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	<title>inquinamento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Fast fashion che se ne frega</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 10:17:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="709" height="616" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17456" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44-300x261.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p></p>



<p>&#8220;Fast fashion&#8221; prende il nome da &#8220;fast food&#8221;, cibo veloce da mangiare in fretta, a poco prezzo e a qualsiasi ora del giorno perché già pronto, ma invece che alzare il colesterolo la fast fashion inquina il pianeta e lede i diritti umani, quindi direi un po&#8217; più pericolosa         (anche il fast food crea una massa di persone obese con tutte le conseguenze del caso, ma di questo parlerò in un altro articolo).<br>Nasce dall&#8217;esigenza di avere sempre capi nuovi da indossare per ogni occasione, di cambiare più volte al giorno il proprio outfit,<br>un&#8217;esigenza imposta non innata o necessaria, un&#8217;esigenza nata dal consumismo e dalla falsa estetica propinata dai social.<br>È vero che è giusto e auspicabile poter disporre di capi di abbigliamento a un prezzo abbordabile perché non tutti hanno soldi da spendere, ma dovremmo porci la domanda perché questi capi non durino mai più di qualche mese; inoltre, sotto il fascino dei prezzi bassi e dei rapidi cicli della moda si nasconde una grave crisi ambientale e un drammatico sfruttamento dei lavoratori.<br>Non è un segreto che la moda abbia un problema di rifiuti. A livello globale, ogni anno vengono create circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili; entro il 2030 si prevede che nel complesso scarteremo più di 134 milioni di tonnellate di tessuti all’anno.<br>&#8220;Tutti i vestiti che donerai saranno riciclati o riutilizzati, senza che nulla vada in discarica&#8221;, si legge spesso negli grandi store, da H&amp;M a Primark. Ma quanto c’è di vero?<br>La ONG Changing Markets Foundation ha utilizzato Apple AirTag per tracciare 21 capi tra cappotti, pantaloni, giacche e altri indumenti di seconda mano, ma in perfette condizioni. La ONG olandese ha donato gli articoli ai negozi H&amp;M, Zara, C&amp;A, Primark, Nike, The North Face, Uniqlo e M&amp;S in Belgio, Francia.</p>



<p>&#8220;Le promesse fatte da H&amp;M, C&amp;A e Primark sono un altro trucco greenwashing per i clienti&#8221;, afferma la responsabile della campagna di Changing Markets, Urska Trunk. La nostra indagine suggerisce che gli articoli in perfette condizioni vengono per lo più distrutti, bloccati nel sistema o spediti in tutto il mondo verso Paesi che sono meno in grado di gestire il vasto torrente di indumenti usati provenienti dall’Europa. Gli schemi aggiungono la beffa al danno offrendo ai clienti buoni-sconto o punti per acquistare più vestiti, amplificando il modello fast fashion che trabocca di rifiuti.<br>L&#8217;industria della moda è responsabile di impatti ambientali significativi, contribuendo al 10% delle emissioni globali di carbonio e all’inquinamento dell’acqua.<br>Poi c&#8217;è la questione non meno importante dei diritti umani: in Bangladesh, ad esempio, ci sono almeno 3500 industrie che lavorano per marchi occidentali e i lavoratori percepiscono salari da fame, spingendo spesso le famiglie a fare lavorare anche i bambini per potersi mantenere. Attualmente molti di questi lavoratori sono in sciopero e stanno combattendo per una vita più dignitosa anche contro la polizia che controlla l&#8217;ordine pubblico a suon di sprangate e che ha causato almeno un morto, ogni volta.</p>



<p>Quindi sfruttamento anche minorile , inquinamento, negazione dei diritti fondamentali: come la vogliamo risolvere?<br>Fermiamoci a pensare, veramente ci servono tutti quei vestiti?<br>Veramente abbiamo bisogno di cambiare abbigliamento così di frequente? Perché compriamo robaccia per poi buttarla?<br>Io indosso per tutto l&#8217;inverno tre paia di pantaloni e non mi sono mai sentita inferiore a nessuno.<br>E poi lo stress di scegliere ogni giorno&#8230;ma basta.<br>Viva la libertà dal fashion!</p>
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		<title>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 08:05:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee di Alessandra Montesanto COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts),&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</p>



<p>Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="654" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16737" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-300x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-768x490.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1536x981.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1618w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts), nel capoluogo dell&#8217;isola, Santa Cruz. Durante la scorsa estate l&#8217;abbiamo visitata e ne riportiamo alcune considerazioni che riteniamo altamente interessanti per il dibattito sui cambiamenti climatici a livello globale, sulla responsabilità dei cittadini e sulla giustizia sociale.<br><br><br></p>



