,&nbsp;sono stati imbarcati su un volo che li ha riportati nelle Repubblica Dominicana.</p>



<p>Secondo quanto riferito dalle testimonianze raccolte da Mercedes Frias che ha poi contattato le due associazioni, i passeggeri provenienti da Santo Domingo<strong>&nbsp;sono stati suddivisi in gruppi a seconda della nazionalità</strong>; ai passeggeri aventi la cittadinanza italiana è stato immediatamente consentito l’ingresso in Italia, mentre gli altri sono stati fatti attendere nell’area partenze dell’aeroporto.</p>



<p>Il giorno 21 luglio, le autorità di frontiera hanno consentito ai passeggeri familiari di cittadini italiani di lasciare l’aeroporto mentre le persone rimaste, aventi la cittadinanza dominicana ma residenti in Italia,&nbsp;<strong>sono stati trattenuti de facto in aeroporto in attesa del primo volo utile per il rinvio eseguito&nbsp; per 19 di loro il successivo 23 luglio</strong>. Nonostante le richieste avanzate anche dagli interessati non è stato effettuato<strong>&nbsp;nessun tipo di accertamento sanitario</strong>.</p>



<p>Secondo quanto riportato nei provvedimenti di respingimento notificati alle persone interessate, quanto accaduto ha avuto seguito in base a quanto disposto dall<strong>’Ordinanza del Ministero della Salute del 16 luglio 2020</strong>&nbsp;(preceduta da un’ordinanza analoga del 9 luglio e successivamente trasposta nel DPCM 7 agosto 2020) che, all’art. 1, dispone un divieto di ingresso nel territorio dello Stato nei confronti di coloro che, nei quattordici giorni precedenti abbiano soggiornato e transitato in uno dei 16 Paesi compresi nella lista di cui al comma 1 del medesimo articolo, tra i quali la Repubblica Dominicana; secondo la medesima ordinanza, tale divieto di ingresso non vale per i cittadini dell’Unione europea e i loro familiari residenti in Italia prima del 9 luglio. Nessuna eccezione è invece prevista per i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti e residenti in Italia.</p>



<p>Secondo le associazioni ARCI e ASGI, che hanno inviato&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/2020_8_7_Segnalazione-Garante-respingimento-trattenimento-dominicani.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>una segnalazione al garante nazionale per le persone private della libertà</strong></a>, ai dubbi circa la legittimità delle disposizioni sopra citate, si aggiunge la preoccupazione per le&nbsp;<strong>condizioni materiali cui sono state soggette le persone coinvolte&nbsp;</strong>dal respingimento alla frontiera aeroportuale di Milano Malpensa.</p>



<p>Costrette inizialmente a dormire sulle sedie della sala di attesa posta nell’area partenze dell’aeroporto, senza alcuna informazione da parte delle autorità competenti se non relativamente alla necessità di attendere il primo volo utile per il rinvio in Repubblica Dominicana, dopo un giorno sono state condotte presso gli appositi locali di attesa, sistemate su brandine da campo, in condizioni di promiscuità tra uomini, donne e minori, senza alcuna possibilità di uscire e sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità di frontiera.</p>



<p>Ancora una volta&nbsp;<strong>il trattenimento de facto e il successivo respingimento sono avvenuti senza l’intervento di un Giudice</strong>, a seguito di notifica di un provvedimento da parte delle autorità di frontiera.</p>



<p>“<em>Queste segnalazioni mettono in luce alcune insopportabili conseguenze della più recente normativa emergenziale in vigore, in particolare quella che incide sui diritti dei titolari di regolare permesso di soggiorno ovvero di altro titolo di ingresso ma attualmente nei loro Paesi d’origine</em>” affermano ASGI e ARCI nella <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/08/2020_8_21_lettera-ministeri-reigresso-covid.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>lettera inviata ai ministeri degli Esteri e dell’Interno</strong></a> in cui hanno richiesto con urgenza che vengano attivate <strong>le necessarie garanzie</strong> che dovrebbero essere poste in essere nei confronti di tutti i cittadini stranieri che hanno residenza e dimora abituale in Italia, anche al fine di evitare il ripetersi di analoghe circostanze.</p>



<p>LA LETTERA: <a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/kYEV72_nHgrGHZ5FN3Gn9orDgCDtaH_vT46aRVpve68TUFf2jK7lvHPzNVGkxgIH3YVb8_U_cvX6OiNXOInk6FYrYth15qhbuRwCOITqjfuieSICp4iWuXgsQ-8GTctnPhiH0l5WZphM10EcEhaGaypKBwWrxPux49fx3kPkIoihJwXJMziD9tzemHmNgVFXrc6QDkQwyhqHNUkuSkdFzNALgX5cYukx1syFjQy9NUYvRkbtQtbQ2K4Ap0QogmbQafZpdjDmXx0?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/kYEV72_nHgrGHZ5FN3Gn9orDgCDtaH_vT46aRVpve68TUFf2jK7lvHPzNVGkxgIH3YVb8_U_cvX6OiNXOInk6FYrYth15qhbuRwCOITqjfuieSICp4iWuXgsQ-8GTctnPhiH0l5WZphM10EcEhaGaypKBwWrxPux49fx3kPkIoihJwXJMziD9tzemHmNgVFXrc6QDkQwyhqHNUkuSkdFzNALgX5cYukx1syFjQy9NUYvRkbtQtbQ2K4Ap0QogmbQafZpdjDmXx0?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Foto di&nbsp;<strong><a href="https://www.pexels.com/it-it/@andiravsanjani?utm_content=attributionCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=pexels&utm_source=rss&utm_medium=rss">Nur Andi Ravsanjani Gusma</a></strong>&nbsp;da&nbsp;<strong><a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/aereo-aeroplano-aviazione-cielo-1465904/?utm_content=attributionCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=pexels&utm_source=rss&utm_medium=rss">Pexels</a></strong></p>
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		<title>Ong. La nave Alex in stallo, naufraga la trattativa per lo sbarco dei 41 migranti</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/07/06/ong-la-nave-alex-in-stallo-naufraga-la-trattativa-per-lo-sbarco-dei-41-migranti/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Jul 2019 08:47:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ong.&#160;La nave Alex in stallo, naufraga la trattativa per lo sbarco dei 41 migranti di Ilaria Solaini per www.avvenire.it laria Solaini, inviata a bordo di Alex &#38; co./Mediterranea venerdì 5 luglio 2019. Trasbordate soltanto&#46;&#46;&#46;</p>
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<hr class="wp-block-separator"/>



