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	<title>insediamenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia.»</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 08:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia. Tra gli amministratori locali va maturando l’urgenza di un superamento degli insediamenti mentre a Roma spetta&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: «Scende a 20.000 il numero di rom in emergenza abitativa in Italia. Tra gli amministratori locali va maturando l’urgenza di un superamento degli insediamenti mentre a Roma spetta la maglia nera»</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="586" height="321" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 586w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-1-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></figure></div>



<p><strong>Roma, 17 giugno 2020</strong>&nbsp;–&nbsp;&nbsp; L’Italia è l’unico Paese in Europa ad aver creato, organizzato e consolidato negli ultimi 40 anni un sistema abitativo parallelo per comunità considerate di etnia rom che assume forma architettonica in quello che viene denominato impropriamente “campo nomadi” o “campo rom”. Alla luce di tale specificità&nbsp;<strong>da 5 anni Associazione 21 luglio presenta un Rapporto Annale che fotografa la condizione delle comunità rom</strong>&nbsp;presenti negli insediamenti formali e informali, la prassi politica e il rapporto che intercorre tra il “sistema campi” e il resto della società. Il Rapporto 2019 ha come titolo&nbsp;<strong>“Periferie lontane – Comunità rom negli insediamenti formali e informali in Italia</strong>” ed offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma.</p>



<p><strong>Dati e numeri in Italia: la fotografia di un calo</strong></p>



<p>Dai 28.000 del 2017 ai 25.000 del 2018,&nbsp;<strong>sino ad arrivare, nel 2019 a 20.000</strong>. Sono questi i numeri dei rom che vivono in Italia nelle baraccopoli formali e informali. Di essi il 63%, pari a 12.700 unità, vivono in 119 baraccopoli istituzionali presenti il 68 Comuni italiani. L’anno precedente gli insediamenti mappati erano stati 127 in 74 Comuni. In tali aree il 47% dei residenti negli insediamenti formali ha la nazionalità italiana; il 42% è originario dell’ex Jugoslavia mentre, per il resto, si tratta di cittadini comunitari. Nel totale il 55% ha meno di 18 anni.&nbsp;<strong>Roma, con i suoi 15 “campi” formali è la città che più di tutte ha investito, negli ultimi anni, per la progettazione e gestione di tali insediamenti.</strong></p>



<p>Circa<strong>&nbsp;7.300, tutti cittadini comunitari</strong>, sono invece i rom che vivono in insediamenti informali e censiti nel 2019. I più grandi sono concentrati nella Regione Campania e al loro interno l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto a quella della popolazione italiana.</p>



<p><strong>Politiche verso il superamento degli insediamenti formali</strong></p>



<p>Prosegue nel 2019 il trend, già registrato l’anno precedente, verso il superamento degli insediamenti formali. Sempre più&nbsp;<strong>amministrazioni locali</strong>, al di là del colore politico,&nbsp;<strong>mostrano segni di consapevolezza sull’importanza di porre fine a questi spazi di segregazione su base etnica</strong>&nbsp;attraverso percorsi di inclusione. Spicca nel 2019 il superamento degli insediamenti di La Favorita (Palermo), via delle Bonifiche (Ferrara), via Madonna del Piano (Sesto Fiorentino), dove Amministrazioni di opposte appartenenza politiche si sono adoperate per il trasferimento di famiglie dai cosiddetti “campi rom” in abitazioni convenzionali.</p>



<p>In altri casi la chiusura dell’insediamento, come per il “campo” dell’Oratorio (Pisa), è coinciso con il semplice trasferimento delle famiglie verso altre aree non appropriate sotto il profilo abitativo.</p>



<p><strong>Secondo le previsioni delle amministrazioni locali saranno almeno 11, nel 2020</strong>, gli insediamenti formali che verranno superati secondo i principi della “Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom”.</p>