<p>La Filosofia occidentale è tradizionalmente partita dalla domanda che prevale su altre grandi questioni, che, sia a livello individuale che sociale, delineano il modo in cui ci relazioniamo con il mondo: perché c&#8217;è qualcosa invece del nulla? Se possiamo essere certi di qualcosa, la nostra esperienza qualitativa del mondo, anche se non possiamo sperimentarla nella sua totalità, dice che, in effetti, ci sono cose che ci circondano. La materia rimane ed è continua. È impossibile fermare il corso della materia. Sia dal nostro punto di vista &#8211; quei rifiuti che non riusciamo a smettere di produrre, quel sacco della spazzatura giallo da 30 kg che viene riempito ogni due giorni in una famiglia di due persone &#8211; sia da uno stanziamento industriale &#8211; i litri di emissioni scaricati in mare da emissari nascosti sulla costa &#8211; sia come anche l&#8217;astrofisica &#8211; l&#8217;espansione dell&#8217;universo, la persistenza della materia oscura.<br>Ma come affrontare il fatto che la materia oscura è in continua espansione e la nostra è limitata? Come organizzare la materia, ciò che ci è rimasto?<br><br>Un&#8217;assidua definizione di residuo, o rifiuto è quella di “materia fuori posto”; è importante capire come riorganizzare la materia perchè è una questione politica e sociale. Che sia a livello domestico o industriale o extraplanetario. Il principio della definizione, dell&#8217;antropologa Mary Douglas, si basa sul fatto che l&#8217;organizzazione della materia ha una componente politica che la ristruttura sulla base di un pensiero dicotomico, ovvero: utile/inutile; produttivo/improduttivo. Sporcizia e rifiuti sono legati a un sistema di strutturazione igienica che lo identifica innanzitutto con qualcosa che destabilizza un ordine di contenimento che permette una vita funzionale e la struttura organica della città moderna è quella che nasconde i propri rifiuti sotto il magazzino e il cui fetore è nascosto anche a diversi metri dai contenitori che nessuno vuole vedere.<br><br>Tuttavia, il sistema di organizzazione dei rifiuti urbani come lo conosciamo oggi è molto recente. Fu solo nel XIX secolo che a Londra fu sviluppato un sistema igienico-sanitario pubblico: gli individui erano i responsabili della raccolta dei propri rifiuti e le acque reflue non presero forma fino a questo secolo, nonostante le lamentele sull&#8217;insalubrità del Tamigi fossero state presenti in Parlamento dal XIII secolo. Il <em>De latrines</em>, basato sullo spreco di rifiuti comunitario, che era stato praticato durante gli anni medievali, è passato anche alla Modernità con la gestione privatizzata voluta dal re, allo stesso modo in cui Locke sviluppò un sistema di pensiero liberale dove, portatrice di quei diritti non negoziabili &#8211; concepiti in definitiva come esito di deliberazione sociale contrattuale, ma sotto la legge ineludibile di diritti come la vita, la libertà e, soprattutto la proprietà privata &#8211; la città si avviava verso la privatizzazione dell&#8217;igiene. Tuttavia, a questa privatizzazione, antecedente all&#8217;industrializzazione e incipiente delle grandi capitali europee nell&#8217;Ottocento, mancava un elemento chiave che potesse riorganizzare tutto ciò che &#8220;era rimasto&#8221;. Vale a dire, poter spostare e nascondere ciò che gli individui avevano precedentemente gettato in strada.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16739" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p><br><br>L&#8217;organizzazione e l&#8217;industrializzazione delle risorse necessarie alla gestione delle città post-industriali ha quindi due punti di partenza in termini di pensiero: il primo è che l&#8217;immondizia è qualcosa del passato e che può destabilizzare e far ammalare. Non solo in termini di un sistema igienico basato sulla cura e sull&#8217;istituzionalizzazione della medicina, ma anche in quanto destabilizza lo schema basato su un certo ordine simbolico. Il residuo in vista è pericoloso. E il secondo punto è che,se la spazzatura è una cosa del passato, è perché ci ricorda dove siamo stati, cosa abbiamo mangiato e chi siamo. Sebbene la nostra memoria ci deluda, la spazzatura mostra il peggio di noi stessi. Le nostre abitudini di consumo sono esposte. In questo senso, Rathje e Murphy in “Spazzatura!” mostrano l&#8217;archeologia della spazzatura e come normalmente le persone, alla domanda sulle loro abitudini di consumo, tendano a nascondere i cibi dannosi per la salute e a sopravvalutare quello che dovrebbe essere il cibo &#8220;sano&#8221;.<br>Nessuno, inoltre, vuole condividere la propria spazzatura in pubblico. Non solo a livello individuale ma collettivo, una città senza un sistema fognario, impianti di trattamento delle acque reflue, scarichi o cassonetti è una società del passato. La città moderna è fatta di vetro, trasparente, ordinato, pulito. Il colore può essere anche manifestazione estetica dell&#8217;ordine simbolico del residuo. Anche parlare dell&#8217;uso del bianco come imposizione estetica durante il Movimento Moderno in Architettura o stile internazionale (1926-1950) aiuta a capire questo orientamento: dove ciò che era rimasto degli edifici e delle facciate era la decorazione, questa viene sradicata trattandola come un male, come grottesco. Questo rifiuto del grottesco definirebbe un&#8217;architettura bianca senza aggiunte, che rappresenta il progresso e la propaganda dello stile internazionale occidentale. Anche dopo la prima guerra mondiale, il critico d&#8217;arte e storico Adolf Behne fece una distinzione tra architettura bianca e architettura colorata, associando la prima alla classe borghese e la seconda agli ideali delle utopie socialiste. È curioso che il bianco derivi anche da un&#8217;idea igienista della Società. Nel sud della Spagna, i contadini usavano la calce per pulire le stalle per le sue proprietà antisettiche. Quando iniziarono ad arrivare le successive epidemie di tifo o peste, la popolazione divenne ossessionata da questa sostanza chimica e l&#8217;architettura divenne bianca. Cominciarono persino ad apparire rituali per imbiancare le stanze dei defunti di recente. È qui che l&#8217;idea del bianco come pulizia inizia ad essere culturalmente associata e si sviluppa per tutto il XX secolo nell&#8217;architettura e nell&#8217;arte.<br><br>La zona di Manshinay Yasser al Cairo o le discariche di Balatas e Payatas nelle Filippine sono complessi esempi contemporanei della sfida urbana posta dai rifiuti e dalla loro gestione. La prima è conosciuta come &#8220;la città della plastica”; un quartiere sovraffollato fuori il Cairo che si caratterizza per la sua architettura informale e la mancanza di un sistema logistico per organizzare i suoi rifiuti. In questa città come in altre zone del Cairo, esistono i cosiddetti “zabbaleen” &#8211; una parola che letteralmente significa in egiziano “area destinata alla spazzatura&#8221; -, gestiti da una comunità copta che si è tradizionalmente dedicata alla raccolta dei rifiuti. Rispetto ad alcuni sistemi di riciclaggio occidentali, riescono a riciclare l&#8217;80% dei rifiuti prodotti dalla città. Il delicato sistema comunitario degli zabbaleen è un processo di riciclo lontano dalla tecnologia contemporanea e basato su un equilibrio etnico o manuale, come sarà poi il cassonneto di cui parlava Walter Benjamin e che si trovava per le strade di Parigi e che ora è installato in molte altre città.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="765" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3-765x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16740" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3-765x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 765w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3-224x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 224w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3-768x1028.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1074w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p>Ci sono persone che raccolgono i rifiuti, che guardano e prendono ciò che è stato gettato.Tutto ciò che la grande città ha buttato via, tutto ciò che ha perso, tutto ciò che ha disprezzato, tutto ciò che ha schiacciato sotto i piedi, lo catalogano e lo raccolgono. Raccolgono gli annali dell&#8217;intemperanza e dello dello spreco. Sistemano le cose e selezionano con giudizio: raccolgono come un avaro che custodisce un tesoro, rifiuti che assumeranno la forma di oggetti utili o gratificanti tra le fauci della dea dell&#8217;industria. Questa descrizione è una metafora estesa del metodo poetico, come lo praticava Baudelaire. Gli uomini della spazzatura e il poeta: entrambi si occupano di rifiuti.<br>L&#8217;idea del riciclo, del riutilizzo dei rifiuti come qualcosa di innovativo e che la città postmoderna si comporti meglio di qualsiasi altro sistema di riorganizzazione della materia, è, ovviamente, qualcosa di falso. Così è l&#8217;idea che ci sia una contemporaneità simultanea in cui regnano i progressi del &#8220;progresso&#8221;. L&#8217;esperienza del presente non è universalizzabile. Le idee che segnano un&#8217;epoca sono anche spaziali, geolocalizzabili. È curioso, in questo senso, come il concetto di &#8220;impronta di carbonio&#8221; sia stato ideato proprio dalla <em>British Petroleum (BP) </em>nei primi anni 2000, che ha incaricato la società di pubbliche relazioni <em>Ogilvy &amp; Mather</em> di ideare questo concetto, sviluppando un motore di ricerca in cui calcolare l&#8217;impronta di carbonio di ogni individuo. Con un movimento come questo, <em>BP </em>esternalizza la propria responsabilità riguardo all&#8217;inquinamento del pianeta e riesce a incolpare i singoli attori, preoccupati per la loro rispettiva “impronta ecologica”.<br><br>Il sistema igienico-sanitario ideato dalla città tipicamente postmoderna, con una gestione privatizzata dell&#8217;organizzazione dei rifiuti guidata da multinazionali, non è l&#8217;unico modello contemporaneo di distribuzione del materiale in eccedenza, tutt&#8217;altro. È, tuttavia, il modello pertinente all&#8217;interno dell&#8217;immaginario simbolico sviluppato dopo la sanificazione dello spazio pubblico, che lega l&#8217;igiene all&#8217;individuo-proprietario e all&#8217;esigenza collettiva di avere uno spazio operativo. La spazzatura non viene distrutta, viene spostata. All&#8217;interno della società consumistica tardo-capitalista, l&#8217;utopia del riciclo si basa sull&#8217;esternalizzazione dei propri rifiuti: ciò che non si vede va taciuto.<br><br>Qual è la soluzione per riordinare la creazione incessante della materia e non affogare in essa?<br><br>Walter Benjamin usa la figura della cassonetto per illustrare la sua concezione dell&#8217;immagine dialettica: un momento presente illuminato dal passato, dove la verità viene svelata dalla nostra esperienza personale e sensoriale. Sia il poeta che il cerca-spazzatura (riciclatore) sono interessati allo scarto.Ci proponiamo qui di costruire un&#8217;immagine dialettica del residuo in modo tale che esso sopravviva non come elemento negativo o eccedenza di quello positivo; il riciclatore lo pulisce, ma come una rovina, come una costruzione affermativa nel suo decadimento. Nelle parole di Slavoj Žižek: l&#8217;idea di &#8216;riciclaggio&#8217; comporta l&#8217;utopia di un circolo chiuso di tutti i rifiuti.</p>



<p>Cosa possono fare i singoli cittadini riguardo al clima globale ? Per esempio, l&#8217;organzzazione denominata <em>Safety Orange</em> funziona come tecnologia di controllo e autorizza i singoli cittadini ad essere perennemente vigili e responsabili della propria sicurezza e benessere. Possiamo intravedere questa logica spostando sottilmente il peso della conformità dalle istituzioni agli individui: la discarica di Payatas nella città di Manila, chiusa a causa di una frana che ha provocato la morte di circa 1.000 persone che vi abitavano, è un altro grande esempio di come, all&#8217;interno del sistema sanitario prevalente, la materia si muova, ma non venga mai distrutta completamente, venga rimossa dalla visione di quei centri che contano di essere spinti alle periferie, appunto, di essere spinti ai margini dell&#8217;ordine sociale e rimanere entro i confini dell&#8217;inaccettabile, sebbene il sistema stabilito nella società postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza ecologica, come si vede con l&#8217;esempio di Zabbaleen che, invece, garantisce un sistema sanitario basato sulla performance economica dei suoi abitanti e un sistema di valori e credenze basato sulla dicotomia utile/residuo. Gli abitanti di Payatas o di tante altre discariche di fronte alle pressioni socioeconomiche e alla mancanza di alloggi nei centri urbani, si trasferiscono nelle discariche per vivere come spazzini, cioè raggruppano i rifiuti e vendono ciò che trovano &#8230; Pertanto, sebbene il sistema igienico-sanitario della città postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza nella raccolta differenziata dei rifiuti o l&#8217;utopia del riciclaggio, garantisce l&#8217;ordine socioeconomico e simbolico in cui si trovano i rifiuti destinati ad essere il sostentamento economico di classi esterne a questo ordine sociale, relegate al di fuori di questo centro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="684" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-1024x684.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16743" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-1024x684.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-300x200.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-768x513.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>I rifiuti sono una questione politica la cui forma è modellata in molti modi, non si tratta solo della spazzatura stessa o della materia in una definizione classica di essa. Anche i corpi possono essere rifiuti: corpi che non sono produttivi. L&#8217;associazione tra residuo e improduttivo è evidente in questi corpi isolati ed emarginati all&#8217;interno della società: Robert MaCruer ha cercato di plasmare un tipo di corpo reso invisibile dalla società con la sua <em>Teoria del Crip</em>: “Corpi con diversità funzionale che non aderiscono alla norma, in questo caso, tendono ad essere isolati o emarginati. La logica del residuo sopravvive all&#8217;interno del nostro sistema di organizzazione delle idee e del ragionamento in molte aree della nostra vita”.<br>La spazzatura è l&#8217;oppresso, l&#8217;abietto. Storicamente, la nozione di rifiuto nasce legata ad una questione economica fondamentale: la produttività della terra. Così, nel <em>Secondo Trattato</em> di Locke, troviamo una definizione di residuo (rifiuto) che corrisponde a quella terra che non riporta un beneficio economico. Il residuo, storicamente, è simbolicamente equiparato a un sistema impuro, da cui deriva un pericolo. In questo senso, il sistema sapere/potere occidentale, fin dall&#8217;età moderna, rafforza una serie di valori in cui le stesse convinzioni prevalenti crollano prima della comparsa di altri nuovi valori. Soprattutto dopo l&#8217;Illuminismo, la conoscenza stessa viene riordinata e purificata sulla base dell&#8217;idea latente del residuo. La lotta dialettica tra tesi e antitesi può essere interpretata come il rafforzamento di un sistema di pensiero (filosofia?) che lotta per l&#8217;adattamento delle sue idee a un ordine che combatte il residuo: ogni conoscenza inutile deve essere ritirata, tutta la filosofia attuale deve &#8221; pulire&#8221; il precedente sistema su cui è stato costruito o spodestare quelle convinzioni e valori che non si adattano al tuo spirito. La conoscenza può anche essere residuale; lasciato ai margini, dimenticato. Il compito della cassettiera è salvarli; frugare tra i rifiuti della Filosofia e della Storia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="670" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16744" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-768x503.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="536" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16745" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1536x804.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1762w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br><br>In COLAPSO osserviamo diverse interpretazioni estetiche di queste sfide, analisi più o meno esplicite del sistema di categorizzazione dicotomica utile/inutile. Partiamo dalla critica ai rifiuti agricoli e industriali, presenti nell&#8217;opera di Amy Balkin, Rafael Pérez Evans o nel gruppo formato da Inés Miño, Iñigo Barrón e Mon Cano. In questi pezzi osserviamo come i rifiuti agricoli o ambientali modellano il nostro rapporto con lo spazio che abitiamo. Ad esempio, con il mare, come ci mostrano Inés, Iñigo e Mon, o con la terra stessa e la sovrapproduzione di banane, nel caso di Rafael. Da questa critica allo spreco ambientale e all&#8217;inquinamento atmosferico &#8211; quello smog di cui parla Amy &#8211; si passa a uno sguardo che poggia sulle tecniche di consumo capitaliste. Nell&#8217;opera di Shanie Tommassini, l&#8217;iPhone diventa un oggetto rituale, il cui incendio rimanda non solo all&#8217;obsolescenza programmata degli oggetti tecnologici ma anche al valore feticcio della merce, trasformata in un rituale quasi religioso. Cajsa Von Zeipel, Jack Almgren e Lucia Bayón ci mostrano anche modi di relazionarsi con la società consumistica, collegando elementi tessili nel caso di Lucia o il mondo del fast fashion con altri oggetti trovati, nel caso di Jack, parodiandoli in extremis come vediamo nelle sculture esorbitanti di Cajsa. Nel percorso espositivo si arriva alla rovina in sé, alla spazzatura destrutturata dotata di una forma architettonica, come artisti come Céline Struger, Marina González Guerreiro, Bat-Ami Rivlin o il duo formato da Ma Dallo e Lucía Dorta lavorano da prospettive diverse. Nel caso di Bat-Ami, siamo di fronte ai rifiuti domestici e ai resti della nostra stessa casa, che costituiscono una nuova realtà totalmente separata dal nostro spazio visibile. Nel caso di Maï e Lucia, il loro pezzo cerca di salvare le rovine di un&#8217;etica premoderna della cura, un sapere dimenticato i cui portatori sono state tradizionalmente le donne, bollate come &#8220;streghe&#8221;. D&#8217;altra parte, le rovine di Céline combinano figure mitologiche, come la Gorgone, con resti archetipici della nostra società industriale. Per Marina gli elementi più spendibili diventano motivi costruttivi, pezzi delicati fatti di un aspetto apparentemente superfluo. Da questa rovina si passa ai rifiuti umani: Berenice Olmedo, Luis Lece Marcin Dudek, ci mostrano modi di intendere, in definitiva, l&#8217;essere umano come parte dello stesso sistema di organizzazione dei rifiuti. <br><br>Ricordiamo che l&#8217;etimologia della parola &#8216;collasso&#8217; deriva dal latino &#8216;collapsus&#8217; e significa caduta totale. Lapse significa “scivolare”.</p>