<h1><em>Ong.</em>&nbsp;La nave Alex in stallo, naufraga la trattativa per lo sbarco dei 41 migranti</h1>



<p>di Ilaria Solaini per <em>www.avvenire.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>laria Solaini, inviata a bordo di Alex &amp; co./Mediterranea venerdì 5 luglio 2019. Trasbordate soltanto le tredici persone più fragili, a bordo manca lo spazio vitale. Davanti a Lampedusa il veliero è in condizioni disperate, senza cibo e senza acqua per far funzionare i bagni</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c/2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/medi1_65336401.jpg?width=1024&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Una immagine che documenta la situazione precaria dei migranti a bordo del veliero Alex &amp; co. (foto Rescue Mediterranea)"/></figure>



<p>Una immagine che documenta la situazione precaria dei migranti a bordo del veliero Alex &amp; co. (foto Rescue Mediterranea)<a rel="noreferrer noopener" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3a%2f%2fwww.avvenire.it%2fattualita%2fpagine%2fmediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"></a><a rel="noreferrer noopener" href="https://twitter.com/share?url=https%3a%2f%2fwww.avvenire.it%2fattualita%2fpagine%2fmediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico&amp;text=La%20nave%20Alex%20in%20stallo,%20naufraga%20la%20trattativa%20per%20lo%20sbarco%20dei%2041%20migranti&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"></a><a href="mailto:?Subject=Avvenire%20%20mediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico&amp;Body=Vorrei%20condividere%20con%20te%20questo%20articolo%20https://www.avvenire.it/attualita/pagine/mediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Situazione di stallo al largo di Lampedusa. A bordo della barca a vela Alex &amp; co., della Missione Mediterranea, la situazione è disperata: manca l&#8217;acqua per far funzionare i bagni, la giornata è stata caldissima e nonostante il trasbordo di 13 persone, le più fragili, manca lo spazio vitale per i 41 rimasti a bordo con l&#8217;equipaggio. E soprattutto, la soluzione appare ancora fuori dall&#8217;orizzonte, nonostante un accordo annunciato fin dal pomeriggio tra Italia e Malta per uno scambio di migranti: i 41 accolti a Malta, 55 dall&#8217;isola andranno in Italia. Ma fino a tarda sera l&#8217;accordo è solo sulla carta, perché la Alan Kurdi non è in condizione di navigare fino a Malta e all&#8217;orizzonte non ci sono navi militari né italiane né maltesi per un trasbordo di emergenza..</p>



<h3>L&#8217;EVACUAZIONE</h3>



<p>I medici della Guardia costiera, saliti a bordo della Alex &amp; co. di Mediterranea a fine mattinata, hanno chiesto l&#8217;evacuazione per alcuni migranti<strong>. Tredici persone sono state trasbordate nel primo pomeriggio.</strong>Si tratta di un minore, due donne gravide, una donna malata con sorella e figlia e due famiglie di 4 e 3 persone. A bordo del veliero, bloccato in acque internazionali davanti a Lampedusa, restano 41 migranti più l&#8217;equipaggio. Per loro la Guardia costiera ha portato il pranzo e l&#8217;acqua.&nbsp;<strong>Le condizioni a bordo del veliero sono precarie. Sole a picco. Non c&#8217;è quasi più acqua nei cassoni</strong>, il che significa non poter più utilizzare i bagni. Scarseggia anche il cibo.</p>



<h3>L&#8217;ACCORDO TRA ITALIA E MALTA</h3>



<p>Nel pomeriggio&nbsp;<a href="https://twitter.com/RescueMed/status/1147135328702144512?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;Ong twitta che l&#8217;«accordo tra governi italiano e maltese è confermato da entrambe le parti</a>:&nbsp;<strong>aspettiamo che le Autorità organizzino il trasferimento a Malta su assetti militari</strong>, visto che non può avvenire a bordo della ALEX». Sarebbe infatti troppo&nbsp;<strong>rischioso affrontare la navigazione fino a Malta, distante 96 miglia</strong>. Solo 12 miglia invece separano il&nbsp;<strong>veliero, omologato per 18 persone</strong>, dal porto di Lampedusa. Ma a bordo si resta in attesa: il balletto delle dichiarazioni non riesce a nascondere il fatto che non ci sono segnali dell&#8217;arrivo di navi per trasbordare i migranti e alleggerire così la situazione della Alex.</p>



<p>Fino a metà pomeriggio, con un sole a picco e penuria di acqua potabile, la Marina Militare maltese ha confermato per due volte che nessuna imbarcazione militare sta avvicinandosi a Lampedusa per scortare la Alex fino alle acque maltesi.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c//2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/veliero898.jpg?width=620&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il veliero Alex &amp; co. di Mediterranea, lungo 18 metri (foto Valerio Nicolosi)"/></figure>



<p>Il veliero Alex &amp; co. di Mediterranea, lungo 18 metri (foto Valerio Nicolosi)</p>



<p>La Difesa avrebbe messo a disposizione mezzi della Marina Militare per il trasbordo, ma dal titolare del Viminale non sarebbe arrivato il via libera. L&#8217;obiettivo sarebbe il sequestro del veliero, meglio a se a La Valletta. Ma la Mediterranea invece, secondo il Viminale, desidererebbe trasbordare tutti i migranti in acque maltesi e poi tornare in porto in Italia. Una provocazione, secondo il Viminale.<br></p>



<h3>L&#8217;annuncio di Malta: scambio di migranti con l&#8217;Italia</h3>



<p>«A seguito di contatti tra i governi maltese e italiano, è stato deciso che&nbsp;<strong>Malta trasferirà 55 migranti, che sono stati salvati in mare al largo della Tunisia e che sono a bordo della nave Alex, a bordo di una nave delle forze armate di Malta</strong>&nbsp;e saranno accolti a Malta. D&#8217;altra parte,&nbsp;<strong>l&#8217;Italia prenderà 55 migranti da Malta</strong>». Lo aveva annunciato stamani il governo maltese. «Questo accordo non pregiudica la situazione in cui questa operazione ha avuto luogo e in cui Malta non ha alcuna responsabilità legale, ma fa parte di un&#8217;iniziativa che promuove uno spirito europeo di cooperazione e buona volontà tra Malta e l&#8217;Italia».</p>