<p><strong>Sgomberi forzati</strong></p>



<p>La pratica degli sgomberi forzati, mai risolutiva, dispendiosa e lesiva dei diritti umani, continua ad essere quella fatta propria da numerose Amministrazioni anche nel 2019. Si è assistito tuttavia ad un calo del numero totale degli sgomberi forzati rispetto alle precedenti annualità. Dai 250 sgomberi del 2016, si è passati ai 230 del 2017, ai 195 del 2018 e ai&nbsp;<strong>145 del 2019</strong>&nbsp;con un calo, rispetto all’anno precedente del 26%.</p>



<p>Tale calo numerico va interpretato da una parte come una diminuzione delle famiglie presenti insediamenti informali; dall’altro con l’introduzione dell’odiosa pratica degli “<strong>sgomberi indotti</strong>”, causati dalle pressioni esercitate dalle Forze dell’Ordine nei confronti degli abitanti delle baraccopoli che, raggiunto un forte livello di esasperazione, optano per l’allontanamento volontario.</p>



<p><strong>Discorsi d’odio</strong></p>



<p>Nel 2019 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di 102 episodi di discorsi d’odio nei confronti dei rom di cui&nbsp;<strong>39 sono stati classificati di gravità media-alta</strong>. La media giornaliera che si ricava è di circa 2 episodi a settimana. Rispetto al 2018 il dato complessivo rivela, rispetto al 2018, un decremento del 18%. Tale diminuzione potrebbe derivare dalla maggiore attenzione del discorso politico e mediatico nei confronti dei flussi migratori in entrata. Si segnala inoltre il mutato linguaggio di alcuni attori politici e pubblici nazionali e locali che ormai hanno quasi abbandonato il ricorso a dichiarazioni manifestamente discriminatorio e incitante all’odio prediligendo invece un utilizzo di affermazioni stereotipate, collocandosi così al riparo da eventuali sanzioni.</p>



<p><strong>La maglia nera alla città di Roma</strong></p>



<p>Quasi un terzo delle persone rom in emergenza abitativa presenti in Italia, risiedono negli insediamenti formali e informali della città di Roma. Nella Capitale&nbsp;<strong>nei 6 “villaggi attrezzati” risultano vivere 2.600 persone, di cui 1.250 minori</strong>. Nei&nbsp;<strong>10 “campi tollerati” vivono invece 880 persone</strong>, mentre&nbsp;<strong>2.000 sono quelli censite nel 2019 dalla Prefettura di Roma nei 338 micro-insediamenti</strong>. Nell’unica occupazione monoetnica della città di Roma vivono da circa 4 anni, 600 rom di cittadinanza rumena.<br>A fronte di fallimentari pratiche di superamento degli insediamenti – culminate nel 2018 con lo sgombero del Camping River – l’azione privilegiata scelta dall’Amministrazione Capitolina appare quella degli sgomberi formati. Nel 2016 erano stati 28 quelli registrati; 33 nel 2017; 40 nel 2018 e 45 nel solo 2019, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente.<br>Anche sul fronte scuola i dati generano preoccupazione. Lontano dall’applicare anche una minima di quanto previsto dal&nbsp;<strong>“Piano rom” della Giunta Raggi</strong>, sono i numeri a dimostrare come l’Amministrazione Capitolina abbia rinunciato a qualsiasi reale azione che favorisca e sostenga l’iscrizione, la frequenza e il successo scolastico dei minori presenti negli insediamenti della Capitale.</p>