<p>Una esposizione, quindi, che ci ammonisce: non scivoliamo, di nuovo, nello spreco della materia anche perché noi stessi di materia siamo fatti, ma anche di spirito e di conoscenza.<br><br><br></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. ﻿Il “Green Deal” europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2020 08:31:27 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="266" height="189" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/eu-green-dal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13713"/></figure></div>



<p>di
Fabiana Brigante</p>



<p>Nel
luglio dello scorso anno Ursula von del Leyen veniva eletta
presidentessa della Commissione Europea. Nelle ventiquattro ambiziose
pagine della sua “agenda per l’Europa”, scritta per ottenere i
voi dei membri del Parlamento Europeo, la allora candidata aveva
parlato di “una Europa che guidi le principali sfide del nostro
tempo”. In cima al suo programma si stagliava la proposta di un
<em>Green
Deal</em>
europeo, raccogliendo la sfida e l’opportunità di una Europa a
impatto climatico zero, sulla scia di quanto stabilito dall’Accordo
di Parigi e dai traguardi fissati per il 2030. 
</p>



<p>Lo
scorso dicembre il <em>Green
Deal</em>
è stato dunque presentato dalla Commissione Europea<sup><a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></sup>;
è stato definito un percorso da seguire al fine di “rendere
sostenibile l’economia dell’Unione Europea trasformando le sfide
climatiche e ambientali in opportunità in tutti i settori politici e
rendendo la transizione giusta e inclusiva per tutti”.</p>



<p>Il
<em>Green
Deal</em>
fornisce una tabella di marcia con azioni volte a potenziare un
utilizzo efficiente delle risorse, con un passaggio ad una economia
pulita e circolare, ambendo ad arrestare i cambiamenti climatici e la
perdita di biodiversità, e ovviamente a ridurre l’inquinamento. 
</p>



<p>Tutti
i settori dell’economia sono inclusi in questo processo di
cambiamento, in particolare i trasporti, l’energia, l’agricoltura,
il settore edilizio e quello industriale.<sup><a href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></sup>
Un ruolo decisivo nel sostenere la transizione verde lo giocano anche
le tecnologie digitali. La digitalizzazione offre, tra le altre cose,
nuove opportunità per il monitoraggio a distanza dell’inquinamento
atmosferico e idrico o per il monitoraggio e l’ottimizzazione
dell’utilizzo dell’energia e delle risorse naturali. Allo stesso
tempo, la Commissione valuterà la necessità di maggiore trasparenza
sull’impatto ambientale dei servizi di comunicazione elettronica.</p>



<p>Per
quanto riguarda i trasporti, si sostiene che tutti i settori dovranno
contribuire pienamente alla de-carbonizzazione, in linea con
l’obiettivo di conseguire un’economia ‘climaticamente neutra’,
tentando di applicare il principio de “chi inquina paga”. La
proposta, tra le altre, è quella dunque di investire sulla
connettività delle reti ferroviarie dell’UE, al fine di consentire
pari accesso su tutto il territorio al trasporto ferroviario
pubblico.
</p>



<p>Ulteriore
obiettivo del <em>Green
Deal</em>&nbsp;è
di realizzare una politica alimentare più sostenibile, “che
riunisca gli sforzi per  […]preservare e ripristinare la
biodiversità con l’ambizione di garantire che i cittadini europei
ricevano alimenti accessibili, di alta qualità e sostenibili,
garantendo al contempo un tenore di vita dignitoso per gli
agricoltori e i pescatori e la competitività del settore agricolo”.
La strategia che si vuole attuare viene denominata “dal produttore
al consumatore”.</p>



<p>In
concreto, la Commissione si propone di “rafforzare la posizione
degli agricoltori nella filiera agroalimentare, premiando i
produttori che forniscono alimenti di elevata qualità quali norme
tutelando il benessere degli animali”. È ribadito inoltre che “la
riduzione del utilizzo dei pesticidi è uno degli obiettivi
prioritari per una agricoltura sostenibile”.</p>



<p>Riguardo
la preoccupazione per la perdita di biodiversità terrestre e marina
causate da agricoltura, pesca e produzione alimentare, oltre che per
i rischi connessi alla estinzione delle api, la Commissione sollecita
gli Stati membri a potenziare le azioni volte a ridurre gli sprechi e
combattere le frodi alimentari.</p>



<p>Non
manca nel documento l’attenzione alla protezione delle foreste,
indispensabili per il nostro pianeta eppure martoriate negli ultimi
anni dai numerosi incendi in tutto il mondo. Sul punto, il <em>Green
Deal</em>
accoglie
con favore l’intenzione di contrastare la deforestazione mondiale e
le chiede di intensificare le sue azioni in tal senso. 
</p>



<p>Il
raggiungimento degli obiettivi del <em>Green
Deal</em>
europeo richiederà ovviamente investimenti significativi. Il
compimento di quelli posti per il 2030 in materia di clima ed energia
richiede circa 260 miliardi di euro di investimenti annuali
aggiuntivi, pari a circa l’1,5% del PIL del 2018. Questo
investimento necessiterà della mobilitazione dei settori sia
pubblico che privato. È stato sostenuto che almeno il 25% del
bilancio a lungo termine dell’UE dovrebbe essere dedicato
all’azione per il clima, richiedendo ulteriore sostegno alla Banca
Europea per gli Investimenti (BEI). 
</p>



<p>Sebbene
la lotta al cambiamento climatico e al degrado ambientale sia uno
sforzo comune, è necessario considerare che non tutti gli Stati
membri partono dallo stesso punto. Si auspica dunque un meccanismo di
transizione equo che sia in grado di supportare quegli stati la cui
economia sia in gran parte retta da attività ad alta intensità di
carbonio. Sarà inoltre importante supportare i cittadini più
vulnerabili alla transizione, fornendo accesso ad opportunità di
lavoro in nuovi settori economici. Dovrà essere dedicata la dovuta
considerazione alla riqualificazione e allo sviluppo delle competenze
dei lavoratori nei nuovi settori economici che emergeranno.</p>



<p>Nel
mese di marzo la Commissione si propone di lanciare un “Patto
climatico” per dare voce e ruolo ai cittadini nella progettazione
di nuove azioni, condivisione di informazioni, avvio di attività di
base e soluzioni di presentazione che altri possano seguire.</p>



<p>Le
sfide globali del cambiamento climatico e del degrado ambientale
richiedono una risposta globale. L’Unione Europea si è ripromessa
di promuovere gli obiettivi già posti nelle convenzioni delle
Nazioni Unite sulla biodiversità e il clima. Il G7, il G20 e le
relazioni bilaterali costituiranno un’arena dove si concentreranno
gli sforzi per spronare gli altri paesi ad intensificare i loro
sforzi in tal senso. 
</p>