<h3>Nella notte il braccio di ferro politico</h3>



<p>Sbarco sì, sbarco no. A poco più di 12 ore dal&nbsp;<a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-mediterranea-mare-deserto-resti-gommone?utm_source=rss&utm_medium=rss">salvataggio di 54 vite umane</a>,&nbsp;<strong>la barca a vela di Mediterranea si trova schiacciata in un braccio di ferro tutto politico:</strong>&nbsp;da un lato c&#8217;è Malta che ha dichiarato di non assumersi nessuna responsabilità legale per il caso in questione e dall&#8217;altro c&#8217;è Roma che ha notificato il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane a Mediterranea. La Mediterranea respinge questo divieto, sostenendo che &#8220;è illegittimo perché non può applicarsi a una nave che ha effettuato una operazione di soccorso, e perché non può essere vietato a una bandiera italiana l&#8217;ingresso nelle acque del proprio Paese&#8221;.&nbsp;<br></p>



<p>L&#8217;equipaggio a bordo è stato sveglio tutta la notte per assicurarsi che le persone che cercavano di dormire strette e distese sul ponte, a prua gli uomini e a poppa le donne coi bambini, potessero farlo in sicurezza e senza correre rischi. Dopo aver percorso 65 miglia&nbsp;<strong>alle 3.30 del mattino Alex &amp; co si è posizionata al limite delle acque territoriali italiane, davanti al porto di Lampedusa</strong>, ed è stato da quel momento che sono intercorsi una serie di telefonate, mail e scambi concitati. Il primo nella notte tra uno degli ufficiali della centrale di soccorso di Malta e il&nbsp;<strong>capomissione Erasmo Palazzotto, parlamentare di Sinistra italiana</strong>: al centro del contenzioso la proposta di far sbarcare le persone soccorse dall&#8217;Alex &amp; co nel porto della Valletta. La replica di Mediterranea? Mandateci gli assetti navali e veniteci incontro:&nbsp;<strong>«Non riusciamo ad arrivare fino a Malta. Abbiamo bisogno di effettuare il trasbordo</strong>&nbsp;&#8211; ha spiegato Palazzotto -, altrimenti rischiamo di mettere in pericolo le vite delle persone».</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c//2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/IMG2019070_65325766.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Un momento del salvataggio, ieri in acque internazionali davanti alla Libia, dei 54 migranti: tra loro anche bambini (foto Rescue Mediterranea)"/></figure>



<p>Un momento del salvataggio, ieri in acque internazionali davanti alla Libia, dei 54 migranti: tra loro anche bambini (foto Rescue Mediterranea)</p>



<p>A distanza di poche ore arriva un&#8217;altra comunicazione via mail a Mediterranea Saving Humans: è sempre Malta a ribadire l&#8217;offerta che era già arrivata dopo le 3.45 del mattino, ma solo al telefono &#8211; quando la Alex era già a ridosso dell&#8217;isola delle Pelagie e quindi a 96 miglia da La Valletta. La proposta è sempre la stessa: ossia&nbsp;<strong>accogliere la barca a vela nel porto maltese, anche se per gli ufficiali della Valletta si tratterebbe esclusivamente di «un gesto di buona volontà&nbsp;</strong>nell&#8217;ambito della cooperazione europea».&nbsp;<strong>Di trasbordo non se ne parla.</strong></p>



<p>E se i militari maltesi non intendono assumersi alcuna responsabilità, nemmeno l&#8217;Italia lo ha fatto, ignorando finora le esigenze umanitarie e di sostenibilità della&nbsp;<strong>Alex &amp; co, una barca di 18 metri a vela non adatta al trasporto prolungato di 65 persone, compreso l&#8217;equipaggi</strong><strong>o</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c//2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/IMG_0984_65325767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Una migrante incinta tratta in salvo da Mediterranea (foto Valerio Nicolosi)"/></figure>



<p>Una migrante incinta tratta in salvo da Mediterranea (foto Valerio Nicolosi)</p>



<p>Una posizione che è stata spiegata anche ai&nbsp;<strong>militari della Guardia di finanza italiani che sono saliti a bordo intorno alle 4 del mattino per consegnare l&#8217;atto di notifica riguardante il divieto di ingresso</strong>&nbsp;nelle acque territoriali italiane, una nota conseguenza del decreto Sicurezza bis (lo stesso che pochi giorni fa aveva tenuto fuori dal porto di Lampedusa la nave Sea Watch 3): come ha precisato il capomissione: «Non c&#8217;è sufficiente cibo, né acqua per poter garantire dei pasti dignitosi alle 54 persone soccorse». Finora&nbsp;<strong>sono state distribuite barrette energetiche e acqua, oltre a un tè mattutino con cui reidratarsi e riscaldarsi dopo la notte trascorsa sul ponte. Questa situazione è ai limiti della sostenibilità</strong>: non può protrarsi a lungo, non deve protrarsi a lungo.</p>



<h3>La nave Kurdi soccorre 65 persone<br></h3>



<p>Intanto scoppia un altro caso: la nave Alan Kurdi della ong tedesca&nbsp;Sea-Eye ha riferito di avere recuperato 65 persone che si trovavano a&nbsp;bordo di un canotto, in un&#8217;operazione di soccorso al largo delle coste&nbsp;libiche. Secondo la Sea-Eye, che fa base a Regensburg in Baviera, il&nbsp;soccorso è avvenuto in acque internazionali, a 34 miglia dalle coste della Libia. L&#8217;ong tedesca ha anche&nbsp;riferito di avere informato le autorità libiche, italiane, maltesi e&nbsp;tedesche. A loro volta, le autorità tedesche di Brema hanno informato&nbsp;il ministero degli Esteri di Berlino.</p>