<p><strong>Analisi e prospettive</strong></p>



<p>Alla luce degli incoraggianti dati emersi sul territorio nazionale, si legge nel Rapporto, «<strong>bisognerà attendere il 2020 per vedere eventualmente il consolidarsi di un trend</strong>. Certamente in Italia qualcosa sta cambiando e potremmo trovarci di fronte all’inizio di una nuova stagione. Occorre mantenere alta l’attenzione – raccomanda Associazione 21 luglio – maturare un pensiero diverso, liberare le politiche da prassi etnicizzanti, orientare la bussola in direzione dei diritti umani. In molti casi, come si è potuto osservare su diversi territori, per superare le baraccopoli è sufficiente fare uso di quel buonsenso che ogni amministratore dovrebbe coltivare».<br><strong>Sul fronte romano Associazione 21 luglio scrive di un 2019 che «ha lasciato una profonda disillusione nei confronti di un Piano rom che non è mail decollato»</strong>.<br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, «l’Amministrazione Capitolina, testardamente chiusa e isolata nelle sue certezze,</strong> ha lasciato le parole “superamento dei campi” solo nei buoni propositi, per poi vederli sfumare nell’incompetenza che regna sovrana negli uffici capitolini e nella superficialità dei suoi amministratori. Ne è prova il fatto, a titolo esemplificativo, che da 5 anni giace nei cassetti del Consiglio Comunale una proposta di iniziativa popolare sul superamento dei campi rom che ancora deve essere discussa e portata ai voti, segno inequivocabile della barriera che, sul tema “campi rom” la Giunta Capitolina ha consapevolmente costruito attorno a sé al fine da isolarsi da qualsiasi dialogo e confronto».<strong><br><br><a rel="noreferrer noopener" href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=725226f217&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">RAPPORTO ANNUALE 2019</a> </strong></p>



<p><strong>LUNEDI 29 GIUGNO, alle ore 18.30, Associazione Per i Diritti umani sarà in collegamento con CARLO STASOLLA, presidente Associazione 21 luglio. Sul canale Youtube di Associazione Per i Diritti umani. </strong></p>
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		<title>Piano rom della città di Roma. Dal Passato al Presente poco cambia</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2020 09:25:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>PRESENTATO IL RAPPORTO SULL&#8217;IMPATTO GENERATO DAL &#8220;PIANO ROM&#8221; DELLA CITTA&#8217; DI ROMA.ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO: «INTENTI APPREZZABILI CON ESITI FALLIMENTARI»&#160; «Un&#160;Piano rom&#160;contraddittorio e poco trasparente, mai condiviso con la cittadinanza e caratterizzato dal rifiuto a&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>PRESENTATO IL RAPPORTO SULL&#8217;IMPATTO GENERATO DAL &#8220;PIANO ROM&#8221; DELLA CITTA&#8217; DI ROMA.<br>ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO: «INTENTI APPREZZABILI CON ESITI FALLIMENTARI</strong>»&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="620" height="310" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/rom-zingari-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13565" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/rom-zingari-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/rom-zingari-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>«<strong>Un&nbsp;<em>Piano rom&nbsp;</em>contraddittorio e poco trasparente</strong>, mai condiviso con la cittadinanza e caratterizzato dal rifiuto a qualsiasi supporto esterno &#8211; compresa l’adesione a programmi europei -, accompagnato da una narrazione poco aderente alla realtà.&nbsp;<strong>Un&nbsp;<em>Piano&nbsp;</em>le cui azioni hanno avuto un impatto quasi insignificante se rapportate alle ingenti somme di denaro impegnate</strong>», questo l’impietoso giudizio espresso da&nbsp;<strong>Associazione 21 luglio&nbsp;</strong>che oggi nella Sala Stampa della Camera ha presentato un rapporto sul “Piano rom” della città di Roma a 30 mesi dalla sua presentazione.</p>



<p>Grandi attese si erano sollevate nella città di Roma il 31 maggio 2017, dopo che la sindaca Virginia Raggi aveva presentato con grande enfasi in Campidoglio il “Piano rom” della Capitale per il superamento degli insediamenti formali, un documento che l’allora capo politico del Movimento 5 Stelle non aveva esitato a definire «<strong>un capolavoro da applausi</strong>», rappresentando il primo tentativo di una Giunta Capitolina di adoperarsi esplicitamente in un’azione organica di superamento degli insediamenti monoetnici presenti sul territorio.</p>



<p>Dopo due anni e mezzo da quel giorno però, l’Amministrazione Capitolina non ha mai provveduto a rendere pubbliche relazioni di monitoraggio al fine di condividere il reale impatto delle azioni previste dal&nbsp;<em>Piano.&nbsp;</em>«Definire un bilancio – è riportato nella premessa rapporto – risulta arduo. Su questo tema infatti l’azione della Giunta è stata caratterizzata&nbsp;<strong>da scarsa trasparenza</strong>&nbsp;e quando numeri e dati sono stati prodotti gli stessi&nbsp;<strong>non sempre hanno trovato aderenza con la realtà fattuale</strong>».</p>