<p><a href="#sdfootnote1anc">1</a><br>
	</p>



<p>
	<sup>	</sup>
	Il testo ufficiale del Green Deal è consultabile al sito:
	<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1576150542719&amp;uri=COM%3A2019%3A640%3AFIN&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1576150542719&amp;uri=COM%3A2019%3A640%3AFIN&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>
	 
	</p>



<p><a href="#sdfootnote2anc">2</a><br>
	</p>



<p>
	<sup>	</sup>
	“Cos’è il Green Deal Europeo?”, disponibile al seguente link:
	<a href="file:///C:/Users/Alessandra/Desktop//C:/Users/Fabiana%20Brigante/Downloads/What_is_the_European_Green_Deal_en.pdf%20(1).pdf">file:///C:/Users/Fabiana%20Brigante/Downloads/What_is_the_European_Green_Deal_en.pdf%20(1).pdf</a>
	
	</p>
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		<title>Promozione teatrale. Nostra madre Terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 08:17:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>PROMO teatrale per i lettori di Peridirittiumani.com: se si partecipa in 2 persone (o a numeri pari), una paga il biglietto di 12 euro e l&#8217;altra persona entra gratuitamente (quindi, 6 euro a testa)&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>PROMO teatrale per i lettori di Peridirittiumani.com: se si partecipa in 2 persone (o a numeri pari), una paga il biglietto di 12 euro e l&#8217;altra persona entra gratuitamente (quindi, 6 euro a testa) . 6-7-8 dicembre 2019</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13324" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-2_web.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1701w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>TEATRO
OFFICINA presenta </strong>
</p>



<p><strong>NOSTRA MADRE TERRA</strong></p>



<p><strong>Venerdì
6 e sabato 7 dicembre ore 21</strong></p>



<p><strong>Domenica
8 dicembre 2019 ore 16</strong></p>



<p>
<strong>NOSTRA
MADRE TERRA					           nuova produzione</strong></p>



<p><strong>Con
</strong>Daniela
Airoldi Bianchi, Eleonora Caracciolo, Roberto Cuda, Pierluigi Durin,
Antonello Garofalo, Martina Mozzillo, Lorena Salvini, Stefania
Strianese,  Armando Toscano e un gruppo di cittadini del quartiere.</p>



<p><strong>Collaborazione
alla drammaturgia</strong>
Roberto Cuda ed Elisa Gianni 
</p>



<p><strong>Ricerca
musicale </strong>Alessandro
Arbuzzi e Margherita Roverselli</p>



<p><strong>Assistente
alla regia</strong>
Martina Mozzillo</p>



<p><strong>Regia
di</strong>
Massimo de Vita</p>



<p><strong>Produzione</strong>
Teatro Officina</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13325" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Nostra-Madre-Terra-1_web.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1701w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Il
TeatroOfficina
&#8211; che da quarantacinque anni opera a Milano con una vocazione al
lavoro sui quartieri &#8211; dopo lo spettacolo <em>E
sia pace nel mondo</em>
realizzato coinvolgendo alcuni giovanissimi abitanti del quartiere
intorno alla cultura spirituale della non- violenza, approda ora a
una nuova produzione sul tema della sensibilità ecologica.</p>



<p><em>Nostra Madre Terra</em>, così Francesco d’Assisi chiama il pianeta nel suo cantico  <em>Laudato sì,</em> cui si è ispirato Papa Francesco nell’omonima enciclica. <br>Il richiamo a <em>coltivare e custodire </em>la Terra chiede a tutti noi di vivere in modo equilibrato nella casa comune, e si pone di fatto come un impegno radicale per il futuro.  </p>



<p>Tutto
è in relazione: la cura della nostra vita è legata a quella delle
vite altrui, alla condizione dei poveri del mondo e di ogni creatura
esistente. Le parole di Alex Langer, di Papa Francesco, di Maria
Galindo e dei capi tribù dell’Amazzonia, attraversano e 
sostanziano lo spettacolo che si fa orazione civile, riflessione di
un gruppo di lavoro del quartiere che diviene ora “responsabilità
del dire” attraverso il teatro. 
</p>



<p>“<em>Cominciate
con il fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E
all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile</em>”
(Francesco d’Assisi)</p>



<p><strong>Ingresso
(con tessera associativa</strong><em><strong>
gratuita)  €</strong></em><strong>12,00</strong>
<br><strong>Prenotazione:
</strong>
necessaria e gratuita su <a href="http://www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>
| 02.2553200<br><br>
</p>



<p><strong>TEATRO
OFFICINA</strong>
via Sant’Elembardo, 2 Milano | MM1 Gorla | <a href="mailto:info@teatroofficina.it">info@teatroofficina.it</a>
| <a href="http://www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.teatroofficina.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>  |
02.2553200</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia: inferno incontrollato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 07:18:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p> di Tini Codazzi</p>



<p>Nel 2011 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva nel suo libro <em>Los hijos de los días (I figli dei giorni)</em>: “Si la naturaleza fuera un banco ya la habrían salvado”. Niente di più vero, affermazione schiacciante, soprattutto in questo momento in cui siamo testimoni del grande rogo che sta sterminando l’Amazzonia.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="954" height="550" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12991" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 954w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-300x173.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-768x443.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 954px) 100vw, 954px" /></figure>



<p>
I
mezzi d’informazione ci hanno già mostrato immagini e video
sull’enorme incendio che sta mangiando la più grande foresta
tropicale del mondo. Tre paesi sono coinvolti in questa tragedia:
Brasile, Paraguay e Bolivia. Si è già parlato della dinamica che da
anni i governi di turno di questi paesi eseguono: si porta avanti la
deforestazione, si attende dei mesi per far asciugare il terreno e
poi gli si dà fuoco. Agosto e settembre sono i mesi con il maggior
numero di incendi. Non esiste fuoco naturale in Amazzonia, questa
zona è troppo umida per provocare in modo naturale un incendio. I
ricercatori del IPAM (Istituto di Ricerca Ambientale del Amazzonia)
in Brasile, da anni denunciano che esistono persone che praticano i
roghi e che ovviamente nella stagione secca possono peggiorare e
provocare incendi fuori controllo. Molte volte questi incendi non si
spengono con la pioggia e quindi finiscono per propagarsi velocemente
e violentemente come sta succedendo adesso. 
</p>



<p>
Le
polemiche sulle politiche ambientali di Bolsonaro in Brasile le
conosciamo, si punta il dito contro di lui, per l’opinione pubblica
è basicamente il responsabile di questa tragedia, ma pochi sanno che
anche Bolivia e Paraguay sono altrettanto responsabili. 
</p>



<p>Il deputato ed ex ministro boliviano Carlos Sánchez Berzaim e associazioni e ONG ambientaliste boliviane affermano che nell’Amazzonia boliviana i roghi sono stati impulsati ed autorizzati da Evo Morales per ampliare le coltivazioni illegali di coca, eseguire migrazioni interne con l’obiettivo di cambiare la mappa sociopolitica della nazione beneficiando gruppi economici di dubbia reputazione che lavorano accanto al regime. È da anni che in Bolivia si parla di come Morales ha difeso con violenza la diffusione ed espansione di coltivazioni illegali di coca con il fine di finanziare il narcotraffico. Ad oggi si parlano di 80.000 ettari. Lo scorso 16 luglio, il Viceministro della Difesa Sociale e delle Sostanze Controllate (già potremmo discutere su questo Ministero…), Felipe Cáceres García ha ammesso la deforestazione e i roghi per preparare il terreno alle coltivazioni di coca nell’area protetta del Territorio Indigena e Parco Nazionale Isiboro-Securé (TIPNIS). Morales è stato criticato perché nel luglio scorso ha firmato una modifica di un decreto del 2001 che autorizza nella regione amazzonica la deforestazione e i roghi controllati per attività agricole, principalmente nelle regioni di Santa Cruz e Beni, a centro nord del paese. Dopo le denunce da parte dei governi locali, il gruppo boliviano Kuña Mbarete ha promosso una petizione per l’abrogazione del decreto e accusa il presidente Morales di: “Violazione dei diritti umani degli indigeni e della natura, di biocidio ed ecocidio causato nella zona di Chiquitanía in più di 1 milioni di ettari, e per l’attentato contro il 25% dell’ossigeno prodotto nel pianeta”. Sta di fatto che queste terre non solo servono para la coltivazione della coca, servono anche per l’ampliamento della produzione agricola e l’allevamento, anche se i ricercatori della zona dicono che queste terre non sono adatte a ciò, la produzione agricola quindi è totalmente negativa per il terreno.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="704" height="396" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12992" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 704w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></figure>



<p>In
questi 14 anni di potere, Morales e la sua dittatura castro chavista
hanno usato queste terre per i loro affari loschi, modificando e
creando delle leggi per lo sfruttamento delle terre e quindi delle
popolazioni indigene che lì vivono. 
</p>



<p>Che
dire del Paraguay. Il paese è stato recentemente criticato per non
proteggere la foresta dagli agrochimici. A metà agosto, l’ONU ha
redatto un report affermando che la nazione è responsabile di
violazioni di diritti umani per non aver fatto dei controlli adeguati
su attività inquinanti illegali. Gli esperti della Commissione dei
Diritti Umani dell’ONU affermano che il paese non controlla le
attività di fumigazione con agrochimici causando l’intossicazione
di persone, tra cui bambini, e anche l’inquinamento delle acque,
del suolo e delle coltivazioni. Sebbene le vittime di questo fatto
vivevano e lavoravano in zone lontane dall’Amazzonia, si sospetta
che la zona colpita dagli incendi, cioè il Distretto di Bahia Negra,
al confine con il Brasile e la Bolivia, sia anche stato colpito da
queste fumigazioni illegali e ovviamente, anche in questo caso dalla
feroce e incontrollata deforestazione, che il fuoco sia stato gestito
in modo inappropriato, che gli allevatori abbiano usato tecniche non
adeguate e che la cosa sia sfuggita di mano scatenando questo inferno
che stiamo vedendo ormai da settimane. La stessa canzone per i tre
paesi coinvolti. 
</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Secondo sciopero globale per il futuro: i giovani tornano a invadere Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2019 09:41:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Polo (Da pressenza.com) Dopo il primo sciopero globale per il futuro del&#160;15 marzo, anche oggi, 24 maggio, migliaia di giovani e giovanissimi hanno invaso le strade di Milano con cartelli fai da te,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/05/25/12548/">Secondo sciopero globale per il futuro: i giovani tornano a invadere Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/anna-polo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Anna Polo (Da pressenza.com)</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xbastioni-720x405.jpg.pagespeed.ic.Udgq2I0uC3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Secondo sciopero globale per il futuro: i giovani tornano a invadere Milano"/><figcaption>(Foto di Thomas Schmid)</figcaption></figure>