<p>Il ministro dell&#8217;Interno Salvini ha scritto al suo collega tedesco Horst Seehofer, ribadendo che è &#8220;necessario ed urgente che la<br>Germania intervenga nei confronti della nave Alan Kurdi e del suo Comandante affinché, nel doveroso esercizio della Vostra e<br>loro responsabilità, sia assicurato alle persone a bordo il rapido sbarco in apposito luogo&#8221;.</p>



<p></p>



<p>_______________________________________________________________________Aggiornamento da pressenza.org</p>



<p>La prima reazione di Matteo Salvini al salvataggio di 54 persone da parte del veliero Alex di Mediterranea denota un penoso misto di megalomania e infantilismo:&nbsp;<em>“Vogliono venire in Italia per rompere le palle a me e al governo italiano e io in Italia farò di tutto per non farceli venire”.</em>&nbsp;Da una parte una specie di Re Sole moderno, convinto che tutto il mondo ruoti intorno a lui, dall’altra un bambino viziato che fa i capricci e si lascia andare a insulti e minacce quando le cose non vanno come vuole lui.</p>



<p>Di Maio non è da meno:&nbsp;<em>“Le Ong hanno trovato il loro palcoscenico e iniziano lo show sulla pelle di questi poveri disperati” accusa, dando degli incoscienti a quelli che usano una barca a vela per “andare in Libia a prendere le persone e vengono qui a sfidare l’Italia</em>.” Peccato che Mediterranea non avesse altra scelta, visto che la Mare Jonio, una nave molto più grossa di Alex, è ancora sotto sequestro. Poi fa il verso a Salvini ribadendo la necessità di “<em>difendere i confini</em>” (da neonati e donne incinte?) e contraddice il suo stesso Ministro degli Esteri (che qualche giorno fa aveva ammesso che non ci sono porti sicuri in Libia) sostenendo che i migranti si potevano portare là.</p>



<p>In contrasto con questo squallido teatrino, le descrizioni che arrivano dal veliero Alex sono drammatiche: “<em>La situazione a bordo è insostenibile. Sono solo le 10 del mattino, ma il sole è a picco, stiamo cercando di fare ombra ai naufraghi. Sono soprattutto le donne a stare male nonostante le cure della dottoressa”.</em></p>



<p>Poi le cose cominciano a muoversi: “<em>Dopo una visita a bordo dei medici SMOM” riferisce Mediterranea, “è in corso l’evacuazione a bordo di motovedetta CP300 della Guardia Costiera delle prime 13 persone salvate. Sono i soggetti più vulnerabili (bambini, donne) e le loro intere famiglie. La Alex non è attrezzata per garantire a lungo la sicurezza di un numero così alto di persone. È stata costretta a imbarcare i naufraghi per una questione di vita o di morte”</em>&nbsp;aggiunge.</p>



<p>Malta si dichiara poi disponibile ad accogliere i migranti a bordo dell’Alex e stringe un accordo con l’Italia per trasferirne lo stesso numero da La Valletta.&nbsp; Ancora una volta le persone salvate vengono trattate come pacchi postali, da spostare da un luogo all’altro come niente fosse.&nbsp;<em>“Veniteli a prendere”</em>&nbsp;invoca comunque Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea Saving Humans.<em>&nbsp;“Siamo grati a Malta per la disponibilità, ma il veliero Alex non è in grado di navigare per oltre cento miglia. Le caratteristiche della nave non consentono di affrontare la traversata verso Malta, ma siamo disponibili a trasferire i naufraghi su motovedette maltesi o della Guardia Costiera Italiana</em>” spiega.</p>



<p>“<em>Abbiamo prestato assistenza medica alle persone a bordo del veliero Alex”</em>&nbsp;dichiara intanto Open Arms. “<em>Abbiamo offerto la nostra imbarcazione per accompagnarle a Malta. Malta ci ha risposto che il porto per noi è chiuso per motivi politici. La Spagna tace. Chi è rimasto a difendere il diritto del mare e la vita?</em>” si chiede l’Ong spagnola.</p>



<p>Purtroppo l’ennesimo braccio di ferro sulla pelle di persone stremate e vulnerabili continua, contrapponendo versioni opposte tra Salvini e i volontari della Ong.&nbsp;<em>“Mediterranea rifiuta l’offerta del governo italiano, ovvero il trasbordo degli immigrati per condurli a La Valletta, a condizione che in porto entri anche l’imbarcazione della ong Alex. E’ una provocazione, una scorciatoia per dribblare le norme di un altro paese membro dell’Unione Europea. Vogliono l’impunità</em>” accusa Salvini.</p>



<p>“<em>Avevamo&nbsp;chiesto di essere scortati con rifornimenti di acqua cibo, di non essere sottoposti ad alcuna misura restrittiva e di non entrare alla Valletta ma trasbordare le persone in acque internazionali. Ci hanno detto, dopo aver sentito Malta, che non c’era problema</em>” ribatte Mediterranea.</p>



<p>Poi fornisce un ulteriore chiarimento in un post pubblicato sulla pagina Facebook:&nbsp; “<em>Non è vero che abbiamo rifiutato Malta e non cerchiamo impunità. Non è vero che Alex ha rifiutato di andare a Malta. Ha accettato La Valletta come porto sicuro da ieri notte, pur nella consapevolezza dell’assurdità di non permettere lo sbarco nel porto sicuro più vicino di Lampedusa. Questo per preservare i naufraghi a bordo dallo spettacolo indecente di giorni di trattative in mare.</em></p>



<p><em>Quello che abbiamo chiesto sono però delle garanzie per la sicurezza dei naufraghi e per la&nbsp;nostra, tra le quali quella di navigare con a bordo solo con 18 persone equipaggio incluso, perché questo è il numero massimo di portata della nostra barca a vela.</em></p>



<p><em>Abbiamo chiesto inoltre di poter sbarcare le poche persone migranti che avremmo così a bordo al limite delle acque territoriali maltesi. Questo perché da Italiani non vogliamo essere sottoposti al regime di un paese straniero che in passato ha sequestrato le navi della società civile senza alcuna procedura di trasparenza.</em></p>



<p><em>Questo non significa affatto cercare impunità, perché cerca impunità chi ha commesso dei reati, e non è questo il nostro caso. Abbiamo persino rispettato il divieto di non entrare in acque italiane, nonostante un giudice abbia appena chiarito che il decreto sicurezza bis non si applichi alle navi che hanno effettuato un soccorso.</em></p>