<p>Per colmare tale deficit, Associazione 21 luglio ha presentato oggi alla stampa il report “<strong>Dove restano le briciole. I propositi del Piano rom e ciò che rimane negli insediamenti della Capitale</strong>”. Si tratta di uno studio lungo e meticoloso, effettuato grazie all’ausilio di atti pubblici, documenti anche inediti, testimonianze raccolte tra operatori del Terzo Settore e all’interno degli insediamenti,&nbsp;<em>in primis&nbsp;</em>quelli direttamente coinvolti dal&nbsp;<em>Piano</em>: Camping River, La Barbuta e Monachina.</p>



<p>Sono anzitutto i numeri a fornire i primi elementi del fallimento delle azioni del&nbsp;<em>Piano<strong>:&nbsp;</strong></em><strong>il “Patto di Responsabilità Solidale”</strong>&nbsp;&#8211; che rappresenta il “vincolo contrattuale” che lega l’Amministrazione ad ogni nucleo che intende partecipare alle azioni inclusive del&nbsp;<em>Piano&nbsp;</em>negli insediamenti di prossimo superamento (La Barbuta e Monachina) &#8211;&nbsp;<strong>è stato sottoscritto solo dal 19% delle famiglie</strong>. Sotto il profilo alloggiativo&nbsp;<strong>non risulta siano stati erogati supporti per il&nbsp;<em>buono casa</em></strong><em>;&nbsp;</em>sul versante lavoro, ad eccezione di tirocini e borse lavoro,&nbsp;<strong>non sono mai partite le&nbsp;<em>start up</em>&nbsp;previste dal&nbsp;<em>Piano</em></strong>; nella progettualità di recupero ambientale&nbsp;<strong>una sola persona</strong>&nbsp;risulta essere stata coinvolta. Drammatici sono i numeri&nbsp;<strong>sul fronte scolastico</strong>&nbsp;dove negli ultimi 3 anni&nbsp;<strong>si è assistito a un decremento dei minori rom iscritti del 56%.</strong></p>



<p>Di contro sono&nbsp;<strong>104 gli sgomberi forzati</strong>&nbsp;registrati dal giorno della presentazione del&nbsp;<em>Piano</em>&nbsp;con un impegno di spesa stimato in&nbsp;<strong>3.300.000 euro</strong>; preoccupa&nbsp;<strong>il “travaso” di circa 800 persone dagli insediamenti formali a quelli informali</strong>&nbsp;che nella Capitale sono saliti a più di 300; rappresenta un allarme la volontà dell’Amministrazione Comunale&nbsp;<strong>di realizzare nuovi “centri di raccolta” per soli rom</strong>&nbsp;riproponendo soluzioni abitative già sperimentate nel passato con evidenti fallimenti.</p>



<p>Davanti a questi numeri Associazione 21 luglio chiede al Campidoglio «<strong>una battuta di arresto</strong>» senza la quale, si legge nel rapporto, «l’attuale Piano, come un treno senza freni, continuerà testardamente a scontrarsi con il muro della realtà. E il campo rom, come in passato, continuerà a restare il luogo della marginalità sociale “<strong>dove restano le briciole</strong>” di promesse non mantenute, finanziamenti mal gestiti, progettualità irrealizzabili».</p>



<p>Nel corso della presentazione Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio ha ribadito: «<strong>Chiediamo alla sindaca di sospendere ogni futura azione e di assumere il maturo coraggio dell’autocritica, in un atteggiamento che ponga al centro gli interessi della città e dei suoi cittadini, dentro e fuori le baraccopoli</strong>. Per questo chiediamo l’istituzione di un <strong>Tavolo cittadino</strong> dove, in un dialogo tra le diverse realtà, si possano rileggere le azioni del Piano, individuare le criticità, definire nuove linee di azione, ricucire rapporti di fiducia. In assenza di ciò, lo affermiamo dal giorno successivo alla sua presentazione, questo <em>Piano </em>continuerà a naufragare e ancora una volta assisteremo, come nel passato, allo sperpero di denaro pubblico accompagnato da violazioni sistematiche dei diritti umani».</p>