<p>Dopo il primo sciopero globale per il futuro del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/03/milano-sciopero-mondiale-per-il-futuro-loceano-si-sta-sollevando-e-noi-anche/?utm_source=rss&utm_medium=rss">15 marzo</a>, anche oggi, 24 maggio, migliaia di giovani e giovanissimi hanno invaso le strade di Milano con cartelli fai da te, striscioni e cori per chiedere giustizia climatica e interventi rapidi e incisivi per ridurre le emissioni. Tra i molti cartelli in inglese la palma dell’originalità va a “Paul, sorry, but we can’t let it be”. In generale, la stessa creatività ironica e graffiante che si era vista nel corteo di marzo si è manifestata anche oggi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/x24-5-Silvio-Castello.jpg.pagespeed.ic.NcBUNaGl--.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859954"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xCairoli-partenza.jpg.pagespeed.ic.aHV08KKgQ5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859963"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xCairoli-cartelli.jpg.pagespeed.ic.YhUgKBlO32.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859972"/></figure></div>



<p>Il corteo è partito da Piazza Castello e percorrendo via Broletto è passato davanti al negozio Enel sbarrato dalle serrande (precauzione dopo l’<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/occupata-la-sede-dellenel-a-milano-basta-greenwashing-chiudere-subito-tutte-le-centrali-a-gas-e-carbone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">occupazione</a>&nbsp;di due giorni fa?), immagine simbolica della chiusura dei colossi dell’inquinamento alle richieste dei giovani.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xEnel.jpg.pagespeed.ic.bcsn-5w0oI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859982"/></figure></div>



<p>Ha poi proseguito come una fiumana colorata e inarrestabile e si è concluso con un sit-in davanti alla sede della Regione Lombardia, sorda per ora alla richiesta di dichiarare&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/milano-fa-la-storia-primo-comune-in-italia-a-dichiarare-lemergenza-ecologica-e-ambientale/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l’emergenza climatica e ambientale</a>&nbsp;che è invece stata accolta dal Comune di Milano.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xp.-venezia.jpg.pagespeed.ic.l_FAJutPoX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859993"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xcorteo-diviso.jpg.pagespeed.ic.RbOSIUl-CY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860013"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/x24.5-plastica-silvio.jpg.pagespeed.ic.PBSH_v56dE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860022"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xsit-in.jpg.pagespeed.ic.dIuhTRJlmw.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860031"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xsit-in-1.jpg.pagespeed.ic.Pd-gggzhnJ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860040"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xTrump-Salvini.jpg.pagespeed.ic.ihUZXtJSs0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860049"/></figure></div>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xDSC0363web-750x422-c-default.jpg.pagespeed.ic.PL_MJrfWt_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Fridays for Future Milano 24/05/2019"/></figure>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/secondo-sciopero-globale-per-il-futuro-i-giovani-tornano-a-invadere-milano/#articlegallery?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a><a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/secondo-sciopero-globale-per-il-futuro-i-giovani-tornano-a-invadere-milano/#articlegallery?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Foto di Thomas Schmid Silvio Bruschi, Matilde Mirabella</p>
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		<title>Richiesta della dichiarazione dell’Emergenza Climatica ed Ambientale﻿</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2019 07:26:17 +0000</pubDate>
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<p><strong>All’attenzione del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala e del Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana da parte degli attivisti di Fridays For Future Milano</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="720" height="405" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xoceani-720x405.jpg.pagespeed.ic_.tm7svUVds2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12541" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xoceani-720x405.jpg.pagespeed.ic_.tm7svUVds2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xoceani-720x405.jpg.pagespeed.ic_.tm7svUVds2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p>PREMESSO CHE Il 15 marzo scorso si è tenuto (così come accadrà il 24 maggio) il ‘Global Strike for Future’, giornata di mobilitazione mondiale contro i cambiamenti climatici promossa dal movimento FFF (Fridays for Future), che ha visto 1,8 milioni di persone sfilare nelle città di tutto il mondo.</p>



<p>La politica e la società intera non hanno fatto finora abbastanza per contrastare i cambiamenti climatici in corso, quando questi dovrebbero essere la priorità nell’agenda politica di qualsiasi governo, dal Presidente del Consiglio fino all’amministratore del più piccolo dei comuni. Per riconvertire ecologicamente la nostra economia occorre la partecipazione di tutti, accettare di modificare alcune abitudini per non doverle modificare tutte, perché i cambiamenti climatici, se non contrastati, porteranno a un pianeta ostile per le specie vegetali e animali, umani inclusi.</p>



<p>Occorre che governi e imprese intraprendano politiche radicali per rendere le attività umane sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale, anche tutelando i lavoratori e i soggetti deboli della società. Inoltre che si impegnino ad arrestare lo sfruttamento delle risorse oltre i limiti naturali di rigenerazione e arrivare urgentemente alla completa de-carbonizzazione delle fonti di energia a favore di quelle rinnovabili.</p>



<p>CONSIDERATO CHE La lotta al collasso climatico ed ecologico e la tutela dell’ambiente sono la sfida più grande di sempre per l’umanità. Stiamo affrontando una crisi non solo climatica ma anche esistenziale, considerando il tasso con cui stiamo compromettendo irreparabilmente l’ecosistema terrestre e la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, includendo la specie umana.</p>



<p>Visti i dati allarmanti sul riscaldamento globale, che, salvo azione immediata, provocherà un aumento di temperatura superiore ai 3 gradi centigradi entro il 2100, con effetti devastanti sull’ecosistema terrestre e sulla specie umana;</p>



<p>Visto l’ultimo rapporto IPCC-ONU (2018), secondo cui l’umanità ha solo fino al 2030 per limitare l’incremento di temperatura a 1.5 gradi, ed evitare danni irreversibili al clima;</p>



<p>Visti i preoccupanti effetti del riscaldamento globale e dell’inquinamento che ogni anno accorciano la vita di circa 6,5 milioni di persone in tutto il mondo;</p>



<p>Visto l’allarme Onu lanciato il 6 maggio 2019 che segnala un declino ecologico “senza precedenti” in cui un milione di specie animali e vegetali sono a rischio estinzione, colpa dello sfruttamento di terra e mare, di piante e animali e dei cambiamenti climatici; Visto il dovere morale dello Stato e di tutte le istituzioni locali di rispettare il patto intergenerazionale, che ci impone di lasciare alle generazioni future un pianeta vivibile;</p>



<p>Visto il rapporto sul Global Environment Outlook (GEO), firmato da più di 250 scienziati;</p>



<p>Vista la L. 4 novembre 2016, n. 204, ratifica ed esecuzione dell’Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015 (GU n.263 del 10-11-2016);</p>



<p>Inoltre, si fa presente che il Regno Unito, Irlanda e oltre 500 consigli comunali soprattutto in Australia, Canada, Stati Uniti, Svizzera e Gran Bretagna hanno già dichiarato lo stato di emergenza climatica, impegnandosi davanti ai cittadini a ridurre le emissioni di gas serra, a volte anche in tempi più brevi rispetto ai termini previsti negli Accordi di Parigi, segnando che Londra e Vancouver, città della rete C40, hanno già dichiarato l’Emergenza Climatica.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12542" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12542&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12542" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/xemergenza-climatica-Milano.jpg.pagespeed.ic_.hyQX1YWeAB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul>



<p>Noi di Fridays for Future Milano, chiediamo al Comune di Milano, alla Città Metropolitana, alla Regione Lombardia, al Governo Nazionale, alle Università, alle scuole, a ogni collettività del nostro territorio di:</p>



<ol><li>dichiarare lo stato di emergenza climatica ed ambientale;</li><li>fare ogni sforzo possibile per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5o C e fissare un obiettivo di riduzione a zero delle emissioni nette di gas climalteranti per il 2030, ritenendo l’obiettivo di zero emissioni nel 2050 insufficiente e incoerente con lo stato di emergenza climatica;</li><li>considerare la lotta al cambiamento climatico e la transizione a un’economia sostenibile come priorità assoluta dei prossimi dieci anni. Fridays For Future Milano richiede che le misure per contrastare l’emergenza climatica avvengano secondo i seguenti principi:</li></ol>