<p><em>Ma forse è questo il problema del governo italiano, non avere sponda per attaccarci. E per questo cerca di ordire trappole altrove, con un assurdo scambio di ostaggi (Italia prende 50 migranti da Malta in cambio di quelli che abbiamo a bordo) con un’operazione crudele e anche economicamente ingiustificabile.</em></p>



<p><em>Lo avremmo fatto comunque, andare a Malta, per la sicurezza delle persone a bordo che alle 22 di sera restano senza cibo, dopo quello portato stamattina. Per tutti noi le condizioni igienico sanitarie sono ormai al collasso e non ci è stato nemmeno fatto un carico di acqua dolce come richiesto.</em></p>



<p><em>Restiamo in attesa di risposta dalle autorità italiane, perché fino ad ora (fatta eccezione per comunicati stampa che mentono spudoratamente) restiamo senza alcuna risposta formale alle nostre richieste. La situazione non sarà gestibile ancora a lungo</em>“.</p>



<p>Nel frattempo si apre un nuovo terreno di scontro: “<em>Questa mattina, la nave Alan Kurdi ha avvistato un gommone blu che trasportava 65 persone, a circa 34 miglia dalla costa libica. Le persone sono state evacuate e ora sono a bordo della nave. Le autorità libiche non rispondono</em>” scrive il 5 luglio sul suo profilo twitter la ong battente bandiera tedesca Sea Eye, in missione con la nave ‘Alan Kurdi’ nel Mediterraneo. “<em>La Alan Kurdi è adesso in navigazione verso nord e attende una risposta dalle autorità italiane e maltesi per individuare un porto sicuro nel quale far sbarcare i migran</em>ti”.</p>



<p>La risposta di Salvini è il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane, con la solita, assurda indicazione di “fare rotta verso la Tunisia o verso la Germania”.</p>



<p>La mattina del 6 luglio arriva la replica di Sea Eye: “<em>Con 65 persone soccorse a bordo ci stiamo dirigendo verso Lampedusa.&nbsp;Non siamo intimiditi da un ministro dell’interno, ma siamo diretti verso il più vicino porto sicuro. Si applica la legge del mare, anche quando qualche rappresentante di governo rifiuta di crederlo.”</em></p>



<p>Per tutto la giornata del 5 luglio si sono moltiplicate le iniziative di sostegno e solidarietà nei confronti di Mediterranea e Sea Eye, con presidi a Milano,&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/698487270614589/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Roma</a>,&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/2310592222368495?utm_source=rss&utm_medium=rss">Genova</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/2310592222368495?utm_source=rss&utm_medium=rss">Bologna</a>. A&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/322316205386077/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Milano</a>&nbsp;il presidio permanente convocato in piazza del Duomo continuerà a oltranza fino a quando non sarà garantito lo sbarco in un porto sicuro a tutte le persone che si trovano ancora in mezzo al mare. Gli organizzatori invitano a portare materassini, acqua e generi di conforto, in previsione di una notte sul sagrato del Duomo.</p>