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		<title>La circolare del Ministro Salvini che spiana la strada ad una nuova “emergenza nomadi”﻿</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jul 2019 08:35:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>LAssociazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per l’oggetto e la finalità della circolare ministerialeIn relazione alla circolare n. 16012/110 del 16 luglio 2019 avente come oggetto «Insediamenti di comunità Rom, Sinti e Caminanti» a&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>L</strong><br><strong>Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per l’oggetto e la finalità della circolare ministeriale</strong><br>In relazione alla circolare n. 16012/110 del 16 luglio 2019 avente come oggetto «Insediamenti di comunità Rom, Sinti e Caminanti» a firma del ministro dell’Interno Matteo Salvini, Associazione 21 luglio, dopo un&#8217;attenta analisi del testo integrale, esprime <strong>profonda preoccupazione per l&#8217;oggetto e la finalità della stessa.</strong></p>



<p>L&#8217;<strong>oggetto</strong>&nbsp;della circolare delimita le azioni imposte soltanto agli insediamenti abitati da rom, sinti e caminanti: ciò rappresenta&nbsp;<strong>un&#8217;adozione di misura avente carattere chiaramente discriminatorio</strong>&nbsp;nei confronti di queste comunità, visto che non interessa, ad esempio, insediamenti formali o informali abitati da persone non riconducibili a tali etnie.</p>



<p>Se l&#8217;attenzione della stampa si è focalizzata quasi esclusivamente sulla ricognizione degli insediamenti (impropriamente definita “censimento”), in realtà il carattere particolarmente preoccupante&nbsp;<strong>è la finalità</strong>&nbsp;della circolare che richiama in maniera netta l&#8217;<strong>”Emergenza Nomadi”</strong>ordinata da Silvio Berlusconi nel maggio del 2008, all’epoca presidente del Consiglio dei Ministri. La finalità ultima della circolare firmata da Matteo Salvini è infatti quella<strong>&nbsp;di poter consentire l’esecuzione di sgomberi di insediamenti rom, attraverso «l’adozione di specifici provvedimenti contingibili e urgenti</strong>».</p>



<p>Una similitudine del linguaggio utilizzato nella circolare con il “vecchio” provvedimento del 2008, la si evince anche nel linguaggio utilizzato nel testo con richiami espliciti al «<strong>pericolo della salute pubblica</strong>», alla «<strong>sicurezza</strong>», o fatti tali da legittimare «<strong>allarme sociale e l&#8217;adozione di misure finalizzate alla riaffermazione della legalità</strong>».</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio, che già in precedenza ha sollevato preoccupazione in tal senso, i fatti degli ultimi mesi e&nbsp; soprattutto la circolare odierna,&nbsp;<strong>stanno preparando il terreno ad una situazione emergenziale</strong>&nbsp;che già nel 2011 era stata dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato.