<ul><li><strong>giustizia climatica</strong>: i costi della transizione non devono gravare sulle fasce più deboli della popolazione. Il costo della transizione deve gravare soprattutto su chi ha causato maggiormente i danni ambientali; le istituzioni sono chiamate a promuovere azioni per la riqualificazione dei lavoratori attualmente impegnati in settori incompatibili con la transizione;</li><li><strong>democrazia partecipativa</strong>: Le istituzioni si impegnino a riconoscere alle assemblee cittadine un ruolo nel processo di individuazione delle misure per il contrasto dell’emergenza climatica, attraverso un tavolo di confronto mensile. Le assemblee cittadine compiranno un’azione di monitoraggio sulle istituzioni per garantire che alle dichiarazioni di emergenza seguano misure concrete e adeguate alla gravità della crisi;</li><li><strong>trasparenza</strong>: le istituzioni si impegnano a pubblicare rapporti periodici sui progressi fatti nella riduzione delle emissioni e nella risoluzione delle criticità ambientali.</li></ul>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Fast fashion, luxury fashion e i lavoratori invisibili in Puglia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 08:38:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">di Cecilia Grillo</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Io sono pugliese e la Puglia non è il Bangladesh. Citano fonti sconosciute e dicono anche che in Italia non abbiamo una legge sul salario minimo e questo è grave. Le nostre sono aziende serie, se i subcontratti hanno fatto delle stupidaggini questo va perseguito, ma condividiamo tutti lo stesso contratto per la tutela dei lavoratori. Se poi volevano demonizzare il lavoro domestico trovo che sia sbagliato, ha un senso purché sia ben pagato.”</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Con queste parole Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda, risponde all’inchiesta sul </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Made in Italy</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, pubblicata dal </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>New York Times</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, non a caso proprio in occasione della </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Milano Fashion Week</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> (che si tiene ogni settembre), organizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Per valutare la serietà delle accuse del New York Times, proviamo a capire meglio cosa si intende per </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>luxury fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> e qual’è il loro impatto sul settore della moda italiano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il concetto di </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, di cui purtroppo non si sente frequentemente parlare, affonda le sue radici nello sviluppo del fenomeno della cosiddetta “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Quick Response</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">”, che si è evoluto dalla fine degli anni &#8217;70 e durante tutto il 1980, quando i fornitori americani di tessuti e abbigliamento hanno iniziato a subire forti pressioni competitive dall&#8217;Estremo Oriente, che esportava prodotti a costi notevolmente inferiori. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Secondo alcuni filoni dottrinali per </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> si deve intendere il comportamento delle aziende che cercano di soddisfare la domanda dei clienti fornendo la giusta quantità, varietà e qualità al momento giusto, nel posto giusto, al giusto prezzo. Da quando tuttavia un piccolo numero di organizzazioni di vendita al dettaglio ha adottato e implementato con successo il principio del </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, il settore l&#8217;ha percepito come un vantaggio competitivo, implementando tecniche di vendita che riuscissero a stare al passo con le richieste dei mercati internazionali.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Esempi di marchi cosiddetti </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> sono rappresentati da H&amp;M, Zara, Topshop, Mango e molti altri, che, con i propri prezzi ed offerte, sono stati in grado di attirare l’attenzione del consumatore tentato dalla moda, allo stesso tempo interpretando le tendenze delle passerelle con un </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>time-to-market</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> cosiddetto veloce. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> è indice di una produzione veloce, di capi di abbigliamento sempre di moda venduti a prezzi economici, che sono caratterizzati da un ricambio continuo e da qualità scadente; ma chi paga le conseguenze per il mantenimento di prezzi così bassi e di tale ricambio costante? La manodopera ovviamente. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, oltre ad essere causa del sempre maggiore sfruttamento dei lavoratori, contribuisce notevolmente all’inquinamento di mari e oceani laddove i capi siano stati realizzati con fibre sintetiche della plastica, oltre all’inquinamento chimico prodotto dalle fabbriche, quello dei pesticidi nei campi di cotone, lo spreco di acqua ed energia, malattie e dermatiti della pelle che affettano i lavoratori di tessuti sintetici o colorati.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">In riferimento al </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> queste le parole di Kirsten Brodde, che lotta per la campagna di Greenpeace “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Detox my Fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">”: È difficile resistere al buon affare, ma </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> significa che noi consumiamo e gettiamo i vestiti più velocemente di quanto il pianeta possa sopportare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Elizabeth Paton e Milena Lazazzera, le due giornaliste che hanno condotto l’inchiesta per il </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>New York Times</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, sottolineano come proprio il lavoro a domicilio, praticato frequentemente nelle periferie pugliesi, in casa o in laboratori, rappresenti una delle basi fondanti del fenomeno del </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Costruite sulla miriade di piccole e medie imprese manifatturiere orientate all&#8217;esportazione, che costituiscono la spina dorsale italiana, le fondamenta secolari della leggenda del &#8220;</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Made in Italy</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">&#8221; si sono scosse negli ultimi anni sotto il peso della burocrazia, aumento dei costi e della disoccupazione, portando con sé una diminuzione dei salari e un aumento del numero di lavoratori irregolari sul suolo italiano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Tuttavia i lavori tessili che vengono svolti a domicilio ad alta intensità di manodopera o che richiedono manodopera specializzata sono sempre esistiti in Italia e sono solo stati incrementati, ma non creati, dallo sviluppo del fenomeno del </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">. Secondo l’opinione prevalente la mancanza di un salario minimo nazionale stabilito dal governo ha reso più semplice per molti lavoratori che svolgono la propria mansione a domicilio essere pagati in nero e secondo </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>standard</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> molto più bassi rispetto ai minimi legali.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Secondo i dati riportati dall’Istat per l’anno 2017, 7.216 lavoratori a domicilio, di cui 3.647 operanti nel settore tessile, sono stati impiegati in Italia con contratti irregolari.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11656" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="575" height="422" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561-300x220.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 575px) 100vw, 575px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Una delle ragioni per cui le retribuzioni lavorative per la produzione di indumenti e tessuti in questo tratto dell&#8217;Italia meridionale sono rimaste così basse è rappresentato dalla delocalizzazione, negli ultimi venti anni, della produzione tessile in Asia e nell&#8217;Europa dell&#8217;Est, che ha intensificato la concorrenza locale e che ha “costretto” i proprietari di fabbriche e industrie tessili a ridurre notevolmente i prezzi per poter essere competitivi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Ma non sono solo i marchi di </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, secondo quanto riportato dall’inchiesta del NYT, a sfruttare i lavoratori, anche i colossi della moda, le più famose </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>griffe</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, non rispettano quelli che sono gli </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>standard</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> minimi di tutela della propria manodopera, le condizioni e gli orari lavorativi previsti per legge, i salari corrispondenti ai minimi legali, etc.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Ed è qui che ritorniamo alla Puglia, dove alcune fra le più famose marche italiane sfruttano i lavoratori, pagando un euro all’ora sarte, prive di garanzie o assicurazioni, che tessono cappotti e abiti, destinati ad essere poi rivenduti sul mercato a prezzi fra i 1.000 e i 2.000 euro al capo, secondo quanto riportato dal NYT a seguito di interviste fatte a una sessantina di donne pugliesi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Ad oggi anche i più famosi marchi e </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>griffe</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, il cosiddetto </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>luxury fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, sottopagano e non rispettano i diritti dei propri lavoratori, infatti anche se negli ultimi anni alcuni fra questi hanno riportato la propria produzione tessile in Puglia, la gestione del mercato dei lavoratori è ancora saldamente nelle mani dei fornitori e degli industriali locali, i quali preferiscono utilizzare subfornitori o lavoratori a domicilio sottopagati.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il lavoro al nero che le sarte pugliesi, e non solo, svolgono nei propri appartamenti o studi vengono infatti anche affidati in </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>outsourcing</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> dallo stabilimento locale che produce anche articoli di abbigliamento esterno per alcuni dei più noti marchi di lusso, tra cui Louis Vuitton, MaxMara e Fendi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Le storie delle sarte e delle operaie del meridione italiano parlano di donne costrette a ricorrere a turni straordinari, a miseri sussidi statali, a lavori secondari per poter arrivare a fine mese e per poter mantenere i propri figli, vincolate ad una qualità di vita assolutamente al di sotto della media, a impatti negativi sulla propria salute, alla difficile possibilità di accesso al sistema sanitario nazionale, alla cultura e all&#8217;istruzione secondaria.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Secondo quanto dichiarato dalla Lucchetti, portavoce dell’importante movimento di denuncia “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Clean Clothes Campaign”, </i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">la Campagna Abiti Puliti, i cui membri da anni si battono per sensibilizzare e coinvolgere i consumatori riguardo alla tematica dello sfruttamento della manodopera del settore tessile: “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>I marchi commissionano i primi appaltatori a capo della catena di fornitura, che poi commissionano ai subfornitori, che a loro volta spostano parte della produzione in fabbriche più piccole sotto la pressione di tempi di consegna ridotti e prezzi ridotti. Ciò rende molto difficile che ci sia sufficiente trasparenza o responsabilità. Sappiamo che il lavoro a casa esiste. Ma è così nascosto che ci saranno marchi che non hanno idea che gli ordini siano fatti da lavoratori irregolari al di fuori delle fabbriche contrattate […] e alcune aziende e griffe devono sapere che potrebbero essere complici</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Le prime battaglie per la tutela dei diritti dei lavoratori dovrebbero quindi partire proprio da quelle </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>griffe </i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">più famose, che potrebbero ad esempio richiedere ai fornitori con cui collaborano di firmare un </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Sustainability Commitment</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, di pagare ai propri dipendenti salari legali minimi, di riconoscere e compensare le ore di straordinario, di controllare che rientrino nei limiti legali e che rispettino la legge nazionale, e che dovrebbero porre termine ai rapporti commerciali nel caso in cui i fornitori non apportino i miglioramenti necessari e non rispondano ai requisiti richiesti.</span></span></p>