<p></p>
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		<title>Carta di Milano: la solidarietà non è reato</title>
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		<pubDate>Wed, 31 May 2017 07:45:23 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> aderisce alla Carta di Milano: la solidarietà non è reato</p>
<p>Allarmati da uno scenario politico e mediatico di costruzione dell’odio e dell’indifferenza non solo nei confronti dei profughi e di chi li sostiene, ma delle stesse leggi e convenzioni che sanciscono il dovere di solidarietà e di soccorso e il diritto di asilo, ci impegniamo – in quanto cittadini, membri delle istituzioni e operatori dell’informazione – a tutelare l’onorabilità, la libertà e i diritti della società civile in tutte le sue espressioni umanitarie: quando salva vite in mare; quando protegge e soccorre le persone in difficoltà ai confini; quando vigila sul rispetto del principio di legalità e di uguaglianza; quando denuncia il mancato rispetto dei diritti fondamentali nelle procedure di trattenimento amministrativo e di allontanamento forzato; quando adempie al dovere inderogabile di solidarietà che fonda la Costituzione italiana.</p>
<p>Gli atti di solidarietà non costituiscono reato e le organizzazioni umanitarie, così come i singoli attivisti, non possono essere messi sotto accusa per averli compiuti. La responsabilità penale è individuale e i processi non devono essere intentati alle organizzazioni solidali in quanto tali, tantomeno attraverso i media, in un percorso di delegittimazione.<br />
Per questo chiediamo alle istituzioni nazionali e dell’Unione europea, in particolare al Mediatore europeo, di vigilare affinché non venga sottratta alle organizzazioni umanitarie e alla società civile la possibilità di essere presenti attivamente nel Mediterraneo, alle frontiere di terra e in tutti i luoghi di confinamento e privazione dei diritti fondamentali dove esercita la funzione essenziale e insostituibile di proteggere l’osservanza dello stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, della solidarietà e dell’eguaglianza.</p>
<p>La Direttiva del Consiglio europeo sul favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali (2002/90/CE) configura come reato il favoreggiamento dell’ingresso illegale di migranti, anche in assenza di profitto economico. Benché di fatto il testo inviti gli Stati membri dell’Unione a criminalizzare qualsiasi persona o organizzazione assista i migranti irregolari in ingresso, in transito o residenti nel territorio degli Stati membri, la Commissione sta valutando la possibilità di una revisione peggiorativa, così da rendere ancora più difficile l’accesso al territorio europeo e alle procedure per la richiesta di protezione. Se venisse realizzata, una tale riforma avrebbe l’effetto di favorire ulteriormente le reti dei trafficanti, come del resto avverrebbe se venissero mantenuti i criteri restrittivi del vigente Regolamento Dublino. Chiediamo dunque ai parlamentari europei di impegnarsi per porre fine all’ambiguità contenuta nella Direttiva e affermare con chiarezza che chi fornisce assistenza umanitaria a profughi e migranti non può essere criminalizzato e deve, anzi, essere agevolato e tutelato.</p>
<p>E’ prerogativa dei governi illiberali chiedere la chiusura o il controllo delle organizzazioni non governative, dividendole in collaborative e ostili. La società civile è garanzia per la democrazia, la sua presenza deve essere protetta e incentivata perché rappresenta il nostro sguardo – lo sguardo dei cittadini e di tutte le persone – a protezione dagli eccessi del potere. Per questo chiediamo che le istituzioni ne promuovano e ne difendano il coinvolgimento e la libertà d’azione.</p>
<p>Da questa Carta condivisa nella manifestazione del 20 maggio 2017 a Milano, ci impegniamo affinché nasca un Osservatorio permanente a tutela della libertà e dell’indipendenza della società civile che opera per i diritti di migranti e rifugiati.</p>
<p><em>(firme in ordine alfabetico)</em></p>
<p><strong>Alessandra Ballerini</strong>, avvocato, Terre des Hommes<br />
<strong>Pietro Vittorio Barbieri</strong>, Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE)<br />
<strong>Marco Bechis</strong>, regista<br />
<strong>Sandra Bonsanti</strong>, giornalista, presidente emerita Libertà e Giustizia<br />
<strong>Anna Canepa</strong>, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo<br />
<strong>Francesca Chiavacci</strong>, presidente nazionale ARCI<br />
<strong>Don Luigi Ciotti</strong>, Libera<br />
<strong>Don Virginio Colmegna</strong>, presidente Fondazione Casa della Carità “Angelo Abriani” di Milano<br />
<strong>Stefano Corradino</strong>, direttore associazione Articolo 21<br />
<strong>Nando Dalla Chiesa</strong>, direttore Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano<br />
<strong>Antonio Damasco</strong>, direttore Rete italiana di cultura popolare<br />
<strong>Danilo De Biasio</strong>, direttore del Festival dei Diritti umani di Milano<br />
<strong>Loris De Filippi</strong>, presidente Medici Senza Frontiere (MSF)<br />
<strong>Erri De Luca</strong>, scrittore<br />
<strong>Giuseppe De Marzo</strong>, responsabile nazionale politiche sociali Libera<br />
<strong>Tana De Zulueta</strong>, giornalista, associazione Articolo 21<br />
<strong>Paolo Dieci</strong>, presidente Link 2007 Cooperazione in Rete<br />
<strong>Paolo Ferrara</strong>, responsabile comunicazione Terre des Hommes<br />
<strong>Maurizio Ferraris</strong>, filosofo<br />
<strong>Alganesc Fessaha</strong>, presidente Ong Gandhi<br />
<strong>Giuliano Foschini</strong>, giornalista<br />
<strong>Fabrizio Gatti</strong>, giornalista<br />
<strong>Riccardo Gatti</strong>, capitano e capomissione di Proactiva Open Arms<br />
<strong>Federica Giannotta</strong>, responsabile progetti Italia Terre des Hommes<br />
<strong>Beppe Giulietti</strong>, giornalista<br />
<strong>Patrizio Gonnella</strong>, presidente Antigone e Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili (CILD)<br />
<strong>Maurizio Gressi</strong>, portavoce Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umani<br />
<strong>Giampiero Griffo</strong>, presidente Disabled People’s International Italia (DPI)<br />
<strong>Gad Lerner</strong>, giornalista<br />
<strong>Yasha Maccanico</strong>, ricercatore e giornalista, Statewatch/University of Bristol<br />
<strong>Pierfrancesco Majorino</strong>, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano<br />
<strong>Antonio Marchesi</strong>, presidente Amnesty International Italia<br />
<strong>Elisa Marincola</strong>, portavoce associazione Articolo 21<br />
<strong>Tomaso Montanari</strong>, presidente di Libertà e Giustizia<br />
<strong>Kostas Moschochoritis</strong>, segretario generale INTERSOS<br />
<strong>Riccardo Noury</strong>, portavoce Amnesty International Italia<br />
<strong>Paolo Oddi</strong>, avvocato<br />
<strong>Moni Ovadia</strong>, attore e regista<br />
<strong>Elena Paciotti</strong>, giurista<br />
<strong>Daniela Padoan</strong>, saggista<br />
<strong>Letizia Palumbo</strong>, Università di Palermo<br />
<strong>Gianni Rufini</strong>, direttore generale Amnesty International Italia<br />
<strong>Antonia Sani</strong>, presidente Womens International League for Peace and Freedom (WILPF) Italia<br />
<strong>Piero Soldini</strong>, nazionale CGIL<br />
<strong>Barbara Spinelli</strong>, parlamentare europea GUE/NGL<br />
<strong>Vittoria Tola</strong>, responsabile nazionale Unione Donne Italiane (UDI)<br />
<strong>Lorenzo Trucco</strong>, avvocato, presidente Associazione Studi Giuridici Immigrazione (ASGI)<br />
<strong>Fulvio Vassallo</strong> Paleologo, avvocato, presidente Associazione Diritti e Frontiere (Adif)<br />