</p>
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		<title>Dopo Torre Maura si temono in Italia focolai di pogrom contro i rom</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 07:49:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><span lang="DE">Presentato in Senato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio: ancora 25.000 i rom nelle baraccopoli italiane. Per il loro superamento la congiuntura storica è favorevole ma permangono elementi di forte preoccupazione. Dopo Torre Maura si temono in Italia focolai di pogrom contro i rom.</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/rom_e_rumeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12299" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/rom_e_rumeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/rom_e_rumeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/rom_e_rumeni-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=00788e3eb5&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3D00788e3eb5%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1554966980341000&amp;usg=AFQjCNFOpdPJRw8eetmhBj5mcckMZCsgXw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong><span lang="DE">SCARICA IL RAPPORTO 2018</span></strong></a></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">L’8 aprile si celebra nel mondo la <strong>Giornata Internazionale per i diritti dei rom</strong> e, come ogni anno, Associazione 21 luglio, alla presenza del sottosegretario di Stato Vincenzo Spadafora, ha presentato il suo Rapporto annuale intitolato “I margini del margine”, dedicato alle comunità rom nelle baraccopoli italiane.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">Dati e numeri</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">Negli ultimi anni in Italia, soprattutto nelle aree urbane, sono aumentate le sacche di marginalità sociale e di povertà estrema popolate da stranieri di recente migrazione e da cittadini di origine rom. A fronte di una stima di circa <strong>10.000 migranti rifugiati</strong> in senso ampio presenti in una cinquantina di baraccopoli, è possibile quantificare circa <strong>25.000</strong> persone di etnia rom che vivono in baraccopoli istituzionali e in baraccopoli informali. Una realtà che rappresenta un <em>unicum</em> nel panorama italiano è quella degli insediamenti formali. In Italia se ne contano <strong>127</strong>, presenti in ben <strong>74 Comuni</strong>. Al loro interno vivono circa <strong>15.000 </strong>persone, delle quali più della metà sono rappresentati da minori, con una percentuale di cittadini con cittadinanza italiana vicina al 45%. Negli insediamenti informali – solo a Roma se ne contano quasi 300 – vivono invece circa <strong>10.000 </strong>cittadini rumeni e, in minima parte, bulgari. Si tratta di lavoratori stagionali, impegnati in un pendolarismo dalle città di origine al nostro Paese. Negli ultimi anni – si evince nel Rapporto – si osserva <strong>una graduale contrazione numerica</strong> non certo dovuta all’azione di azioni politiche inclusive, bensì all’allontanamento volontario di numerose famiglie verso l’inserimento abitativo autonomo o il trasferimento in altri Paesi. La condizione drammatica di numerosi insediamenti formali, la crisi economica unita a numerosi proclami politici stanno spingendo anche comunità di antico insediamento allo spostamento nei Paesi del Nord Europa o al ritorno nei Paesi di origine.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard">
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">La strategia Nazionale per l’inclusione dei rom</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">In Italia dal 2012 esiste una <strong>Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom, ad oggi quasi totalmente inapplicata</strong>. </span><span lang="DE">La sua implementazione ha visto nel 2018 un ulteriore ostacolo determinato da intenti e propositi formulati da esponenti del nuovo Governo nazionale uscito dalle elezioni politiche organizzate in Italia il 4 marzo 2018. Due mesi dopo il voto, il 18 maggio 2018, gli esponenti delle due formazioni politiche chiamate a dare vita alla XVIII Legislatura repubblicana, hanno reso pubblico il “<strong>Contratto per il Governo del Cambiamento</strong>”, sottoscritto da entrambi. La dichiarazione di intenti espressa nel “Contratto per il Governo del cambiamento<em>” </em>in riferimento alle comunità rom evidenzia un linguaggio e una propensione politica volta ad una <strong>gestione emergenziale e securitaria</strong> della “questione”, preannunciando, nel  linguaggio e nella sostanza, una modalità di intervento assai simile a quella utilizzata nel 2008 dal Governo nazionale quando vennero create le premesse dell‘“Emergenza Nomadi“ e dal quale la stessa <em>Strategia</em>, nelle sue premesse, intende fortemente discostarsi. Nel 2018 non si sono registrate azioni volte ad implementare gli obiettivi fissati dalla <em>Strategia </em>ed i Tavoli regionali istituiti negli anni precedenti in diverse regioni sono risultati “dormienti”.</span>