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		<title>&#8220;Business &#038; Human rights&#8221;. Il caso Glencore Xstrata in Perù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2018 08:45:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici inauguriamo oggi, con molto piacere, una nuova rubrica intitolata &#8220;Business &#38; Human rights&#8221; che sarà curata dalle bravissime Cecilia Grillo e Fabiana Brigante, entrambe Avvocato e esperte in Business&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #ff0000;">Care amiche e cari amici inauguriamo oggi, con molto piacere, una nuova rubrica intitolata &#8220;Business &amp; Human rights&#8221; che sarà curata dalle bravissime Cecilia Grillo e Fabiana Brigante, entrambe Avvocato e esperte in Business and Human rights.</span></h1>
<p><span style="color: #ff0000;">Sperando di farvi cosa gradita, ecco a voi il primo articolo di Cecilia Grillo.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/south-american-african-mines-lift-glencore-xstrata-copper-output-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10969" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/south-american-african-mines-lift-glencore-xstrata-copper-output-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/south-american-african-mines-lift-glencore-xstrata-copper-output-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/south-american-african-mines-lift-glencore-xstrata-copper-output-1-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Data la sempre maggiore importanza che le grandi imprese rivestono in ambito internazionale, il settore di business and human rights è andato con gli anni progressivamente espandendosi.</p>
<p>Ma cosa si intende per business and human rights? In tale ambito vengono inclusi tutti i rischi specifici che variano da azienda ad azienda a seconda del settore, che sono in grado di avere un impatto negativo sui diritti umani: violazione della privacy, discriminazioni, limitazione della libertà di espressione, violazione dei diritti dei minori, inquinamento ambientale, violazione dei diritti dei lavoratori, impatto sulle popolazioni locali, violazione del diritto alla salute, etc.</p>
<p>Così nel giugno 2016 il Consiglio dell&#8217;Unione europea ha pubblicato le sue ‘Conclusions on Business and Human Rights’, in occasione del quinto anniversario dell&#8217;approvazione degli UN Guidelines Principles (UNGP) da parte dell&#8217;UN Human rights Council.</p>
<p>Gli UNGP sono il primo strumento globale universalmente accettato in materia business e human rights, sviluppato dal professor John Ruggie in relazione al tema di <i>human rights and transnational corporations and other business entities.</i></p>
<p>Le UNGP sono costituite di tre pilastri che si basano sul ‘Protect, Respect and Remedy’ Framework:&#8221;<i>(i) the state duty to protect human rights against violations by third parties, including corporations; (ii) the corporate responsibility to respect human rights, meaning to act with due diligence to avoid infringing the rights of others; and (iii) greater access to effective remedies, both judicial and non-judicial, for victims of corporate human rights abuse</i>&#8220;.</p>
<p>In aggiunta è stato creato l&#8217;UN Working Group sul tema di Human Rights and Transnational Corporations and Other Business Entities al fine di promuovere ‘the effective and comprehensive dissemination and implementation’ degli UNGP.</p>
<p>Tuttavia, nonostante lo sviluppo di nuovi strumenti volti alla tutela dei diritti violati dalle operazioni delle grandi imprese, vi sono ancora immense difficoltà nel rendere tali strumenti effettivi ed operativi, sia per via del carattere di soft-law delle linee Guida ONU sia perché associando la <i>corporate social responsibility</i> con l&#8217;obbligo giuridico effettivo in un unico strumento, diventa  difficile distinguere gli elementi obbligatori da quelli volontari in tema di business and human rights.</p>
<p>Molte sono state le accuse nei confronti di imprese quali Chevron, Eni, Shell, Kik, Samsung, Nestlè, operanti in paesi in via di sviuppo, per aver violato norme nazionali e internazionali in tema di tutela di environmental rights, safety and health rights, indigenous people rights, workers&#8217; rights, etc.</p>
<p>Spesso queste grandi imprese operano i territori incontaminati e abitati da popolazioni indigene in quanto gran parte delle risorse naturali residue (ad esempio risorse minerali, acqua dolce e potenziali fonti di energia) si trovano sui terreni incontaminati del Sud America, Asia e Africa.</p>
<p>Si deve considerare inoltre che la domanda globale di risorse naturali è enormemente aumentata di recente, a causa principalmente del progressivo sviluppo dei non-Western States e in aggiunta dell&#8217;istituzione di regimi di investimento liberali e di trattati di riduzione dell&#8217;attenuazione del rischio che hanno ridotto i costi di impiego nello sviluppo delle risorse.</p>
<p>Per chiarire meglio qual&#8217;è il campo d&#8217;azione in tema di business e human rights, mi piacerebbe trattare brevemente il caso Glencore Xstrata in Perù: Glencore è una società mineraria anglo-svizzera registrata in Svizzera, che sfrutta le risorse minerarie nei paesi in via di sviluppo, non pagando quasi nessuna tassa, dato che il suo centro di profitto si trova in Svizzera, a Baar, Canton Zugo, uno dei cantoni che ha le aliquote fiscali più basse in Svizzera.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La miniera Tintaya-Antapaccay a Espinar, in Perù, di proprietà di Glencore PLC, si è dedicata alla produzione di rame per diversi decenni contaminando pesantemente l&#8217;ambiente circostante: i residenti bevono acqua avvelenata ogni giorno, non sono in grado di vendere le loro colture contaminate nei mercati locali e i metalli pesanti rinvenuti nei campioni di sangue e di urina minacciano la loro salute.</p>
<p>Infatti nessuno degli standard socio-ambientali, in tutela dell&#8217;ambiente e delle comunità locali, vengono rispettati nei paesi in via di sviluppo. Nel caso specifico del Perù, le leggi locali sono completamente ignorate, le regole di &#8220;due Diligence&#8221; di Glencore, non sono rispettate in un paese così corrotto, dove la società svizzera ha la possibilità di pagare giudici, avvocati, polizia, politici e persino strutture mediche: sia Glencore sia le autorità statali rimangono inattive quando si tratta di monitoraggio ambientale e protezione della salute.</p>
<p>Nel maggio 2015 l&#8217;European Center for Constitutional and Human rights (ECCHR), insieme ai residenti colpiti e alle organizzazioni Multiwatch (Svizzera) e Derechos Humanos sin Fronteras e CooperAcción (Perù), ha presentato una denuncia all&#8217;UN Special Rapporteur for the human right to safe drinking water and sanitation e all&#8217;UN Working Group on human rights and transnational corporations,  affinché esaminassero se Perù, Svizzera e/o Glencore stessero violando i loro obblighi ai sensi dei UNGP in relazione a business e human rights.</p>
<p>Tuttavia notevoli sono le difficoltà nell&#8217;attribuire responsabilità alla Glencore, dovute, oltre ai fattori sopra elencati in tema di corruzione, sia al carattere di soft-law dei UNGP sia al fatto che, sebbene diversi studi abbiano identificato sostanze contaminanti legate all&#8217;estrazione del rame in fonti d&#8217;acqua locali e campioni di sangue e urine dei residenti, tuttavia, questi studi non sono stati in grado di dimostrare quale particolare attività mineraria ne fosse responsabile: Glencore continua a negare ogni responsabilità per i problemi ambientali e di salute causati dalla sua miniera in Perù.</p>
<p>Oltre all&#8217;obbligo delle imprese di rispettare  i diritti umani, vi è anche un dovere degli stati di rispettare questi ultimi: secondo quanto disposto dagli UNGP, le aziende hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani, ma lo Stato ha l&#8217;obbligo di proteggere i diritti umani dalle violazioni delle società; così l&#8217;organizzazione peruviana Instituto de Defensa Legal ha citato in giudizio lo Stato Peruviano, affinché sviluppasse piani sanitari, fornisse cure mediche urgenti e acqua potabile per i residenti, e regolamentasse efficacemente le attività minerarie.</p>
<p>Così anche la Svizzera ha un obbligo extraterritoriale, ai sensi dell&#8217;UNGP, di garantire che le società svizzere non siano coinvolte in violazioni dei diritti umani all&#8217;estero: Il governo svizzero è pienamente consapevole e complice di questi reati societari, è a conoscenza di cosa succede al di fuori dei suoi confini.</p>
<p>Nel giugno 2015, il governo svizzero ha dichiarato di essere pronto a sostenere uno studio internazionale per valutare la responsabilità di Glencore per l&#8217;inquinamento, a condizione che le autorità peruviane facessero lo stesso, tuttavia il governo peruviano finora non ha risposto all&#8217;offerta svizzera di sostenere lo studio.</p>
<p>Come questo molti altri casi rimangono e sono rimasti irrisolti, a causa della scarsa vincolabilità delle normative internazionali in tema di business and human rights, della corruzione dei governi locali e della scarsità di risorse legislative a tutela delle popolazioni locali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un appello al sindaco di Milano sui cambiamenti climatici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2016 08:30:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una lettera importante al sindaco di Milano sui cambiamenti climatici e una vita più etica ed ecologica. All’attenzione di Giuseppe Sala, sindaco della Città Metropolitana di Milano Vorremmo farle presente un tema al quale noi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">Una lettera importante al sindaco di Milano sui cambiamenti climatici e una vita più etica ed ecologica.</p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/earth-melting.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7403" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/earth-melting.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="earth-melting" width="463" height="289" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/earth-melting.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 463w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/earth-melting-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 463px) 100vw, 463px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">All’attenzione di Giuseppe Sala,</span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">sindaco della Città Metropolitana di Milano</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Vorremmo farle presente un tema al quale noi teniamo molto e di cui si sente poco parlare: il tema dei </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>cambiamenti climatici.</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il pianeta ci sta mandando dei messaggi allarmanti: ghiacciai che si sciolgono, il mare che si innalza, regioni del Bangladesh già sommerse, soppressione di campi coltivati, distruzione della biodiversità, di specie animali e vegetali, diminuzione dell’acqua potabile, cicloni che distruggono, siccità che provocano milioni di profughi africani. Tutto perché in questi duecento anni, dalla rivoluzione industriale in poi, abbiamo estratto e bruciato carbone, petrolio, gas in quantità enormi, contribuendo alla formazione di gas serra che provocano il riscaldamento della terra. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">A dicembre 2015 si è tenuta a Parigi la conferenza sul clima COP21, in cui il governo italiano ha sottoscritto impegni per contenere l’aumento della temperatura media del pianeta di 1,5 °C , ma i livelli di emissioni continuano a crescere, anche in Italia. In questi giorni è iniziata a Marrakech la conferenza Cop 22 dove si spera che i governi programmino azioni concrete. Se abbiamo a cuore “la casa comune” e la vita di tutti gli esseri futuri non abbiamo più tempo, perché l’URGENZA si sta trasformando in EMERGENZA.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">A nostro parere occorre che i governi comunali diano l’esempio e premano perché il governo centrale attualizzi gli accordi Cop 21 di Parigi e Cop 22 di Marrakech, cioè abbassi drasticamente le emissioni di CO2 e degli altri gas nocivi. </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Milano può e deve con più vigore dare l’esempio,</b></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> partendo dai lati positivi raggiunti in questi anni. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">A nostro parere occorre: </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212;FARE UN PIANO PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE : ° creare le condizioni , con l’ aumento dei mezzi di trasporto pubblico e delle possibilità di parcheggio, per estendere “l’area C” al fine di combattere l’inquinamento dell’aria; ° migliorare il collegamento con i Comuni limitrofi (aumentare le corse, costruire le linee che sono in programma da anni, come ad es. il prolungamento della MM2 da Cologno a Vimercate, e introdurre una tariffazione più equa); ° aumentare il bike sharing e il car sharing anche in periferia; ° ridurre la velocità degli autoveicoli in città; ° far rispettare i vincoli già imposti; ° adottare agevolazioni tariffarie concordate con le aziende di trasporto pubblico; ° favorire l&#8217;auto elettrica con incentivi e sgravi fiscali anche da parte del Comune; ° diffondere piazzole per la ricarica delle batterie con l&#8217;uso di tettoie fotovoltaiche; ° aumentare e raccordare tra loro le piste e le corsie ciclabili.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212; RIDURRE IL CONSUMO DI ENERGIA</span><b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;">rispettando gli impegni formali già presi col PAES ( Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile ) :</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° incentivare la riqualificazione energetica delle case per eliminare le dispersioni e ottimizzare i consumi; </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° controlli sui caminetti, sulle stufe a legna e sulle caldaie a gasolio assai inquinanti;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° detrazioni fiscali a chi introduce negli edifici le caldaie a condensazione, le pompe di calore,</span><b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;">la cogenerazione e la trigenerazione ad alta efficienza, gli impianti geotermici;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° bene ha fatto il Comune a munire l’illuminazione pubblica di parecchie strade con lampioni Led , ma occorre ridurre drasticamente i combustibili fossili incentivando l’energia alternativa con pannelli solari e fotovoltaici;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° sanzionare lo spreco energetico dovuto alle porte aperte dei negozi e centri commerciali;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° vietare la circolazione a partire dal 2020 dei Suv e dei diesel euro tre, dannosi per ragioni climatiche e per le emissioni di polveri sottili cancerogene; ° la Città Metropolitana Milanese potrebbe aderire alla campagna “ divestitaly “ (</span><span style="color: #000000;">Sito: </span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://www.divestitaly.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.divestitaly.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span><span style="color: #0000ff;">), </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">che propone</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">di ritirare i propri investimenti</span> <b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;">da quei soggetti che operano nel settore dell’</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">estrazione e della commercializzazione dei combustibili fossili</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, il cui utilizzo rappresenta una delle cause principali dei cambiamenti climatici di origine antropica. Città come Stoccolma, Uppsala, Copenaghen, Oslo, Parigi hanno disinvestito per indurre le industrie a mantenere sotto terra le riserve di carbone e lignite.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212; continuare LA RACCOLTA DIFFERENZIATA a Milano, riducendo ancora di più gli sprechi, disincentivando la politica nazionale dell’incenerimento rifiuti che si è appurato essere anche causa di malattie, ma soprattutto prendendo accordi per mettere in atto esperienze di riduzione dei rifiuti e degli imballaggi alla fonte, ad es. nel settore della grande distribuzione commerciale; </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212;utilizzare il PIANO STRATEGICO METROPOLITANO per: ° AUMENTARE IL VERDE, applicando nell’ambito metropolitano gli standard che erano stati previsti dalla prima legge urbanistica regionale, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>la LR 51/75, </i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">che fissava 26,5 mq/abitante di standard di quartiere, di cui il 50% a verde ( attualmente, invece, la L.R. 12/2005, approvata da una giunta Formigoni/Lega, ha riportato gli standard ai minimi di 18 mq/abitante) e realizzando in Milano i grandi piani di trasformazione urbana che prevedono 15 mq/abitante di parchi urbani territoriali e 2,5 mq di servizi generali. Sarebbe davvero opportuno per la Città Metropolitana Milanese progettare un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, orti, giardini sulle aree dismesse a partire da quelle degli scali ferroviari; </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° RIQUALIFICARE SCUOLE E QUARTIERI POPOLARI : la Città metropolitana dovrebbe partire dalla ristrutturazione delle scuole e delle case dei quartieri popolari che necessitano di interventi urgenti per farne degli edifici modello di efficienza energetica, oltreché completamente bonificati dall’amianto; </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° AZZERARE IL CONSUMO DI TERRITORIO, rinunciando a qualsiasi forma di condono e consentendo nuove costruzioni solo in parte di aree dismesse o comunque già cementificate. IL TERRITORIO, che racchiude in sé la fonte di ogni bene indispensabile alla vita, non va sfruttato come una risorsa a buon mercato, come fanno gli speculatori e i capitalisti della “new economy” e gli incoscienti consumisti, ma va rivalutato ( vedi rapporto ISPRA -Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale &#8211; del 2016 sul consumo di suolo in Italia).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212; Riguardo al BENE COMUNE ACQUA, bene ha fatto il Consiglio Comunale a eliminare l’acqua in bottiglia durante le proprie riunioni, ma occorre fare una grande opera di propaganda perché anche i cittadini bevano l’acqua di rubinetto, che a Milano è di buona qualità, controllata giornalmente, sempre disponibile; acqua che costa poco ed evita di produrre tonnellate di rifiuti da smaltire. Inoltre bisogna mettere in sicurezza l’acqua della Città Metropolitana dalla PRIVATIZZAZIONE, unendo in un’unica GRANDE AZIENDA PUBBLICA l’acqua della città gestita da MM e l’acqua dell’ ex territorio provinciale gestita da Cap Holding. A2A incombe.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212; La Città Metropolitana milanese potrebbe fare una grande opera di EDUCAZIONE AMBIENTALE, diffondendo via mail, con lettere, con opuscoli, con lezioni universitarie in tutti i Municipi, la cultura della prevenzione, riduzione, recupero, riuso, riciclaggio, la scelta dei prodotti a km. zero, la propaganda dell’acqua di rubinetto e dei Gruppi d’ Acquisto Solidale e aprendo sportelli informativi sul risparmio e sull’efficienza energetica.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Naturalmente la Città metropolitana deve chiedere contributi al governo. Come si sono trovati i soldi per l’Expo e per le autostrade, si devono trovare, a maggior ragione, per combattere i cambiamenti climatici. Per esempio lo Stato potrebbe chiedere soldi alle grandi industrie di fossili, alle grandi industrie agroalimentari che hanno inquinato e continuano ad inquinare, introdurre una imposta sulle transazioni finanziarie, eliminare i sussidi per le compagnie di carburanti fossili. Il motto dovrebbe essere CHI INQUINA PAGA: quindi imposte sugli edifici residenziali, commerciali e del terziario proporzionali al loro consumo di energia. </span><b> </b></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Il Comune di Milano, a nostro parere, può e deve diventare un Comune pilota nella lotta ai cambiamenti climatici, </b></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">prendendo esempio soprattutto da città come Basilea, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Berna, Zurigo, Lucerna che hanno fissato obiettivi di consumo energetico pro capite per arrivare a un sistema sostenibile dal punto di vista ambientale. Ogni città che aderisce a questo progetto viene certificata come CITTA’ DELL’ENERGIA avente l’obiettivo di portare le emissioni a 1 tonnellata di CO2 pro capite/ anno entro il 2100. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Auspichiamo che il sindaco della Città Metropolitana di Milano abbia chiaro che il tema dei cambiamenti climatici è drammatico, urgente e non procrastinabile e che, quindi, il piano strategico metropolitano attui tutte le proposte sopra descritte. Vorremmo che il sindaco della Città Metropolitana di Milano proponesse una grande opera di cultura e di educazione ambientale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Noi gruppi, associazioni, cittadine/i </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>ci mettiamo a disposizione per un incontro/dibattito con l’amministrazione </b></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">su questi temi, in modo da contribuire a questo grande lavoro di educazione ambientale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Vorremmo, da ultimo, che il Consiglio Comunale di Milano e il Consiglio Metropolitano prendessero posizione contro l’approvazione dei trattati internazionali TISA e CETA, dannosissimi per il territorio, l’ambiente, la salute e i diritti di cittadini e cittadine. Contro il TTIP il Consiglio Comunale di Milano si è già espresso il 26 gennaio 2015. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Cordialmente </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Coordinamento Nord Sud del Mondo </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione per i diritti umani</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione Le radici e le ali</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione Costituzione Beni Comuni</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Centro Nuovo Modello Sviluppo </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Comitato Milanese Acqua Pubblica </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Comitato Proteggiamo il monte Stella</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">EffeRossa PCI Maria Carla Baroni&#8221;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione Carugate in movimento</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Vivi e progetta un’altra Milano</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">ECOISTITUTO della Valle del TICINO Onlus </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Kronos Milano MAG 2 Finance Milano</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">agenzia stampa PRESSENZA</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">ACU-Associazione Consumatori Utenti</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione Società Sostenibile (Asos)</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Comunità per lo Sviluppo Umano Ahimsa di Milano</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Don Angelo Casati- comunità” sulla soglia”</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Comitato LA GOCCIA – Milano Bovisa </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">ODISSEA, blog di cultura, dibattito e riflessione on line  direttivo </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">sezione ANPI &#8220;A. Poletti e Caduti di Trenno&#8221; Gallaratese- Trenno-Lampugnano</span></p>
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