<strong>Guido Viale</strong>, sociologo<br />
<strong>Gustavo Zagrebelsky</strong>, giurista, professore Università di Torino<br />
<strong>Giacomo Zandonini</strong>, giornalista<br />
<strong>Padre Alex Zanotelli</strong>, missionario comboniano</p>
<p><strong>PER ADESIONI:<br />
</strong><a href="mailto:cartamilanosolidarieta@gmail.com">cartamilanosolidarieta@gmail.com</a></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: orgoglio messicano! Le risposte anti Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 07:34:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; Ma quanto siamo messicani in questi giorni. Tutti col sombrero a mangiare tacos. Tutti a far vedere quanto amiamo la nostra patria. Che orgoglio! Si, che orgoglio fasullo, ipocrita. Sembrerebbe&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Ma quanto siamo messicani in questi giorni. Tutti col sombrero a mangiare tacos. Tutti a far vedere quanto amiamo la nostra patria. Che orgoglio!</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Si, che orgoglio fasullo, ipocrita. Sembrerebbe che da qualche mese il nostro maggior problema sia Donald Trump. Non è più il governo corrotto, non sono più i sindaci che danno acqua invece che medicinali contro il cancro ai bambini malati, non è più il narcotraffico. E’ lui il nemico.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ma io me lo ricordo molto bene l’apertura del primo McDonald’s nella mia città, del primo KFC, dei primi Starbucks perché, diciamoci la verità, a noi piace un sacco fare i gringos. E mangiare tutte le loro schifezze a prezzi ben lontani dalle possibilità di una famiglia media messicana.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">L’ultima volta che sono stata in Messico una mia cugina andava matta per Starbucks e il loro caffè. Lo capite, caffè di Starbucks?! In Messico! Noi che insieme al Brasile alla Colombia abbiamo il miglior caffè del mondo… Andavamo a spendere delle cifre assurde per un bicchierone di acqua marrone.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Andiamo tutti in giro a farci vedere coi nostri vestitini di marca made in USA </span><span style="font-size: large;">(probabilmente fatti da mani messicane in territorio messicano).</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Stiamo tutti lì a guardare il Super Bowl anche senza capire niente.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ecco perché trovo fasullo questo orgoglio perché quando era ora di indignarsi veramente non ha aperto bocca quasi nessuno. Perché agli Stati Uniti più di una volta abbiamo offerto il nostro Paese come fosse il loro parco giochi, perché per le donne ammazzate in territorio statunitense e poi gettate in Cd. Juarez nessuno parla più. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Questo orgoglio è ipocrita perché nessuno parla degli accordi che il Messico farà con Trump trattando i migranti centroamericani come fossero una moneta di scambio.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Per le dichiarazioni del nuovo presidente degli Stati Uniti si è scatenata una serie di risposte soprattutto nelle reti sociali. Alcune chiamano al boicottaggio di prodotti statunitensi, che non sarebbe male come idea anche se nella pratica, la vedo proprio dura, ricordiamo che dalla firma del TLCAN il nostro già povero mercato messicano è stato invaso da prodotti statunitensi.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-771.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8094 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-771.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="279" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-771.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-771-300x167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Io capisco a tutti i miei connazionali che s’indignano e postano ogni cinque minuti memes contro Trump ma non basta. Per far diventare questo orgoglio qualcosa di vero e di utile bisogna andare avanti e appoggiare sul serio e per un lungo periodo ( non solo questi giorni che va tanto di moda) gli agricoltori, contadini, commercianti messicani che lavorano la nostra terra.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Vi propongo una serie di video che ho trovato creativi e con un bel messaggio che arrivano da diverse parti del mondo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Questo è un bellissimo documentario fatto da ragazzi uruguaiani:</span></p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Q__bSi5rBlw?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p><span style="font-size: large;">Questo è uno spot pubblicitario (ecco dov’è la fregatura) che però io trovo coraggioso .Un po’ strappalacrime ma con un bel messaggio alla fine.</span></p>
<p><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/oW4PuyOztZg?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><span style="font-size: large;">E chi dica che i nordici non hanno sense of humor… questo video è favoloso. </span></p>
<p><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ZpFAsjrPgo8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Nuovi CIE e rimpatrio stranieri: il comunicato dell’ASGI sulla circolare del Capo della Polizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2017 10:08:07 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<p>(www.asgi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-718.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7881" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-718.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="487" height="365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-718.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 487w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-718-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 487px) 100vw, 487px" /></a></p>
<p><!-- /entry-meta --> <!-- /entry-header --></p>
<div class="entry-content">
<p>ASGI esprime sconcerto e forte preoccupazione per la circolare diffusa dal Ministero dell’Interno il 30.12.2016 relativa alle attività di rimpatrio degli stranieri irregolari e al programma di riapertura dei CIE, oltre che la volontà del Governo di stipulare nuovi accordi bilaterali di riammissione e di riformare in senso restrittivo le norme sul diritto di asilo.<span id="more-26438"></span><br />
<strong>La volontà espressa dal Governo</strong> di utilizzare gli strumenti di controllo ed allontanamento degli stranieri irregolari per favorire <em>“l’azione di prevenzione e contrasto nell’attuale contesto di crisi a fronte di una crescente pressione migratoria e di uno scenario internazionale connotato da instabilità e minacce”</em> di per sé sembra dare applicazione alle norme legislative già in vigore, ma in realtà sottintende il perdurare di un <strong>indirizzo politico-amministrativo miope</strong>.<br />
ASGI esprime piena <strong>contrarietà all’apertura di nuovi Centri di identificazione ed espulsione o all’ampliamento</strong> delle strutture già esistenti, così come ogni tipo di azione o provvedimento che determini l’incremento di provvedimenti amministrativi di espulsione caratterizzati da automatismo e dall’assenza di un’adeguata valutazione delle situazioni individuali.</p>
<p>E’ stata proprio la presa d’atto di un <strong>gigantesco fallimento</strong> (per gli elevati costi, per le condizioni degradanti, per il numero limitato di stranieri effettivamente rimpatriati), evidenziato anche da tutti gli studi indipendenti, oltre che dalla Corte dei conti e dalle relazioni delle Commissioni parlamentari d’inchiesta che si sono alternate negli ultimi anni, che ha indotto i Governi precedenti a diminuire drasticamente il numero dei CIE.</p>