</p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">La politica dei “campi” tra chiusure e superamenti</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">Il 2018 non ha visto particolari sviluppi riguardo l’attuazione di interventi sistematici volti sia a far cessare la segregazione abitativa dei rom che si trovano in emergenza abitativa nelle baraccopoli istituzionali gestite dalle Autorità pubbliche, sia al dirimerne le principali problematiche connesse.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">La costruzione di nuovi “campi” rimane, come nel caso del <strong>Comune di Afragola</strong>, una modalità utilizzata da alcune Amministrazioni locali per “gestire” la presenza di comunità rom radicate da molto tempo sul proprio territorio. A <strong>Cascina, Torino</strong> e <strong>Gallarate</strong> la chiusura di insediamenti istituzionali ha portato all’ospitalità solo temporanea delle famiglie rom allontanate dalle loro abitazioni. Il <strong>Comune di Merano</strong> e <strong>Rimini</strong> si sono distinti per aver chiuso gli insediamenti presenti nei loro territori ma ricollocando nuovamente gli abitanti in insediamenti monoetnici. Chiusura di insediamenti abitati da famiglie italiane rom di antico insediamento si sono registrati a <strong>Cosenza</strong> e, parzialmente, a <strong>Reggio Calabria</strong> con una presa in carico, non sempre adeguata, da parte dell’Amministrazione Comunale. Nella città di <strong>Roma, </strong>il fallimento delle azioni inclusive ha portato, nel luglio 2018, allo sgombero forzato delle 250 persone che abitavano nell’insediamento di Camping River. Tentativi di superamento dei “campi rom” in linea con la Strategia Nazionale si sono registrati nei <strong>Comuni di Moncalieri, Sesto Fiorentino, Lamezia Terme </strong>e <strong>Palermo</strong>. «<em>Per questi ultimi Comuni</em> – ha dichiarato il presidente di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla nel corso della presentazione – <em>si tratta di risposte da osservare con attenzione e da sostenere, perché rappresentano una nota di discontinuità nel panorama nazionale</em>».</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u>Sgomberi forzati</u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">«<em>L’Italia continua a non disporre di un chiaro quadro normativo per quanto riguarda gli sgomberi degli insediamenti formali e informali</em> – si legge nel Rapporto &#8211; <em>con la conseguenza che tali operazioni continuano a essere condotte in modo discrezionale dalle autorità locali, spesso in deroga alle tutele procedurali previste dal diritto internazionale, concretizzandosi pertanto in evidenti violazioni dei diritti umani. Non va sottovalutato, inoltre, come gli sgomberi forzati, malgrado comportino un’elevata voce di spesa, non producano mai l’effetto di sanare l’inadeguatezza dell’alloggio, raggiungendo invece un esito opposto: quello di replicarla altrove, consolidando, per le comunità coinvolte, il circolo vizioso della povertà e dell&#8217;esclusione</em>».</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">In numerose città italiane, per tutto il 2018, si sono registrate operazioni di sgombero forzato di comunità rom dalle baraccopoli formali e dai micro-insediamenti in cui vivevano. In riferimento a questi ultimi si è registrato il maggior numero di azioni promosse dalle autorità pubbliche.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">Oltre allo sgombero di un insediamento formale, quello di Camping River, a Roma, Associazione 21 luglio ha registrato per tutto il 2018 altre operazioni di sgombero forzato che hanno riguardato insediamenti informali così ripartiti nelle diverse aree geografiche: <strong>90 nel Nord Italia, 80 nel Centro e 25 nel Sud per un totale di 195 sgomberi forzati</strong><strong>.</strong></span>