<p>Proporre la semplice riapertura dei CIE senza attuare una profonda riforma della parte del TU immigrazione emanato con d.lgs. 286/98 (come modificato dalla L. 189/02 – la cd Bossi-Fini, che è inefficace, iniqua, in più aspetti contrastante con la Costituzione e con le norme internazionali e dell’UE), rappresenta una scelta <strong>totalmente irragionevole .</strong></p>
<p><strong>Per regolare in modo efficace e legittimo il fenomeno migratorio</strong>, invece di limitarsi ad un’azione di identificazione di massa di eventuali stranieri in situazione di soggiorno irregolare e di implementare ancor più l’applicazione amministrativa di quelle vigenti norme legislative che sono inefficaci e di dubbia legittimità, <strong>occorre che si modifichino le norme legislative in vigore che sono incostituzionali</strong> <strong>o che producono irregolarità</strong> negli ingressi e nei soggiorni.<br />
Anzitutto le tipologie espulsive vanno drasticamente ridotte e razionalizzate limitandole alle violazioni più gravi con identificazione delle persone socialmente pericolose durante la detenzione, mentre vanno resi efficaci e concreti i programmi di rimpatrio volontario assistito senza divieto di reingresso degli stranieri e rimpatriati, prevedendo che eventuali respingimenti o espulsioni o accompagnamenti alla frontiera o trattenimenti – in quanto provvedimenti restrittivi della libertà personale – siano sempre previamente decisi dalla sola autorità giudiziaria in conformità con la riserva di giurisdizione prevista dall’art. 13 Cost., che è invece violata dalle vigenti norme legislative.<br />
Parimenti ASGI ritiene che le azioni di controllo e di contrasto ai fenomeni di sfruttamento debbano essere svolte in un’ottica di tutela dei soggetti sfruttati, attraverso la corretta applicazione delle disposizioni normative vigenti ed in particolare degli strumenti previsti dagli artt. 18 e 22 D. Lgs. 286/98, al fine di evitare l’allontanamento dal territorio nazionale di persone soggette, in caso di ritorno in patria, a ritorsioni o persecuzioni di vario tipo.<br />
ASGI esprime altresì preoccupazione rispetto alla proposta di attribuire funzioni di pianificazione delle attività di controllo ai Comitati provinciali per l’Ordine e la sicurezza pubblica presieduti dai Prefetti e composto anche da Questori e Sindaci dei capoluoghi provinciali. In ogni caso ciò non può certo fare attribuire maggiori poteri ai Sindaci in materia di ordine pubblico, il che peraltro ha portato, già in passato, a condotte fortemente repressive, caratterizzate da una restrizione delle libertà soprattutto dei cittadini stranieri.</p>
<p><strong>E’ da contrastare anche ogni forma possibile di attribuzione ai Corpi di Polizia municipale</strong> di competenze in materia espulsiva, che accentuerebbe le funzioni di repressione a discapito del ruolo di prossimità che dovrebbe caratterizzare la polizia locale, i cui appartenenti mancano di specifica preparazione in materia di immigrazione e asilo.</p>
<p>Nel contesto di crisi richiamato dal Governo <strong>è necessario evidenziare la strumentalità delle risposte che il Governo sta approntando</strong>, finalizzate esclusivamente a rassicurare superficialmente l’opinione pubblica anziché individuare soluzioni alla questione migratoria improntate ad un effettivo inserimento dei nuovi cittadini.<br />
<strong>Nell’attuale sistema è necessario modificare profondamente la normativa sui titoli di soggiorno</strong>, evitando i sempre più numerosi ostacoli al mantenimento della regolarità della presenza sul territorio nazionale, <strong>promuovendo percorsi di integrazione</strong> e di sostegno utili a prevenire il ritorno a condizioni di irregolarità, promuovendo una regolarizzazione permanente a fronte della dimostrazione di chiari indici di integrazione (lavoro, rete familiare, anzianità di presenza in Italia, percorsi di studio, ecc.), promuovendo politiche di integrazione tra i cittadini stranieri e gli italiani, attraverso una condivisione del territorio e delle politiche locali.</p>
<p><strong>Solo così si possono evitare le tensioni sociali</strong>, troppo spesso strumentalizzate dagli attori politici ed istituzionali, e cominciare davvero a gestire la realtà migratoria.<br />
<strong>Non ha invece futuro</strong> né la strategia degli <strong>accordi bilaterali di riammissione</strong> (come quello che il Ministro vorrebbe rinegoziare con la Tunisia) che sono stipulati in forma semplificata e segreta senza preventiva legge parlamentare di autorizzazione alla ratifica in violazione dell’art. 80 della Costituzione, né l’ipotesi di un <strong>provvedimento legislativo che riformi in senso restrittivo le norme sull’asilo</strong>, eliminando il doppio grado di giurisdizione (il che discriminerebbe gli stranieri rispetto ai cittadini che nell’ordinamento italiano ne fruiscono) o istituendo sezioni specializzate dei tribunali che, in realtà, per la loro composizione affidata soprattutto a magistrati onorari e inesperti sarebbero nuovi giudici speciali, la cui costituzione è vietata dalla Legge costituzionale (senza eliminare la vera causa dei ritardi che sta nelle decisioni tardive e spesso malfatte delle Commissioni territoriali che dovrebbero essere aumentate e composte di persone più indipendenti e competenti).<br />
ASGI chiede, pertanto, al Governo di <strong>ripensare profondamente alla propria strategia</strong> in materia di immigrazione e asilo e di approntare un Piano nazionale per la gestione della realtà migratoria, con il coinvolgimento delle associazioni dei cittadini stranieri e delle associazioni che promuovono la tutela dei diritti degli stranieri.</p>
</div>
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		<title>Lombardia: approvata legge per parità di genere nei Cda</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 08:15:54 +0000</pubDate>
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</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una legge che, recependo quella nazionale del 2011, prevede che almeno un terzo dei componenti dei Consigli di amministrazione debbano essere donne (o uomini).<br />
Nonostante la polemica per una dichiarazione del capogruppo della Lega Nord, Massimiliano Romeo, sulla disparità di trattamento economico delle donne, il provvedimento è passato a larghissima maggioranza (solo due astenuti). La legge stabilisce in particolare che la parità di genere debba essere rispettata sia nella presentazione delle candidature sia nella votazione delle stesse in Consiglio regionale: nel caso questo equilibrio di genere non venga rispettato, la Giunta o il Consiglio regionale dovranno riaprire i termini per presentare le candidature. &#8220;Come evidenziato dalle statistiche Istat uomini e donne non godono delle medesime opportunità nel mondo del lavoro sia in termini di assunzioni sia di carriera, sia di salario &#8211; ha dichiarato la relatrice Silvana Santisi Saita, consigliera della Lega -. Le donne in Italia pagano lo scotto di politiche che non agevolano il loro ingresso nel lavoro e non le sostengono durante i periodi delicati della loro vita. Le donne, in quanto donne, sono costrette spesso a lasciare il lavoro o a scegliere il part-time a causa delle carenze di una politica sociale inadeguata&#8221;.<br />
&#8220;Oggi &#8211; ha sottolineato la vicepresidente del Consiglio, Sara Valmaggi &#8211; la Lombardia compie un passo avanti significativo, in linea con quanto ci chiede l&#8217;Europa, indispensabile per superare la mancanza di volontà politica di alcuni settori. Sono convinta che la decisione odierna aiuterà a cambiare sensibilmente la cultura istituzionale e a farne un esempio per le scelte dell&#8217;intera società lombarda. Introduciamo un concetto di democrazia paritaria.</p>
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