</p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">Discorsi d’odio, discriminazione e attacchi violenti</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">La percezione sempre più diffusa delle comunità rom come ontologicamente e culturalmente differenti, ha contribuito a far sì che anche nel 2018 in Italia si sia registrato un elevato numero di episodi di discriminazione ed incitanti odio nei loro confronti. Va altresì considerato come “frasi d’odio”, stereotipi, pregiudizi &#8211; cosi come riscontrato dall’Osservatorio 21 luglio &#8211; hanno una forte correlazione con le politiche pubbliche che sono spesso origine e conseguenza degli stessi.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">In un effetto a “palla di neve”, politiche non inclusive sono generate e traggono la loro ragion d’essere dal pregiudizio presente nel sentire comune, che però esse stesse, nel loro implementarsi, finiscono per giustificare, rafforzare, amplificare. Nel 2018 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di <strong>125 episodi di discorsi d’odio </strong><strong>nei confronti di rom e sinti</strong>, di cui <strong>38</strong> (il 30,4% del totale) sono stati classificati di una certa gravità. La media giornaliera che si ricava è di <strong>0,34 episodi al giorno</strong>, mentre se si isolano esclusivamente episodi ritenuti di una certa gravità (categoria: Incitamento all’odio e/o alla discriminazione) questa si attesta su <strong>0,10 episodi al giorno</strong>.</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><strong><u><span lang="DE">Conclusioni</span></u></strong></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">Secondo Associazione 21 luglio, in una fase in cui per la prima volta si assiste ad <strong>un decremento numerico delle famiglie di origine rom</strong> che abitano le baraccopoli formali e informali e contestualmente alla <strong>possibilità di utilizzare finanziamenti europei</strong> per la promozione di azioni inclusive, l’Italia sembra non cogliere la congiuntura favorevole, preferendo restare ancorata all’immagine stereotipata del “rom” visto come cittadino “altro”, irrimediabilmente incapace di percorrere itinerari virtuosi verso l’inclusione. Ci sono segnali che fanno intravvedere un ritorno al passato, ai tempi bui dell’Emergenza Nomadi” inaugurata dal decreto dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La <strong>militarizzazione di alcuni insediamenti</strong> – inaugurata dalla Giunta Raggi nella città di Roma – le <strong>gravissime conseguenze del c.d. “decreto Salvini”</strong> &#8211; che nella seconda metà del 2019 farà precipitare nell’irregolarità centinaia di famiglie originarie dell’ex Jugoslavia ed oggi in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari -, le <strong>azioni di sgombero forzato</strong>, che solo nella Capitale nel primo trimestre del 2019 hanno raggiunto numeri mai visti prima, sono tutti segnali che fanno guardare <strong>con profonda preoccupazione al futuro</strong> e che obbligano ad una riflessione profonda e ad un cambio di paradigma. Gli eventi di questi giorni, secondo Associazione 21 luglio, mostrano come ci troviamo di fronte a <strong>un&#8217;esclation pericolosa</strong>. I proclami antirom formulati in campagna elettorale dai leader della destra italiana, a cui è stato dato seguito, dopo le elezioni del 4 marzo, con le minacce verbali di censimento e di chiusura degli insediamenti come riportato nel Contatto per il Governo del Cambiamento, hanno irrimediabilemnte finito per riverberarsi nelle politiche locali. Lo sgombero di Camping River e la chiusura degli insediamenti di Cascina e Gallarate rappresentano dirette conseguenze di un mutato clima politico. Con gli eventi di Torre Maura, a Roma, si è compiuto un pericoloso, ulteriore passaggio. Le reiterate dichiarazioni di esponenti politici hanno di fatto legittimato le azioni di frange di estrema destra a cui  è stato consentito per tre giorni di organizzare un presidio permanente – senza autorizzazione prevista dalla Legge &#8211; al fine di allontanare, attraverso minacce, le famiglie rom presenti nel centro di raccolta rom di via Salaria. Potrebbe essere questa la scintilla che, in un&#8217;operazione di pericolosa emulazione, rischia di provocare nel nostro Paese <strong>focolai di pogdrom anti rom</strong> che andrebbero colpire quanti, nelle nostre periferie, sono riconosciuti come rom, come indigenti, come poveri urbani. L&#8217;allontanamento volontario di famiglie rom dall&#8217;Italia è già un fatto registrato nelle principali città nel 2018, che <strong>potrebbe intensificarsi in tempi molto brevi.</strong></span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE">«<strong><em>Il superamento dei campi rom</em></strong> – ha concluso Carlo Stasolla – <strong><em>rappresenta pertanto la sfida più grande che ci attende nei prossimi anni. Una sfida che oggi, alla luce di scelte coraggiose e lungimiranti di alcuni amministratori locali possiamo ritenere possibile e, soprattutto, l’unica percorribile. Importante è il senso di responsabilità che i nostri amministratori dovranno dimostrare. Urgente è mettere da parte proclami e minacce bellicose e dare spazio ad azioni di lungo respiro improntate ad un approccio inclusivo e rispettoso dei diritti fondamentali</em></strong>».</span></p>
<p class="m_3048885211897098599Standard"><span lang="DE"> </span></p>
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